L’OPINIONE / Giusy Iemma: Riempiamo il Ceravolo per tornare a parlare in positivo della nostra tifoseria

di GIUSY IEMMA – È stata una settimana segnata dalle tensioni scatenate dagli scontri accaduti a margine del derby tra Cosenza e Catanzaro. Le indagini faranno il loro corso, nella giusta ricerca delle responsabilità, ma questo non deve in alcun modo deprimere la passione e il tifo per i colori giallorossi.

Domani la squadra tornerà al Ceravolo per la prossima partita di campionato contro la Reggiana, ed è necessario far sentire in maniera compatta ed unitaria la vicinanza alle Aquile, a chi scenderà in campo, alla curva, alla dirigenza che ha sempre tenuto un profilo alto. Sui fatti di cronaca è stato detto a gran voce che è fondamentale ristabilire la verità sulla dinamica degli incidenti, ferma restando la piena condanna contro ogni forma di violenza.

Quello che è successo deve farci riflettere tutti su quanto è fondamentale praticare il senso di unità e di condivisione a tutela dell’immagine e della reputazione della nostra Calabria, culla della civiltà. Ora è il momento, ancor di più, di rimettere al centro lo sport e di tornare a far parlare esclusivamente della nostra tifoseria acclamata in tutta Italia. L’invito, dunque, è quello di riempire lo Stadio, mettendo da parte la tensione accumulata e far riemergere i valori positivi dello sport e dello stare insieme che ci hanno sempre contraddistinto. (gi)

[Giusy Iemma è vicesindaca di Catanzaro]

L’OPINIONE / Giusi Princi: 8 marzo giornata per sottolineare importanza di lotta e difesa dei diritti delle donne

di GIUSY PRINCI – Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, recita l’articolo 1 della dalla dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, ma questo è soltanto l’inizio, perché la vera uguaglianza non coincide con l’omologazione, ma deve essere frutto di un processo educativo che parte dalle famiglie e si snoda attraverso la scuola e l’intera comunità, una battaglia tesa all’equità: un’azione sinergica di cui la politica deve esser promotrice attraverso azioni positive interdisciplinari e inter-istituzionali che, nel tutelare le donne, tutelino l’intera società.

In questa giornata, il mio pensiero alle donne è un pensiero a tutta la comunità, donne e uomini, ed ai valori che ne sono alla base, perché sono fermamente convinta che soltanto garantendo alle donne la libertà di esprimersi pienamente in ogni ambito, unitamente all’accesso ai posti di responsabilità, avremo un mondo più sicuro, più giusto, più inclusivo e più prospero. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un’evoluzione significativa del ruolo delle donne in vari campi, dalla politica alla scienza, dall’economia alla cultura. Le donne, supportate da una politica europea e nazionale in divenire, grazie all’acquisizione di maggiore consapevolezza e strumenti di tutela, hanno dato luce al loro straordinario valore, essendo le prime promotrici di loro stesse. Un percorso, quello verso la parità, segnato da una ricca evoluzione normativa, che però non può e non deve bastare.

La Regione Calabria, in linea con la mission che da subito ci siamo dati con il presidente Occhiuto, su mia proposta, ha approvato il disegno di legge che prevede il superamento della discriminazione di genere e incentivi per l’occupazione femminile, finalizzato alla messa in atto di azioni contro le discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro pubblici e privati. Tra le misure introdotte, accanto ad azioni di innovazione e sperimentazione sociale in tema di conciliazione vita-lavoro e azioni volte all’incentivazione dell’imprenditoria femminile, vi è anche un percorso premiale per le imprese che, dovendo accedere a bandi pubblici, riconoscano strumenti di flessibilità e sostegni all’occupazione per le donne.

Per tali misure sono state stanziate risorse pari a 10 milioni di euro nell’ambito del microcredito. Inoltre, recentemente la Giunta regionale, su mia proposta e del presidente Occhiuto, per dare la possibilità alle donne di conciliare lavoro e famiglia, ha approvato il sistema educativo integrato di educazione e di istruzione 0-6 che prevede, attraverso incentivi ai Comuni, la realizzazione nuove strutture per l’infanzia, l’ampliamento dei servizi educativi (posti e orari), la riduzione delle rette a carico delle famiglie e anche voucher alle famiglie per la gratuità degli asili nido.

In questi anni di attività come vicepresidente della Regione Calabria, ho potuto constatare come il rapporto tra politica e donna stia cambiato perché si sta valorizzando, sempre di più il ruolo anche apicale delle donne, ruolo che è stato per troppo e per lungo tempo marginalizzato ma che rappresenta il valore aggiunto del cambiamento. Anche se mi piace evidenziare che il merito non è una questione di genere, il merito è una questione di studio, abnegazione, caparbietà e serietà.

Da donna, da mamma e da vicepresidente auspico che ciascuno di noi, dalle Istituzioni alla comunità civile, ma ancor prima ciascuno di noi, donne e uomini, dia il proprio contributo per scardinare tutte quelle rappresentazioni che limitano la libertà di essere e di esistere nel valore della propria differenza.

Pertanto, l’8 marzo non è una festa ma una giornata per sottolineare l’importanza della lotta e della difesa dei diritti delle donne in tutti i campi. Una Giornata per l’affermazione della libertà di essere, di esistere nel valore della propria differenza. Una Giornata di riflessione su tutto quello che ancora rimane da fare per riscattare la dignità femminile, soprattutto rispetto alle, ancora eccessive, barriere ideologiche. (gp)

[Giusi Princi è vicepresidente della Regione]

L’OPINIONE / Giovanni Calabrese: La strada per la parità di genere in Calabria è ancora lunga

di GIOVANNI CALABRESE – La strada verso la parità di genere, specialmente in Calabria, è ancora lunga. I recenti dati dell’Istat evidenziano che, sebbene le donne abbiano un livello di istruzione più elevato rispetto agli uomini, la loro partecipazione al mercato del lavoro è inferiore e non viene adeguatamente compensata dal punto di vista economico, né in termini salariali né in termini di riconoscimento professionale. La parità di genere nel mondo del lavoro è un elemento fondamentale per promuovere uno sviluppo sostenibile e la crescita economica regionale.

Sostenere attivamente le donne nella loro carriera professionale non solo arricchisce le imprese con una maggiore diversità e competenze, ma stimola anche l’innovazione e porta a risultati di qualità superiore. Grazie anche alla nuova “Certificazione di Parità di Genere” supportata dal Pnrr, le imprese che dimostrano un impegno tangibile verso questo obiettivo possono oggi beneficiare di agevolazioni contributive, nonché di premialità per la partecipazione ad appalti o finanziamenti pubblici, contribuendo altresì alla riduzione del divario retributivo tra generi e la costruzione di una società più equa, resiliente e responsabile.

Inoltre, gli interventi previsti dal Pr Calabria Fesr Fse+ 21-27 in fase di avvio, intendono promuovere una maggiore partecipazione delle donne nel mercato del lavoro mediante il supporto ad iniziative imprenditoriali, parità di condizioni e un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata.

L’Assessorato al Lavoro e alla Formazione Professionale della Regione Calabria riconosce l’importanza cruciale dell’occupazione femminile come motore di crescita per il Paese e per la nostra regione. Pertanto, ha posto la promozione del lavoro femminile e della parità di genere al centro delle proprie priorità di intervento.

Quest’impegno va oltre un semplice riconoscimento annuale, essendo una costante nell’agenda politica del governo regionale. (gc)

[Giovanni Calabrese è assessore regionale al Lavoro]

 

L’OPINIONE / Anna Comi: 8 marzo, i diritti fin qui acquisiti sono conquiste e vanno difesi

di ANNA COMI – La giornata di oggi ci ricorda che i diritti fin qui acquisiti sono conquiste e vanno difesi. In questi giorni è attuale il dibattito sull’aborto, inserito in Francia nella Costituzione, che in Italia e nella nostra regione si riapre dopo i dati diffusi dal Ministero della Salute.

In Calabria, secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero della Salute relativi al 2021, il 64,3% dei ginecologi è obiettore di coscienza. Un dato in linea con la media nazionale (63,4%), ma che evidenzia una realtà ancor più complessa e preoccupante in altre regioni italiane, come la Sicilia con un’incidenza dell’85%, la Basilicata con il 78%, la Puglia con l’80% e la Campania con il 79%.

Questi numeri mettono in luce una situazione in cui l’accesso all’aborto in Italia rimane ostacolato da una percentuale significativa di operatori sanitari che si oppongono per motivi di coscienza. Inoltre, a differenza di quanto avviene in Francia, dove è stato inserito nella Costituzione il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, in Italia la legge 194 del 1978, conquistata dopo molte battaglie, rimane spesso di difficile applicazione.

Non solo i ginecologi, ma anche gli anestesisti e il personale non medico partecipano all’obiezione di coscienza. In Calabria, le percentuali di obiezione sono molto più alte rispetto alla media nazionale: il 74,3% degli anestesisti e il 63,3% del personale non medico si oppongono all’aborto, rispettivamente contro il 40% e il 32,8% a livello nazionale.

È importante sottolineare che l’aborto è praticabile chirurgicamente e farmacologicamente in Italia, ma l’elevato ricorso all’obiezione di coscienza mette in discussione l’effettiva accessibilità ai servizi per le donne che ne hanno bisogno. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Calabria il 72% dei casi di aborto avviene tramite il metodo farmacologico.

Il Coordinamento Pari Opportunità della Uil Calabria esprime profonda preoccupazione per questa situazione e sottolinea l’importanza di garantire il pieno rispetto dei diritti delle donne e l’accesso ai servizi sanitari, inclusa la scelta di interrompere una gravidanza in modo sicuro e legale.

Invitiamo le istituzioni regionali e nazionali a prendere seriamente in considerazione queste criticità e ad adottare misure concrete per assicurare che l’obiezione di coscienza non diventi un ostacolo insormontabile per le donne che cercano assistenza medica. (ac)

[Anna Comi è responsabile Coordinamento Pari Opportunità Uil Calabria]

L’OPINIONE / Maria Limardo: Comune al lavoro per individuare soluzione per Sistema Bibliotecario

di MARIA LIMARDO – In questi giorni stiamo assistendo nuovamente ad una discussione attorno al destino del Sistema bibliotecario vibonese. Una discussione che però, in troppi interventi, è animata da mero spirito populistico con l’intento di vestire di responsabilità politiche il pessimo stato in cui si trova il Sistema Bibliotecario Vibonese.

Responsabilità che, tra l’altro, si cerca da più parti di addebitare principalmente a questa amministrazione comunale, specie di chi cerca di allontanarle dalla sua persona, quando invece le vere cause dello stato terminale del SBV sono di altro tipo, ed andrebbero quindi ricercate altrove, come ormai ben sanno in molti anche se fanno finta di ignorarlo. Su quest’ultimo aspetto è in corso un’indagine della magistratura, dall’esito della quale si comprenderà bene come e da chi è stato gestito il Sistema bibliotecario e perché si è arrivati a questo stato di cose.

Ad ogni modo, ciò che preme a questa amministrazione comunale, è preservare il patrimonio materiale e immateriale che questa istituzione rappresenta per la città di Vibo Valentia e per l’intera provincia. Per far questo serve pragmatismo, non populismo. Servono idee concrete e realizzabili, non stravaganti ipotesi campate in aria col solo scopo di accarezzare il lato debole di un elettorato particolarmente sensibile al tema.

Preliminarmente è necessario fare chiarezza su un punto: il Comune non ha mai avviato procedure di “sfratto”, come impropriamente veicolato da più parti; quello adottato dalla dirigente era un atto dovuto e mirato a ristabilire il corretto uso di una porzione di palazzo Santa Chiara che nell’originaria convenzione stipulata tra le parti era destinata ad uso comune tra l’ente e il Sistema Bibliotecario Vibonese.

Tornando al resto, la Regione Calabria, nei giorni scorsi, si è espressa in maniera estremamente chiara, spiegando perché non è possibile – ad oggi – alcun intervento straordinario: troppa è la confusione che regna sul piano amministrativo, troppi sono ancora i documenti la cui mancata approvazione non può consentire un riordino della situazione contabile.

In un siffatto contesto, qualunque iniziativa popolare anche apprezzabile, come le petizioni o le raccolte firme, lascia il tempo che trova; è utile soltanto a confermare, ma non ce n’era bisogno, che il Sistema bibliotecario rappresenta un patrimonio importante per tutti i vibonesi. Siccome tale è anche per questo sindaco e per questa amministrazione comunale, si sta provvedendo, come già deciso la scorsa settimana, ad adottare una delibera di giunta con la quale concedere l’uso gratuito dei locali, per un periodo di tempo sufficiente a risolvere le problematiche dibattute e comunque non superiore ad un anno. Si sta inoltre valutando se vi sia la possibilità per il Comune di farsi carico anche delle utenze nel dato periodo temporale.

Questo è un segnale concreto, fattivo, della volontà dell’amministrazione comunale di voler battere tutte le strade possibili per individuare la via d’uscita ad una situazione che, comunque, a nostro giudizio non sarà risolvibile per le vie ordinarie, per come del resto confermato all’esito della riunione dei rappresentanti istituzionali del territorio avvenuta nelle scorse settimane. Perché nello stato in cui si trova, il SBV non troverà alcun partner istituzionale disposto a garantirne economicamente la sussistenza, e l’esempio della Regione è eloquente. Ecco perché è necessario procedere nella direzione da noi già indicata, ed in qualche modo auspicata anche dal consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, secondo la quale diventa imprescindibile pensare ad una nuova forma giuridica per il Sistema Bibliotecario Vibonese.

Quanto, infine, alla Regione Calabria, a questo punto è bene rammentare come sia stata l’amministrazione regionale di centrosinistra, a guida Loiero, a de-finanziare, nel lontano 2008, la legge regionale che garantiva uno stanziamento annuo di 50mila euro alle biblioteche pubbliche della Calabria. Questo per rinfrescare la memoria di quanti, oggi, gridano allo scandalo politico ignorando – volontariamente o meno e la cosa è in egual misura grave – da dove abbia origine uno dei tanti problemi oggi oggetto di dibattito.

L’OPINIONE / Franz Caruso: La sensibilità di Landini e la concretezza dei sindaci fanno il paio in Calabria

di FRANZ CARUSO – La Calabria sta, purtroppo, continuando a registrare enormi ritardi in ogni settore della vita pubblica, che anche il leader della CGIL, Maurizio Landini, denuncia con la sua visione nazionale, confermando quanto noi stiamo sostenendo pedissequamente da tempo.

Ciò che più preoccupa è la negazione, nella nostra regione, del diritto alla salute dei calabresi, costretti ad emigrare per avere una possibilità di cura, aumentando il debito anziché diminuirlo. Un tema ed un servizio, quello della sanità regionale, per il quale ci siamo sempre spesi molto, consapevoli che esso è prioritario tra i bisogni delle nostre popolazioni.  A nulla, però, è servita la disponibilità offerta ad una collaborazione fattiva e concreta, tra le Istituzioni e nei territori, preferendo la strada dell’isolamento.

Il nostro unico interesse, che prescinde da contrapposizioni politico/ideologiche, che non ci appartengono e che non debbono esistere quando si rappresenta una Istituzione Pubblica, soprattutto trattando temi e servizi di interesse collettivo quale quello della sanità, è di addivenire, quanto prima, a normalizzare il settore sanitario calabrese. Riteniamo, infatti, necessario superare la fase commissariale, che impedisce di programmare ed organizzare un sistema efficace ed efficiente e, soprattutto, di proiettarci nel futuro per cogliere e vincere le sfide di questo millennio offrendo ai calabresi una sanità adeguata ai bisogni del territorio.

Per non parlare di tutti gli altri ambiti prioritari per lo sviluppo della nostra terra,  da quello dei trasporti a quello dell’ambiente e del dissesto idrogeologico, da quello economico e produttivo a  quello turistico/culturale, che rimangono fermi o addirittura arretrano, consolidando un divario sempre più evidente ed allarmante con il resto del Paese e che sarà drammatico nella malaugurata ipotesi si dovesse approvare la sciagurata Riforma dell’autonomia differenziata.
Eppure la grande opportunità che si presenta alla Calabria nello scenario internazionale è sotto gli occhi di tutti, ma, ahinoi, i ciechi non la vedono. (fc)
[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Franco Cimino: Basta risse, facciamo pace: Una partita di beneficenza ci vuole

di FRANCO CIMINO – La guerriglia che si sarebbe dovuta evitare dentro e fuori lo stadio, la si è continuata tra le due Città, per cui lo scontro prevedibile, e quindi evitabile, da tutti, tra pochi ultras cosentini e pochi ultras catanzaresi è diventata la “guerra” tra Cosenza e Catanzaro. Il rancore assurdo di due manipoli di tifosi dei campi avversi si vorrebbe diventasse l’odio tra catanzaresi e cosentini, in quanto cittadinanze intere. Assurdo!

La cosa più antipatica che possa capitare in una regione che ha ben altri problemi e ben altre urgenti necessità da affrontare. Facciamo un po’ i conti direttamente sul campo di battaglia ancora ben allestito. Quanti sarebbero i guerreggianti (responsabilità a parte tra chi è stato più violento o chi abbia iniziato per primo e in che misura si sarebbe realizzata l’azione legittima di difesa)? Cinquanta da una parte e centocinquanta dall’altra? Centocinquanta e centocinquanta, ovvero duecento e cento? Un po’ di più, molto di meno? Sommandoli, ci si muove tra i duecento e i trecento facinorosi.

Per allargarsi ancora si potrebbe arrivare a quattrocento. Che c’entrano le due Città con soltanto questo piccolissimo numero di irresponsabili? Che c’entrano le due corrette tifoserie e le due civili popolazioni? Che c’entra sentirsi feriti nell’onore della comunità con stupidi atti di vandalismo e di aggressività che sono sempre personali, anche quando consumati nella assurda eccitazione di gruppo? Che significa solidarizzare con la Polizia a giorni e a situazioni alterne, quando è intollerabile che i nostri ragazzi in divisa, pagati poco rispetto alla fatica che fanno e ai rischi che corrono, invece che andare anche loro a vedere, tranquilli e con le proprie famiglie, la partita, sono costretti a proteggere luoghi e persone, e gli stessi belligeranti, dai danni certi che arreca ogni violenza? La guerra di Cosenza si sarebbe potuta evitare.

Con uno scritto, anch’io che non conto nulla, ne avevo indicato i modi più più semplici. La “quiete” (non impiego qui la parola pace per evidente imbarazzo per quella vera che il mondo attende) si sarebbe potuta realizzare subito se coloro che ricoprono responsabilità in campo sportivo e istituzionale, avessero immediatamente, e con decisione e fermezza, condannato, distinguendoli dell’intera comunità di appartenenza, i pochissimi delle due diverse colorazioni-fazioni, che si sono dati a quelle azioni deprecabili. Condannare e lasciando alle autorità competenti di accertare i diversi gradi di colpe consumate in quelle strade e in quello stadio, a partire dall’ignobile attacco portato al giovane vicepresidente del Catanzaro, ragazzo anche mite ed educato, costretto a lasciare la tribuna (non dovrebbe essere lo spazio più protetto?) per essere affidato addirittura alla protezione della curva giallorossa. Invece, è accaduto tutto il contrario. Tutti sono rimasti in silenzio.

I più autorevoli, per ruolo e personalità, se le sono… dette di santa ragione. La cosa è grave in sé. Ma è più grave oltre lo stesso sé, quando sorge anche qui la preoccupazione che le istituzioni e le autorità sportive, per timore di perdere consenso o simpatie, si portano a rincorrere quei pochi che non vogliono capire che il calcio è una disciplina sportiva, che la partita è solo una partita di pallone. E che tifare per la propria squadra è davvero bello se diventa gioia di essere da una parte che onora sul campo lo sport e i colori di una squadra e, indirettamente, il prestigio della propria città. Tralascio la polemica con i più importanti organi di informazione, e la Rai in particolare, che andrebbe trasformata in quotidiana battaglia per la costruzione, nella terra della democrazia debole se non addirittura incerta, di un sistema dell’informazione autenticamente libero e culturalmente attrezzato per essere al servizio del Bene e non assoggettato al mediocre potente di turno. È su questi temi e sui problemi davvero importanti che va costruita l’unità delle Città.

E, soprattutto, l’unità della politica e di chi, per mandato popolare, la rappresenta nelle istituzioni. Mi viene subito di dire che l’interesse delle due Città si deve realizzare su ben altri “interessi” su ben altri problemi. E l’unità, eh sì l’unità di Catanzaro, urgente e necessaria come il pane, è sulla necessità del fare, cosa e dove è subito, che deve affermarsi. Sui tanti gravi problemi che si stanno moltiplicando nei nuovi e aggravando nei vecchi. Per esempio, tanto per restare in campo calcistico, lo stadio per la sicura ascesa in serie A, deve restare quello che ha bisogno ancora di costose opere di adeguamento o ne vogliamo uno nuovo di zecca, moderno e capiente, comodo ed elegante. Uno stadio regionale per la Città regione, per dirla tutta. Avanti, una bella risposta, forza! Per i fatti di domenica, si spengano subito le risse diverse. Si può fare. Piccoli gesti, anche se coraggiosi, basterebbero.

Uno, in particolare, per il valore politico che contiene, mi appassiona. Si incontrino i due sindaci, accompagnati dai rispettivi presidenti delle società e dai rappresentanti delle due tifoserie, si scusino vicendevolmente dichiarando il proprio fermo impegno a operatore contro ogni violenza, per sconfiggerla in radice. E, stringendosi forte in un abbraccio corale, si promettano una comune azione per far crescere le due città nella prospettiva della crescita complessiva della Calabria, la nostra terra. La terra comune.

La regione di tutti i calabresi tutti. Ps: Ah, dimenticavo, un bel derby, magari andata e ritorno, di beneficienza, con entrata non contingentata delle tifoserie, sarebbe una cosa bellissima, la più facile da realizzare! Tutte le bandiere confuse tra loro. Ne verrebbe fuori, per quelle due, giornate un colore nuovo, giallorossoblu. Bello, no? (fc)

L’OPINIONE / Simone Celebre: Regione chieda potenziamento degli interventi di Rfi

di SIMONE CELEBRE – Non è una novità per nessuno che lo sviluppo di un’area, di una regione, passa ineludibilmente anche dalle infrastrutture ferroviarie. E tra queste un posto in prima linea lo guadagna l’Alta velocità SA-RC. Nel Mezzogiorno ci sono 4 delle 12 linee ferroviarie peggiori d’Italia, tra queste la tratta Jonica, il collegamento Taranto/ Reggio Calabria.

In Calabria l’età media dei convogli è di 21 anni e 4 mesi, peggio di noi solo il Molise, contro l’età media dell’intero Paese che è di solo 15 anni.

In Calabria ci sono solo 294 corse giornaliere, in Lombardia sono quasi 2200 considerato che questa regione ha solo 5 volte il numero degli abitanti, mentre il numero delle corse e di quasi 7 volte, il 70 % delle linee ferroviarie calabresi è a binario unico e più del 50 % ancora non è elettrificato. Con questi dati ci chiediamo quale sia il senso di dare priorità alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, un’opera molto impattante economicamente, circa 11 miliardi, che non sposterà per nulla la qualità di vita dei cittadini calabresi e siciliani, sapendo che non ci sono tante risorse da investire nel sistema dei trasporti. Noi, come Fillea, riteniamo che il rilancio della mobilità su ferro e la condizione che vivono i nostri pendolari debbano diventare e una priorità dell’agenda politica nazionale e regionale.

Perciò ribadiamo l’importanza che l’Alta Velocità arrivi anche nel Sud Italia e che attraversi l’intera regione Calabria. Non accettiamo che si fermi a Romagnano. Come Fillea Cgil Calabria, purtroppo però, siamo molto preoccupati dal fatto che, a oggi, non ci sono finanziamenti per la sua realizzazione. Dal confronto avuto con il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e i vertici di Rfi, è emerso, infatti, un dato incontrovertibile: i tempi per la concreta infrastrutturazione ferroviaria della Calabria non sono ancora maturi.

Se, infatti, Rete ferroviaria italiana prevede di investire in Calabria oltre 36 miliardi di euro, la messa a terra di questa ingente mole di finanziamenti rimane sulla carta per quanto riguarda i primi interventi per la realizzazione dell’Alta velocità ferroviaria. Per il momento l’unico intervento che pare avere un’accelerazione è quello relativo al raddoppio della galleria Santomarco.

Per l’elettrificazione, la messa in sicurezza e il potenziamento della linea ionica, poi, i tempi appaiono ancora più dilatati. Alcuni interventi sono in fase di progettazione, per altri lo stato di avanzamento si ferma all’iter autorizzativo, per altri ancora non si va oltre quella che viene definita “attività negoziale”.

Alla luce di quanto appreso durante l’incontro, pur non sottraendoci all’impegno di affrontare ulteriori confronti per esercitare il giusto controllo sociale sull’operato di Rete ferroviaria italiana, chiediamo ai vertici dell’amministrazione regionale di sollecitare, anche per tramite del Governo, il potenziamento dell’intervento infrastrutturale di Rfi in Calabria e l’accelerazione delle procedure di progettazione e dell’iter burocratico al fine di consentire al territorio regionale di registrare, in tempi contingentati, il giusto ed atteso potenziamento della rete infrastrutturale ferroviaria.

Non vorremmo che si verifichi quello che è sempre avvenuto qui in Calabria e cioè solo tante belle promesse, ma poi gli interventi sono sempre risultati molto limitati sia in termini di impatto e sia in termini di risorse. Bisogna garantire ai calabresi, oltre all’Alta Velocità, più linee ferroviarie a doppio binario, elettrificate, con più treni moderni, puntuali perché altrimenti continueremo ad assistere a una situazione in cui i cittadini calabresi non avranno la possibilità di scegliere, in quanto costretti a spostarsi con i mezzi privati, scelta invece garantita nelle altre regioni. Purtroppo, a oggi, siamo costretti a constatare che il nostro Paese corre a diverse velocità anche tra regioni del Sud. (sc)

[Simone Celebre è segretario generale di Fillea Cgil Calabria]

L’OPINIONE / Enzo Comerci: Comune di Lamezia tuteli l’Ex Valtur di Nicotera

di ENZO COMERCIAssociazioni regionali e nazionali, rappresentati politici provinciali, regionali e nazionali, giornali regionali e nazionali, tutti, all’unisono, impegnati da tempo per cercare di salvare un patrimonio culturale, paesaggistico di inestimabile valore rappresentato dall’Ex Valtur di Nicotera creato dal paesaggista Pietro Porcinai e dall’architetto Pier Filippo Cidonio, professionisti di grande valore apprezzati in tutto il mondo.

Tutti, da ogni parte d’Italia, a prodigarsi nel sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni e, guarda caso, chi doveva essere in prima fila nel salvaguardare il grande patrimonio, che per una cinquantina d’anni ha rappresentato il fiore all’occhiello di Nicotera e della Calabria, non ha speso nemmeno una parola. L’Amministrazione Comunale che dovrebbe, tra l’altro, rappresentare la Comunità Nicoterese, salvaguardandone i beni culturali, ambientali e paesaggistici, non ha sentito il dovere di rendersi parte attiva nel salvare un patrimonio di così alto valore rappresentato dall’ex villaggio Valtur, nel suo complesso, che per anni e anni, oltre a rappresentare l’ambita meta turistica per vacanzieri provenienti da tutto il mondo, ha dato lavoro a centinaia e centinaia di cittadini Nicoteresi e dei paesi vicini.

Proprio in questi giorni, dopo l’annuncio di “svendita”, del gioiello paesaggistico, alla cifra base di appena 1.282.500 apparso sul giornale economico/finanziario il Sole 24 Ore, l’Associazione “Porcinai”, intitolata all’illustre paesaggista fiorentino, preoccupata ha lanciato l’allarme scrivendo al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, con copia alle Sovrintendenze, per le sorti di un bene sottoposto a tutela negli anni passati e che rischia di essere svenduto e di finire in mano per niente affidabili, al fine di adempiere agli obblighi di tutela previsti.

Non si può restare insensibili ad una situazione di grande importanza pertanto, invitiamo la distratta Amministrazione Comunale, se c’è, di svegliarsi e vigilare e se necessario, e forse lo è, acquisire l’importante patrimonio, culturale, paesaggistico e ambientale, ai beni comunali esercitando, come Pubblica Amministrazione, il diritto di prelazione al fine di tutelarlo e renderlo fruibile al pubblico, possibilmente con l’aiuto economico del ministero della Cultura o della Regione e nella eventualità che ciò risulta non praticabile ricorrendo, se possibile, alla Cassa Depositi e Prestiti. (ec)

[Enzo Comerci è coordinatore nazionale del Movimenti dell’Indipendenza]

L’OPINIONE / Gianmichele Bosco: Servizio Tgr Calabria su scontri dopo derby non è buona informazione

di GIANMICHELE BOSCO – Il servizio mandato in onda della TgR Calabria sui disordini verificatisi a Rende dopo il derby tra Cosenza e Catanzaro tradisce a mio parere i princìpi cui deve ispirarsi il servizio pubblico radiotelevisivo per garantire ai cittadini un’informazione sempre neutrale nel raccontare i fatti e dunque corretta.

Al contrario, lanciarsi in giudizi affrettati, giungere a conclusioni discutibili, frutto di ricostruzioni parziali o artificiose, come ha fatto il servizio della TgR Calabria, non è in linea con una buona informazione. Noi chiediamo dunque alla Rai di garantire la correttezza del servizio pubblico e di rettificare nell’immediatezza la ricostruzione degli incresciosi fatti di Rende. Condanniamo la violenza da qualunque parte provenga e senza fare sconti a nessuno, ma pretendiamo verità. (gb)

[Gianmichele Bosco è presidente del Consiglio comunale di Catanzaro]