L’OPINIONE/ Emilio Errigo: Il male e il bene nel mondo e in Calabria

di EMILIO ERRIGO – Senza voler scomodare i filosofi ancora vivi e i quelli morti, rimanendo nel ragionamento semplice e concreto, cercherò con l’intendimento di farcela, di spiegare a mio modo di rappresentare i fatti della vita, cos’ è il bene e il male, nel mondo e in Calabria.

Leggendo l’inizio del fortunato libro di successo, dal titolo Uscita di sicurezza, edito nel 2012 da Rizzoli, scritto dal prof. Giulio Tremonti,  già Ministro dell’Economia e delle Finanze, politico impegnato di profonda e poliedrica cultura, che ho avuto modo di conoscere per motivi professionali di servizio in mare, ho letto un passo introduttivo del libro, molto significativo.

In buona sostanza per attirare il lettore e incuriosirlo, al fine di farlo continuare nella lettura della sua creatura letteraria, il caro Professore, indimenticabile Ministro dell’Economia e Finanze, ricorre alla tecnica del linguaggio figurativo ed evocativo, dell’Arca di Noè, rappresentativa del “bene” e della salvezza,  e il “Titanic”, simbolo  del “male” connesso con lo storico naufragio, verificatosi il 14-15 aprile del 1912, nelle acque dell’Oceano Atlantico, e del conseguente disastro navale, che causò la morte  per annegamento, di oltre 1500 incolpevoli vite umane e la salvezza di sole 700 persone.

Potremmo citare altri casi di collisioni e sinistri navali, che simboleggiano e rappresentano male, a noi più vicini nel tempo, ricordo ai lettori e sostenitori di Calabria.Live, il disastro della Nave traghetto Moby Prince, entrata in collisione  nelle acque antistanti il Porto di Livorno, il 10 aprile del 1991, con la  Nave Petroliera, Agip Abruzzo, che causò la morte per asfissia e incendio,  di 140 vite sfortunate, tra donne, uomini e bambini.

Altro diverso naufragio navale con il “male vincente sul bene”, riguardò  la Nave da crociera “Costa Concordia” , incidente e conseguente parziale affondamento, verificatosi, il 13 gennaio del 2012, nelle acque adiacenti l’Isola del Giglio,  (Toscana), a causa di una estesa falla apertasi nell’opera viva (carena) dello scafo, a seguito di un ingiustificato errore di rotta (incontrollata e invigilata), per colpe forse ancora da accertare, a carico di chi avrebbe dovuto vigilare e controllare e non l’ha fatto o l’ha fatto male,  e conseguente collisione contro uno scoglio, che causò la morte per annegamento di 34 persone.

In Calabria il bene e il male, sono tutta altra cosa, di imprevedibili incidenti, sinistri, naufragi, collisioni, disastri aerei, navali  o ferroviari. In quella “amara e bella terra mia”, il male e bene sono  presenze costanti, che accompagnano la vita e la morte di ognuno dei carissimi Cittadini Calabresi.

La vita e il bene in Calabria, sono nel cuore dei Calabresi, nel loro forte carattere, nella quasi naturale forza di rassegnazione, nel loro innato  spirito di solidarietà umana, capacità di accettazione delle avversità e contrarietà che la vita riserva loro.

Il male, la morte  e la conseguente sofferenza, i Calabresi l’hanno conosciuti con le calamità naturali originati da numerosi e disastrosi imprevedibili terremoti, alluvioni,  con la partecipazione alle due  disastrose guerre politiche mondiali  e alle guerre per la conquista del potere economico e il dominio del territorio della malavita organizzata e criminale. Il bene e il male in Calabria, sono strettamente correlati, il primo, con il benessere economico, civile e sociale, mentre il male con la malavita criminale, sia quella organizzata, generalmente intesa come causata dal comportamento illegale, delinquenziale  e criminogeno, che dal  più male più grande ancora esistente che  sembra ignorato dalla politica e dai governanti,  generato dalla mancanza di lavoro, assoluta  insufficienza di reddito necessario per vivere una vita giusta, onestà, dignitosa e umanamente accettabile.

In Calabria il bene e il male, vengono considerati come elementi  strutturali naturali, con i quali occorre dover convivere a fin di bene e saperli vivere con tutta la forza di volontà possibile, attenuando il male, con coscienza e volontà, nel bene e nel male, volenti o nolenti, da vincenti o da perdenti. Il bene e il male, sono come due squadre di calcio, che giocano le loro prevedibili e programmate partite di un campionato di calcio interminabile, senza arbitro di campo e di linea,  ne con un vincitore o perdente finale.

In Calabria tutti possono perdere l’occasione di vincere tante partite  e assaporare il gusto piacevole della vittoria del bene, come tutti si potranno trovare loro malgrado, ad assaporare l’amarezza  prolungata e dolorosa della sconfitta.
Importante è capire e convincersi ed essere consapevoli, che il male e il bene in Calabria, quelli causati e originati dai comportamenti politici,  sociali, umanamente  accettabili, possono essere  meglio gestiti e controllati con atti di sana e buona volontà.

Basta volerlo e il bene pubblico e privato, prevarrà sul male, male che in Calabria parrebbe incurabile. (er)

[Emilio Errigo è nato in Calabria, Generale di Brigata in ausiliaria della Guardia di Finanza, Docente Universitario di Diritto Internazionale e del Mare, e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate]

L’OPINIONE/ Antonio Errigo: Sport e salute, trekking, kayak e canoa come leva di un turismo sostenibile in Calabria

di ANTONIO ERRIGO – Non tutti sono a conoscenza del fatto che i sentieri collinari o montuosi, i fiumi, i torrenti e le fiumare della Calabria ogni anno sono le mete preferite dagli sportivi e praticanti di trekking, kayak e canoa. Lo avreste immaginato?

In effetti, che il mare e le spiagge della Calabria siano internazionalmente considerate un patrimonio ambientale di incomparabile bellezza paesaggistica e di indiscutibile valore ambientale è una realtà nota in tutto il mondo. Ma quel che è meno noto è che i territori aspro-montani, collinari e costieri della regione Calabria sono luoghi accuratamente scelti da migliaia di praticanti e appassionati di queste particolari discipline sportive.

Albert Einstein diceva “Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso”. Pertanto, non vivendo in Calabria, essendo nato, cresciuto e vissuto fuori da questa bella Regione, mosso dalla curiosità ho deciso di saperne di più ed ho iniziato a “Googlare” e, pagina web dopo pagina web, ho scoperto una marea di cose a me sconosciute fino ad oggi.

Distese di verde, aree boschive affascinanti, sentieri, acque, grotte, antiche miniere, parchi, giardini e ville storiche, fiumi lunghissimi (alcuni dei quali che superano i 70 Km di lunghezza), torrenti, cascate mozzafiato, fiumare, frutteti, castagneti, mirteti, meleti… insomma la Calabria è una riserva naturale che meriterebbe maggiore diffusione e promozione; anche perché almeno la natura – è il caso di dirlo – grazie a Dio, fino ad oggi non ha subito palesi contaminazioni, anche se le speculazioni sono sempre dietro l’angolo. Ma questa è un’altra storia…

Questa regione ha un suo particolare fascino, un ricco patrimonio storico, artistico, architettonico, paesaggistico e ambientale. I piccoli borghi situati nelle alture più aspre della Sila, Pollino, Serre, dell’Aspromonte, sembrano dei quadri dipinti da artisti famosi e ogni anno naturalisti, studiosi, ricercatori e amanti del buon vivere, visitano questi angoli sperduti di paradiso. Un tempo questi luoghi sono stati abitati dai “briganti di Calabria”, personaggi che hanno ispirato decine di scrittori che hanno narrato con grande fantasia (a volte troppa!) grandi verità (ma anche incredibili menzogne) su questa terra e sulla sua bella gente.

Per fortuna, ancora oggi, qualche autore – figlio illustre della Calabria – si impegna per delineare i tratti magnifici di questi luoghi, fotografandone la bellezza paesaggistica ed esaltando il meglio degli aspetti sociologici.

Certamente, il fatto che la Calabria sia così attrattiva per una nicchia di sportivi provenienti da tutto il mondo per praticare alcuni sport così particolari, è un vantaggio competitivo dal punto di vista dello sviluppo del turismo. Ma anche in questo caso, l’elemento culturale è determinante. Occorre impegnarsi per diffondere questo plus. Proprio in questa direzione, di recente,  una delegazione di professori calabresi, rappresentanti di un famoso Istituto Scolastico Superiore di Vibo Marina, ha effettuato una visita presso il Centro Sportivo  di Castel Porziano (Roma) delle Fiamme Gialle, accolti con viva cordialità dal Generale Comandante del Centro, il Gen.B. Flavio Aniello, insieme al Comandante del Gruppo Polisportivo, il Gen.B. Vincenzo Parrinello.

È stata una di quelle occasioni dove ci si è potuti confrontare sulle buone pratiche sportive, sui benefici sociali dello sport (anche quello di nicchia), sui valori che lo sport trasmette per sua stessa natura, sul benessere psico-fisico che alcuni particolari sport potrebbero generare sui giovani calabresi.

Lo sport è vita e salute. Ma lo sport è anche leva economica che giustificherebbe, non solo una maggiore attenzione da parte del Conie delle singole federazioni nazionali sportive che avrebbero più interesse verso questa regione, ma anche lo stanziamento di importanti misure incentivanti delle quali la Calabria necessita. Oggi praticare il trekking, il kayak, canoa e gli sport acquatici, permette a pochi individui (specificamente interessati) di trascorrere un salutare periodo di vacanze in piena libertà in Calabria.

Domani, la maggiore diffusione delle attrattive naturali e la creazione di strutture sportive ad hoc, potrebbe essere una “best practice” di turismo comunitario individuata sul territorio nazionale. Una vera opportunità, da non perdere, di sviluppo di turismo sostenibile. (ae)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: In Calabria è necessaria una delega al mare, portualità e coste

di EMILIO ERRIGO – Non si ritiene di commettere alcun errore di valutazione  strategica ed economica, se si partecipa al nostro caro Presidente della Regione Calabria, on. Roberto Occhiuto, una opinione personale finalizzata  a proporre al Presidente dei Calabresi nel Mondo, di valutare favorevolmente l’avvertita necessità,  di  conferire una Delega  politica, a favore della crescita economica del “Mare, della Portualità, valorizzazione delle meravigliose Coste della Regione Calabria” .

Attendere ancora, per quale plausibile, giustificata  e convincente ragione? La bella e fascinosa Regione Calabria, posizionata geograficamente al  centro del Mar Mediterraneo, circondata da due importanti mari nazionali, il Mar Tirreno e il Mare Ionio, con circa 800 Km, di “coste pregiate”, definite dal Diritto Internazionale del Mare, “Linee di Base normali”, per differenziarli dalle “Linee di Base rette”, oltre 30 Porti Commerciali e  Turistici, tante baie, approdi con buoni fondali, moltissime insenature naturali, Golfi da vivere, Rade sicure, dei quali porti, uno tra questi, tra i più importanti in Europa, ritenuto giuridicamente idoneo per  favorire l’ormeggio in sicurezza, a ciglio banchina e alla fonda, di Navi Commerciali tra le più grandi al mondo fino ad oggi  costruite,  si parla  del mega Porto Calabrese  di Gioia Tauro.

Numerosi sono i porti  della Calabria, con elevata “Capacità Ricettiva”, idonei e da perfezionare, per accogliere Navi da Crociera, Navi RO-RO e RO-PAX, (Porti di Vibo Marina, Villa San Giovanni, Reggio Calabria, Saline Ioniche (non appena sarà al più presto, dragato e riaperto al traffico navale), Crotone, Vecchio e Nuovo, Corigliano).

Si intende scrivere e attirare l’attenzione, con animo propositivo da Calabrese nel cuore, su alcune straordinaria potenzialità economiche  non ancora espresse pienamente,    utili per generare e moltiplicare in valore economico e conseguentemente in valore occupazionale, tutte attività marittime, portuali e turistiche costiere, presenti e future, incrementando il reddito pro capite (tra i più bassi tra i cittadini dei 27 paesi membri dell’Unione Europea) e l’occupazione specializzata, in ogni segmento  di  filiera dell’ Economia Marittima (Blue e Green Economy ) in Calabria.

Senza attendere e pensare a quando e se mai arriveranno, l’alta e altissima velocità, terrestre, ferroviaria, marittima e aerea, si segua senza indugio la via amministrativa della Delega amministrativa di attribuzioni e funzioni.
Si ritiene che occorra  costituire al più presto possibile, una struttura politico-amministrativa regionale dedicata alla valorizzazione delle risorse naturali presenti e strettamente interconnesse economimente al  mare, alla portualità e alle  coste  della Regione.
La Calabria, si è convinti nel ritenere, che  detiene molti potenziali  economici nazionali, europei e internazionali, ancora non interamente messi a reddito regionale e nazionale.

La Delega  al Mare, Portualità e alle Coste per la Regione Calabria, significa dare il via e l’avanti tutta, agli investimenti regionali, nazionali ed esteri,  creando  attrattività di attività economiche ad altissimo valore aggiunto,  da localizzare sia all’interno della costituita “Zona Economica Speciale (ZES)”, (previste per attenuare le conseguenze negative della crisi economica del Sud Italia, dal Decreto legge 20 giugno 2017 n.91, convertito con modificazione, dalla legge 3 agosto 2017, n.123  e istituite con DPCM 28 maggio 2018) che all’interno della “nuova  vasta area economica marittima della Calabria”, rappresentata dalla “Zona Economica Esclusiva Italiana (ZEE)”, la cui istituzione è stata autorizzata  con legge n. 91 del 14 giugno 2021, alla cui istituzione formale ai fini della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare  (Montego Bay 10 dicembre 1982- ratificata e resa esecutiva  in Italia, con legge  2 dicembre 1994, n.689), in attesa del Decreto del Presidente della Repubblica di attuazione e proclamazione.

Invito i lettori e sostenitori di Calabria.Live, di consultare sul web, il IX Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2021, il Rapporto Statistico Nazionale sul Diporto Nautico 2021, le Relazioni Annuali sulle Autorità di Sistema Portuali 2019/2020/2021.

La Calabria e i Calabresi, per vincere ogni resistenza al cambiamento e credere che un presente e futuro, economicamente e civilmente migliore è possibile, hanno bisogno di essere incoraggiati, sostenuti, amati e  accompagnati, passo dopo passo, in fede  e diritto.
Così procedendo e agendo, in e per la Calabria e i Calabresi, si potranno dare concreta  e produttiva attuazione ai principi e valori costituzionali, dell’ambiente, per il bene, la sana e lunga vita, delle presenti e future generazioni, degli ecosistemi terrestri, marittimi, portuali e costieri, a favore dell’iniziativa economica privata  libera , rispettosa della salute  e dell’ambiente, degli esseri viventi, in conformità ai nuovi commi  aggiunti e modifiche,  apportate agli  articoli 9 e 41 della nostra Costituzione.

[Emilio Errigo è nato in Calabria, già Commissario Straordinario di Governo dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare della Sicilia Orientale, Docente Universitario titolare di: “Diritto Internazionale e del Mare” e di “Management delle Attività Portuali”].

L’OPINIONE / Emilio Errigo: I calabresi sono un popolo troppo intelligente

di EMILIO ERRIGO – Recentemente mi sono immerso nello studio e analisi comportamentale del Popolo Calabrese, con mirate ricerche applicate in teatro operativo, da nord a sud, isole comprese in Italia e in territorio estero.
Devo confidarvi amici e conoscenti lettori e sostenitori di Calabria.Live, che la  bibliografia  dedicata ai Calabresi è corposa, meno rappresentativa del vero è quella dedicata al territorio e il mare della Regione Calabria. Sarebbe stato veramente esagerato dover parlare bene delle incomparabili bellezze della Calabria.
Avremmo rischiato oltre alla gradita presenza dei fratelli e sorelle, (Donne e Bambini) migranti, anche l’invasione dei turisti provenienti da ogni parte del mondo.
Quando in altra mia sintetica espressa opinione, affermavo che “i Calabresi sono forti”,  sono stati in molti coloro i quali mi hanno compulsato, per  chiedermi quali fossero stati le mie fonti informative e  da dove avessi estrapolato il contenuto  delle mie affermazioni scientifiche. Si carissimi amici, sappiate, ricordate bene e  sempre, ovunque voi siate, vicini e lontani, che: “I Calabresi sono forti e pure molto, molto intelligenti”!
L’intelligenza, questo dono divino patrimonio degli esseri umani e (dicono gli scienziati) anche in talune specie animali, tra gli studiosi e ricercatori, si è concordi nel ritenere,  anche in pregevoli scritti scientifici universitari, sia in lingua italiana, che straniera, che è “la naturale capacità dell’essere umano di risolvere (nuovi) problemi”! Ecco spiegato senza altro aggiungere, il perché i “Calabresi sono intelligenti”.
Cesare Lombroso, piaccia o meno, ha dedicato la Sua esistenza, nello studio e ricerca  medica scientifica applicata, del corpo umano, con particolare concentrazione (fissazione), al cranio e cervello del Popolo Calabrese. Lui Medico e Antropologo, psichiatra, considerato a ragione, il padre dell’antropologia  criminale, (Verona  1835 – Torino 1909),cosa lo attraeva dei Calabresi?
In via deduttiva, mi sono convinto che fosse interessato alla  loro inspiegabile forza fisica, intellettiva e incomparabile intelligenza. Dopo di lui un altro grande studioso del Popolo Calabrese,  innamoratosi  poi perdutamente della Calabria, fu Umberto Zanotti Bianco, (Creta 1889- Roma 1963).
Entrambi gli indimenticabili due studiosi e analisti dei Calabresi,  all’esito delle differenti e per alcuni profili scientifici, convergenti risultati, il primo per aver studiato,  quale Medico aggiunto in per il tempo di guerra, nel Corpo Sanitario Militare, dell’Esercito Piemontese, la  straordinaria forza e resistenza fisica dei Calabresi,  nel corso degli scontri corpo a corpo, tra i “Guerrieri Calabresi”  chiamati impropriamente, “Briganti” e l’esercito piemontese, (In Calabria 1862-1897), con aggiunte di altro Medico “Calabrese di Strongoli, Giuseppe Pelaggi. In tale breve periodo di osservazione sui  campi  di battaglia, il Chirurgo di Guerra Cesare Lombroso , si reso conto che i “Guerrieri   Calabresi” della Sila e dell’Aspromonte, del Pollino, dei Monti e del Mare, dei veri e propri legittimi combattenti a difesa della Calabria, erano astuti, forti, intelligenti, resistenti, invincibili, strateghi, tattici, violenti, cinici, freddi, sensibili e forti, oltre la umana naturale comprensione e giustificazione scientifica-militare del tempo.
Il nostro caro e indimenticabile Umberto Zanotti Bianco, comprese la forza di resistere alla inumana sofferenza indescrivibile e prolungata nel tempo del Popolo Calabrese, sopportata sia nel corso delle battaglie che a seguito di tremendi distruttivi eventi calamitosi, terremoti 1908, alluvioni, maremoti ed altre insudite sofferenze patite dai Calabresi.(Tra la perduta Gente -Mondadori 1959).
La fine intelligenza del Popolo Calabrese, nel corso degli anni post unificazione, si tramutò in cultura, forza psicofisica, resistenza alla sofferenza e solitudine, isolamento, emarginazione, discredito e abbandono. Vennero tempi tristi dopo la prima e seconda guerra mondiale, la grande emigrazione e “apparente rassegnazione”, fu percepita erroneamente, dagli interessati conquistatori e usurpatori delle terre e risorse della Calabria, come sinonimo di evidente  segnale di debolezza, ma così non era e non è! Se la storia contemporanea è la cronistoria degli avvenimenti e luce della verità, oggi possiamo interpretare senza alcun timore di essere smentiti, che il Popolo Calabrese è intelligente e forte.
Intelligente perché ha la naturale struttura neuro-psichica per resistere alle sofferenze inflitte dal prossimo, risolvendo i vecchi e nuovi problemi, che via, via, si presentano nel corso degli eventi, presenti, futuri e incerti,  forti perché  i Calabresi hanno saputo trasformare la indiscutibile è incomparabile forza fisica, in forza di volontà, quest’ultima forza che oggi viene manifestata in ogni campo del sapere, dalle arti, alle scienza, dalla cultura giuridica a quella medica, letteraria, umanistica e militare.
Si cari lettori i Calabresi sono forti, perché “sono un “Popolo troppo Intelligente “!
[Emilio Errigo è nato in Calabria, Generale della Guardia di Finanza in ausiliaria, Docente Universitario e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate. È Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana e Pluri Benemeritò al Valor Civile]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La Calabria, una comunità unita e responsabile

di EMILIO ERRIGO – Non sono un Sociologo, ma un operatore del diritto. Questo avviso è doveroso per i cari lettori che ringrazio sempre per le tante testimonianze di consenso.
Le Comunità Calabresi, ovunque esse siano presenti, in Calabria “Terra Madre”, in altre  regioni d’ Italia e in  ogni parte del mondo, sono considerate delle Comunità  di persone attive, propositive e aggreganti. Quello che ho avuto modo di osservare, direttamente de visu e indirettamente, attraverso i mezzi di comunicazione cartacei e digitali, che cresce una forma di “incomunicabilità moderna”, tra i componenti delle piccole e grandi Comunità territoriali.
Si è presi  da una spasmodica e incalzante voglia di  emergere ad ogni costo e con ogni mezzo, che sia legale o illegale, poco importa, importante è quello di raggiungere il proprio fine. Così cari amici lettori, non si crea la Comunità, non si va da nessuna parte che non sia l’inferno interiore, famigliare e sociale. Una Comunità per rimanere viva, ha assoluta necessità di alimentarsi,  facendo propri e riconoscendo i valori e principi fondanti del vivere civile.
La Calabria per essere una “Comunità di Calabresi uniti e responsabili”, deve ritrovarsi più spesso assieme: in famiglia, nello sport, in chiesa, in piazza tra gli amici, in un prato suonando e cantando, ridendo, raccontando aneddoti, storie  e racconti , che creino unioni e non divisioni,  ascoltando gli anziani e andando a trovare Genitori, Nonni e persone sole.
Alcuni giorni addietro e pure oggi, ho letto di ricorrenti aggressioni pericolose e violenze incontrollate, tra giovani compagni di scuola.
“Tra  Compagni di Scuola in Calabria”? Non ci potevo e non volevo credere! Ho dovuto rileggere l’articolo, per avere contezza del fatto di cronaca nera,  più nera del nero buio della notte senza luna.
Un mio amico, considerato in Calabria il “Sociologo dei Giovani “, Francesco Rao, Presidente di Ans Calabria, in uno dei suoi tanti importanti  pensieri riflessivi sulla vita non vissuta, come dire una “non vita” dei  Giovani in Calabria, ha scritto che la “pugnalata” inflitta nel corpo della giovanissima vittima, con inaudita e incontrollata violenza, l’aggressore l’ha inflitta al cuore dei Genitori di entrami i Giovani, sia a quelli  della vittima, che ai genitori dell’aggressore autore del gesto inaccettabile.
Io mi permetto di dire che ogni atto di violenza tra i Giovani è si condannabile, ma rappresenti  una profonda ferita  arrecata alla  Comunità  sociale tutta della Calabria.
Che fare, come agire, si possono prevedere e prevenire tali atti di incontrollata e pericolosissima violenza sociale? Si che si può e si deve, prevedere, prevenire e controllare la violenza tra i Giovani in Calabria.
Con tutti i mezzi più semplici esistenti, facendo riemergere dal proprio io, dal profondo della propria personalità, tutto quanto di buono hanno tramandato ai Giovani i propri Genitori. Occorrono tonnellate di amicizia e tanto sport in Calabria.
Non è mai esistita a mia memoria in Calabria, una Madre e Padre, che abbiano voluto il male di un figlio  proprio, ne dei figli altrui.
Ricordo bene, con quanta gioia, ci si ritrovava assieme a casa di uno o dell’altro amico e amiche, per organizzare una partita di calcio, di palla a volo sulla spiaggia, di calcio al campetto della fiumara, della stazione, al parco, all’oratorio, una piccola gita fuori casa, un cantata e ballata tra amici e amiche.
Oggi pare di assistere  al decadimento valoriale del profondo senso di essere “Compagni di Scuola in Calabria”, alla perdita di contatto sociale con la Comunità di appartenenza. La violenza tra i Giovani è sempre una grande sconfitta sociale per tutti, nessuno escluso, che lede le fondamenta del dialogo libero e costruttivo, anche in presenza di opinioni diverse. Quello che credo occorra ritrovare in Calabria e tra Calabresi, sia il valore sacro e l’inalienabile principio dell’amicizia, amicizia  sempre, comunque e ovunque.
L’amicizia è fratellanza, comprensione, aiuto, sostegno, forza, coraggio, unione, solidarietà, tolleranza, amore famigliare e rispetto fraterno. Solo così la Calabria può vincere la violenza tra i Giovani, ritornando  ad essere, e deve essere, una Comunità umana forte, unita e responsabile. (er)
[Emilio Errigo è nato e cresciuto in Calabria fino alla maggiore età, Generale della Guardia di Finanza in ausiliaria, Docente di Diritto Internazionale e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate]

L’OPINIONE / Giusy Staropoli Calafati: La storia non si insegna. Si ripete

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – La storia insegna, ci è stato sempre detto. Ma la verità è che la storia non veste mai i panni di una maestra, e annullando ogni memoria, si ripete. Come fosse il vocale di una musicassetta o le immagini di una pellicola. Finita la traccia, il nastro si riavvolge e ricomincia tutto daccapo. Stessa musica, stesse figure.

L’uomo non ha mai imparato nulla dalla storia. L’ha sfidata invece. E per l’incapacità ossessa di non essere mai riuscito a comprendere le lezioni impartitegli dalle sue stesse gesta, è stato sempre sconfitto. Nessuno impara da sè stesso, né dai propri fallimenti se questi non vengono da altri evidenziati. Ognuno dovrebbe essere allievo di un maestro. Ma ci siamo sempre finti solo maestri noi uomini, e per piacere solo a noi stessi, quando invece dovevamo essere allievi. Incapaci di capire ed intercettare gli errori delle nostre azioni, non abbiamo fatto altro che perpetrare tutti gli errori passati. Con l’aggravio di conoscere già i tristi finali. 

Non è dunque il diavolo, quella vampa di fuoco rovente, malefica e inestinguibile, che minaccia il creato aggiudicandosi ogni sorta di male, e infiammando le peggiori rivolte, come scriveva Leonida Repaci ne Il giorno della Calabria, che approfittando del riposo del Creatore, distrugge, a suo dispetto, ciò che egli ha amorevolmente creato, ma l’uomo. Il sapiens, dalla cui stessa carne, Dio plasma finanche suo figlio, ma che ahinoi, è già disobbediente nel giardino dell’Eden, tentato dalla donna e dal serpente, mai riconoscendo a sé e alla sua stirpe il vero valore. Egli, infatti, si scopre sempre più ossessionato dall’essere egli stesso, protagonista e antagonista dei suoi stessi fatti e dei medesimi misfatti. Dei corsi e i ricorsi della storia in cui, ad opera sua, si ripetono addirittura le guerre. Frutto acidulo della follia della specie a cui appartiene, che non avendo credo né spirito di ideale, tumula ogni radice umana.

Sentii parlare della guerra, per la prima volta, da mia nonna quando ero bambina. Avevo più o meno cinque anni, e correvo spensierata dietro le farfalle.

La guerra l’aveva vissuta lei. E ne era uscita particolarmente provata. Neppure ai cani, diceva. Tanto se la sentiva viva sulle carni. Una disfatta di carne e di ossa. Un trito di animali e di uomini. Un campo di sogni sepolti, dove i papaveri portano in spalla gli uomini morti.

Quando le chiedevo di raccontarmi com’era andata, si incupiva mia nonna. Persino la voce le diventava incerta. Tremolante. Un dettato che le giungeva dal passato e che diventava terribilmente presente.

“Immagina un paese che da una parte ha il calvario e dall’altra ha il manicomio”, diceva. “Ecco la guerra è così. È morte e pazzia. La guerra non è buona per nessuno. Pe nuju” insisteva. “La carne vale, la roba no. Megghju ricchi di carni ca d’arrobba. La guerra è solo per la roba”.

Conosceva bene il colore della morte che provocava la guerra, mia nonna. Chju’ niru da menzannotti, diceva, e pregava affinché noi altri di quel nero lì non dovessimo mai conoscerne le trame. Esso irrompe nella quiete della notte rabbuiata dalla violenza, trasformando la pace dei popoli, in una deflagrazione della carne umana. Le guerre, diceva la nonna, sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono senza uccidersi. Ma solo oggi scopro che queste parole non erano sue ma di Pablo Neruda.

Se la nonna oggi fosse stata qui, mi avrebbe chiesto di pregare. Chju’ niru da menzannotti, è scuru abissu. La guerra è tornata. La Russia ha attaccato Kiev. La città ha il calvario da una parte e il manicomio dall’altra. E tutto perché la Russia oltre a Dio, ha dimenticato anche Tolstoj: “Lasciamo che i morti seppelliscano i morti, ma fin quando si è vivi, bisogna vivere ed essere felici”. (gsc)

 

L’OPINIONE / Roberto Miniero: Giornata Malattie Rare, serve sostenere e migliorare organizzazione e assistenza dei malati

di ROBERTO MINIERO – La prima Giornata delle Malattie Rare è stata celebrata nel 2008, scegliendo il 29 febbraio quale data “rara” che ricorre solo una volta ogni quattro anni. Da allora, la manifestazione ha sempre avuto luogo l’ultimo giorno di febbraio.

Quest’anno sarà celebrata la XV Edizione in oltre 100 nazioni.  Con il termine “Malattie Rare” si indicano quelle malattie che hanno una prevalenza inferiore a 5 casi ogni 10.000 abitanti. Questa definizione è quindi di ordine statistico/epidemiologico e non eziologico/clinico. Le Malattie Rare sono peraltro molto eterogenee. Orphanet, il portale di riferimento dell’Unione Europea, ne censisce oltre 6.000.

Risulta quindi evidente come non possa essere identificata la  figura dello “Specialista di Malattie Rare”, mentre diversi specialisti si interessano di Malattie Rare a seconda della loro tipologia. Al tempo stesso poiché queste malattie nello stesso paziente possono interessare vari organi/apparati con quadri clinici multisistemici, spesso richiedono l’intervento di più specialisti con un approccio multidisciplinare. Il problema delle Malattie Rare risiede proprio nella loro eterogeneità coniugata con la rarità, che può rappresentare causa di mancata diagnosi perché, parafrasando un detto anglosassone, «quando sentiamo un rumore di zoccoli, pensiamo ai cavalli, non alle zebre». Si stima, infatti, che oltre il 30% delle Malattie Rare non venga ancora diagnosticata.

Sebbene in termini assoluti ogni Malattia Rara colpisca un numero esiguo di persone, complessivamente interessano un numero elevato di pazienti tanto da rappresentare un problema di sanità pubblica. È stimato interessino il 5-6% della popolazione europea. In Italia secondo le proiezioni del VII Rapporto MonitoRare (Uniamo) i malati sarebbero oltre 2 milioni.

Il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 individuava le Malattie Rare tra gli obiettivi di salute della programmazione sanitaria;nel 2001 molte erano riconosciute tra le condizioni invalidanti ed inserite tra i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea).

Nello stesso anno era istituita la “Rete Nazionale Malattia Rare” che identificava Centri regionali/interregionali di riferimento accreditati, e proponeva una gestione unitaria ed integrata della sorveglianza, diagnosi e terapia; contestualmente era istituito il “Registro Nazionale Malattie Rare” presso l’Istituto Superiore di Sanità.

In Regione Calabria sono accreditati quattro Centri di riferimento (Azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio  di Catanzaro, Azienda Ospedaliero-Universitaria “Mater Domini” di Catanzaro, Azienda Ospedaliera  di Cosenza  e Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi – Melacrino – Morelli” di Reggio Calabria). In ogni Centro sono a loro volta individuate per competenza strutture per specifiche malattie.

Il Piano Nazionale per le Malattie Rare attivato per la prima volta nel triennio 2013-2016 completa la normativa  di riferimento stabilendo i fondi da destinare alla cura dei malati e al sostegno delle famiglie. Dal 2021 in tutte le Regioni è attivo il Programma di Screening Neonatale esteso con il quale vengono individuate oltre 40 Malattie Rare al momento della nascita, numero che potrebbe essere implementato nel prossimo futuro.

Alla fine del 2021 è stato approvato in via definitiva il disegno di legge per la cura delle Malattie Rare e per il sostegno della ricerca e della produzione dei farmaci orfani. E’ da sottolineare il contributo significativo delle associazioni dei pazienti (Uniamo) agli sviluppi del quadro normativo portando all’attenzione delle Istituzioni esigenze e proposte provenienti dall’esperienza dei malati “rari”.

Le Malattie Rare possono interessante soggetti di qualsiasi età; si stima che 1 su 5 sia un bambino od un adolescente. Quando la malattia esordisce in età infantile sono i Pediatri dei Centri accreditati che se ne fanno carico, in collaborazione con il Pediatra di Famiglia, per tutto il periodo dell’età evolutiva, per poi coordinare il passaggio all’assistenza dell’adulto (Medico di Medicina generale e Centri di riferimento per le singole malattie). Quando nel decorso della malattia si presentano patologie acute intercorrenti di carattere non specialistico i paziente possono, e devono, essere curati dal medico del territorio e dall’ospedale  di zona vicino al luogo di residenza, per evitare disagevoli ricoveri nei Centri regionali o extra-regionali.

Le Malattie Rare sono spesso gravi e progressivamente invalidanti, prive di trattamento specifico, ed in circa un terzo dei casi i pazienti non superano l’età pediatrica; altre, se diagnosticate e trattate precocemente, non incidono significativamente sulla qualità e durata della vita; altre, infine, permettono di svolgere una vita normale anche in assenza di trattamento.

Come organizzare le reti assistenziali? Nell’organizzazione Francese, tra le migliori in Europa, si sono individuate delle macro-aree(23 filieres) quali quelle cardiologiche, neurologiche, metaboliche, ecc.,  con medici e centri di riferimento e laboratori altamente qualificati per i singoli settori.  In Italia al momento la situazione è più parcellizzata. Sono stati individuati decine di centri di riferimento regionali ciascuno attivo per un numero più o meno rilevante di malattie, mentre i laboratori per la diagnosi delle singole malattie sono sparsi sul territorio nazionale sulla base  di consolidate attività di ricerca delle varie istituzioni piuttosto che per una attiva programmazione nazionale.

Per la maggior parte delle Malattie Rare non esistono al momento trattamenti specifici. Purtroppo la ricerca di nuovi farmaci risulta meno supportata economicamente perché agli investimenti necessari non corrisponde un ritorno economico per le industrie, tenuto conto del limitato numero di pazienti affetti da ogni singola malattia.

Per questo le Malattie Rare prive di trattamenti specifici vengono anche comprese nel termine più generale di “malattie orfane” ed i relativi farmaci definiti “farmaci orfani”. Per quanto riguarda l’Italia da sottolineare come lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze collabori con l’Agenzia Italiana del Farmaco per sviluppare farmaci orfani e come il nostro Paese sia  all’avanguardia nella terapia genica applicata con successo per alcune Malattie Rare.

Negli ultimi anni è aumentato l’interesse delle Istituzioni e dell’opinione pubblica per queste malattie cui hanno fatto seguito agli atti legislativi del Parlamento Europeo, dei Parlamenti Nazionali e, per quanto ci riguarda, anche delle Assemblee Regionali. Recentemente è stata licenziata la prima Risoluzione delle Nazioni Unite per le persone affette da Malattie Rare. Nel 2022 la Presidenza francese del Consiglio dell’Unione Europea organizza la conferenza ECRD 2022 come evento ufficiale a dimostrazione della forte volontà di integrare le Malattie Rare nei programmi e nelle priorità dell’Unione Europea.

È auspicabile che ricorrenze come questa servano a rafforzare l’attenzione dei decisori politici per sostenere e migliorare l’organizzazione dell’assistenza i malati anche nella nostra Regione. Solo il coinvolgimento fattivo delle Agenzie regionali, delle strutture di ricerca universitaria, di assistenza ospedaliera e dei medici del territorio, nonché delle associazioni dei malati, può portare a risultati concreti perché come recita un proverbio africano “Da soli si va più veloce, insieme più lontano”. (rm)

[Roberto Miniero è professore ordinario di Pediatria, già in servizio  presso Università Magna Graecia-Ospedale Pugliese-Ciaccio/Catanzaro]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Il diritto al lavoro, il datore di lavoro e l’esecutore in Calabria

di EMILIO ERRIGO – Che l’Italia sia una Repubblica democratica fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al Popolo, che la esercita nelle forme e limiti della costituzione, credo che sia un fondamentale dettato costituzionale oramai patrimonio cognitivo di ogni giovane e adulto.

In Calabria questo principio fondamentale non sembra essere ancora percepito bene, perché del diritto al lavoro e del senso profondo della sovranità popolare, c’è molta confusione. Un giovane studente sin dalla frequenza della Scuola Media inferiore, percepisce il valore del lavoro inconsapevolmente  in famiglia, osservando alcune volte distrattamente, altre con più attenzione, a seconda dei bisogni personali, sia la Madre, che  il Padre, svolgere lavori famigliari o professionali, dentro e fuori della propria casa.

Altre volte ha modo di assistere al lavoro famigliare, chiamiamolo di prima necessità, in alternativa il padre o la madre, i quali assolvono con dedizione e straordinario impegno personale, ai compiti casalinghi e famigliari, generalmente distribuiti a uno o entrambi i Genitori.

Può accadere che a tali incombenze famigliari che al Sud Italia (Calabria), sono chiamati naturali, se ne occupi eccezionalmente, una persona estranea sotto il profilo parentale alla propria famiglia. Tali care a volte pure carissime persone, chiamate a volte simpaticamente col nome di Tata, Baby Sitter, Educatrice famigliare, Insegnante, Amica di famiglia, Assistente di studio, Badante, Fisioterapista, Infermiere,  altre volte,  con nomi inascoltabili, Donna di servizio, Domestica, Donna delle pulizie, Inserviente, ecc.ecc., si occupano a tempo e orari, determinati o indeterminati, di quasi tutte le incombenze famigliari e personali, dalla doccia ai figli più piccoli, vestizione, asciugatura corporea e dei capelli, agli acquisti alimentari e preparazione della prima, seconda e terza colazione.

Altri servizi casalinghi, domestici, famigliari, possono essere delegati o affidati, alla stessa persona, oppure a persone diverse, sempre comunque non della famiglia. Quindi ne Madre, Padre, Nonna o Nonno, sono impegnati nel dedicare parte del loro importante tempo, ai propri figli. Il benessere economico, nella vita può giocare brutti scherzi famigliari, con non insolite conseguenze educative famigliari negative, pure irreparabili.

In Calabria,  il destino e il buon Dio, ci sono venuti incontro, con conseguenze personali e famigliari, il più delle volte sicuramente positive. In Calabria,  essendo molto difficile, potremmo dire quasi impossibile,  beneficiare di un lavoro dignitoso e adeguatamente retribuito, pubblico o privato che sia, (anche se  questo diritto è costituzionale previsto non si trova), può riguardare a uno dei due coniugi, a volte lavora il marito e raramente la moglie.

La fortuna come si dice, di poter lavorare entrambi i Genitori, in Calabria è quasi una vera utopia. I detti degli antichi Nonni, non erano e non sono inutili per potersi orientare nella vita,  su come era ed è meglio agire per trovarsi bene, o non trovarsi male nel tempo che scorre veloce.m La più importante, acclarata e  migliore figura famigliare,  per eccellenza è la Madre, poi a seguire il Padre, tanto che qualcuno di molto importante per gli esseri umani, scrisse e tramandò ai posteri un messaggio da buon amico sincero: onora il Padre e la Madre!

Al Sud Italia, questa ricchezza morale, grazie a Dio e tutti i Santi, ancora è molto presente in tutte le famiglie. Difficilmente può accadere che i figli, non rispettino, si dimentichino, ledono, offendono la dignità, la persona,  disonorano, umiliano, un Genitore, ne che sia il Padre e nemmeno a pensarci la Madre.

In Calabria, il valore morale e spirituale, grandioso, insuperabile del Padre e della Madre, a seguire dei figli, fratelli e sorelle ancora è indistruttibile e inalienabile, possiamo ben dire è universale! In Calabria, l’educazione famigliare  e l’assistenza  dei figli è generalmente affidata in primis ai Genitori,  quella scolastica, alle Donne care e indimenticabili Insegnanti, nelle Scuole dell’Infanzia, e Professori e Professoresse, nelle Scuole Medie inferiori e superiori, ai Docenti universitari, all’Università.

L’educazione sociale e del buon vivere civile in società, rispettando le regole che disciplinano giochi e ruoli, si acquisiscono le prime, durante la pratica di discipline sportive, in quanto ogni sport ha le sue regole da osservare e far osservare,  a cura di un Arbitro, Giudice  Sportivo, mentre le seconde, nel corso dello svolgimento di uno o tanti ruoli e compiti socialmente rilevanti, tra i quali spicca il volo, il “Volontariato Sociale”, a favore di coloro i quali hanno più bisogno di aiuto e assistenza sociale individuale.

In Calabria,  mancando o scarseggiando molto, il lavoro alle dipendenze altrui, essendo limitato ad alcune libere professioni quello autonomo, rimangono l’esercizio di lavori individuali d’impresa, artigiana, agricola, professioni e servizi diversi richiesti dal mercato o dall’utenza. Questa realtà occupazionale limitata a poche professioni e attività lavorative, consente alle persone, di avere molto tempo da dedicare alla famiglia ai figli, genitori e parenti. Per alcuni immaginabile e condivisibili  aspetti è un bene, per  molti altri, una grande disparità nel godimento del diritto fondamentale previsto dall’art. 1, della nostra Costituzione.

In Calabria, il datore di lavoro generalmente è pubblico, poi seguiva il privato, ora dal 2020, quando la Pandemia da Covid-19 e varianti, ha falcidiato vite umane e imprese individuali, il dramma del lavoro ha colpito inesorabilmente e senza alcuna pietà umana, i Calabresi più della morte da Covid.

In Calabria,  non solo si sono ridotti a pochi centinaia di migliaia i posti di lavoro dipendente privati, ma sono venuti progressivamente meno anche i posti di lavoro del così detto, “nel pubblico impiego”, generando problematiche famigliari  a catena incontrollabili.
Le tensioni  sociali giovanili degeneranti, fanno registrare giornalieri atti di inaudita violenza, tra giovani studenti minorenni, assolutamente ingiustificati e allo stato inspiegabili.

Occorre che lo Stato, e il Governo nazionale e regionale, prendano consapevolezza di questa deriva degenerativa sociale violenta e assumano i conseguenti adeguati provvedimenti giuridici, prima che in Calabria, ad eseguire  i  lavori pubblici e privati disponibili, siano  solo il Carabiniere, il Finanziere, il Poliziotto, l’infermiere, il medico chirurgo, psicologo, psichiatra o neurologo e i criminali.

In ultima analisi risolutiva della problematica emergente in Calabria, occorre che il lavoro pubblico sia assicurato alla maggior parte dei Giovani e dei loro disoccupati Genitori, prima che sia troppo tardi. L’indifferenza in Calabria, crea più danni della solitudine e della malavita, se il Governo non prende atto di questo stato situazionale regionale, non tarderà l’ora che la degenerazione giovanile incontrollata e la crescente disoccupazione, metteranno a dura prova la gestione dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica in Calabria e non solo. (er)

[Emilio Errigo è nato e cresciuto fino alla maggiore età in Calabria, Generale della Guardia di Finanza in ausiliaria, docente universitario di Diritto Internazionale, e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate]

L’OPINIONE / Antonio Errigo: Si intervenga con urgenza in Calabria per sicurezza economica e privata

di ANTONIO ERRIGO – Del bene e del male, del nostro Paese e della Calabria in particolare, si sa tutto o quasi. Quando si scrive la parola ‘bene’ si è soliti pensare al benessere psicofisico di ogni persona e difficilmente si pensa al significato multiforme di questo termine dal punto di vista giuridico ed economico.

Quando poi ci si riferisce alla ‘sicurezza’, in primis viene in mente il senso di protezione: l’essere preservati e garantiti da qualcosa e/o qualcuno che possa rivelarsi dannoso o pericoloso.
Il bene e la sicurezza sono generalmente riferibili a tutto quello che un individuo desidera per se, per  i propri cari, per i propri famigliari, amici e conoscenti.

Ma veniamo alla nostra terra. In Calabria il bene e la sicurezza non sembrano essere alla portata di tutti, non sono valori diffusi, anzi sono beni pubblici e privati molto limitati.

La mia riflessione oggi va in questa direzione: mentre la sicurezza pubblica economica rappresenta il potere di una nazione o di una determinata regione (nel nostro caso la Calabria) di poter disporre della ricchezza necessaria per garantire benessere e felicità della collettività, la sicurezza privata potrebbe essere sinteticamente definita quella particolare situazione giuridica di vantaggio che permette al singolo cittadino di vivere e agire in tutta tranquillità all’interno della propria abitazione-domicilio con il proprio nucleo famigliare, disponendo liberamente dei propri beni  patrimoniali, economici e materiali.

Ora, non voglio esagerare, ma a me pare che in Calabria spesso accada che la sicurezza economica, pubblica e privata, risenta – non solo in senso deteriore – del recrudescente condizionamento malavitoso (onni)presente nei singoli territori.

Provo a spiegarmi meglio: l’economia illegale in Calabria sembra contribuire effettivamente a generare un senso di sicurezza generale e diffuso. Parlo di una sensazione che porta molti cittadini ad approcciare alla vita e al lavoro nel senso che segue: pur volendo sottrarsi ad un sistema negativo si è indotti a doverne beneficiare per una naturale esigenza umana. In sostanza, sfuggire ai vantaggi economici derivanti dallo stipendio mensile assicurato dai titolari di attività economiche contigue al mondo dell’illegalità, appare una cosa quantomai difficile. Si è in sostanza costretti a scegliere tra il lavoro e il non lavoro.

Mi è capitato di porre una domanda a persone che lavorano quotidianamente  in Calabria alle dipendenze di aziende, o come liberi professionisti in una delle tante società di persone e di capitali attive in Calabria e riconducibili a persone in odore di illegalità, e mi sono sentito rispondere più o meno così: «io, caro amico, lavoro onestamente, fatico con le mie mani, la mia testa e la mia schiena, lealmente, con dedizione e impegno, dalla mattina alla sera e per me non importa e non sono fatti miei chi  è  e cosa fa il mio datore di lavoro. Per quanto mi riguarda la cosa più importante è lavorare onestamente, non rubare nulla a nessuno,  portare a casa  a fine mese quanto occorre, sia  per far mangiare e vivere bene la mia famiglia, sia per poter mantenere i miei figli all’Università».

Bene, la crisi economica e occupazionale nella quale versa la Calabria, che ha un reddito pro capite tra i più bassi d’Italia e d’Europa, non mi sembra permetta di vedere spiragli diversi da questi, spiragli di benessere e di futuro prospero.

Ritengo quindi di poter affermare liberamente che, in assenza del necessario e urgente intervento dell’economia pubblica, con un massiccio intervento dello Stato, la Calabria continuerà ad essere una regione destinata al fallimento economico e sociale.

Ma non mi limito all’analisi critica. Sarebbe infatti interessante e utile, a mio avviso, pensare ad un serio programma di sviluppo mediante una azione di delocalizzazione sul territorio calabrese di rami d’azienda pubblica e/o di partecipate di Stato. Così facendo si smuoverebbe l’economia reale e si potrebbe generare nuova occupazione, incrementando certamente il reddito pro capite a tanti cittadini calabresi.

L’auspicio in definitiva è sempre lo stesso, ahimè da troppo tempo: quello di vedere azioni solerti dal Governo centrale. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, vista la disastrosa situazione economica e sociale in Calabria, dovrebbe prendere  seriamente atto della sempre crescente economia illegale regionale, emanando  con urgenza una serie di decreti atti ad intervenire a beneficio di un territorio storicamente sottovalutato ma evidentemente strategico per la   sicurezza economica pubblica e privata dell’intero Paese. (ae)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Alla Calabria negato il diritto di pregare a Firenze

di EMILIO ERRIGO – Mediterraneo Frontiera di Pace. Questo è il titolo della cinque  giorni di preghiera e fede, che si terrà a Firenze, dal 23 al 27 febbraio 2022.

Dicono i bene informati che è assicurata la presenza pure di Papa Francesco.
Peccato che parrebbe che a questa Conferenza di Pace tra le adiacenti  Frontiere che dovrebbero unire almeno le Diocesi d’Italia, parrebbe che ancora( forse per una svista del Cerimoniale della Santa Sede), non siano stati invitati i Vescovi della Regione Calabria.

Se è così, qualcuno dei tanti accreditati alla Santa Sede, può spiegare al Popolo Calabrese perché?
Alla Calabria e ai Calabresi, possono essere negati o non riconosciuti, tutti i paritetici diritti civili, ma non il diritto di preghiera.
Almeno il diritto di pregare assieme ai Fratelli e Sorelle del Mediterraneo, gli sia riconosciuto.

Può anche andar bene avere pazienza per vedere le autostrade a due corsie  da Salerno a Reggio Calabria e solo la stragista SS 106, a una sola corsia disomogenea, può andare pure bene un solo aereo al giorno da Milano o da Roma a Reggio Calabria, ma non negateci pure  il diritto alla preghiera.
Per favore vi prego non fatelo! (er)

[Emilio Errigo è nato in Calabria, Cattolico e Docente Universitario]