L’OPINIONE / Franco Cimino: Le tante cose che mi sono piaciute al Consiglio comunale di Catanzaro

di FRANCO CIMINO – Che mi importa se l’ho passata attaccata al video collegamento per la ripresa in diretta dei lavori del Consiglio Comunale! Questa giornata, e quelle che immediatamente la precedono, abitualmente io le dedico alla riorganizzazione della vita più attiva dopo quel sempre più ristretto tempo vacanza che si concentra nel mese d’agosto e affatica alquanto, paradossalmente, e il corpo e la mente. C’erano le dichiarazioni programmatiche del sindaco e la discussione intorno ad esse.

L’atto cioè più significativo (di più importanti ne verrano dopo e molti), dell’intera legislatura. Occorreva capire molte cose, che la campagna elettorale normalmente lascia sotto traccia, quando addirittura non le trova affatto. E, allora, come se mi trovassi all’interno dell’emiciclo politico, nello scranno, che nella memoria rivedo, che ho occupato dal 2006 al 2011 e che felicemente avrei occupato se il voto sulla mia candidatura avesse rispettato le attese mie e le previsioni altrui.

E lì mi inchiodo, per non spostarmi più, dalle nove e trenta del mattino fino alle diciotto e ventidue, ora di chiusura della seduta. Ho fatto bene o male? Ho fatto bene! Ho perso tempo? Nient’affatto! Come cittadino, prima che come politico, se ne avessi avuto la disponibilità non mi sarei perso questo momento “interminabile” e dal respiro unico. Ne avevo oggi, di disponibilità, e l’ho consumata tutta. Ho perso solo l’ultima mia giornata di mare di questa estate bella calda e luminosa. Non importerà a nessuno saperlo, ma lo voglio dire egualmente, io adoro il mare di settembre, che per me inizia a fine agosto, come prediligo le stagioni che finiscono, l’autunno che inizia, la primavera che incomincia. Trovo qui molto del senso della vita e anche del mio personale sentirla, la vita.

Ma torniamo al Consiglio. L’ho atteso con ansia e non per la lunga vigilia di inutili quanto stucchevoli polemiche, alle quali anche chi non doveva ha offerto la stura perché si riscaldassero. No, no, l’ho atteso con l’ansia che sento a ogni nuovo inizio della vita delle istituzioni, il mio luogo preferito. Come quella domenica della mia infanzia quando le mamme ci vestivano con il vestito della festa. Ecco, per me il “ primo” giorno delle istituzioni è un giorno di festa. Come la domenica. Quasi come Natale. Chi dei protagonisti di questo evento non ha messo l’abito più bello e la cravatta nuova, avrebbe fatto meglio a cercare con maggiore attenzione e calma nell’armadio. Battuta a parte, mi aspettavo tanto da questa seduta.

E cosa ho trovato? Cose buone e cose che buone non lo sono state pienamente. Mi soffermerò soltanto sulle buone, che sono state prevalenti agli occhi(!) di quanti nella passata legislatura in quelle nostre due aule hanno visto spettacoli indecorosi. Lascerò per ultimo due battute divergenti. Questa mia odierna riflessione voglio che sia breve e non solo per rispondere ai consigli di qualche amico che mi suggerisce di scrivere meno lungo per poter essere meglio compreso e letto fino in fondo. Il mio personale contributo “programmatico” e le mie osservazioni critiche e sulle linee esposte e sul dibattito da esse emerso, le esporrò in un’altra occasione, essendo piuttosto corpose ma non difficili da elaborare perché le posso attingere dalla mia antica idea di Città, dalla mia rinnovata visione di Catanzaro.

Dirò quindi, quasi che si tratti di uno sguardo estetico sulla Politica, che mi è piaciuta la compostezza dell’intera aula, il portamento e il comportamento dei singoli consiglieri, lo stile anche di ciascuno di loro accompagnato da quella buona educazione che è mancata per molto tempo. E ciò nonostante il brutto vizio di alcuni che si allontanano per lungo tempo dall’aula. Specialmente, di coloro i quali lo fanno dopo aver svolto il proprio intervento. Confido, però, che il buon presidente dell’Assemblea anche su questo aspetto saprà intervenire. Mi è piaciuto constatare che tutti gli interventi, quale più robusto e quale meno o scarno di contenuti, siano stati preparati e dopo l’attenta lettura della relazione che il sindaco, che, rispettando la norma, ha fatto bene a consegnare due giorni prima della seduta. È stato un bel gesto. Anche questo educato. Favorevole al rispetto dell’Istituzione e alla crescita della vitalità democratica della stessa.

Mi è piaciuta la relazione del sindaco, l’emozione distesa sulle lunghe interminabili prime pagine, il modo di esporla, esplicativo del fatto che l’avesse scritta tutta lui. Mi è piaciuta la sua visione di Catanzaro e l’idea di Città e la sincerità con cui ha ribadito che molte di quelle idee( la grande Città e la legge per Catanzaro Capoluogo e altre ancora, come quelle sul Centro storico e l’Università, da molto tempo preesistessero alla sue due candidature). Su molti di quei passaggi e sulla stessa idea dell’ideale realtà urbana, chi mi conosce e mi ha seguito anche nelle ultime mie comunicazioni elettorali, troverà miei pensieri e sentimenti, del qualcosa mi compiaccio molto. Gratificandomi molto nelle mie fatiche spese in questa ultima battaglia collettiva, ben guidata da Nicola.

Ma egualmente troverebbe delle diverse impostazioni e anche percorsi diversi programmatici, che non dovrà attendere molto perché io le possa ripetere. Ma questo Sindaco mi è piaciuto. È arrivato in forma. E come me l’aspettavo. Non è stato arrogante e non presuntuoso. Certamente non in quella finta dimessa umiltà di altri, ma ben contenuto nella modestia del suo comportamento. Ha parlato da sindaco rappresentando di sé stesso una buona personalità di ruolo, cosa non facile che maturi in così poco tempo. L’ho detto in campagna elettorale, spendendomi pienamente per la causa, che era comune, che Nicola sarebbe stato il sindaco che la Città attendeva da tempo. Mi è piaciuto trovarlo lì. È stato bravo anche nella replica. Forte, misurata, incisiva anche nell’ironia che ha usato verso i suoi più agguerriti avversari. Come mi è piaciuto il confronto ravvicinato che ha voluto avviare con Valerio Donato, alla cui aperta disponibilità iniziale ha saputo rispondere. Mi è piaciuto, pertanto, Valerio Donato.

Per lo stile, la finezza del discorso, l’eleganza dell’argomentare, anche polemico, le sue “ lezioni” pocket di diritto amministrativo ed altro ancora. Certo che avrebbe potuto e dovuto dire molto di più, mancando, invece, cosi della visione d’insieme e di progettualità compiuta. È stata colpa dei dieci assurdi minuti decisi dalla conferenza dei capigruppo, che gliel’hanno impedito ne sono certo. Anche se la libertà di tempo concessa successivamente ha fatto rimpiangere che i minuti non fossero stabiliti anche sotto i dieci, per alcuni interventi. Sono certo che Dinato nel prossimo futuro saprà presentarle.

Mi è piaciuto il senso di responsabilità vestito del rispetto istituzionale, che ha mostrato anche oggi. Non ne avrei mai dubito. Tutto ciò è anche merito del ballottaggio. Chi vi arriva, lo dico sempre, per quindici giorni indossa idealmente la fascia di sindaco. La fascia che gli resterà attaccato per sempre sul petto. Come una medaglia al valore civile. Per questa ragione mi piacerebbe che Antonello Talerico, anche se al ballottaggio non vi è arrivato, rafforzi in aula, sulla base di una energia ben nutrita culturalmente e politicamente e per le capacità politiche di cui dispone, quel sentimento di sindaco che ha ben mostrato in campagna elettorale, ed eviti di farsi trascinare in polemiche che non si addicono neppure alla qualità della persona e della professione. Mi sono piaciuti, pur non condividendoli molto, in tutto, o taluni per nulla, gli interventi svolti in aula. Tutti, dal primo all’ultimo. Le osservazioni “critiche”, che mi ero proposto di fare in conclusione qui, stasera. Le uniche. Per questa scrittura. Eccole.

Da sindaco avrei evitato, in questo inizio, una polemica frontale con Lamezia, soprattutto sulla questione della denominazione dell’aeroporto. Con la Città della Piana, e con quell’intero territorio, occorre da subito riaprire dialogo nuovo, rispetto a quello interrotto anche dalla nostra incapacità politica di capire il ruolo del capoluogo di regione e la straordinaria funzione di cerniera che l’area Catanzaro-Lamezia, su cui dovrà nascere un nuovo modello di sviluppo economico, rappresenta per il progetto antico di unificazione territoriale, culturale, economico e politico della Calabria. Un progetto senza il quale le singole povertà territoriali accentueranno la povertà dei singoli calabresi e quella complessiva della nostra amara amata terra. La seconda osservazione critica è rivolta a quanti hanno osservato criticamente che la relazione fosse piana di belle parole.

Qui ha detto bene il sindaco e mi ripeto per come l’ho pensato durante la discussione. Ma di cosa dovrebbe comporsi una relazione quadro che allunga il suo sguardo nei cinque anni a venire, e anche oltre? Di idee. E da dove nascono le idee se non dagli ideali? E che cosa sono gli ideali se non i primi sogni di chi fa politica e poi va a governare? E dopo aver sognato, tradotto in idee i sogni e in progettualità gli ideali, con che cosa se non con le parole potrebbe essere espresso tutto questo ben di Dio.

Per fortuna questo sindaco oltre alle idee ha pure le parole. Buone. Colte. Quasi romantiche alcune. Aver studiato e letto e scritto nella vita, è un vantaggio anche per chi lo ascolterà in futuro. Il buono ascolto. La buona lettura. Fanno sempre bene. Alla vista. All’udito. Al cuore. Sarà ancora più bello se queste parole e questo libro di sogni si trasformeranno in fatti. Sarà, però, ancora più incisivo e persuasivo l’atteggiamento politico di quanti duramente reagiranno ogniqualvolta una sola di quelle parole sarà contraddetta, cancellata, ingannata. Lo dice la Democrazia, questo. Che è la parola più bella che si possa far rivivere in un’aula del parlamento. Ché il Consiglio Comunale è anche Parlamento. (fc)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: E no, così non andremo da nessuna parte

di EMILIO ERRIGO – Non volevo crederci e nel corso di in un velocissimo scorrere come al solito, della corposa rassegna stampa oramai tutta in digitale, salvo un piccolo estratto più di mio interesse scientifico in cartaceo, ritenevo che si trattasse di fake news.
Mi sono dovuto ricredere e rendere onore al vero!
In molti Comuni della Calabria, che sia l’iniziativa pubblica o del privato operatore economico, dello Stato, non c’è alcuna differenza, della Regione, del Comune, Enti Pubblici economici e non, chi intendesse per caso non frequente, anzi molto raro, investire, costruire, edificare, ampliare, migliorare, riqualificare, bonificare, aiutare, sostenere la crescita, velocizzare i trasporti trasporti ferroviari e multimodali, deve letteralmente scontrarsi (non fisicamente) ideologicamente, verbalmente e fronteggiare, non solo per superare fatiche e pericoli storici, ma udite, udite e udite, convincere i vecchi e nuovi proprietari terrieri e immobiliari, a favorire la cessione per fini di pubblica utilità e rilevante interesse pubblico, di parte dei propri terreni agricoli o edificabili, i quali, forse dico forse, perché appare assolutamente incredibile, non comprendendo il valore del cambiamento positivo già in atto, grazie alla concreta volontà e consegue azione posta in essere dai vari Ministeri e Direzioni Generali dell’attuale Governo nazionale e regionale, volte alla realizzazione di opere strategiche per la crescita economica e occupazionale della Calabria e non solo.
Non si tratta di iniziative progettuali, da rendere esecutive e cantierabili, fine a se stessi, che sono finalizzate ad aiutare questo o quel centro di interesse, vicino a uno o diverso partito politico, qui si tratta di vedere realizzate e pure con urgenza, opere necessarie per il bene di tutti i Cittadini della Calabria.
È di ieri la notizia riverberata da molti giornali, secondo la quale un gruppo non saprei quanto numeroso di cittadini, provenienti da diversi Comuni interessati, si è mosso verso la Stazione Ferroviaria di Paola in provincia di Cosenza, per manifestare voglio credere pacificamente, contro l’ipotizzato tracciato della futura rete ferroviaria per consentire il transito in sicurezza, dei nuovi treni merci e passeggeri, ad alta e altissima velocità.
I motivi apparenti del partecipato dissenso, riguarderebbe non solo il tracciato e i terreni da sottoporre alla prevista procedure di esproprio, ma anche gli importi relativi agli indennizzi da quantificare per i singoli beni, terreni liberi agricoli, edificabili ed edificati, ritenuti assolutamente fuori mercato, valore attribuito e da attribuire ai beni espropriabili nei termini e limiti imposti dalla legislazione vigente.
Altra opera di rilevanza strategica, sicuramente è il mega progetto di notevole interesse pubblico, per l’economia turistica, crocieristica, culturale, paesaggistica e residenziale, denominato Mediderranean Life, un complesso polivalente, residenziale, turistico, nautico, sportivo, ricreativo e alberghiero, mi dicono di tutto rispetto, per tecnologie costruttive, compatibilità paesaggistica, urbanistica e ambientale, presentato dagli aventi diritto all’iniziativa privata e ancora in fase di riflessione amministrativa al Comune di Reggio Calabria e della Regione Calabria, se e quando decidere di decidere sul da farsi, nel pieno rispetto delle leggi e regolamenti in vigore in Calabria e in ogni parte delle Regioni italiane.
Ora miei cari concittadini della Calabria, lamentarsi sempre, può andare bene fino a quando la realtà non si scontra con la verità, tutti dico tutti, i rappresentanti del popolo, appartenenti a ogni fede politica e partitica, di destra, centro e sinistra, devono adoperarsi con ogni atto di buona volontà e legalità, per giungere al risultato finale, il benessere economico e sociale di tutti i Calabresi e figli del mondo.
E no miei cari Calabresi, Amministratori e cittadini, se non cambiamo registro e modo di operare e procedere, non andremo da nessuna parte.
Poi a nessuno gli venga in mente, di continuare a recitare la parte delle vittime, dei dimenticati, maltrattati e ignorati dallo Stato, dal Governo, dalla Regione e Comuni, tali esternazioni non saranno più argomenti credibili e comprensibili, oltre che da chi scrive da anni a favore della Calabria e dei suoi abitanti, da alcuno di coloro che desiderano fare e fare, veramente e concretamente, il bene della Calabria e dei Calabresi. (ee)
[Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria, docente universitario e ufficiale generale in aus. della GdiF]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Vigili del Fuoco, onore e merito al rischio del dovere

di EMILIO ERRIGO – Quanti sono coloro che tra noi non hanno provato una vampata di orgoglio e forti brividi dentro il corpo, al solo passaggio a sirene spiegate e lampeggianti accesi , di un mezzo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco?

Questi veri nostri Eroi dell’Italia, di tutti i giorni, sempre pronti e veloci a intervenire dopo pochi minuti dalla ricezione della chiamata al loro numero di emergenza 115. Che si tratti di un incendio, di un incidente automobilistico, un blocco di ascensore all’ultimo piano, di una persona in pericolo di vita, loro sono sempre pronti a prestare l’immediato soccorso e salvataggio, non solo sul territorio, ma anche in mare e sotto acqua, nelle acque interne, laghi, fiumi, canali, con i loro specializzati Nuclei Sommozzatori presenti generalmente, in ogni Comando Provinciale.

Il rischio del dovere è per loro una costante, il coraggio nell’affrontare rischi e pericoli di ogni genere, la regola. Così è stato pure per uno di loro, l’ing. Andrea Gattuso, un Vigile del Fuoco di tutto rispetto, nato a Reggio Calabria e in giro per Italia e ovunque è stato e viene chiamato, a prestare il suo contributo di pensiero tecnico ingegneristico risolutivo, da Reggio Calabria, Roma, Bergamo, poi in Calabria, per adempiere ai suoi doveri, quando si è presentata una o tante emergenze che hanno richiesto l’immediato intervento dei Vigili del Fuoco.

Per l’ing. Gattuso, (Andrea per tutti), l’innato senso del dovere, dell’altruismo, solidarietà umana e della sicurezza pubblica, lo hanno portato a prestare la sua opera da Ingegnere civile, anche a favore dei Comuni in crisi di legalità, originata da accertare infiltrazioni criminali nella Pubblica Amministrazione.

Dopo tanto peregrinare e lavorare sodo, giorno e notte, instancabilmente, con dedizione e notevolissimo impegno psicofisico, per lui è arrivato il giusto e meritatissimo riconoscimento morale alla carriera. Il Dipartimento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco del Ministero dell’Interno, gli conferito l’avanzamento più atteso alla sua esemplare carriera, “onore al merito”, come si dice in questi casi.
Infatti il nostro Ingegnere Andrea Gattuso, è stato promosso Dirigente del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, tanto che il giorno 29 agosto, inizierà a Roma, la frequenza il del previsto Corso di Alta Formazione per Dirigenti, del nobile Corpo Nazionale della Protezione e Difesa Civile Italiana.

Il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, diretto dall’ing. Maria Cavaliere, ha diramato un meritatissimo e ricco di contenuti, comunicato stampa, nel quale vengono sintetizzati i prestigiosi traguardi professionali, le azioni e risultati conseguiti nel corso di una esemplare, brillante e prestigiosa carriera da Ingegnere dei Vigili del Fuoco.

Andrea Gattuso, si è laureato in ingegneria presso la prestigiosa Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha partecipato e superato tutte le prove concorsuali, entrando a pieno titolo, a far parte dello storico e pluri decorato, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nel 1989.
Dopo il previsto periodo di formazione specialistica a Roma, ha vissuto anni operativamente a Bergamo, poi nel 1995, trasferito in Calabria, ha fatto emergere il carattere tosto e invincibile del Calabrese, forte e coraggioso tipico dei Vigili del Fuoco, in tutti gli eventi di emergenza contro gli incendi, terremoti, alluvioni, interventi di Protezione Civile e dove l’inclemenza delle avverse condizioni meteorologiche hanno richiesto la sua qualificata è specializzata presenza, assieme alle diverse Squadre di Pronto Intervento, per fronteggiare le Emergenze del Comando di Reggio Calabria.

Notevole è stato l’apporto assicurato dall’ing. Gattuso, presso il Porto Commercia di rilevanza internazionale di Gioia Tauro e l’Aeroporto di Reggio Calabria. Le gratificazioni morali e professionali non arrivano a caso, costituiscono il giusto e meritato riconoscimento, verso coloro i quali svolgono nel corso di una lunga carriera, il proprio lavoro con serietà, determinazione e impegno, a favore della collettività nazionale ed estera.

I Vigili del Fuoco sono l’esempio più concreto del senso del dovere e concreto spirito di sacrificio, di servizio verso il prossimo.
Tutti noi abbiamo fissati nella mente, il loro instancabile impegno in ogni terremoto, alluvioni, come quella che li hanno visti in azione nel fronteggiare l’alluvione di Scilla e del Borgo Storico di Chianalea, nevicate eccezionali, disastri ferroviari, marittimi, stradali, incendi boschivi, emergenze sanitarie nazionali quali la pandemia da Covid-19 e varianti del virus, interventi ed esercitazioni NBCR, con ogni mezzo possibile dall’elicottero sempre velocissimi ad arrivare in ogni luogo anche il più impossibile, al mezzo navale con il potente cannone lancia acqua e materiale estinguente

Bravissimi tutti, carissimi Vigili del Fuoco, e veramente grazie di cuore per quello che fate per il bene e la sicurezza della collettività.
Auguri ing. Andrea Gattuso Ad Maiora!

Il momento è sicuramente favorevole, per far giungere a tutto il personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, a partire dal loro Comandante Generale, l’Ing. Guido Parisi, (geneticamente e nel cuore figlio della Calabria), la gratitudine dei Calabresi nel Mondo. (er)

L’OPINIONE / Graziano Di Natale: Sul raddoppio Galleria Santomarco basta strumentalizzazioni politiche

di GRAZIANO DI NATALE – Sul raddoppio della Galleria Santomarco, e sui possibili lavori alla Paola-Cosenza, bisogna elevare lo spessore del dibattito considerata soprattutto la necessità di sganciarsi dalla politica di basso profilo che anima perlopiù chiacchiericcio sul territorio.

Ritengo strumentali gli interventi di coloro i quali probabilmente pensano di approfittare delle preoccupazioni di chi difende giustamente diritti e proprietà, per avere qualche vantaggio politico. Tutti ricordano che, chi oggi si erge a paladino, non era con noi a protestare il 22 maggio 2021, allorquando vi era la paventata ipotesi di dirottamento verso altri lidi dei finanziamenti pubblici destinati alla Paola-Cosenza.

Aver ottenuto da RFI la possibilità di investimenti nel nostro territorio rappresenta una opportunità che va calmierata con la tutela dei diritti dei privati cittadini. Altre ricostruzioni sono nient’altro che racconti personalistici finalizzati alla propaganda politica. È chiaro che urge un tavolo di confronto con la società e con le parti interessate affinché si possano stilare tutte le modalità atte a preservare i diritti dei privati. Allo stesso tempo non possiamo perdere opportunità di sviluppo uniche per il territorio.

Penso ad esempio alla sistemazione della strada che collega Paola con San Lucido che consentirebbe anche la possibilità di far sorgere un unico lungomare per facilitare la viabilità; alla canalizzazione delle acque, che sono nella nuova galleria Paola-Cosenza, nelle vasche comunali per risolvere il problema della crisi idrica; alla possibilità che Rfi e Italfer diventino soci del nascente porto turistico quali parti private; all’acquisizione dell’ex area deposito locomotive e officina, per utilizzarla come zona portuale fruibile ad esempio al rimessaggio barche; all’utilizzo gratuito dei locali del piano superiore della stazione FS; alla possibilità che la festa Regionale di San Francesco sia in partnership per la durata dei lavori.

Potremmo richiedere a RFI la realizzazione di impianti di attrazione e accoglienza  turistica nel lungomare cittadino e la sistemazione di tutti gli accessi alla Città compresa la zona dei bracci con relativa sistemazione del varco arenile; la dismissione delle aree ell’ex deposito locomotive potrebbe far posto alla costruzione di nuovi impianti turistici. Dal viatico di ingresso in località Sant’agata, difronte all’ex dormitorio chiuso e disuso, l’amministrazione potrebbe realizzare impianti di accoglienza turistica poiché vanta anche diritti. Sarebbe ipotizzabile anche la realizzazione della pista per elisoccorso con collegamento salva vite  al nostro ospedale, e percorsi rapidi e sostenibili per il Santuario.

Il tutto senza dimenticare le tante opportunità di lavoro e  che il nascente collegamento con Cosenza sarà una sorta di metropolitana con tempi di percorrenza brevissimi tra la costa e l’area urbana.

Ritengo, quindi, di non perdere l’occasione di sviluppo per becero provincialismo, e di interloquire con i tecnici di RFI al fine di evitare danni ai privati e tutelare i loro diritti senza perdere di vista che la Città necessita di un’ampia e moderna visione di sviluppo. (gdn)

[Graziano Di Natale è già consigliere regionale e Presidente f.f. della Provincia Di Cosenza]

L’OPINIONE / Eduardo Lamberti Castronuovo: La Versilia lasci perdere i Bronzi

di EDUARDO LAMBERTI CASTRONUOVO – Mi sembra opportuno ritornare sulla questione copie dei Bronzi inabissate in Versilia.

Molte, anzi moltissime sono state le adesioni a quanto noi del Comitato Bronzi, e cioè Pasquale Amato, Francesco Alì e il sottoscritto, abbiamo fortemente denunciato, con coraggio ed a chiare lettere senza altro scopo che quello di portare a galla, per restare in tema, un vero e proprio misfatto.

Chiariamoci.

Soprattutto per quei pochi, anzi pochissimi, che more solito, hanno trovato l’occasione per scrivere qualcosa, probabilmente non collegando la realtà dei fatti a ciò che hanno scritto.

È ovvio, anzi naturale, che diverse possono essere le opinioni e che nel nostro Paese vige la libertà di pensiero e la libertà di stampa. Ma ciò non vuol dire che tutte le castronerie possono assurgere ad opinione reale o meglio a verità per una maggioranza che non esiste. 

Una vecchia canzone degli anni ’30 diceva “confondeva il trovator con la semiramide ”. La  stessa cosa è avvenuta sulla questione della quale stiamo discutendo.

Cioè, taluno ha confuso la cultura con l’economia o meglio l’arte con il business, cioè con l’interesse economico. Sono due cose ben diverse, che nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti e soprattutto con la dignità di un popolo, messa in discussione per una vera e propria appropriazione indebita.

Innanzitutto una gentile Signora, che scrive molto spesso, parlando anche a “muzzu”, come diceva un caro amico scomparso ormai da anni, si domanda come mai questo Comitato sia venuto fuori ora e quali siano le sue origini. La gentile Signora, per la quale nutriamo il più assoluto rispetto, non conosce i fatti e la storia. Dice di essere  una cittadina non reggina ma che abita a Reggio da molto tempo ma evidentemente è lontana mille miglia dalla conoscenza dei fatti che riguardano la nostra città.

Il Comitato è nato nel 2009 ed ha evitato, gentile Signora, che i Bronzi fossero trasferiti in un ipotetico e non esistente laboratorio di restauro del Ministero dei Beni Culturali. Erano pronte financo le lettighe nel cantinato del Museo, per trasportare i Bronzi, appunto a Roma.

Il Comitato, costituitosi nell’immediato, e con il supporto, la storia parla per noi, dell’allora Presidente del Consiglio regionale, on. Giuseppe Bova, si riunì nell’immediato in una oceanica assemblea che stabilì addirittura di realizzare una catena umana  attorno al Museo per impedire il trasferimento dei Bronzi. Il risultato fu vincente, sempre più gentile Signora, tanto è vero che i Bronzi sono rimasti  a Reggio Calabria, appunto perché il presidente Bova mise a disposizione una salone del Palazzo Campanella per il restauro delle famose statue e la popolazione fu coesa ed irremovibile.

Quindi il Comitato c’era, c’è e continua ad esserci.

Altri soloni hanno scritto che avrebbero fatto bene i toscani a realizzare queste copie inabissandole perché hanno , contrariamente a quello che abbiamo fatto noi calabresi, sfruttato l’importanza dei Bronzi di Riace.

A questi soloni vorrei rispondere che il Comitato e quindi noi che abbiamo protestato non fa parte delle Istituzioni e dunque non ha alcun potere esecutivo, cosa che invece hanno le autorità competenti che dovrebbero rappresentare il popolo.

Il dovere dei cittadini che amano questa Terra è quello di mettere a conoscenza del popolo quelle che sono le iniziative, in questo caso, a nostro parere e non solo, contrarie alla correttezza, alle norme comportamentali, all’etica, e soprattutto al rispetto della cultura e della dignità dei beni appartenenti alla gente.

Le copie dei Bronzi sono dei falsi, tanto falsi che non meritano certamente l’attenzione di chi di cultura, ahinoi, capisce ben poco. Come si spiegano costoro la presenza di Sgarbi, come ho già detto in altro Editoriale, esperto di primo livello solo in turpiloqui se non per rendere credibile ciò che non lo è affatto?

Presenza che, in effetti, avrebbe voluto o vorrebbe, si utilizzi il tempo verbale che si vuole, conferire una dignità culturale ad un evento che nulla è, se non una vergognosa iniziativa  a scapito della cultura vera. Non c’entra nulla il fatto che esistono copie della Gioconda in tutto il mondo anche perché nessuna di esse viene esposta in un Museo o in una pinacoteca e soprattutto nessuno di queste croste viene inaugurata da Sgarbi o pseudo uomini di cultura come lui.

Inabissare i Bronzi per richiamare la gente è atto puerile e scorretto e soprattutto ingannevole oltre che ridicolo. Ancora.

Desta molta meraviglia che qualche rappresentante di associazioni importanti possa aver plaudito a questa iniziativa invece di occuparsi di favorire i suoi iscritti, attirando qui e non in Versilia i turisti. Non è facendo carachiri che si ottiene un risultato migliore per questa terra. Chi la ama davvero deve difenderla a spada tratta, contro queste vere e proprie contraffazioni.

Meraviglia anche la posizione di giornalisti calabresi che saltuariamente rientrano a Reggio quando affermano che l’operazione Versilia è positiva perché pubblicitaria. Pubblicitaria per la Versilia, non per noi!

Ha ragione chi dice che bisogna in tutti i modi far venire la gente a Reggio, e non sarà certamente il bluff della Versilia che porterà a Reggio tanta gente e tanti turisti.

Sarebbe opportuno aumentare il numero dei voli, abbattere le tariffe, rendere il Museo accessibile da tutte le parti del Mondo. Non possiamo glorificare la Versilia solo perché abbiamo il gusto stramaledetto “Riggitano” di farci del male da soli, plaudendo ai cittadini Toscani e andando addosso a chi ha il coraggio di dire la verità in questa terra. 

È qui il punto.

Bisogna avere la forza, la tenacia e l’orgoglio di difendere ciò che ci appartiene e non fare i maramaldo della situazione come hanno fatto tutti coloro che hanno scritto, in verità molto pochi, criticando l’iniziativa del comitato dei Bronzi, senza peraltro, come al solito proporre nulla di positivo.

Tacciano costoro e, se ne sono capaci, propongano cose positive così come abbiamo fatto noi del Comitato salvando i Bronzi dallo loro scomparsa da Reggio Calabria.

Perché è agevole pensare che se fossero partiti nel 2009, non sarebbero mai più ritornati in Patria. Di Pertini ce ne è stato uno solo. E di ciò sia cosciente ciascuno. (elc)

L’OPINIONE / Fabio Pugliese: L’assenza di candidature calabresi è destinata a provocare un terremoto

di FABIO PUGLIESE – Nel mentre molti di noi vivono qui in Calabria con spensieratezza le vacanze ed il mare a Roma, in questi giorni, si consuma l’ennesimo scontro totale sulle candidature nei collegi. Cinque anni fa, per esempio, nel mio collegio, furono eletti nel listino bloccato alla Camera Forciniti, e la Scutellà mentre al Senato fu eletta l’Abate. Solo Sapia venne eletto con il voto di preferenza.

Proprio quest’ultimo (come gli altri fu eletto nel M5S), arrivando primo per numero di preferenze fu eletto, appunto, scavalcando il secondo che, per il centro-destra, era Ernesto Rapani di Corigliano-Rossano. Mentre ultimo per il centro-sinistra arrivò Ferdinando Aiello che però proveniva da Rogliano: non era di questo territorio.

Oggi è tutto diverso.

Perché c’è la possibilità che nel mio collegio, così come in tutti gli altri della Calabria, vi siano candidati paracadutati addirittura da Roma oppure da territori diversi. Può succedere che un crotonese può trovarsi candidato un reggino e viceversa o che un cittadino dello jonio cosentino può trovarsi un candidato che proviene da Cosenza. Oppure peggio, da chissà quale parte d’Italia.

Il guaio vero è che oggi il partito più forte in Calabria non è più, come 5 anni fa, il M5S ma è il non voto. Proprio il non voto, che già è molto forte, verrà favorito da scelte di questo tipo se verranno confermate come si apprende dalle indiscrezioni della stampa.

I cittadini sono delusi, disillusi, sempre più lontani dalla politica. C’è una apatia che fa davvero paura in Calabria. Per questa ragione, di fronte a questo scenario, è necessario puntare nei collegi su candidati del territorio, possibilmente apprezzati, autorevoli e riconosciuti che siano capaci di motivare molti delusi attraverso la fiducia personale che riescono a riscuotere e che, quindi, possano far capire a molti delusi che il non voto non risolve nessun problema.

I problemi diversi e svariati che riguardano la Statale 106, ad esempio, possono essere affrontati e risolti meglio da un cittadino di Cosenza, di Diamante o di Vercelli oppure da un cittadino di Corigliano-Rossano, di Locri o di Crotone che li vive quotidianamente? Stesso discorso vale per tutte le questioni aperte: sanità, ferrovie, spopolamento giovanile ecc. ecc.

Poi c’è un’altra questione legata alla qualità dei candidati. Seppure è fondamentale che sia del territorio (quindi, del collegio), e che sia apprezzati, autorevoli, riconosciuti e, quindi, persona di cui ci si fida, è necessario che siano, soprattutto questa volta, preparate e capaci.

È avvilente che nel nostro territorio calabrese non via sia oggi un dibattito su un tema così rilevante ed è per questo che spero che nei prossimi giorni, anche dopo questo mio umile contributo, possa nascere un momento di grande confronto (anche attraverso tante altre prese di posizione pubbliche), in cui si chiede di dare alla Calabria dei candidati calabresi e, soprattutto, ai territori i propri candidati.

Se ciò avverrà sarà un bene per l’interesse generale del Paese ma se non accadrà il risultato si vedrà in Calabria e temo che si materializzerà in un non voto così eclatante di quelli mai visti prima: insomma, un vero e proprio terremoto. Questo, però, lo capisce solo chi come me vive in Calabria… (fp)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Il bene e il male a Reggio Calabria

di EMILIO ERRIGO – Qualche giorno addietro ho espresso, in sintesi, una delle mie tante opinioni sulla bellissima e cara Città di Reggio Calabria.

Invitavo i cari lettori di Calabria.Live, se ritenuto possibile di evitare nel rappresentare solo il male o i mali che da tempo immemore affliggono la nostra Reggio e i suoi abitanti. Anzi aggiungevo, che se proprio intendevano sparlare giustamente, di Reggio e dei Reggini, di farlo con “voce afona”, per non farsi ascoltare da alcuno dei tanti denigratori di professione e ciarlatani seriali, che amano divertirsi alle nostre spalle, ridendo di noi e dicendo peste e corna dei Calabresi di Reggio Calabria.

Il mio dire non voleva e non vuole assolutamente, condizionare il pensiero di coloro i quali, almeno dedicano qualche ora del proprio tempo libero, nel rappresentare ciò che non va proprio bene a Reggio Calabria. Di contro intendevo consigliare ai reggini, contenti e scontenti, del modo in cui viene amministrata la Città, (in verità molto cautamente), che forse occorreva cambiare tecniche e metodi di rappresentazione delle quotidiane realtà, chiamiamole negative, che ledono dalle fondamenta abbruttendo, l’immagine e il buon nome di Reggio Calabria e dei Reggini, facendo apparire a fin di bene, (forse esageratamente e provocatoriamente), la nostra Città e aree periferiche contermini e vicine, come un ammasso di sporcizia, incuria, carenze igienico-sanitarie, disordine pubblico, comportamenti omissivi e commissivi biasimabili sotto ogni angolo di visuale, illegalità diffuse, negligenze, imperizie e imprudenze giovanili incontrollate.

In particolare, tra i miei migliaia di attenti lettori di ogni nazionalità, sempre Calabresi o figli di Calabresi, che gli attribuisco in barba alla lingua italiana, la C maiuscola, per il solo fatto di avere la costanza e chiamiamolo col vero nome, “amore per la loro terra madre”, continuando a leggere pure da oltre oceano, a migliaia e migliaia di chilometri e miglia di distanza, ciò che accade e si dice della Calabria e dei Calabresi nel mondo.

Mi sono convinto che così come sono in tanti ad aver scritto milioni di pagine e pronunciate diverse milioni di parole, contro Reggio Calabria, i Reggini, la Calabria intera e contro i Calabresi, per equità e pari condizioni di trattamento, di limitare il loro scrivere e parlare male della nostra amata , maltratta, ignorata, dimenticata, denigrata, umiliata ed tanto altro ancora, al solo fine di non consentire ai motori di ricerca messi a disposizione del popolo del web, di far apparire al mondo, la Calabria e Reggio Calabria in particolare, la cloaca a cielo aperto d’Italia.

La mia tecnica di comunicazione pubblica piaccia o meno, condivisibile o meno, ha come plurimo scopo, in primis, di contribuire alla valorizzazione del vastissimo patrimonio umano, ambientale, storico, artistico, architettonico, archeologico, compresi i beni incomparabili paesaggistici costieri e montani della nostra Calabria, poi a seguire, quello di non fornire legna da ardere, occorrenti alle taglienti male lingue, peggiori dei più affilati coltelli e rasoiate accette, di bruciare tutto quanto c’è di buono e recidere senza alcuna pietà cristiana, ogni cosa pure la più bella esistente, di cui dovrebbero farsi vanto, tutti Calabresi e i borbottoni Reggini.

Non mi convince affatto l’idea che per raggiungere i risultati sperati si debba solo criticare sempre. Occorre altro a mia convinzione, parlando del bene e del bello esistente, dove il bene e il bello sono presenti, così come si parla e si scrive del male e dei mali della Calabria.

Come si può pensare di poter attrarre i potenziali investitori nelle aree Zes della Calabria, continuando a dire ogni verità e riverberare al mondo, tutto quanto si ritiene che non vada bene in Calabria e a Reggio Calabria? Non è credo che sia bello da ascoltare, un figlio o una figlia, raccontare in giro, tutto l’ordinario che giornalmente accade all’interno della propria famiglia.

Dovete sapere carissimi miei concittadini, che nel momento in cui un investitore nazionale o estero, decidesse di investire parte del proprio capitale nella Regione Calabria, con particolare riferimento al settore industriale, del turismo crocieristico, religioso, nautico, portuale, retroportuale, marittimo, balneare e ambientale, si rivolge alle numerose agenzie di analisi dei mercati, chiedendo loro informazioni generali sulle dinamiche di mercato del territorio più consigliabile dove investire i propri capitali.

Se per esemplificare dall’analisi della “Scheda Mercato”, emerge che nei 97, Comuni della Città Metropolitana di Reggio Calabria, non esistano tutti i presupposti necessari e complessivi per localizzare l’area dove intraprendere e dar inizio l’attività d’impresa, ma risultasse dall’analisi di contesto, più favorevole localizzare l’investimento nelle altre regioni ove sono state costituite le Zone Economiche Speciali (Zes), l’investitore non esiterebbe a concentrare il suo capitale di rischio nei mercati molto lontani dalla Calabria e non certo a Reggio Calabria o in uno dei territori dei Comuni Metropolitani.

Un mio fraterno amico d’infanzia, ha garbatamente osservato come è nel suo stile, non condividendo il mio articolo, nella parte in cui lodavo smisuratamente le bellezze di Reggio Calabria, dimenticando di rappresentare nel mio scritto volutamente e tecnicamente, quanta realtà non onora ne Reggio, nè i Reggini e soprattutto gli Amministratori pubblici.

In parte, ma solo in parte, concordo con il mio amico Pino Diano, al quale dico a scanso di equivoci, voglio tanto bene e stimo moltissimo, cioè in quella parte di squallore e di pubblica indecenza, che non immaginavo che potesse esistere a Reggio Calabria.
Non voglio immaginare che quelle bruttezze infinite, siano patrimonio conoscitivo del Sindaco f.f. della Città Metropolitana, men che meno del sindaco f.f. del Comune di Reggio Calabria.

Ho provveduto a condividere ai due Amministratori pubblici , le inguardabili immagini di un degrado esagerato esistente nelle aree antistanti e adiacenti il lungomare di Reggio e dintorni. È di oggi altro video girato alle ore 09.00, l’ennesimo rogo di rifiuti solidi urbani, speciali, tossici e nocivi, in danno degli abitanti di San Gregorio, San Leo, Ravagnese, Croce Valanidi, Mortara e aree abitate e urbanizzate adiacenti l’Aeroporto di Reggio Calabria.

Il rumore tipico è allarmante delle fiamme alte oltre 10 metri, unito alle colonne di fumo nerissimo e asfissiante, non lascia alcun alibi agli indifferenti Autorità Pubbliche. Si decida allora se continuare a raccontare e far vedere tutta le schifezze e il degrado esistenti nel territorio di Reggio Calabria e provincia ora Città Metropolitana, oppure optare per l’esercizio dei propri diritti coinvolgendo le Forze di Polizia e notiziando per il loro tramite, l’Autorità Giudiziaria, rappresentando dettagliatamente i fatti osservati, allegando rilievi fotografici e i filmati, atti c.d. irripetibili, che si riveleranno molto utili per le investigazioni e indagini di polizia giudiziaria.

Con quanto scritto non voglio lasciare intendere che non bisogna utilizzare i social per veicolare e partecipare agli amministratori Comunali e Regionali, ai politici e consiglieri regionali, i propri disagi e insoddisfazioni ambientali, urbanistiche e sociali, anzi è un vostro diritto quali cittadini votanti dissentire con forza quando il male arrecato al prossimo supera il bene atteso dalla cittadinanza.
Concludendo la mia allungata opinione, va bene rappresentare il male e il degrado esistente in ogni angolo esplorato con cura dei dettagli , a patto che per par condicio, si evidenzi con pari attenzione e meticolosità, tutto il bene, il bello, il buono, il giusto e il gradevole, che sicuramente è presente Reggio Calabria e in Calabria.

Noi Calabresi disponiamo della forza e del potere del bello, della forza e del potere dell’acqua e aria pura, della forza e del potere del mare e dei monti, vi prego di non affievolire queste forze e poteri naturali che ci appartengono, forze e poteri, che madre natura ci ha donato per noi e le future generazioni e che nessuno può toglierci.

Come si può pensare di clonare la perfezione scultorea dei Bronzi di Riace? Come si fa a clonare, le bellezze universali delle Donne e Uomini di Calabria?

Come si possono clonare il mare dello Jonio e del Tirreno? Come si possono clonare i monti e i boschi sempre verdi della Sila, delle Serre, del Pollino e dell’Aspromonte? Come si possono clonare, Scilla, Bagnara, la Marina di Palmi, la Costa Viola, Cittanova, Gambarie, Mammola, Grotteria, Caulonia, Riace, Gerace, Pentidattilo, la Cattolica di Stilo, Pazzano, Bivongi, Tropea, Soriano Calabro, Capo Vaticano, Scalea, Crotone, i Borghi Grecanici millenari, Reggio Calabria e dintorni?

Come si fa a clonare il chilometro del lungomare più bello d’Italia, dal quale è possibile estasiarsi guardando le bellezze del Mare e Coste della bellissima sorella Sicilia?

E dai, smettiamola di dire che a Reggio Calabria e in Calabria, non ci siano bellezze uniche al mondo! Basti avere la buona volontà di esplorare e catalogare le bellezze infinite di Reggio Calabria e farle conoscere al mondo con gioia e senza limitarsi nella rappresentazione del vero. (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria, docente universitario di Diritto Internazionale e del Mare, e di Management delle Attività Portuali]

L’OPINIONE / Enzo Siviero e Giovanni Mollica: Basta bufale, si dica verità sul Ponte di Messina

di ENZO SIVIEROGIOVANNI MOLLICA – Sembra ormai acclarata la mancanza di credibilità che accomuna parte della stampa e della politica.

L’origine è spesso la volontà di mettere in cattiva luce l’avversario, nel peggiore dei casi in nome del volterriano (o baconiano?) “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”. Più spesso ancora è incompetenza e superficialità. In entrambi i casi, si tratta di diffondere bugie che si rivelano tali solo a una ridottissima percentuale di lettori (o ascoltatori) e passano quasi inosservate. Per depositarsi in un angolo del cervello di tantissime persone, pronte a emergere al momento opportuno. 

I pochi che, per mestiere o competenza, sanno riconoscerle non possono far altro che dolersi e smettere di votare per quel partito o leggere quella testata. Ci riferiamo a talune affermazioni. destituite di fondamento, ascoltate a Montecitorio il 4 agosto da parte di alcuni parlamentari volte a screditare la validità del Ponte sullo Stretto di Messina . In particolare siamo rimasti sorpresi che l’ex ministro Paola De Micheli abbia potuto affermare che il Ponte è irrealizzabile smentendo platealmente la realtà peraltro ribadita anche dalla commissione ministeriale da lei stessa istituita. 

Altro caso, ancor più eclatante, si riferisce alla nota “di redazione” pubblicata su Il Foglio del 5 agosto. Nella quale leggiamo: «Matteo Salvini ha detto ieri che il ponte “potrà essere realtà”. Ma, da quel lontano 2000 in cui Silvio Berlusconi firmò a Porta a Porta il “contratto con gli italiani”… si sono scoperte tante criticità che la rendono infattibile. Da quelle tecniche – come i venti che corrono a 60 chilometri orari per 45-60 giorni all’anno e che farebbero chiudere il traffico a causa delle forti oscillazioni – a quelle ambientali». 

Il problema, ovviamente, non è se “la redazione” de Il Foglio è favorevole o meno all’opera, bensì l’assoluta falsità dell’affermazione. Viene da chiedersi quale sia l’origine della “soffiata” che, se fosse vera, costituirebbe una pesante accusa nei confronti dei progettisti (Cowi A/S che ha firmato i più grandi ponti nel mondo compreso il recentissimo sui Dardanelli, con la campata sospesa più lunga del mondo), nonché degli enti validatori. 

A cominciare dal Consiglio Superiore dei LLPP al Cipe, da Parsons Transportations (Il Project Management Consultant) al Rina (validatore), passando al comitato tecnico scientifico e per Ferrovie, Anas e Regioni Calabria e Sicilia. Enti che hanno (inavvertitamente o volutamente) approvato un progetto “sgangherato”, che non corrisponde alle prescrizioni della Società concessionaria, che pure lo ha approvato.

E come valutare la posizione del general contractor Eurolink costituito dalle migliori imprese italiane più una spagnola e una Giappone? Tutti conniventi in una colossale truffa ai danni dello Stato?

In tal caso, “la redazione” de Il Foglio (ma anche di altri “media” evidentemente disinformati) avrebbe il merito di avere scoperto, tra l’altro, anche un imponente danno erariale (oltre 300 mln) e la Corte di Conti dovrebbe affrettarsi a chiederne il ristoro a nome dei cittadini italiani.

Se, invece, è una “bufala”, ci aspettiamo che si faccia pronta retromarcia e ci si scusi prima di tutto con la verità e poi con le centinaia di tecnici di ogni parte del mondo che hanno collaborato al progetto, mettendoci faccia e reputazione ! 

Ciò che evidentemente manca a chi pur di demolire un progetto, vanto mondiale dell’Italia, è disposto a mentire spudoratamente creando ulteriore discredito al nostro Paese . Ma perché non vengono mai interpellati i tecnici in un confronto tra pari (per competenza…) ? O siamo ancora all’uno vale uno? Incredibile ma vero! Siamo in molti a disposizione per ogni riscontro nel merito documenti alla mano. Attendiamo fiduciosamente. (es e gm)

L’OPINIONE / Enzo Scalese: Il lavoro va rispettato, diamo voce a chi non ha voce

di ENZO SCALESE – Saremo sempre al fianco ai lavoratori e alle lavoratrici per dire che il lavoro va rispettato, va supportato e per dare voce a chi non ha voce.

Il lavoro va retribuito, sempre e comunque. Senza differenza di mansioni né colore della pelle. Chi mette a disposizione il proprio tempo, la propria professionalità, i propri sacrifici, il proprio sudore, contribuendo al buon andamento di una attività, di un progetto, esercitando una professione, ha il diritto di essere retribuito. Il datore di lavoro non concede né fa un favore: la retribuzione è un diritto.

E, questo, è un dato da cui ripartire per costruire condizioni di lavoro adeguate, in grado di tutelare la sicurezza e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici soprattutto in questa drammatica fase di congiuntura economica e sociale che non lascia spazio all’ottimismo. Le imprese del Mezzogiorno, spiega la Svimez, sono più esposte delle altre nel resto del Paese allo shock Ucraina e agli aumenti dei costi dell’energia. I costi dei trasporti nel Sud sono oltre il doppio che nel resto del Paese: nel complesso, il sistema economico meridionale è più fragile. E a risentirne anche il lavoro: il recupero dell’occupazione si fonda quasi esclusivamente su contratti di lavoro dipendente a termine e tempo parziale involontario.

Se viene meno il lavoro stabile aumenta l’incertezza e con essa la povertà. Per questo diventa sempre più necessario non sprecare le risorse messe a disposizione dal PNRR per costruire lavoro stabile e sicuro. Quella di Beauty, alla quale rinnoviamo la nostra vicinanza, accomuna tante lavoratrici e lavoratori che non vedono riconosciuti i propri diritti, e non solo nel settore del turismo.

I sindacati, le associazioni, le Istituzioni hanno il diritto di vigilare: devono essere rispettate le norme per la tutela della sicurezza nei posti di lavoro, dove si rischia anche di morire di botte, e devono essere attivate tutte le procedure che perseguono i datori di lavoro inadempienti, senza rimpalli burocratici. Il rispetto della dignità umana passa dalla centralità dell’uomo e della donna, e dal riconoscimento del valore del lavoro. (es)

[Enzo Scalese è segretario generale della CGIL Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Reggio, una città bellissima e chiacchierona

di EMILIO ERRIGO – Che a nessuno gli venga in mente di dire che Reggio Calabria, sia una città non bellissima.
Forse un po’ troppo chiacchierona e chiacchierata lo è!
Il perché lo sanno molto bene i cari Reggini, residenti e non. Dico bellissima e non solo bella, perché è così, senza retorica o reticenza.
Reggio è bella, bellissima e bella, chi concorda e non concorda, sempre bellissima la nostra amata Città di Reggio Calabria rimane.
Mi rattrista pensare che ci siano ancora persone che facciano da cassa di risonanza ai denigratori e ciarlatani di professione, che tentano di affievolire le naturali bellezze paesaggistiche, ambientali, architettoniche, storiche e umane di Reggio Calabria.
Che tutto sia perfettibile e migliorabile, nessuno lo vuole negare, ma da qui a dire che a partire dalla Marina del chilometro più bello d’Italia, a salire verso i monti, Reggio non sia bellissima, ce ne vuole di fantasia limitativa.
Non voglio dire che la Città della Fata Morgana, non abbia bisogno di attenzioni, urgenti cure di riqualificazione e ricolorazione urbanistica, così come accade in ogni Città d’Italia, anzi tali interventi manutentivi sono non solo necessari, ma anche molto urgenti da farsi.
Da nord a sud, est e ovest, Reggio e le sue periferie, vanno attenzionate, cu opiri di prestigiu e di valuri, come dice il grande poeta Reggino, Renato Funaro, in Canzuna Amara.
Quando siete proprio incavolati perché le cose non vanno bene a Reggio, ascoltate e cantate  Canzuna Amara, vi tranquillizzerete subito. Non è più ammissibile e consentito ad alcuno, di sparlare contro la propria città che ci ha dato i natali, e se e quando, ciò si dovesse rendere proprio necessario, pronunciare le brutte parole contro Reggio, lo si faccia pure, “con voce afona” per non farsi ascoltare da nessuno.
Non mi è mai capitato di ascoltare, un abitante di altre realtà territoriali comunali, che denigri la propria Cittá con male parole e invettive impronunciabili.
Eddai, pensiamo quel che ci pare, ma non osiamo farci ascoltare da estranei, i quali poi rideranno di noi senza limiti e ritegno.
Reggio Calabria è bellissima così come sono belli e bellissime, i giovani, ragazze e ragazzi, che sono nate e vivono a Reggio Calabria e in giro per il mondo, li dove il buon Dio e la Madonna della Consolazione vorranno, lì dove e il destino della vita di ognuno di loro li porterà a vivere.
Che bella Reggio e le Donne Regine, quanto sono bellissime, avete il coraggio di negarlo? Allora smettiamola di esternare pensieri colmi di maldicenze, limitiamoci a una sana critica costruttiva, benefica e salutare, sia per noi che per gli amministratori pubblici votati e non. Evviva Reggio Calabria; Evviva i Reggini; Evviva la Calabria; Evviva i Calabresi; Evviva l’Italia.
Evviva gli Italiani Uniti!
[Emilio Errigo è nato in Calabria]