L’OPINIONE / Nicola Irto: Per adesso è fallito il tentativo del cdx di cancellare l’unità del Paese

di NICOLA IRTORoberto Calderoli dovrebbe dimettersi, ora che la Corte costituzionale ha rilevato gravi profili di incostituzionalità nella legge sull’autonomia differenziata, su cui lo stesso ministro e la Lega avevano forzato la mano per brama elettorale, con l’avallo irresponsabile di Giorgia Meloni, di Matteo Salvini, di Antonio Tajani e di tutti i parlamentari del centrodestra.

Per adesso è fallito il tentativo del centrodestra di cancellare l’unità del Paese. Difatti, la Corte costituzionale ha stabilito anzitutto che le eventuali intese non possono estendersi a intere materie o a loro ambiti; che il Parlamento deve essere centrale anche per la determinazione dei Lep; che le Regioni con nuove forme di autonomia devono contribuire agli obiettivi di finanza pubblica; che i Lep non possono essere aggiornati con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Soprattutto, la Corte ha cassato, nella sua interpretazione costituzionalmente orientata, la distinzione fra materie Lep e non Lep, fulcro del progetto separatista di Calderoli e dell’intera maggioranza, silente quanto incosciente.

La Consulta ha messo nero su bianco pesanti rilievi che, come Partito democratico, avevamo mosso in Parlamento. Inutile che il presidente della Regione Calabria oggi provi a cambiare la realtà: Roberto Occhiuto ha fatto soltanto parole, quando, invece, aveva il preciso dovere di difendere con fatti concreti gli interessi dei calabresi e l’unità nazionale. (ni)

[Nicola Irto è senatore del PD]

L’OPINIONE / Giusy Caminiti: Ponte, leggeremo attentamente le 60 prescrizioni della Commissione

di GIUSY CAMINITI – Dalle poche notizie apprese a mezzo stampa circa il parere reso dalla commissione Via al progetto Ponte, un parere favorevole con prescrizione, non possiamo che evidenziare quanto sostenuto in tutti questi mesi: il nostro territorio è talmente fragile e talmente impattato dall’opera ponte che necessita di studi specifici, di dettaglio ed approfonditi, della presentazione di progetti analitici sulla risoluzione delle interferenze, del progetto di cantierizzazione dell’opera, al fine di entrare nel merito delle questioni poste a tutela del territorio.

Con grande attenzione leggeremo ciascuna delle 60 prescrizioni poste dalla commissione, ma già quanto ci viene consegnato dalla stampa evidenzia la bontà di quello che abbiamo sempre sostenuto: il progetto che sarà consegnato all’esito delle prescrizioni richieste sarà altra cosa rispetto al progetto definitivo oggetto di valutazione di impatto ambientale. Per questa ragione diventa ancora più fondato il deliberato consiliare del 23 ottobre che ha chiesto la sospensione della conferenza istruttoria davanti al Mit in attesa delle prescrizioni della commissione Via, la sospensione della dichiarazione di pubblica utilità da parte del Cipess per la mancata esatta individuazione delle aree da espropriare.

Leggiamo dalle note stampa che la commissione ha affrontato non soltanto gli aspetti ambientali e naturalistici, ma anche quelli relativi alle opere a terra, alla cantierizzazione, al monitoraggio ambientale: sono tutti i rilievi che questo ente territoriale ha posto nelle osservazioni iniziali e nelle osservazioni rese alle controdeduzioni della proponente Stretto di Messina.

La tutela del territorio passa dalle città che “ospiteranno” le opere del ponte e, atteso che la legge non ha previsto un dibattito pubblico preliminare, è nelle conferenze di servizi che questo ente farà valere le ragioni della Città. (gc)

[Giusy Caminiti è sindaca di Villa San Giovanni]

L’OPINIONE / Franz Caruso: È importante tornare a parlare di libertà

di FRANZ CARUSO – Riparlare oggi del Partito d’azione e di quello che ha rappresentato nel periodo che va dal 1942 al 1947, è sicuramente il modo più giusto per riaffermare quella che è una storia che è patrimonio politico e culturale del nostro Paese ed alla quale dobbiamo sempre riferirci per riaffermare i valori di unità, libertà e di giustizia sociale.

Sono fiero ed orgoglioso di portare il saluto di una città che è stata la più socialista d’Italia ad un convegno che rivendica e rinverdisce azioni politiche importanti di libertà, democrazia e di giustizia.

La decisione di celebrare proprio a Cosenza il primo congresso del Partito d’Azione, sono state una scelta dettata sostanzialmente da due ordini di motivi: da un lato il fatto che il Partito era guidato dal triestino Nino Woditzka, confinato dal regime fascista proprio a Cosenza, dopo essere stato a Ponza e a Ventotene, e poi anche perché notevole era il seguito popolare che il Partito d’Azione faceva registrare alle nostre latitudini, con una presenza importante di azionisti, sia in città che nel territorio regionale.

Lo testimoniò il dato registrato nel 1946, in occasione delle elezioni dell’Assemblea Costituente, quando il Partito d’Azione a livello nazionale non prese molti voti, attestandosi su una percentuale dell’1,4%, mentre, invece, a Cosenza raggiunse la percentuale del 3,2% e nelle amministrative di quegli anni gli azionisti conquistarono la maggioranza in tre consessi consiliari ed elessero 70 consiglieri comunali.

Quello del 1944 fu un congresso particolare, perché vi parteciparono circa 200 delegati provenienti da molte regioni del Centro-Sud e fu importante – e lo dico con l’orgoglio del socialista – perché in quel congresso prevalse la linea socialista, quella di Emilio Lussu, in contrapposizione alla linea liberale sostenuta da Ugo La Malfa. Ci fu, in altri termini, una caratterizzazione del Partito d’Azione in senso chiaramente socialista, carattere che venne proclamato dallo stesso congresso in uno degli ordini del giorno che erano stati presentati.

Anzitutto si affermava che il Partito d’azione era un movimento socialista antitotalitario, autonomista e liberale che intendeva realizzare il socialismo nella società e nello Stato, in funzione permanente di libertà”. Nel suo intervento il Sindaco di Cosenza ha poi messo in luce l’intensità del dibattito Quello sviluppatosi nel congresso cosentino del ’44. fu un dibattito vero, caratterizzato da un confronto democratico. Fu anche anche la prima volta che un partito politico si caratterizzò per una democrazia interna

Il congresso di Cosenza fu chiamato a pronunciarsi sulla questione meridionale, soprattutto dopo la relazione di Guido Dorso. Una questione ancora oggi irrisolta, ma la cui soluzione era ritenuta vitale per la realizzazione della effettiva democrazia in tutta Italia, in quanto non poteva esserci autentico rinnovamento senza che fossero radicalmente estirpati nel Mezzogiorno le sperequazioni economiche, il dispotismo dello Stato accentratore, il malcostume politico delle clientele personali, la secolare miseria delle popolazioni. Il congresso di Cosenza fu utile anche perché in quella sede fu approvato lo Statuto provvisorio del Partito d’Azione.

Già dall’articolo 1 dello statuto si compresero il senso e gli ideali che ne guidavano il cammino: il partito d’azione era un’associazione libera, di uomini liberi i quali si proponevano di attuare gli ideali di libertà e di giustizia espressi nel programma. Bisogna ritornare a quei valori, a quelle battaglie e a quelle discussioni perché, come mi capita spesso di ricordare, la libertà non è qualcosa che si conquista per sempre, ma va difesa e si conquista giorno per giorno. E abbiamo bisogno di ritornare alla riaffermazione di questi valori perché, mai come in questo momento, registriamo delle posizioni – e lo dico da socialista, senza infingimenti – di arretramento su alcuni temi importanti e su alcune libertà fondamentali, una su tutte, la libertà espressione del pensiero, costituzionalmente garantita.

È importante tornare a parlare di libertà, soprattutto rispetto ad alcune modifiche costituzionali e istituzionali che vengono imposte non perché utili al Paese, ma perché frutto di accordi di maggioranza. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Bruno Tucci: Il triste record in Calabria delle aggressioni al personale ferroviario

di BRUNO TUCCIPurtroppo, un altro record negativo per la “nostra” Calabria. Avviene in treno: il personale ferroviario viene aggredito da individui senza scrupoli che diventano violenti contro chi sta svolgendo il proprio lavoro. “Mi fa vedere il biglietto, per favore?”, oppure: “Spenga quella sigaretta, qui è proibito fumare”.

Scatta la reazione, tanto che una indagine mostra che fatti del genere, assurdi e incredibili, hanno raggiunto la “modica cifra” del 57 per cento. Ci sarebbe da piangere leggendo questi dati. Ma è meglio ponderarli e verificare se ci sono responsabilità o omissioni da parte di qualcuno. 

In primo luogo, sarebbe necessario sapere chi, più abitualmente, si macchia di un atto così brutale. Una volta individuato il male, si sarebbe potuto agire di conseguenza. Lasciatemi dire, però, che una responsabilità salta subito agli occhi: se si è arrivati a raggiungere questo incredibile record, come mai non si sono prese subito le misure essenziali per stroncare il fenomeno?

Perché dinanzi ad un dato così significativo si è perduto altro tempo? Per quale ragione si è tergiversato tanto? Non sarebbe poi stato così difficile stroncare questi eventi che rendono la Calabria una terra che invece non è. Allora, è bene sottolineare che qualche evidente responsabilità c’è stata: omessa prevenzione, poca cautela, maggiori verifiche?

Tutte queste cose insieme avrebbero potuto contrastare il problema. In parole più semplici, è chiaro che nelle carrozze ferroviarie occorre più vigilanza: i poliziotti sono pochi e non si capisce perché non debbano aumentare.

Già, in Calabria viaggiare in treno non è una delizia. Si impiegano ore per raggiungere il paese o la città dove devi andare. Se poi a questo disagio si aggiunge la poca e scarsa vigilanza che rendono il tragitto difficile e a volte pericoloso (per i viaggiatori, per il personale e per gli agenti addetti al controllo e alla sicurezza) allora si comprendono le ragioni per cui si preferisce il pullman o qualsiasi altro mezzo meno temibile. (bt)

L’OPINIONE / Francesco Garofalo: Addio Frecciarossa e stazione di Sibari

di FRANCESCO GAROFALO – Addio freccia rossa e stazione di Sibari. Con la concretizzazione, dell’ormai noto progetto denominato lunetta, di fatto si esclude lo storico scalo ferroviario sibarita.

L’elaborato, redatto da Rete Ferroviaria Italiana ed approvato dalla Regione Calabria, prevede una bretella a ridosso del centro abitato di Sibari. Un’opera, che isola l’intero territorio da Roseto Capospulico a Sibari, in cui insistono il Parco Archeologico, il Museo Nazionale, centro turistici d’eccellenza e numerose aziende agricole di nicchia. Oltretutto, la realizzazione della bretella, avrebbe un violento impatto sia sotto l’aspetto ambientale e paesaggistico.

Ma quello che preoccupa, dopo i primi fuochi d’artifici, è il silenzio e la totale indifferenza, rispetto ad un problema che taglia l’alta Calabria dai grandi collegamenti e il resto d’Italia.

Alla luce di questo è opportuno che l’Amministrazione Comunale di Cassano, chieda al nuovo assessore regionale ai Trasporti, un tavolo per evitare questo ulteriore scippo. Cancellare, in nome di esigenze aziendali e di manovre politiche opportunistiche, la storia e la funzione della ferrovia di Sibari, significherebbe far vivere i cittadini di ricordi e poter dire: qui una volta c’era la stazione. (fg)

[Francesco Garofalo è presidente del Centro Studi “Giorgio La Pira”, di Cassano All’Ionio]

L’OPINIONE / A. Baldari, F. Grillo e I. Potente: Grazie presidente, ma della sua solidarietà ne facciamo volentieri a meno

di ALESSANDRA BALDARI, FRANCO GRILLO E IVAN POTENTE – Ci è sembrato d’uopo, attraverso quanto ivi novellato, andare oltre il penoso coro di solidarietà piagnucolante che tutte le (troppe) volte in cui si realizza un’aggressione al personale medico e sanitario, si leva con grancassa da interlocutori vari, eventuali e, spesso, improbabili.

Questo perché, cotanto coro, è sostenuto a gran voce anche da chi dovrebbe preoccuparsi ed occuparsi di come far sì che tali dinamiche mai si realizzino, nonché dai tanti soggetti che, a vario titolo, hanno determinato il clima che incombe sui medici e sui sanitari del servizio pubblico.

L’aggressione subita dal collega medico che dirige il Pronto Soccorso di Lamezia Terme, intanto, segna un pesante salto di qualità in questa progressione criminale. L’autore si era preparato e predisposto a tanto “armandosi” per l’evento, immaginiamo, con ciò che aveva in casa. Se le sue disponibilità da oplite di questo mai sopito fanatismo contro Asclepio, fossero state altre, beh non osiamo pensare al potenziale risultato finale. Quindi un grazie ed un grande abbraccio Rosarino Procopio che ha subito una viltà simile nel mentre si spendeva a favore degli altri.

Naturalmente, per la Fp Cgil  non può finire qui. Vogliamo continuare ad esser chiari come nostro costume. Partiamo dai dati: quanto emergente dalla raccolta statistica relativa al 2023 parla di 39 aggressioni in Calabria. Il dato è pesantemente sottostimato a nostro avviso. Tante sono le aggressioni che gli stessi operatori non denunciano per i motivi più svariati in cui sono da ricomprendere anche tutti quei fenomeni di indebita pressione che il malcapitato subisce “dall’ambiente” in cui vive e lavora; ambiente che consiglia di soprassedere per evitare altri spiacevoli “inconvenienti”. Qui si innesta il punto cruciale della nostra riflessione. Come siamo arrivati a questo? Chi sono i responsabili di questa delegittimazione della professione medica e sanitaria che hanno tracciato questa via? Il fenomeno ha certamente radici profonde e parte da lontano ma, fuori da ogni solecismo sintattico e intellettuale, ci limitiamo a ricordare la storia recente del paese e della regione. Una storia fatta di falsità ideologiche che hanno troppo spesso indicato i medici del servizio pubblico quali unici responsabili dell’agonia in cui versa il Ssn in molte regioni.

L’incapacità politica di riorganizzare legata a filo doppio dalla volontà della stessa di procedere ad una oramai evidente privatizzazione, da tempo, guida il sistema verso un percorso predestinato. Basterà qui che i calabresi, per non parlare degli italiani, si facciano una semplice domanda: come mai tutte queste star chiamate a dirigere i vari settori dei servizi sanitari regionali hanno generalmente fatto fiasco in modo clamoroso? Forse più che di star trattavasi di comparse? Chi si ricorda dei grandiosi risultati ottenuti dai tanti “salvatori della Patria” chiamati a suon di centinaia di migliaia di euro quali maestri d’orchestra della sanità pubblica?

Non siamo mai stati dei prosseneti e mai lo diventeremo, quindi con altrettanta chiarezza diciamo ancora che, è vero che la situazione ereditata in Calabria era ed è drammatica. Già la giunta Loiero, che molti ricordano come il presidentissimo, aveva il mandato politico e il dovere di invertire la rotta rinnovando il patto di fiducia tra cittadino, professionista sanitario e politica regionale. In realtà la rotta fu si invertita…. verso l’abisso. Quindi, tornando all’attualità, il geniale percorso di rinnovamento dettato dal nuovo presidentissimo in salsa romana ha provveduto a modificare tale inveterata, drammatica situazione?

Nulla fin qui si è visto, a parte le innumerevoli dichiarazioni di difficoltà legate alla dinamiche ereditate, quasi come se non fosse egli a governare la regione da un triennio abbondante. Vieppiù la malcelata voglia di continuare a dare addosso alla classe medica regionale che, con senso di abnegazione e, visti i fatti attuali, sprezzo del pericolo, tutti i giorni cerca di dare risposte sanitarie ai bisogni dei cittadini. Ci dica, Presidente, la svolta che lei immaginava passava attraverso Sanibook o attraverso le dichiarazioni di presunta maggiore professionalità, teorica e pratica, dei colleghi cubani?

Grazie Presidente, ma della sua sterile solidarietà facciamo volentieri a meno! (ab, fg e ip)

[Alessandra Baldari, Franco Grillo e Ivan Potente sono rispettivamente Segretaria generale FP Cgil Calabria, segretario generale FP Cgil Area Vasta, e FP Cgil Medici e Dirigenti area Sanitaria]

L’OPINIONE / Daniela Palaia: Osservazioni della Regione attestano le ragioni di chi si oppone al Parco Eolico

di DANIELA PALAIA – Il dipartimento Ambiente della Regione Calabria ha comunicato al ministero competente le proprie osservazioni sull’ipotesi di realizzazione di un parco eolico marino a largo del golfo di Squillace.

Secondo la Cittadella di località Germaneto, l’impianto, se realizzato, andrebbe a incidere su “un’area ad elevata valenza naturalistica”, perché “cumulato con gli altri fattori di pressione già in essere potrebbe costituire una significativa interferenza sulle popolazioni a rischio di estinzione”. Il dipartimento, in particolare, fa riferimento alle tartarughe Caretta Caretta, al delfino di Risso, a diverse specie di uccelli migratori; tutti attori dell’ecosistema che dalle pale eoliche ancorate nel mare del golfo di Squillace potrebbero subire danni significativi.

Le puntuali osservazioni inviate dalla Regione al ministero dell’Ambiente attestano, una volta di più, la fondatezza delle ragioni di chi da sempre si oppone all’impianto.
Per mesi, come Amministrazione, abbiamo lavorato con gli altri Comuni, con il mondo dell’associazionismo e la società civile per costruire un fronte coeso e ampio che facesse massa critica in difesa del territorio, dunque dell’interesse generale, contro l’ennesima tentativo di sfruttare il territorio stesso a fini particolari e speculativi.
Oggi raccogliamo i frutti di quel lavoro e non possiamo che dirci soddisfatti se anche la massima istituzione rappresentativa dei calabresi sposa la tesi che il parco eolico off shore mette a rischio gli ecosistemi peculiari delle acque interessate e dunque compromette, appunto, interessi generali meritevoli di tutela. Senza dimenticare che anche la Soprintendenza ha di recente chiesto integrazioni al progetto nel timore che i beni paesaggistici ne potrebbero risultare compromessi.
Nessun “no” a prescindere, quindi, ma a patto che non si deturpino il territorio e i suoi beni – come del resto ha affermato di recente anche l’assessore Varì, sia pure cambiando idea rispetto alla sua originaria posizione di apertura. Da parte nostra, in ogni caso, nessuna abiura rispetto alla necessità di una transizione ecologica ineludibile ma che sia rispettosa di tutti gli interessi in campo. Abbiamo infatti opposto argomenti seri e fondati, che sono stati oggetto di manifestazioni pubbliche, dibattiti, atti formali assunti da diversi Comuni rivieraschi e non. Una unione che ha fatto la forza, in controtendenza rispetto allo stereotipo che vorrebbe la Calabria sempre restia a prendere posizione sulle questioni che riguardano da vicino il suo futuro.
Rimane fermo l’impegno, ora, a proseguire lungo la strada intrapresa senza abbassare la guardia. La risorsa mare è e resta cruciale per difendere filiere importanti della nostra economia e battere al contempo nuove strade per favorire uno sviluppo endogeno che sia anche sostenibile. (dp)
[Daniela Palaia è consigliera comunale di Catanzaro]

L’OPINIONE / Enzo Musolino: Sulla questione “spazzatura”: un servizio ottimale per Villa è essenziale per la Comunità

di ENZO MUSOLINO – Veniamo al punto:  la tassa sui rifiuti a Villa rischia di essere un grosso problema per le famiglie, un costo insostenibile.

Quest’anno la tariffa notificata è incrementata di circa il 20% e le ragioni non sono confortanti. I villesi, per buona parte, hanno da tempo imparato a differenziare senza però che questa giusta abitudine si sia trasformata per i più virtuosi in un risparmio.
La “spazzatura”, infatti, non è solo “indifferenziato” ma è anche plastica, multi materiale, vetro, carta, un conferimento, quindi, riciclabile – cui i villesi contribuiscono in buona misura – che dovrebbe comportare un ritorno favorevole per i Comuni. I cittadini che hanno negli anni imparato a differenziare, che depositano correttamente i materiali secondo le giornate previste, perché non dovrebbero godere di un regime premiale?
Perché subiscono anch’essi un aggravio d’imposta che non hanno contribuito a generare? Si dirà, anche giustamente: ci sono pure i villesi indisciplinati, quelli che il mercoledì buttano di tutto nell’indifferenziata e a causa di questi, a causa dell’aumento di conferimento indifferenziato negli ultimi anni, siamo costretti – per conguaglio – a pagare di più tutti quanti!
Tutto questo però, come è evidente, non ci consola. Le segnalazioni degli abusi che, senz’altro, sono state fatte, bastano?  Le multe irrogate riscosse sono sufficienti ?
I controlli sono adeguati? Rimane, inoltre, il grande problema dell’evasione e degli scarsi risultati in tema di emersione delle utenze non formalizzate. Si può fare di più in tale ambito?  Possiamo stanare i “furbetti” evitando di gravare i soliti che pagano, la gente perbene che viene sempre penalizzata?
Presto partirà un nuovo servizio di raccolta rifiuti, un nuovo contratto, una nuova ditta, nonostante l’annullamento dell’ultima gara. L’appalto sarà più complesso, gli oneri maggiori, la tariffa aumenterà ancora per un servizio, speriamo, migliore: è una scommessa che ci auguriamo l’Amministrazione vinca per il bene di Villa e per il bene dei lavoratori coinvolti.
Sarà finalmente previsto – lo auspichiamo davvero – un sistema premiale che in qualche modo agevolerà i più bravi e su questo punto chiediamo agli amministratori  ancora più  impegno, uno sforzo più deciso finalizzato a riconoscere ai villesi, alla stragrande maggioranza di essi, un ruolo attivo nell’obiettivo generale del riciclo per l’ambiente, per le nuove generazioni.
Sarebbe davvero un’occasione sprecata trovarsi l’anno prossimo con nuove bollette solo incrementate negli importi, con la stessa sorpresa che ci ha colto tutti quest’anno. È mancata la comunicazione? Si poteva fare di più? “Guelfi e Ghibellini” si divideranno anche su questo e non risolveranno nulla.
Ciò che conta è partire preparati per il prossimo anno, è dare finalmente un segno di cambiamento che riguardi, ad esempio, la pulizia dei cimiteri e l’isola ecologica.
Sono noti i ritardi che questi servizi e quest’opera stanno accumulando negli ultimi tempi, alle prese con una gestione del camposanto villese non perfetta e con i finanziamenti regionali per ‘l’Isola” ritirati.
È necessario che il 2025 segni un cambio di passo non più procrastinabile. Siamo già in tempo di bilanci, di consuntivi? Probabilmente ancora no, c’è ancora spazio per un minimo irrinunciabile, per una gestione ordinaria che soddisfi le esigenze basilari di tutti i cittadini. I villesi, ne siamo sicuri, sapranno fare la loro parte. (em)
[Enzo Musolino è segretario cittadino del PD Villa San Giovanni]

L’OPINIONE / Antonio Lorena: Riattivazione del Cinema Teatro Costabile un imperativo culturale e sociale

di ANTONIO LORENAIl Teatro Franco Costabile, cuore pulsante della cultura e fulcro del risorgimento artistico del centro storico di Sambiase, si avvicina a un momento cruciale della sua rinascita culturale: la riattivazione del cinema, lungamente attesa e ora più necessaria che mai. Questo non è solo un arricchimento per il teatro stesso, ma una rivitalizzazione per tutto il centro storico, che merita di riscoprire il cinema come luogo di incontro e di scambio culturale. 

Il percorso verso la riapertura del cinema è stato segnato da una serie di sollecitazioni fatte dall’attuale utilizzatore del teatro, da tante associazioni locali e dal sottoscritto, i quali hanno più volte chiesto all’amministrazione comunale di avviare le procedure di autorizzazione necessarie. Tuttavia, nonostante le competenze e la volontà già presenti, ci troviamo di fronte a ritardi e mancanze che non rendono onore al lavoro compiuto finora, denotando scarso interesse verso una struttura così importante e il contesto in cui essa è collocata.

L’approssimarsi delle festività natalizie offre l’occasione ideale per accelerare questi processi e inaugurare il servizio cinematografico, garantendo così un’offerta culturale rinnovata in un periodo di alta affluenza. Sebbene siano stati avviati contatti con un’importante agenzia di Napoli, l’urgenza di agire non deriva solo dalla possibilità di apertura imminente, ma dalla consapevolezza che il tempo per rendere operativa questa iniziativa è maturo, indipendentemente da tali contatti. In questo contesto, l’apertura del cinema non solo risponderebbe a un bisogno culturale, ma agirebbe da catalizzatore per un più ampio risveglio sociale e culturale, sollecitando l’amministrazione a un impegno concreto e visibile. È, dunque, un imperativo tanto culturale quanto politico che interpella direttamente la responsabilità dell’amministrazione verso la città e i suoi cittadini. 

L’ora è adesso. Non si può più rimandare. Lamezia Terme merita una gestione attenta che riconosca e valorizzi i suoi gioielli culturali, trasformando il Teatro Franco Costabile in un simbolo di dinamismo e rinnovamento per tutto il centro storico. Questo slancio rinnovato per il Teatro Franco Costabile rappresenta un’opportunità unica per dimostrare il valore e l’importanza di investire nella cultura come motore di crescita e coesione sociale. (al)

[Antonio Lorenza è consigliere comunale di Fdi di Lamezia]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: L’incoerenza non aiuta ad accellerare gli interventi di bonifica da parte di Eni

di EMILIO ERRIGO  – Si afferma spesso, con amara consapevolezza tra amici e conoscenti, che non esistano persone peggiori di quelle che, pur avendo vista e udito integri, si rifiutano di riconoscere la realtà ambientale circostante e di ascoltare attentamente le voci della cittadinanza e degli esperti. Mi riferisco, per chiarezza, al cosiddetto “Caso di studio del Sin Crotone.”

Premetto che, da anni, ribadisco nei convegni e negli eventi pubblici dedicati alla sostenibilità e all’economia circolare che ogni Regione italiana in cui sono presenti uno o più dei 42 Siti di Interesse Nazionale (Sin) dovrebbe prevedere almeno un impianto tecnologicamente avanzato, dedicato alla gestione pubblica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, con o senza Tenorm e amianto, provenienti dai rispettivi Sin regionali.

Pochi cittadini sanno che, attualmente, l’unico impianto privato per questo tipo di rifiuti si trova proprio a Crotone, in Calabria, ed è ormai prossimo alla saturazione. Si stenta a comprendere come sia possibile che i rifiuti pericolosi, stoccati da decenni in aree costiere di proprietà di Eni Rewind S.p.A., non possano essere conferiti in un impianto tecnologicamente avanzato, autorizzato e funzionante, situato nel Comune di Crotone e gestito da Sovreco S.p.A.

Per quale motivo, si chiedono giustamente i cittadini, non è stato finora consentito il trasferimento di una minima parte delle migliaia di tonnellate di rifiuti giacenti da oltre trent’anni nelle discariche costiere di Crotone all’impianto locale autorizzato e funzionante?

La pratica di esportare rifiuti industriali pericolosi e non, prodotti a Crotone, in Stati esteri, appare oggi del tutto incompatibile con il diritto ambientale, le convenzioni internazionali e le direttive europee. Non è raro leggere di traffici illeciti di rifiuti, tossici e nocivi, che vedono l’Italia come punto di partenza e arrivo, le regioni meridionali, come Campania e Calabria, spesso utilizzate come discariche finali da organizzazioni operanti in tutta Italia.

Quanto sopra risulta illogico, incoerente e irragionevole, soprattutto se si considera che, mentre il conferimento dei rifiuti pericolosi di Crotone presso l’impianto di Sovreco S.p.A. viene ostacolato, la stessa struttura accoglie regolarmente rifiuti speciali pericolosi da ogni altra regione d’Italia. È incomprensibile come questo impianto possa essere considerato idoneo per i rifiuti speciali provenienti da ogni angolo del paese e, al contempo, inadeguato per quelli locali.

In questo contesto di inspiegabile rigidità ideologica e amministrativa, che rallenta gravemente le attività di bonifica e recupero ambientale da parte di Eni Rewind S.p.A., è doveroso informare i cittadini che, nonostante tutto, le procedure amministrative per la realizzazione degli interventi di bonifica e riparazione del danno ambientale, previsti nel “Piano degli Interventi 2024-2026”, proseguono grazie al sostegno finanziario derivante dalla sentenza del Tribunale Civile di Milano del 2012. Tali interventi sono di competenza del Commissario Straordinario delegato di Governo, che si avvale del personale specializzato dell’Arma dei Carabinieri, della società pubblica Sogesid S.p.A., degli esperti Ispra-Snpae Arpacal.

Il primo intervento in programma prevede la bonifica della “Casa di cura e residenza per Anziani Villa Elmerinda” a Cutro, seguita da attività di caratterizzazione dei suoli, analisi delle acque di falda e monitoraggio dell’ambiente marino a Crotone e un intervento nel Comune di Isola Capo Rizzuto. Altri interventi, in fase di completamento a cura del Comune di Crotone, sono concordati con il Ministero dell’Ambiente e la Regione Calabria.

Consentire all’obbligato proprietario di bonificare le aree contaminate del Sin Crotone tramite il conferimento di una quantità ragionevole di rifiuti pericolosi presso l’impianto di Sovreco non rappresenta un rischio, ma un beneficio per la salute pubblica: il sito è infatti costruito a norma di legge per accogliere rifiuti speciali. È altresì evidente la necessità di individuare in tutte le Regioni d’Italia impianti di “Interesse Nazionale” a gestione pubblica, destinati al trattamento dei rifiuti pericolosi giacenti nei Sin.

Lascio dunque ai lettori una riflessione: è giusto, logico e ragionevole che continui questo inspiegabile e controproducente ritardo?

[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, è studioso di diritto internazionale dell’ambiente e docente universitario di “Diritto Internazionale e del Mare” e di “Management delle Attività Portuali” presso l’Università della Tuscia (VT). Attuale Commissario Straordinario di Governo del SIN Crotone-Cassano e Cerchiara di Calabria]