L’OPINIONE / Flavio Stasi: Dimensionamento scolastico, una misura inopportuna

di FLAVIO STASI – La legge di Bilancio n. 197 del 2022 interviene sui parametri per la definizione delle autonomie scolastiche nelle varie regioni italiane, vincolando di fatto l’esistenza degli Istituti, quindi delle dirigenze, alla popolazione scolastica, cioè al numero degli alunni.  In pratica il Governo, nell’ottica di una riorganizzazione del sistema scolastico, ha stabilito con chiarezza che in Comuni superiori ai 15 mila abitanti si possono costituire o mantenere autonomie scolastiche con almeno 1000 alunni.

Una misura che non discutiamo in generale, ma che riteniamo sicuramente inopportuna in aree come la nostra ed in gran parte del mezzogiorno, con una dispersione scolastica superiore alla media nazionale e con territori estesi e variegati, diversi dai centri urbani ad alta densità abitativa di altre zone italiane.

Nel nostro territorio sarebbe più opportuno fare investimenti importanti nella qualità e nella fruibilità dell’offerta scolastica piuttosto che risparmiare sulle dirigenze. Per questa ragione, in ogni sede istituzionale, stiamo lavorando affinché si possa derogare al parametro dei mille alunni per autonomia scolastica.

In altre regioni il dibattito è ben più aspro che nella nostra, laddove sono stati sollevati persino dubbi di legittimità costituzionale rispetto a questo intervento governativo che entra nel merito di competenze che sarebbero regionali. Al momento, però, tali vincoli risultano confermati.

Stabilito il criterio a livello centrale, il compito di fare una proposta di riorganizzazione, cioè di decidere cosa accorpare, è stato conferito ai Comuni. Per onestà, ritengo questa una scelta corretta: nessuno meglio dei sindaci conosce l’articolazione scolastica del proprio territorio, purché si comprenda bene nella popolazione come i Comuni siano solo degli esecutori.

In pratica, dal mio modesto punto di vista, siamo chiamati a limitare i danni di una misura che comunque ritengo sbagliata.

Qual è la situazione nella nostra città?

Noi abbiamo 9 autonomie scolastiche, con la seguente popolazione studentesca: I.C. “C. Guidi”, 778 alunni; I.C. “V. Tieri”, 664 alunni; I.C. “Erodoto”, 1311 alunni; I.C. “Don Bosco”, 881 alunni; I.C. “Leonetti Senior”, 801 alunni; I.C. “Rossano I”, 811 alunni; I.C. “Rossano II”, 911 alunni; I.C. “Rossano III”, 698 alunni; I.C. “Amarelli”, 755 alunni. I plessi scolastici sono ben 61.

Stando ai parametri stabiliti dal Governo, dunque, su nove istituti comprensivi, soltanto uno avrebbe i requisiti per essere mantenuto.

Cosa stiamo facendo?

Sia in Provincia che in Regione stiamo continuando a lavorare per capire come ottenere una deroga rispetto al vincolo dei 1000 alunni. Allo stesso tempo però – in primis per serietà istituzionale ed anche per evitare che una scelta delicata come questa possa essere demandata ad altri enti i quali, vista l’inerzia del Comune, potrebbero sostituirsi a noi – abbiamo scritto una lettera a tutti i Dirigenti Scolastici con la quale proponiamo una riorganizzazione che tenga conto del parametro imposto dalla Legge Finanziaria.

I criteri con i quali abbiamo realizzato questa proposta sono semplici ed oggettivi: l’accorpamento di due Istituti Comprensivi con minor numero di alunni mediante la ridistribuzione dei plessi ad altri istituti comprensivi, secondo un criterio geografico.

Attenzione: nella nostra proposta non viene soppresso o spostato nemmeno uno dei nostri 61 plessi scolastici, per cui nessun alunno e nessuna famiglia dovrà “cambiare scuola”; a cambiare, semmai, potrebbe essere la dirigenza dell’Istituto.

Capisco, da genitore e da sindaco, che anche questo rappresenta un fattore importante, perché un genitore iscrive il proprio figlio a scuola per vicinanza a casa, perché si fida degli insegnanti, ma anche perché si fida del Dirigente, ma da questo punto di vista non possiamo non attenerci alle scelte del Governo.

Nell’ambito di questa proposta di riorganizzazione generale su parametri nuovi, infine, qualora dovesse esserne confermata l’obbligatorietà, abbiamo provato a migliorare alcuni aspetti dell’articolazione attuale che, a nostro avviso, non sono particolarmente razionali: faccio riferimento, per esempio, alla esistenza di due diversi Istituti nello stesso edificio, come per gli istituti Rossano II e Rossano III, oppure – laddove possibile – alla aggregazione dei plessi a sedi centrali più prossime, come Fabrizio e Schiavonea.

Questo il percorso che si sta facendo, con le relative ragioni e responsabilità, che era necessario chiarire e che non si prestano ad alcuna interpretazione.

Ora attendiamo un parere da parte dei Dirigenti degli Istituti, dai quali ci aspettiamo, visto l’importante ruolo che rivestono nell’ambito del sistema educativo cittadino, delle riflessioni e dei suggerimenti di carattere generale sul percorso attuale e sulla possibile futura organizzazione.

Successivamente proseguiremo nella interlocuzione con le altre istituzioni con l’auspicio che si aprano margini di manovra rispetto alla rigidità dei criteri stabiliti in finanziaria. (fs)

[Flavio Stasi è sindaco di Corigliano Rossano]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Tutti contro il Ponte, contro la crescita del Mezzogiorno

di GIACOMO SACCOMANNO – Tutti contro il Ponte, tutti contro Salvini, tutti contro il Sud! Così si potrebbe rappresentare la giornata di ieri e le notizie lette sui maggiori quotidiani e televisioni. Un attacco inverosimile sulla presunta mancanza delle risorse necessarie per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Ma così non è! E ci dispiace per i tanti gufi che vorrebbero che l’eccezionale opera non si realizzasse. A parte le tante disponibilità straniere, la costruzione del ponte ha un cronoprogramma operativo ed anche finanziario.

Per l’anno 2023 ci saranno risorse di molto superiori all’effettivo fabbisogno, nel mentre per il 2024 ci saranno, naturalmente quelle necessarie per fare partire i cantieri prima dell’estate. Comprendiamo che la materia finanziaria non è di tutti, ma con un minimo di logica, si sarebbe dovuto comprendere che le risorse servono al momento del loro impegno e non, sicuramente, molti anni prima. Se il ponte costerà 6, 8, 10 o 12 miliardi, lo di vedrà nel momento del deposito del progetto esecutivo, queste risorse non devono essere pronte oggi, ma, certamente, nel momento in cui si sottoscriveranno i contratti e per i costi necessari e sempre seguendo il cronoprogramma. Affermare oggi che non ci sono i finanziamenti vuol dire stravolgere la realtà. Ecco la necessità della creazione di Comitati spontanei, come avverrà oggi a Tropea, per difendere il ponte, la sua realizzazione e la verità. I tentativi di creare difficoltà per posizioni partitiche e per soggetti che hanno distrutto l’Italia e il sistema imprese, non passeranno. Ci saranno barriere insormontabili formate da tanti cittadini che credono e lotteranno per avere un’opera memorabile ed eccezionale e che impediranno le menzogne, difendendo il Ministro Salvini e, naturalmente, la crescita del Sud, della Calabria e della Sicilia. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

L’OPINIONE / Mariateresa Fragomeni: Andiamo insieme in Procura se pensate ci siano brogli

di MARIATERESA FRAGOMENI – C’è qualcuno che, sempre più spesso, non avendo più argomenti prova a buttarla in caciara. Per questo, nei comunicati di Siderno 2030, continuiamo a leggere condizionali di ogni tipo: “parrebbe”, “sembrerebbe”, “ci hanno segnalato” e via dicendo, nel tipico atteggiamento di chi non vuole fare altro che intorbidire le acque, far pensare che è tutto marcio, che il Comune di Siderno sia la casa degli imbrogli.

Forse queste persone, che per anni, sotto diverse forme, hanno in passato, governato la nostra cittadina con risultati sotto gli occhi di tutti e per i quali paghiamo ancora le salate conseguenze in termini di danni al bilancio e di difficoltà amministrative, ritengono che probabilmente tutti si comportino come loro. Non riescono proprio a concepire che ci sia qualcuno che metta avanti la trasparenza, le procedure, l’amministrazione prima di tutto. Finora abbiamo evitato di dare spazio a tali nefandezze, ma a tutto c’è un limite ed una risposta è dovuta soprattutto a chi in questi mesi ha lavorato ai nostri concorsi senza pausa.
Ma andiamo ai fatti: una parte dell’opposizione dice di voler fare luce sui concorsi.
Ma la luce sui concorsi la facciamo noi, che stiamo lavorando per ridare a Siderno la compattezza amministrativa che merita. Ma noi, a differenza loro, facciamo parlare i fatti, che sono ostinati e non ammettono repliche. Nel Comune di Siderno mancano ancora tra 20 e 30 dipendenti per arrivare al numero minimo e circa 15 vigili urbani. In meno di due anni, abbiamo bandito concorsi per 3 aree dirigenziali, messo in piedi 5 procedure concorsuali per settori come Avvocatura, Istruttore C, Istruttore direttivo D e assistenti sociali. Abbiamo fatto scorrere la graduatoria del personale di polizia locale, aumentando anche le ore da part time a full time. Stiamo per assumere 3 operai di cui due specializzati. Inoltre, tutto il personale stabilizzato ex lsu e lpu è stato destinatario di importanti aumenti di ore.
Non solo. Siccome non siamo assolutamente come chi ci ha preceduto, e non vogliamo lasciare per strada illegalità e contenziosi, abbiamo lavorato con la schiena dritta. Innanzitutto, abbiamo affidato le procedure delle prove preselettive ad una ditta esterna, che infatti ha lavorato con estremo giudizio con prove complesse che hanno consentito di scremare enormemente il numero dei partecipanti: pensate che su una media di 100 iscritti solo il 15% passava la prima prova.
Abbiamo istituito commissioni con dirigenti regionali, professionisti da altre amministrazioni, segretari esterni e interni, avvocati: capiamo lo stupore di chi oggi protesta, abituato a far assumere per vicinanza politica o partitica.
In più, abbiamo lavorato così bene che tanti sindaci di altri amministrazioni hanno chiesto le nostre graduatorie, visto che adesso i comuni hanno necessità di bravi tecnici, non di amici politici.
Questa è la realtà dei fatti: forse, a qualcuno dà fastidio che il nuovo corso non preveda spazi per amici, amici di amici e cumpari vari. Forse ancora qualcuno pensa che facendo pressione con le illazioni, le falsità, si possa indebolire la nostra azione politica: ma le nostre schiene sono dritte, le nostre azioni sicure. Il fatto di essere abituati a consulenze, incarichi politici e procedure più o meno lecite li porta a pensare che tutti siano come loro.
Invece no, noi non siamo come loro, e lo dimostriamo ogni giorno. Allora facciamo una cosa: se pensate che i concorsi non si siano svolti correttamente, lasciate stare i giornali e i comunicati stampa e andiamo in Procura. Se avete il coraggio, noi saremo al vostro fianco a denunciare ed a fare in modo che si possa accertare la verità. Denunciate allora le aziende esterne che hanno fatto le selezioni, i dirigenti, i professionisti che hanno firmato quei concorsi, dite chiaramente loro che hanno imbrogliato.
Altrimenti, per cortesia, lasciateci lavorare!
Noi consideriamo importanti le critiche, alle quali risponderemo sempre nel merito: l’opposizione ha un ruolo decisivo per la democrazia e per Siderno! Quello che non accettiamo sono le inutili allusioni che rischiano di indebolirci difronte alle sfide che la nostra città deve affrontare.
Dopo le macerie lasciate proprio da chi, anni fa, pensava di essere al di sopra delle regole e oggi, dopo più di dieci anni al buio, pensa nuovamente di tornare a decidere delle sorti di tutti. Ma Siderno, la nostra Siderno, non tornerà indietro. (mf)
[Mariateresa Fragomeni è sindaca di Siderno]

L’OPINIONE / Vincenzo Castellano: L’idea di creare tavoli tecnici per valorizzare i territori

di VINCENZO CASTELLANO – Nel tessuto di ogni nazione, i suoi territori e le comunità che li abitano rappresentano un patrimonio inestimabile. Ogni regione, città, villaggio e borgo, porta con sé una ricchezza unica di risorse, storia, cultura e potenzialità. Per sfruttare appieno questa ricchezza e realizzare il massimo delle opportunità, occorrerebbe creare un gruppo di consulenti esperti dedicati a valorizzare i territori

Questo gruppo multidisciplinare dovrebbe avere come obiettivo principale quello di trasformare le istanze dei territori in progetti concreti e sostenibili. Questa iniziativa non solo contribuirebbe a costruire un futuro migliore per tutti, ma darebbe lustro anche all’importanza di riconoscere i territori come beni comuni con un valore intrinseco.

Le comunità locali rappresentano il cuore pulsante dei territori e coinvolgere attivamente le persone che vivono in un luogo è fondamentale per identificare le esigenze reali e le opportunità latenti.

Da qui parte la riflessione che faccio e l’idea di formare un gruppo di consulenti esperti capace di interpretare le esigenze ma anche le potenzialità dei territori. Questo gruppo non deve essere visto come un qualcosa di estraneo o esterno, ma come un partner che lavora in sinergia con i residenti, ascoltando le loro storie, le loro preoccupazioni e i loro sogni.

Le amministrazioni locali, qui, giocano un ruolo cruciale in questo processo. Ed è proprio a loro che mi vorrei rivolgere in modo che questa idea possa partire da chi si interessa del benessere di una comunità in un determinato contesto territoriale. È necessaria la stretta collaborazione tra il gruppo di consulenti esperti e le istituzioni locali in modo da assicurare che i progetti siano allineati con le politiche pubbliche e le leggi locali. Inoltre, è necessario anche coinvolgere la società civile, compresi rappresentanti di organizzazioni non profit, associazioni e imprenditori locali, così da garantire una prospettiva più ampia e inclusiva.

L’obiettivo fondamentale di questo gruppo multidisciplinare sarebbe quello di trasformare le istanze dei territori in soluzioni concrete. Questo potrebbe ricomprendere progetti di sviluppo economico, turismo sostenibile, conservazione del patrimonio culturale, miglioramento delle infrastrutture o iniziative sociali. L’approccio olistico e innovativo assicura che le soluzioni siano comprensive ed efficaci.

Per valorizzare un territorio in modo completo, è essenziale pensare a progetti a lungo termine. E questo gruppo di consulenti esperti non dovrebbe concentrarsi solo su interventi a breve termine, ma dovrebbe pianificare progetti che siano sostenibili e che abbiano un impatto duraturo. Questo garantirebbe i benefici sia all’attuale generazione che a quelle future.

L’importanza, ma anche l’esigenza, di costituire un gruppo di consulenti esperti dedicati a valorizzare i territori sarebbe un passo verso la costruzione di un futuro in cui ogni territorio esprimerebbe appieno il suo potenziale, arricchendo le nostre vite e contribuendo al bene comune globale.

L’OPINIONE / Annamaria Artese: Dai vertiti del PD silenzio su commissariamento di Rende

di ANNAMARIA ARTESE – Mai come in questo momento storico nella politica calabra la parola donna è sinonimo di coraggio delle proprie idee.

Basti pensare che rispetto all’accanimento giudiziario che ha travolto la città di Rende, solo due donne hanno espresso un pensiero che si discosta dal coro: l’onorevole Simona Loizzo ed Enza Bruno Bossio. Una nota politica che ai ben pensanti sembrerà trasversalmente stonata, ma che, di fatto, restituisce l’idea di quanto coraggio serva oggi per difendere valori e principi che non possono essere arbitrariamente disattesi.

L’onorevole Loizzo, in occasione di un evento a Villa Rendano, senza mezzi termini ha dichiarato quanto aver commissariato Rende, proprio nel momento di massima crescita e sviluppo, sia stata azione incomprensibile e assurda. Sull’opposto fronte politico Enza Bruno Bossio in questi mesi, ha ribadito il suo garantismo di sostanza distinguendosi da chi all’interno del suo gruppo politico per l’ennesima volta non ha preso posizione dinanzi a tali storture.

Mi sarei aspettata un interrogazione parlamentare da parte del nostro segretario regionale, nonché deputato, ma il suo silenzio mi ha confermato quanto il coraggio sia qualità assai rara. Solo un silenzio assordante, una inerzia che poco si confà alla storia di un partito che mai come in questo particolare momento storico avrebbe tanto da dire e soprattutto in una terra come la nostra che sempre più velocemente retrocede pericolosamente.

Una rinnovata classe dirigente, aderente ai comuni principi di correttezza e coerenza è ciò che continuo ad auspicare si realizzi ed è ciò che mi ha spinto ad accettare di divenire segretario del circolo rendese del PD: una richiesta giuntami da più parti in un momento molto difficile e che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto rappresentare una soluzione unitaria ai frastagliamenti in seno al partito.

Oggi, mi ritrovo, mio malgrado, a svolgere il mio lavoro di segretario in completa solitudine, se non addirittura ostracizzata dai soliti personalismi e dalle divisioni che avremmo già da tempo dovuto superare.

La solidarietà in questo contesto non è mai scontata, così come non è scontato prendere posizioni chiare, anche a costo di rischiare, quando si è sicuri non solo delle proprie posizioni, ma, soprattutto, del ruolo che si investe e di chi si rappresenta.
Lavorare al bene comune della nostra città e non solo: su questo siamo chiamati a misurarci. Tutti, nessuno escluso. È una questione morale prima che politica.

Oggi, più che mai, so di rappresentare chi mi ha votato, chi ha visto in me quel cambiamento necessario e non più rimandabile.
Continuerò a dar voce a quella parte di PD dialogante e capace di costruire un futuro che sia espressione di più voci nel segno del rinnovamento e della unità capace di far voltare finalmente pagina al nostro partito, cancellando per sempre i vecchi schemi e meccanismi logoranti.

Magari è proprio dalla prospettiva di genere che bisognerà ripartire per rivendicare una democrazia effettiva non di facciata e soprattutto coraggiosa. (aa)

[Anna Maria Artese è segretario del Circolo Pd di Rende]

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Notte Piccante segno che strada per rilanciare centro storico è giusta

di NICOLA FIORITA – C’è chi parla di 60.000 presenze durante le tre serate, chi di 80.000, altri ancora di oltre 100.000. Difficile dirlo e difficile calcolare, anche perché ad essere invasi dalla “marea rossa” sono stati anche i vicoli, le scalinate, le piazze e piazzette meno conosciute e frequentate, la Villa Margherita. E poi sicuramente ci saranno state persone presenti per tutte e tre le serate per cui sbilanciarsi con le cifre non è opportuno.

A me interessa solo registrare un successo senza precedenti che ci indica che la strada per rilanciare il nostro meraviglioso centro storico è quella giusta. Polemiche e critiche, alcune costruttive, alcune solo devastanti, ci stanno. Servono per crescere e migliorare.

Non ci si dica, però, che Catanzaro offre solo questo e trascuri la cultura con la C maiuscola: già durante le Notti Piccanti c’era la possibilità per tutti di visitare un’importante mostra come Capolavori svelati al San Giovanni e altre esposizioni, entrare nei musei, assistere a performance di danza e presentazione di libri, scoprire angoli nascosti della città.

E anche durante tutto l’anno – a dispetto di chi dice che nella nostra città non c’è mai niente da fare –  ci sono decine e decine di eventi, ogni settimana, pubblici e privati, nei due Teatri principali – il Politeama e Il Comunale –, nelle due sale cinematografiche, negli spazi museali, nelle biblioteche. Forse bisognerebbe potenziare la comunicazione di questi eventi per favorire una partecipazione più consistente.

Nessuno si sogna di dire che la Notte Piccante, ormai divenuto brand identitario della Città, risolve i problemi del centro storico. È solo un segmento di una strategia più complessiva, un evento che mira ad esaltare una delle funzioni del nostro centro storico, quella legata alle tradizioni, all’enogastronomia, all’intrattenimento popolare.

Ci vuole altro, lo sappiamo e ci stiamo lavorando: più posti auto (30 al piano terra del Politeama li abbiamo ricavati, ma ovviamente è solo un primo passo), più mobilità (e la metropolitana Lido-Centro sarà decisiva, così come il rilancio della funicolare), più presenza dell’Università con i suoi giovani, più valorizzazione dei beni paesaggistici, storici e architettonici, una politica abitativa per ripopolare gli antichi quartieri, più insediamenti artigianali.

Un discorso a parte merita il rilancio del commercio che vive un momento difficile; è un comparto che soffre e che ha bisogno di sostegno, ma anche di un profondo rinnovamento, di un salto di qualità che possa rendere attrattive le nostre “botteghe”.

Le Notti Piccanti hanno dimostrato due cose: che il nostro centro storico è accessibile, nonostante le carenze strutturali irrisolte in decenni e decenni (se si fanno certi numeri, vuol dire che la gente, sia pure con difficoltà, è riuscita a raggiungere corso Mazzini) e che la pedonalizzazione del corso è una forte richiesta che viene dal basso.

Devo ovviamente ringraziare l’organizzatore privato, Roberto Talarico, per avere messo in piedi un evento così complicato e distribuito in più location, tutti i partecipanti e gli espositori, gli artisti e gli operatori del food, e poi le forze dell’ordine, la nostra Polizia Locale, gli operatori ecologici, i dipendenti dell’Amc. Sono grato infine ai residenti del centro storico per lo spirito collaborativo con cui hanno affrontato tre giorni di inevitabili disagi. (nf)

L’OPINIONE / Vincenzo Castellano: L’opportunità della Zes unica attraverso la politica concreta

di VINCENZO CASTELLANO – Il Mezzogiorno, con la sua ricca storia, la cultura vibrante e le risorse naturali straordinarie, è un territorio che da tempo ha cercato di superare le sfide economiche e sociali che l’hanno afflitta per decenni. In questo contesto, la recente istituzione della Zona economica speciale (ZES) del si presenta come un’opportunità unica per dare nuova vita all’intera regione meridionale. Tuttavia, per riuscire in questo ambizioso obiettivo, è essenziale che la politica a livello nazionale e locale faccia la sua parte in modo concreto e coerente.

La Zes Unica può rappresentare un’arma potentissima per il rilancio economico del Sud Italia. Questa area geografica designata offre incentivi fiscali, agevolazioni per gli investimenti, semplificazioni burocratiche e infrastrutture moderne, il che può davvero rendere il Sud estremamente attraente per le imprese. Tuttavia, per sfruttare appieno questo potenziale, è cruciale che la politica sostenga attivamente questo progetto, sia a livello nazionale che locale.

A livello nazionale, il governo italiano dovrà adottare politiche che incentivino gli investimenti nella Zes Unica del Sud. Ciò include la semplificazione delle procedure amministrative per le imprese, la riduzione della burocrazia e l’offerta di incentivi finanziari per attirare capitali. Inoltre, è fondamentale garantire una connessione efficiente tra la Zes Unica e i mercati nazionali ed internazionali attraverso infrastrutture moderne, come porti e aeroporti.

A livello locale, i sindaci e le amministrazioni comunali dovranno svolgere un ruolo attivo nella promozione e nello sviluppo della Zes Unica nei loro territori. Tuttavia, per farlo in modo efficace, dovranno essere in grado di operare in deroga ai piani urbanistici regionali. Questa flessibilità è essenziale per adattare le aree della ZES Unica alle esigenze specifiche delle imprese e per garantire che possano competere efficacemente a livello globale. Senza questa deroga, i territori potrebbero non essere mai così attrattivi come dovrebbero essere.

Inoltre, è importante sottolineare che la Zes Unica non è solo un’opportunità per le imprese ma anche per la creazione di posti di lavoro, lo sviluppo delle competenze locali e la crescita dell’economia locale. Pertanto, è fondamentale che la politica locale si concentri anche sul sostegno all’istruzione e alla formazione professionale per garantire che la forza lavoro locale sia adeguatamente preparata per le opportunità che si presenteranno.

La Zes Unica del Mezzogiorno potrà offrire un’opportunità senza precedenti per il rilancio economico del Sud e per sfruttare appieno questo potenziale, sarà indispensabile che la politica faccia la sua parte in modo concreto e coerente, sia a livello nazionale che locale. È solo con un impegno deciso e una collaborazione tra i vari attori, che si potrà trasformare il Sud Italia in una destinazione ideale per gli investimenti e una fonte di crescita economica sostenibile. (rrc)

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Il Porto di Gioia Tauro a rischio chiusura

di GIACOMO SACCOMANNO – Il porto di Gioia Tauro, situato in Italia, è attualmente il più grande terminal per il transhipment nel paese e uno dei principali hub per il traffico container nel bacino del Mediterraneo.

Tuttavia, il futuro di questo importante centro logistico è a rischio a causa dell’Ets (Emission Trading System), un meccanismo volto a regolare le emissioni inquinanti. Secondo la road map del progetto “Fit for 55”, che mira a ridurre le emissioni del 55% rispetto al 1990, a partire da gennaio 2024, questa tassa sarà estesa anche al trasporto marittimo, compreso quello intercontinentale.

Le compagnie di navigazione saranno tenute a pagare questa tassa per tutte le navi con una stazza lorda superiore alle 5.000 tonnellate. Tuttavia, alcune preoccupazioni sono state sollevate riguardo a questa decisione. Alcuni sostengono che queste misure siano “eurofollie” volute dagli europarlamentari del PD e 5Stelle, che potrebbero mettere a rischio l’economia italiana.

C’è la forte preoccupazione che l’imposizione di questa tassa possa portare alla chiusura di Gioia Tauro e causare gravi conseguenze per l’Italia. È importante affrontare queste preoccupazioni e trovare un equilibrio tra la necessità di ridurre le emissioni inquinanti e la sostenibilità economica.
Potrebbe essere necessario valutare alternative o soluzioni che consentano di raggiungere gli obiettivi ambientali senza mettere a rischio importanti infrastrutture come Gioia Tauro. In conclusione, Gioia Tauro è attualmente a rischio di chiusura a causa dell’ETS e delle nuove tasse sul trasporto marittimo.
È fondamentale trovare un equilibrio tra la sostenibilità ambientale e la sostenibilità economica per garantire il futuro di questo importante centro logistico in Italia. (gs)
[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

L’OPINIONE / Vincenzo Castellano: La Zes unica al Sud al servizio delle Comunità

di VINCENZO CASTELLANO – In un momento cruciale per lo sviluppo del Mezzogiorno, vogliamo mettere in risalto un principio fondamentale: mettere al centro i territori e le comunità. Il benessere dei cittadini deve precedere il profitto delle imprese. Questa è la rivoluzione che vogliamo realizzare con la nostro progetto.

La Zona Economica Speciale (Zes) unica del Sud rappresenta un’opportunità senza precedenti per ridefinire il futuro del nostro Meridione. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare il motivo per cui stiamo cercando di raggiungere questo sviluppo economico: il benessere delle persone che chiamano il Sud la loro casa.
La Zes deve, quindi, diventare il motore di una trasformazione che vede al centro le comunità locali. Questo significa ascoltare attentamente le esigenze delle persone, coinvolgerle attivamente nel processo decisionale e garantire che tutti beneficino di questo progresso.
È una visione che abbraccia l’agricoltura sostenibile, il turismo responsabile e la valorizzazione delle nostre risorse naturali. È una visione che promuove l’istruzione e la formazione professionale, preparando le nuove generazioni a opportunità di lavoro in settori emergenti.
Ma soprattutto, è una visione che non sacrifica il benessere delle persone sull’altare del profitto. La solidarietà sociale è al centro di questa rivoluzione: ridurre le disuguaglianze, garantire l’accesso a servizi essenziali come la sanità e l’istruzione di qualità, sono obiettivi non negoziabili.
Oggi, con determinazione, dichiariamo che la Zes unica del Sud rappresenta non solo un’opportunità economica, ma un’opportunità per una profonda trasformazione sociale. È un impegno a costruire un Mezzogiorno in cui il benessere dei cittadini è la nostra priorità assoluta.
Per chi condivide il progetto e le sue finalità, può’ unirsi a noi in questa rivoluzione. Insieme, possiamo creare un Mezzogiorno più prospero, equo e sostenibile, dove le comunità sono al centro di tutto ciò che facciamo. (vc)
[Vincenzo Castellano è founder di Sud Zes Consulting]

L’OPINIONE / Angelo Sposato: Nel decreto del Governo del Sud c’è solo il titolo

di ANGELO SPOSATO – Il Governo ha completamente cancellato il Sud sui temi dello sviluppo, del lavoro, della salute, delle infrastrutture. Il decreto Sud porta solo il nome e la Zes unica è un modo per cancellare gli interventi nelle regioni più svantaggiate come la Calabria. In questo contesto la nostra regione, dopo aver subito definanziamenti sulle infrastrutture strategiche, revoche di progetti sull’ idrogeno dalle partecipate (Enel Rossano), mancata possibilità di fare assunzioni nella sanità, abbandono degli oltre 30000 beneficiari del reddito di cittadinanza, rischia di rimanere schiacciata dalla propaganda della lega sull’autonomia differenziata e ponte sullo stretto, entrambe irrealizzabili per mancanza di risorse.

Di fatto hanno detto al Presidente della regione Occhiuto di arrangiarsi da solo. E la giunta regionale, invece di creare condizioni di sviluppo e lavoro annuncia di voler chiudere gli unici impianti energetici ecosostenibili esistenti come la centrale a biomasse del Mercure.

Anche nella nostra regione avevamo da tempo chiesto di discutere di un piano straordinario del lavoro, facendo leva sui fondi di coesione, sul Pnrr e sulle diverse misure di finanziamento. Era un dei temi principali della vertenza Calabria che presto porteremo in piazza. Al governo regionale vogliamo dire di non fare propaganda sul precariato e sullo stato di bisogno di lavoro. Anche sui tirocinanti ci vuole chiarezza ed evitare di creare illusioni o false promesse. Se il governo regionale ha promesso ai tirocinanti la stabilizzazione nella pubblica amministrazione lo dica con chiarezza e lo faccia se ne ha le risorse e la norma lo consente.
Ma non dica ai lavoratori che il sindacato confederale a differenza di quello autonomo è da ostacolo al processo. Questo non è onesto. Lo faccia se ne è capace altrimenti non soffi sul fuoco della propaganda o saremo noi che manifesteremo con i lavoratori tirocinanti sotto la cittadella regionale.
Ci vediamo a Roma, il 7 ottobre per #laviamaestra del lavoro e della costituzione, contro le scelte sbagliate del governo. (as)
[Angelo Sposato è segretario generale di Cgil Calabria]