L’OPINIONE / Antonio Errigo: L’astensionismo è la peggiore sconfitta per i calabresi

di ANTONIO ERRIGO – Qualche tempo fa, proprio dalle pagine di Calabria.Live, invitavo gli aventi diritto al voto – con particolare attenzione ai giovani di Calabria – a non astenersi dall’andare a votare, sostenendo che l’astensionismo è la peggiore sconfitta per i calabresi.

Allora si doveva esprimere il proprio consenso per le elezioni amministrative per la guida della Regione Calabria a seguito della improvvisa e prematura scomparsa di Jole Santelli. Argomentavo diffusamente il mio suggerimento ad esercitare con coscienza e volontà un diritto costituzionale. Tra qualche giorno siamo tutti chiamati nuovamente alle urne e questa tornata elettorale sarà ancora più importante per molti aspetti.

Le elezioni politiche infatti non solo, per la prima volta, determineranno l’elezione di un numero di parlamentari inferiore rispetto al passato – 400 eletti alla Camera dei Deputati e 200 eletti al Senato della Repubblica – ma avranno luogo durante una delle più complesse fasi storiche che sta attraversando l’Italia ed il mondo intero. Rispetto a questo scenario, di cosa abbia necessità il Mezzogiorno d’Italia ne sono colmi gli archivi di Stato, delle Regioni, dei Comuni e delle realtà amministrative territoriali decentrate.

Ci si chiede però cosa si aspettano i cittadini calabresi dal prossimo Esecutivo. Credo nulla di più e nulla di meno di quanto aspettassero prima d’oggi, eccezione fatta per la rapida allocazione su progetti immediatamente cantierabili delle preannunciate risorse a valere sui fondi del Pnrr. Contestualmente però sarebbero auspicabili una serie di misure come ad esempio: il potenziamento dei componenti degli organici che in Regione (e mi riferisco alla sede territoriale ma anche ad una sede europea a Bruxelles) sono chiamati alla difficilissima sfida di implementare e rendicontare l’utilizzo di dette risorse (contrastando in ogni modo e maniera “assalti” malavitosi); una risoluzione alle annose questioni legate alla sanità; la messa in sicurezza e l’ampliamento degli impianti sportivi pubblici e privati esistenti o da realizzare nelle cinque province della Regione Calabria, favorendo gli impianti asserviti alle scuole di ogni ordine e grado, Its e università.

E ancora, in ragione delle ben note ricchezze storiche, archeologiche, artistiche, paesaggistiche sarebbe importante valorizzare le attività culturali, il turismo marittimo e montano. Inoltre ritengo che in Calabria la portualità e logistica – comparti nevralgici per qualunque economia – meritino più attenzione politica e amministrativa volta a creare sviluppo sostenibile. Mi auguro che il Presidente della Regione Calabria possa considerare prioritarie queste questioni sottoponendole ai ministri del prossimo Governo affinché si adoperino per cooperare con il Governo regionale in maniera fattiva e concreta.

Andare a votare, in fondo, non è solo una questione di “tifo”. Andare a votare significa esercitare un diritto per poter beneficiare di una azione politica volta all’interesse collettivo. E Dio solo sa quanto la Calabria abbia bisogno di qualcuno che prenda a cuore gli interessi di tutti noi… (ae)

L’OPINIONE / Filippo Veltri: Destra, Sinistra e cubani

di FILIPPO VELTRI –  Uno pensa che alla notizia dell’arrivo dei medici cubani in Calabria da sinistra si levi qualche inno, seppur timido, di gioia: Cuba, la rivoluzione, Fidel, il Che… Un po’ di memoria storica esiste ancora, perdio! E invece nulla: non ci sono più le ideologie, forse manco più nemmeno le idee. E poi? Che c’entra Fidel con i medici? Giusto, per carità.

Allora pensi che la storia si  possa restringere alla vicenda specifica della sanità e della grande medicina cubana. Universalmente riconosciuta come una delle migliori al mondo. E invece nulla… Nemmeno su questo tasto c’è qualcosa di positivo da segnalare. Alla decisione del presidente della Regione Occhiuto invece si è alzato fin da subito un muro della sinistra anche estrema, politica, se così  si può dire. Altolà, non va bene affatto. E via di questo passo.

Ora noi non ci incammineremo su una strada tecnica, pseudo scientifica, di analisi nel merito del provvedimento, se cioè era concepito bene, se dovevano essere chiamati prima i medici italiani, poi quelli polacchi (tanto per dire) e infine i cubani. No: non ne ho la minima competenza, che invece hanno e l’hanno già dimostrato, difendendo senza mezzi termini la decisione di Occhiuto Enzo Paolini e Santo Gioffrè, Rubens Curia e Tonino Perna (che appunto di competenza ne hanno molta e sono anche, più o meno, schierati a sinistra e dunque non accusabili di essere adulatori di un nemico di classe come Roberto Occhiuto).

Io dico solo sommessamente una cosa, nel mio piccolo e con assoluta modestia, forse interpretando però un senso comune: come si fa a meravigliarsi e ad attaccare in maniera così preconcetta la decisione di Occhiuto dinanzi allo sfascio drammatico della sanità calabrese? Come si fa a non dire ‘mettiamo una pezza quale che sia’ quando nei pronti soccorso la gente fa file di 24 ore e poi dorme magari su una barella in attesa di un posto letto (se c’e’)? Da anni! 

Come è possibile che non si colga il grido di dolore che sale dall’opinione pubblica calabrese da tempo, da tanto tempo, dinanzi a tanto dramma sociale? L’altro giorno che la proposta del Presidente della Regione Calabria tanto malvagia non era se n’è accorto anche il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, certamente non un amico di Fidel, il quale da Cernobbio sul lago di Como al Forum Ambrosetti ha lodato Occhiuto, il quale pero’ ormai non sa più come dirle le cose.

Né serve a molto ritornare sulla storia di colpe e responsabilità di questo stato di cose visto che trattasi di questioni di vita o di morte. Sempre l’altro giorno, infine, sul TG3 della Calabria uno apre e vede in sequenza prima il berlusconiano Occhiuto che denuncia come ci sono medici che guadagnano fino a 50 mila euro al mese e che bisogna finirla col corporativismo di certi ordini professionali (muti anche sulle improvvise dimissioni del neo primario dell’ospedale di Locri).

Poi segue a ruota intervista a noto esponente di sinistra in cui si dice l’esatto opposto, tutto tra l’altro sulla scia del capo dell’opposizione in Consiglio Regionale, che di mestiere fa la scienziata. Chiudi gli occhi, non vedi le persone, ascolti soltanto e ti chiedi: ma chi e’ di destra e chi di sinistra? Sono indubbiamente i dubbi di una fase politica strana, in cui non si discute più delle cose ma di chi le dice. Una nebbia in vista del 25 di settembre.

Ma – vi prego – non rispondete con dotte argomentazioni tecniche a questa breve e modesta riflessione. Ditela una cosa di sinistra vera! Non difendete i gretti corporativismi di chi ha portato il Paese (e la Calabria) allo sfacelo! E poi, mi raccomando: non lasciate ad Occhiuto la Plaza de la revolucion! Ci manca solo questo. (fv)

L’OPINIONE / Giusy Iemma: L’autonomia differenziata penalizza la Calabria

di GIUSY IEMMA – Tra i tanti temi di questa campagna elettorale, tenuti volutamente ai margini per non aprire riflessioni che risulterebbero controproducenti per il centrodestra, c’è quello dell’autonomia differenziata.

Un argomento questo di cui si parla ormai dal lontano 2017. La richiesta di maggiore autonomia è stata avanzata da nove regioni (Lombardia, veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Campania), in due si è svolto un referendum che ha confermato la richiesta (Lombardia e Veneto) e oltre a queste ultime anche con Emilia-Romagna e Piemonte si è giunti alla fase di intese tra regioni e Governo. Al di là della cronaca politica e dei tecnicismi la preoccupazione dei territori meridionali resta quella di essere sacrificati a logiche amministrative e di potere. Ancora una volta.

Quello che dovremmo auspicare prima di tutto da rappresentanti della nostra regione in Parlamento è che di autonomia differenziata non si parli più perché così come concepita penalizza le regioni più deboli e, tra queste, la Calabria.  La priorità deve essere la parità di diritti civili e sociali dei cittadini, ovunque essi si trovino. Da Udine a Enna. E questo lo dice la Costituzione. I diritti sociali – prima di tutto sanità e istruzione – devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale e solo allora, la Regione che vuole investire su un comparto piuttosto che su un altro lo potrà fare liberamente, ma mai a discapito dei livelli essenziali delle prestazioni.

E, questo, richiede tempo ed impegno, perché vanno trovate le risorse e vanno storicamente individuati tali livelli con il coinvolgimento di tutte le soggettività istituzionali e sociali. La battaglia che dobbiamo condurre, quindi, è quella da un lato, di ‘cancellare’ qualsivoglia iniziativa volta a differenziare fra territori, così come vuole la destra, e, dall’altro, di perseguimento della equa distribuzione in materia di servizi e di diritti sul tutto il territorio.

In una parola non si può puntare sull’autonomia differenziata, bisogna prioritariamente applicare la Costituzione e garantire i diritti civili e sociali. E nei fatti, tanta strada deve essere fatta per parlare di un Paese unito e uguale nei diritti da Nord a Sud. (gi)

L’OPINIONE / Amalia Bruni: La Calabria può essere strategica per la Ue nei rapporti col Mediterraneo

di AMALIA BRUNI – Sono trascorsi appena due mesi dal mio intervento alla Camera dei Deputati, in qualità di vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Calabria, per il cinquantesimo anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, e le mie parole rivolte ai Ministri e dalle alte autorità politiche presenti, sull’importanza della centralità della Calabria nel percorso di sviluppo dei rapporti euro-mediterranei, hanno trovato una conferma pressoché immediata.

In quella occasione avevo detto: Se è vero, dunque, che la giusta posizione geografica e una favorevole conformazione del territorio, oggi come allora rappresentano alcuni punti di forza di una nazione, o di una parte di essa, come dobbiamo ragionare, se vogliamo che la Calabria sia parte attiva nel processo di crescita dell’Europa?

Ma la prima domanda è: la Calabria può divenire strategica per l’Europa? Sì, lo può divenire. Proprio grazie alla sua posizione geografica, finora penalizzante per il tipo di politiche economiche perseguite, ma vincente se si condivide l’idea che la Calabria possa divenire la protagonista della nuova politica di sviluppo dei rapporti euro-mediterranei. Noi siamo Europa e siamo Mediterraneo, in egual misura.

In quel discorso, l’unico possibile in questo particolare momento storico, ho evidenziato che le politiche economiche perseguite dallo Stato sono state fortemente penalizzanti per la Calabria e per le altre regioni periferiche d’Europa e che la Calabria può ricoprire un ruolo determinante nei rapporti con l’Africa e il Medio-Oriente proprio grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo. A maggior ragione, visto che nei nuovi assetti politici ed economici mondiali che si stanno delineando, lo spostamento degli interessi verso i paesi africani ci può e ci deve vedere protagonisti in positivo nell’interesse dell’Italia e dell’Europa.

È proprio di qualche settimana la notizia che l’Italia ha siglato un accordo commerciale con l’Algeria per la fornitura di 9 miliardi di metri cubi di gas, che verrà fornito tramite il gasdotto che dal Magreb, passando dal mare di Sicilia arriva direttamente nel mega impianto di Scilla, e potrebbe renderci autonomi dalla Russia. La strada è stata tracciata, ora bisogna percorrerla con convinzione e determinazione. (ab)

L’OPINIONE / Rocco Turi: La Sanità che ho trovato in Calabria

di ROCCO TURI – La Calabria che non ti aspetti! Non si fa altro che parlare di crisi della sanità in questa regione, di direttori generali e commissari ad acta che cambiano per incapacità o conflitti politici; di pronto soccorso al collasso per carenza di medici e infermieri, di medici cubani richiesti in loro integrazione con relativa polemica; di mortalità sospette negli ospedali e di viaggi della speranza.

Certo, chi attacca la sanità calabrese, soprattutto in una prospettiva politica, ha tutte le ragioni, ma le eccezioni – come in ogni aspetto della vita sociale – possono essere osservate negli angoli più nascosti. Con tutto il rispetto per le famiglie che hanno avuto esperienze negative e malati trattati per giorni come bestie su barelle di pronto soccorso, anche in Calabria è possibile trovare eccellenze sanitarie ed è utile, anzi necessario portarle alla ribalta nazionale come auspicio per una palingenesi della pessima sanità in questa regione.

«I viaggi della speranza potrebbero fermarsi anche a Belvedere Marittimo», dice con orgoglio il dr. Giuseppe Ciriaco Sionne, primario del reparto di Chirurgia generale alla Casa di cura “Tirrenia Hospital”, già antica Clinica Tricarico in cui svolge la sua attività dal 1989. Calabrese di Diamante, 63 anni, laurea alla Seconda università di Napoli, con oltre 25mila interventi effettuati in carriera nella medesima struttura, il dr. Sionne è memoria storica del “Tirrenia Hospital” in cui sono state effettuate operazioni chirurgiche di varia natura e difficoltà. Bisogna infatti tenere in conto che la Casa di cura è dotata di un Pronto Soccorso in cui vengono effettuati interventi chirurgici d’urgenza in notevole quota. «Tuttavia, mi piace ricordare – aggiunge Sionne – la delicata operazione su una nonnina di 99 anni alla quale l’intera equipe ha riversato particolare affetto».

Ma ho ricevuto ulteriori informazioni sulla professionalità di altri reparti e medici che, per ciò che si riesce a fare nelle varie specialità, godono di prestigio e autorevolezza.

Non conoscevo la clinica, ancora meno il dr. Sionne. Avevo un problema di salute da risolvere e una mia parente – che era stata da poco ricoverata urgentemente in quella struttura – mi consigliò di rivolgermi al chirurgo, di cui i malati in corsia esprimevano giudizi più che lusinghieri sulla sua professionalità e umanità, quanto mai ugualmente utile alla cura di un soggetto malato.

Non avevo quasi alternativa, perché i sintomi del malessere diventavano sempre più acuti e ascoltai immediatamente il consiglio. Mi recai a visita presso il dr. Sionne il quale espose meglio di altri il vero problema che mi assillava e chiese se desideravo essere operato. La cosa che più mi aveva sorpreso era la sicurezza nello spiegarmi l’aspetto professionale dell’intervento e la modestia con la quale il chirurgo si esprimeva, affinché fossi in grado di capire il linguaggio e i termini scientifici di cui egli parlava.

Concordammo la precisa data del ricovero e dell’intervento, da eseguire dopo tre settimane esatte. Anzi, il medico aggiunse che se altri pazienti già in lista avessero dato forfait per qualsiasi motivo – anche causa covid, in un periodo in cui la Calabria si trovava ad occupare primo posto fra le regioni a rischio – avrei potuto essere convocato addirittura ben prima. Per uno come me abituato alla puntualità dei ritmi mitteleuropei sembrava quasi una presa in giro.

Avevo motivo di pensarlo perché, al sopraggiungere dei primi sintomi, ben undici mesi prima, mi recai a visita presso altro luogo di cura calabrese, di cui conservo fattura, il cui primario aggiunse il mio nome in lista per un intervento da eseguire dopo quattro mesi, spiegando che sarei stato chiamato esattamente ai primi di gennaio. Sto ancora aspettando la sua chiamata….

Ma la Calabria è esattamente questa, superficiale, chiassosa, arruffona, cialtrona e gradassa, salvo rara eccezione. In questa regione devi essere tu a implorare, a pregare, a raccomandarti, a chiedere con noiosa e lamentosa insistenza, a presentarti con un basso profilo alla Fantozzi e fare il nome di “chi ti manda”. Sfido chiunque ritenga che non sia così. Pur di non perdere l’amico referente e di non cambiare l’andazzo, perché si è parte di questa cultura e ingranaggio, si preferisce restare nel gorgo dell’ipocrisia e continuare a mantenere la regione nello statu quo e nel più buio medioevo.

Chiedo ancora perché quel primario che mi aveva promesso di operarmi ai primi di gennaio non lo abbia fatto. Desiderava forse ricevere la telefonata della “persona giusta” per esercitare il suo potere di scambio mafioso. Figurarsi se uno come me che da circa quarant’anni si muove in realtà sociali evolute della mitteleuropa avrebbe accettato di questuare un contatto col “noto” chirurgo calabrese, di cui ancora conservo fattura.

Bene, sette mesi dopo il fatidico gennaio, complice un trasloco di libri, il mio problema era diventato sempre più noioso, ed ecco accettare il consiglio di rivolgermi al dr. Sionne. Ma per mia esperienza e per conoscere bene la regione nella quale sono nato ho appena spiegato perché le sue parole sembravano quasi una presa in giro. Ma non tanto… egli mi aveva infatti già comunicato ogni azione da praticare nel presentarmi in clinica nella precisa data e ora stabilite. Appuntamento rispettato in tutti i suoi vincoli presso la clinica “Tirrenia Hospital” di Belvedere Marittimo, cittadina di novemila abitanti in provincia di Cosenza.

Il mio ricovero in quella struttura sembrava trovarsi in Svizzera, stanza singola, pulita, climatizzata, ottimi servizi igienici, infermieri solerti e pronti ad assistermi adeguatamente anche oltre i compiti loro assegnati. In tempo di rigore covid nel rapporto con l’esterno, è stato possibile che alcune infermiere mi aiutassero personalmente ad acquistare un dispositivo medico necessario alla mia degenza. Sovvengono a tal punto le parole del dr. Sionne il quale ricorda che una struttura ospedaliera non avrebbe successo senza impegno e abnegazione di ogni professionalità anche oltre l’orario di servizio, a causa della carenza di personale dovuta ai noti tagli che da molti anni affligge la sanità calabrese.

Proprio così, e questa è stata la mia esperienza. Anzi, l’intervento chirurgico a cui mi sono sottoposto nella Casa di cura si è svolto in un ambiente amichevole e rassicurante – necessario ad un paziente evidentemente preoccupato – anche negli attimi che lo hanno preceduto. In sala operatoria infatti, dopo aver incontrato il dr. Sionne e scambiato cordiali convenevoli, sono stato ricevuto da un infermiere, presentatosi come Salvatore, il quale mi ha preparato all’intervento seguendo il classico protocollo in un clima affabile, quasi per distrarmi, a cui si è unito l’anestesista e insieme ci siamo inoltrati anche in una conversazione sull’efficacia del vaccino anti-covid. Avevo capito che fra i due era un simpatico conflitto dialettico ed io, che evidentemente non desideravo schierarmi, mi inserii al solo scopo di far presente che la medicina è scienza empirica e che entrambe le tesi avrebbero potuto essere approfondite. In questo clima si è svolta la preparazione al mio intervento chirurgico fino all’arrivo di altra infermiera che iniettandomi l’anestetizzante mi spiegò che in pochi attimi avrei avuto un piccolo capogiro prima di addormentarmi.

A questo punto entrò in azione il chirurgo e alla fine dell’intervento sentii alcune voci con parole incoraggianti; nel dormiveglia capii che tutto si era svolto come previsto e risposi – ricordo benissimo – che “sarebbe stato allora necessario fare una bella recensione”. Fui riaccompagnato in camera e seguito con attenzione nelle mie necessità post operatorie, soprattutto tranquillizzato dalla presenza del dr. Sionne il quale passa intere giornate all’interno della Clinica. Non ho mai saputo – o forse capita raramente – che un primario ospedaliero fosse talmente scrupoloso nel seguire così da vicino i pazienti ricoverati; ma sorprende incontrare il primario anche in giorni festivi, addirittura in una calda mattina di domenica in piena estate, prossima al ferragosto.

Certo, una piccola struttura come la Casa di cura a Belvedere Marittimo offre possibilità organizzative diverse da un grande ospedale ma un chirurgo che ispiri tale fiducia nei pazienti ed è così cordiale nei rapporti da rasentare l’umiltà, come il dr. Sionne, è raro incontrare. Ecco perché il chirurgo che mi ha operato può essere preso a modello da parte di quei medici, soprattutto giovani, i quali – sgamati più di prima, ma desiderosi di restare in questa regione – hanno capito che in Calabria è meglio affidarsi alla politica come prassi per facili carriere. (rt)

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: Regione può recuperare tempo perso su pesca e caro carburante

di PIETRO MOLINARO – Non si spiega perché già tante Regioni, come le Marche, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Lazio, Abruzzo ricorrendo a variazioni di bilancio, hanno stanziato risorse Regionali per il caro gasolio che grava sui pescatori e invece la Calabria non lo ha fatto.

Un legittimo interrogativo che è risuonato nell’interessante incontro con i pescatori che si è svolto al mercato ittico di Schiavonea di Corigliano – Rossano (CS), organizzato dalla Lega. Presenti il responsabile nazionale del Dipartimento Pesca della Lega Lorenzo Viviani e i candidati della Lega alle elezioni politiche del 25 Settembre prossimo.
È stato espressa soddisfazione per la battaglia vinta in Europa con l’approvazione del Reg. UE n. 2022/1278 del 18 luglio 2022 che consente agli Stati membri di destinare un indennizzo agli operatori del settore della pesca, dell’acquacoltura e della trasformazione per i mancati guadagni legati ai costi eccessivi del carburante riconducibili alla guerra in Ucraina. L’applicazione peraltro è retroattiva al 24.02.2022, data inizio conflitto e resterà operativa fino alla fine dell’anno.
Sono indennizzi certamente prioritari per il nuovo Governo di Centro-Destra e del Mipaaf per far sì che possano essere disponibili entro la fine dell’anno. I pescatori hanno fatto presente la poca attenzione dell’Assessorato Agricoltura e Pesca che ha lasciato il settore senza ristori immediati per l’emergenza caro carburante. Nei mesi scorsi, pur in dialogo con l’assessore Gallo, hanno scioperato fermando i pescherecci, scendendo in piazza e recandosi anche davanti al Parlamento e al Mipaaf.
Le difficoltà accumulate rischiano di far chiudere le marinerie calabresi.  Del resto la stessa Mozione n.22/12^ approvata in Consiglio Regionale il 06 giugno 2022 ha certificato lo stato di crisi già rappresentato fin da marzo all’assessore.
Mi auguro che la Regione intervenga immediatamente spostando qualche milione di euro da capitoli improduttivi,che  rappresentano sprechi, al sostegno dei pescatori calabresi. Serve un atto di responsabilità e di buon governo verso i Pescatori che dopo il danno hanno subito la beffa apprendendo gli aiuti concessi dalle altre Regioni. (pm)

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: La mia candidatura alla Provincia non era nei programmi

di NICOLA FIORITA – Ho accettato, dopo una lunga riflessione, la candidatura alla Presidenza della Provincia di Catanzaro. È stata, come si può immaginare, una decisione sofferta e non facile. Solo tre mesi fa sono stato eletto Sindaco della mia Città, impegnandomi con i miei concittadini a portare avanti per cinque anni una profonda opera di rinnovamento.

Non era nei miei programmi una candidatura alla Presidenza della Provincia, anche perché ci sono molti Sindaci ben degni di ricoprire questo delicato ruolo. Non sono potuto, però, restare indifferente alla forte pressione che è venuta da numerosi amministratori dei nostri ottanta Comuni, alla loro richiesta di un mio impegno diretto per risollevare la Provincia da una pesante crisi finanziaria e da una costante perdita di peso politico e istituzionale.

Forse, a convincermi a compiere questo passo molto delicato, sono stati i tanti dipendenti dell’Amministrazione che, esasperati per la loro condizione di precarietà, mi hanno chiesto di metterci la faccia. Funzionari e impiegati che, per la prima volta nella loro vita lavorativa, hanno subito l’umiliazione del rinvio del pagamento degli stipendi, causato da una situazione finanziaria dell’Ente ai limiti del fallimento. Non ho la bacchetta magica, né sarà facile mettere mano ad un disastro come quello registrato alla Provincia, ma posso sicuramente dire che non trascurerò nulla pur di rimettere in carreggiata un Ente che è stato, in passato, molto importante per la vita delle nostre popolazioni, assicurando ai dipendenti il rispetto dei loro sacrosanti diritti.

Ma c’è un altro aspetto che, nelle ultime ore, ha contribuito a vincere le mie comprensibili resistenze. Il sogno di una grande area centrale della Calabria, collocata tra Jonio e Tirreno nel punto più stretto della Penisola, è oggi più attuale che mai. Non saranno piccole polemiche, probabilmente scaturite da incomprensioni facilmente superabili, a fermare un processo che – l’ho scritto chiaramente nelle mie linee programmatiche – è inarrestabile e deve solo essere governato dalle classi dirigenti con intelligenza e lungimiranza.

C’è bisogno di un salto di qualità oserei dire culturale. Sarà un bel giorno – e io lavorerò perché arrivi presto – quando i cittadini di Catanzaro o di Guardavalle diranno “le nostre Terme di Caronte” o quando i cittadini di Lamezia o San Mango d’Aquino diranno “la nostra Università Magna Graecia”. Dovremo pensare unitariamente ad un territorio straordinario che ha delle potenzialità incredibili che potrebbero generare sviluppo, occupazione e ricchezza.

La partita si giocherà molto sull’asse Catanzaro-Lamezia Terme e so già che – se eletto – troverò un interlocutore prezioso nel Sindaco Paolo Mascaro e nei Sindaci dell’Istmo. Ma non basterà perché lo sviluppo dovrà interessare anche le due coste e le aree interne, così ricche di patrimoni ambientali e culturali.

Nell’auspicio che il Governo nazionale riporti al centro della discussione la dignità e la centralità degli enti di area vasta – in termini di riassetto istituzionale e sostenibilità finanziaria – ritengo che la Provincia, non avendo più molte competenze gestionali, debba soprattutto puntare a programmare, coordinare e armonizzare lo sviluppo urbanistico dei suoi Comuni in un unico grande progetto unitario. Oltre a garantire l’efficienza e la sicurezza nella viabilità provinciale e negli istituti scolastici della provincia, sono infiniti i terreni su cui la nuova Provincia dovrà cimentarsi: la difesa dell’ambiente, le politiche del turismo culturale, il potenziamento del sistema dei trasporti, la valorizzazione delle due coste e delle aree interne. Un ruolo, quello dell’ente intermedio, che assume un’importanza strategica anche sul campo dell’assistenza tecnica ai piccoli Comuni per l’attuazione degli interventi finanziati dal Pnrr.

È un lavoro che andrà portato avanti con determinazione e passione, attraverso una consultazione stringente con i Sindaci che sono i veri protagonisti di questa nuova stagione, ma anche con una forte interlocuzione con la Regione. Nei prossimi giorni, dopo un confronto con i Sindaci che hanno sottoscritto la mia candidatura, ma anche con altri Amministratori ancora indecisi, presenterò delle linee programmatiche in cui espliciterò meglio la nuova visione di Provincia.

Nel ringraziare tutti coloro che hanno voluto fortemente questa mia discesa in campo, le forze politiche riformiste e progressiste del centrosinistra e le forze civiche disseminate nel territorio provinciale, posso solo assicurare che nella mia attività di Sindaco di Catanzaro, come è naturale che sia, continuerò a rappresentare i bisogni della mia Città, ma in qualità di Presidente della Provincia sarò assolutamente imparziale, nell’interesse di tutti i Comuni che ne fanno parte, senza farmi condizionare dall’altro ruolo. Vorrò essere veramente il Presidente di tutti, perché la Provincia è una sola. (nf)

L’OPINIONE / Giovanni Giordano: Mentre Roma discute la crisi economica continua a logorare

di GIOVANNI GIORDANO – Tra temporali estivi e l’incalzare della campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 25 settembre, archiviato il governo Draghi, ci ritroviamo attanagliati in una profonda crisi economica derivante, non solo dalla pandemia, ma adesso anche dall’impennata dei prezzi causati dal caro energia.

Ancora una volta bisogna ripartire ma il momento, ora, è estremamente difficile e il percorso è a ostacoli. La politica, oramai scarsamente credibile, deve fare il miracolo di portare gli Italiani alle urne e di costruire una nuova visione di Paese, dando – soprattutto – delle valide e convincenti soluzioni. La Bella Italia, ammirata in tutto il mondo, invidiata per le sue straordinarie ricchezze, si frantuma quando si tratta di concretizzare azioni di governo durature e incisive. Questa criticità si perpetua a tutti i livelli a partire dallo Stato fino alle Regioni e alle Città.

Dunque, cosa fare quando la stragrande maggioranza delle famiglie non arriva a fine mese? O quando molte imprese stentano a far quadrare i conti perché già piegate da quasi tre anni di pandemia e da una crescita impazzita dei costi dell’energia? In particolare, le imprese del turismo, settore più colpito, resistono a stento in un clima di fiducia condizionata tra un recente passato, caratterizzato da cali di fatturato fino al 90%, e i dati incoraggianti dell’anno in corso che confermano una decisa ripartenza purtroppo rallentata e in certi casi frenata dal caro prezzi e dal caos dei trasporti aerei.

A ciò, si è aggiunta la carenza di personale, in parte distratto se non totalmente attratto, dal Reddito di Cittadinanza che in alcuni casi invece di essere una misura di contrasto alla povertà rappresenta un guadagno facile e a zero sforzi. Inoltre, lo scenario già intriso di luci ed ombre si arricchisce dell’intramontabile e vergognoso fenomeno dell’abusivismo che, tornato imperante sul mercato come fosse una regolarissima attività che riparte dopo la pandemia, colpisce le imprese regolari, elude gli obblighi fiscali e mette a rischio i consumatori privi di ogni tutela, con la complicità del debole contrasto se non – addirittura – del silenzio omissivo delle istituzioni.

Confapi Turismo Calabria e il Maavi (Movimento Autonomo delle Agenzie di viaggio Italiane), associazioni da tempo radicate sul territorio regionale e a conferma del valore sociale che esse esprimono, chiedono alla politica tutta una decisa e precisa direzione che eviti distrazioni, rallentamenti o inutili perdite di tempo. Serve un’assunzione di responsabilità da parte di tutti per la costruzione del futuro del Paese, a partire dalle città, e in particolare da quelle del Sud, rimaste indietro anni luce nei processi di sviluppo urbano europeo. È anche giunto il momento in cui il migliore tessuto associativo produttivo dia un contributo forte ed autorevole di collaborazione al nuovo Parlamento e al Governo che ne seguirà per la rinascita della Calabria e dell’Italia intera.

Servono le imprese e gli imprenditori che – come già accaduto più volte – possano scrivere una pagina illustre della storia del Paese, attraverso il coraggio di continuare a investire, innovare ed assumere il rischio di nuove sfide. Servono le donne, straordinarie per creatività, capacità organizzative, rigore e spirito di sacrificio.

Servono i giovani, unici per entusiasmo, visione innovativa e integrità valoriale (il cui ruolo di protagonisti non può più essere messo in discussione), creando le condizioni attrattive per il ritorno di migliaia di essi sparsi per il mondo. Ma tutto ciò non servirà a nulla se nell’immediato la politica non interverrà con provvedimenti urgenti ed incisivi per salvare tantissime aziende e migliaia di posti di lavoro.

La Calabria e l’Italia ce la possono fare ma il tempo è scaduto, o si riparte adesso o mai più. (gg)

L’OPINIONE / Santo Gioffré: La Regione inaugura a Sud l’autonomia fiscale e sociale differenziata

di SANTO GIOFFRÈ – Mentre i Padani, con l’appoggio del leghista del PD, Bonaccini, si mangeranno lo Stato che continuerà a fornire, loro, servizi socio-sanitari d’eccellenza, le suddette Regioni del Nord si terranno, completamente, la fiscalità prodotta sul loro territorio. Fiscalità di pregio che si ricava dalle ricchezze che la Repubblica, da 72 anni, fornendo, loro ,servizi, infrastrutture, industrie, autostrade, alta velocità, turismo, recupero dei centri storici, prestiti, facilitazioni bancarie, fiscali e commerciali, leggi speciali di supporto alla produzione, ha facilitato e permesso di generare.

Queste Regioni useranno gli introiti derivanti dalla fiscalità che rimarrà, esclusivamente, sui loro territori, per differenziare il loro sviluppo e i loro servizi, dal resto dell’Italia, rendendoli, sempre più ricchi e attraenti. Il Centro-Sud sarà ridotto a solo mercato di consumo coloniale. Saremo degradati a rango di parassiti- vagabondi e avremo il diritto, oltre alla carità compassionevole del Nord, di vivere finché potremo consumare gli scarti di mercato che dal Nord stesso arriveranno, come, per es. la sanità. I cosiddetti  ambulatori sanitari di Rosarno per le fasce deboli, sono il primo esempio di Autonomia Differenziata Accettata. La Calabria diventa la prima Regione, governata dai fascio-leghisti, che accetta, totalmente e subdolamente, il suo status di povertà e subalternità, senza tentare alcuna resistenza o intentare violente proteste, come la situazione imponeva, perché annichilita e depressa in quanto Colonia Politica di Salvini.

Questo razzista padano, visto le magliette indossate e gridate, che inneggiavano all’odio verso il Sud, vede raggiungere l’apoteosi al suo capolavoro politico. Il progetto di portare la Lega e i fascisti al Sud, fin dall’inizio, aveva questo scopo: occupare i territori meridionali, in assenza di forze politiche popolari, per annichilirli e disinnescare, così, resistenze alla disintegrazione politico-sociale dell’Italia. E le condizioni per la riuscita del progetto, le ha trovate tutte.

L’Italia Meridionale, negli ultimi 40 anni, è un concentrato d’ignoranza, di mancata scolarizzazione. Terra dove il voto di scambio è inteso unica mercificazione del senso totale di perdizione da parte della gente. Salvini ha trovato un territorio sotto il controllo capillare della ‘ndrangheta e la comparsa, frequente, di forme estreme di giustizialismo gridato, ma inefficace, che ha creato, solo, insicurezza e ostilità indistinta verso lo Stato. Tutte queste condizioni, sono state brodo di coltura per i fascio-leghisti, al fine d’attuare il loro progetto di dissezionare dell’Italia. Insomma, aprire ambulatori, garantiti e sostenuti dalla Regione Calabria, per le fasce popolari deboli e disadattate, cioè, per tutti, perché tutta la Calabria è in quelle condizioni, partendo dal presupposto che siamo la Regione più povera d’Italia, e tale saremo condannata a rimanere, significa che siamo tutti morti.

Che siamo destinati a morire come cani rognoso. Accettare ciò, partendo da quel presupposto, perché il governo della Regione è in mano a chi, al Nord, con scientifica logica, opera contro di noi, è infame oltre che mortificante per la nostra Storia e per la Repubblica. Lo meritiamo, ve lo meritate! Un Popolo che non sente orgoglio della propria esistenza, è giusto che sia scarto e servo dei popoli forti di una Nazione. (sg)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La necessità di attuare gli articoli uno, tre e quattro della Costituzione

di EMILIO ERRIGO – Il grande e indimenticabile politico italiano, Amintore Fanfani, eletto in Commissione dei 75, all’Assemblea costituente, il 2 giugno 1946, scrisse di pugno l’emendamento al primo articolo della Costituzione “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, quale componente della terza sottocommissione, dedicata ai principi economici e sociali, contribuendo non poco col suo profondo sapere di studioso dell’economia nazionale, europea e internazionale, alla formulazione del terzo e il quarto degli articoli della Costituzione della Repubblica Italiana.

Amintore Fanfani, allora vice segretario della DC, aveva come prima consigliera morale di fede cattolica, sua madre, Anita Leo, donna forte e determinata, di padre calabrese e madre veneziana, nata a Paludi in Calabria nel 1884, come maestro il padre noto giurista e affermato avvocato e notaio, Giuseppe Fanfani.

Non sono in tanti coloro che sono a conoscenza che nel sangue arterioso e venoso del grande economista, uomo politico e statista italiano, Amintore Fanfani, scorressero energie positive e creative tipiche dei Calabro-Veneti.

Sono tutte belle le Mamme del mondo, nessuna esclusa e questa solenne affermazione, chi osa e si permetterà mai di contraddirla? Tanto è vero quanto detto e scritto sulla grandezza universale delle mamme, che in Calabria proprio per rafforzare questa verità, c’è un detto sacro che così recita: “cu ti dici chi ti voli beni chiu di to Mamma, non ci cririri o ti tradisci o t’inganna” (chi ti dice che ti vuole bene più di tua Mamma, non ci credere, o ti tradisce o ti inganna).

Io ci credo che sia una verità assoluta! Ho voluto introdurre il mio semplice ragionamento, ricordando Amintore Fanfani e sua madre Anita Leo, per poter cercare di diffondere un pensiero e convinzione comune che oramai è fisso nelle menti delle Donne di Calabria.

Stante alle loro credo condivisibili convinzioni, i politici deputati e senatori, che saranno eletti in Parlamento, il nuovo Presidente del Consiglio e i ministri del nuovo Governo, devono adoperarsi per concretizzare (almeno in minima parte) le mille e cinquecento e forse molto di più, promesse fatte nel corso della più promettente campagna elettorale di tutti i tempi, assicurando lavoro onesto e adeguatamente retribuito, fatto di braccia, sudore, mente e corpo sano (e non di reddito di cittadinanza), a tutti i giovani e adulti cittadini Calabresi e non, residenti nelle regioni del Sud Italia, i quali allo stato si trovano (loro e nostro malgrado), disoccupati e inoccupati pur essendo abili al lavoro.

Che dire, certo che va sottoscritta questa legittima volontà e desiderata, proveniente dalle Mamme di Calabria. Loro sì che conoscono più di tutti molto bene, le vere conseguenze famigliari e sociali, della mancanza di reddito in casa proveniente da lavoro onesto.

Ecco perché Anita Leo Fanfani, esortó con il nobile cuore di mamma Calabro-Veneta, il figlio Amintore, a scrivere di sua mano quel solenne e fondamentale principio di cui ne è fatta espressa scritturazione, al primo comma dell’articolo 1, della nostra Costituzione, in uno con gli altri articoli a carattere economico e sociale.

Lei si che era a conosceva di quanta sofferenze e ristrettezze economiche, a causa di mancanza di lavoro, erano presenti nelle case delle famiglie della Gente di Calabria e del Sud Italia. Grazie per sempre donna Anita Leo Fanfani!

I Calabresi come Lei e credo tutti gli Italiani, la ricorderanno e Le saranno riconoscenti per l’eternità. Il lavoro quando manca in una famiglia, qualunque esso sia, mancheranno inevitabilmente, in primis gli alimenti, poi la casa, il reddito e ogni bene necessario per vivere dignitosamente.

Amintore Fanfani, quando nel 1961, da Presidente del Consiglio, nei tre giorni di permanenza durante la storica visita Calabria, girò in lungo e in largo, dalla marina alle montagne, in macchina e a piedi, tra strade asfaltate, percorsi montani ancora privi di ogni minima sicurezza stradale e sentieri in terra battuta, volle rendersi conto di persona e ascoltare, visionare, parlare, con gli abitanti di quelle realtà umane residenti nei diversi territori, compromessi da reiterate alluvioni, dissesti idrogeologici, disastri ambientali, gravi disagi famigliari, mancanza di beni ed elementi essenziali per iniziare a vivere una vita per loro dignitosa e civile.

Prima ancora di fare rientro in sede governativa, nel mentre eseguiva i vari non facili sopralluoghi, si attivava con tutti i mezzi e risorse umane disponibili, per la predisposizione degli atti di Governo di Sua competenza, per attenuare le problematiche esistenti in Calabria, atti necessari e urgenti, che firmò con animo nobile e onesto al suo rientro in Presidenza del Consiglio.

Ecco che ora viene spiegato ai clementi e disorientati lettori, il perché, se non si interviene tempestivamente e prima che sia troppo tardi, nelle menti delle persone più forti e decisi a tutto, che scatta la naturale reazione alla sopravvivenza umana e in casi sempre più frequenti, il ricorso all’esercizio di attività illegali prima, attività criminali poi, con a seguire violenze e prepotenze umilianti di ogni genere, insopportabili per chiunque.

Ora se si riescono ad attuare concretamente il primo, terzo e quarto degli articoli della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana, con il necessario e urgente, intervento del Presidente della Repubblica in carica, in Calabria e nel Sud Italia, ritornerà a splendere il sole della legalità e giustizia, in caso mancata concretizzazione dei principi e valori Costituzionali, la vedo molto dura la vita per la Gente di Calabria e non solo.

Le privazioni e le sofferenze umane, se protratte nel tempo generano azioni prevedibili, incontrollate e incontrollabili, tutto a sfavore dell’Unità nazionale, dell’ordine democratico e sicurezza pubblica, sia in Calabria, che in ogni angolo della terra. (er)

[Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria, docente universitario e Generale in aus. della GdiF ]