L’OPINIONE / Vincenzo Marra: Il diritto alla cura avamposto di civiltà

di PEPPE MARRA – Grazie per la partecipata presenza, grazie a coloro i quali hanno accettato l’invito dell’Amministrazione comunale e grazie a quanti hanno deciso di intervenire quest’oggi al Consiglio comunale aperto, dedicato alla sanità e all’imprescindibile diritto alla salute.

La straordinarietà della convocazione, per norma, regolata ai sensi del regolamento comunale, è data appunto dalla delicatezza di un tema le cui priorità segnano il termometro di un’esigenza incombente che riguarda l’intera comunità e per la quale non intendiamo soprassedere.

Anzi, siamo fermamente consapevoli del fatto che, il diritto alla cura, il servizio sanitario e assistenziale, rappresentino un avamposto di civiltà e di dignità ancor prima che settori fondamentali della nostra società. Infatti, la scelta di questo Consiglio comunale porta con sé la volontà politica di discutere, ascoltare e intercettare possibili percorsi comuni, affinché non si smarrisca mai il senso di una sanità a misura d’uomo costruita su prossimità e territorialità. Ma l’auspicio è anche quello, attraverso contributi qualificati dei corpi cosiddetti intermedi, di ragionare in termini propositivi e punti programmatici condivisi, perché, su queste battaglie, il fronte deve essere comune e non ci possono essere divisioni di parte.

Se me lo concedete, voglio fare solo un appello. Non da Presidente della massima Assise cittadina, né da profilo politico, ma da cittadino e da uomo.
Vi chiedo uno sforzo per lavorare per produrre proposte concrete, per un comparto – sappiamo – caratterizzato da difficoltà organizzative, budget inadeguati, carenze di infrastrutture sanitarie, carenza di personale (anzi, a loro, a nome del Consiglio comunale, vorrei tributare un immenso grazie perché non ci siamo affatto dimenticati quando medici, infermieri e addetti ai lavori, erano in trincea contro la pandemia del Covid), e da tante altre complessità che non starò qui a ricordare, perché probabilmente, qualcuno dopo di me, saprà meglio specificare. Facciamolo tenendo a mente che, con le insufficienze della sanità pubblica, quelli a pagarne maggiormente le conseguenze sono i più vulnerabili. Spesso sono le persone affette da patologie psichiatriche e soprattutto sono i bambini che soffrono di problemi neurologici.

Tra le tante lettere, richieste, riflessioni, sfoghi, che mi sono state recapitate, mi ha intimamente colpito, quella di una famiglia che mi ha raccontato la storia del loro figlio Giuseppe – ovvio, ho scelto un nome frutto della mia fantasia.
Ma la storia e il dolore sono autentici e sono gli stessi, purtroppo, di tante famiglie della nostra città.

Sono storie di disperazione e sconforto che quasi sempre sbattono nel muro di una realtà pubblica come la nostra, che non è adeguata – per non dire inesistente – alla cura e all’accompagnamento di questi bambini, costretti con le famiglie a lunghi viaggi della speranza per ottenere una diagnosi e poi per attivare le cure specialistiche e le attività accessorie che da questa derivano.

Spese logistiche, esborsi terapeutici e solitudine: sono questi i macigni di cui la sanità pubblica dovrebbe prendersi carico. In molti casi, le famiglie che vivono queste situazioni più o meno drammatiche, devono fare i conti sull’aspettativa che muore, su quel disegno di vita per i propri figli, che viene stracciato via da una malattia degenerativa, o da una condizione di disturbo neurologico; e allora si trovano costretti a reinventarsi e costruire un nuovo progetto, a battere un nuovo sentiero di vita. Più complesso, più arduo, irto di ostacoli e burocrazia. E spesso, troppo spesso, questi genitori e queste famiglie sono lasciate sole al loro destino, che quando va bene, si ritrovano senza un percorso psicologico che le aiuti ad affrontare la sfida più dura della loro vita, e quando va male sono costretti a rinunciare al lavoro per seguire i propri figli e il calvario che il destino gli ha riservato.

Pensate, a Reggio Calabria, non esiste la psichiatria infantile! Non esistono programmi per seguire e accompagnare queste famiglie nel buio della loro ‘notte’. È lo stato che perde perché incapace di ascoltare il loro grido di aiuto.
Questo è un messaggio chiaro di una sanità pubblica che perde quell’umanità che dovrebbe ispirare ogni sua singola scelta, una sanità pubblica che abdica alla sua viscerale missione di non lasciare indietro nessuno.

E oggi, siamo qui non certo per cambiare con lo schioccare delle dita questo stato di cose, le cui criticità hanno radici profonde, ma per far sentire forte la voce di una comunità che non resta indifferente al bisogno di tante famiglie come quella di Giuseppe. Facciamo in modo che questo Consiglio comunale non risulti vano! Grazie. (pm)

[Peppe Marra è presidente del Consiglio comunale di Reggio]

L’OPINIONE / Giovanni Pirillo: A Longobucco no c’è nessuna emergenza radon

di GIOVANNI PIRILLO – Longobucco non esiste alcuna emergenza ambientale legata al Radon. La situazione è perfettamente sotto controllo. L’Amministrazione Comunale ha messo in atto tutte le misure preventive da adottare per evitare ogni possibile rischio. Quello che dispiace è che si sta mettendo in atto una vera e propria campagna di terrorismo psicologico che non ha ragione di essere.

Gli studi effettuati dall’Arpacal confermano che l’entità del problema è stata sovrastimata e che i quantitativi di gas rilevati rientrano nella norma, soprattutto se si considera la conformazione del territorio, ricco di minerali ed elementi chimici.

L’Amministrazione Comunale ha, da subito, preso seriamente il problema, mettendo in campo tutte le azioni necessarie per tutelare la salute pubblica: dalla sanificazione dei locali comunali, alla collaborazione con l’Arpacal, tenendo sempre informata la cittadinanza sull’evolversi della questione.

Per tutelare la salute dei cittadini, la popolazione e le attività commerciali, sono state invitate a dotarsi di segnalatori di radon, in modo da poter intervenire adeguatamente e limitare ogni possibile contatto o esposizione. Se ci sarà collaborazione da parte dei cittadini, il problema potrà rientrare in poco tempo. (gp)

[Giovanni Pirillo è sindaco di Longobucco]

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: La rivoluzione della mobilità, si punterà a intermodalità metro, bus e funicolare

di NICOLA FIORITA – La metropolitana di superficie, che entrerà in esercizio prevedibilmente nei primi mesi del 2025, comporterà una rivoluzione non solo nel sistema della mobilità del Capoluogo, ma addirittura negli stili di vita e nelle abitudini dei cittadini e di coloro che frequentano Catanzaro per lavoro, per studio o per cure sanitarie. Vinta la battaglia per il completamento dell’opera, e di questo non esito a dare merito al presidente Occhiuto, ai progettisti, alla direzione dei lavori e alle maestranze, ora la sfida si sposta sulla sostenibilità del sistema e sul nuovo assetto della mobilità e della sosta. Dovremo lavorare come una vera squadra: il Comune, l’Amc, la Regione, le Ferrovie della Calabria, Trenitalia, ognuno dovrà fare la sua parte in questo delicato e complesso puzzle che potrebbe determinare una grande svolta nella vita del Capoluogo.
Prima di entrare brevemente nel merito delle questioni che dovremo affrontare, desidero rivolgere un ringraziamento al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha difeso il finanziamento dell’opera e dato un impulso notevole ai lavori, coadiuvato dai suoi dirigenti, ai progettisti e alla direzione dei lavori, alle imprese che sono state impegnate nella delicata realizzazione. Non voglio dimenticare chi questa opera ha ideato e avviato, come il sindaco Rosario Olivo e il presidente della Regione Agazio Loiero, e tutti coloro che hanno avuto un ruolo in questi lunghi anni.

Ridisegnare il servizio dell’Amc in chiave intermodale

È assolutamente necessario ridisegnare il servizio dell’Amc in chiave intermodale, si pensi soprattutto alla funicolare Piè Sala-piazza Roma, ma anche allo scopo di meglio sfruttare le potenzialità della metro. Mi spiego meglio con un esempio. Poiché la rotaia coprirà con grande efficacia ed utilità il percorso principale Centro-Lido con le linee A e B, alcune delle attuali linee potranno essere più proficuamente spostate a servizio di altri quartieri, oggi meno serviti, e di altre esigenze.
Ogni linea dell’Amc dovrà essere messa in relazione al servizio offerto dalla metro, in maniera da garantire un collegamento veloce e più puntuale verso ogni angolo della città. Auspico che già nelle prossime settimane, i tecnici di Amc e Ferrovie della Calabria si incontrino per perfezionare questo nuovo sistema.

La sostenibilità della metro e di Amc

L’entrata in funzione della metro porrà il problema primario della sostenibilità del sistema, ma anche dei riflessi economici che avrà sulle casse dell’Amc a cui prevedibilmente saranno sottratti molti viaggiatori che preferiranno la velocità e la puntualità dei treni. Quanti passeggeri dovrà trasportare giornalmente la metro per essere economicamente sostenibile? Non possiamo ovviamente fare raffronti con una metropolitana come quella di Brescia, che imbarca 40.000 viaggiatori al giorno. Questi numeri sono molto lontani dalla nostra realtà, ma è evidente che bisognerà puntare su cifre significative che gli esperti ci indicheranno. Con la Regione dovremo ragionare sul come “indennizzare” l’Amcdel minore introito.

Biglietto unico integrato, benefit e campagna di comunicazione

Dobbiamo aiutare i cittadini a cambiare le loro abitudini e quindi ad usare la metro per raggiungere Sala, Santa Maria, Pistoia, rione Fortuna, soprattutto Lido e viceversa, ma anche per arrivare al campus universitario con il suo policlinico e alla cittadella regionale, nonché alla stazione Rfi di Germaneto. Per fare questo dovremo pensare al biglietto unico integrato che consenta ai cittadini di utilizzare senza ulteriori costi sia la metro sia i bus dell’Amc sia la funicolare. Credo sarà necessario studiare dei benefit sia per gli studenti universitari che per i pendolari che arrivano dalla provincia per certificate ragioni di lavoro.
Infine, suggerirò alla Regione di partire con una massiccia campagna di comunicazione che spieghi a tutti i calabresi i vantaggi dell’uso della metro, compresi quelli ambientali con la riduzione delle emissioni nell’aria. Biglietto unico integrato, gestione degli spazi pubblicitari e campagne di comunicazione potrebbero essere gestite in tandem o forma consortile da Amc e Ferrovie della Calabria.
L’arte nelle stazioni
Come è avvenuto in altre città italiane che vantano una metro, le stazioni – che sono state completamente rinnovate – potranno ospitare opere d’arte, in particolare murales o altre installazioni. Proporrò alla Regione e alle Ferrovie della Calabria l’indizione di un concorso di idee per gli artisti che vorranno cimentarsi in questa operazione che renderà più colorata e allegra la sosta nelle stazioni. (nf)
[Nicola Fiorita è sindaco di Catanzaro]

L’OPINIONE / Alberto Gioffrè: Le priorità della Metrocity di Reggio Calabria

di ALBERTO GIOFFRÈLa Provincia geografica reggina può diventare realmente una Città Metropolitana, ma dovrebbero essere considerate le sue Priorità.

Non è facile considerare città, un territorio di 500.000 abitanti, vasto ben 3.183 chilometri quadrati e con 97 Comuni; ma l’istituzione quasi decennale della Città Metropolitana di Reggio mirava anche a rendere più vicine le diverse realtà, ricche di consistenti patrimoni culturali, naturalistici, e paesaggistici.

Rispetto alle tradizionali Province, la MetroCity è avvantaggiata sotto il profilo finanziario. Gode infatti delle economie di agglomerazione, che determinano la concentrazione di reddito, superiore al resto della Regione: diverse imposte indirizzate alla Città Metropolitana consentono di ottenere risorse tributarie dai 50 ai 100 euro per abitante (43.840.720 euro, che possono essere utilizzati per migliorare i servizi sul territorio).

La mobilità rappresenta certamente il primo interesse: riuscire a spostarsi facilmente ed in poco tempo tra i Comuni della MetroCity dovrebbe essere la più importante delle priorità. Tutte le strade della provincia geografica reggina dovrebbero essere supportate da adeguata segnaletica. Il manto stradale inoltre dovrebbe essere totalmente privo di buche, con una manutenzione costante ed efficace. Le stesse strade inoltre dovrebbero essere dotate di tutti gli accorgimenti per una corretta percorrenza diurna e notturna.

In autostrada si notano spesso pannelli antirumore che “ingabbiano” l’arteria, impedendo qualsiasi visione dell’intorno: essi sono collocati generalmente proprio nei punti di maggiore interesse paesaggistico, tanto da potere essere definititi, più che “antirumore”, pannelli anti-panorama. È evidente che al loro posto, con lo stesso scopo, sarebbero molto più utili, e certamente più apprezzati, dei pannelli trasparenti.

Il tempo di percorrenza per raggiungere, da qualsiasi città, le altre cittadine della Città Metropolitana, si rivela sempre eccessivo: e ciò non è più sostenibile. Una strada pedemontana ad anello sui 500 m di quota risolverebbe drasticamente il problema, e consentirebbe veloci spostamenti da qualsiasi cittadina all’altra: la si potrebbe realizzare utilizzando alcuni tratti esistenti e costruendone alcuni nuovi. Inoltre appare necessario ed urgente il completamento delle arterie già progettate o realizzate a metà. Parimenti indispensabile è il potenziamento dei collegamenti frequenti con i borghi dell’entroterra con linee di pullman. Infine, risponderebbe alle reali vocazioni del territorio una Metropolitana di superficie con l’utilizzo dell’attuale ferrovia, realizzabile grazie al sistema unico di gestione del traffico ferroviario, con l’inserimento continuo di treni tra una corsa e l’altra.

Tutti questi interventi sono da considerarsi primari.

Si parla spesso dell’immagine delle città: non si  pensi soltanto a come appaiono Reggio e tutte le cittadine della MetroCity agli occhi degli altri italiani. Sia il capoluogo che i 96 Comuni metropolitani  verrebbero immediatamente valorizzati con un’attenta pavimentazione in pietra di tutte le strade delle aree urbanizzate. La trasformazione sarebbe evidente, e ciò consentirebbe di realizzare, contestualmente, opere che offrono ulteriori vantaggi, come i comodi tunnel dei servizi, con la conseguente definitiva cessazione dei continui lavori “di manutenzione” stradale od il ripetuto interramento di nuove reti di qualsiasi genere, che verrebbero invece sistemate all’interno degli stessi tunnel dei servizi.

Tra i servizi primari è compresa la tenuta delle strade urbane, che non possono diventare ricettacolo di rifiuti: ogni Comune può dotarsi di piccoli gassificatori a bassa temperatura, non invasivi, poco costosi, ed addirittura redditizi per il carburante prodotto e per il materiale che si ricava, utilizzabile per il rifacimento del manto stradale.

Gli altri servizi essenziali, infine, devono essere sempre garantiti a tutti i 500.000 abitanti: approvvigionamento idrico; rete di illuminazione; edifici scolastici, di ogni ordine e grado, agibili (con eventuali opere di ristrutturazione da svolgere in estate e non nel corso dell’anno scolastico) e facilmente raggiungibili; strutture sanitarie distribuite capillarmente sul territorio, e quindi riapertura degli ospedali chiusi o ridimensionati per farraginosi motivi.

Auspico, inoltre, una società futura, non tanto utopistica, nella quale le figure apicali della Città Metropolitana e del Comune possano essere individuate non per votazione segreta di auto-candidati, ma, più democraticamente, per acclamazione spontanea di chi, pur non candidandosi, esprime amore per il territorio, capacità organizzativa, onestà intellettuale e materiale, professionalità, spirito di servizio; e di chi abbia già dimostrato di avere veramente a cuore il destino della nostra terra. (ag)

[Alberto Gioffrè è Presidente del Club per l’Unesco Re Italo di Reggio e Presidente Emerito della storica Associazione Ambientalista Kronos 1972]

 

L’OPINIONE / Mariaelena Senese: Governo garantisca ripristino fondi per AV SA-RC

di MARIAELENA SENESE – La Uil Calabria esprime una ferma opposizione ai tagli paventati dal governo ai fondi del Pnrr destinati alla realizzazione di alcuni lotti dell’alta velocità ferroviaria fra Salerno e Reggio Calabria. Questa decisione, rilanciata da organi di stampa nazionale, se confermata rischia di compromettere uno dei progetti infrastrutturali più importanti per il nostro territorio, è inaccettabile e deve essere rivista con urgenza.

Il collegamento ferroviario ad alta velocità fra Salerno e Reggio Calabria rappresenta un’opportunità fondamentale per il rilancio economico della Calabria. Non solo contribuirà a ridurre i tempi di percorrenza e migliorare l’accessibilità, ma stimolerà anche lo sviluppo turistico e commerciale della regione. Tagliare i fondi per questo progetto significa negare al Sud Italia un diritto fondamentale alla mobilità e all’integrazione con il resto del Paese.

La realizzazione di questa infrastruttura è cruciale per attrarre investimenti e migliorare le condizioni di vita dei cittadini calabresi. La Uil Calabria è convinta che il taglio di questi fondi potrebbe portare a una stagnazione economica, aggravando la già precaria situazione occupazionale della nostra regione. Ogni euro investito in infrastrutture è un euro investito in occupazione e sviluppo, e ogni taglio rappresenta una perdita irreparabile di opportunità per i nostri giovani e per le generazioni future.

Il Pnrr è stato concepito per ridurre il divario infrastrutturale tra Nord e Sud e per promuovere una crescita inclusiva e sostenibile. I tagli ai fondi destinati all’alta velocità ferroviaria vanno in direzione opposta rispetto agli obiettivi di coesione e sviluppo stabiliti dalla Commissione Europea e dal governo italiano. È fondamentale che il governo mantenga gli impegni assunti e destini le risorse necessarie per completare questo progetto, non solo per la Calabria, ma per il futuro di tutta l’Italia.

Chiediamo pertanto al governo di rivedere immediatamente questa posizione e di garantire il ripristino dei fondi per il progetto di alta velocità ferroviaria fra Salerno e Reggio Calabria. È essenziale avviare un confronto serio con le parti sociali e le istituzioni locali per pianificare e rendere esecutivi i progetti infrastrutturali strategici per la Calabria.

La Uil Calabria è pronta a mobilitarsi per difendere il diritto alla mobilità e allo sviluppo del nostro territorio. Ci aspettiamo che il governo ascolti le voci dei lavoratori, delle associazioni e dei cittadini calabresi, riconoscendo l’importanza di investire in infrastrutture che possono realmente cambiare il volto della nostra regione. (ms)

[Mariaelena Senese è segretaria generale Uil Calabria]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Due dati buoni non cambiano la situazione drammatica della sanità calabrese e cosentina

di FRANZ CARUSO – Noi siamo a difesa della sanità pubblica. Non contro quella privata, che deve completare e supportare la pubblica, ma è il sistema sanitario pubblico che deve essere garantito e tutelato.

Viviamo una situazione emergenziale e critica che non ha precedenti e non bastano certo due buone realtà, l’ortopedia di Paola e la possibilità di intervenire sull’infarto entro le 90 ore successive, a cambiare questo dato drammatico. Certo, ci fanno  piacere questi due dati,  ma non possiamo dire che la sanità in Calabria è migliorata, soprattutto  continuando a registrare 264 milioni di spesa  per pagare l’emigrazione sanitaria. Se avessimo raggiunto livelli di prestazioni adeguate, questi numeri li avremmo dovuti abbattere, ed invece sono in aumento.
Non vogliamo fare una battaglia tout court  sulla sanità, però  non possiamo dire che siamo contenti dell’annuncite  che osserviamo  nella nostra Regione. Io avrei voluto che chi rappresenta l’Istituzione regionale si rapportasse al problema con correttezza, senza  annunci e dichiarazioni  promozionali.
Perché anche i dati Agenas, scremati dagli apprezzamenti poco istituzionali ed obiettivi che sono stati fatti in occasione della presentazione  del rapporto, ci dicono che la Calabria e Cosenza sono ancora fanalino di coda nel Paese nella sanità pubblica. La nostra città occupa  l’ultimo posto come servizi ospedalieri dell’Annunziata e con questo dato non si può gioire perché a Paola funziona ortopedia. Ecco, dunque, che dobbiamo passare ad una nuova fase, mettendo in campo noi un progetto di sviluppo della sanità calabrese che non sia una crociata della sanità pubblica rispetto a quella privata, ma per una sistema sanitario efficiente e di qualità, capace anche di andare oltre gli annunci, pure importanti, dell’istituzione della facoltà di medicina all’Unical.
Ed, infatti, che ben vengano i grandi nomi della medicina nazionale ed europea, ma se a queste professionalità non offriamo anche le cose pratiche, strutture, strumentazione, personale infermieristico e OSS, non diamo certezza di cura ai cittadini.
Dobbiamo garantire, per esempio, ai pazienti del Pronto Soccorso di Cosenza di essere, quanto meno, presi subito in carico per essere trasferiti in reparto per le  cure adeguate. Parlo del Pronto Soccorso perché questo non puoi sceglierlo. Chi ha una urgenza deve per forza rivolgersi al Pronto Soccorso dell’Annunziata e tutti sappiamo in che condizioni si opera in esso, nonostante l’alta professionalità di chi ci lavora. Questo problema può essere risolto dall’arrivo di altri medici cubani? Non credo proprio. Ed allora il nostro governatore, se è vero che ha una interlocuzione con il governo nazionale, faccia una battaglia per sbloccare le assunzioni, si aprano  le graduatorie che già ci sono, si incominci ad assumere medici italiani,  infermieri e personale OSS. Poi, però, costruisca gli ospedali o quanto meno li adegui.
Perché, per esempio, l’Annunziata sui  730 posti assegnati, oggi ne occupa poco più della metà. Ed allora, anziché realizzare il nuovo Hub di Cosenza si può perdere tempo per andare alla ricerca di un altro sito? Uno studio di fattibilità già c’era, il Comune di Cosenza ha fatto quanto di sua competenza, i finanziamenti ci sono perché non costruirlo? Comunque sia, il Governatore, lo ribadisco, lo faccia dove vuole l’Hub, ma lo faccia ed in fretta, perché la situazione è drammatica altroché migliorata. Certo anche il Policlinico ad Arcavacata è importante, cercheremo le risorse, anche l’Unical le potrà trovare, e lo faremo perché esso non confligge con l’Hub, anzi lo integra e lo potenzia. Ma basta prese in giro”.
Si proceda per realizzare il nuovo ospedale Hub di Cosenza, al fine di garantire  una sanità pubblica adeguata ed efficiente, capace di rispondere alle esigenze di tutti gli utenti della vasta provincia cosentina. In ciò, il mio sogno è quello di garantire addirittura una sanità il più possibile gratuita.
Ma questo è un sogno con risorse da ricercare e conti pubblici da risanare, che non si fa approvando i bilanci 2023 e 2024 senza capire l’entità del debito degli anni precedenti; l’ospedale Hub, invece, potrebbe rappresentare una certezza perché ha già i finanziamenti e potremmo costruirlo in due anni, se alla Regione Calabria si incominciasse a pensare alla cosa pubblica ed al bene collettivo. (fc)
[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Carlo Guccione: «Calabria laboratorio nazionale di saccheggio della sanità»

di CARLO GUCCIONEAvevamo visto giusto nella conferenza stampa del 5 luglio quando  avevamo definito la transazione dell’Asp di Cosenza con banca Bff un atto  inquietante. Il direttore de l’Espresso, Emilio Carelli, nell’editoriale in  edicola questa settimana definisce “il metodo Calabria fa scuola, dietro al  caos gestionale dei conti della sanità calabrese si profila non solo una  inefficienza sistematica ma anche una deliberata volontà di favorire  l’intermediazione di aziende private”. Possiamo dire, senza vantarci, che  avevamo visto giusto.

L’aspetto più inquietante di questa vicenda riguarda i documenti in nostro possesso. In particolare la richiesta del direttore generale, tramite Pec, alla direttrice facente funzioni dell’Uoc  Affari legali dell’Asp di Cosenza. La richiesta che ha come oggetto “richieste determinazioni a note protocollo numero 139.276 – 139.229 – 139.336 – 139.520, tutte emesse il 18/12/2023. Badate bene, non è  indifferente, la transazione viene firmata a Milano il 16 dicembre 2023 tra  i rappresentanti di Bff e il direttore generale dell’Asp di Cosenza e come si  legge nella transazione vengono allegati i file della circolarizzazione inviati  da Bff Bank spa. Elenco dei titoli esecutivi, elenco dei giudizi pendenti,  fatture Althea Italia spa esclusi dal presente accordo.

Qui si assiste al  paradosso che in materia di finanza pubblica si può anche definire  diversamente. Perché a transazione firmata l’Asp chiede all’ufficio legale  di determinarsi? Tant’è che “l’ufficio legale con riferimento alle note  indicate in oggetto, con le quali si è trasmesso l’atto transattivo stipulato  con Bff Bank e gli allegati correlati perché si proceda per quanto di  competenza si chiede un chiarimento in merito a quali sono gli  adempimenti che questa unità operativo deve porre in essere. 

L’Asp firma la transazione, post mortem chiede all’ufficio legale di  determinarsi e questo risponde che tipo di determinazione visto che il più  è fatto. Sempre l’ufficio legale chiede “nell’ipotesi in cui gli adempimenti  richiesti consistano nell’abbandonare i giudizi in corso si procederà in  accordo con i legali di controparte a fare estinguere le procedure in atto. Nell’ipotesi in cui invece l’adempimento richiesto si sostanzi  nell’emissione di un parere o osservazioni, si chiedono i seguenti  chiarimenti: nella bozza di transazione trasmessa all’ufficio legale nel  pomeriggio del 15 dicembre con cui la scrivente comunicava la possibilità  di inviare i dati mancanti relativi al contenzioso in essere mentre risultava  inesigibile la verifica nel merito delle obbligazioni di pagamento  prospettate considerata anche la circostanza che detta richiesta era stata  inviata nel pomeriggio di venerdì con termine perentorio di riscontro  entro le ore 17 parrebbe non corrispondente in toto all’accordo  transattivo stipulato con banca Bff Banca spa in data 16/12/2023. 

Tra le tante domande che l’ufficio legale rivolge al direttore generale,  sempre dopo la stipula dell’accordo transattivo chiede “nel calcolo degli  interessi e degli accessori si sono considerate le sentenze di seguito  riportate? Il tribunale di Cosenza con 4 sentenze del 2023 e una del 2022  (nessuna neppure citata dall’atto transattivo) ha ritenuto non dovuta la  sorte capitale e dunque gli accessori per mancanza del fondamento  contrattuale. Il tribunale di Milano con una sentenza del 2022 ha respinto la domanda di pagamento di 2.443.112,85 a titolo di mora avanzata da Bff. 

Il quadro che emerge, se va bene, delinea un caos amministrativo generale. Se va male, il caos diventa inquietante  perché non è per niente chiaro come mai si è proceduti così in fretta,  fretta che ha acceso i fari della procura di Milano. Il quadro poi diventa  nebuloso se si pensa che i bilanci 2022 dell’Asp di Cosenza e di Reggio  Calabria sono stati approvati da una legge prevista nel decreto Calabria  che solo nella nostra regione prevede che si possano approvare senza  avere quelli precedenti.

Che per l’Asp di Reggio significa non avere  approvato i bilanci 2013, 14,15,16,17,18,19,20 e 21. Per l’Asp di Cosenza  2018,19,20 e 21. La stessa legge prevede che li dovranno approvare tutti  entro il 31 dicembre di quest’anno. Qualcuno già pensa di prorogarli per  un altro anno. Sarebbe veramente grave, per 2 Asp che hanno un bilancio  di circa 2,5 miliardi, su un trasferimento per l’intero sistema calabrese di  3,5 miliardi, se venisse consentito di mettere sotto il tappeto 9 anni a  Reggio e 4 a Cosenza di contabilità da orale a finanza creativa. (cg)

[Carlo Guccione è componente della direzione nazionale del PD] 

L’OPINIONE / Giusy Caminiti: Villa ha bisogno di certezze, non può consegnarsi al dubbio di un’incompiuta

di GIUSY CAMINITI – L’Amministrazione continua a lavorare, senza sosta, per tutelare il territorio e i luoghi che potrebbero essere interessati dall’opera ponte: abbiamo, infatti, deliberato il nuovo programma di valorizzazione di forte Beleno, a poche centinaia di metri dal sito del blocco di ancoraggio del ponte.

Una delibera che abbiamo annunciato all’amministratore della stretto di Messina, dottore Pietro Ciucci e che presto, non appena pubblicata, verrà trasmessa a tutte le amministrazioni competenti. Riprendendo un’attività cominciata da oltre un decennio, oggi la città di Villa san Giovanni vuole ripartire dalla sua storia e dopo l’apposizione del vincolo a Torre Cavallo, dopo la memoria dei Premi Villa, dopo la valorizzazione di Fontana Vecchia e delle filande, bisogna riprendere il progetto di sdemanializzazione di forte Beleno.

Sappiamo bene che la richiesta che porteremo avanti con il ministero della Cultura ed avendo seduti al tavolo tutti gli attori protagonisti, in un momento storico in cui il forte si gioca la sua stessa sopravvivenza, è di quelle che rendono l’obiettivo assolutamente sfidante.

Ma tante cose sono cambiate dal 2020: il Comune ha ottenuto un finanziamento di 1,5 milioni di euro per la sistemazione dell’area esterna del forte propedeutica all’acquisizione dello stesso; il Mic, il comitato borgo di piale e non da ultimo il Comune di Villa san Giovanni hanno posto al Mase tante e tali di quelle richieste per tutelare forte Beleno e conservarlo per la fruizione, che abbiamo creduto sia proprio questo il momento di dare un forte messaggio politico di appartenenza e riconoscimento dell’identità culturale della nostra città.

L’incontro con il dottor Ciucci, per il resto, non ha elementi di novità. Abbiamo ribadito all’amministratore delegato della Stretto di Messina, alla presenza dei consiglieri comunali di minoranza, la posizione espressa chiaramente nei due documenti presentati il 12 e il 13 ottobre scorso. Una posizione peraltro rappresentata nei due ultimi consigli comunali (cinque quelli tenuti sul tema ponte nel 2024) il 9 e il 23 ottobre: riteniamo che la mozione deliberata dal gruppo di maggioranza Città in Movimento (e dallo stesso presentata) sia in modo inequivocabile la posizione che tutti noi abbiamo declinato in mesi e mesi di impegno sul tema ponte e con chiunque abbia richiesto la nostra presenza.

Non siamo mai mancati a nessun tavolo, abbiamo chiamato assemblee cittadine, consigli comunali aperti, deliberati consiliari (sempre approvati da questa sola maggioranza) per dire che le carte progettuali in nostro possesso non ci consentono un giudizio di merito al Mase men che meno un parere al Mit sull’opera ponte. Il deposito degli atti da parte della Stretto di Messina il 12 settembre scorso non ha inciso sulla determinazione già assunta: manca un progetto definitivo per la Città perché manca la progettazione delle interferenze e il progetto di cantierizzazione.

Al dottore Ciucci abbiamo chiesto di anticipare a questa fase tutto ciò che la Stretto di Messina intende approfondire in fase di progettazione esecutiva. La città ha bisogno di certezze e non può consegnarsi al dubbio di un’incompiuta e tale dubbio resta fintanto che non saranno eseguiti gli studi specifici e di dettaglio che questo ente ha richiesto a tutela di Villa san Giovanni.

Da ciò muove la richiesta ai Ministeri deliberata in consiglio comunale il 23 ottobre scorso: richiesta di sospensione della conferenza istruttoria davanti al ministero delle infrastrutture dei trasporti fino al parere della commissione Via; richiesta di sospensione della conferenza davanti al ministero dell’ambiente per la valutazione di impatto ambientale fino al deposito degli studi e dei progetti specifici per villa San Giovanni; richiesta al Cipess di sospendere la dichiarazione di pubblica utilità dal momento che non è possibile individuare esattamente

l’area da espropriare che, certamente, (a progetto esecutivo redatto) sarà differente da quella attualmente individuata solo sulle carte. Adesso i tempi sono maturi per un deliberato consiliare chiaramente politico ma che abbia la forza tecnica e giuridica a sostegno di richieste accoglibili.
Al dottore Ciucci abbiamo spiegato nuovamente l’unica ragione che muove questa maggioranza consiliare: tutelare la città di Villa san Giovanni e garantire i diritti dei villesi ed a maggior ragione di ciascun espropriando. Nella misura in cui l’Ente riuscirà ad incidere in fase di conferenza dei servizi, riuscirà di conseguenza a rappresentare al meglio una comunità che, a prescindere dal sì o dal no al ponte, non vuole vedere morire la sua città. (gc)
[Giusy Caminiti è sindaca di Villa San Giovanni]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Il Sin di Crotone è un sito di interesse nazionale

di EMILIO ERRIGOIl Commissario Straordinario delegato dal Governo ha come mandato istituzionale quello di tutelare e far rispettare i diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

In particolare, si fa riferimento ai diritti legati all’ambiente, alla biodiversità e agli ecosistemi (art. 9), al diritto alla salute degli esseri umani e degli altri esseri viventi (art. 32), nonché al diritto all’iniziativa economica privata, alla sicurezza dei cittadini e alla dignità umana (art. 41).

Il Governo e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dopo mesi di intenso impegno per portare a termine le complesse procedure amministrative, stanno concentrando tutti gli sforzi necessari per garantire la rapida e urgente realizzazione della bonifica e riparazione nel Sito di Interesse Nazionale di Crotone – Cassano e Cerchiara di Calabria.

Gestire questa emergenza, aggravata dalla complessità di eventi storici e ambientali dannosi, richiede una costante attenzione e un richiamo ai valori fondamentali della Costituzione, compiti che il Commissario Straordinario prova ad assolvere operando esclusivamente per la sicurezza e il benessere di Crotone e dei suoi abitanti.

Le divergenze di opinione, legittime in un sistema democratico, hanno caratterizzato sin dalle prime fasi, il dialogo costruttivo tra Enti territoriali, Regione Calabria, Provincia e Comune di Crotone, Ministero dell’Ambiente e Commissario Straordinario. Tuttavia, sebbene tali divergenze possano essere comprensibili sul piano politico – istituzionale, non possono essere giustificate quando si parla della sicurezza sanitaria dei cittadini. 

Il diritto alla salute e alla vita dei cittadini e abitanti di Crotone deve prevalere su ogni altro interesse.

Le varie posizioni espresse riguardo al rifiuto di conferire i residui dei processi produttivi industriali pericolosi – presenti da oltre 30 anni – delle aree Sin di Crotone e ancora depositati sulla fascia costiera marittima presso l’impianto Sovreco S.p.A. di Cotone, (costruito a norma di legge, autorizzato dalla Regione Calabria e in pieno esercizio nel territorio di Crotone), si contrappone all’indifferenza tenuta rispetto all’arrivo, nel medesimo impianto, di rifiuti speciali della stessa categoria e pericolosità, da altre parti della Calabria e da altre Regioni d’Italia.

Siamo in attesa dei risultati e gli accertamenti riguardanti la disponibilità e la capacità ricettiva di impianti esteri e ci auguriamo di ricevere al più presto notizie positive; resta aperta per la Regione Calabria, la Provincia e il Comune di Crotone la possibilità, come previsto dal Decreto Direttoriale n. 27 del 1 agosto 2024, di segnalare in dettaglio, potenziali siti di conferimento al di fuori della Regione, anche in territorio estero.

La Struttura Commissariale ha avviato le procedure amministrative necessarie per garantire l’attuazione degli interventi di bonifica e riparazione del danno ambientale. Questo processo permetterà alla società pubblica di ingegneria ambientale Sogesid Spa., in collaborazione con Ispra-Snpa e Arpacal, di caratterizzare le aree del Sito di Interesse Nazionale (Sin) che non sono ancora state analizzate e attuare opere permanenti di bonifica e messa in sicurezza dei siti, dove sono state riscontrate significative quantità di Conglomerato Idraulico Catalizzato (Cic).

Parallelamente, sono in atto le procedure tecnico-amministrative per aggiornare e verificare la reale contaminazione e compromissione dei fondali marittimi, nonché delle risorse ittiche e biologiche marine.

La presenza in città del direttore Generale della Direzione Generale Economia Circolare e Bonifiche del Mase, Ing. Luca Proietti, non è stata, come sostenuto da taluni, una semplice passerella, ma al contrario, i due giorni di intensi incontri istituzionali, relazioni sociali, dialogo costruttivo e confronti liberi con i Presidenti e componenti delle Associazioni di Volontariato, Rappresentanze Sindacali, Movimenti di pensiero e Comitati sono serviti a ricordare anche fuori dalla nostra regione, che il Sin di Crotone è un sito di interesse nazionale.

Se qualche comitato si è sentito escluso o non rappresentato potrà esporre, in un confronto leale, costruttivo, dettagliato e particolareggiato, le proprie idee qualora ne faccia richiesta ufficialmente; insieme possiamo progettare il futuro della città e della provincia. 

Un pensiero particolare voglio dedicarlo al movimento “Crotone ci mette la faccia” e a Tina De Raffaele, orgogliosa guerriera che, attraverso il suo costante agire per l’esclusivo bene dei malati di tumore, tiene alta ogni giorno l’attenzione sui tanti morti che la città ha già pianto.

La coerenza, la ragionevolezza, la sicurezza ambientale e il diritto alla vita devono guidarci verso una vera, rapida e necessaria bonifica delle aree ex industriali pubbliche e private e di tutte le altre zone contaminate del territorio marittimo, portuale e terrestre di Crotone.

Sono fiducioso che, unendo le forze e ragionando con serietà e libertà di pensiero, senza slogan o appartenenze politiche, potremo ancora ricercare e individuare soluzioni condivise per il benessere economico, sociale e ambientale dei cittadini di Crotone. (ee)

[Emilio Errigo è commissario straordinario per gli interventi di bonifica e riparazione del danno ambientale nel sito contaminato di interesse nazionale di Crotone-Cassano-Cerchiara]

L’OPINIONE / Candeloro Imbalzano: Il masterplan di Reggio una modesta operazione di lifting amministrativo

di CANDELORO IMBALZANOLa presentazione da parte dell’Amministrazione Comunale, con enfasi eccessiva, del  Masteplan  della città di Reggio, impone quale breve riflessione ed un paio di inevitabili domande.

È largamente noto che qualsiasi maggioranza  in qualunque istituzione  lavora per  predisporre un documento strategico di medio – lungo termine all’inizio di una consiliatura.  A maggior ragione, come in questo caso, trattandosi di un documento di programmazione territoriale e di reale valutazione nell’utilizzo delle risorse disponibili, aggiornandolo progressivamente sulle base delle risorse successive  o di eventi che ne impongano l’adeguamento.

Chiediamo al sindaco ed all’Amministrazione, con quale pretesa immaginate, alla probabile fine   del vostro ciclo, in una città  la cui condizione è sotto gli occhi di tutti, uno scenario così lontano, addirittura dal 2030 al 2050? 

Ma veramente pensate che i reggini abbiano l’anello al naso dopo aver subito tante vostre omissioni e scelte totalmente disancorate dalle reali esigenze, riducendola costantemente  agli ultimi posti della qualità della vita nel Paese, grazie alla vostra conclamata incapacità ad affrontare anche l’ordinaria amministrazione?

A prescindere  dal fatto che questo documento strategico, relativamente volontario e  quasi imposto oggi dall’Obiettivo “Policy 5” della politica di Coesione Europea, appare, purtroppo e ad essere benevoli, un modesto lavoro, perché si  ignorano  le scelte e le conseguenze pratiche irreversibili adottate in questi anni dall’Amministrazione in qualunque comparto ed i cui risultati, al centro come nei popolosi ed abbandonati  quartieri  satelliti, si toccano con mano.

D’altra parte si presenta  solo  a fine ottobre 2024, dopo ben sei anni e mezzo,  un Documento in generale assai  importante, quando già il 16.6.2016, nel Patto per lo Sviluppo della Città, veniva approvato ed inserito l’intervento per la redazione del Masterplan, il  20.2.2017  veniva  nominato il Responsabile del procedimento e, nell’atto  modificativo dello stesso Patto sottoscritto il 27.2.2018, veniva reiterata  la redazione definitiva del Masterplan.   

Nelle more, allegramente  e per fare solo qualche esempio eclatante , veniva stoppato nientedimeno che  il Museo del Mare, salvo recuperarlo dopo più di 5 anni, si cancellava la nuova Fiera Campionaria  progettata  dall’archistar Vittorio Gregotti, i cui elaborati erano stati approvati quasi definitivamente dagli organi tecnici anche  regionali,  ed i cui circa 10 milioni di euro  venivano  dirottati per il completamento di un Parco Lineare ancora oggi  non fruibile e comunque finanziabile diversamente.  Con la motivazione risibile ed ufficiale  che il commercio ormai si fa on line, scambiando gli acquisti  al  dettaglio con i grandi Eventi fieristici, generatori di sviluppo e  turismo d’affari, mentre l’area di Arghillà, sede dell’opera, continua a rimanere  catastroficamente degradata.

Ma veramente avete ancora  la pretesa di disegnare il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti, alla luce di questa fallimentare esperienza amministrativa, con centinaia di milioni non spesi o spesi in scelte illogiche e senza produrre un solo posto di lavoro definitivo, sacrificando anche comparti come quello delle “Manutenzioni stradali, fognarie ed idriche”, come abbiamo sempre sostenuto in questi anni? Rassegnatevi! Ci penseranno i reggini  tra circa un anno a scegliere bene!  Sarà il Centrodestra a voltare pagina, con un reale coinvolgimento delle associazioni economiche e produttive e  di quelle sociali  per delineare il futuro a breve – medio e lungo termine di una città così bella ed accogliente.

Sarà un nuovo, illuminato Masterplan ad individuare le scelte più oculate in tema di utilizzo del suolo, risorsa fondamentale  per l’equilibrio dell’Ecosistema e del recupero della Biodiversità, per contrastare veramente i fenomeni di dissesto, di degrado del territorio e di garanzia per una vera sicurezza  idraulica delle fiumare, al centro come in periferia, da Catona a Pellaro, del tutto abbandonate.

Penserà il Centrodestra ad utilizzare virtuosamente le imponenti risorse regionali, nazionali ed europee da anni disponibili, per creare occupazione duratura ed uno sviluppo sostenibile  a fronte dell’attuale desertificazione economica e sociale della città, che può ambire, al contrario,  a ridiventare un invidiabile punto di riferimento per il Paese e l’intero Mediterraneo. (ci)

[Candeloro Imbalzano è già  assessore e vice sindaco di Reggio, nonché Presidente della Commissione “Bilancio, Attività Produttive e  Fondi Comunitari”, del Consiglio Regionale]