L’OPINIONE / Filippo Veltri: Calderoli, l’ultimo giapponese

di FILIPPO VELTRI «È il maiale di prosciutti di Calderoli, ne ha un allevamento…»: la battuta di Pierluigi Bersani, l’altra sera ad Otto e mezzo di Lilli Gruber, fotografa alla perfezione quello che è successo, e sta succedendo, dopo il voto di martedì al Senato sulla così detta autonomia differenziata.

Rivoluzioni in piazza annunciate (De Luca), vergogne nascoste malissimo (i 45 senatori del Sud, a cominciare da quelli calabresi, che hanno votato a favore del provvedimento e che si sono beccati i secchi rimproveri al fulmicotone dell’Arcivescovo di Cosenza), per ora un vincitore certo. Dall’ampolla con l’acqua del Po raccolta sul Monviso (1996) all’autonomia differenziata del 2024 infatti il passo – politicamente parlando – è assai più breve di quanto non facciano pensare i quasi trent’anni trascorsi. Allora alla regia c’era Roberto Calderoli, e così è anche oggi: il vincitore vero, l’unico dei bossiani a essere sopravvissuto a tutte le stagioni della Lega.

Oggi è lui il grande vecchio che ancora muove le fila dentro una Lega che non è più il Carroccio di Alberto da Giussano, ma un partito che ha cercato di diventare nazionalista, salvo poi essere travolto dai veri nazionalisti di Giorgia Meloni. A Calderoli della «Lega Salvini premier» non è mai fregato nulla.

Lui, l’ultimo giapponese come l’ha definito il Manifesto, porta avanti il programma di sempre, una revisione in chiave economica delle macro-regioni dell’ideologo Gianfranco Miglio. In sostanza: l’autonomia fiscale del Nord, dopo che la secessione è stata superata e affogata dalla storia. «Teniamoci i danè»: il concetto si è dipanato attraverso mille forme in questi tre decenni, dal Parlamento di Mantova fino alla devolution, con i quattro saggi del centrodestra, riuniti nell’agosto del 2003 nella baita di Lorenzago di Cadore, poi bocciata dal referendum costituzionale del 2006.

Venne poi il federalismo fiscale  (2009), con i famosi decreti delegati che tennero prigioniero l’ultimo governo Berlusconi fino al 2011 e finì in un nulla di fatto. La crisi del 2011, l’arrivo del governo tecnico di Monti e dell’austerità (insieme al pareggio di bilancio in Costituzione) fecero infatti carta straccia del federalismo. 

Nel frattempo l’ultimo dei giapponesi si è però fatto più furbo: per l’autonomia niente più riforme costituzionali, meglio una legge ordinaria, dall’apparenza più soft. Zaia lo ha sempre pungolato, forte del referendum del 2017 che vide l’autonomia stravincere in Veneto e Lombardia. Alla fine il core business dei leghisti doc, al netto delle scampagnate di Salvini con Marine Le Pen, è rimasto lo stesso. 

Tornato al governo nel 2001, un Bossi assai più debole rispetto agli anni Novanta e più sottomesso a Berlusconi riuscì comunque a mettere in piedi, complici Tremonti e Aldo Brancher, quel meraviglioso teatrino dei 4 saggi  di Lorenzago (Calderoli, Nania di An, Pastore di Fi e D’Onofrio dell’Udc). Calderoli si presentò in bermuda di jeans e camicia bianca, abbronzatissimo. Fu lui a tentare di incastrare le due riforme, litigando con Nania di An sulla clausola per l’interesse nazionale. Cossiga, in vacanza in Cadore, benedisse i saggi a suo modo: «Mi inchino di fronte a questo concentrato di cultura e conoscenza…».

La montagna partorì il topolino: competenza esclusiva delle Regioni in materia di sanità, scuola e polizia locale. Nel frattempo Calderoli era diventato ministro delle riforme, al posto di Bossi colpito dall’ictus nel 2004. Da allora ha cambiato mille spartiti per suonare sempre la stessa musica: quella dell’autonomia del Nord. Si è fatto più prudente, non grida più «Bergamo nazione tutto il resto è meridione», non porta maiali sui terreni destinati alle moschee (Bersani non dimentica però), non ha perso la pazienza della mediazione, anche con le opposizioni. Ma il filo, in fondo lo ha riconosciuto lui stesso in questi giorni in Senato, è sempre quello verde che parte dal Dio Po. «Il nostro vero obiettivo politico, dai tempi di mio nonno Guido…».

Ora l’ultimo miglio alla Camera e poi si vedrà, in attesa che dal Sud parta davvero una mobilitazione che fin qui però nessuno ha visto. (fv)

L’OPINIONE / Paolo Bolano: Commissariare la Calabria?

di PAOLO BOLANO – Ho un’idea: commissariare la Calabria. Con l’approvazione dell’Autonomia differenziata possiamo chiudere baracca. Io non me ne intendo, sono uomo di periferia. Ma non avevano detto che prima venivano i Lep e poi l’Autonomia? Cioè, che per noi reggini, per esempio, prima si dovevano costruivano 62 asili, oggi ce ne sono tre, per pareggiare il numero di 65 asili, di Reggio Emilia, e poi, poi si passava all’Autonomia che oggi favorisce solo il Nord? Avete capito bene? Sempre in sintesi, lo Stato continuerà a finanziare per tenere in vita i 65 asili con, non so, 300 dipendenti e tutto il resto che voi avete capito, a Reggio Emilia, mentre nella nostra Reggio finanzierà tre asili con 10 dipendenti.

Avete capito bene come si combatte il divario? A questo punto io chiamo in causa tutta la classe politica calabrese e meridionale. Di tutti i partiti. E non solo quella di oggi. Alziamo il tiro. Capiamoci meglio. Dopo l’Unita’ d’Italia vi ricordate le industrie siderurgiche di Mongiana, Stilo? Lavoravano circa duemila operai prima dell’Unità fu chiusa in un batter d’occhio e trasferita a Terni. Quella classe politica corrotta non alzò un dito per fermare quell’operazione sporca. Ci fu il finimondo. Poi l’emigrazione dei nostri nonni verso le Americhe, altri presero la via della montagna ingrossando il numero di briganti.

Il divario economico creò grosse e insanabili difficoltà allo Stato Unitario. Vi ricordo che portò  alla guerra sociale “mancata rivoluzione agraria”, etichettata come “brigantaggio meridionale” che insanguinò tutto il Sud e scritto la pagina più vergognosa della nostra storia. Vi ricordo, infine, che il governo unitario rispose alla reazione popolare (brigantaggio) con leggi speciali (legge Pica).

Ci fu una vergognosa repressione, fucilazioni di massa senza processi ecc. ecc. Ergo, oggi io dico con questi risultati che sono sotto gli occhi di tutti noi, io dico: Commissariamo la Calabria. Forse anche il Sud. Il ceto politico e dirigente non ha retto secondo me alla prova di questi anni dell’autonomia regionale. Ha fatto poco o nulla per ridurre il divario col Nord.

Lo Stato ha la sua responsabilità, ma le regioni hanno la vera responsabilità del mancato sviluppo del sud. Con l’Autonomia siamo caduti dalla padella alla brace. Ancora oggi servono nuove forze politiche serie e oneste per affrontare la prova difficile dell’autogoverno regionale e la partecipazione al governo del Paese.

Io credo che per fare questo, alla prova dei fatti, bisogna commissariare la Calabria per una generazione, per consentire che si formi un ceto dirigente nuovo. I nostri eroi ce la faranno ? Ai posteri, per noi la storia si ripete e si ripeterà sempre senza un classe politica di serie A. (pb)

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Le nuove infrastrutture autostradali opportunità di sviluppo

di GIACOMO SACCOMANNO – La Calabria si prepara a un importante cambiamento nel suo sistema viario, grazie alla realizzazione di nuove strade eautostrade che promettono di migliorare significativamente i collegamenti e i tempi di percorrenza nella regione. Questi progetti, che saranno in gran parte realizzati durante la costruzione del ponte sullo stretto, rappresentano un’opportunità di sviluppo e connessione per la Calabria.

Sviluppo delle nuove infrastrutture autostradali

I lavori sono già in corso tra Sibari e Roseto, e presto prenderanno il via anche tra Catanzaro e Crotone. Inoltre, si sta completando la tratta tra Vibo e Soverato. Questi interventi, che prevedono la realizzazione di due corsie di marcia da 3,75 metri per direzione, permetteranno spostamenti più veloci e confortevoli rispetto alla situazione attuale.

Costo e finanziamento

I fondi per la realizzazione delle nuove autostrade (Cat. A/B) in Calabria vengono diluiti negli anni e iniettati progressivamente. Attualmente, l’Italia sta investendo più di 300 miliardi di euro all’anno per le sole infrastrutture, su una spesa totale di circa 1000 miliardi di euro. Questo dimostra che l’Italia, una delle più importanti potenze economiche del pianeta, può tranquillamente permettersi di costruire strade e ferrovie nel corso degli anni.

Il ruolo della Lega e di Matteo Salvini

Questi interventi sono fortemente voluti dalla Lega e dal Vice Premier e Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. La loro determinazione nel promuovere lo sviluppo delle infrastrutture in Calabria dimostra l’attenzione del governo verso le esigenze del territorio e la volontà di migliorare la qualità della vita dei cittadini calabresi.

Benefici per la regione

Le nuove infrastrutture autostradali rappresentano un importante investimento per il futuro della Calabria. Non solo favoriranno la mobilità dei cittadini, ma contribuiranno anche allo sviluppo economico della regione. Infatti, una migliore connessione stradale permetterà un più agevole trasporto delle merci e favorirà lo sviluppo del turismo, settore fondamentale per l’economia calabrese.

Le nuove opere autostradali in Calabria rappresentano un importante passo avanti per la regione, offrendo maggiori opportunità di sviluppo e connessione. Grazie a questi interventi, i cittadini calabresi potranno godere di spostamenti più rapidi e confortevoli, mentre l’economia locale beneficerà di una migliore accessibilità e di nuove opportunità di crescita. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

L’OPINIONE / Francesco Forciniti: Se fossi stato al vostro posto, ma non ci so stare!

di FRANCESCO FORCINITI –  Gli esponenti politici locali dei partiti di governo regionale ci hanno fatto chiaramente capire da quale parte stanno. Di fronte a una multinazionale prossima a prendere possesso dell’unico porto che insiste sul nostro territorio per costruirci sopra una enorme fabbrica di turbine per la lavorazione del gas, l’atteggiamento che hanno tenuto è stato da una parte di totale appiattimento sulle pretese dell’azienda, e dall’altra parte di assoluto disinteresse verso le preoccupazioni di quei cittadini che li hanno votati e gli hanno permesso di occupare quegli scranni.

Ne è venuta fuori un ridicola, grottesca, surreale passerella nella quale assessori e onorevoli nazionali e regionali hanno tessuto le lodi dei benefattori americani che vengono a portare un po’ di lavoro a noi poveri straccioni incapaci di badare a noi stessi e valorizzare le nostre vocazioni, il nostro tessuto produttivo, le nostre infrastrutture. Addirittura qualcuna ha osato dire che “in Calabria l’occupazione è al 16%”, dato sparato totalmente a caso, e che quindi la cosiddetta “emergenza-lavoro” ci dovrebbe costringere a non fare troppo gli schizzinosi.

A nessuno di lorsignori interessava minimamente il fatto che la Baker Hughes avesse mentito clamorosamente sulla necessità di impiantarsi direttamente sulle banchine (falsa, dal momento che l’azienda americana non è presente in nessun altro porto del mondo), che non abbia preso alcun impegno sui posti di lavoro che darà, che non pagherà alcuna somma a titolo di compensazione al territorio, anzi che avrà sconti fiscali clamorosi pagati da noi, e che poi il gas prodotto ci arriverà comunque a prezzo di mercato. Quando il rappresentante del comitato cittadino ha evidenziato tutta una serie di preoccupazioni e incompatibilità legate ai regolamenti urbanstici, i nostri “onorevoli” sembravano addirittura nervosi e infastiditi.

Insomma, anziché far pesare alla controparte l’importanza, la bellezza, la dignità del nostro territorio, lo hanno pubblicamente affossato e disprezzato, in una sorta di simbolica resa al cospetto del forte, ricco e potente colosso americano.

Credetemi, sono tornato a casa amareggiato e disgustato, ma allo stesso tempo fiero di non essere stato al loro posto, a mettermi sotto i piedi la logica, la razionalità e lo spirito critico per rispettare l’ordine di un presidente di Regione che ha già deciso di svenderci. Io non ero in quella prima fila ricca di autorità. Io ero in piedi, fra il mio popolo, fra la mia gente, a ragionare con la mia testa, anziché a fare l’inchino ai ricchi capitalisti per disciplina di partito. (fc)

[Francesco Forciniti è già deputato della Repubblica]

L’OPINIONE / Donatella Monteverdi: “Una notte al museo” format vincente per far scoprire i luoghi

di DONATELLA MONTEVERDI – Dopo il successo nel periodo natalizio di “Una notte al museo” al Complesso monumentale e nelle Gallerie del San Giovanni, l’Amministrazione comunale ha avuto conferma della strada positiva intrapresa collaborando e co-progettando con le giovani energie catanzaresi. Siamo stati e saremo ancora a supporto nella programmazione di un evento che caratterizza in maniera entusiasmante la città e che contribuisce a rendere vivo il nostro patrimonio.

Iniziative ormai consolidate, come quella ideata da Artemide, sono in grado di esprimere tutta la loro potenzialità, offrendo l’occasione di coinvolgere fette di pubblico nuove e diversificate. Le sale del museo gremite di giovani, in occasione dello scorso appuntamento, sono la rappresentazione plastica di come è possibile far vivere i luoghi della cultura attraverso delle formule accattivanti e innovative.

Un plauso, quindi, ai giovani di Artemide che, con passione e tenacia, portano avanti attività mirate alla valorizzazione territoriale, coniugando le visite guidate con il divertimento e facendosi portatori sani dei valori delle tradizioni e del senso di comunità. Per apprezzare i tesori della nostra città è necessario, in primis, farli conoscere avvicinando specialmente le nuove generazioni alla fruizione di contenitori culturali spesso lontani dalle loro abitudini. In tal senso, la rete che si è costituita a sostegno di queste esperienze, che partono dal basso, ha bisogno di essere sempre più rafforzata, immaginando una partnership pubblico-privata di ampio respiro.
Oltre al Comune di Catanzaro, diventa prezioso il ruolo delle altre amministrazioni, dell’Università e degli enti culturali, come l’Accademia di Belle Arti e il Conservatorio, per far sì che le “Notti al museo” siano sempre più numerose e variegate, interessando gli spazi culturali disseminati sul territorio e facendo da traino anche per le attività economiche e commerciali del centro storico e non solo. (dm)
[Donatella Monteverdi è assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro]

L’OPINIONE / Atanasio Pizzi: L’aquila a due teste resta in gabbia e nessuno cerca di liberarla

di ATANASIO PIZZI – Se dopo sei secoli di studi, convegni e appuntamenti culturali, con inizio, svolgimento e termine l’eterno allestire “insiemi di scritti unitari”, è oggi serve un nuovo metodo per dare senso al movimento. È giunto il tempo di scuotere la cultura mono direzionale e ricordare agli impavidi scribi, che una minoranza non è mera favola di corte ignota.

La cultura e mi riferisco a quella fatta dai maestri di scuola secondo le regole di un tempo, seguendo le cose che forgia e titola in “Ragione Storica” e, non va secondo le gesta di quanti approdarono senza bagagli, levando le braccia al cielo, favellando solo lingua ignota, perché questi ancora sono senza regole di bottega Dogale o regole di Hora.

Oggi la cultura, quella nuova naturalmente fatta indagando le cose in gruppi in discipline e, usa volare in alto per avere una visione globale della storica regione diffusa del meridione Italiano. Chi oggi va ad inchinarsi all’aquila bicipite, perché fedele, non si è mai chiesto come fare o se è il caso di liberarla per lasciarla volare, come natura vuole e finalmente vederla volteggiare, secondo natura.

Un volo libero accompagnata dal vento, per vedere finalmente un cuore grande e unitario che non sta sempre accovacciato sulla spalla del suo padrone, terminando cosi, di ascoltare sempre lo stesso battito degli stessi uomini. Perché non lasciare spazio all’avanzare del sapere di una radice antica, e smettere così di ascoltare il cuore nemico perché, in gabbia da lungo tempo, perdendo il ritmo di quello bicipite, dell’eccezionale volatile.

Quest’ultimo, per la sua natura, avrebbe dato senso alle cose su cui riflettere, quanti vivono nel buio delle loro botteghe solitarie, che rinnovano e costruiscono solite gabbie per chi vorrebbe volare in alto.

Il volo dell’aquila nella Regione storica diffusa degli At, resta l’unico esperimento possibile in età moderna e, l’osservare con libertà bicipite, le cose ancora non fatte comprese tutte quelle ignorate in queste terre buone e parallele, potrebbe essere un buon inizio di giornata, specie di mattina, con il sole che illumina da est.

Un punto di vista nuovo e, molto alto a cui nessuno ha mai immaginato di dare la scena, per poter osservare le cose compromesse dei due pensieri che da ovest e da est hanno sempre immaginato confronti cruenti, senza mai fermarsi e capire i bisogni dei popoli, in continuo fermento.

Solo dall’alto di un volo silenzioso e senza premura, sarà possibile ascoltare le discronie, le diacronie oltre tutte le incongruenze prodotte in questo storico periodo di deriva nera, dove le cose buone di uomini e natura non sono germogliate per poter fiorire.

In vero, mancano vie di comunicazione, dei luoghi vicini e lontani dove andare e approdare, sin anche l’aquila bicipite non sa dove fermarsi per riposare, quando appagata delle cose viste e sottolineate nel panorama citeriore della fannullona Sibari, ma anche qui non vi è luogo sicuro, perché preferite altre pratiche di conservazione e non fanno servizio per tutta la comunità che fa resilienza continuata.

Il senso di questa frase vuole indicare che esiste un diffuso gruppo di cultori titolati, a ricercare tutti divisi in molteplici direzioni e, senza regole mai sortiti a terminare uniti la china più semplice, tuttavia e senza il loro ausilio, basterebbe indirizzarli tutti in un percorso rettilineo per prendere quota e volare.

Un percorso rettilineo largo a sufficienza e lungo come una pista per aerei, lì dove gli abitanti della Sibari antica, seminarono cose ancora oggi capaci di rispondere alle ire del tempo e della natura.

Un approdo e una strada nostra (Jonë) che partendo dall’aeroporto di Sibari, abbraccia tutto il meridione Arbëreşë darebbe merito alla Regione Storica Diffusa e, per la prima volta nella storia moderna, si potrebbe costruire un termine a modo dei greci, per ripartire con le vie del cielo e, diffondere un modello che oggi diverrebbe l’esempio per tutto il mediterraneo.

Cosi Sibari si appropria del suo ruolo originario ruolo di approdo per popoli in cerca di una nuova possibilità per vita e, diventare un polo d’integrazione moderno, fulcro Mediterraneo a impronta dell’aquila bicipite, la stessa che unisce pensieri alimentati da un cuore unico forte e indivisibile.

Non è più tempo di fare i discorsi, oggi siamo al tempo dei progetti multi disciplinari e dell’agire, fare la storia moderna, non serve alternare soluzioni, vicino le pieghe dei pensatori sani, gli unici pronti a costruire e programmare, futuri di memoria buona e cose utili. (ap)

 

L’OPINIONE / Antonio Borelli: Zes Unica materia complessa che crea una certa apprensione

di ANTONIO BORELLI – Doveva essere la svolta nelle politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno dal 1 gennaio 2024. In realtà, la Zes Unica partirà salvo imprevisti l’1 marzo, sostituendosi alle otto aree Zes designate tra cui quella della Calabria. Per ora solo un piccolo ritardo per via della Struttura di Missione centralizzata, non ancora pronta per adempiere ai suoi compiti, tant’è che si è dovuto ricorrere alla proroga degli attuali commissari delle singole Zone regionali per evitare una vacatio che avrebbe creato non pochi problemi.

Un quadro, questo, che ci dà ancora una volta la misura della complessità della materia con cui abbiamo a che fare e che crea al contempo una certa apprensione.

Preoccupa che un’unica Zes, con tutti i territori regionali dentro, inneschi una dinamica di concorrenza tra i territori stessi nella quale chi è debole ha più probabilità di restare al palo. Ma anche all’interno di ciascun territorio potrebbero innescarsi dinamiche negative. In precedenza, infatti, l’autorizzazione unica veniva emessa solo per gli investimenti produttivi realizzati all’interno di agglomerati definiti come retro porti, porti, agglomerati industriali, aeroporti e retro aeroporti: zone ben circoscritte per creare condizioni ottimali in termini economici, finanziari, amministrativi ma anche di sicurezza, visto che il contrasto alla criminalità su un polo concentrato di attività produttive può, in teoria, essere più agevole – in teoria perché le recenti intimidazioni agli stabilimenti Callipo, collocati nella Zes lametina, dimostrano che siamo ancora lontani dall’obiettivo. In ogni caso, resta il fatto che l’impostazione adottata fin qui viene oggi vanificata da una Zes unica che guarda ai territori regionali nella loro interezza generando molti interrogativi sia sul piano amministrativo, sia sul piano economico e finanziario.

Il primo punto è quello che ci tocca più da vicino come Amministrazione Comunale. C’è l’impegno, da parte del governo, di mantenere i profili di semplificazione amministrativa che le otto Zes avevano predisposto nel loro modello. Ma ci chiediamo come e quando sarà possibile mettere in piedi una macchina amministrativa capace di sostituirsi a tutti i Comuni del sud e ai loro sportelli Suap per portare avanti lo snellimento burocratico? È pur vero che è prevista la creazione dello sportello Sud Zes, ma non si sa ancora come e con quale tempistica sarà attivo. In tale condizione non vorremmo doverci trovare dal 1 marzo a dover gestire in emergenza insediamenti industriali complessi senza i necessari strumenti operativi e normativi compreso il personale addetto.

Per quanto riguarda poi l’autorizzazione unica, sappiamo che una delle caratteristiche della Zes è la possibilità di derogare alle previsioni di una serie di strumenti, compresi quelli urbanistici. Un principio senz’altro condivisibile rispetto alla filosofia che sottende le Zone Economiche Speciali ma a condizione che esse siano circoscritte e quindi caratterizzate in un certo senso da una eccezionalità di scopo. Ma cosa succederà quando ad agire sarà la Zes Unica del Mezzogiorno? Che ne sarà delle politiche urbanistiche pianificate dai singoli Comuni? Dovremo convivere tutti con pianificazioni sottoposte costantemente a una sorta di spada di Damocle che potrebbe stravolgerle? Chiunque è in grado di comprendere che non sono interrogativi da poco.

Com’è evidente, ci sono molte e fondate ragioni per guardare con preoccupazione alla Zes unica. Ragioni cui si aggiunge la consapevolezza che le dimensioni raggiunte dall’UE sono oramai tali da comprendere anche territori ben più in difficoltà sul piano dello sviluppo rispetto al nostro Mezzogiorno. Consapevolezza che ci aveva portato a proporre in questa lotta contro il tempo anche per la nostra città l’istituzione di una nuova area Zes a Germaneto ancorata a nuovi drivers di sviluppo quali la conoscenza e il sapere. A margini della nuova strategia sul tema della Zona Economica Speciale non si può non invocare un dibattito serio e approfondito sul tema. Un confronto nel quale ciascuno si assuma alla luce del sole la responsabilità delle scelte, secondo i compiti che l’ordinamento gli attribuisce: dal governo centrale, fino ai Comuni. Il nostro punto di vista è chiaro e sentiamo di denunciare il pericolo di un percorso che, se non allineato, potrebbe compromettere il lavoro delle amministrazioni locali e soprattutto gli investimenti prospettici sui nostri territori. (ab)

[Antonio Borelli è assessore alle Attività Produttive del Comune di Catanzaro]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Agenda Urbana, serve un finanziamento maggiore per maggiori città

di FRANZ CARUSO – Nell’esprimere il mio apprezzamento per l’approvazione da parte della Giunta Regionale,  nell’ambito della programmazione europea 2021-2027,delle nuove linee di indirizzo per le strategie urbane rivolte alle città di Catanzaro, all’area metropolitana di Reggio Calabria  ed all’area urbana di Cosenza-Rende, auspico  un finanziamento ancor più consistente a disposizione di queste realtà urbane.

Una necessità che è stata già ravvisata, lo scorso mese di dicembre, dal consigliere delegato Francesco Alimena, partecipando ad un primo incontro su questo importante strumento di sviluppo insieme ai tecnici del settore 11 del nostro Comune.

A Cosenza, al 31 dicembre 2023, abbiamo registrato uno stato di attuazione degli interventi infrastrutturali di Agenda Urbana 2014/2020 di oltre l’80%, tutte opere funzionali la gran parte con spesa rendicontabile al 100%.  Sono stati raggiunti, così, risultati ragguardevoli e soddisfacenti anche rispetto al resto del panorama calabrese, addirittura insperati fino a qualche tempo fa. Ed, infatti, quando ci siamo insediati, a fine 2021, si è dato un forte impulso alle procedure che hanno consentito di rendicontare una spesa di 12 milioni di euro (dieci milioni solo per il Centro Storico) in infrastrutture attraverso la realizzazione di 11 nuove opere pubbliche, di cui 7 appunto nel centro storico.

3 milioni di euro di aiuti diretti, invece,  hanno permesso la nascita di 12 nuove imprese a Cosenza vecchia e finanziato 19 enti del terzo settore in tutta l’area urbana. Rispetto allo sforzo fatto, ci aspettiamo oggi, che il Presidente della Giunta Regionale, da un lato attui una premialità verso gli Enti virtuosi che spendono rapidamente i fondi come Cosenza-Rende, e dall’altro che, in ossequio alle direttive europee ed al regolamenti comunitari, ci consenta il completamento della parte residua di alcuni interventi per una spesa complessiva di circa 2 milioni e mezzo di euro. Ciò consentirebbe di consegnare alla città tutte le opere originariamente programmate e finanziate con agenda urbana 2014/2020 con le risorse interamente utilizzate entro la prossima primavera.

In questo nuovo anno appena iniziato, inaugureremo le opere realizzate, ma stiamo già lavorando, per come detto, alla nuova programmazione prevedendo importanti ed essenziali interventi di rigenerazione urbana, di contrasto al disagio sociale e abitativo, ricomprendendo, ancora una volta, fondamentali misure di aiuto alle imprese ed al welfare. In ragione di ciò, un più cospicuo plafond finanziario sarebbe oltremodo auspicabile per continuare nell’azione di costruzione di una città sempre più sostenibile e per una comunità sempre più resiliente.

Un obiettivo da raggiungere anche attraverso una sinergica e proficua collaborazione tra le Istituzioni da noi rappresentate. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Vincenzo Capellupo e Daniela Palaia: Da che parte stanno i leghisti catanzaresi?

di VINCENZO CAPELLUPO E DANIELA PALAIA – Gli ineffabili leghisti catanzaresi, sempre a caccia di visibilità a buon mercato, si producono nello strabiliante (per loro) elenco degli incontri del sindaco Fiorita nell’ambito della sua attività di rappresentanza. Lasciando per un attimo da parte i riconoscimenti conferiti agli sportivi o agli artisti catanzaresi, che ben più di certa politica fanno onore alla città, sarebbe interessante sapere dai seguaci di Capitan Salvini, sempre pronti a dare consigli, come dovrebbe comportarsi un sindaco di fronte all’annuncio di una visita da parte di un ambasciatore.

Perché è così che funziona: l’ambasciata contatta il gabinetto e comunica che il tale diplomatico sarà in Comune in tale giorno a tale ora. Sono al corrente i leghisti catanzaresi di questo protocollo condiviso nel mondo? Sembrerebbe di no, visto che si stupiscono del numero di incontri tra Fiorita e le varie rappresentanze estere. In ogni caso, anche a prescindere dalla loro cultura istituzionale, dovrebbero essere lieti di tanto interesse nei confronti di Catanzaro. Sempre che abbiano a cuore le sorti della città. Ma anche qui, il dubbio, sorge.

Quanto poi agli interventi del sindaco su temi di politica nazionale, non è la prima volta che i leghisti catanzaresi storcono il naso a fronte delle prese di posizione di Fiorita. Peccato per loro, però, che quelle stesse posizioni vengono quasi regolarmente rilanciate dalla stampa italiana, che evidentemente le trova degne di rilievo, visto che a parlare è il primo cittadino di un Capoluogo di Regione e non di un piccolo Comune delle aree interne, che pure merita il massimo rispetto. Anche qui però, evidentemente, le piccole invidie politiche e l’ansia di propaganda in saldi di fine stagione giocano un ruolo. Oppure, ciò che disturba le camicie verdi nostrane è il fatto che il sindaco tocchi ogni volta nervi scoperti mettendoli in qualche imbarazzo. Esattamente com’è accaduto di recente a proposito del ponte sullo Stretto e delle risorse sottratte al Sud per garantire a Salvini il suo giocattolo preferito.

E allora, se proprio vogliamo misurarci nel fare elenchi, più che contare gli incontri di rappresentanza del sindaco, torniamo alle risorse depredate al Mezzogiorno dal Governo. Si comincia con il fondo perequativo infrastrutturale, destinato a scuola, sanità, trasporti, reti idriche (dice qualcosa ai leghisti catanzaresi questa voce?): 4 miliardi e mezzo stanziati fino al 2033 tagliati dalla legge di bilancio e diventati circa 900 milioni. Poi c’è la rimodulazione del Pnrr: 16 miliardi che erano destinati per metà ai Comuni del Sud per i piani urbani e l’efficientamento energetico.

Soldi deviati altrove con l’impegno generico che le risorse verranno recuperate attraverso altri canali. Dunque un taglio certo oggi in cambio di una semplice e aleatoria promessa per il futuro. Andando avanti nell’elenco, arriviamo ai quasi due miliardi sottratti al Fondo di Sviluppo e Coesione come quota da far gravare su Calabria e Sicilia per costruire l’ottava meraviglia del mondo: il Ponte, sempre lui. Infine l’Autonomia Differenziata: il Ddl Calderoli andrà in aula al Senato la prossima settimana e delle risorse per garantire i Lep prima di frantumare definitivamente il Paese, nemmeno l’ombra.

Insomma, ma di cosa stiamo parlando? Ma davvero Riccio e compagni pensano di poter continuare a lungo con il loro disco rotto, con la loro demagogia, con la loro propaganda, con le loro critiche bislacche fondate sul nulla? Con i loro elenchi senza capo né coda? Piuttosto spiegassero e si giustificassero di fronte all’opinione pubblica di tutto ciò che è ben più tragico elencare. Spiegassero se stanno dalla parte di Catanzaro e del resto del Mezzogiorno o se badano solo a garantirsi un posto al sole. (vc, dp)

[Vincenzo Capellupo e Daniela Palaia sono consiglieri comunali di Catanzaro]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: La sanità merita maggiore tutela

Di GIACOMO SACCOMANNO – Si registrano e sono state segnalate diverse aggressioni a medici e personale sanitario sia a livello nazionale che regionale. Si sono, anche, invocate misure straordinarie per la giusta tutela degli operatori. Tutto corretto e condivisibile. Ma, ritengo che la riflessione debba essere più ampia e comprendere anche le ragioni delle aggressioni subite.

Viviamo, sicuramente, in un periodo post Covid, ove le esasperazioni sono aumentate e i cittadini sfiduciati non riescono più a controllarsi. Questo, dovuto, anche, al clima rissoso che la nazione sta vivendo. In tale contesto di incertezze, non vi è una risposta adeguata in relazione a tutti i servizi che lo Stato e le Regioni avrebbero dovuto fornire. Tale carenza evidente si nota maggiormente, poi, nelle persone fragili che hanno bisogno di assistenza sanitaria.

Non possiamo non prendere atto di un sistema quasi al collasso che, pur con i grandi sforzi e sacrifici dei medici e degli operatori sanitari, non riesce più a fornire una adeguata assistenza. Pazienti che devono attendere ore al ProntoSoccorso e che, poi, devono attendere giorni per essere ricoverati nei reparti e spesso vengono lasciati per ore e giorni sulle barelle! In tale contesto, l’esasperazione, la cattiva educazione, il degrado culturale, il conflitto sociale, la violenza che sta aumentando, sensibilmente, nelle persone. E, allora, è giusto e corretto chiedere maggiore tutela e minacciare la chiusura delle strutture a rischio, ma è anche necessario, però, cercare in tutti i modi di fornire adeguate risposte.

Il Presidente Occhiuto e i Commissari nominatistanno facendo l’impossibile per organizzare un sistema sanitario allo sbando per le errate determinazioni del passato (vedere bandi per concorsi deserti, assunzione di medici stranieri, ristrutturazione del sistema ospedaliero), che per oltre 10 anni è stato gestito da Commissari, nominati dal Governo, che hanno pensato solo a ridurre i costi ed hanno abbandonato il resto. Oggi la situazione è molto complicata e le coraggiose azioni del Commissario alla Sanità e di tutti i responsabili delle varie Asp non sono sufficienti per cercare di superare il degrado causato negli ultimi 10 anni.

Si deve, quindi, da una parte, pensare ad una tutela maggiore da condividere con gli altri Organi dello Stato, e, dall’altra, ad un piano straordinario per la regolamentazione delle poche risorse esistenti e, se possibile, anche dell’assunzione di altri operatori sanitari, eventualmente anche con accordi con le Università per sostenere le specializzazioni e la formazione dei giovani e di nuovi sanitari. Non è un percorso facile, ma bisogna iniziare a pensare al futuro ed alla nuova ristrutturazione del sistema sanità, utilizzando le innovazioni come la medicina a distanza, l’intelligenza artificiale, il riordino dei medici di base, la costruzione di nuovi ospedali e presidi, in sostanza la creazione di un sistema adeguato, armonioso e che tenga presente sia l’attuale condizione di evidente difficoltà che le necessità dei cittadini, il tutto con una campagna di sensibilizzazione delle comunità e con risposte immediate e forti per evitare aggressioni e la mancanza di tranquillità degli operatori.

Un’azione congiunta, forte, decisa e, comunque, condivisa da parte di tutti i soggetti attivi che deve portare ad una indispensabile svolta nella gestione del sistema sanitario, oggi costellato da profonda precarietà ed incertezza. Sicuramente, l’azione coraggiosa e decisa del Presidente Occhiuto e dei Commissari nominati, a cui deve essere trasmesso tutto il senso di gratitudine, potrà dare dei risultati maggiori se le decisioni verranno discusse ed assunte nella condivisione di tutti i soggetti interessati e con il palese sostegno delle altre Istituzioni. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]