L’OPINIONE / Franco Cimino: Il 25 aprile è la Festa della Libertà che si libera da sè stessa e con la Costituzione

di FRANCO CIMINO – Abbiamo ritrovato il Venticinque Aprile! Grazie alle brutte polemiche di questi giorni l’Italia si riappropria della data più importante del suo calendario civile. Da molto tempo, infatti, questa festa della Democrazia non si celebra con gli accesi sentimenti e proponimenti che conoscevamo.

Intere generazioni la mia tra queste, si sono formate politicamente e culturalmente anche su questa giornata, sulle piazze che riempite di gente e sui valori in essa contenuti. Nelle sezioni di partito, nelle aule scolastiche e delle università, nelle fabbriche e nelle officine e nei campi, la si attendeva per mesi. E la si preparava per settimane. Ad essa ci si predisponeva per giorni interi. Dibattiti dentro le sezioni di partito a non finire, discussioni vivaci nelle vie e nei bar. Cos’era a quel tempo, e per noi e tutti i giovani e meno giovani e anziani e donne, il Venticinque Aprile al di là della retorica e degli orgogli e tattiche dei partiti? Cos’era al di là delle ideologie e delle stesse antipatiche gare per appropriarsi del primato della lotta partigiana, in cui i comunisti apparivano i più determinati? Era la rappresentazione plastica della corale voglia di partecipazione. Alla Politica, con la maiuscola. E al farsi della Politica da quel momento storico eternizzato.

Era di più: l’orgoglio individuale e collettivo di un’appartenenza. E poi ancora, il sentirsi parte di una storia collettiva, di un cammino di popolo che dalle montagne della Resistenza è sceso, via via gonfiandosi e crescendo a dismisura, per colline e valli e Città. Era di più, ancora: il collo, il proprio, per legarvi, anche idealmente, quel distintivo fazzoletto, celeste o rosso, per sentirsi partigiano due volte. La prima, nella immaginazione di essere tra quei combattenti che liberarono l’Italia, fucile in spalla, parole al cuore, voce di canto al vento. La seconda, nel vivere quotidiano della battaglia che tutti i giorni ciascuno, da solo o con altri, deve compiere a difesa della Libertà. Ché Libertà è più che il primo dei diritti umani. È elemento vitale, fondante l’essere umano, lo spirito stesso che soffia sulla vita. Battersi quotidianamente per la Libertà, difendendone l’esistente ma lavorando per raggiungerla nella sua pienezza ancora non attuata, per fortuna, significa dirci, dire a noi stessi, puntualmente al risveglio e alla sera del dormire: «ecco, io ti riconosco ché sei parte di me. E ti riconosco negli altri, senza alcuna distinzione o condizione, perché, possedendoti naturalmente tutti, tu sei ciò che ci fa uguali nella pregevole individualità, fonte limpida della diversità».

Alla Libertà si parla, come a una persona. Anzi, alla Persona, il luogo in cui essa non dimora ma si muove, si agita, si gratifica. Si esalta. E da lì, quasi come luogo privilegiato, cammina spedita verso l’altro da sé, incontrandosi anche quando quegli ha difficoltà a sentirla, a farla muovere. Ad agitarla fuori e dentro di sé. La Libertà è come l’Amore, non esiste senza la forza che la libera. Libertà è liberazioni continua si sé stessa. Non è immobile. Mai. Come l’Amore, appunto, il quale non avrebbe senso se restasse fermo nell’illusione di esserci e di bastarsi. L’Amore, come la Libertà, si dona senza limiti e prudenze. Amare significa andare, cercare, venirti incontro. Al prezzo della stessa vita. I partigiani tutti, quelli che diedero la propria vita e gli altri che la rischiarono senza arretrare di un metro, prima che allo stesso Paese occupato dalla dittatura e dal nazista straniero, pensarono alla Libertà. La Democrazia, come organizzazione del nuovo Stato e la Repubblica come migliore forma per realizzarla, ne sono stati la naturale conseguenza.

La Costituzione più bella del mondo, la nostra, nasce da lì, da quella lotta partigiana, dove lo scontro non era fra italiani che la pensavano in maniera diversa, ma tra uomini che credevano nella Libertà e uomini che si batterono, al servizio della dittatura, contro la Libertà. Su questa verità inoppugnabile non serve impiegare la retorica della conciliazione per fare pari e patta tra ragioni e torti. Questo è un giochino non solo degli sciocchi revisionisti di bassa maniera, ma dei furbetti che cercano di utilizzare la Democrazia e la Libertà che essa garantisce a tutti, per coprire la propria resistenza ideologica nei confronti dell’inalienabile principio affermato con la vittoriosa lotta della Resistenza. La cosiddetta “pacificazione nazionale” è stata offerta già nel 1947 con la promulgazione della Costituzione. In essa c’è tutto. Anche il superamento delle colpe gravi compiute, anche ideologicamente, dagli avversari della libertà. C’è non solo l’assoluzione laica, ma il perdono per gli errori e le responsabilità pregresse e quelle che ideologicamente si sarebbero portate nel futuro. C’è la comprensione e riconversione. C’è, soprattutto, l’insegnamento più alto, quello che può educarci ininterrottamente non soltanto ad amare la Patria ma la Vita, nella sua integralità, attraverso l’impiego in essa dell’idea che Libertà è bella se, come per la felicità, è Libertà per tutti. Anche per quei paesi che non ce l’hanno e immensamente la desiderano.

Nella Costituzione non c’è la parola Resistenza, o Venticinque Aprile, o antifascismo, o anti qualsiasi cosa. Non può esserci per la semplice ragione che c’è di più. Ci sono due valori per i quali l’Italia non potrebbe più temere alcun fascismo e nessuna forma di dittatura. Anche quella che in diversi paesi già si sta realizzando sotto mentite spoglie, in modo indolore e progressivo, che si rivela sempre più come limitazione della libertà personale e sociale. E politica. Questi valori sono Libertà e Persona. E Amore per la libertà e per la Persona. Amore come forza che li mette in movimento per realizzare la liberazione continua della Libertà e della Persona. E quell’incontro fra persone che realizza, nello spirito più alto di solidarietà, la giustizia e l’eguaglianza. E la Pace, nel Paese e nel mondo. La Nostra Costituzione, infatti, non concede, poco o molto, una o più libertà. Ma riconosce sia la Persona sia la Libertà di essa costitutiva.

Le istituzioni sono il luogo in cui molto di tutto questo continuo divenire “ avviene”. Ed è proprio sul significato di istituzione che oggi facilmente si misura la sensibilità e la sincerità democratica dei cittadini e, in particolare, di quanti occupano cariche istituzionali. Per i democratici le istituzioni sono la casa di tutti e, quando affidate nelle mani degli eletti, sedi provvisorie da curare con molta attenzione affinché esse vengano restituite più salde e pulite di prima del loro avvento. Per i “ fascisti, di tutte le forme, soprattutto se mascherate di perbenismo opportunistico, le istituzioni sono strumenti di potere, da utilizzare, in quanto vincitori delle elezioni, come forza della propria parte se non addirittura come cosa propria. Da casa comune a cosa personale, questa la differenza.

È su questa contrapposizione di valore, ancorché nascosta, che va tenuta alta la vigilanza e operare insieme per evitare che le istituzioni subiscano danni irreparabili, che deformerebbero la Democrazia. La nostra, fondata sulla Libertà. (fc)

L’OPINIONE / Franz Caruso: Valorizzazione Biblioteca Civica al centro della nostra azione

di FRANZ CARUSO – La tutela, la salvaguardia e la valorizzazione della Biblioteca Civica sono al centro delle politiche culturali della mia Amministrazione Comunale. Sin dal nostro insediamento, infatti, abbiamo provveduto a fare un planning delle condizioni di criticità, che ora stiamo risolvendo.

Siamo al governo della città da appena 16 mesi e rispetto alla Biblioteca Civica, sempre in stretto contatto con il suo Presidente, Antonio D’Elia, abbiamo fatto tantissimo seguendo doverosamente le procedure burocratico/amministrative che ci impone la normativa vigente. Non abbiamo la bacchetta magica e non potevamo risolvere una problematica enorme e che insiste da anni, in così poco tempo. Peraltro, di emergenze ne abbiamo avute e ne abbiamo tantissime da risolvere, in ogni ambito ed in tutti i settori dell’Ente e risulta veramente difficile il solo tentare di dare delle priorità. Ciononostante abbiamo cominciato a muovere tutti i passi necessari alla salvaguardia del nostro presidio culturale di eccellenza.

Abbiamo provveduto, innanzitutto, a nominare i due consiglieri di amministrazione spettanti all’Ente nelle persone dell’assessore Maria Teresa De Marco e del consigliere delegato al centro storico, Francesco Alimena e, contestualmente, la figura del revisore dei conti. Abbiamo, poi, deliberato, sin dallo scorso mese di dicembre di ripristinare la rata dovuta come Ente fondatore della Biblioteca Civica, pari a 100 mila euro in due rate biennali.

Una risorsa sospesa da anni e che, per quanto ci riguarda, non è stato facile impegnare atteso il dissesto del Comune ed il Piano di Riequilibrio che ci siamo accollati. Per quanto riguarda, poi, la parte strutturale della Biblioteca ricordo che essa è parte di uno dei più ambiziosi progetti del Cis, per complessivi 5 milioni di euro, il cui cantiere partirà a breve.  Da pochi giorni si è conclusa, infatti, la gara di affidamento dei lavori dell’intero intervento che prevede l’adeguamento sismico della struttura, il suo efficientamento energetico con l’obiettivo di ridurne le spese e migliorarne la salubrità dell’ambiente, la rifunzionalizzazione dei servizi informatici, necessari per una fruibilità più completa, e la realizzazione, per come proposto per la coprogettazione con le associazioni di riferimento, della terrazza dei poeti.

Il tutto è stato portato avanti in stretta sinergia con la soprintendenza archivistica, unico soggetto titolato a stabilire la bontà o meno delle condizioni di conservazione del patrimonio librario. Se tutto questo lavoro è sinonimo di disinteresse da parte dell’amministrazione comunale, mi chiedo come si dimostra l’interesse, forse solo con denunce tardive e populiste? Non è questa la mia cultura, per fortuna, aggiungo.

Condivido e sostengo, infine, la proposta del presidente D’Elia di trasferire la proprietà della Biblioteca Civica, ma non la sede ed il patrimonio librario in essa contenuta, allo Stato. Ciò al fine di salvaguardarne la stabilità economica, avendo la struttura accumulato un debito   di circa un milione e 600mila di euro e facendo registrare una spesa di funzionamento annuo di oltre 400mila euro che Comune e Provincia da soli, attese le attuali condizioni storiche, non potranno mai garantire. È questa una decisione certamente poco populista, ma di grande responsabilità perché volta a tutelare la Biblioteca Civica e, soprattutto, a renderla autonoma. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza] 

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Allontanare le discariche di rifiuti dagli aeroporti

di EMILIO ERRIGO – Ieri (venerdì ndr) presso la sede di Civitavecchia, della nota Università della Tuscia (VT), nel corso delle relazioni tenute al Master universitario in materia di: Security Transport, Safety and Cyber Protection, uno dei docenti, dopo aver ascoltato con molta attenzione la lectio magistralis del Presidente di Enac, l’Avvocato dello Stato, Pierluigi Di Palma e la brillante e importante relazione dell’Ing. Mario Tortorici, il terzo relatore in ordine di presentazione, il prof. ing. Sebastiano Veccia, nel corso del Suo significativo e molto costruttivo intervento, ha raccomandato a quanti a diverso titolo si occupano di sicurezza igienico-sanitaria, connessa con la raccolta, trasporto e smaltimento in discarica di rifiuti, di porre molta attenzione a non localizzare e autorizzare, l’apertura di discariche di rifiuti solidi urbani, in prossimità degli Aeroporti e relativi coni di decollo e atterraggio, da e in pista aeroportuale.

Lì per lì sembrava un consiglio igienico-sanitario a tutela e salvaguardia della salute pubblica. Proseguendo nella lezione l’ing. Veccia di Enac, ha arricchito di particolari quante e quali insicurezze si devono prima conoscere, allo scopo poi di individuare le soluzioni più appropriate, per rendere sempre più sicura la navigazione aerea. La vita e la sicurezza dei passeggeri e del volo, rimarrà il compito più importante dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile.

Così grazie ai prestigiosi relatori di Enac, dal Presidente di Palma, l’ing. Mario Tortorici e l’ing. Veccia, abbiamo compreso molto bene e chiaramente, chi, fa, cosa, come e perché, per garantire la protezione dei passeggeri e loro beni personali, la sicurezza aerea e aeroportuale in Italia, in Europa e nel mondo.

Quello che non sapevamo e ora ne abbiamo conoscenza, che la presenza di cumuli e discariche abusive o autorizzate di rifiuti alimentari e solidi urbani di ogni genere, abbandonati e situati in prossimità e immediate adiacenze degli Aeroporti, possono creare una forte pericolosa attrazione di animali e volatili, in vicinanza del sedime aeroportuale, comprese le inopportune invasioni in pista di decollo e atterraggio degli aerei e altri velivoli.

Il termine tecnico che sintetizza tutto si definisce, “Bird and wildlife Strike”, si tratta di impatti violenti di animali selvatici e stormi di uccelli, contro i velivoli, che possono creare danni alle alette delle turbine e alle eliche.

Subito mi è venuta in pensiero la mega discarica di rifiuti di ogni natura e consistenza, oramai da anni utilizzata abusivamente da quanti non amano la propria salute e ambiente della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Scrivo ancora una volta a chi dovrebbe intendere (i Cittadini di Reggio centro e periferia) della strada – discarica di rifiuti realizzata abusivamente, in località San Leo -San Gregorio-Mortara.
Periodicamente gli scienziati cittadini reggini e dintorni, si divertono col fuoco, amano vedere le alte colonne di maleodorante e asfissiante fumo nero intenso, sprigionarsi dalla termocomustione dei rifiuti.

Cosa ci provano costoro, non ci è dato sapere, neanche la vera causa di queste insane anzioni illecite, pericolose per la salute dei bambini e degli adulti. I reiterati Interventi di Vigili Urbani, Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Autorità Giudiziaria, ad oggi non hanno sortito l’effetto deterrente da tutti sperato e desiderato.

In più ora sapere che animali vari, cinghiali, gabbiani reali e altri volatili stanziali, possano nuocere alla sicurezza del volo e alla vita delle persone, impone una drastica e definitiva decisione istituzionale: allontanare subito e senza alcun ritardo, le discariche abusive di rifiuti dagli aeroporti e piste aeroportuali di Reggio Calabria. (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, docente universitario e generale in riserva della GdiF, attuale Commissario Strsordinario di Arpa Calabria]

L’OPINIONE / Molinaro: Mappatura delle coste permetterà di fare le cose che è giusto fare

di PIETRO MOLINARO – Le concessioni balneari in Calabria hanno numeri significativi:  circa duemila imprese con ventimila lavoratori. Il Governo, su impulso della Lega che sull’argomento ha mantenuto sempre una linea di coerenza e dopo la pronuncia dei giudici europei, procederà concretamente  a una nuova mappatura omogenea delle spiagge che è la strada giusta.

La nuova mappatura, sarà fatta dal Ministero Infrastrutture e Trasporti  e verranno utilizzati criteri di buonsenso. Un adempimento che era previsto anche dal Milleproroghe e che chiedono insistentemente le diverse associazioni dei balneari con le quali si apre un confronto per giungere finalmente ad un punto di equilibrio, nel rispetto delle regole europee e a tutela del valore delle imprese.  Infatti, ciò che ha sempre orientato la Lega su questa vicenda non è un braccio di ferro con l’Unione Europea, bensì allinearsi al diritto comunitario ma tutelare imprenditori e lavoratori delle strutture balneari con procedure imparziali, trasparenti ed equilibrate.

In Calabria soltanto il 30% circa della costa è attualmente impegnata con oltre il 40% ancora concedibile, da ciò è facile dedurre che non c’è scarsità di risorsa. La mappatura, come è giusto che sia, permetterà di fare le cose che si devono fare. (pm)

L’OPINIONE / Vincenzo Vitale: Piazza De Nava è diventata una “tabula rasa”

di VINCENZO VITALE – Piazza De Nava è divenuta una “tabula rasa”, nel senso letterale originario. Nell’antica Roma si definiva così la tavoletta cerata che, una volta azzerato tutto l’inciso precedente, era pronta ad accogliere una nuova scrittura a incisione.

Posto che la “restitutio in integrum” dell’impianto storico della piazza sarebbe la soluzione migliore, con il rifacimento della pavimentazione e delle aiuole oltre al restauro conservativo del resto, nel caso ciò non avvenisse cosa si andrà a incidere su questa tabula rasa? Stando al progetto esecutivo, ottenuto solo con un accesso agli atti, si concretizzerà l’idea originaria del progetto preliminare e definitivo di uno “spazio ampio” in cui tenere “mostre ed eventi folkloristici”.

Reggio aveva bisogno di ciò in pieno centro storico? Il progetto, definito eufemisticamente “fragile” dai vertici degli urbanisti italiani, non ha nessun “colpo d’ala” che lo possa giustificare e, sia nell’insieme che nei dettagli, è espressione di quella cultura architettonica del “non luogo” alla Marc Augé che può avere una sua logica solo lontano dai centri storici delle città europee.
Tralasciando i dettagli, che poi dettagli non sono (“le diable est dans les détails”), della fontana a zampilli e del vicino “albero della cuccagna”, dei pilastrini usati come “paracarri” nelle strade adiacenti, delle aiuole a barra e delle sedute accoppiate, dei festoni luminosi tra le fronde della magnolia nella vicina piazzetta Alvaro, che non sarà collegata pedonalmente con il Museo, è l’insieme che anche ai profani appare banale.
Un insieme progettuale, costruito nel preliminare al computer con un programma tanto elementare da essere utile solo a stilare una tesina per un esame di architettura, che sarebbe stato ottimo per riqualificare un’area degradata di una periferia urbana ma certamente non utilizzabile come sostituto di una piazza storica.
Quali sono i riferimenti culturali e urbanistici dei progettisti? A quale stile dicono di uniformarsi? Domande legittime, che il cittadino partecipe si è posto e a cui non è stata data altra risposta che il silenzio. In una gestione democraticamente compiuta della città ci sarebbe stato un pubblico dibattito: su piazza De Nava il confronto è stato solo e semplicemente rifiutato da parte della Soprintendenza, con l’avallo di una politica prona ai desiderata dei burocrati dalle “carte a posto”. Quando si parla, quindi, di grave vulnus democratico, o di disconoscimento dell’estetica urbanistica e dell’etica politica, non si parla così tanto per parlare ma si fa riferimento a fatti veri e circostanze documentate.
Comunque la “tabula rasa” intanto è stata fatta: il resto dev’essere ancora inciso sopra. Vedremo. (vv)
[Vincenzo Vitale è presidente della Fondazione Mediterranea]

L’OPINIONE / Franco Cimino: Solo per oggi non chiamiamoli Enea e madre sconosciuta, ma Gesù e Maria

di FRANCO CIMINO – La prima notizia, da primissima pagina su tutti i canali d’informazione, è il ritrovamento di un bambino di pochi giorni nella “culla della vita”, il sistema inventato molti anni fa dalla clinica Mangiagalli di Milano per consentire alle madri che non possono tenere il loro neonato di affidare in mani sicure quella vita da poco messa al mondo.

Era da tanto che non si verificava, almeno nelle attenzioni dei mass media un evento del genere. Ancora una volta ci siamo commossi quasi tutti. Eh sì, svanita ormai da tempo la partecipazione emotiva all’assalto russo vero l’Ucraina, perdute alla vista le immagini di bambini affamati, laceri e feriti, morti o disperatamente soli sul ciglio di una strada, dimenticate le immagini di intere città distrutte, di donne e uomini inermi sepolti sotto le macerie dei bombardamenti, e quelle delle lunghissime file di persone e famiglie, prive dei giovani padri mandati in guerra, che a piedi cercavano una via di salvezza, ovvero quelle case e quegli ospedali ancora solidi ma privi di acqua luce gas, e quelle scuole e università chiuse per inagibilità, consumata alla velocità della luce la commozione “lacrimata” per la strage di cento povericristi nel mare di Cutro, delusi per il pronto recupero della salute di Francesco (non ci ha dato neppure il tempo di prendere i fazzoletti) e stanchi e annoiati, ancorché divisi, per i continui bollettini medici sul rischio vitae di Silvio Berlusconi, questa notizia del bambino abbandonato, ritornata nuova e scandalosa, ci ha rifatto battere forte il cuore.

Una lacrimuccia anche e perché no? Siamo pure in maggioranza cristiani e cattolici e romani, con una buona minoranza laicamente umanista, umanitaria, e chi ne ha più ne metta. Si è commosso tantissimo perfino un uomo di scienza, notoriamente, in quanto tale, razionale e glaciale, il primario del reparto di neonatologia, che diffonde una “commovente” richiesta alla madre del piccolo di utilizzare tutti i dieci giorni che la legge in questi casi concede per andare, con garanzia dell’anonimato, a riprendersi il figlio. E fin qui poteva andar bene, visto che la nostra commozione si è alzata di livello.

E pure tanto. È bastato però che a fine frase aggiungesse che “un bambino sta meglio tra le braccia della madre naturale”, che si è scatenata un’altra feroce polemica. Tutto secondo l’antica nostra tradizione. L’Italia che si è divisa pure sul Covid e le sue tragedie, dopo essere stata “festosamente unita” per il solo breve tempo dei canti sui balconi, litiga anche su questo. “Sono state offese le madri adottive e tutte le famiglie delle innumerevoli adozioni, che hanno cresciuto i figli nati fuori da loro più che gli stessi genitori naturali.”

Questo, in sintesi, sostanzialmente, il pensiero steso sulla società del rancore nascente e delle divisioni permanenti. Se vi aggiungessimo una delle verità più forti dello stesso principio che la sostanzia, alla quale io personalmente credo molto, e cioè “i figli sono di chi li cresce, non di chi li fa”, l’incontro di boxe tra il dramma e il nulla si chiuderebbe con un netto ko. Solo che questa volta a cadere tramortito sul tappeto non é una posizione, non è una fazione, un partito o una parte di certo ideologica. A cadere è quel bambino trovato nella culla sulla parete esterna dell’ospedale della più ricca Città d’Italia, la sua umanità. A cadere al tappeto con lui è la mamma che l’ha partorito e, poi, per evitare che le cadesse dalle braccia, come spesso è accaduto ad altre madri, lo ha affidato idealmente a un’altra mamma che se ne potesse prendere cura. Tante dure verbosità, tante brutte polemiche, tanta morbosa attenzione verso questo fatto di amara umanità, come se fosse il primo o l’ultimo e non invece, per fortuna questo con buon fine, uno dei circa tremila abbandoni di neonati che il nostro Paese registra in un anno. Curiosità, solo curiosità.

E attenzione solo alla parole, certamente sbagliate nelle conclusioni, di un medico importante. Nessun sentimento verso quella madre, nessuna lacrima su quelle sue parole “scritte al figlio” nella debole soeranza di farsi perdonare un giorno. E in quella ancora più debole di perdonarsi lei, atto che le risulterà purtroppo impossibile. Perché il proprio figlio non lo si lascia mai. E mai lo si sarà lasciato anche quando la donna fosse costretta a privarsene. La madre è madre, sempre. Per questo chi non ha generato lo diventa nell’istante in cui quella creatura nata da altro ventre le scenderà tra le braccia, già da tempo tese. In avanti. E protese verso l’Alto. La madre è sempre madre, anche quando una donna non riuscirà a crescere un figlio, a tenere tra le braccia un bambino che figlio le sarebbe diventato.

La madre è madre. Sempre. Per sempre. Il nostro pensiero vada, quindi, alla mamma di Enea, e alla donna eroica che l’ha partorito. Dedichiamoci in queste ore solo a loro due. All’amore che li ha fatti madre e figlio per sempre. Al dolore della separazione. Un dolore che anche il bambino già sente e che manterrà per sempre nella nostalgia che sentirà di lei. Un dolore indicibile, straziante, che lei ha sentito mentre lo deponeva nella culla. Per questo solo momento, diamo loro i nomi dell’Amore più grande che l’Umanità abbia mai conosciuto. Chiamiamoli Gesù e Maria. Enea avrà presto un’altra mamma e un papà. Lo ameranno di un amore doppio, perché è amore grato. E per lo stesso motivo doppiamente saranno riamati. Enea e i suoi genitori saranno felici.

Di una felicità anch’essa grata. Grata a Maria, che ha avuto il coraggio di portare, chissà tra quali sofferenze e solitudini, alla vita un bambino. E bello e buono. Bello e buono come Gesù. E l’ha fatto nascere. Per amore di madre. (fc)

 

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L’OPINIONE / Pino Masciari: Non si lasci spazio alla ‘ndrangheta

di PINO MASCIARI – Si è letto, in questi giorni sulle pagine dei giornali locali, l’esito della visita compiuta dalla Commissione parlamentare antimafia, tra il 2020 e il 2021, nel territorio calabrese. Gli esiti delle missioni compiute nelle province di Catanzaro e Vibo Valentia sono stati illustrati e approvati dalla Commissione nel 2022 e in questi giorni ne abbiamo conosciuto il contenuto.

Lavoro encomiabile, ma forse per essere attuale dovrebbe in qualche modo camminare cronologicamente di pari passo con la quotidianità. È importante non lasciare spazio alla criminalità organizzata, farle percepire che non le si dà tregua, correre alla sua stessa velocità, se non addirittura più forte.

Dalla relazione emerge un quadro chiaro del diffuso radicamento della ‘ndrangheta nelle amministrazioni locali e ancora una volta si sottolinea la modalità operativa che non sembra avere bisogno di intimorire e per questo di rado si “sporca le mani”. Probabilmente perché le ha sporcate prima, con azioni violente anche contro cittadini onesti ed inermi, ma anche perché ad intimorire è il clima che si respira in certi ambienti, che fa respirare a chi tenta di affrancarsi dai suoi tentacoli soffocanti.

L’imprenditoria soffre e non troverà mai il coraggio di ribellarsi fin tanto che non percepirà al suo fianco uno Stato più forte e più presente dell’antistato, fin tanto che non si avrà modo di verificare che la lotta alla criminalità viaggia con un impegno e una velocità che può permettere di riguadagnare concretamente il terreno perduto. (pm)

L’OPINIONE / Angelo Sposato: Riaprire Tribunale di Corigliano Rossano atto di giustizia verso il territorio

di ANGELO SPOSATO – È profondamente giusto che la città di Corigliano Rossano e il territorio possano riavere il Tribunale, così com’è giusto potenziare gli altri presidi di giustizia.

Per troppo tempo il territorio ha pagato scelte fatte senza logica, ovvero con logiche politiche individuali e prive di raziocinio, con una riforma della geografia giudiziaria che non ha tenuto conto degli interessi generali nell’intera regione, di giustizia e legalità. Una ferita ancora aperta.

Vanno sostenuti tutti i fermenti e le iniziative protese alla riapertura del presidio di giustizia di Corigliano Rossano, a partire dall’amministrazione comunale, provinciale e dalla giunta regionale. Ci aspettiamo anche una presa di posizione del presidente della Regione Roberto Occhiuto, da me interessato tempo addietro, sulla vicenda. (as)

[Angelo Sposato è segretario generale di Cgil Calabria]

L’OPINIONE / Bruno Gemelli: Renzi/Calenda: quasi rissa. Cosa succederà in Calabria?

di BRUNO GEMELLI – Tecnicamente ancora non si può parlare di possibile separazione tra Carlo Calenda e Matteo Renzi dopo solo otto mesi di unione. Ieri un alto dirigente di “Azione” ha detto: «Dopo mesi di tatticismi da parte di Renzi sul partito unico, e le sue assenze dalle attività del Terzo Polo per occuparsi di affari privati, a cui da ultimo si è aggiunto Il Riformista, la pazienza del gruppo dirigente di Azione si è esaurita. In settimana si capirà se questo nodo si potrà sciogliere. Se così non sarà il partito unico non potrà nascere».

Forse, in caso di un eventuale ricomposizione in extremis, sarebbe possibile parlare di inglobamento di “Italia Viva” dentro “Azione”. O forse ancora di prove generali di un Terzo Polo tutto da immaginare. D’altra parte lo stesso Renzi, pensando troppo in grande, ha detto che il giornale che dirige “sarà voce del Terzo Polo ma anche Pd e Fi”.

Certo è che le cose si stanno muovendo più velocemente di quanto si possa pensare. Agatha Christie diceva: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». E quali sarebbero?

Primo. Gli scarsi risultati elettorali ottenuti da Renzi nelle varie prove elettorali hanno di fatto ridimensionato i progetti iniziali. Secondo. La nomina dello stesso Renzi a direttore de Il Riformista ha dato palesemente fastidio a Calenda. Terzo. Lo stato di salute di Silvio Berlusconi, qualunque sia la sua evoluzione/involuzione, preluderebbe, secondo i bene informati, alla costruzione di una terza forza di natura liberal che vedrebbe riunirsi tutto ciò che è a sinistra di Meloni e Salvini e a destra di Elly Schlein e degli ex grillini di sinistra.

In questo bailamme, la Calabria, come spesso è accaduto in passato, rappresenterebbe il laboratorio più avanzato di questa strana asimmetria, se è vero che proprio Calenda ha attirato l’adesione di personaggi come i consiglieri regionali Giuseppe Graziano (ex Udc), Francesco De Nisi (Ex Coraggio Italia), pur restando nel centrodestra, e di Fabio Scionti (ex sindaco di Taurianova); ma è vero altresì che i renziani sono più radicati sul territorio calabrese.

Uno sbilanciamento che è stato notato dal giornale locale Il Reggino che, a firma di Gabriella Lax, cita la posizione del sindaco facente funzioni, Carmelo Versace (dirigente di “Azione”), scrive: «[…] Dall’altra parte c’è il sindaco metropolitano Carmelo Versace. Sono finiti i tempi in cui Versace, nel ricordo di chi lo aveva voluto come suo vice a Metrocity, non perdeva occasione di nominare “l’avvocato Falcomatà”. Informalmente, lo raccontano i toni e i modi, c’è aria di rottura. Un’aria che si manifesta col nervosismo nelle commissioni, coi continui assist che riceve dall’opposizione, con le strigliate che non risparmia in consiglio comunale ai dirigenti.

A palazzo Alvaro il suo ruolo non è particolarmente disturbato, con l’opposizione dei sindaci alla fine si riesce a far quadrato. In tanti casi, i provvedimenti e le decisioni vengono fuori all’unanimità. Cosa a che a palazzo San Giorgio succede raramente. Per non parlare dei comunicati della Metrocity firmati solo Carmelo Versace: dall’asfalto rifatto in una località della Piana alla pace nel mondo, c’è solo il sindaco metropolitano.

Politicamente non sbaglia Versace che, considerata la situazione, cerca di ritagliarsi un posto con dignità per avere un futuro politico. A partire dalle prossime elezioni regionali. Un imbarazzo politico fatto di un’alleanza di Azione al Comune con Falcomatà e dello stesso partito che, nell’area regionale, siede invece tra le fila del centrodestra di Occhiuto. Una situazione scomoda nei fatti che però a Versace potrebbe portare più di un vantaggio politico».

Questo il commento caustico di Pierluigi Bersani: «Dalle mie parti si dice “dove ci son dei problemi ci sono delle litigate”. I problemi nascono dal fatto che è una prospettiva illusoria di creare un centro nel sistema autosufficiente che dirige il traffico, comanda e dà la direzione di marcia a tutti quanti. Secondo me Renzi ne è più consapevole e si tiene con le mani libere, Calenda è più in buonafede e ci crede». (bg)

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: Da Gioia Tauro in tanti contro i soprusi e il pensiero mafioso

di PIETRO MOLINARO  – Quando si scende in piazza per una buona ragione è sempre una buona notizia. Vedere tante scuole è un grande segnale perché, da sempre le organizzazioni mafiose hanno terrore della cultura.

Ho partecipato all’iniziativa organizzata, contro la mafia, dal comune di Gioia Tauro e dal suo sindaco Aldo Alessio e ha visto la partecipazione di tanti sindaci. Proprio in questo territorio che è il crocevia di importanti iniziative economiche (Porto, rigassificatore, agroalimentare etc..),  si gioca una buona parte del presente e del futuro della Calabria.

L’impegno Istituzionale a sostegno delle iniziative imprenditoriali, della libertà, difesa della democrazia e della legalità non deve e non può  fermarsi! Le mafie avvelenano la vita sociale, rovinano la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico e accogliente della Calabria.

Corale è stato l’appello e la testimonianza di chi ha voluto affermare che la criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell’economia e della politica. Libertà, solidarietà attiva, sicurezza sono sempre da perseguire e, una volta conquistate, da proteggere con percorsi di cittadinanza, informazione, legalità, giustizia e solidarietà. In questa direzione va tutto il mio impegno. (pm)