L’OPINIONE / Angelo Sposato: Urgente Commissione regionale per riforme per aiutare Comuni in difficoltà

di ANGELO SPOSATO – È urgente attivare una commissione regionale per le riforme aperta al contributo delle forze sociali, del mondo accademico, delle comunità locali potrebbe essere utile per una nuova stagione di riforme.

Non basta l’intelligenza artificiale a risolvere il problema per come viene posto dalla Regione Calabria, né basta un processo di rafforzamento amministrativo che sarà pure utile ma non risolutivo. La Calabria ha bisogno di riforme strutturali a partire dalla riorganizzazione e ridefinizione della sua geografia istituzionale condividendola con i calabresi ed i territori. Servono investimenti su infrastrutture sociali, materiali e lavoro.  Ci vuole il coraggio di individuare una nuova idea di regionalismo che si contrapponga all’ipotesi divisiva dell’autonomia differenziata che va contrastata con tutti gli strumenti democratici.

La Calabria ha più comuni della Puglia, del Lazio, della Toscana e di altre regioni del Paese, la maggior parte di essi sono in dissesto e predissesto, non riuscendo ad erogare più manutenzione e servizi alle persone. Molti comuni sono assoggettati allo spopolamento, soprattutto nelle aree interne. Il calo demografico e l’emigrazione rischiano di desertificare il tessuto sociale in breve tempo. Ma, per cambiare, serve il coraggio di una nuova politica. (as)

[Angelo Sposato è segretario generale Cgil Calabria]

L’OPINIONE / Flavio Stasi: Sull’ospedale servono meno annunci e più soluzioni

di FLAVIO STASI – Ho appreso dalla stampa della visita del Governatore presso il nostro porto, a sorpresa. Sono sempre contento quando le istituzioni superiori visitano la nostra città, e lo avrei certamente accolto se fossi stato avvisato, ma comprendo che i tempi di un governatore – come quelli di un sindaco – sono sempre estremamente frenetici e comprendo altresì che si tratta anche di uno scorcio di campagna elettorale per la quale probabilmente, dopo la scelta verticistica del candidato a sindaco, saranno necessari interventi di questo tipo praticamente in ogni fase.

Non posso esimermi dal commentare politicamente i temi affrontanti, partendo dalla condivisione del fatto che sulla statale 106 si debbano rispettare i tempi, ovviamente accertandosi – come richiesto nelle nostre osservazioni – che ci sia la totale copertura finanziaria dell’opera.

Sul nuovo ospedale, invece, non c’è molto da commentare o da interpretare: il cantiere è fermo da mesi e si tratta già di un fallimento politico totalmente a carico degli apparati che oggi si presentano alle elezioni amministrative contro l’attuale amministrazione e con ruoli di rilievo, ovvero la Presidenza della Commissione Sanità che possiamo anche ribattezzare Commissione Annunci. Partendo da questo presupposto, ritengo sia giunto il tempo di chiudere la stagione degli annunci (che per altro slittano di mese in mese) e lavorare per le risoluzioni delle problematiche che tengono ancora fermo il cantiere.

Infine su Baker Hughes, confermando l’importanza dell’insediamento contro il quale non abbiamo alcuna pregiudiziale, ribadisco che al momento l’ente ha fatto una semplice, quasi innocua, richiesta di chiarimenti sulla correttezza della procedura autorizzativa partendo da un presupposto: la trasparenza, il rispetto delle norme e delle procedure non sono oggetto di discrezionalità politica, perché tutelare questi aspetti significa tutelare le comunità e gli interessi pubblici e compiere il proprio dovere.

Non abbiamo ancora ricevuto riscontri, ma se davvero – per ipotesi – una semplice richiesta di chiarimenti dovesse aver provocato trambusto, allora sarebbe il caso di evitare di lanciarsi in considerazioni politiche e di interrogarsi sulle modalità fallimentari con le quali si gestiscono questioni importanti come questa, esprimendo gratitudine nei confronti dell’Amministrazione Comunale per l’attenzione, l’autonomia, la serietà dimostrata ancora una volta. Sono certo che sarà così. (fs)

[Flavio Stasi è sindaco di Corigliano Rossano]

L’OPINIONE / Mario Cardia: Per i lavori all’ex Cinema Orchidea di Reggio è già game over

di MARIO CARDIA – A proposito di videogiochi, per i lavori all’ex cinema Orchidea possiamo dire di essere arrivati già al Game Over. Che poi è la fine che fanno la maggior parte degli annunci e dei progetti di questa amministrazione. Un mese fa il Sindaco mandava in onda l’ennesima presa in giro nei confronti della Città, annunciando l’avvio dei lavori di riqualificazione dell’Ex Cinema Orchidea. Facendo, infatti, vedere l’inizio delle operazioni di sgombero dei videogiochi e videopoker, il sindaco raccontava di come questo storico immobile del centro città diventerà un polo culturale e artistico.

Peccato che, come sempre accade, agli annunci ed alle passeggiate, non seguano poi i fatti. Dopo la messinscena di un mese fa, i lavori sono – infatti – inesorabilmente fermi e non si vede da settimane l’ombra di un operaio: insomma, più che la Porta Culturale del Mediterraneo l’ex Cinema Orchidea sembra oggi diventato teatro dell’ennesimo spot di un Sindaco ed un’amministrazione totalmente distaccati dalle reali esigenze del territorio. Mentre interi quartieri sono senz’acqua ed i cittadini continuano a soffrire l’assenza dei più elementari servizi essenziali, siamo costretti ad assistere a vere e proprie finte inaugurazioni di lavori in Città, con cantieri che aprono giusto il tempo di consentire al Sindaco ed ai figuranti al suo seguito di scattare qualche foto, salvo poi cadere nel dimenticatoio il giorno dopo.

Cosa resta? Restano insopportabili bugie raccontate alla città ed ai cittadini, restano queste vuote passerelle che hanno come unico obiettivo quello di far credere che qualcosa si stia muovendo “grazie” al sindaco. In realtà è tutto fermo, immobile: il ponte sul Calopinace, la piscina comunale, la palestra di Ravagnese, il Centro sportivo di San Giovannello, l’Ex parco De Sena, il Parcheggio di Via Rausei, il Parco baden powell, il Parco lineare Sud, i lavori all’Arena Lido e per adesso mi fermo qui per pietà. Tutto inesorabilmente fermo e la nomina della nuova Giunta non è servita a dare neanche un minimo di impulso.

Come Consigliere d’opposizione mi rivolgerò agli uffici competenti per sollecitare un vero avvio dei lavori all’ex Cinema Orchidea, così come per gli altri cantieri. La speranza è che questa stagione politica della nostra Città, ricordata per un “terzo tempo” mai iniziato, possa giungere quanto prima possibile al suo “Game Over”. (mc)

[Mario Cardia è consigliere comunale di Reggio]

L’OPINIONE / Flavio Stasi: Se avremo possibilità di migliorare il tracciato della 106 ci proveremo

di FLAVIO STASI – Leggo un comunicato chilometrico del candidato a sindaco Pasqualina Straface sulla SS. 106.  A quel fiume di parole, il cui significato non mi è nemmeno chiaro, rispondo con due semplici fatti.

Il primo: il candidato Straface, nella qualità di consigliere regionale, si è espressa più volte a favore del primo tracciato, che su Santa Lucia passava con un rilevato alto come un palazzo. Se oggi c’è un viadotto urbano con aree verdi, sportive e commerciali, è perché l’amministrazione comunale, da sola, ha contrastato quell’idea. Oltre al viadotto urbano, abbiamo ottenuto il tunnel al Frasso, un percorso più corto, la rotonda di Boscarello, la rotonda di Fabrizio, la rotonda di Toscano Ioele, il ponte sul Cino, il ponte sul Nubrica, l’attraversamento di Gammicella. Altro che rilevato.

Il secondo: se ieri, oggi o domani avremo la possibilità di migliorare ancora il tracciato per la città, noi ci proveremo, sempre. Per un semplice fatto: io faccio il sindaco della mia città, sono stato scelto dalla città e devo rispondere solo alla mia città, non sono stato scelto altrove, da apparati a cui devo rispondere politicamente e per interessi diversi da quelli della città.

A proposito di rispondere politicamente: mi auguro di cuore che alle parole confusionarie proposte sulla Statale 106, si uniscano altrettante note chilometriche sulla Alta Velocità – sulla quale tutto l’apparato è affetto da mutismo cronico – o sul cantiere dell’ospedale fermo da mesi. Spero che almeno per recuperare qualche voto diano la parvenza di cantiere aperto, ma al momento restano solo una ventina di annunci.

 Spero presto di potermi confrontare pubblicamente su questi ed altri temi. (fs)

[Flavio Stasi è sindaco di Corigliano Rossano]

L’OPINIONE / Pasqualina Straface: No a confusione su SS 106, si a un progetto sicuro che salvaguardi il territorio

di PASQUALINA STRAFACE – Ho preso atto, complimentandomene, della lodevole iniziativa che sabato 9 marzo, al Centro di Eccellenza dell’area urbana di Corigliano il Comitato “Basta vittime sulla SS. 106”, da anni presente sull’intero territorio calabrese per rivendicare il diritto alla vita attraverso la messa in sicurezza di tale importante arteria stradale, e il neofita Comito “Si al sottopasso”, nato nella Città di Corigliano-Rossano, hanno voluto organizzare al fine di presentare l’importante Progetto della SS 106, adeguamento e messa in sicurezza da Coserie sino all’innesto con la SS. 534 in Comune di Cassano all’intera Città.

Un progetto che Anas S.p.a. ha condiviso con l’Amministrazione Comunale e con nessun altro! Ricordo, a me stessa, che il dibattito su tale importante, tra l’Amministrazione Comunale e l’Anas, iniziò sin dal 10 luglio 2019 ma, da quella data in poi niente e nessuno seppe mai di come la progettazione si stava evolvendo.

Ricordo alla città che già in data 29.11.2012 furono trasmessi gli elaborati del Pfte (Studio di fattibilità tecnica economica) per l’avvio dell’iter per la concessione della deroga al dibattito pubblico, la cui istanza fu presentata dal Commissario Straordinario Anas già in data 29.11.2022.

Successivamente, dopo la trasmissione della Direzione Tecnica di Anas del Pfte per la richiesta dei pareri al Csllpp, nel gennaio 2023, dopo un confronto che l’Amministrazione Comunale avviò, già da settembre 2022, l’Amministrazione Comunale diede consenso positivo sulla soluzione del tracciato individuato come preferenziale per l’Anas fra quelli altri elaboratori dall’esecutore!

Su tale scelta progettuale il 30 marzo 2023 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha rilasciato parere “positivo” ma con prescrizioni sul progetto dell’esecutore.

Nell’aprile del 2023, con delibera n.°166 la Regione Calabria, avendo acquisito anche il consenso dell’Amministrazione di Corigliano-Rossano ha concesso la “deroga al Dibattito Pubblico”!

Per come sotto gli occhi di tutti se non fosse stato per un gruppo di cittadini di Corigliano-Rossano la città si sarebbe, un bel giorno, svegliata con un progetto poco incline alle caratteristiche paesaggistiche della città e, per i residenti nell’area urbana dello scalo di Corigliano, con un viadotto sopra la testa.

Deleterio è stato demandare al dibattito pubblico perché ha privato la città di un esercizio, quello “del democratico confronto”!

Il Comitato “basta Vittime sulla SS 106” congiuntamente con il comitato “Si al sottopasso”, per come pubblicamente detto nella manifestazione di sabato 9 marzo, ha presentato già da giorno 11 marzo le proprie osservazioni alla “Via” (Valutazione di Impatto Ambientale) alla Regione e i cui termini ultimi scadevano il 12 marzo!

Bene! Fra le tante Osservazioni giunte in Regione giunge notizia anche di quella dell’Amministrazione Comunale della Città di Corigliano-Rossano frutto della promessa pubblica che il sindaco Flavio Stasi, solennemente, prese appunto nella manifestazione di sabato al Centro di Eccellenza.

Noi ne prendiamo atto ed anche soddisfatti diciamo che tale adempimento altro non è che il rispetto di quanto assunto pubblicamente.

Ma di contro, ci sia consentito fare alcune riflessioni. Ma il Sindaco di questa città non era lo stesso che nel gennaio 2023 ha acconsentito all’attuale soluzione individuata preferenziale da Anas e che sabato è stata, per la prima volta, portata a conoscenza della città?

Ma il sindaco di questa Città non è lo stesso che ha dato il consenso alla Regione che con delibera n.°166 ha derogato al Dibattito Pubblico?

Mi chiedo: ma se non ci fosse stato il Comitato “Si al sottopasso” che ha portato a conoscenza della città le mostruosità di tale progetto tutto sarebbe passato inosservato.

Ma ancora!!!!

Come può adesso il Sindaco presentare delle Osservazioni su un Progetto che lui stesso, con la sua Amministrazione, ha avallato con Anas, quindi ritenendolo accettabile per la nostra città?

Mi viene quasi da pensare che tali osservazioni siano il frutto di una emotività che sabato, in maniera irrefrenabile e quasi a giustificare i marchiani errori commessi, ha avvinghiato il Sindaco nella speranza di cercare giustificazioni verso i tanti errori commessi oltre che per dare sollievo al suo interiore rimorso per essere stato attore “assente”, quindi protagonista inutile, di fronte ad un progetto che dovrebbe, negli anni, condizionare lo sviluppo e la crescita economica e urbanistica  dell’intera nostra città. (ps)

[Pasqualina Straface è consigliera regionale]

L’OPINIONE/ Vincenzo Vitale: Dalla demolizione di Piazza De Nava alla tutela del piano De Nava

di VINCENZO VITALE – “Sero sapiunt Phryges” ovvero “troppo tardi mettono giudizio i Frigi”. Non c’è nessuna espressione migliore di questa, di Cicerone, per commentare la Soprintendenza che avvia la procedura di tutela per il “Piano De Nava” dopo averne demolito l’omonima piazza, che di quel Piano ne era parte integrante.

Usando un’espressione meno aulica, potremmo dire che la Soprintendenza intende chiudere la stalla dopo che i buoi sono fuggiti, ovvero vuole proteggere l’identità storica della città dopo che questa è stata vandalizzata con la demolizione di una piazza identitaria. Gli intenti odierni della Soprintendenza sono certamente opportuni e assolutamente condivisibili: meglio tardi che mai, meglio cambiare rotta oggi, quando ormai però il danno è stato già fatto, piuttosto che continuare con altre demolizioni del patrimonio storico urbanistico reggino. La prossima piazza in lista per la demolizione era stata già identificata in Piazza del Popolo, dallo stile ancor più razionalista di piazza De Nava.

Parole grosse? Certamente pesanti, ma basate su fatti storicamente avvenuti. Il rifacimento di piazza De Nava, infatti, che è passato attraverso una sua demolizione, nasce da un’idea progettuale interna alla Soprintendenza che, rimossi i vincoli posti dal Comune di Reggio, si è attribuita la direzione dei lavori portando avanti, Comune compiacente e in assenza di controllo esterno, un disegno distruttivo dell’identità cittadina che non ha eguali nella storia dell’architettura italiana.

Oggi si cambia registro e si intende porre un vincolo paesaggistico e ambientale per salvaguardare l’identità urbanistica del centro cittadino, espressione del Piano De Nava della ricostruzione dopo l’immane tragedia del sisma del 1908. Ne siamo tutti contenti, e non potremmo essere diversamente, ma non dimentichi di come fin ora questa articolazione periferica dello Stato ha agito: nel non tutelare il basolato storico del Corso Garibaldi, di gran pregio, per accondiscendere alla sua sostituzione con mattonelle di nessun valore; nel tutelare, al contrario, le cabine del lido comunale risalenti agli anni Settanta, di nessun valore né storico né identitario né urbanistico né strutturale.

Si ha l’impressione di essere di fronte a un grumo di burocrati ondivaghi, nella migliore delle ipotesi, ovvero suscettibili a influssi che hanno poco da condividere con la cultura urbanistica e con la storia dell’architettura. Presupponendo che non vi siano interessi diversi da quelli pubblici, sui quali comunque la Procura ha un procedimento aperto, sembra che la Soprintendenza, anche per bocca del suo già maggiore rappresentante oggi Direttore museale, abbia a cuore solo avere “le carte a posto”. Ci può anche star bene che si abbiano le “carte a posto”, ma non basta: occorre avere idee buone e lungimiranti. Da oggi si avranno? Se guardiamo al recente passato c’è da dubitarne. Staremo a vedere. (vv)

[Vincenzo Vitale è presidente della Fondazione Mediterranea]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Città unica una forzatura legislativa antidemocratica

di FRANZ CARUSO – Sgomberiamo subito il campo da ogni possibile equivoco. Non sono contro la Città Unica. Contesto e contrasto una evidente forzatura legislativa di chiaro stampo autoritaristico ed antidemocratico.

Si tratta di un’azione scellerata portata avanti da un consigliere regionale, primo firmatario della legge di fusione, che fino a ieri era maggioranza  al Comune di Cosenza dove  non ha mai parlato di questi temi, neanche da presidente del  Consiglio comunale. La Città Unica diventa un problema dirimente solo dopo l’ottobre 2021 quando vince il centrosinistra a Cosenza. Anzi, diventa la panacea di tutti i mali della Calabria, tanto che si segue una procedura speciale, con un iter accelerato che ha bruciato le tappe nella discussione in commissione. È  lecito pensare, dunque, che dietro tutta questa fretta e dietro la mostruosità legislativa partorita non ci siano gli interessi dei territori e delle comunità, ma  fini elettoralistici e politicisti? Penso di si. Ergo, noi stiamo portando avanti  una battaglia identitaria, a tutela della democrazia e della libertà, a difesa dei nostri territori e delle nostre comunità. Da sindaco di Cosenza, pretendo rispetto per la mia città e per i cosentini.
Per quanto riguarda, invece, il progetto di Città Unica, ricordo agli immemori, che  sono stato l’unico candidato a Sindaco di Cosenza alle scorse elezioni ad avere inserito nel mio programma elettorale il progetto di Città Unica. Ho  sempre affermato, però, che ciò doveva avvenire attraverso un processo graduale e partecipato per dar vita ad una esperienza positiva e non ad una esperienza negativa, come accaduto a Corigliano-Rossano dove si raccolgono le firme per la scissione dei due territori.  Non ho mai cambiato idea e, anzi, nei fatti ho perseguito obiettivi di sinergia e collaborazione per addivenire alla fusione, senza forzature.
Tant’è che, insieme agli altri colleghi sindaci di Rende e Castrolibero, abbiamo dato vita ad atti propedeutici per l’integrazione di sevizi importanti. Contestualmente, la Regione Calabria, avrebbe dovuto e potuto aiutare questi processi con uno studio di fattibilità capace di indicare le necessarie soluzioni, per esempio, alle gravi criticità che emergono nelle relazioni finanziarie tra i Comuni. Cosenza ha una situazione di disastro economico e finanziario, creata da chi oggi vuole a tutti i costi la Città Unica,  che non può gravare anche sulle comunità di Castrolibero e Rende.
Per cui avevamo bisogno di uno studio di fattibilità serio e non di uno, il cui autore è affidatario diretto dell’incarico da parte della Regione,  in cui si insiste nella semplicistica elencazione di dati e modalità che difettano in maniera assoluta ed evidente di un profilo tecnico -scientifico. In questa situazione ed a queste condizioni, la non auspicabile fusione sarebbe la risultante di un percorso avventuroso, in cui neanche si verifica la programmazione e l’attuazione degli investimenti regionali finalizzati alla realizzazione di tutte quelle opere pubbliche che, di fatto, sono materialmente mirate alla modernizzazione dei processi di conurbazione. In questo caso è aberrante il definanziamento del progetto di Metropolitana leggera dell’area urbana cosentina.
La città unica non può essere intesa solo come uno strumento utile ad estinguere gli attuali Comuni e a mettere in pista la municipalità di una nuova città che, così fatta, arrecherebbe solo danni ai cittadini ed ai territori interessati. Su tutto ciò, lo dico senza alcun infingimento ritenendolo gravissimo, si registra il silenzio assordante della classe politica regionale tutta.
Aggiungo che oggi bisognerebbe addirittura cominciare a guardare oltre proiettandoci nel futuro con visione e lungimiranza. Ed, infatti, dopo la discussione e l’approvazione del nostro strumento urbanistico ho già detto che occorre pensare ad un piano di area, per una pianificazione generale di un territorio vasto, sempre in sinergia e collaborazione tra le diverse municipalità.
Non c’è dubbio, infatti, che per uno sviluppo reale di questa parte della Calabria è necessario tenere presente anche altri territori legati al capoluogo per un’area metropolitana, capace di valorizzare i suoi punti di forza per contrastarne i limiti, così da creare benefici diffusi. L’area metropolitana, peraltro, consentirebbe il mantenimento delle singole identità e la gestione comune di tantissime risorse come dimostra l’esempio di Reggio. (fc)
[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Rosaria Succurro: Per autonomia indispensabili Lep e risorse

di ROSARIA SUCCURRO – Siamo tutti d’accordo: l’autonomia differenziata non può né deve esistere senza la definizione e il finanziamento integrale dei Livelli essenziali delle prestazioni.

Al di là delle appartenenze, siamo meridionali, dunque sappiamo perfettamente che non è possibile competere sulle capacità amministrative, se tutte le realtà territoriali non vengono prima messe nelle stesse condizioni di partenza. Apprezzo i correttivi al disegno di legge in questione, introdotti al Senato grazie ai parlamentari calabresi. Tuttavia, vanno fissate in dettaglio le prestazioni standard e vanno stanziate le risorse che occorrono, avendo conto delle criticità e delle diseguaglianze territoriali già esistenti.

Personalmente, appartengo a quella generazione che cerca e raccoglie le sfide amministrative e politiche. Noi meridionali non abbiamo nulla da invidiare agli altri cittadini e ci riconosciamo parte attiva di un’Europa, rivolta al Mediterraneo, che sa comprendere le esigenze del presente e intuire le opportunità per il futuro. Ogni competizione, però, richiede regole chiare e parità di trattamento. (rs)

[Rosaria Succurro è presidente della Provincia di Cosenza, presidente di Anci Calabria e sindaca di San Giovanni in Fiore]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Non consentiamo che le risorse tornino indietro

di GIACOMO SACCOMANNO – Il risultato dell’Abruzzo può ritenersi più che soddisfacente tenendo presente il momento in cui la Lega si trova e una comunicazione generale che “spara” sul segretario federale e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Invero, e questo non si può negare, è stato raggiunto il risultato delle nazionali e, quindi, come si può parlare di sconfitta? Un ringraziamento deve andare a tutto il partito dell’Abruzzo ed al commissario regionale, Luigi D’Eramo, che ha fatto un gran lavoro e che è riuscito a mantenere i consensi delle precedenti elezioni nazionali.

La domanda che dovremmo farci è: perché tutti contro Salvini? La risposta, per chi conosce le metodologie politiche attuali, è semplice: Il Mise ha rimesso in moto centinaia di opere ferme e sta lavorando fortemente per realizzare importanti infrastrutture in tutta la Nazione. Ha un interesse particolare per il Sud per cercare di superare quel divario sostenuto e voluto anche dall’Europa. In Calabria mai si sono avuti interventi come negli ultimi due anni: miliardi in arrivo per cercare di sostenere la nostra regione e riconoscere quelle opere strategiche che in 50 anni, di vecchia politica, sono state solamente annunciate e mai realizzate.

Solo per un minimo di ricordo: si sono aperti i cantieri della SS 106 e altri sono in procinto di partire, si sta cercando di completare il progetto di tale fondamentale arteria sino a Reggio Calabria, è partita la elettrificazione della rete ferroviaria jonica, partiranno a breve i lavori per la seconda galleria sulla Limina, è stato finanziato l’ultimo lotto della trasversale delle Serre, sono partiti i lavori per l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria, sono stati finanziati i lavori per il completamento dei tratti dell’autostrada SA-RC, ecc. Questi solo alcuni degli interventi concreti che si possono annoverare nell’attività svolta in Calabria dal Ministro Salvini. Un piano di opere pubbliche che mai si è avuto nella nostra regione e che non può, sicuramente, nascondersi.

E di tale alacre e laborioso impegno sono destinatari tutte le regioni del sud ed anche dell’Italia intera. Lasciare correre così tanto Salvini vuol dire far crescere lui e la Lega. Ed, ecco, allora l’attacco costante, giornaliero, continuo dei giornali e testate di sinistra, nel tentativo, ridicolo, di mettere in difficoltà il partito e l’opera portata avanti. Anche in previsione che un successo della Lega alle europee vorrebbe dire cambiare totalmente la gestione dell’Europa e, quindi, rottamare l’attuale amministrazione che ha sempre manifestato pubblicamente avversione agli interessi italiani.

Basti guardare i tentativi di distruggere la nostra agricoltura, gli allevamenti che producono prodotti di alta qualità, la carne sintetica, il contrasto ai balneari, la direttiva “Case Green – Case Verdi” che verrebbe a distruggere il nostro patrimonio immobiliare, e quella sul porto di Gioia Tauro che mette tale importante infrastruttura in grosse difficoltà, e tanti altri tentativi che sono stati, in parte, sventati grazie agli europarlamentari della Lega. Senza di questi tutte le misure in danno dell’Italia sarebbero passate, forse anche inosservate. Ed, allora, ecco che bisogna distruggere Salvini e la Lega. Ma, ricordo a tutti i cittadini che le battaglie della Lega sono state sempre portate avanti nell’interesse della nostra nazione e, quindi, solo per questo dovrebbe essere votata, differentemente di chi si è piegato supinamente ai voleri della commissione, dimenticandosi anche di essere italiano.

Ed, infine, proprio l’attività del Ministro Salvini in favore del Sud deve essere riconosciuta e sostenuta. Non votare la Lega ed il Ministro Salvini vuol dire interrompere quel percorso virtuoso che porterà il mezzogiorno, forse, a superare quel divario che lo ha rilegato a tutti gli ultimi posti di qualsiasi classifica. E non parlo del ponte sullo Stretto potendo essere additato di esserne un tifoso! Ed, allora, rispediamo indietro tutti gli attacchi di chi, veramente, non vuol fare crescere il Sud e sosteniamo un partito e un Ministro che sta dando prova di attaccamento al nostro territorio e che con la sua operosità incessante ci farà, finalmente, vedere la luce oscurata in tantissimi anni di una politica vecchia e gestita dalle lobby di potere. (gs)

L’OPINIONE / Santo Biondo: Calabria deve voltare pagina su sanità

di SANTO BIONDO – L’apertura al confronto di merito sul futuro della sanità calabrese, espressa dal presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto, è un fatto positivo ma sappiamo che il percorso del confronto, per migliorare lo stato di salute del Servizio sanitario regionale, è molto lungo e complesso.

In tempi non sospetti avevamo ravvisato la necessità in questo terra di intraprendere una fase nuova, far rispettare le regole, far emergere la massima trasparenza dei percorsi, avviando un nuovo confronto strutturato e di merito con le istituzioni nazionali e locali interessate, i responsabili dei dipartimenti regionali interessati ma anche con chi, sul territorio, ha il compito di governare le Asp e le Aziende ospedaliere, senza mai dimenticare che una mano d’aiuto importante, un contributo fondamentale, che sino ad oggi è mancato, deve venire dal Governo nazionale.

Un’azione di analisi approfondita che, nel caso in cui non si dovessero partorire le risposte necessarie a rilanciare la sanità, non preclude il ricorso alla mobilitazione, nella consapevolezza che il Servizio sanitario nazionale è in grosse difficoltà, lo abbiamo ricordato alla politica manifestato in piazza in occasione dello sciopero sulla Legge di bilancio alla fine dello scorso anno.

In quell’occasione abbiamo posto all’attenzione della politica e del governo nazionale il rischio che il Servizio sanitario nazionale collassi se non si interviene sui due pilastri fondamentali: il personale il territorio.

Non bisogna dimenticare che sulla spesa complessiva di 170 miliardi di euro, più di 40 sono pagati dalle italiane e dagli italiani. Ormai il 50% delle visite specialistiche ambulatoriali e il 35% degli accertamenti diagnostici ambulatoriali sono pagati direttamente dalle persone.

Pertanto chi può paga di tasca propria per ovviare alle lunghe liste d’attesa e si cura, mentre chi non può, soprattutto al Sud, rinuncia oramai a curarsi e questi ultimi rappresentano il 7% della popolazione e il 24% degli anziani.

Oggi, più che mai, occorre azzerare gli sprechi delle Regioni, aumentare la percentuale di Pil da mettere sulla sanità, per approntare un Piano sanitario nazionale che sappia valorizzare quelli che abbiamo definito i due assi portanti del Servizio sanitario nazionale: il personale e il territorio.

Per il personale occorre procedere ad un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni, rinnovare i contratti e spingere sull’acceleratore della contrattazione territoriale, sapendo che occorre rendere le professioni sanitarie più attrattive per i giovani e fermare il loro esodo verso l’estero.

Va parificata, poi, la condizione contrattuale dei lavoratori della sanità privata e di quelli impegnati nel terzo settore.

Davanti a questa situazione torniamo a chiedere al Governo cosa intenda fare sul prossimo Def e, soprattutto, quali saranno le scelte sulla sanità nella prossima legge di bilancio, nella quale va alzata la quota di Pil che l’Italia investe in sanità.

Venendo alle problematiche del territorio, poi, diciamo subito che la Calabria sulla sanità deve voltare pagina e superare i ritardi accumulati in questi anni.

Sulla medicina del territorio, ancora, è necessario mettere a terra la mole di investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Ad oggi, invece, i ritardi si stanno accumulando e, per una drammatica carenza di informazione, non sappiamo a che punto sono i progetti per la realizzazione delle case di comunità, degli ospedali di comunità e delle centrali operative territoriali. Ciò nuoce gravemente alla salute della medicina territoriale.

Una sanità regionale che aspetta da troppo tempo che i quattro nuovi ospedali, promessi oltre dieci anni addietro, diventino realtà operative.

La medicina del territorio in Calabria sconta dodici anni di commissariamento, che non soltanto non ha migliorato le condizioni della sanità in Calabria, ma l’ha involuta, lo dicono i Lea e i dati di bilancio e i ritardi nella messa a sistema della medicina territoriale.

La sentenza della sezione controllo della Corte dei conti del Lazio, sul rendiconto 2022 non parificato della Regione, dimostra che sulla sanità non solo dobbiamo rivendicare più risorse ma anche maggiore legalità.

La sentenza della Corte dei conti del Lazio, ancora, dimostra che il meccanismo del commissariamento e che la politica deve rimanere fuori dal governo della sanità.

I medici cubani sono una soluzione tampone ma, per risanare la sanità, occorre procedere a nuove assunzioni e alla stabilizzazione dei precari.

Vogliamo ribadire, ancora, che sugli accreditamenti va applicato il Ddl concorrenza per dare omogeneità agli stessi su tutto il territorio di competenza, senza trascurare la necessità che nell’applicazione di queste norme debba essere preso in seria considerazione il fatto che le aziende applichino i contratti e rispettino le norme sulla sicurezza.

Occorre, ancora, avviare un focus approfondito sull’applicazione delle leggi sulla non autosufficienza e sulla disabilità, sia perché la popolazione invecchia e c’è la necessità di investire le giuste risorse su questi servizi indispensabili per la fetta più debole della popolazione, sia perché in questa regione persiste un forte disagio sociale una priorità deve essere quella di sostenere le famiglie che hanno più difficoltà.

Infine, vorremmo vederci chiaro sull’attività di Azienda zero, ritenendo di fondamentale importanza maggiore tracciabilità dei dati e informazioni più dettagliate sulla centralizzazione delle forniture e sugli appalti. (sb)

[Santo Biondo è segretario generale Uil Calabria]