L’OPINIONE / Domenico Mantegna: Princi prova a difendere l’indifendibile su Cis

di DOMENICO MANTEGNA – Esistono almeno tre circostanze che la vicepresidente Giusi Princi probabilmente non conosce e che la inducono in errore nelle sue valutazioni. La prima è che è proprio una lettera del Dirigente Generale del Dipartimento Programmazione Unitaria della Regione Calabria che ammette in maniera chiara l’invio ritardato dei progetti che riguardano la Città Metropolitana di Reggio Calabria, parlando, alla data del 14 febbraio 2022, di una mancata inclusione nell’invio precedente del 15 dicembre 2021 a causa di un non meglio precisato “errore informatico”.

La seconda è che la stessa Agenzia della Coesione in data 21 gennaio, quindi più di 20 giorni prima del secondo tardivo invio, afferma che è stata conclusa la fase preistruttoria del Contratto Istituzionale di Sviluppo, circostanza per la quale è evidente che i progetti inviati dopo quella data non sono stati proprio presi in considerazione. A riprova di ciò, la terza circostanza che la vicepresidente probabilmente non conosce, è che l’Agenzia per la Coesione risponde alla richiesta di accesso agli atti da parte della Città Metropolitana con una lettera che nemmeno cita i progetti trasmessi tardivamente dalla Regione, quindi sostanzialmente confermando che questi ultimi non sono stati recepiti e quindi nemmeno valutati dall’Agenzia, producendo in sostanza un danno, come già detto dal sindaco facente funzioni, di ben 25 milioni di euro per il nostro territorio,

Ciò che è più grave, non è tanto l’aspetto burocratico in sè, che risulta già francamente incredibile agli occhi di chi osserva e per il quale la Città Metropolitana ha già deciso di tutelarsi in sede legale, ma la posizione politica assunta oggi dalla vicepresidente Princi. Invece di schierarsi dalla parte del suo territorio infatti, cercando magari un modo per risarcirlo rispetto al danno prodotto dal mancato finanziamento causato dal colpevole ritardo, la Vicepresidente sceglie la ragion di partito, e si arrocca in una strenua difesa del vertice della Cittadella e, peggio ancora, della sua burocrazia che ha recentemente goduto di ulteriori e laute prebende.

Dispiace che abbiano deciso di lasciare proprio a lei, reggina, la patata bollente di una risposta piccata alle legittime istanze del proprio territorio di provenienza, sostanzialmente confermando la tendenza di una guida regionale che evidenzia una spiccata trazione antireggina, desiderosa di penalizzare il nostro territorio e di giustificarsi nascondendosi dietro l’alta e profumatamente pagata burocrazia regionale.

D’altronde, dalle analisi condotte dai nostri uffici circa le risultanze dei progetti finanziati dal Cis Calabria rapportati alla popolazione residente nelle cinque province calabresi, si evince come il territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria sia il più penalizzato, con un indice di investimento che è sostanzialmente la metà di territori come quello di Vibo Valentia, da cui casualmente proviene la Sottosegretaria Nesci, o da quello di Cosenza, da cui proviene il presidente Roberto Occhiuto.

Su questo nemmeno una parola dalla Princi. Senza voler necessariamente correre a semplicistiche allusioni, vorrei evidenziare alla Vicepresidente, e con lei all’intera delegazione reggina che costituisce la maggioranza alla guida della Regione Calabria, che a pensar male a volte si fa peccato, ma spesso ci si azzecca… (dm)

L’OPINIONE / Vincenzo Speziali: Elezioni “Fai da te”? E la Costituzione dov’è?

di VINCENZO SPEZIALI – Se ci penso, mi vengono i brividi.
Spiego subito, senza giri di parole, poiché a differenza di molti, conosco la Costruzione – senza dover richiamare legami familiari che hanno contribuito a scriverla – ma soprattutto so quale e quanto sia il suo intrinseco o endogeno valore, che dir si voglia.
La campagna elettorale (o presunta tale!) non è ancora entrata nel vivo della fase finale, poiché ciò avverrà dopo aver compilato e successivamente presentato le liste dei cooptati al Parlamento.
E già, di ciò trattasi, perché chi vedremo seduti negli scranni di Senato e Camera, non sono eletti – d’altronde chi sano di mente eleggerebbe badanti, cortigiani, parenti prossimi (persino acquisiti in luogo al matrimonio, seppur vero, con consagnuei stretti) ed altra faunistica varia? – bensì saranno Assemblee legislative di meri nominati, con buona pace dei sistemi elettorali, i quali presuppongono selezione della classe dirigente e scelta compiuta della medesima: ciò, a fronte di una legge che sia vera e presupponga il voto popolare, chiaramente!
A tutto questo aggiungasi come il voto deve essere libero, corretto, coerente con la ‘Carta’ – quindi non contra legem, oppure non incoerente con essa (e in tal senso nutro dubbi circa la legittimità del sistema con cui esprimeremo il presunto voto) – e per di più deve far scaturire una platea di Deputati e Senatori in ottemperanza al requisito previsto dall’art.54: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.
Bene, terminata una simile e prodromica precisazione – poiché in molti casi la norma citata testualmente è misconosciuta, proprio dalla maggior parte dei destinatari ultimi – sollevo un veloce ed atroce dubbio, ovvero la riconoscibilità del voto, ove mai l’affluenza non si rivelasse consona e credibile, all’approvazione delle pseudo proposte in campo.
Difatti, da anni, consultazione dopo consultazione, assistiamo ad un assottigliamento dei partecipanti alle varie elezioni, poiché ci si trova con un aumento esponenziale dell’astensionismo.
La prima spiegazione razionale sta nel fatto che è il sistema elettorale la causa primigenia di una simile patologia schizoide e sclerotizzata, la quale porta i più, ovvero il popolo, a disinteressarsi di questa pratica, che è proprio l’anima pulsante di una sana e autentica democrazia.
Tralascio, perciò, la preferenza ad un proporzionale plurinominalustico da me sempre auspicato – e che già di per sé sarebbe inclusivo e coinvolgente, per tutti e ciascuno- ma il fondo della questione rimane, eccome se rimane.
Per tale motivo, il Presidente della Repubblica, nel caso in cui ci si trovasse con ‘bassa soglia’ partecipativa (ovvero tra il 30 e poco più del 40%), potrebbe valutare e al tempo stesso considerare – secondo i crismi di legge e in osservanza alle funzioni, alla funzionalità e all’opportunità delle istituzioni medesime – come possa essere previsto un eventuale (e perché no? Auspicabile!) scioglimento, a fronte di palese non corrispondenza delle Camere tra il sentimento popolare di condivisione e apprezzamento e quello di ossequio al buon senso. (vs)

L’OPINIONE / Rubens Curia: Dalla resilienza alla valorizzazione delle aree interne

di RUBENS CURIA – È di questi giorni il blocco dei ricoveri nell’Unità Operativa di Medicina del Presidio Ospedaliero di San Giovanni in Fiore, ma potrei ricordare il documento inviato tempo fa dal Sindaco di Bova alle varie Autorità in cui scriveva che: «Il tempo medio che intercorre tra la telefonata alla Centrale Operativa del 118 e l’arrivo del primo mezzo di soccorso è di circa 43 minuti»; ricordo che i Lea prevedono 18 minuti!

La Corte Costituzionale nel novembre del 2019 bocciò il ricorso che la Giunta Regionale della Calabria aveva presentato contro la legge 60 / 19, il cosiddetto Decreto Calabria, citando, non solo l’articolo 32 della nostra Costituzione, ma anche il 117″ concernente i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”. Pertanto la “Corte” giustificava l’eccezionalità della 60/19 perché questi diritti non erano garantiti nella nostra regione poiché la salute è, a mio parere, un Bene Comune da tutelare.
Leggendo la Treccani scopriamo che «la Calabria è una regione a carattere prevalentemente montuoso con un importante patrimonio boschivo», infatti solo il 10% è pianeggiante il resto è montagna e collina. Nel bel libro Manifesto per riabitare l’Italia curato da Cersosimo e Donzelli gli autori ci richiamano ad «invertire lo sguardo nell’osservare la Calabria, dall’Appennino che si è spopolato al mare…è l’Italia dei vuoti: del declino demografico, dello spopolamento dell’abbandono edilizio, …del degrado dei Servizi pubblici( dalla scuola, alla farmacia, dall’ufficio postale, al Presidio Ospedaliero)».
Comunità Competente, che è una “rete informale” di 59 Associazioni, Fondazioni e Comitati di cittadini”, dal primo luglio 2019 si batte, con proposte concrete, contro questa deriva culturale che ha marginalizzato nell’organizzazione della sanità queste Aree che ” il Piano di rientro dal debito” sta, in modo strisciante” svuotando aggredendo gli Ospedali di montagna come i Presidi Ospedalieri di San Giovanni in Fiore o di Serra San Bruno, ridimensionando gli Ospedali generali e   gli ospedali Spoke (vedi la vicenda dell’Ospedale di Polistena).
Abbiamo avanzato delle proposte che andavano a sostenere la Sanità Territoriale da subito, non attendendo il Pnrr che darà i primi risultati nel 2026! Finalmente si stanno attivando le Aft h 12 che sono ambulatori gestiti dai Mmg, ma dobbiamo puntare anche sulle UCCP che funzioneranno h 24, dobbiamo valorizzare gli specialisti ambulatoriali interni, assumere, perché ci sono, gli psicologi, le ostetriche e le assistenti sociali nei Servizi Territoriali.
Dobbiamo valorizzare un policentrismo territoriale che garantisca i servizi di cittadinanza grazie alla Strategia nazionale delle Aree Interne” Snai” voluta all’epoca dal Ministro Barca che deve divenire “strutturale” e maggiormente finanziata dal Governo nazionale.
Tuteliamo il patrimonio storico, artistico e culturale di queste Aree e della gente con la sua umanità e ospitalità, il poeta Franco Arminio parla di “economia sentimentale”, il cui capitale sono i borghi, i paesi invisibili e ci invita a costruire il futuro scavando nel passato.
Tutto questo rappresenta il Presidio Ospedaliero di San Giovanni in Fiore o la chiusura di una guardia medica, dobbiamo stare dalla parte di queste Comunità con i fatti perché le parole sono, ormai, stanche. (rc)

L’OPINIONE / Rita De Lorenzo: Caro Centrodestra, se ci sei batti un colpo

di RITA DE LORENZOSiamo alla vigilia di un appuntamento elettorale tanto inatteso quanto importante per il futuro del Paese.

Le elezioni politiche, infatti, non solo determineranno gli assetti dei partiti e delle relative coalizioni ma stabiliranno chi dovrà gestire la fase di transizione del Pnrr, snodo cruciale al fine della ripresa economica. 

L’Italia del Meridione, con coscienza civica e senso di appartenenza alla causa del Sud, non resterà a guardare ma sarà protagonista, come da tradizione, nella determinazione degli orientamenti e del consenso. Saranno, quindi, i programmi a determinare le nostre alleanze ma coerentemente ai percorsi già intrapresi.

Non è un mistero, infatti, il percorso di alleanza tra l’IdM e la Giunta Occhiuto sancito attraverso la candidatura al Consiglio Regionale del Sindaco di Castrolibero Giovanni Greco nella lista di Forza Italia, offrendo un notevole contributo alla lista perché risultato il primo dei non eletti, proseguito con altre candidature nei vari collegi della Calabria e con il sostegno sempre al centrodestra nelle elezioni amministrative e provinciali di Cosenza. In queste ultime, ricordo l’elezione a Consigliere Provinciale di Giovanni Tenuta mediante il supporto della lista IdM che è risultato determinante ai fini della vittoria della Presidente Succurro. Un lavoro di squadra leale e portato avanti dal gruppo dirigente del movimento, coadiuvato dall’On. Orlandino Greco.

Dico ciò perché credo che il centrodestra debba fare una riflessione sul tempo finora perduto, anche in queste imminenti elezioni, per tatticismi interni e che nulla hanno a che vedere nel rapporto con gli alleati, soprattutto se seri e affidabili come il movimento che rappresento ha dimostrato di essere. D’altronde, vista la fase storicamente avversa ai partiti tradizionali, il supporto del sano civismo diviene un plus nei momenti di aggregazione politica e sociale, così come i dati (anche in previsione) sull’astensionismo certificano.

Chiedo responsabilmente, dunque, al Presidente Occhiuto ed alle forze di coalizione, un tavolo programmatico per ristabilire una road map che accompagni noi tutti, unitamente ai tanti elettori ai quali dobbiamo dare risposte, verso i prossimi appuntamenti elettorali e non solo. È dal confronto permanente e dai contributi delle tante intelligenze calabresi che passano le buone pratiche di governo.

Insomma, è una questione di metodo e di merito dalla quale il centrodestra non dovrebbe sottrarsi, se vi è la volontà e la serietà di proseguire insieme il sentiero già tracciato. Il tempo a disposizione non è illimitato ma attendiamo fiduciosi. (rdl)

[Rita De Lorenzo è segretaria provinciale di Italia del Meridione]

L’OPINIONE / Filippo Quartuccio: Il JovaBeachParty straordinaria vetrina per il nostro territorio

di FILIPPO QUARTUCCIO – I concerti del JovaBeachParty saranno una vetrina importantissima per il nostro territorio. Ora più che mai è necessario puntare sugli eventi culturali di qualità non solo sul nostro territorio ma in tutta Italia, con l’obiettivo di promuovere le bellezze del nostro territorio e suscitare l’interesse dei curiosi e dei tanti che oggi guardano con interesse alla nostra area metropolitana.

Il progetto avanzato dalla Città Metropolitana non è una semplice sponsorizzazione, ma un vero e proprio progetto di promozione territoriale veicolata attraverso eventi musicali, e non solo, che cosi come era accaduto nella precedente edizione stanno suscitando un enorme interesse in termini di pubblico. Legare il nome della Città Metropolitana ad eventi di qualità si inserisce quindi in una strategia di promozione basata sulla cultura che è proprio delle linee di indirizzo a suo tempo condivise dal sindaco Giuseppe Falcomatà ed oggi portate avanti dal settore, in sinergia con il facente funzioni Carmelo Versace.

La trasmissione dei video promozionali sulle spiagge di tutta Italia, la presenza della Città Metropolitana sull’app dedicata, le notifiche con gli itinerari ed i luoghi da visitare, i post sui social, saranno uno straordinario veicolo di promozione, in grado di dare forza al messaggio comunicativo di un territorio che punta sulla crescita del proprio comparto culturale come strumento vincente anche sul piano dell’offerta turistica. Sono tanti infatti gli artisti che scelgono il nostro territorio proponendo produzioni di qualità non solo per gli eventi dal vivo.

È successo per Jovanotti, ma è accaduto ad esempio lo scorso anno con l’esibizione di Giovanni Allevi sul Lungomare. Due espressioni di livello internazionale che si coniugano alla perfezione con l’attività di promozione che la Città Metropolitana sta portando avanti con la valorizzazione degli artisti locali. Si pensi ad esempio al programma dei concerti dell’estate metropolitana, oppure al calendario Memoria e Mito per i Bronzi di Riace con i quali abbiamo messo in piedi un’offerta culturale ampia e variegata, valorizzando le migliori eccellenze culturali presenti sul nostro territorio. (fq)

L’OPINIONE / Giusi Princi: Abbiamo l’obbligo morale di rispettare ogni essere umano in quanto persona

di GIUSI PRINCIAbbiamo l’obbligo morale di rispettare ogni essere umano in quanto persona! Appare molto grave che, ancora oggi, si verifichino questi casi di lavoratrici e lavoratori che devono subìre delle relazioni di potere, a dispetto della legalità e della dignità della persona.

Con il Presidente Occhiuto e tutta la Giunta regionale, per il tramite del mio Assessorato, ci siamo prefissati l’obiettivo di far crescere l’occupazione in Calabria, assicurando opportunità e condizioni di lavoro che siano dignitose per tutti e che contemplino, soprattutto per i più fragili, la crescita personale e l’integrazione sociale.

Infatti, sono già in atto una serie di azioni volte alla riqualificazione dei servizi di politica attiva del lavoro per mezzo del programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) che affianca il percorso di inclusione nel mercato del lavoro con particolare riguardo per le categorie più deboli. (gp)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Serve un “Bird of strike” per fermare l’indifferenza e la dimenticanza

di EMILIO ERRIGO – Oggi ho deciso di allietare i lettori più curiosi, i quali a leggere i numeri, messi a disposizione dalla scienza statistica, sono sempre  più numerosi e rappresentati dai Calabresi, che vivono in quasi tutti gli Stati del mondo,
c.d Calabresi internazionalizzati, mentre si mantengono in costante crescita, i Calabresi italianizzati, che sono emigrati e risiedono,  nelle altre 19 regioni d’Italia.

Essere Calabrese, sappiate e non dimenticate “Gente di Calabria” , significa ed equivale,  ad essere considerati dalla comunità scientifica, esseri umani forti,  sotto ogni caratterizzazione genetica e neurale sia dagli studi scientifici portati a termine sino a ora, immodificabile, sia se queste creature divine, vivano e crescono in Calabria, o sono presenti in ogni parte del globo.

Ho già scritto e spiegato nei minimi dettagli, su Calabria.Live, in una tanto precedenti opinioni esclusivamente e responsabilmente  personali , argomentando con ridondanti riferimenti bibliografici, perché gli antropologi, genetisti, biologi, virologi, criminologi, ortopedici, chimici, neurologi, scienziati, ricercatori e sperimentatori militari, sono concordi nel ritenere forte,  il corpo della Donna e Uomo di origini genetiche Calabrese, inteso come massa scheletrica, carne, muscoli, nervature, vene, arterie, capillari, organi, cellule neurali ed altre parti anatomiche  a tutti note.

Pensate che non solo il Lombroso, per saperne di più, ha fatto una buona scorta e  ampia collezione,  di ossa craniche , di arti superiori e inferiori, completi,  creando niente poco di meno, udite, udite Gente nobile di Calabria, un Museo di Antropologia Criminale a Torino, dove sono esposte una parte molto significativa di reperti ossea e non solo, prelevati (espiantati o rubati) manu militare, dal famoso Antropologo Criminale, durante la sua presenza in Calabria, come medico militare nell’esercito piemontese, al seguito delle truppe del nord, che misero a ferro e fuoco la Calabria e tentarono con moltissimi insuccessi sul campo di battaglia, di sottomettere e dominare i legittimi combattenti Calabresi.

Le mutilazioni e gli espiantò, perpetrati da chirurghi di Guerra e studiosi di anatomia militare, in danno di internati e ricoverati, in manicomi criminali, carceri militari e altri luoghi non a tutti noto di detenzione e sperimentazioni, non bastarono  per soddisfare le avvertite necessità e urgenza, di comprendere il perché i guerrieri e combattenti nati in Calabria erano così invincibili nel corpo a corpo in campo di battaglia.

A completare la carneficina degli invincibili e indomabili guerrieri Calabresi, si ricorse alla famosissima  legge Pica, dal nome del suo proponente Giuseppe Pica, legge  emanata a gran maggioranza dei parlamentari, per contrastare i prepotenti, criminali, rivoluzionari, insorti, camorristi et similia, in una denominati in sintesi “Briganti”, il fenomeno tutto Meridionale e Regioni confinanti, “Brigantaggio”.

La legge “Pica”  n. 1409, fu  approvata a larghissima maggioranza ed emanata il 15 agosto 1863. Gli effetti mortali devastanti e terrificanti, sono stati pari o forse superiori, ai tanti terremoti e alluvioni che hanno interessato nei secoli la Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata, Campania e la nobile “Fraterna Terra d’Abruzzo”.

I pannicelli caldi, le provvidenze pro sud Italia, a partire dalla Cassa per il Mezzogiorno, a seguire “Pacco” Colombo, per la Calabria, si sono dimostrati solo utili per appagare e tranquillizzare i vari potentati economici e politici, imperanti ancora al Sud Italia.

Le fenomenologie criminali, sempre presenti in ogni parte del territorio italiano e straniero, comunque per convenienza di latitudine e longitudine, si vogliono denominare e che io non citerò mai, in quanto per me esiste il reato commesso e da chi, non l’etichetta appiccicata ad arte, per territorializzare e regionalizzare i reati criminali, sia esso denominati omicidi, corruzione, collusione e concussione, che furto con scasso,  in abitazione o azienda commerciale altrui.

Di tanto in tanto si ode al sud e in Calabria in particolare e più spesso, degli assordanti  “Boati Sonici o Sonori”, altre volte si legge di reiterati “Bird of Strike”.

Speriamo che questi segnali i cui decibel sono udibili da tutti, possano svegliare dal torpore in cui  da anni si trova a vivere il Popolo di Calabria, ignorato e dimenticato, come se non esistesse, come se non avesse diritti paritetici a tutti gli Italiani.

Occorre un “Bird of Strike”, per fermare i motori dell’indifferenza e della dimenticanza, andando tutti e dico tutti, anche i moribondi, a votare il 25 settembre 2022, per chi in libera coscienza e volontà, si ritiene idoneo e onesto tra i tanti noti disonesti,  a rappresentare il Popolo della Calabria in Parlamento.

Continuare con i compari e comari, di turno non è più cosa, tenendo in debita memoria lo stato di miseria, ingiustizia sociale, disparità di trattamento e prepotenza criminale, in cui si trova a vivere da molti anni,  la società civile Calabrese. (ee)

[Emilio Errigo è nato in Calabria]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La zona industriale San Gregorio-Mortara in attesa della Regione

di EMILIO ERRIGO – Prima di questa nuova Giunta e Consiglio Regionale della Regione Calabria, l’Associazione Culturale e Sportiva Pro San Gregorio, ha scritto  e fatto stampare, tante pagine di carta pregiata e inviato centinaia di comunicati stampa e email, un po’ a tutti a firma del suo instancabile e combattivo Presidente,  il Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, Ettore Errigo.

Ad onor del vero, non tutti gli scritti ed email, inviati ai sindaci, consiglieri e assessori regionali  pro tempore ed attuali, non hanno ricevuto risposte e meritato l’attenzione dovuta. Oggi a pochi giorni dalle elezioni nazionali, da più parti sono in tanti i cercatori d’oro e di consenso elettorale, che con cadenza quasi giornaliera, convergono sul comprensorio urbano periferico di San Gregorio-Mortara-San Leo.

Mi chiedo e vi chiedo, cortesi e pazienti lettori di Calabria.Live, come pensano di ottenere consenso politico, i tanti sordi e i ciechi, rimasti indifferenti alle più volte rappresentate problematiche igienico- sanitarie e di viabilità urbana, che da anni interessano le  aree  dei ancora incompiute opere di urbanizzazione primarie e secondarie, di costruzione dei Mercati Generali Ortofrutticoli di San Gregorio-Mortara?

Come spiegheranno è cosa diranno mai, alle tantissime famiglie, abitanti a San Gregorio, Mortara, San Leo e Occhio di Pellaro, costrette a respirare monossido di carbonio e aria da plastiche combuste e cumuli i rifiuti termo distrutti dal fuoco acceso da piromani e incendiari di professione ?

Sarà dura ma alle incompiute c’è da aggiungere, l’indifferenza di coloro che avrebbero dovuto prevedere e prevenire i danni ambientali di un tratto costiero marittimo un tempo incontaminato, oggi inquinato da rifiuti tossici e nocivi in bella mostra ai margini delle vie d’accesso mezzi pesanti, a partire dall’uscita Superstrada svincolo San Gregorio, in direzione Mercati Ortofrutticoli e aree adiacenti.

Non è proprio bello vedere colonne altissime di fiamme e fumo nerissimo asfissiante, che spinto dai venti in rotazione sopra le piste dell’Aeroporto creano non pochi problemi sia alla salute degli abitanti di San Gregorio, Ravagnese, Mortara, San Leo e mettono a rischio la sicurezza del volo degli aerei in fase di atterraggio e decollo.

Allora che direte al Popolo? (ee)

L’OPINIONE / Franco Cimino: Beauty e il lavoro sfruttato e il lavoro negato

di FRANCO CIMINO – Diciamolo subito, Beauty è nera. È pure nigeriana. È giovane, probabilmente colta o non ignorante. Sicuramente intelligente. I suoi venticinque anni pieni di energia e quella sua sensibilità, piena di rabbia, le hanno consentito quel gesto che tanti immigrati non hanno potuto mai fare.

Lo pensano. Glielo leggi negli occhi che lo vorrebbero fare, ma non ne hanno il coraggio. Paura di perdere quel posto miserevole. Paura di perdere la “nostra affettuosa ospitalità”. Paura di essere rimandati a casa loro. Terrore, per gli irregolari (sic!), di essere cacciati e imbucati in un primo “volo” di rimpatrio. Diciamo pure che se Beauty non avesse avuto l’intelligenza coraggiosa di riprendere quella ormai famosa scena che ha fatto il giro del web, nessuno avrebbe appreso dell’accaduto e tanti di noi non avrebbero potuto recitare quella parte che recitiamo assai bene.

E, cioè, di scandalizzarci, piangendo lacrime finte su una indignazione insincera. Come è successo solo pochi giorni fa per l’assassino crudele di Alika, l’altro nigeriano, in una città poco lontana da Soverato, ma ad essa molto somigliante, Civitanova Marche. Chi lo piange più? Chi se ne indigna? Chi lo pagherà, dopo le già annunciate richieste di visita psichiatrica per Filippo, l’italiano che l’ha barbaramente ucciso. A pugni, con il bastone dell’invalido.

Con le mani strette alla gola di quell’ormone indifeso. E per concludere la missione di morte, magari vendicativa verso questi” (che vengono a rubarci il lavoro, a mettere paura ai nostri figli, a stuprare le nostre donne, a rompere le scatole per quella insistente mano tesa davanti al tuo viso a chiedere l’elemosina”), il gomito pressato sulla gola, come fanno i poliziotti americani. Perché è così che andrà a finire, con questa bella poesia lanciata sulla folla ottusa, per far partire quel corale: “ma sì che se l’è andata a cercare. Fossero rimasti a casa loro non sarebbe accaduto.” Non canta così il coro italico quando in una qualsiasi terrazza sentimento o per la strada, vengono stuprate le nostre ragazze-bambine?

Ed è ipotizzabile che lungo questa scia, passati questi primi giorni di clamore, tutto sarà dimenticato perché tutto torni come prima? E qual è questo prima che facciamo finta di non conoscere? Vogliamo dirlo? Con sincerità, coraggio, onesta? Ma sī, diciamolo, almeno noi che soltanto lo ripeteremmo. Ed è che in un’Italia dal lavoro sempre più agile per svuotarlo di diritti e dignità e in una Calabria dal lavoro sempre più ridotto in quantità e qualità, e in un Paese, sempre il nostro, che ha perso per strada la Politica sostituendola con piccoli arroganti poteri che hanno fatto apertamente la guerra, vincendola, contro le forze sociali e sindacali, che per dovere e vocazione si battono per il lavoro e la tutela dei lavoratoti, si è sviluppata una logica dello sfruttamento che si estende in lungo e in largo per tutto il territorio nazionale.

E aggredisce tutte le forme del lavoro. E il lavoro in generale. Nella sua sostanza e nel suo profondo principio umano. Ché il lavoro, come la nostra Costituzione detta, è per l’uomo prima che per l’economia. La ragione per quale tutto questo si sta verificando, e con più arroganza, è sempre quella antica, il profitto. Il profitto più duro, che va molto oltre il giusto guadagno di chi il lavoro crea, offre, organizza, garantisce. Questo profitto estremo si rappresenta come un atto ingiusto, che per sostenersi ha bisogno che il lavoro sia svuotato della sua funzione, della sua etica.

Del suo valore. Tutto questo avviene in un’Italia addormentata sui problemi che essa stessa si è creata, e che agita lo specchio della crisi economica per farne pagare il prezzo solo ai lavoratori, ai piccoli imprenditori, ai cittadini pensionati o con il reddito fisso. E, per quanto riguarda il territorio, al Sud e alle regioni più povere. Il lavoro non c’è. Ma c’è il lungo esercito delle braccia da cui si può prendere quel numero ristretto a qualsiasi condizioni. Di paga, di ore di lavoro. Di fatica. E lo si fa o in nero, oppure con quei contratti fasulli sottoscritti, sotto ricatto, per una quantità di ore correttamente pagate, in luogo del doppio o triplo che i lavoratori sono costretti a fare. Pena la perdita del “privilegio di questa schiavitù”. È per questo motivo che lavorano, specialmente nelle “ricche” stagioni estive, soprattutto gli immigrati. I neri. In particolare le donne, considerate più innocue, in tutti i sensi. Gli italiani, anche i calabresi, non lavorano e restano senza lavoro, non perché “questi neri gli rubano il lavoro”.

Ma perché, sostenuti dalle loro famiglie, rafforzate dai redditi di pensione dei nonni, per fortuna, ma anche senza, rifiutano questo lavoro non lavoro. Rifiutano lo sfruttamento e questa logica di nuovo schiavismo, inconcepibile nella Terra della Costituzione più bella. Oggi, grazie a Beauty, la ragazza che in quel pianto ma anche in quel coraggio, vorremmo, allo stesso modo in cui non vorremmo, fosse figlia nostra, questa situazione drammatica, quadro delineato di ingiustizia e arroganza, sfruttamento e violenza sociale, è emersa in tutta la sua ampiezza e drammaticità. Naturalmente, non tutto il sistema è così, non tutti gli imprenditori e non tutte le aziende, sono così. C’è del buono, del giusto, in tanti imprenditori e in molte parti della nostra economia. Anche in Calabria. Anche a Soverato.

E io pure ne conosco personalmente e tanti e buoni e giusti. Ma il problema c’è. E sistemico. E va affrontato. Subito, finalmente. E in modo sistemico, appunto e radicale. Non occorrono grandi fatiche e riforme importanti. Esse ci sono state. E vi sono, sonnolenti, però, le leggi buone che da quelle riforme sono seguite. Occorre applicarle. Con severità e nuova coscienza del valore del lavoro e della persone, all’interno di quel fecondo rapporto, proprio della cultura democratica, tra lavoro e lavoratore. Tra economia come risorsa fondamentale delle società e i soggetti che dall’imprenditoria al lavoratore, dal prodotto ai consumatori, concorrono a a formarla.

Oggi, a commento del grave fatto di Soverato che va perseguito ormai autonoma te, a prescindere dalla resistenza in giudizio della ragazza, ho letto del presidente della Regione , di un parlamentare, e immagino, anche se non letto ancora, del sindaco del Comune. Non sono persone qualsiasi e le loro parole, per quanto a mio avviso un po’ leggere, non sono quelle di un qualsiasi cittadino.

Rappresentano insieme i tre livelli istituzionali cui compete l’onore di creare lavoro, proteggerlo, garantire che esso sia non solo legale, ma pieno di dignità e umanità. Lasciando ciò che è di competenza della Giustizia e dei suoi immediati operatori, il Presidente, il Parlamentare, il Sindaco, attivino immediatamente tutti gli strumenti per verificare, in Calabria, a Soverato, se tutte le imprese e le attività economiche, siano in regola non solo con le leggi, ma con il diritto, i diritti, la morale. Quella del lavoro. E della persona.

E se nei casi negativi, avranno il coraggio, alla vigilia di altre elezioni, di assumere i provvedimenti di leggi e le determinazioni più severe. È questo, solo questo, il modo di solidarizzare con Beaty e di ringraziarla per questa sua ribellione, che ha un certo saporate di rivoluzione. (fc)

L’OPINIONE / Fausto Sposato: Gli infermieri non sono operatori di serie B

di FAUSTO SPOSATO – Succede già da un po’ di tempo che si parla di emergenza/urgenza, soprattutto del 118 e della presenza del medico sulle Pet. Proprio in questi contesti si tende a sminuire la figura degli operatori presenti sulle ambulanze, infermieri ed autisti soccorritori, spesso considerati operatori di serie B, quasi dei laici.

Questa diminutio non appartiene alla nostra categoria che, è bene ricordarlo, proviene da formazione universitaria, si aggiorna costantemente, ha esperienza maturata negli anni ed è competente. Da più tempo assistiamo ormai a questo strano e triste fenomeno. Sembra che l’esito del soccorso dipenda dalla presenza o meno del medico senza tenere conto che gli operatori che fanno emergenza sono abilitati a farlo ed hanno competenze avanzate oltre a momenti di retraining.

Essere chiamati eroi fa anche piacere ma non può avvenire solo nel momento del bisogno per poi lamentarsi se non si trova il medico a bordo anche quando non è necessario. Nessun conflitto professionale (non è necessario)e ben vengano tutte le risorse possibili ma la riuscita di un intervento è un insieme di attività che dipendono da più attori e gli infermieri non sono da meno, fermo restando le competenze di ognuno.

Il messaggio sbagliato è quello che paradossalmente il cittadino sia stato abbandonato. Non è affatto così. Gli infermieri sanno benissimo cosa fare e quando intervenire. Eppure siamo trattati alla stregua di operatori minori, aggrediti e mortificati come se fossimo solo degli esecutori o degli improvvisatori dell’ultimo momento messi lì per caso. Questo fenomeno va molto di moda soprattutto fra chi non ha a cuore il sistema sanitario dimostrando, così, di non conosce nulla. Anche in altre regioni le Pet non sono medicalizzate pur avendo a supporto le auto con medici a bordo che intervengono in caso di effettiva necessità.

Per questo occorre rassicurare i cittadini sul fatto che sia gli infermieri che gli autisti soccorritori sono operatori qualificati e preparati, che seguono scrupolosamente tutti i protocolli nazionali e regionali. E poi, permetteteci, siamo professionisti tutti i giorni (Non a fasi alterne) in grado di fornire risposte ai pazienti ed a chi ne ha bisogno. Siamo front-line perennemente pronti e formati per intervenire.

È un retaggio culturale che non giova a nessuno. Bene sta facendo il Dipartimento salute della Regione nel valorizzare gli infermieri nei nuovi percorsi di accesso ai Pronto Soccorso. Da qui una nuova gestione che deve vedere tutti gli attori dell’emergenza/urgenza dalla stessa parte al fine di trovare le soluzioni migliori per fornire le migliori e tempestive risposte. Purtroppo molti bandi continuano ad andare deserti, il reclutamento non decolla e come Lea persistiamo nei ritardi ormai noti, che collocano  la Calabria agli ultimi posti in tutte le classifiche sanitarie.

Rivediamo tutti insieme il sistema sanitario, concretizziamo nuovi percorsi anche per il pronto soccorso e smettiamola, una volta per tutte, di mescolare ruoli, competenze e professionalità. L’emergenza deve essere gestita dal 118 e dal pubblico. Il terzo settore faccia il proprio e sia da supporto per tutte le altre attività della rete dell’emergenza. Tutto ciò che ne conseguirà sarà battezzato come sacrosanto momento di crescita. Per tutti. In difesa della professione, al fianco degli infermieri, con i pazienti.

La vera sfida è proprio questa: condividere i percorsi nel rispetto delle competenze di ognuno. Ma la sfida maggiore è rendere partecipi i cittadini ed educarli ad un nuovo modello di gestione degli eventi che non può mettere al centro le convinzioni anacronistiche di qualche populista ma che metta al centro il bene dei cittadini ed i loro effettivi bisogni, in modo sistematico. (fs)

[Fausto Sposato è presidente di Opi Cosenza]