Nella Cattedrale di Reggio Calabria, il sindaco Francesco Cannizzaro ha pronunciato il tradizionale discorso in occasione della consegna del cero votivo alla Madonna della Consolazione, Patrona della città.
Nel suo discorso, Cannizzaro ha parlato di fede, identità, memoria e impegno istituzionale, oltre che affrontare anche i temi delle fragilità sociali, delle periferie, della legalità, dei giovani e del futuro di Reggio Calabria.
Nel discorso iniziale, il primo cittadino ha dato il suo benvenuto a Monsignor Edgar Peña Parra, la cui presenza «qui tra noi, in una giornata così profondamente radicata nella storia, nella fede e nell’identità del popolo reggino, ci onora e rende ancora più solenne questo momento; ci fa percepire la vicinanza del Santo Padre, e Le chiedo di portare a lui il saluto affettuoso e devoto di questa comunità, insieme alla richiesta della sua benedizione per la nostra amata Terra».
Non è mancato, poi, il saluto ai Portatori della Vara, «le spalle su cui Reggio poggia la sua devozione, la sua storia e il suo cuor», ha detto Cannizzaro, dicendosi emozionato ed onorato nel consegnare con «profondo spirito identitario» il cero votivo alla Madonna.
«Lo faccio con emozione, con profondo spirito identitario e con il carico di una responsabilità importante, che è quella dell’intera comunità che rappresento – ha spiegato –. Anzi, preferisco dire rappresentiamo, al plurale, considerandoci tutti piccolo tassello di un’unica entità. Davanti alla nostra Patrona non c’è un singolo uomo, non c’è una singola parte: ci siamo tutti, l’Amministrazione, le istituzioni, le forze sociali, le associazioni, le tante realtà che compongono la nostra comunità».
Nel suo discorso Cannizzaro ha parlato di maternità, sottolineando come «la Madre si prende cura dei suoi figli, così noi siamo chiamati a prenderci cura di Reggio, dei suoi spazi, dei suoi quartieri, delle persone che la abitano, delle sue potenzialità e dei suoi problemi. Perché una città si ama con devozione, come si ama una madre: con gratitudine per ciò che ci ha donato e con la responsabilità di restituirle ciò che le dobbiamo».
Un pensiero, poi, è stato rivolto alle persone con disabilità e alle loro famiglie: «Una città è davvero una città di tutti quando nessuno è costretto a chiedere il permesso per viverla, attraversarla, incontrarsi, partecipare. Quando l’accessibilità non è un’eccezione, ma una condizione normale della vita quotidiana. Perché nessuno deve sentirsi ai margini della propria città, né emotivamente né logisticamente», per poi parlare delle periferie, ricordando l’esempio dell’arcivescovo Fortunato Morrone, che ha voluto iniziare il suo ministero reggino nelle periferie, esattamente ad Arghillà.
«Siamo convinti che una comunità si misuri da come si prende cura dei suoi margini… Il futuro della nostra città passa da lì non meno che dal centro storico», ha ribadito Cannizzaro, parlando poi della legalità, «che non è soltanto rispetto delle regole, ma è il fondamento della convivenza civile e della libertà di una comunità. Una città è più solida quando la legalità diventa cultura quotidiana, quando il rispetto delle regole cammina insieme al rispetto delle persone e quando le istituzioni, con il loro esempio, costruiscono comunità. Alle istituzioni spetta una responsabilità grande: essere presenti, credibili, vicine alle persone; amministrare con trasparenza e con senso del dovere, perché ogni cittadino possa riconoscersi nelle istituzioni e tornare ad avere fiducia in esse. In questo compito, ovviamente, non siamo soli».
Cannizzaro poi, ricorda come tra due anni «il 2 settembre 2028, celebrerà il centenario della sua consacrazione. Dobbiamo ricordarci che questo tempio è nato dalle macerie del terremoto del 1908: i nostri padri, in una città ferita e piegata, ebbero il coraggio di ricostruire, e di farlo guardando lontano».
«Questa Cattedrale – ha sottolineato – è il simbolo della rinascita di Reggio, ma sappiamo bene che la ricostruzione non è un’opera che si compie una volta per sempre. Reggio ha bisogno di una ricostruzione continua: dei suoi spazi, dei suoi servizi, ma – prima ancora – del suo tessuto sociale e morale. È un compito che dobbiamo affrontare con lo stesso coraggio dei nostri padri, con fiducia, speranza, entusiasmo, senza mai lasciarci vincere dalla rassegnazione. Ricostruire significa anche servire il bene comune».
«Alla nostra Patrona affidiamo il futuro di questa città. Un futuro che non può essere soltanto atteso, ma che dobbiamo avere il coraggio di costruire. Reggio ha davanti a sé una stagione nuova: l’università, le infrastrutture, il turismo, la capacità di attrarre investimenti e nuove opportunità. Ma dietro ogni progetto, dietro ogni opera, dietro ogni scelta amministrativa, ci sono persone, famiglie, giovani che chiedono alla propria città una ragione in più per restare, per tornare, per costruire qui il domani», ha detto infine. (rrc)

«La festa della Madonna della Consolazione è il momento in cui Reggio ritrova la parte più profonda della propria identità e rinnova un legame di fede, affidamento e speranza che attraversa i secoli e le generazioni. Al passaggio della Vara, la città si riconosce in un unico abbraccio, portando ai piedi della Madre preghiere, gratitudine, ferite e attese. Palazzo Campanella sorge lungo lo storico percorso che conduce la Patrona dall’Eremo verso il cuore della città: per questo abbiamo voluto che il Consiglio regionale partecipasse pienamente alle celebrazioni insieme alla città di Reggio Calabria.









