L’OPINIONE/ Giacomo Saccomanno: La nuova Giunta di Reggio è «un fritto misto di accordi e disaccordi»

di GIACOMO FRANCESCO SACCOMANNO  – Ricomincia il teatrino! Altro che azzeramento o rimpasto, ormai è assodato: la “nuova” Giunta comunale di Reggio è un fritto misto di vecchie glorie, seconde scelte e trombati delle regionali. È uno scandalo politico, amministrativo e intellettuale! Non si comprende come il PD possa tollerare di convivere con una amministrazione che annovera tra i suoi principali componenti soggetti pesantemente inquisiti per “brogli elettorali” e che hanno fatto votare anche i “morti”.

Con una indagine in corso, che potrebbe avere sviluppi e risvolti impensabili, appare una follia il mantenimento di questo Consiglio Comunale! Ma, non è finita qui! Un’altra parte di amministratori sono stati condannati ed immediatamente sospesi, unitamente al sindaco Falcomatà, che in “zona cesarini” ha cambiato i vice sindaci per poter, così, controllare la stessa! In sostanza, un’amministrazione certamente che da l’idea di poter essere politicamente “inquinata”, sicuramente, quindi, dal lato morale, e che, pertanto, non consente, indubbiamente, di poterla ritenere credibile.

Una spartizione di postazioni peggio della prima repubblica, che umilia i cittadini e fa vergognare un’intera comunità. Una città che, invece, meriterebbe rispetto e uomini competenti, capaci, onesti e lontani dal malaffare. Invece, allo stato, è composta e probabilmente si arricchirà di soggetti che ritenere compiacenti è un eufemismo! Una disgrazia per l’intera Città!

La Lega non solo denuncia questa pesante anomalia e un possibile condizionamento per dei rapporti politici inquietanti, ma farà di tutto pur di mandare a casa persone che non sono, sicuramente, degne di poter rappresentare una città gloriosa e che non è mai caduta in basso come in questo momento.

Probabilmente il PD ha dimenticato cosa sia l’etica e pur di portare avanti intessi personali ha travalicato il limite della decenza. Ma, non avrà vita facile! L’intero centrodestra e sicuramente tutta l’opposizione inizieranno una battaglia dura e senza sconti per nessuno. Non ci saranno atti non controllati e mandati, in caso di possibili illegittimità, dinnanzi agli organi competenti per ogni dovuta sanzione. Nel frattempo, proseguirà la battaglia affinché il Prefetto e il Ministero degli Interni assumano una posizione lineare e decisa per evitare che si possa proseguire in un percorso perverso e non tollerabile.  (rrc)

L’OPINIONE/ Emilio Errigo: La Calabria e i calabresi esistono, non dimenticatelo

di EMILIO ERRIGO  – In un pregevole articolo di Antonietta Maria Strati, pubblicato ieri su Calabria.Live, viene riverberato l’accorato appello rivolto al Capo dello Stato, il caro Presidente, Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio dei Ministri, l’esperto economista internazionale, già Presidente della BCE e Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, dal noto imprenditore calabrese Nino De Masi, viene chiesto loro di ritornare in Calabria, (visto e considerato che il Presidente già c’è stato), al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e di “venire” in Calabria, al Presidente del Consiglio Mario Draghi.
Per fare cosa ci si chiedono in tanti? Per ribadire che lo Stato c’è ed è vicino alla Calabria e ai Calabresi!
In verità che ci sia lo Stato i Calabresi quelli più accorti, già se ne erano accorti e da un pezzo, basti pensare ai tantissimi Commissari Straordinari Ministeriali e di Governo, che negli ultimi 10/15 anni e forse più, si sono alternati nella gestione e amministrazione, dei tantissimi Comuni Calabresi sciolti per infiltrazione mafiosa e amministrare e gestire gli Enti Pubblici economici e non.

La realtà nella quale si trovano a vivere la Calabria e i Calabresi, viene semestralmente relazionata puntualmente e con ammirevole precisione, dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), relazione questa, inviata dal Ministro dell’Interno al Parlamento.
Ora se non si è limitati per cause naturali nell’acquisizione delle conoscenze e sapere sociale, la realtà è quella che viene rappresentata al Parlamento e non si deve scappare o far finta di non capire.
Invito i generosi lettori di Calabria.Live di essere pazienti e concentrarsi nel leggere la Relazione semestrale della DIA, dove viene cronologicamente, semestralmente, annualmente a partire dal 1992 al 2020, un pezzo di storia criminale e mafiosa italiana e non solo.
Delle mafie italiane e straniere, si sa pure troppo, credo pertanto che non ci sia tanto bisogno di far venire o far ritornare in Calabria, il Presidente della Repubblica e chiedere o meglio invitare, il Presidente del Consiglio Mario Draghi, di venire in Calabria, per far sentire e capire a tutti, dico e ripeto a tutti i Calabresi, che lo Stato e le sue Istituzioni esistono.
Occorre a mia opinione, attraverso tutti i mezzi e le risorse umane disponibili, in Italia e all’estero, far comprendere e comprendere bene, che la Calabria e i Calabresi esistono e non devono essere dimenticati dal Capo dello Stato, dalle Istituzioni e dal Presidente del Consiglio in particolare.
Se in Calabria, il fuoco cova sotto la cenere, se la disoccupazione cresce in numerico e crea disagio sociale, se la malavita incalza e crea asfissia di libertà, qualcuno dei tantissimi Parlamentari ai quali viene indirizzata la relazione semestrale della DIA, si deve e devono chiedersi almeno il perché di questa tristezza umana, o no? (er)
[Emilio Errigo è nato in Calabria, docente universitario di diritto internazionale e del Mare, e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate]

L’OPINIONE / Eduardo Lamberti Castronuovo: Ora è tempo di non tirarsi indietro per Reggio

di EDUARDO LAMBERTI CASTRONUOVO – Non è tempo di farsi da parte né di fare finta di nulla o, peggio, di continuare a protestare nei salotti di casa. Non è tempo di protagonismi né di difesa di, sia pur legittimi, interessi personali.

Non è tempo di bagattellizzare con le negatività diffuse. Non è tempo di dimenticare. Anzi, è tempo di far tesoro delle vicende che hanno vista protagonista, nel bene e nel male, la nostra Città di Reggio.

Dobbiamo fare tesoro di vicende che ci hanno visto vincenti nella difesa di una delle tante cose delle quali avrebbero voluto spogliarci.

Ci hanno letteralmente strappato il capoluogo negli anni ’70 ed abbiamo avuto negli anni successivi pentimenti e ripensamenti di chi aveva, per ragioni di convenienza partitica, abbandonato la difesa; ci hanno defraudato della dogana, del porto, del teatro che non è di tradizione. Ci stavano per rubare, con artifici e raggiri, i Bronzi. Pronte le lettighe per trasferirli a Roma presso un inesistente laboratorio nazionale di restauro, fu letteralmente sventato il ratto, grazie alla sinergia virtuosa di reggini appartenenti a forze politiche diverse ma innamorati di Reggio e delle sue peculiarità. I nomi: Peppe Bova, Francesco Ali, Nuccio Amato, e chi scrive. Memorabile la manifestazione al Teatro sullo Stretto straripante e concorde. Oggi proponiamo la stessa cosa.

Eppure quando Reggio si sveglia, ottiene. È il caso del palazzo della cultura, intitolato a Pasquino Crupi, che ospita oggi tele quali quelle di Migneco, De Chirico, Dalì, Ligabue. Tele pronte a partire per i vari Musei e Pinacoteche: ma rimaste a Reggio per la caparbia difesa degli interessi cittadini di qualcuno. Non importa chi. Reggino, certo. Nei prossimi giorni, entro la fine dell’anno, ben preparando una possente manifestazione, partirà la difesa di Reggio attraverso l’organizzazione di una piazza gremita dai cittadini che amano la Città ed hanno il coraggio di scendere senza bandiere di partito o posizioni preconcette.

Ora è tempo di non tirarsi indietro. A breve le indicazioni precise. Gli altri se ne restino pure a casa, ma tacciano.  Chiamo a raccolta tutti coloro che ritengono che la qualità della vita in Città, allargata alla metropoli, non sia accettabile. Chiamo a raccolta i genitori dei figli che, raggiunto un titolo di studio, volano via per lavorare nel mondo; chiamo a raccolta chi non si sente rappresentato da una politica fatta di consensi stereotipati e letteralmente scippati alla gente; chiamo a raccolta chi ha capito che qui non conta l’interesse supremo della collettività, ma l’affermazione di sé stessi, quando non di un potere becero che si crede di rappresentare senza capire di essere, invece, strumenti ciechi di occhiuta rapina.

Il riferimento è volutamente imperniato su quanto sta succedendo al Conservatorio musicale cittadino. Emblematico. Un virtuoso percorso didattico con un direttore di rango, viene in 24 ore interrotto bruscamente da una delibera del potere politico asservito che, rendendo un cavillo potente al pari di un detto di Zaratustra, ha posto fine, dall’oggi al domani, ad una sinfonia ben suonata, ad un generale consenso, ai sogni di tanti musicisti, docenti e discenti.

Una politica soffocante che, guarda caso, proviene da una provincia che la sta facendo da padrona sulla Città. Ho sempre considerato la cultura della provincia ottima affluente di quella cittadina, e confermo. Il problema è la subcultura che si è insediata nei palazzi cittadini e detta legge, distruggendo quanto di meglio abbiamo.

È ora, dunque, di riprenderci il diritto di decidere noi sulla nostra città.

Ultima chiamata alla democratica protesta. Non è tempo di invidie, avversità, di stupidità. È tempo di unirsi sotto la stessa bandiera, quella della nostra Città. (edl)

L’OPINIONE / Raffaele Malito: Giuseppe Conte e la “grande fuga”

di RAFFAELE MALITO – Iniziamo questa breve nota politica con due citazioni sul concetto di tragedia. Nicola Lagioia: «più crudele della tragedia che ci colpisce è la tragedia a cui ci illudiamo di essere scampati». Edoardo Sanguineti: «non c’è opera veramente comica se non ha  in sé qualcosa di tragico e viceversa». E io aggiungo che è anche peggio quando opera e tragedia si trasformano in farsa. Perché è esattamente ciò che sta accadendo. 

Il segretario del Pd, Enrico Letta, aveva, con grande euforia, apparecchiato per Giuseppe Conte uno splendido dono natalizio offrendogli la candidatura a deputato, nelle elezioni suppletive, nel blindatissimo collegio di Roma 1, nel quale, con estrema facilità, erano stati eletti, prima Gentiloni, e, poi l’ex ministro dell’economia, Gualtieri, oggi sindaco della  Città Eterna.

Il leader del movimento nato per celebrare la democrazia diretta non è riuscito a reggere nemmeno quella indiretta. Ha detto, per giustificare il gran rifiuto: «ringrazio il Pd e Letta per la disponibilità e la lealtà nella proposta ma, dopo un supplemento di riflessione, ho capito che, in questa fase, ho ancora molto da fare per il M5s e non è mi è possibile dedicarmi ad altro». 

Insomma, invece che un passaggio decisivo per la costruzione della grande alleanza per dar vita al grande campo largo, su cui fondare le prospettive politiche future, cominciando, subito, dal voto per il Quirinale, più o meno un invito a una vacanza alle Maldive. Essì che a un così grande progetto si stanno, da tempo, prodigando anima e corpo, gli strateghi del Nazareno, Letta, Zingaretti e il suggeritore alla Donato Carrisi, Bettini- amicissimo dell’ ex –bi premier in fuga.

Ma c’è il paradosso: è Conte, in prima persona, a mettere una pietra tombale  sul campo largo: «ho visto – ha detto, nella conferenza stampa – uscite saccenti. Con questi atteggiamenti non ci sono i presupposti per costruire una collaborazione così ampia». Adieu! In realtà è accaduto che subito dopo la proposta della candidatura alle suppletive di Roma 1, si è acceso il fuoco di sbarramento di Carlo Calenda con l’annuncio della propria candidatura, forte, nel collegio in questione, del 31% di voti raccolti nelle  recenti elezioni comunali.                                                               

«Ho cercato  ripetutamente – ha detto – un confronto con Enrico Letta. Nessuna risposta, gli interessano sempre e solo i Cinque Stelle che in cinque anni hanno devastato Roma. Non esiste, ma proprio non esiste, cedergli un collegio dove hanno fatto uno scempio».

Allo sbarramento di Calenda si è aggiunto, nello stesso tempo, quello di Matteo Renzi: il Pd può fare quello che vuole ma regalare un seggio sicuro al premier del sovranismo, all’uomo che ha firmato i decreti Salvini, all’avvocato che non vedeva differenza tra giustizialismo e garantismo, significherebbe subalternità totale.

È un seggio parlamentare, non è un banco a rotelle, il graffio finale. E Conte, a questo punto, non ha inteso rischiare una sconfitta elettorale, quasi certa, la fine del progetto di una sua forte leadership.                                                                               

E, adesso?  Commedia, tragedia, farsa. Che fare? Scrisse Lenin, di fronte a scelte decisive e cruciali, alcuni anni prima della rivoluzione d’ottobre. Espulsi dall’ipotetico campo largo Calenda, per arroganza, e Renzi, per inaffidabilità o peggio, le scelte del Pd vanno verso  una sola direzione, quella dei Cinque Stelle. Senza alternative, in politica c’è il vicolo cieco, la sconfitta. E, più che certamente, il campo largo tanto invocato, sarà un misero campetto. (rm)

L’OPINIONE/ Emilio Errigo: Il Sud del Sud ancora più Sud: la Calabria

di EMILIO ERRIGO – La Calabria di oggi è come la Quercia Caduta di Giovanni Pascoli!

Ricordo la mia Calabria (Antica), quella bella, quella con il mare e i boschi, ricchi di vita. La Calabria del sole estivo e delle piogge invernali. Una Calabria più umana e solidale. Forse anche una Calabria più ospitale!

La Calabria di oggi, mi fa soffrire e tanto, tanto e non riesco a capire bene perché.
Scrivo, scrivo tanto per Lei e i Suoi Calabresi, ma a volte non sono tanto convinto di essere molto convincente.
Questa estate l’ho tradita, dopo circa mezzo secolo, vissuto lontano dalla mia Calabria, ritornando per trascorrere le annuali ferie (licenza) estive, non ho avvertito il desiderio di nuotare a stile libero, nelle acque dello Jonio e del Tirreno, remando con tutta la forza delle mie braccia (vogare) impugnando i remi del gozzo antico sapientemente restaurato e colorato dai mie fratelli.

E si, il mio non voler ritornare in Calabria, dopo oltre 45 anni di annuale presenza o meglio dire, di forzata assenza, deriva probabilmente dal mio non essere resistente al degrado ambientale e umano, che incalza e ha distrutto quanto di bellissimo e appagante, esisteva in Calabria, negli anni Cinquanta-Sessanta.
Alluvioni, incendi, immondizia senza fine, disoccupazione, tristezza, rassegnazione, indifferenza, hanno segnato e superato, l’orlo dell’indicibile.

È per me molto duro e triste, scrivere in maniera insolita della cara e sola terra mia.
Non riuscivo più a contenere, i pensieri più indelebili dei miei ricordi della Calabria bellissima, di quella Calabria gioiosa, chiassosa, del vociare, ballare e cantare dei Giovani della mia età giovanile.

Ora la Calabria, con le sue interdittive antimafia, sequestri e beni confiscati, scende in picchiata, è caduta a terra come la quercia del Pascoli, con crescenti conseguenze dannose, economiche, occupazionali e sociali, incontenibili e non più gestibili. Siamo arrivati al capolinea del male e dell’indifferenza, ora a mia opinione, o con una unanime reazione di dissenso morale, riusciamo a ritrovare dentro il nostro cuore e la ragione dell’essere Calabresi, quei valori e principi che sono alla base del vivere civile, oppure la Calabria sarà più a sud del sud ancora più sud, dimenticata dal mondo dei giusti, degli onesti e dalla vera giustizia sociale.

Diceva la mia cara Nonna: ” figghiu aiutati chi Diu ti aiuta e non ta bbanduna”! (er)

[Emilio Errigo è nato in Calabria, docente di diritto internazionale e del mare, è Consigliere Giuridico nelle Forze Armate]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Forti, colti e calabresi umani

di EMILIO ERRIGO – La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, firmata il 10 dicembre 1948, in quasi tutti i suoi 30 articoli che la compongono, l’incipit più ricorrente è “ogni individuo”.

Il riconoscimento della dignità a tutti i membri della famiglia umana, e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, giustizia e della pace nel mondo. Gli altri considerato, affermano e confermano il disprezzo verso la tirannia e le barbarie, per evitare che in ultima istanza, si possa indurre l’essere umano alla ribellione e l’insurrezione popolare.

Invito ognuno dei oltre 100 mila lettori di Calabria.Live, di avere la pazienza di leggerli tutti e trenta gli articoli, con preambolo e considerato, farete un bel regalo al cuore e alla vostra mente.
Sarete più forti, colti e Calabresi umani.

La forza morale di ogni individuo, non deriva da quanti muscoli allenati possiede, o da quanta cultura lo caratterizzi, ma dal buon uso che ne fa per diffondere, salvaguardare e rendere equi i diritti umani nel mondo.
In Calabria per localizzare un territorio geografico determinato, credo e sono convinto, che ci sia tanto bisogno di diffondere e salvaguardare tali fondamentali diritti e doveri universali.

Se non fosse vero quel che penso, non si giustificherebbe il continuo ricorso alla violenza, ricatto, sopraffazione, estorsione, corruzione, collusione, concussione, appropriazione indebita di beni altrui ed tante altre prepotenze ancora, che ledono profondamente i diritti umani.

La Calabria è un territorio unico al mondo, perché unici e indescrivibili, sono le barbarie e atti di tirannia che il suo Popolo, fatto di bambini, donne e uomini, ha dovuto subire in ogni secolo.

La storia si dice che è e rimane per sempre, testimone degli avvenimenti e luce della verità. Andate a leggere i libri di storia della Calabria, così vi renderete conto che quel che dico non è frutto di una mia invenzione letteraria inopportuna.
Quante sofferenze e violenze, hanno dovuto sopportare le comunità che vivevano lungo la fascia costiera calabrese. Non mancano libri di storia della Calabria, il caro e indimenticabile Prof. Gaetano Cingari, ne ha scritto uno molto importante, dal titolo Storia della Calabria dall’Unità a oggi (Editori Laterza) che senza andare troppo indietro nel tempo, ha studiato e narrato il più interessante ai nostri fini, periodo storico che dal 1861 va fino al 1982.

Non sono tanti gli storici che hanno rappresentato le triste e belle vicende della Calabria.Molto hanno scritto sulla storia della Calabria, il compianto Vescovo Calabrese, Girolamo Grillo di Parghelia, il Prof. Domenico Ficarra.

Tutti gli altri Grandi Narratori e Romanzieri Calabresi , ancora noti grazie alle riedizioni delle Case Editrici Gangemi, Rubbettino, Iiriti, Laruffa, toccano aspetti storici importanti.

I diritti umani internazionalizzati in molte Convenzioni e Dichiarazioni Universali, grazie alla consistente attività di codificazione, portata avanti dall’Assemblea dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e dalla Commissione del Diritto Internazionale, continua a promuovere e diffondere, tali fondamentali diritti e doveri umani.

La Calabria e i cari Calabresi nel Mondo, saranno veramente forti, colti e Calabresi Umani, se sapranno e vorranno, diffondere ovunque i nel mondo, e affermare in Calabria, questi inalienabili diritti internazionalmente riconosciuti dalla Comunità Internazionale.

[Emilio Errigo è nato in Calabria, docente di diritto internazionale e del Mare, Consigliere Giuridico Abilitato nelle Forze Armate]