Oggi a Santa Trada la seconda giornata del convegno dedicato al Ponte sullo Stretto

Seconda giornata di lavori del convegno dedicato al Ponte sullo Stretto “verso un rilancio per l’economia italiana”. Oggi l’appuntamento è al Borgo Santa Trada, una straordinaria terrazza sullo Stretto, accanto al Pilone, dove alle 10 dibatteranno Salvatore Margiotta, sottosegretario al Ministero delle infrastrutture e trasporti, il capogruppo a Palazzo Madama di Italia Viva Davide Faraone, Gianluca Ievolella provveditore alle opere pubbliche per la Sicilia e la Calabria, Domenico Passarelli Presidente INU Calabria, Enzo Enzo Siviero, docente straordinario ed esperto internazionale di ponti nonché Rettore della eCampus University, e l’economista Angelo Deiana.

«Ci incontriamo a Reggio Calabria e Santa Trada – dice la sen. Silvia Vono, vicepresidente della VIII Commissione Trasporti e Infrastrutture e organizzatrice dell’evento –  senza velleità di alcun genere, per condividere proposte concrete con il mondo imprenditoriale, accademico e le associazioni professionali e ordinistiche da presentare proprio al MIT in vista del giusto utilizzo anche delle risorse del Recovery Fund». (rrc)

Il video dell’incontro di ieri: https://www.facebook.com/gsilviavono/videos/388559242125758

Prima giornata di lavori del convegno: Ponte sullo Stretto, verso un rilancio per l’economia italiana

Posted by Silvia Vono on Sunday, 6 September 2020

REGGIO – Una due giorni per discutere del Ponte sullo Stretto

Domani e lunedì 7 settembre, a Reggio Calabria, è in programma una due giorni dal titolo Ponte sullo Stretto: verso un rilancio per l’economia italiana.

L’evento è stato organizzato su iniziativa dei senatori di Italia Viva Silvia Vono, vicepresidente VIII Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni, e di Davide Faraone, capogruppo per Italia Viva al Senato.

Domenica 6 settembre, al Museo Nazionale del Bergamotto, alle 17.00, il primo incontro: modera Gianfranco Saccomanno, giornalista e coordinatore di Calabria che risorge. Intervengono Ania Lopez, componente Consiglio nazionale degli Ingegneri e del Wfeo, Sabrina Zuccalà, imprenditrice, Marco Peroni, esperto in tensostrutture. Relazionano il prof. Alberto Prestininzi, già direttore Ceri, docente di Rischi geologici e membro del Cts per il Ponte sullo Stretto di Messina 2001-2012, la prof.ssa Francesca Moraci, ordinario di Urbanistica all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, la prof.ssa Francesca Pellegrino, ordinario di Diritto della Navigazione all’Università di Messina, e l’ing. arch. prof. Enzo Siviero, docente ed esperto internazionale di Ponti e Rettore della e-Campus University. Conclude la senatrice Silvia Vono.

Lunedì 7 settembre, l’iniziativa si sposta a Villa San Giovanni, in località Santa Trada, al Borgo Santa Trada al Pilone, alle 10.00.

Partecipano Salvatore Margiotta, sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture. e dei Trasporti, Silvia Vono, senatrice di Italia VivaDavide Faraone, senatore e capogruppo di Italia Viva al Senato.

Intervengono l’ing. Gianluca Ievolella, provveditore interregionale alle Opere Pubbliche per la Sicilia e la Calabria, prof. ing. Domenico Passarelli, presidente Inu Calabria, e l’ing. arch. prof. Enzo Siviero, docente ed esperto internazionale di Ponti e Rettore della e-Campus University. (rrc)

INFRASTRUTTURE CON IL RECOVERY FUND
PER LA CONFERENZA-REGIONI IL PONTE C’È

di SANTO STRATI – Lo abbiamo scritto domenica, lo ribadiamo oggi: c’è un’opportunità unica per la Calabria con i fondi europei del Mes e del Recovery Fund per realizzare quell’opera straordinaria che sarà il Ponte sullo Stretto. Servono progetti per avere i quattrini dell’Europa, diversamente li perdiamo. E, a questo proposito, risulta di massima rilevanza la decisione presa dalla Commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni che, su proposta di Sicilia e Calabria, ha inserito il progetto di realizzazione del Ponte sullo Stretto nel Piano straordinario di infrastrutturazione. In altre parole, le Regioni italiane dicono sì alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, offrendo un assist eccezionale al dibattito che dovrà avvenire nei prossimi giorni in Commissione Bilancio del Senato.

«Un risultato importante – ha scritto su Facebook la presidente Jole Santelli – in vista del dibattito parlamentare sulla conversione del “decreto agosto”, che di fatto inserisce il Ponte nella programmazione delle opere da finanziare con il Recovery Fund. Un tassello significativo sulla strada della reale fattibilità di una infrastruttura strategica non solo per due regioni del Mezzogiorno: Calabria e Sicilia, ma per l’intero Paese. Un progetto chiave, capace di dare nuova centralità al Sud nell’ambito del Mediterraneo e dell’Europa». Analogo il commento del governatore della Siclia Nello Musumeci: «Finalmente il Ponte sullo Stretto di Messina assume una rilevanza strategica per le infrastrutture da parte di tutte le Regioni italiane».
Nel suo profilo facebook la Santelli ha registrato molti svariati commenti con una quasi fastidiosa ripetitività: “le priorità sono altre”. Vorremmo dire a tutti gli antagonisti del Ponte che prima di parlare a vanvera si documentassero: con i soldi dell’Europa non si possono riparare le buche delle strade né aprire ospedali, ma occorre realizzare opere infrastrutturali, sulle quali arriveranno – solo a fronte di progetti e di seria programmazione – i soldi del Mes o del Recovery Fund che altrimenti andrebbero altrove.
Per questa ragione – senza non tradire un certo entusiasmo per un’opera colossale che diventerebbe, oltretutto, un’attrazione turistica senza eguali – insistiamo a dire che è un momento irripetibile, un’occasione da non farsi sfuggire. Lo hanno capito i nostri cugini dell’altra parte dello Stretto che, dopo anni di ostracismo ingiustificato, hanno finalmente cambiato parere; sarebbe opportuno che lo capissero anche i calabresi.
Purtroppo, continua lo stillicidio di affermazioni campate sul nulla, con le motivazioni più assurde per “smontare” qualsiasi ipotesi di collegamento stabile tra Calabria e Sicilia. La Calabria, il Mezzogiorno, ma in realtà tutta l’Italia, ha bisogno di opere infrastrutturali importanti che producono da subito occupazione e lavoro indotto e, successivamente, lasciano un’impronta indelebile nello sviluppo del Paese. Con questa mentalità non sarebbe mai nata l’Autostrada del Sole, non saremmo mai arrivati all’Alta Velocità. Gli ambientalisti gridano al “paesaggio deturpato”, ma dove stavano quando qualcuno ha riempito il Mezzogiorno e gran parte della Calabria di quelle orribili pale eoliche che hanno – quelle sì – distrutto panorami e scenari da favola? Il progresso richiede di pagare qualche dazio, ma non è tollerabile che per il pregiudizio di pochi si debbano fermare le grandi opere.
Anche perché – scusate il ritornello – se non si fanno ora le grandi opere, con l’opportunità dei fondi europei, non si faranno mai più. Il Covid ha portato morte e distruzione e non sappiamo quante altre angosce ci farà patire, però ha rotto i rigidi schemi dell’economia dei più forti, ha interrotto la spirale negativa finanziaria che impediva all’Italia di accedere ai fondi europei col freno del disavanzo e le limitazioni di Maastricht. Si faccia il Ponte, si facciano le grandi opere, il che non vuol dire rinunciare alle altre cosiddette “priorità”: salute, welfare, lavoro. Tre punti che dovrebbero essere nell’agenda del Governo regionale, indipendentemente dalla realizzazione di grandi infrastrutture.
Il Meccanismo Europeo di Stabilità che sembrava un mostro pronto ad affossare le ambizioni di crescita del nostro Paese e, soprattutto, del Mezzogiorno, alfine offre opportunità da cogliere. I tantissimi calabresi intelligenti lo hanno immediatamente capito, agli altri bisogna spiegarlo: il futuro dei nostri ragazzi passa attraverso la ricerca, l’innovazione, la tecnologia, ma oggi occorre creare occupazione, far girare moneta, e quale migliore occasione per mettere mano a un piano straordinario per il Sud? Il ministro Peppe Provenzano, da buon meridionalista ex Svimez, ce l’ha pronto nel cassetto, con 100 miliardi di spesa prevista, approntato e presentato prima del covid: non si parla del Ponte, nel suo Piano per il Sud, ma l’indicazione della Conferenza delle Regioni è chiarissima: nel Piano straordinario di infrastrutturazione il Ponte c’è. Mettiamoci, allora, all’opera! (s)

L’AREA DELLO STRETTO, SOSPIRI SUL PONTE
IN CALABRIA QUESTO È IL MOMENTO GIUSTO

di SANTO STRATI – Il momento è questo, non si sprechi l’opportunità dei fondi europei e si metta finalmente mano al Ponte sullo Stretto. I calabresi sono stufi di sentir parlare di nuovi studi di fattibilità, di alternative suggestive (e irrealizzabili, come il tunnel) ma amerebbero vedere finalmente un’opera grandiosa che non creerebbe soltanto il collegamento stabile tra le due sponde, ma diventerebbe un’icona inconfondibile di un’area che richiede solo di essere valorizzata. Qualcuno obietterà questa presa di posizione a favore del Ponte, ma invitiamo a leggere il supplemento odierno a calabria.live dedicato al ponte, con gli autorevolissimi pareri di docenti universitari, ingegneri e progettisti. Da cui si può largamente desumere che il rischio sismico è oggi affrontabile con le nuove e innovative tecniche di costruzione su cui gli italiani  primeggiano nel mondo. E che si può costruire nel rispetto dell’ambiente, senza deturpare il paesaggio e sconvolgere l’ecosistema.

È u problema di volontà politica: lo abbiamo scritto tante volte, ma se prima ci poteva essere l’alibi della mancanza di fondi, oggi va sottolineato che i quattrini che l’Unione Europea ci mette a disposizione vanno spesi a fronte di progetti e di programmi di sviluppo. Abbiamo apprezzato la presa di posizione della presidente Jole Santelli a fronte del goffo tentativo di contrabbandare l’idea del tunnel come nuovo diversivo per prendere in giro i calabresi: il progetto è pronto, vanno solo adeguate alcune tecniche che dal 2011 (anno in cui il progetto esecutivo ha visto la luce) a oggi sono evidentemente superate da innovazione e ricerca. La storia del tunnel (se ne parlò la prima volta nel 1870, figuratevi) serve solo a deviare l’argomento e a prendere ulteriore tempo. Nè i calabresi né i siciliani sono disposti a sopportare tattiche dilatorie che non conducono ad alcuna parte. Sul tunnel basterebbe la dichiarazione del presidente degli ingegneri italiani Armando Zambrano che boccia l’ipotesi sottomarina a causa delle correnti e del rischio sismico che uno scavo al di sotto del fondo marino corre rispetto a un ponte sospeso.

Basterebbe pensare a come cambierebbe radicalmente l’area dello Stretto, con la creazione, intorno al Ponte, di parchi tematici naturali, e della fortissima attrazione che l’opera andrebbe a esercitare su milioni di turisti. Verrebbero da tutto il mondo solo per vedere il Ponte (oltre, naturalmente, già che ci sono, i magnifici Bronzi di Riace). Non si sottovaluti questa opportunità di attrazione: il Ponte sarebbe uno spettacolo destinato a diventare parte integrante del paesaggio. Il tunnel – largamente sconsigliato –– ci costringerebbe al buio: ma chi rinuncerebbe al meraviglioso spettacolo dello Stretto, là dove s’incontrano le correnti e convive il mito di Scilla e Cariddi? Chiunque scende in macchina in Calabria, fino allo Stretto, rimane già a bocca aperta di fronte a un paesaggio di sogno, figuriamoci se ci fosse il Ponte…

La cecità (ma forse più la stupidità) di una classe politica inetta ha fino ad oggi bloccato qualsiasi iniziativa e nessuno prova a immaginare cosa significherebbe in termini di occupazione e lavoro quest’impresa colossale. WeBuild, che è il nuovo nome di Impregilo, sono anni che aspetta di mettere mano al più straordinario manufatto architettonico e ingegneristico del mondo (non per niente ha chiesto una pena ultramilionaria in caso di totale cancellazione del progetto). Ci sarebbe lavoro e tornerebbe ad attivarsi l’economia reale. I disfattisti abbiano la pazienza di leggere quanto affermano i professionisti ai quali calabria.live ha chiesto di raccontare, con competenza e rigore, luci e ombre del progetto e, forse, cambieranno idea. È uno studio dedicato ai nostri governanti, ma destinato a fare chiarezza e a suscitare interesse e attenzione anche e soprattutto fra i giovani che non vogliono lasciare la propria terra. Il Ponte, lo ripetiamo, è occasione di crescita e sviluppo, e di stimolo anche all’industria culturale, quella che, con più facilità, potrebbe portare nuova occupazione e offrire maggiori opportunità di lavoro.

Serve allora uno sforzo comune di Sicilia e Calabria, dei due governatori, di tutti i consiglieri regionali, di tutti i parlamentari delle due sponde che mettano insieme impegno e volontà politica per raggiungere il risultato, costringendo il Governo a prendere una posizione netta e chiara, puntando sul Mezzogiorno e al suo futuro. Se non cresce il Sud, lo dice spesso il premier Conte, non cresce l’Italia. I fondi ci sono, il progetto è già esecutivo, si tratta solo di cominciare. E i nostri figli, siamo sicuri, ci diranno grazie. (s)

lo speciale si può richiedere gratuitamente a: calabria.live.news@gmail.com

oppure scaricare da qui: Calabria.Live_SPECIALE_PONTE SULLO STRETTO

E ORA IL TUNNEL DEL NOSTRO DISINCANTO
QUANDO IL PONTE POTREBBE GIÀ PARTIRE

di SANTO STRATI – Se solo si volesse, già domattina si potrebbero cominciare ad avvitare i primi bulloni: il Ponte sullo  Stretto è arrivato dopo un iter abbastanza travagliato alla progettazione esecutiva, poi stoppata dalla politica del “non-fare”. Non ha bisogno di altri studi di fattibilità, ma solo di adeguamenti con i nuovi acciai in uso da qualche anno. E, quando, il premier Giuseppe Conte lancia l’ipotesi di un tunnel sottomarino, la reazione di chi crede in quest’opera fondamentale per lo sviluppo del Mezzogiorno, è una sola: solite tecniche di distrazione di massa, chiacchiere per distogliere l’attenzione, una manovra dilatoria per tenere tutti buoni: quelli che del Ponte non vogliono sentir parlare e coloro che invece puntano sulla sua realizzazione.

Così, risulta evidente che questo ritorno al passato (del tunnel si parlava nel 1987, dopo il concorso internazionale di idee del 1970, opponendolo al Ponte) è solo una tattica per prendere tempo. Ma i calabresi (e i siciliani) questa volta non sono disponibili a venir presi ancora una volta in giro dal Governo centrale.  Certo, già che si torni a parlare di Ponte, in vista dei miliardi del Recovery Fund, è un’ottima cosa, ma nessuno provi a rimescolare le carte in tavola: il progetto è pronto per essere avviato, anzi persino migliorato con le nuove tecniche dell’ingegneria del nuovo millennio che fa faville. E in questo campo gli italiani hanno solo da mettersi in cattedra e insegnare.

Ogni tanto qualche esponente del Governo rilancia: nel 2016 fu la volta di Graziano Delrio che buttò lì l’ipotesi di un nuovo studio di fattibilità: ma di che? Manca solo la volontà politica e la messa a punto della parte burocratica e Impregilo (oggi WeBuild) dell’ing. Pietro Salini – che ha chiesto una penale ultramilionaria per la mancata realizzazione – può davvero cominciare domattina.

Ma c’è la volontà politica? C’è una seria visione strategica? Quella di creare non  solo un’opera che risulterà utile ai fini del collegamento fisso tra le due sponde, ma certamente diventerebbe un fantastico attrattore turistico per milioni di turisti. Possibile che a nessuno venga in mente cosa significherebbe unire Calabria e Sicilia con un Ponte maestoso che si affaccerebbe sullo Stretto di Scilla e Cariddi (non ce ne vogliano i messinesi, ma vogliamo fare gratuitamente un po’ di marketing territoriale alle due sponde), un panorama unico, eccezionale, straordinario. Una cosa che al confronto il Golden Gate di San Francisco apparirebbe come una vecchia attrazione da Disneyland. No, purtroppo, non ci pensa nessuno. Anzi, il premier Giuseppe Conte si dichiara innamorato di un’idea vecchia d’un secolo che costringerebbe – tra l’altro – a percorrere 16 km al posto dei 3,3 che separano le due punte estreme dello Stretto.

Il progetto del tunnel che ha “stregato” Conte è dell’ing. Giovanni Saccà, presentato a giugno di tre anni fa e sostenuto caldamente dal viceministro siciliano alle Infrastrutture il grillino Giancarlo Cancellieri. È una cosa che – permetteci la battuta – fa acqua da tutte le parti: non siamo nella Manica e non c’è niente da nascondere, anzi, occorre valorizzare tutto il territorio circostante, con la contestuale creazione di parchi tematici di grande attrazione turistica. Il ponte svilupperebbe una campata unica di 3.300 metri, il tunnel dell’ing. Saccà (che, a quanto pare piaccia molto anche alla ministra delle infrastrutture Paola De Micheli, nota per sua profonda competenza in materia…) invece sarebbe “sub–alveo”, ovvero andrebbe sotto il fondo del mare, con una pendenza difficilmente gestibile dai treni ad alta velocità.

In buona sostanza, se si volesse davvero realizzare il Ponte non servono altri studi di fattibilità. Su questo sono d’accordo gran parte di tecnici e ingegneri che hanno valutato e analizzato il progetto (calabria.live offrirà tra qualche giorno un numero speciale dedicato al Ponte).

Alle sparate di Conte (ma che fa, scimmiotta Salvini?) ha replicato aspramente la Presidente della Regione Calabria Jole Santelli: «il premier Conte entra nel tunnel del Ponte per non decidere nulla e tenere tranquilla la sua coalizione. Il Ponte sullo Stretto ha un progetto esecutivo e una gara effettuata. Si realizzi l’opera. – ha detto – «Se il premier Conte vuole essere serio si confronti su questi atti ed esca da questa boutade del tunnel. Siamo in presenza di un passatempo estivo che in metafora calcistica lancia il pallone nelle tribune senza risolvere nulla. Anzi una sola questione. Tenere a bada con un tunnel impossibile una maggioranza con idee contrastanti e che non riesce a trovare una linea comune su  una delle opere che modificherebbero il ruolo dell’Italia nell’Europa».

Secondo il deputato della circoscrizione estera (Asia Africa Oceania Antartide) Nicola Carè, calabrese di origine, del gruppo parlamentare di Italia Viva, il Ponte «non si contrappone alle altre infrastrutture necessarie per agevolare gli investimenti e favorire lo sviluppo economico e sociale della Calabria e della Sicilia, ma si integra alla perfezione con le stesse». Carè sottolinea che «è un’opera di straordinaria rilevanza e contribuirebbe a rilanciare l’immagine dell’Italia nel mondo»: infatti, non avrebbe solo «notevoli ricadute dal punto di vista economico e occupazionale», ma agevolerebbe anche i collegamenti tra la Sicilia e la Calabria, e «rilancerebbe il settore del turismo nelle due regioni». (s)

 

 

Ponte sullo Stretto, Santelli: c’è un progetto esecutivo, si realizzi l’opera

Nella giornata di ieri, il Premier Giuseppe Conte, dopo tanto tempo che si era già ricominciato a parlare del fantomatico Ponte sullo Stretto e della sua realizzazione, ne ha parlato anche lui, proponendo, tuttavia, non un ponte qualsiasi, ma bensì un tunnel sottomarino.

È quasi immediata la risposta della presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, in cui ha dichiarato che «il premier Conte entra nel tunnel del Ponte per non decidere nulla e tenere tranquilla la sua coalizione. Il Ponte sullo Stretto ha un progetto esecutivo e una gara effettuata. Si realizzi l’opera».

«Sono dieci anni che il contraente generale – ha spiegato la Santelli – ha consegnato (come previsto dal contratto di appalto) il progetto definitivo dell’opera elaborato da società di ingegneria specializzate estere. Anche il progetto definitivo è stato approvato. Sono stati spesi soldi pubblici per un’opera indispensabile portata avanti dalla determinazione del governo Berlusconi. Poche settimane fa, il Consiglio regionale della Calabria ha approvato un ordine del giorno in cui si chiede al governo centrale di realizzare il Ponte dello Stretto utilizzando anche le risorse del Recovery Fund».

Per la presidente Santelli, infatti, «quella di Conte è l’antica retorica del Gattopardo che annuncia a parole che tutto deve cambiare perché poi tutto resti come prima. Evidentemente il presidente del Consiglio ha ispirato la sua esternazione estiva leggendo quel vecchio numero di Topolino del 1982 quando zio Paperone in una storia di copertina si cimentava in stravaganti soluzioni per costruire il Ponte in maniera immaginifica».

«Se il premier Conte – ha aggiunto – vuole essere serio si confronti su questi atti ed esca da questa boutade del tunnel. Siamo in presenza di un passatempo estivo che in metafora calcistica lancia il pallone nelle tribune senza risolvere nulla. Anzi una sola questione. Tenere a bada con un tunnel impossibile una maggioranza con idee contrastanti e che non riesce a trovare una linea comune su una delle opere che modificherebbero il ruolo dell’Italia nell’Europa».

«La Calabria – ha concluso la presidente Santelli – è fuori dal tunnel». (rrm)

Ponte sullo Stretto, il presidente Tallini: necessario rivedere il progetto

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, non mette in dubbio l’importanza che il Ponte sullo Stretto rappresenta non solo per la Calabria e la Sicilia, ma anche per il Paese, ma ha dichiarato che «è necessario che si  proceda ad una rivisitazione del progetto, tenendo conto della rivoluzione tecnologica avvenuta nel settore delle costruzioni, utilizzando le risorse del Ricovery Found».

«Un nuovo progetto e un nuovo studio di fattibilità – ha aggiunto il presidente Tallini nel corso del dibattito aperto sulle nuove prospettive del Progetto-Ponte sullo Stretto – sono pertanto indispensabili, come d’altronde riconosce anche il Governo Conte. Il punto è proprio questo. Sono passati troppi anni dalla redazione del progetto e bisogna rivedere il tutto alla luce delle tecnologie che si sono sviluppate in tutto il mondo e che hanno visto la realizzazione di ponti di enorme lunghezza, capaci di resistere ottimamente, anche nelle condizioni più estreme. Perfino il premier inglese Boris Johnson, secondo alcune fonti di stampa, penserebbe ad un grande ponte per unire la Scozia all’Irlanda».

Secondo il presidente dell’Assemblea calabrese «la mozione approvata a maggioranza dal Consiglio Regionale sulla possibile realizzazione del Ponte sullo Stretto è un atto politico forte e nello stesso molto prudente che suggerisce al Governo nazionale un approccio positivo. Il documento, che porta la mia firma e quella dei colleghi Filippo PietropaoloTilde Minasi, Giovanni Arruzzolo e Giuseppe Graziano, è uno strumento che consegniamo alla Governatrice Jole Santelli e al premier Giuseppe Conte quale contributo serio e responsabile. Avremmo gradito un’approvazione all’unanimità della mozione, ma purtroppo – pur in presenza di chiare prese di posizione favorevoli da parte dei ministri del Partito Democratico – si sono registrate in Consiglio posizioni pregiudiziali e anacronistiche».

«Avevamo proposto – ha proseguito – un testo prudente e aperto che teneva conto delle posizioni di apertura registrate in queste settimane sia da parte del Presidente del Consiglio, sia dei ministri Dario Franceschini e Paola De Micheli, sia da parte di forze politiche di maggioranza – come Italia Viva – e di opposizione, in particolare Forza Italia e Lega. Che il ponte sullo Stretto costituirebbe una straordinaria occasione di sviluppo e modernizzazione del Meridione d’Italia, credo che nessuno possa metterlo in dubbio».

«Capisco talune perplessità espresse sulla stampa – ha aggiunto Tallini – e concordo sul fatto che esistono anche gravi problemi legati alla viabilità interna e alla tratta ferroviaria jonica, ma è altrettanto evidente che il Ponte sullo Stretto non è un’opera qualsiasi, ma una grande opera-simbolo che salderebbe la Sicilia alla Calabria, trasformando profondamente la realtà delle due regioni. Ho avuto un primo confronto telefonico con il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, on. Giovanni Miccichè, che ha una posizione favorevole, ma nello stesso tempo molto cauta, legata alla fattibilità dell’opera. E proprio allo stesso modo, la mozione approvata affronta la questione con serietà, cautela e prudenza, senza slogan ideologici. La mozione si muove, anzi, nel solco di quanto dichiarato dal Ministro delle Infrastrutture Paola de Micheli che ha ipotizzato l’uso di risorse provenienti dal Recovery Found per una nuova rivalutazione e progettazione dell’opera».

«Perché, dunque, il Ponte sullo Stretto no ? – ha concluso il presidente del Consiglio regionale della Calabria– Fare il ponte non significherebbe rinunciare alla nuova 106 o al potenziamento dei collegamenti ferroviari. Anzi, proprio il ponte consentirebbe di realizzare anche in Calabria e Sicilia l’Alta Velocità. Con questa mozione, che può anche essere integrata con ulteriori contributi, noi assumiamo una posizione credibile e seria, chiedendo al Governo – per l’autorevole tramite del Presidente della Giunta Regionale – di inserire il Ponte sullo Stretto tra le opere strategiche da sottoporre all’Unione Europea per il rilancio del nostro Paese. E in questa ottica, lo ripeto, una rivisitazione del progetto è assolutamente necessaria perché oggi in tutto il mondo si realizzano ponti di lunghezza anche maggiore di quello dello Stretto con condizioni di sicurezza ottimali». (rrm)

L’AULA RESPINGE LE DIMISSIONI DI CALLIPO
SINISTRA DIVISA VOTA SÍ, CHE FARÀ IL CAV?

L’Aula dice no alle dimissioni presentate da Pippo Callipo e le respinge con un voto che tradisce gli evidenti malumori della sinistra. Tre voti a favore dell’accoglimento delle dimissioni, che vengono da sinistra, segnalano una manifesta insofferenza verso il cav. di Pizzo che va fatta risalire già al primo annuncio della sua candidatura. Tant’è che mentre in conferenza di capogruppo viene espressa l’intenzione di respingere le dimissioni, poi al voto ci sono due dichiarazioni (di Aieta – Dp – e di Tassone – Pd) che in buona sostanza bocciano tout court la presenza del cav . in aula e non la motivazione della sua decisione.

Il presidente Mimmo Tallini, per la verità, aveva introdotto il dibattito con un serio invito alla riflessione sul significato e le conseguenze del gesto di Callipo. «Voglio subito precisare – ha detto Tallini – che questo atto politico non è – mai come in questo caso – una prassi d’ufficio o un vuoto riconoscimento. Ritengo invece che si tratti di un serio e forte richiamo di tutto il Consiglio regionale al senso di responsabilità e alla sensibilità politica del cav. Callipo, nella speranza che possa contribuire ad una sua riflessione profonda sulle motivazioni delle dimissioni.
Non è mai accaduto nella storia del regionalismo calabrese che il capo riconosciuto delle opposizioni abbandoni dopo solo quattro mesi la postazione politica e istituzionale a cui lo hanno delegato migliaia di elettori.
«Il mio, ovviamente, non è un rimprovero al cav. Callipo che stimo enormemente come uomo e come imprenditore di successo.  Non ho condiviso il taglio da lui dato alle dimissioni perché credo che le motivazioni vere e più profonde della sua delusione e della sua amarezza siano da ricercare negli ingiusti e ingenerosi attacchi alla sua persona da quello che io chiamo il “club dell’antipolitica”, gli “antagonisti da salotto” che passano il loro tempo a tessere trame contro i loro avversari.
Non mi piace entrare in un dibattito che appartiene tutto al centrosinistra e in particolare al Partito Democratico, ma trovo molto sensate le riflessioni che ha fatto uno dei principali sostenitori della candidatura del cav. Callipo alla presidenza della Regione, l’imprenditore De Masi. Anche lui, da uomo libero che combatte il malaffare e la criminalità, ritiene che il posto del Cavaliere Callipo sia qui, in questa Assemblea, dove non rappresenta sé stesso, ma i 245 mila elettori calabresi che hanno creduto nel suo progetto.
Onorevole Callipo,  l’immagine di un Consiglio Regionale delegittimato dopo appena quattro mesi non è veritiera e non ci fa onore. Più volte ho ammesso errori di valutazione e incomprensioni tra maggioranza e opposizione che non fanno bene all’Istituzione. Ma questo non vuole dire che questo Consiglio non abbia le carte in regola per fare un ottimo lavoro, così come abbiamo dimostrato in occasione dell’approvazione del bilancio e di altre leggi e provvedimenti.
Anche nel Consiglio odierno si discuteranno pratiche importanti, argomenti vitali e strategici. Io penso che lei, privandola di una guida riconosciuta e scaturita dall’elettorato, indebolirà la sua parte politica e più in generale tutto il Consiglio regionale. Ascolti dalla voce dei gruppi le motivazioni della decisione di respingere le sue dimissioni e si conceda un momento di riflessione prima di compiere un atto che lascerebbe un’ombra sulla sua esemplare vita di uomo e imprenditore”.

Di diverso tenore l’intervento del consigliere regionale dem Luigi Tassone che ha annunciato il voto favorevole alla dimissioni. «Il provvedimento che voteremo oggi – ha detto Tassone – è un adempimento formale del Consiglio, così come previsto dal Regolamento. Allo stesso tempo, però, rappresenta anche un passaggio che impone, a questa Assemblea e a ciascuno di noi, una riflessione rigorosa. L’atto delle dimissioni è una decisione che matura, anzitutto, nella dimensione individuale, sulla quale questo Consiglio nulla può eccepire. Si tratta di un atto che ha un suo significato – anche e soprattutto – sotto il profilo della funzione istituzionale e della rappresentanza politica. Ad oggi, noi per primi, dobbiamo assumerci un onere maggiore per rispettare il ruolo che ci è stato affidato dai cittadini calabresi. E saremmo degli ipocriti se decidessimo di non porci questo problema. Perché, fare delle affermazioni – apprezzabili, condivisibili – che vanno nella direzione di voler aiutare la Calabria a scardinare vecchi schemi e logiche superate dalla realtà storica, ed aprire una stagione di rinascita per questo territorio, comporta delle responsabilità ben precise.

«È difficile, certamente. Comporta dei sacrifici, senza dubbio. Ma è nostro dovere: bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani, perché mai il cambiamento è stato servito stando seduti sulla poltrona di casa. E invece bisogna stare sul campo, perché le resistenze ci sono eccome. E allora, noi dobbiamo assumerci questa ulteriore responsabilità. Da un lato, dobbiamo continuare a svolgere la nostra funzione in maniera virtuosa, mettendo a disposizione dei cittadini quante energie ed entusiasmo possibile. Dall’altro, abbiamo la necessità di indicare una direzione e di compiere delle scelte rigorose nel percorrere una strada nuova.  Io credo che il Partito Democratico abbia le intelligenze e le capacità per farlo, senza rincorrere nessuno. Altrimenti, se così non fosse, faremmo bene ad abbandonare il campo».

Domenico Giannetta, presidente della commissione vigilanza, accende le polemiche, prendendo le distanze da strumentalizzazioni che si sono perpetrati nei confronti della maggioranza in occasione della elezioni dei presidenti delle commissioni. Nel merito del provvedimento in discussione, ritiene che «le dimissioni di Callipo rappresentino il fallimento di un progetto politico. Pur nel rispetto della persona, non condivide l’abbandono della nave a sei mesi della elezioni. L’elettorato di sinistra è stato tradito». E richiama la minoranza ad una maggiore coerenza, anche quando richiama la prassi sull’attribuzione della presidenza della commissione speciale di vigilanza alla minoranza, tranquillizzando tutti sulla gestione non di parte della commissione da lui diretta.

E difatti, Graziano Di Natale mentre ha mostrato di apprezzare il garbo istituzionale del presidente, ha poi stigmatizza l’intervento del consigliere Giannetta, assolutamente fuori tema. Aldilà della valutazione di merito, Di natale ritiene opportuno il richiamo ad una riflessione da parte del consigliere Callipo. Una minoranza forte è garanzia di una maggioranza forte. Il Consiglio ha l’obbligo di cambiare il corso degli eventi, non fare peggio di una cattiva gestione precedente non vuol dire far bene. Le dimissioni di Callipo per la minoranza rappresentano una battuta d’arresto perché ci si era spesi in campagna elettorale per pervenire ad un reale cambiamento. Concorda col richiamo al senso di responsabilità dell’Aula e sostiene che la permanenza di Callipo sarebbe auspicabile.

Di diversa opinione Giuseppe Aieta (Democratici Progressisti Calabria) il quale ha manifestato una certa difficoltà ad affrontare la problematica. Il consigliere Callipo – detto – si dimette non per motivazioni strettamente personali, ma in netto contrasto con l’Aula. L’analisi a supporto delle motivazioni delle dimissioni mi induce, dichiara, ad esprimere il voto a favore della presa d’atto. L’Aula deve affrontare un dibattito sulle motivazioni a supporto delle dimissioni riprese anche dai giornalisti Veltri e Varano. Sarà necessario aprire una discussione sulle dichiarazioni gravi espresse perché è interesse dell’Aula ed è interesse della Calabria e della speranza per il suo futuro. Aieta ha quindi respinto il giudizio rassegnato di Callipo sulla Calabria.

Il capogruppo dem Domenico Bevacqua ha detto che «Le dimissioni del consigliere Callipo hanno colto di sorpresa anche la minoranza, dichiara. Per il centrosinistra e per il PD, soprattutto, rappresentano una sconfitta ed un motivo di grande riflessione che deve indurre a valutare le motivazioni della scelta e sulle responsabilità della politica anche nella valutazione del perché ciò sia avvenuto. Si chiede se i partiti siano in grado di aprirsi alle energie nuove e far comprendere le fatiche insite nell’esercizio del ruolo di consigliere e della politica in generale. Il PD ha tentato il processo di apertura nei confronti della società civile e continuerà questo percorso».

Secondo Carlo Guccione (Pd) è necessario evitare la saga delle ipocrisie, compresa l’espressione di voto del consigliere Aieta. Il Centrosinistra aveva pensato di pervenire ad un cambio di rotta, i consigliere possono svolgere un ruolo, finalizzato a dare il proprio apporto. Quattro mesi non sono sufficienti ad esprimere una valutazione. Consociativismo e trasversalismo hanno determinato l’infiltrarsi della mafia, si pensava ad una fase nuova, i fatti sin qui registrati non vanno in questa direzione, compresa la mancata assegnazione della presidenza della Commissione di vigilanza (giannetta deve comprendere che in politica anche i simboli hanno una valenza). Guccione ha detto di ritenere che il peggio debba ancora arrivare, dal punto di vista economico e sociale. La figura di Callipo avrebbe potuto rappresentare un’inversione di tendenza. Puerile pensare che le dimissioni di Callipo possano rappresentare una rivincita di una parte cella coalizioni all’interno del centrosinistra. L’apertura della casse da parte dell’Europa potrà rappresentare una opportunità, ma ciascuno dovrà essere ligio e rispettoso del proprio ruolo e far convergere le singole energie per un obiettivo comune. La tenuta democratica dello Stato in Calabria, ma anche nel territorio nazionale si può garantire soltanto attraverso una azione concreta».

Per la maggioranza, Raffaele Sainato (FdI) ha sottolineato come «le dimissioni del capo della minoranza debbano essere ricercate al proprio interno. Il Consiglio regionale dovrà parlare un’unica lingua, necessario interrogarsi ed essere consequenziali poiché la minoranza perde il proprio vertice ed il consiglio un valido componente. Necessario l’apporto della minoranza nelle dinamiche del Consiglio. Fratelli d’Italia è pronto ad accogliere le dimissioni di Callipo la cui scelta di dimettersi può essere condivisa, ma anche stigmatizzata».

Al voto, su 27 presenti hanno votato no 24, tre i voti a favore: le dimissioni di Callipo sono state respinte. Cosa farà adesso il cavaliere? Ribadirà le dimissioni (in tal caso gli subentrerà Billari di Democratici Progressisti Calabria) o le ritirerà? Nessuno si sbilancia, anche se l’amarezza rilevata da chi gli sta vicino lascia immaginare l’irrevocabilità della sua decisione.

Il Consiglio, dopo il voto su Callipo, ha preso una piega polemica che sicuramente tradisce – come ha fatto rilevare il presidente Tallini – una certa immaturità dei consiglieri. Le schermaglie verbali ancora una volta hanno avuto il sopravvento su una dialettica auspicabile e necessaria, soprattutto per rispetto dei calabresi e della Calabria tutta. Tra i vari punti all’ordine del giorno, approvato all’unanimità l’impegno del Consiglio di sostenere la candidatura di Tropea a capitale italiana della cultura del 2022.

A chiusura si è tentato un dibattito su una mozione sul Ponte, introdotto da Domenico Giannetta: «È finito il tempo di fare passerelle – ha detto Giannetta – non sia il tema di uno sterile dibattito quello del Ponte. Occorre valutare non solo la sua importanza strategica, ma le implicazioni economiche che il progetto lascia intravvedere. Bevacqua ha detto di evitare di «creare un deserto nel deserto»: a cosa serve un ponte se non c’è l’alta velocità, se non si supera l’isolamento dei territori, se mancano le altre infrastrutture? «Il ponte lo vedo utile e funzionale se c’è un progetto di rinascita del Sud: in questo contesto il ponte potrebbe essere la ciliegina sulla torta».

Raso ha ricordato che in dieci anni non sono state fatte né le strade né le ferrovie, sottolinenando che la Calabria ha bisogno di grandi investimenti. Tallini ha detto è strano che si discute del Ponte in Sicilia e non se ne discuta in Calabria. La questione del Ponte torna ad essere di attualità per iniziativa di membri dell’attuale governo. Il presidente del Consiglio ha fatto presente che sarebbe. un’opera unica al mondo e farebbe da attrazione per i turisti. C’era un problema di progettualità dieci anni fa, oggi proviamo con questa mozione ad avviare il dibattito, anche col contributo della minoranza. Chiediamo un adeguamento del vecchio progetto e la revisione di quelle procedure che possono portare un contributo di chiarezza al tema. La mozione rappresenta dunque un messaggio positivo che parte dalla Calabria. Col ponte si creerebbe economia e attrazione turistica. La mozione è stata quindi approvata.

Il Consiglio, in apertura di seduta, ha osservato, su proposta del consigliere Nicola Paris (UdC), un minuto di silenzio a ricordo dei morti della rivolta di Reggio di cui ricorrevano i 50 anni. (rp)

Gli industriali calabresi e siciliani: non c’è futuro senza il Ponte sullo Stretto

Un incontro tra gli industriali calabresi e quelli siciliani, a Palermo, sul futuro del proprio territorio che non può prescindere – affermano – dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto. «Sono passati 65 anni – si legge in un comunicato congiunto –, spesi 960 milioni di euro, coinvolti circa 300 progettisti, 100 tra società, enti, atenei. Ma ancora da Messina a Villa San Giovanni ci vuole il traghetto. Per 3,3 km un’ora, se va bene». 

Tutte le scandalose cifre del ponte sullo Stretto sono contenute in un dossier preparato in maniera corale dagli industriali delle due regioni Calabria e Sicilia. Unindustria Calabria, Sicindustria, Confindustria Catania e Confindustria Siracusa sono insieme per una istanza di civiltà: «Non si può parlare di futuro e non si può parlare di Italia senza ponte. Siamo nel 2020, usciamo da una pandemia: non c’è spazio e non c’è tempo per battaglie ideologiche. Sicilia e Calabria sono distanti 3 miglia. Un trasportatore può impiegare (dipende dal traffico) fino a 3 ore per varcare lo Stretto – rilevano il vicepresidente di Confindustria Natale Mazzuca, il vicepresidente vicario di Sicindustria Alessandro Albanese, il presidente di Confindustria Catania Antonello Biriaco, il presidente di Confindustria Siracusa Diego Bivona –. Questo è inaccettabile, in un’epoca in cui il mondo viaggia con l’alta velocità.  Scandaloso in un Paese in cui un progetto di rilancio e unità del Paese diventa terreno di scontri politici e merce di scambio nella becera partita delle logiche spartitorie. Occorre programmare la ripresa dell’Italia e questa passa dall’alta velocità, Calabria e Sicilia comprese.  Cioè dal Ponte sullo Stretto. Occorre scardinare il falso paradigma secondo cui costruire il ponte significa non realizzare e/o completare le altre infrastrutture necessarie. “Non si farà mai” è una formula senza visione. È il pretesto per chi non vuole progettare un modello di sviluppo del Meridione slegato da dipendenze politiche ed economiche. È un alibi per chi preferisce guardare al Sud con lo specchietto retrovisore».

Sul progetto del collegamento stabile si è pronunciata anche la presidente della Regione Calabria Jole Santelli che ha detto di apprezzare quanto affermato dalla ministra Paola De Micheli, che «esprimono la disponibilità all’ascolto e all’approfondimento sul Ponte dello Stretto. Penso pertanto che sia necessario ipotizzare al più presto un incontro anche con il Presidente della Regione Sicilia, per valutare la possibilità di realizzazione di un’opera che ritengo strategica non solo per il futuro di Calabria e Sicilia ma per quello dell’intero Paese».

La richiesta degli industriali della Calabria e della Sicilia ha il peso specifico di una rappresentanza diffusa e articolata: in Sicilia ci sono quasi 470 mila imprese, per un totale di ricavi che sfiora i 40 miliardi e circa 500.000 lavoratori occupati. In Calabria sono poco più di 187 mila imprese per un totale di 400 mila addetti circa e ricavi per oltre 20 miliardi di euro. Insieme si tratta di una robusta falange di oltre 650 mila imprese che, unite, sostengono l’improrogabilità del ponte.

Il riferimento al ricostruzione del Ponte Morandi a Genova è evidente: «Per realizzarlo – affermano gli industriali di Calabria e Sicilia – è necessaria una gestione commissariale, con tempi e costi certi. Per far sì che non ci sia più un Paese diviso a metà. 

Ma quanto costa il ponte? Quanti esempi ci sono già nel mondo. Quanti anni per la costruzione. Quanti fondi già investiti. Quanti enti, progettisti, finanziatori, imprese, quanti soggetti coinvolti finora. Le due associazioni degli industriali hanno predisposto un report dove emergono «tutti i numeri di uno dei più clamorosi buchi nell’acqua della storia della Repubblica.

I NUMERI DEL PROGETTO

3.300 metri campata centrale; 3.666 metri lunghezza complessiva con le campate laterali; 60,4 metri larghezza dell’ impalcato; 6 corsie stradali, 3 per ciascun senso di marcia (veloce, normale, emergenza); 2 corsie stradali di servizio; 2 binari; 6.000 veicoli/ora capacità; 200 treni/giorno capacità; 382,60 metri altezza torri; 2 coppie di cavi sistema di sospensione; 5.300 metri lunghezza complessiva dei cavi; 1,24 metri diametro dei cavi di sospensione; 44.352 fili di acciaio per cavo; 65 metri di altezza per 600 di larghezza di canale navigabile centrale; 50 metri di altezza per 1.000 di larghezza per ciascuno dei canali navigabili laterali.
I COLLEGAMENTI 20,3 km raccordi stradali complessivi; 19,8 km raccordi ferroviari complessivi; 10,5 km di raccordi stradali lato Sicilia (di cui il 66% circa in galleria); 15,2 km di raccordi ferroviari lato Sicilia (di cui il 91% circa in galleria); 9,8 km di raccordi stradali lato Calabria (di cui il 64% circa in galleria); 4,6 km di raccordi ferroviari lato Calabria (di cui il 96% circa in galleria).
I TEMPI 6 anni per la costruzione; 200 anni la vita utile.
RISPARMIO TEMPO DI PERCORRENZA CON IL PONTE 2 ore per i treni; 1 ora per il traffico su gomma.

COSTO COMPLESSIVO – La stima aggiornata dell’investimento complessivo è di 8,5 miliardi di euro, ma la cifra è lievitata di 2,2 miliardi rispetto alle precedenti stime del progetto preliminare (6,3 miliardi) soprattutto per le varianti richieste dagli enti locali

INVESTIMENTI SOSTENUTI FINORA Il Ponte finora è costato quasi un miliardo. 

La Corte dei Conti ha calcolato che la Società Stretto di Messina SPA ha speso dal 1981, anno della sua costituzione, al 2013, anno della decisione di liquidarla, 958.292 milioni di euro. A questi vanno sommati altri sei milioni dal 2013 al 2016. 

Nel dettaglio: dal 1981 al 2001 ha speso 74,443 milioni per studi di fattibilità, ricerca e progetto di massima. Negli anni (2002-2003) ne ha spesi altri 91,246 per il progetto preliminare e gli atti di convenzione, per poi spenderne 146,999 nel 2004-2006 per la gara di appalto, il piano finanziario, i sistemi informativi e gestionali.
La sospensione delle attività nel biennio 2007-2008 è costata, paradossalmente, 160,612 milioni. Nel 2008 sono iniziate le attività per gli accordi con i contraenti, l’aggiornamento delle convenzioni e il piano finanziario terminate l’anno successivo, che hanno comportato un esborso di 172,637 milioni. Tra il 2010 e il 2013 la Stretto di Messina ha speso 312,355 milioni: le causali sono la stesura del progetto definitivo, il monitoraggio ambientale, l’aggiornamento del piano finanziario e la stipula dell’atto aggiuntivo. Nel 2013 è stata decisa la liquidazione della società, che è costata quasi due milioni l’anno nel 2014 e 2015 e 1,5 milioni per il 2016. Ancora oggi la società è attaccata al respiratore artificiale di un commissario liquidatore che percepisce un compenso annuo di 160 mila euro oltre alle spese legali di un contenzioso giudiziario con l’affidataria dei lavori Eurolink. La causa è ancora in corso. (ed)