Stefano Graziano (PD): Chi usa i fondi del Consiglio regionale fuori da alleanza

Il commissario regionale del Partito DemocraticoStefano Graziano, in merito alle spese dei gruppi in Consiglio regionale della Calabria, ha dichiarato che «chi utilizza quei fondi sarà fuori dalla prossima alleanza di centrosinistra».

Graziano, infatti, «con un’amministrazione regionale limitata all’ordinario e una crisi economica senza precedenti perché alimentata dalla pandemia, trovo assolutamente sbagliato voler utilizzare i fondi dei gruppi. Ancora una volta, si dimostra la lontananza dell’attuale classe dirigente dai bisogni reali della gente e il Partito democratico non ci sta».

«Siamo contrari – ha detto ancora – all’utilizzo di queste risorse, nella nostra coalizione e nelle nostre liste non ci sarà spazio per chi autorizzerà queste inutili spese. Ci vuole rigore e sobrietà ma soprattutto bisogna essere vicini ai calabresi».

Una posizione, quella di Graziano, che è stata apprezzata dal consigliere regionale Giuseppe Aieta, che ha lanciato l’idea di devolvere quei fondi al Banco Alimentare, ma che è stata bocciata dal gruppo Democratici e Progressisti.

Aieta, infatti, ha evidenziato «un problema politico gigantesco, determinato dal fatto che sulla linea politica non vi è stata alcuna condivisione all’interno del gruppo, in quanto alla proposta da me avanzata per sottoscrivere un documento di sostegno al centrosinistra per le prossime elezioni regionali, ho ricevuto una netta contrarietà e la richiesta di rinviare questa discussione».

«La lista Dp – ha ricordato Aieta – fu autorizzata dal Pd e da Mario Oliverio nel 2014 e confermata dal commissario del Pd, Stefano Graziano, nel 2020. Pertanto, ritengo necessario che, alla luce di dichiarazioni mai smentite che vedrebbero componenti del gruppo in transito verso il centrodestra, si faccia chiarezza e si dica da quale parte si sta». (rcz)

Il Pd calabrese sceglie di candidare l’ex presidente Nicola Irto a Governatore

Riunito a Lamezia lo stato maggiore del partito democratico calabrese, con la presenza del commissario regionale Stefano Graziano, ha deciso per la candidatura di Nicola Irto alla Presidenza della Regione. Erano presenti, tra gli altri il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà e il riconfermato presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci, oltre a consiglieri regionali, parlamentari e i segretari provinciali. La decisione cancella d’un colpo le continue indecisioni sul candidato dem per Germaneto e irto rappresenta, per molti versi, la scelta più naturale. Pur riservandosi di accettare, in realtà l’ex presidente del Consiglio regionale ha già deciso in termini positivi e ha lanciato un post inequivocabile sulla sua intenzione di guidare l’offensiva dem alla conquista della Cittadella di Germaneto.

«La Calabria, la mia regione – ha scritto –, è una terra meravigliosa. Sono orgoglioso di essere calabrese. Qualunque sia il nostro compito, lavoriamo con amore, umiltà e impegno per migliorarla. Abbiamo bisogno di pensare positivo e volare alto. Calabria nel cuore».

L’indicazione di Irto ha trovato subito numerosi consensi. La conferenza regionale delle donne democratiche – in un documento – «condivide e sostiene la proposta di Nicola Irto quale candidato a presidente della Regione Calabria per la coalizione di centrosinistra. Figura autorevole, giovane, dinamica, profondo conoscitore del territorio e delle esigenze dei calabresi e uomo politico di riconosciute doti morali e di pensiero, caratteristiche che nei giorni scorsi, in un incontro online con il commissario Graziano, avevamo auspicato potessero incarnare proprio la figura del candidato alla presidenza. Il nostro cruccio è quello di non aver costruito una candidatura al femminile, ma già nelle prossime ore chiederemo a Nicola Irto un incontro per definire i criteri e le condizioni affinché le donne svolgano comunque un ruolo da protagoniste alle prossime elezioni e, successivamente, nella rappresentanza istituzionale. L’autorevolezza del nome dell’attuale vicepresidente del Consiglio regionale crediamo sia la migliore garanzia per un progetto solido e lungimirante, capace di includere tutte le forze politiche riformiste, progressiste e democratiche, così come le forze sociali, professionali e la cittadinanza attiva».

Anche i giovani democratici hanno espresso il loro plauso alla scelta di Irto come candidato a Governatore. «È da tempo – affermano in un documento – che sottolineiamo la necessità di costruire un progetto politico che, già nella prima scelta del candidato presidente, tenesse conto delle esigenze di rinnovamento e programmazione nella nostra regione. Già nello scorso mese di dicembre scrivevamo in una nota di ritenere opportuna l’individuazione di una personalità giovane, che possedesse competenze ed esperienza politica tali da poter ricercare le soluzioni concrete più adeguate ai problemi della Calabria. Oggi ritroviamo nella figura di Nicola Irto, che il nostro partito ha individuato quale candidato governatore per la coalizione di centro-sinistra, l’identificazione migliore del profilo da noi tracciato ormai mesi fa. Conosciamo da sempre l’impegno che Nicola Irto profonde per la Calabria e per le giovani generazioni calabresi e la sua attenzione verso i temi, come quelli dell’Università e della Ricerca, che più sono cari a questa organizzazione, ci appelliamo, dunque, a Nicola affinché, sciogliendo la riserva, possa accettare di essere il candidato presidente del centrosinistra alle prossime elezioni regionali. Reputiamo Nicola la migliore espressione di quella politica rinnovata capace di parlare con franchezza ai problemi della nostra terra individuandone soluzioni adeguate. A lui affidiamo le nostre richieste di un rilancio di una politica verso i giovani, perché restare in Calabria al termine del proprio percorso di studi non continui ad essere un’alternativa quasi eroica all’emigrazione, ma un’occasione per contribuire alla crescita del tessuto sociale ed economico della nostra regione».

Scrivono i giovani dem «Se la giovane età ci consente di comprendere meglio quali siano le problematiche vissute in prima persona dagli studenti e dalle giovani generazioni che, pur volendo prendere parte al processo di trasformazione della regione, si ritrovano privi degli strumenti necessari per costruire il proprio futuro in Calabria, il nostro impegno politico ci obbliga ad individuare, fin da subito, dei primi punti di programma su cui chiediamo al Partito Democratico calabrese e a Nicola Irto un’attenzione particolare. È il caso dell’attuazione di un sistema che abbia come fine l’interazione tra formazione universitaria negli atenei calabresi ed accesso al mondo del lavoro, del sostegno alle eccellenze calabresi e della creazione delle condizioni utili a favorire l’imprenditoria giovanile, non con interventi sporadici, ma con soluzioni strutturali ed infrastrutturali sul territorio. I Giovani Democratici saranno, al fianco di Nicola Irto, del Partito Democratico e di tutta la coalizione di centrosinistra, parte attiva del cambiamento di questa regione». (rp)

Tansi rompe con il PD: «Non vogliono cambiare, ripropongono una classe politica vecchia»

Com’era prevedibile, il geologo Carlo Tansi ha rotto in modo definitivo il tavolo di confronto con il Partito Democratico, al quale aveva imposto un termine temporale di 72 ore per indicare il nome del candidato della colazione  che avrebbe visto riuniti i dem, le tre liste di Tansi, i grillini e alcune liste civiche. Niente da fare. È stato lo stesso ex capo della Protezione Civile della Calabria, già candidato governatore alle elezioni dello scorso gennaio, a darne notizia, con una nota al vetriolo con cui rimarca la sua distanza diffusa poco dopo le 21 di ieri.

«Sono stato informato – afferma Tansi – che la riunione del “tavolo del centrosinistra” fissata per stasera allo scopo di definire il nome del Candidato alla presidenza della Regione di una eventuale coalizione, è stata rinviata. Pertanto il termine temporale di 72 ore, concordato all’unanimità nella riunione di venerdì scorso, risulta di fatto superato senza nessun plausibile motivo.
Con rammarico, prendo atto che gli impegni presi sono stati disattesi e, coerentemente con le indicazioni degli esponenti del Movimento Civico Tesoro Calabria, condivisi da quanti si sono posti al mio fianco per sostenere una battaglia elettorale finalizzata a cercare di vincere le elezioni del prossimo 14 febbraio, sono costretto ad abbandonare il “tavolo della trattativa”, a cui avevo aderito al solo scopo di trovare una soluzione unitaria, per l’attuazione di un programma di governo della Regione, realmente e integralmente innovativo.
«Evidentemente devo constatare che le formazioni politiche che mi hanno invitato, in 4 giorni e dopo la prima settimana dall’inizio della fase di campagna elettorale, non sono stati in grado di proporre né un programma integrativo a quello proposto da Tesoro Calabria, né il nome di un candidato alla presidenza che, al posto mio, fosse in grado, per volontà politica, di sostenerne la coraggiosa realizzazione, contro i legacci di stampo clientelare, gli accordi trasversali e la lotta alla malavita organizzata.
«Circondato e spinto da tante persone libere e perbene, che credono con me che anche in Calabria si può cambiare, continuerò la mia sfida elettorale, con le tre liste civiche già presentate e altre due in fase di presentazione a supporto della mia candidatura a presidente, e con tutte le forze civiche che si vorranno aggregare. Sono convinto che – come già è accaduto a Crotone – vinceremo contro una classe politica calabrese oramai vecchia e maleodorante di cui i calabresi hanno le tasche piene». (rp)

Elezioni Reggio, il PD calabrese e reggino: Fiducia nella Magistratura, chiediamo al più presto chiarezza

Il Partito Democratico della Calabria e la Federazione provinciale del PD in merito al caso del broglio elettorale a Reggio, in una nota hanno espresso «piena fiducia nella Magistratura  il cui operato sta ripristinando la legalità in un territorio difficile come quello calabrese».

«Contemporaneamente – continua la nota diffusa dal commissario regionale Stefano Graziano – rivolgiamo ad Antonino Castorina l’augurio di dimostrare la sua totale estraneità ai fatti di cui viene accusato, che sono molto gravi e stridono con l’impegno di un giovane amministratore locale».

«Come comunità politica e di partito – prosegue la nota – dinanzi a tali ipotesi di reato che minano la fiducia nella democrazia, siamo profondamente colpiti come parte lesa. La vita democratica si fonda sul rispetto delle regole, a partire da quelle della sana competizione elettorale e per questo è necessario un grande impegno di trasparenza da parte di tutti».

«Auspichiamo, pertanto – continua la nota – che sull’intera vicenda, che riguarda episodi specifici, venga fatta luce al più presto per chiarire ogni profilo di responsabilità, nell’interesse della comunità reggina che, in occasione delle ultime Amministrative, ha vissuto un momento straordinario di democrazia e di partecipazione popolare». (rrc)

Elezioni in Calabria, tavolo virtuale tra Pd, Movimento 5 Stelle e le forze di Centrosinistra e Movimenti

Domani è in programma, virtualmente, un tavolo tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle con le forze di Centrosinistra e Movimenti per iniziare a definire un programma in vista delle elezioni regionali del 14 febbraio 2021.

Al tavolo virtuale, ci saranno le Sardine, Italia VivaIo resto in Calabria, Art 1, Si, Socialisti, Centro democratico, Verdi, Calabria Aperta (di Nicola Fiorita, candidato a sindaco di Catanzaro nel 2017).

Inoltre, era prevista anche la partecipazione del movimento Tesoro di Calabria di Carlo Tansi che, tuttavia, in una lettera inviata al commissario regionale del PDStefano Graziano, ha contestato la convocazione per domani, domenica 13 dicembre, per discutere del programma elettorale e non per individuare il nome del candidato presidente.

Nella lettera, Tansi ha ricordato che «la data delle elezioni regionali, oramai definitiva, al prossimo 14 febbraio – annunciata dal presidente f.f. Nino Spirlì senza alcuna reazione da parte dei consiglieri regionali di opposizione e con il tacito ma significativo e inquietante avallo del Governo Nazionale – impone ai movimenti civici come Tesoro Calabria che non sono attualmente rappresentati nel consiglio regionale e o nei Gruppi del Parlamento, la raccolta di molte migliaia di firme dei sottoscrittori delle liste elettorali circoscrizionali su appositi modelli in cui, per legge, devono essere riportati oltre al simbolo della lista, i nomi dei candidati consiglieri ed il nome candidato presidente cui la lista si collega».

«Nel rispetto delle norme di legge, quindi – si legge nella lettera – tutte le liste civiche, in particolare le 9 liste circoscrizionali predisposte dal movimento Tesoro Calabria, dovranno raccogliere le firme degli elettori sottoscrittori, alla presenza di un delegato ad autenticarle, nel periodo compreso tra il sessantesimo ed il trentesimo giorno precedenti la data delle elezioni (cioè 15 dicembre-14 gennaio), con le feste natalizie e la gente chiusa in casa per la pandemia. Per poter raccogliere, nei ristretti tempi a disposizione, le numerose firme che consentiranno anche alle liste civiche di Tesoro Calabria di partecipare alle prossime elezioni, è perciò indispensabile che venga designato entro il 15 dicembre il candidato presidente da indicare nei modelli della raccolta delle firme, unitamente ai candidati consiglieri.».

«È molto discutibile che – continua Tansi – a fronte di una tale necessità prevista dalla legge e ripetutamente rappresentata nei mesi scorsi dai rappresentanti di Tesoro Calabria, lei, in qualità di commissario regionale del PD, comunichi, a mezzo stampa, di voler convocare per domenica 13 dicembre un Tavolo di Concertazione aperto alle forze civiche, non per individuare il nome del Candidato Presidente condiviso, ma per “incominciare a parlare di programmi elettorali”, fatto che prelude a tempi molto lunghi prima di giungere a conclusioni condivise. Tavolo al quale sono stato personalmente invitato telefonicamente, tre giorni fa, dal referente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Giorno e, ieri sera, dalla sua persona.
 Egregio commissario Graziano, non me ne voglia, ma questo modo di procedere sembra – a pensar bene – ovviare alla necessità di “prendere tempo” per nascondere eventuali difficoltà in cui versa il PD in Calabria e si presta all’inevitabile designazione, poco prima delle elezioni, di un candidato destinato a una molto probabile sconfitta elettorale. A pensar male, ritengo che, ancor più probabilmente, questo atteggiamento altro non sia che una evidente strategia di “fare melina” (calcisticamente parlando), per far scadere i tempi utili a Tesoro Calabria per raccogliere le firme entro il 14 gennaio e quindi per escluderla dalla competizione elettorale».
«Le ultime elezioni regionali – ha detto ancora Tansi – e il risultato ottenuto dal deludente Pippo Callipo, dovrebbero essere un esempio da evitare. A meno che il PD, anche questa volta, si accontenti di eleggere qualche consigliere di minoranza e delegare il governo della Regione alla destra a trazione leghista. Tesoro Calabria non ci sta. Ritiene che ci siano le condizioni per poter vincere e governare la Regione più bella d’Italia, attraverso una coalizione elettorale civica coesa, guidata da un candidato presidente proveniente dalla società civile, riconosciuto e riconoscibile per competenze amministrative e presenza nella realtà territoriale, ed in grado di realizzare il cambiamento che i Calabresi perbene auspicano. Coalizione che veda nelle liste candidati che non siano i soliti noti o i loro portaborse o compari d’anello».
«Tesoro Calabria – ha proseguito Tansi – vuole partecipare con le proprie liste per vincere. Ma per fare questo dovrà iniziare subito a raccogliere le firme necessarie per presentarle il 15 gennaio, altrimenti rischierebbe una clamorosa esclusione. I prossimi 5 anni di governo regionale possono rappresentare un’occasione irripetibile per riscrivere la storia della nostra Terra dal momento che arriveranno dal Recovery Fund decine di miliardi di euro –importo mai concesso alla Regione Calabria dal dopoguerra ad oggi – per risolvere i problemi che affliggono la nostra comunità in modo sempre più opprimente: la sanità, il lavoro, la spazzatura, il mare sporco, la sicurezza idrogeologica e sismica, la burocrazia, i trasporti e le infrastrutture, le disabilità. Problemi che, né il partito che lei rappresenta, né gli altri partiti di centro-destra, hanno mai avuto la capacità di risolvere. Se torneranno i soliti noti a gestire il treno di opportunità che offrirà il Recovery Fund, si perderà un’occasione irripetibile per garantire un futuro alle nuove generazioni calabresi».
«Egregio Commissario Graziano – ha detto ancora Tansi – attenderemo fino al 14 dicembre. Poi saremo obbligati a compilare i modelli per la raccolta-firme con l’indicazione dei candidati consiglieri e del candidato presidente, nel rispetto delle norme che regolano la partecipazione democratica alle elezioni, garantita dalla Costituzione. Norme che in Calabria, per interessi di parte, si tende, ancora una volta, a eludere. Per questo motivo ho deciso di non partecipare alla riunione di domani (domenica 13 dicembre), eccetto il caso in cui lei ci garantisca che da questa riunione  – o comunque entro e non oltre la giornata di lunedì 14 dicembre p.v. – si possa giungere alla definizione del nome (e non del profilo) del candidato a presidente, nonché ai criteri di selezione dei candidati delle varie liste a sostegno del presidente e ai programmi condivisi». (rrm)

ELEZIONI REGIONALI / “Pazza” Idea Tansi per un Pd ancora sotto scopa M5S

Pur di battere il centrodestra alle ormai prossime regionali del 14 febbraio, un pezzo del PD calabrese tratta per candidare a presidente l’ex capo della Protezione Civile, Carlo Tansi. Una “pazza idea” che sta viaggiando sottotraccia, a fari spenti, ma che convince i segreti promotori.

Il ragionamento è semplice. Solo mettendo tutti assieme, dal centrosinistra classico ai Cinquestelle e ai movimenti civici, la partita – che vede sulla carta in vantaggio il centrodestra – potrà riaprirsi. E poiché l’ondata antipolitica coinvolge anche il PD, Tansi potrebbe essere la foglia di fico ideale per fare dimenticare le responsabilità dell’era Oliverio e il fallimento della breve esperienza Callipo.

La strada per giungere a questo obiettivo è piena di ostacoli. Tansi non è stato tenero in questi mesi con il PD che egli considera alla stregua del centrodestra responsabile dei mali della Calabria. E poi il geologo prestato alla politica è un personaggio anomalo, un po’ anarchico, che difficilmente potrebbe piegarsi ai desiderata dei partiti tradizionali. Sarebbe, in altri termini, un presidente che difficilmente obbedirebbe alle logiche spartitorie dei partiti.

Eppure, la “pazza idea” cammina perché c’è la consapevolezza che il centrosinistra non ha un nome pronto e spendibile. Certo non mancano i dirigenti di apparato, come il reggino Nicola Irto. Oppure opzioni della cosiddetta società civile vicina al PD, dall’editore Florindo Rubbettino al re delle cravatte Maurizio Talarico, già interpellati con scarso successo nelle ultime regionali.

Il problema è che Tansi, con le sue tre liste civiche, vale all’incirca il 10%, una percentuale di tutto riguardo che potrebbe risultare decisiva per la vittoria della “grande alleanza” anti-centrodestra.

Questo ragionamento, da quanto ha potuto apprendere Calabria.Live, sarebbe già stato posto all’attenzione del segretario nazionale Nicola Zingaretti che si sarebbe riservato una valutazione dopo avere “sentito” il territorio.

La sensazione è che se entro due settimane il centrosinistra allargato ai Cinquestelle non avrà indicato un suo nome per la presidenza, la “pazza idea” potrebbe prendere quota. (rp)

 

CALLIPO: NON RITORNA PIÚ IN CONSIGLIO
«ANDARE OLTRE LE LOTTE DEL POTERE»

di SANTO STRATI – Che le sue dimissioni fossero irrevocabili si era capito già dal primo momento, quando le annunciò tradendo la grande amarezza che gli covava dentro: Pippo Callipo, leader di Io resto in Calabria ha confermato che non  torna più in Consiglio regionale, motivando una delusione che. evidentemente, non riesce a superare. Certo il voto favorevole all’accoglimento delle dimissioni arrivato in Consiglio regionale da tre consiglieri della sua coalizione (Aieta, Tassone e Sculco) è stato il colpo finale, quando, a cominciare dal presidente del Consiglio Mimmo Tallini, tutta l’aula le aveva respinte invitando il cav. a ritornare sui suoi passi.

Callipo, ha diffuso una nota con cui si augura che il suo gesto possa stimolare una riflessione «oltre le lotte del potere», ma compie un doppio passo falso che non aiuta in alcun modo il  processo di rinnovamento di cui la Calabria ha disperato bisogno. Il primo errore è che con le sue dimissioni Callipo ammette implicitamente il fallimento di un disegno politico che, pur tuttavia, aveva convinto una bella fetta di elettorato e offre spazio ai suoi detrattori (della stessa coalizione) che non hanno mai digerito la sua “ingombrante” presenza nella politica regionale. Un “marziano” che arriva in politica con un caterpillar con l’idea di fare piazza pulita del vecchio modo di fare politica, non era decisamente accettabile da quanti, ormai da anni, vivono di “politica”. Le sue esclusioni dalle liste di alcuni “eccellenti” ma discutibili personaggi della a politica regionale avevano confermato una difficile convivenza tra le due anime della sinistra: quella del rinnovamento ad ogni costo, scontentando una importante fetta di  “grandi” elettori e quella dello status quo, dove un accomodamento si riesce sempre a trovare con buona pace di  chi coltiva pie illusioni di rinascita politica e cultura per la Calabria. Seguire l’antipolitica di Callipo (non in senso grillino, ma con un obiettivo di innovazione) avrebbe significato ammettere, dall’altra parte (inclusi i dem) che in questi ultimi trent’anni troppe cose non hanno funzionato in Regione. Significava ammettere l’ignavia e l’inezia dimostrata, a fasi alterne, da tutti gli schieramenti e doversi cospargere il capo di tonnellate di cenere (virtuale), a presunta espiazione di un vero fallimento – quello sì – della politica regionale.

Callipo, invece, ha fatto prevalere il sentimento sulla ragione: il suo non essere un “animale politico” avrebbe dovuto mettere in guardia i suoi  consigliori che – complice l’età, 73 anni non sono molti, ma si è superato lo slancio della lotta fino allo stremo – il personaggio Callipo era troppo “distante” da ciò che è la politica. Quello che, con poca signorilità, ma autentica verità, Rino Formica ha espresso in due parole: sangue e merda. Per poi spiegare che  «la politica è per gli uomini il terreno di scontro più duro e più spietato. Si dice che su questo campo ha ragione chi vince, e sa allargare e consolidare il consenso, e che le ingiustizie fanno parte del grande capitolo dei rischi prevedibili e calcolabili». Ecco, le parole dell’ex ministro socialista si adattano perfettamente al personaggio Callipo. La lotta politica, però, non si può arrestare di fronte a uno scontro di poteri, anzi deve farsi più acuta, occorre mostrare tutta l’energia necessaria per coinvolgere i propri sodali e affrontare una battaglia che può anche diventare guerra. Purché gli ideali siano forti e trovino consenso.

Ma quali ideali? Il nostro grande Corrado Alvaro parlava dell'”inutile dubbio di essere onesti” (vedi calabria.live del 30 giugno scorso) quando si dimise dal giornale di destra con cui non condivideva nulla. Ma un intellettuale può dissociarsi –  e in modo anche eclatante – da una iniziativa editoriale che è contro i propri convincimenti politici, un politico deve, invece, lottare con le unghie e con i denti per strappare il consenso che gli avversari pensano di avere già in tasca. Callipo sì è arreso e questo non depone a suo favore e le sue motivazioni, anzi, il suo auspicio che «dimissioni servano ad aprire una riflessione seria che vada oltre le lotte di potere e le beghe di partito perché i calabresi hanno necessità di riconquistare la fiducia nello Stato e nelle Istituzioni che, purtroppo, hanno comprensibilmente perduto» non fa altro che accentuare il formidabile autogol del cavaliere. Che a questo sarà pur senza macchia, ma ha mostrato paura: un legittimo sentimento, una suggestione o un’emozione difficile da conciliare con l’impegno politico di chi crede nelle proprie idee.

Il secondo passo falso è che il suo abbandono lascia non solo “orfani” i suoi consiglieri di Io resto in Calabria (da cui si era già defilato Francesco Pitaro spostandosi nel Gruppo misto) ma sottrarre un seggio al movimento che, per la legge del quoziente del miglior perdente, va ai Democratici e Progressisti. Quelli, per intenderci, che avevano votato sì alle sue dimissioni. Quelli che stanno remando contro perché la sinistra ritrovi un minimo di compattezza e di unità, smettendo di proporre un’opposizione fatta di distinguo e di insulti a ripetizione. La Calabria ha bisogno di un impegno comune e condiviso, ovviamente nel rispetto delle proprie convinzioni politiche, ma che segua un unico percorso, quell’obiettivo di crescita ormai non più rinviabile.

Non sappiamo cosa resterà del movimento da fondato da Callipo, che probabilmente troverà un’altra guida, di sicuro prepariamoci a vedere la Rete inondata da un inevitabile meme: Io resto (a casa mia) in Calabria. (s) 

Il “ritorno” di Mario Oliverio: a settembre tavoli tematici per la Calabria

A volte ritornano – direbbe Stephen King – ma non è il caso di Mario Oliverio: l’ex governatore della Calabria non è mai andato via, è rimasto in disparte, praticamente in religioso silenzio, dopo la famosa lettera a Zingaretti con cui annunciava il ritiro della ricandidatura a presidente della Regione. Ma in questi mesi ha raccolto le idee, ha rispolverato la sua vecchia Fondazione Sud Europa (del tempo di quando era presidente della Provincia di Cosenza) e ha voluto annunciare il suo progetto politico. Lo ha fatto con una conferenza stampa a Rende, presentato dalla giornalista Donata Marrazzo, dove ha esposto poche ma precise idee su come far ripartire davvero la Calabria.

Oliverio con grande lucidità politica ha intuito che non si tratta più di “questione meridionale”, bensì di “questione Mediterranea”. E chi meglio della Calabria, per la sua posizione geografica (e le sue mille contraddizioni) può lanciare la sfida all’Europa sul Mediterraneo? Gli abbiamo chiesto con quale sinistra conta di realizzare il progetto “Sud Europa – Radici e futuro della civiltà” visto quello che è successo durante la campagna elettorale prima del suo ritiro a favore di Callipo e dopo il voto da “fuoco amico” al Consiglio regionale sulle dimissioni del capo dell’opposizione.

«La ferita ancora brucia – ha confessato – una piaga aperta, perché è in gioco il patrimonio della storia e della nostra idealità. Certo la sinistra è attualmente divisiva e non riesce a trovare un punto di incontro comune per avviare un grande processo di unità. Bisogna dunque cambiare metodo e puntare sul confronto per trovare uno spirito positivo con cui modificare quest’approccio distratto a una certa idea della politica». Oliverio ha, evidentemente, voglia di rimettersi in gioco e lancia una grande articolazione di iniziative di cui farà conoscere a settembre i particolari: l’obiettivo è la creazione di tavoli tematici dedicati alle infrastrutture, alla portualità, all’ambiente, persino allo snellimento della burocrazia (che il relativo decreto – spiega Oliverio – non chiarisce come sarà).

I punti cruciali sono, ovviamente, lavoro e impresa e il superamento della marginalità del Mezzogiorno nel quadro politico nazionale, ma anche e soprattutto nell’ottica europea. Ci sono in ballo investimenti importantissimi, 380 miliardi di risorse che il Covid ha fatto sbloccato a un’Europa avara e con i cordoni della borsa sempre chiusi. È dunque il momento per agire, per muoversi e coinvolgere i calabresi in una progettualità nuova e possibilmente diversa, perché non prevalga la rassegnazione. È questo il vero timore che chi ha a cuore la Calabria deve avvertire: non bisogna mai rassegnarsi, ma rilanciare. In questi mesi – ha detto Oliverio – non ho incontrato nessuno dei dirigenti del partito. Dobbiamo ripartire pensando alla nostra storia. La sua sfida all’autunno (e alla dis-unità della sinistra) è lanciata. (s)

Passo indietro del Governo sulle risorse al Sud
La promessa del 34% rischia di non valere più

di SANTO STRATI – Promesse da marinaio: non sapevamo delle frequentazioni marine dell’avvocato del popolo Conte “Giuseppi” (come lo chiama Trump), ma il suo impegno proclamato e conclamato appena pochi mesi fa sulle risorse da destinare al Sud è pronto ad andare in soffitta. Sospesa fino a nuovo ordine la norma – perentoria – che imponeva di riservare il 34% della spesa per gli investimenti al Mezzogiorno. Almeno è quanto prevede un documento riservato della Presidenza del Consiglio, elaborato dal Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica. Nel documento sono presenti alcune proposte per far ripartire il Paese dopo l’emergenza sanitaria. Una ripartenza, che – a quanto pare – va fatta a spese del Mezzogiorno e, ovviamente della Calabria.

A dare l’allarme di questo inspiegabile e illogico passo indietro sono i deputati dem del Mezzogiorno (tra cui i calabresi Enza Bruno Bossio e Antonio Viscomi) che hanno inviato una lunga e arrabbiata nota al Presidente Conte.

I deputati democratici del  Mezzogiorno ritengono «imprescindibile che il Governo mantenga, ribadendola con forza, una linea politica per lo sviluppo economico e sociale delle regioni meridionali che da un lato favorisca una pronta ripartenza del proprio tessuto produttivo e dall’altro permetta il recupero progressivo dei divari economici e infrastrutturali con il resto del Paese». A tal fine, – dicono i parlamentari – «consideriamo i seguenti punti come componenti fondamentali e non derogabili di questa strategia:

1. mantenere il vincolo di destinazione territoriale delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) congiuntamente a quelle degli altri Fondi strutturali, al fine di promuovere le politiche per lo sviluppo della coesione sociale e territoriale e la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le regioni;

2. considerare le risorse di cui al punto 1) aggiuntive rispetto a qualsiasi altro strumento di finanziamento ordinario e/o straordinario, non derogando così al criterio dell’addizionalità previsto per i fondi strutturali dell’Unione Europea;    

3. rispettare la cosiddetta ‘clausola del 34%’ che prevede la distribuzione degli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche in proporzione alla popolazione nelle varie regioni italiane. Il 34% è, infatti, la percentuale della popolazione residente nel territorio delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia».

È opportuno far notare che il Presidente Conte, a fine novembre aveva dichiarato che il Governo intendeva dare attuazione «alla nota “Quota 34”, ovvero un criterio di riequilibrio territoriale della spesa per investimenti» riconoscendo che la quota di spesa effettiva del 28% rilevata nell’ultimo decennio si è tradotta «in una vera e propria perdita di risorse per investimenti al Sud, che si riflette anche in quel crollo delle dotazioni infrastrutturali». Quindi il premier per sanare questo squilibrio aveva stabilito, attraverso un’apposita norma in legge di bilancio, che «tutti i programmi pubblici di investimento devono distribuire ex ante le risorse in maniera proporzionale alla distribuzione della popolazione sul territorio».

Magnifica proposizione d’intenti, ribadita peraltro a Gioia Tauro alla presentazione del Piano per il Sud con il ministro Peppe Provenzano.

Quest’ultimo – convinto meridionalista – aveva esposto chiaramente nella sua premessa che «Colmare i divari territoriali non è solo un atto di giustizia, è la leva essenziale per attivare il potenziale di sviluppo inespresso del nostro Paese… L’Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà. Nessuno si salva da solo. La sfida del Sud – aveva detto Provenzano – è la più difficile di tutta la nostra storia unitaria. Ma non è una causa persa… Lo sviluppo e la coesione sono “missioni”. Non riguardano solo i meridionali, ma tutti coloro che sono impegnati nella battaglia per rendere l’Italia un paese più giusto e avanzato. Le istituzioni e i cittadini, la politica e la società devono combatterla fianco a fianco. Consapevoli delle difficoltà, certo, ma anche del mare di opportunità che abbiamo di fronte. Possiamo aprire una nuova pagina. Dobbiamo scriverla insieme».

E il primo passo verso questa “mission” era proprio quel ristabilimento – intoccabile – secondo Conte – del 34& del riparto di spesa da destinare al Mezzogiorno.

Peccato che – come fanno notare i deputati dem nella lettera a Conte – nel documento (alle pagine 129-132) siano «previste due ipotesi di intervento che riteniamo ingiustificate e in grave danno al Mezzogiorno, territorio che rappresentiamo. Nello specifico, – osservano i parlamentari dem – si tratta di una proposta concernente il superamento dell’attuale riparto delle risorse del FSC (80% Mezzogiorno e 20% Centro Nord) per promuovere una nuova redistribuzione che assicuri, evidentemente, una quota maggiore di risorse al Centro-Nord a discapito del Mezzogiorno e di una seconda proposta che riguarda la sospensione (non è specificato per quanto tempo) della norma che prevede di destinare il 34% degli stanziamenti in conto capitale della Pubblica Amministrazione al Mezzogiorno. Con ogni probabilità, anche in questo caso, l’intenzione dell’estensore è quella di ridurre le risorse a favore delle regioni meridionali, assicurandone una fetta maggiore alle altre».

È evidente che l’emergenza coronavirus faccia perdere il controllo anche al più equilibrato dei governanti, ma un minimo di buon senso avrebbe suggerito di immaginare ben altri scenari nella ricerca di soluzioni anti-Covid.

Tanto per dare un’idea del danno che andrebbe a ripercuotersi su tutto il Meridione è interessante ripescare l’interrogazione dello scorso luglio con primo firmatario l’on. Francesco Boccia (attuale ministro delle Regioni) presentata al Governo dai parlamentari dem della coalizione giallo-rossa. Secondo i dati dei conti pubblici territoriali, – evidenziava l’interrogazione – negli ultimi dieci anni la quota di risorse ordinarie in conto capitale della Pubblica Amministrazione al Mezzogiorno è stata in media intorno al 26%, ben 8 punti percentuali in meno rispetto alla percentuale di popolazione residente in quei territori. Ciò si è tradotto in un trasferimento dalle regioni meridionali a quelle del Centro-Nord di circa 4 miliardi all’anno di risorse ordinarie in conto capitale per una perdita complessiva di oltre 40 miliardi nel decennio.

«Dalla lettura di questi dati – si legge nell’interrogazione dei deputati dem eletti nelle regioni meridionali – appare evidente che l’arretramento infrastrutturale del Mezzogiorno, che in larga parte spiega anche il mancato recupero del divario di crescita con le restanti aree del Paese, sia l’effetto inevitabile del taglio delle risorse per la spesa in conto capitale».

Il “marinaio” Conte con il consueto garbo che lo contraddistingue, quando parla al “popolo” si era allargato nel suo entusiasmo del ritrovato meridionalismo: «Sono profondamente convinto – e su questo vi posso assicurare che ho trovato piena consonanza in tutto le componenti di Governo – che abbattere i divari territoriali fra Nord e Sud e fra aree urbane ed aree interne non risponda esclusivamente ad una logica di equità e di corretta redistribuzione delle risorse fra i territori. Riportare il Mezzogiorno su una traiettoria di crescita sostenuta, è una condizione irrinunciabile per garantire lo sviluppo economico dell’intero nostro Paese».

Bene, Presidente Conte, che fa, si rimangia gli impegni? E cosa racconterà ai calabresi, ai meridionali, il buon Provenzano che è rimasto – causa Covid – al palo col suo magnifico Piano per il Sud?

Dirà che il Governo ha scherzato? Attenzione, non è una mano di poker, qui c’è da pensare e ripensare non più alle mille malefatte ai danni del Sud che decenni di cattivo governo (di qualunque colore fosse) hanno provocato, bensì guardare al dopo-Covid.

In un Mezzogiorno che se è stato – grazie a Dio – in gran parte risparmiato dall’epidemia rispetto ai tragici numeri delle tre regioni dell’autonomia differenziata (e soprattutto mancata, per fortuna!), nondimeno ha necessità di far ripartire le aziende, rimettere in moto l’economia reale, con investimenti infrastrutturali, sostegni agli imprenditori, sgravi per incentivare assunzioni e nuova occupazione. E vedersi sottrarre di nuovo risorse finanziarie. Con tutto il rispetto per il disastrato Nord di oggi. Se vi pare poco… (s)

Enza Bruno Bossio in Direzione PD: in Calabria una sconfitta lampante

Nel corso dell’odierna riunione della Direzione nazionale del Partito democratico, l’on. Enza Bruno Bossio ha stigmatizzato il risultato del voto calabrese. «Nel contesto dello scempio operato per sostituire Mario Oliverio, attraverso il commissariamento di ben due federazioni provinciali del PD e la liquidazione della coalizione di centrosinistra, – ha detto l’on. dem – il risultato del 30% è stato davvero un miracolo. Ma affermare che il PD è il primo partito in Calabria, come è stato detto all’indomani del voto, equivale a fare un’operazione di rimozione di una grave e pesante sconfitta elettorale e politica. Il distacco a vantaggio del candidato di centrodestra è di ben 25 punti. La percentuale raggiunta dal PD alle regionali 2020 è la stessa di quella registrata alle elezioni politiche 2018, considerate la più pesante delle sconfitte. In quelle elezioni però il PD era al 15% circa a fronte del 43,37 % registrato dal M5Stelle. Il 26 gennaio il Pd si attesta sempre intorno al 15%, nonostante il M5Stelle passi dal 43 % al 7,35%. Ci sono stati, quindi, 350 mila voti in libera uscita, che hanno abbandonato il M5Stelle. Che fine hanno fatto? Sicuramente non sono stati intercettati dal nostro partito. Né è stata fatta un’operazione di rinnovamento, visto che le stesse sardine a differenza che in Emilia Romagna hanno dichiarato sulla stampa che non hanno potuto scegliere il Partito Democratico. E infatti nessun rinnovamento, ma solo una resa dei conti tra correnti del partito, all’interno della quale addirittura alcuni come Domenico Bevacqua (per 10 anni vice-presidente della giunta provinciale di Mario Oliverio e oggi alla seconda consiliatura) si autoproclamano espressione di questo rinnovamento. Allora, cerchiamo di essere seri. Il dato vero è che Callipo non allarga il consenso ma restringe la base elettorale. Il nodo da sciogliere per la prospettiva politica del PD e del centrosinistra è quello di rendere credibile e compiuta l’alternativa tra riformismo e populismo. In Calabria siamo stati dalla parte del populismo e abbiamo perso. Le posizioni garantiste invece avute dal Pd in Emilia Romagna su Bibbiano ci hanno regalato un altro risultato. E allora la pesante sconfitta calabrese è la conferma speculare di quanto sia valida l’indicazione di un’alleanza tra i movimenti civici e le forze del centrosinistra dall’altra, come si è fatto in Emilia-Romagna». (rp)