Dalla Regione 10 milioni ai Comuni per sostenere le famiglie in difficoltà

L’obiettivo: sostenere le famiglie più fragili. Per questo la Regione, con decreto in via di pubblicazione, procederà nelle prossime ore al trasferimento, in favore dei Comuni calabresi, di 10 milioni di euro.

L’iniziativa, che si caratterizza come primo passo di un intervento finanziariamente più corposo, è curata dal Dipartimento Lavoro, Formazione e Politiche Sociali, nell’ambito del pacchetto Riparti Calabria, definito e presentato agli inizi di Maggio dalla giunta regionale presieduta da Jole Santelli.

A promuovere e coordinare la specifica misura, l’Assessorato regionale al Welfare, guidato da Gianluca Gallo. In particolare, coi fondi ritagliati nel Pac Calabria 2014-2020-Asse 10 “Inclusione Sociale” – Obiettivo specifico 9.1, si punterà a soddisfare i bisogni più urgenti ed essenziali dei nuclei familiari in stato di necessità, con priorità accordata ai soggetti (residenti in Calabria) non già beneficiari di sostegno pubblico, per garantire il diritto al sostentamento alimentare alla platea più ampia possibile di cittadini segnati dalle conseguenze della pandemia. In quest’ottica, mezzo milione d’euro sarà riservato per l’erogazione di buoni spesa in favore di famiglie al cui interno vi sia la presenza di persona con disabilità.

Spiega l’assessore Gallo: «Già nei prossimi giorni la Regione procederà alla stipula di convenzioni con i Comuni, per far partire così gli avvisi pubblici attraverso i quali, da parte degli stessi Comuni, saranno individuate le famiglie cui assegnare, quale contributo una tantum, un buono spesa. Quest’ultimo, a seconda del numero dei componenti del gruppo familiare, potrà arrivare fino ad un massimo di 500 euro, 550 in caso di presenza di bambini di età inferiore ai 3 anni, da spendere per l’acquisto di generi alimentari, farmaci e parafarmaci, prodotti per l’igiene, beni di prima necessità».

«La priorità – ha proseguito Gallo – sarà accordata alle famiglie che non abbiano beneficiato di sostegno pubblico o che comunque nel periodo di lockdown, tra il 9 Marzo ed il 3 Maggio scorsi, abbiano percepito tali aiuti o altri redditi in misura non superiore alla cifra di 780 euro. In seconda battuta, compatibilmente con le risorse disponibili, si provvederà ad assicurare i buoni anche a famiglie o persone comunque in stato di bisogno, in base all’Isee».

 «Tra le situazioni di disagio da prendere in considerazione – ha aggiunto l’assessore regionale al Welfare – rientreranno gli effetti economici negativi, anche temporanei, legati all’emergenza Covd 19, come ad esempio la perdita o la riduzione del lavoro senza attivazione di ammortizzatori sociali o l’impossibilità di percepire reddito derivante da prestazioni occasionali o stagionali o intermittenti, per effetto della contrazione delle chiamate. Uno strumento, dunque, per accordare forme di sostegno a strati sociali sin qui esclusi del tutto o quasi da ogni aiuto, e che va ad aggiungersi ai provvedimenti in favore degli studenti universitari fuori sede, tassello di un mosaico più ampio che è indispensabile ricomporre con spirito di solidarietà e senso di responsabilità per tutelare al massimo i calabresi».

Maggiori informazioni e tutta la documentazione utile saranno a breve disponibili sul portale internet della Regione Calabria. (rcz)

LOCRI (RC)- Un virtual meeting per approfondire il programma “Riparti Calabria”

Questo pomeriggio, alle 17.30, al Palazzo della Cultura di Locri è in programma un approfondimento, con l’assessore regionale al Lavoro, Fausto Orsomarso, su Riparti Calabria, il programma varato dalla Regione Calabria per gli aiuti economici per imprenditori e Pmi calabresi.

L’iniziativa è stata organizzata dal Gruppo Consiliare Regionale e dalla Federazione provinciale di Reggio Calabria di Fratelli d’Italia, e sarà un momento di approfondimento per quanti vorranno delucidazioni sui fondi regionali destinati alle aziende rimaste chiuse nel periodo del lockdown e per i loro dipendenti.

Il dibattito, che si può seguire in streaming sui canali social della Federazione Provinciale FDI e su Telemia, sarà aperto dai saluti istituzionali del sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, e vede la partecipazione dei consiglieri regionali Fdi Raffaele SainatoGiuseppe NeriLuca MorroneFilippo Pietropaolo e del Commissario provinciale Fdi Denis Nesci(rrc)

L’amara drammatica verità del post-riapertura
Per negozianti e bar a fine giornata casse vuote

di SANTO STRATI – Quando a fine serata, il primo giorno di riapertura, hanno guardato il registratore di cassa, lo sconforto di molti esercenti, di troppi negozianti, ha raggiunto dimensioni inimmaginabili. Dopo 70 giorni di chiusura forzata (legittima e dovuta, per carità), il giorno della ripartenza, pur con molte incognite, sembrava dovesse riportare qualche timido sorriso sulle facce sconsolate di chi non vedeva né clienti né quattrini da troppo tempo. Invece, il disastro annunciato si è rivelato ancor più grave di quanto si potesse immaginare. Sette su dieci hanno riaperto (la percentuale nazionale si attaglia anche alla realtà calabrese) e di questi sette, dopo lo choc (pur se ipotizzato) del registratore di cassa con numeri a una cifra negli scontrini emessi, in molti – sfiduciati – stanno seriamente pensando di chiudere. Del resto, come si può dar loro torto? Non ci sono aiuti seri, le provvidenze annunciate con grande enfasi sono irraggiungibili se non totalmente impossibili, l’accesso al credito uguale a zero e il peso fiscale identico se non superiore a prima. Oltre, naturalmente, ai costi fissi su cui il Governo non ha ha avuto il minimo senso pratico di intervento. Continuare con la logica del credito d’imposta, pari al 60% delle spese di affitto è un’ignobile risposta a chi fatica da anni e versa regolarmente tasse e contributi e permette allo Stato di garantire i lauti stipendi ai burocrocrati ormai integrati nelle strutture dei ministeri. Funzionari che vivono una dimensione tutta loro, incapaci di valutare, capire,o appena immaginare la gravità della situazione.

Perché non ci vuole molto a comprendere che ci sono due ordini di problemi: da un lato agli esercenti viene richiesta l’adozione di misure di sicurezza che non sono gratis, dall’altra le stesse misure scoraggiano i clienti e fanno rinviare consumi e acquisti in tempi migliori. Veniamo agli esercenti: comprare gel, mascherine, plexiglas, disinfettanti, richiedere interventi di sanificazione, ecc. ha un costo. Già da 70 giorni baristi, ristoratori, artigiani, parrucchieri, barbieri, estetiste, ecc. non battono un centesimo sul proprio registratore di cassa e devono pure affrontare altre spese per iniziative di cui non si sa per quanto tempo saranno richieste. Facciamo un esempio pratico: il ristoratore Pippo che aveva venti tavolini per 80 coperti, dovrà rinunciare a due terzi di clienti (25 clienti al massimo) e garantire le dovute distanze di sicurezza. Ha un colpo di genio, ordina lastroni di plexiglas che facciano da divisorio tra un tavolo e l’altro. Siccome di 20 tavolini potrà utilizzarne appena sei, gli serviranno almeno cinque lastroni di plexiglas trasparente (non può mica mettere il polistirolo o il cartongesso…). Costo medio di ogni lastrone da 250 a 400 euro  oltre l’eventuale montaggio. Alla fine del giorno prima della ripartenza il nostro ristoratore avrà speso almeno 2/3000 euro per mettere in sicurezza il locale. Col rischio, naturalmente, che tali misure, a distanza di qualche mese possano non essere più considerate adeguate e dovranno essere sostituite o modificate. A fine giornata, il nostro ristoratore con due-tre giri di coperti avrà realizzato 75 coperti, se gli butta bene, contro i 240 del periodo pre-covid. Come farà a gestire il locale, gli affitti, il personale e tutto il resto? Se ha una cospicua somma da parte e vuol fare il missionario non avrà alcun ripensamento. Ma se è un onesto lavoratore che si spezza la schiena tutto il santo giorno facendo salti mortali per mantenere la famiglia e garantire il lavoro ai propri dipendenti, cadrà nello sconforto più totale. Già, perché c’è l’altra faccia della medaglia: il cliente. Scoraggiato da un servizio spesso poco funzionale e da obblighi che, pur se legittimi, risultano demoralizzanti (lunghe file per l’accesso nei locali o nei negozi, gel per le mani, guanti, mascherine, distanze da mantenere, ecc) finisce per rinunciare agli acquisti o ai servizi cui era abituato. Escludendo la cura del corpo (barbieri, parrucchieri, manicure, pedicure, massaggi) tutto il resto risulta persino superfluo, oppure – disgraziatamente per i dettaglianti – si può ordinare ad Amazon o a chiunque faccia e-commerce, restandosene tranquillamente a casa, senza file da fare, senza obbligo di mascherine, senza sentirsi addosso il rimprovero della cassiera perché ci si attarda nella scelta dei prodotti. Questo significa – in assenza di una seria politica di aiuti che compensi lo squilibrio provocato dal covid alla piccola impresa, al negoziante, al gestore di bar o di trattoria, che non c’è futuro altre che per il 30% (quelli che hanno deciso momentaneamente di non riaprire) ma per una larghissima fetta di operatori commerciali. Chiudono i negozi, le attività al dettaglio, se ne avvataggiano i grandi del commercio on line, e ci ritroveremo con centinaia di migliaia di disoccupati prima che arrivi l’autunno. E non parliamo qui del personale addetto al cosiddetto turismo balneare: quanti giovani quest’estate non avranno neanche l’opportunità di un lavoro part-time come bagnini, assistenti di spiaggia, aiutobanconisti, camerieri, ecc.? A piangere non sono solo i gestori dei lidi, abbandonati e trascurati, ma saranno migliaia di famiglie.

C’è, insomma,  una bomba sociale che sta per esplodere e il contagio della crisi economica non ha né eparina né plasma autoimmune che possano alleviare il rischio di morte: qui – scusate il macabro raffronto – avremo migliaia di aziende destinare a morte certa. E nessuno fa nulla. A cominciare dal Governo che offre solo le funamboliche capacità del premier Conte di restare sempre in equilibro sul filo delle promesse e degli annunci, quando in realtà servono fatti concreti. Serve denaro fresco e qui continuano a parlare di credito d’imposta. Ma quale imposta, quali tasse ci saranno da pagare se le aziende esalano l’ultimo respiro? Chi verserà i contributi previdenziali e assistenziali se la platea degli aventi diritto, i lavoratori, diventerà sempre più assottigliata, come se a uno spettacolo, pur importante e degno di attenzione, si recassero quattro spettatori soltanto.

Gli attori protagonisti, negozianti, esercenti, liberi professionisti, non solo non hanno visto il becco d’un quattrino da 70 giorni. L’elemosina dei 600 euro ha offerto, nella sua drammatica funzione, comiche surreali. La cassa integrazione è ancora un miraggio per oltre due terzi di lavoratori che a casa non hanno niente da mangiare, mentre continuano ad accumularsi bollette, utenze, affitti, spese di ogni genere. In Calabria, almeno, la metà di chi aveva diritto alla cassa integrazione l’ha ricevuto in tempi “umani”, ma non è sufficiente, serve tempestività e un minimo di buonsenso. Che i nostri governanti mostrano di non avere la più pallida idea di cosa possa essere.

Anche in Regione, per la verità, le cose non brillano: il 7 maggio in pompa magna sono stati annunciati 120 milioni di aiuti “immediati” da tradursi in 20.000 assegni da 2000 euro da destinare ad altrettante aziende indebolite dal coronavirus e impossibilitate a produrre reddito da 70 giorni, più il pagamento di un terzo dei contributi dovuti per i lavoratori cui viene garantito il mantenimento del posto di lavoro. Siamo al 20 maggio, il primo preavviso di bando pubblicato ha provocato una marea di proteste per l’assurdità dei requisiti richiesti (incluso il documento di regolarità amministrativa, ossia la dimostrazione di essere in regola con il versamento di tasse e contributi e, per buttarla sul comico, una certificazione firmata da apposito perito (con pagamento ovviamente a carico del beneficiario dell’aiuto) attestante la perdita di reddito. Ieri è apparso il preavviso numero due e, ancora una volta, si ha la concreta dimostrazione che a scrivere questi bandi siano funzionari privi di senso pratico (che avranno probabilmente fatto le scuole serali con Crudelia Demon). Non si capisce che ogni giorno in più che si rinvia ci sono decine di aziende che non riaprono più. Non si comprende che qui non si sta facendo beneficenza, ma si cerca, in misura abbastanza modesta, di rendere meno amara la vita di chi è rimasto fermo 70 giorni (pensiamo a parrucchieri, estetiste, artigiani, negozianti, baristi, ristoratori, ecc.). E per distribuire la miseria di 2000 euro (importanti, per carità, in un momento di panico totale) si continua a chiedere di certificare “lo stato di povertà” e quantificare le perdite. Poteva aver senso se a disposizione di questi imprenditori aspiranti morituri ci fossero 20-30mila euro ciascuno: ti dò il 50-60% di quello che hai perso, per farti riaprire, per farti recuperare la fiducia in uno stato che non è solo un “rapinatore autorizzato” a mezzo tasse, ma provvede concretamente a far ripartire il Paese. Invece no, per il contributo a fondo perduto l’azienda dovrà autocertificare che la sua “attività economica è stata sospesa ai sensi dei D.P.C.M. 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020” e che il contributo non eccede il “fabbisogno di liquidità determinatosi per effetto dell’emergenza Covid-19”: che significa? Chi farà corsi accelerati per insegnare a comprendere le scritture dei bandi regionali si farà d’oro.

L’assessore al Lavoro Fausto Orsomarso, uno degli ideatori di “Riparti Calabria”, sostiene che per la misura flat dei 2.000 euro «sono richiesti una semplice autocertificazione e un documento di identità». Quando apparirà il bando e il relativo modello di autocertificazione ne riparliamo. L’altro bando, invece, riguarda le aziende con fatturati superiori a 150 mila euro (previsto un bonus fino a 15mila euro come sostegno all’occupazione). «Le due misure – ha dichiarato Orsomarso – sono accomunate dalla facilità di accesso attraverso piattaforme informatiche sulle quali sarà sufficiente caricare pochi documenti per completare la procedura e accedere direttamente agli aiuti. Niente obbligo di rivolgersi ai consulenti, niente firma digitale, diamo fiducia agli imprenditori calabresi, avviamo subito i pagamenti e rinviamo ad una fase successiva i controlli, sia quelli a campione da parte della Regione, sia quelli demandati a prefetture e Guardia di finanza cui invieremo i report delle domande. Abbiamo cercato di coniugare le regole alla semplicità e alla rapidità di intervento. La procedura prevede un ordine cronologico, che è quella che garantisce maggiore trasparenza, ma il sistema impedisce invii massivi e richieste multiple». Sembra un film già visto, ci perdoni l’assessore il nostro inguaribile scetticismo. Sarà una lotta all’ultimo (anzi “al primo”) click tra i mouse più veloci della regione. Su oltre 100mila piccole imprese potenziali destinatarie di questi miserevoli 2000 euro, una su cinque vincerà la medaglietta, sempre che, nell’attesa non abbia definitivamente abbassato la saracinesca e mandato a casa anche l’unico dipendente rimasto. (s)

 

“Riapri Calabria”: il bando che beffa le imprese
In lotta con le banche, ora aspettano il click-day

di SANTO STRATI

Il brutto vizio di affidarsi ai burocrati della Regione non viene meno neanche con la Giunta della Presidente Santelli. Quella attuale mostra di voler essere una Giunta del “fare”, prima i fatti, poi gli annunci, inciampa però nella classica trappola della burocrazia: quel bavaglio che strangola l’economia regionale e soffoca le aziende. Il bando “Riapri Calabria” annunciato in Regione appena qualche giorno fa (il 7 maggio) che prevede un contributo una tantum di 2000 euro a fondo perduto per 20mila aziende calabrese sarebbe stato un piccolissimo, modesto, ma ugualmente utile aiuto per le piccole imprese calabresi. Quelle, per intenderci, che fatturano, come si legge nel pre-avviso di bando – da 5000 a 150mila euro l’anno. Aziende in grande affanno, vicine al collasso, dove un giorno di attesa in più avvicina lo spettro della non riapertura: i loro titolari aspettano, con ansia, la pubblicazione del bando sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria (Burc) per capire se e quando potranno contare su questa goccia di ossigeno, ma sette giorni non sono evidentemente bastati per tradurre in pratica la promessa di aiuto.

Il bando non è ancora pubblicato, ma esiste un “avviso pubblico di pre-informazione” che presumibilmente – ci ha cortesemente anticipato l’assessore Orsomarso – sarà aggiornato a breve. Bene, questo avviso pubblico (20 pagine) è un capolavoro di burocratese per la gioia dei commercialisti (già da tempo non sull’orlo di una crisi di nervi, ma abbondantemente dentro) e la disperazione dell’artigiano che vorrebbe capire in due parole se gli tocca o meno il contributo.

Nonostante i proclami della Santelli («se ci mettiamo a chiedere le carte passano mesi»), in realtà il bando un po’ di carte le prevede “sulla base di una procedura valutativa a sportello ex art. 5 comma 3 del Dlgs 123/1998” e, soprattutto, pone clausole di ammissibilità che fanno a cazzotti con l’emergenza.

Prima su tutte la cosiddetta “regolarità contributiva”, incubo della quasi totalità delle aziende, meglio conosciuta col documento che prende il nome di Durc: sono ammesse le aziende che alla data della presentazione della domanda risultino “non aver commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, relativamente al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori o essere in possesso della certificazione che attesti la sussistenza e l’importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti della Regione Calabria di importo pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte del medesimo soggetto (Durc)”. Già in condizioni normali molte piccole aziende si trovavano in arretrato col versamento dei contributi (a volte la scelta è tra pagare gli stipendi o versare i contributi) col risultato di non poter esibire un Durc (documento unico di regolarità contributiva) per partecipare a una gara d’appalto, a un bando o anche a un modestissimo prestito bancario. Oggi, con oltre tre mesi di chiusura forzata, il Durc appare ancora più etereo di un miraggio nel deserto sahariano. E qui la beffa si materializza: già su oltre 100mila piccole aziende presenti in Calabria, appena il 20% potrebbe beneficiarne, e potrà beneficiarne l’azienda “sana” che ha regolarmente adempiuto agli obblighi previdenziali e contributivi e non quella evidentemente in difficoltà tali da aver impedite il regolare pagamento di tasse e contributi

Facciamo subito una premessa a scanso di equivoci. Qui non si vogliono difendere le aziende inadempienti, Ma quelle che (in ritardo, ma lo fanno) versano i contributi e pagano gli F24, nonostante i ritardi negli incassi dalla Pubblica Amministrazione (è di circa 60 miliardi il debito dello Stato nei confronti dei fornitori che ancora devono essere pagati): si vuole solo mettere in evidenza l’assurdità del requisito richiesto. Mentre merita un ampio elogio la richiesta di “esser in regola con la normativa antimafia” e non avere interdittive in corso, la clausola Durc appare frutto del solito burocrate che non ha ancora capito che siamo in emergenza.

Ma siccome nel nostro amato Paese domina, incontrastata quella orripilante burocrazia che ragiona a senso unico: “tutto ciò che non è espressamente autorizzato è vietato” (al contrario di un sano principio di diritto che preveda solo divieti da rispettare), ecco che i funzionari regionali, al pari dei loro omologhi che siedono nelle scrivanie degli sportelli bancari, s’inventano nuove angherie per non dare soldi.

Già, perché l’ottima iniziativa dell’assessore Fausto Orsomarso, cui bisogna, per onestà, riconoscere un impegno che non conosce soste, rischia di impantanarsi senza via d’uscita. Per questo scriviamo oggi, prima che il bando definitivo, venga pubblicato sul Burc e si vadano a beffare centinaia (migliaia) di onesti imprenditori e lavoratori che non sanno ancora come e se riapriranno. Difficile immaginare per la Calabria – regione povera senza dubbio – una terapia da elicopter money (soldi veri lanciati – con una suggestiva immagine – dall’elicottero dello Stato), ma a maggior ragione queste piccole iniziative di sostegno devono raggiungere i più disperati (mai parola è stata più eloquente), quelli cioè che vorrebbero salvare azienda e occupazione ma trovano sempre, inguaribilmente, porte sbarrate.

È il caso delle banche che stanno esibendosi in performance da teatro dell’assurdo, la qualunque va bene come pretesto per negare un prestito pur garantito al 100% dallo Stato. Avviene, per come ci è stato riferito, che diversi istituti di credito di fronte alla richiesta del prestito “statale” garantito, offrano – guarda un po’ – un prestito della banca, una firmetta fidejussoria di garanzia e via, andare. Nessuno può negare che già il giorno stesso della pubblicazione del decreto “liquidità” Calabria.Live avesse messo in guardia sulle assurdità del provvedimento e sulla illogica scelta di affidarsi alle banche per distribuire gli “aiuti”. Come chiamare a capo dell’Avis il dottor Dracula. Le banche hanno da tempo smesso di fare il loro mestiere che era quello di sostenere e incrementare l’economia reale del territorio: gli istituti di credito fanno finanza creativa, rende di più e toglie il disturbo di avere tra i piedi sempre quei soliti quattro poveri (nel pieno senso della parola) imprenditoria che vorrebbero (lo sghignazzo del funzionario di banca non riusciamo a riprodurlo per motivi di privacy) “fare impresa”. Addirittura! Per il prestito fino a 25mila euro (che va calibrato soltanto entro il 25% del fatturato dello scorso anno, cioè 2.500 euro per ogni 10mila di fatture emesse) sono richiesti ben 19 documenti. Richiesti anche a chi, disgraziato lui, poteva avere appena 2000 euro di prestito da restituire in cinque anni a partire dal 24° mese dall’erogazione). Importi per un artigiano insufficienti persino a versare qualche F24 arretrato.

Non vada trascurato, inoltre che la scelta del click-day, ovvero “l’istruttoria delle agevolazioni” prevista secondo l’ordine cronologico, lascia intravvedere uno scenario di sconforto davanti a una tastiera per arrivare prima degli altri a compilare e inviare la domanda, sempre che il server destinato a ricevere le richieste non vada giù, com’è capitato con l’Inps e come capita abitualmente in tutte le domande cosiddette “a sportello”. Una guerra ideologica fra poveri che ricorda l’assalto ai maccheroni di Totò in “Miseria e nobiltà”: arriva la pasta e tutti si lanciano sullo scodellone. Lì almeno si rideva, qui ci sarà da piangere se non si butta nel cestino l’attuale  “avviso pubblico in pre-informazione” del bando e si riscrive completamente in massimo venti righe. Ci sono fior di commercialisti che conoscono le problematiche dei click-day: qualcuno da Germaneto proverà a sentire qualche suggerimento “professionale”? La commissaria di Conf-professioni Calabria Vilma Iaria, a questo proposito, è molto scettica: «le misure straordinarie sono efficaci solo se snelle e capaci di pervenire in breve tempo ai destinatari». Evitare, in poche parole di ripetere gli errori dei provvedimenti del Governo che ha sortito esiti troppo farraginosi in tema di adempimenti. La chiarezza nei contenuti – afferma la Iaria – evita inutili perdite di tempo e interventi chiarificatori successivi».

L’assessore Orsomarso ha detto a Calabria.Live che conta entro venerdì di poter licenziare il provvedimento definitivo: ci permettiamo di suggerire di sentire i rappresentanti degli imprenditori, gli esercenti, i professionisti. Questa regione, oggi più che mai, ha bisogno di concretezza e di provvedimenti che la burocrazia non vanifichi irrimediabilmente.

E, a proposito di burocrazia, siccome perseverare è diabolico, prepariamoci a vedere il famoso decreto-aprile (ma siamo già al 12 maggio, presidente Conte!) che consta “soltanto” di alcune centinaia di pagine con – dicono – 258 articoli. Roba da far venire il coccolone al più smaliziato ragioniere. Anche qui – pare – saranno previsti contributi a fondo perduto per le aziende, previa usuale montagna di documenti da produrre e precisi requisiti di inammissibilità, come se fossimo già nel post-post post-crisi (non è un errore di battitura, è futuro lontano). Questo Paese, e la Calabria in particolare, ha bisogno di dimenticarsi delle scartoffie e delle causali di impedimento, imponendo ovviamente il necessario controllo antimafia che qualsiasi prefettura è in grado di fare in tre minuti.Non c’è tempo, non abbiamo tempo. I nostri imprenditori, quelli più piccoli, gli artigiani, i commercianti, gli operatori turistici, hanno bisogno di ossigeno, non di una pillola contro il mal di testa. Non serve una task force per capirlo. (s)


Riparti Calabria: per Fillea-Cgil
«Come misura  è insufficiente»

La Fillea Cgil Calabria giudica insufficiente la misura di “Riparti Calabria” per «soddisfare tutte le imprese colpite dal lockdown (ci saremmo aspettati una presa di posizione forte da parte di tutte le associazioni datoriali)». Secondo  la nota firmata da Simone Celebre, segretario generale Fillea Cgil Calabria, Enzo Scalese, segretario generale Fillea Cgil CZ, KR, VV, Giuseppe De Lorenzo, segretario generale Fillea Cgil Pollino, Sibaritide, Tirreno, Endrio Minervino, segretario generale Fillea Cgil Reggio Calabria.

I sindacalisti voliono porre l’attenzione che «ad usufruirne debbano essere , solo, le imprese regolari( per la stragrande maggioranza nella nostra Regione tutte al di sotto dei 10 dipendenti). Oggi in tanti si battono per poter osteggiare il lavoro irregolare che purtroppo, nella nostra regione e soprattutto nel settore delle costruzioni, dilaga. Allora quale migliore occasione? Perché non vincolare questi incentivi alle aziende che rispettano leggi e CCNL? Perché non premiare quelle imprese che negli anni si sono sempre contraddistinte per il versamento dei contributi previdenziali ai lavoratori e per il regolare versamento della Cassa Edile? Per questi motivi ci aspettiamo che sia fatta una graduatoria seria e trasparente per evitare di aiutare tutte quelle aziende che nel tempo hanno aumentato i loro profitti sempre e solo sull’anello più debole della filiera, i lavoratori”. (ds)


E il vicepresidente Nino Spirlì
riceve artigiani e commercianti

Il vicepresidente Nino Spirlì, in qualità di assessore al commercio e all’artigianato, a tutela dei diritti di commercianti e artigiani, quali categorie maggiormente colpite dalla crisi economico finanziaria causata dall’emergenza covid19, ha ricevuto le associazioni di categoria (Casartigiani, Confartigianato, CNA, Confesercenti) presso gli uffici della Regione per esaminare le perplessità sorte a seguito della pubblicazione dell’avviso pubblico in preinformazione del Bando Riapri Calabria.

L’assessore Spirlì ritiene essenziale, mai come in questo momento, interloquire con le associazioni di categoria perché solo tramite l’ausilio di queste ultime è possibile cucire il sostegno regionale su misura per le piccole e medie imprese calabresi.

Le associazioni di categoria hanno, fra l’altro, chiesto di ampliare la platea dei beneficiari e di provvedere a sburocratizzare l’iter amministrativo per arrivare ad una più rapida ed efficace applicazione del bando stesso.

Regione Calabria, 2000 euro a 20000 aziende
Ecco i primi soldi veri: non si devono restituire

Anticipando ancora una volta le mosse del Governo, la Regione Calabria corregge il tiro sugli aiuti a favore delle imprese. Non più i 150 milioni originariamente annunciati (il 1° aprile) prima che il Governo decidesse la “cura” degli stramaledetti prestiti a mezzo banca. La Giunta pensava di usare i 150 milioni per prestiti da far gestire alla Fincalabra, ma l’infelice esperienza del decreto liquidità, ha suggerito di pensare ad aiuti a fondo perduto. Chissà se anche stavolta  l’esecutivo centrale farà tesoro del “modello Calabria”. 

Si chiama “Riparti Calabria” il piano presentato questa mattina a Germaneto dalla Presidente Jole Santelli, affiancata nella prima conferenza stampa “de visu”, dal vicepresidente Nino Spirlì, dagli assessori al Lavoro e al Turismo Fausto Orsomarso e all’Agricoltura e Welfare Gianluca Gallo.

Scartata l’ipotesi di concedere prestiti attraverso la finanziaria della Regione Fincalabra, è prevalso il buon senso di mettere quattrini direttamente nei conti correnti delle imprese. I destinatari di questi contributi a fondo perduto (cioè che non dovranno essere restituiti) sono le microimprese, artigiane, commerciali, industriali e di servizi, attive al 31 dicembre 2019, con sede operativa in Calabria, con un fatturato da i 5 e i 150mila euro.

Il piano prevede una somma di 120 milioni immediatamente disponibili (ma si conta ad arrivare ad avere risorse per 500 mila euro dall’Europa) e sviluppa due percorsi: il primo è “riapri Calabria” con 40 milioni da destinare sotto forma di bonus di 2.000 euro da erogare alle aziende che ne faranno richiesta (ne beneficeranno 20mila aziende). La procedura – ha precisato la presidente Santelli – è semplificata al massimo. Non vogliamo scartoffie che farebbero perdere mesi per poter aiutare le aziende. Una domanda da fare su piattaforma informatica, trasmessa direttamente dalle azienda o dagli intermediari qualificati (il commercialista, per esempio). Un esame pressoché immediato e se esistono i requisiti (sede operativa, fatturato entro i 150mila euro) la Regione Calabria comunicherà al beneficiario, a mezzo pec, l’ammissione ai benefici del bonus e, contestualmente, ne disporrà l’immediata erogazione con un bonifico bancario sul conto corrente dell’azienda. L’erogazione seguirà l’ordine cronologico delle richieste pervenute. Speriamo che non succeda – come regolarmente avviene – che la piattaforma informatica non vada subito in crash penalizzando i commercialisti e le aziende, sull’esperienza infelice di altre richieste cosiddette “a sportello”.

La cosa interessante è che questo bonus sarà erogato indipendentemente da altri aiuti di qualsiasi genere (prestiti, mutui rimandati, ecc.) che le aziende dovessero ricevere. Cioè è cumulabile con qualsia altra provvidenza. Non sono molti 2.000 euro, ma costituiscono non solo una piccola boccata d‘ossigeno e soprattutto indicano la determinazione della Regione di fare qualcosa di concreto a favore delle aziende.

Secondo uno studio del Cerved del mese di marzo «Le imprese italiane potrebbero perdere tra i 270 e i 650 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21 a causa del Covid-19, a seconda della durata dell’epidemia e della velocità di reazione del nostro sistema. La contrazione sarebbe particolarmente violenta nell’anno in corso, con conseguenze senza precedenti per alcuni settori».

In Calabria si stima che le imprese perderanno 2,2 miliardI di euro di fatturato nel solo anno 2020 e 900 milioni nel 2021. Le imprese calabresi in termini percentuali perderebbero il 16,9% contro il 15,6% della Lombardia.

Un’indagine Svimez sottolinea che, a causa di una maggiore parcellizzazione del tessuto produttivo nel Mezzogiorno, le unità locali interessate dal lockdown raggiungono quasi il 60% a fronte del 56,7 e del 57,2% rispettivamente nel Centro e nel Nord, con una perdita di fatturato per mese di inattività pari a quasi 12 mila euro per autonomo o partita iva e con una perdita di reddito lordo (ebitda) di circa 2 mila euro per mese di lockdown.

La seconda misura di “Riparti Calabria” si chiama “Lavora Calabria” e vuole essere di stimolo alla riapertura delle attività. Un sostegno per le imprese perché possano riattivarsi secondo uno schema preesistente all’emergenza Covid-19 in termini organizzativi ed occupazionali. La misura mira ad attenuare gli effetti socio-economici derivanti dalla prolungata interruzione delle attività produttive.

Il sostegno consiste in un contributo erogato sulla base di una apposita istanza presentata dal rappresentante legale dell’impresa o da un intermediario abilitato, per il tramite di piattaforma telematica. Il contributo è destinato ad alleggerire i costi del lavoro aziendali mediate un contributo mensile, per 5/6 mesi (o comunque sino al 31/12/2020), di importo flat, sulla base del 66% degli occupati dichiarati.

Con tale misura si punta a conservare per intero i livelli occupazionali pre-Covid a Sistema con l’intervento di cassa integrazione straordinaria attivata a livello regionale.

Possono accedere a questo bonus (che conta su una disponibilità immediata di 80 milioni di euro) le microimprese, artigiane, commerciali, industriali e di servizi, attive al 31 dicembre 2019, con sede operativa in Calabria.

Il bonus è concesso nella forma di un contributo all’occupazione in ragione di 250 – 350 euro per ogni addetto in forza lavoro moltiplicato per un fattore di correzione. Il contributo viene riconosciuto per un periodo di 5/6 mesi.  Il contributo è cumulabile con tutte le indennità e le agevolazioni, anche finanziarie, emanate a livello nazionale per fronteggiare l’attuale crisi economico-finanziaria causata dall’emergenza sanitaria da Covid-19.

Anche in questo caso la domanda è estremamente semplificata. Andrà fatta per via telematica sull’apposita piattaforma informatica e potrà essere trasmessa dalle imprese o dagli intermediari qualificati. Concluso l’esame della domanda, la Regione Calabria comunicherà al beneficiario, a mezzo pec, l’ammissione ai benefici del bonus e, contestualmente, verserà gli importi concessi a fondo perduto direttamente sul conto corrente dell’azienda.

Sono disponibili circa 300mila voucher occupazionali fino all’importo di 80 milioni di euro. Anche in questo caso si seguirà l’ordine cronologico delle richieste pervenute.

Come ha spiegato la presidente Santelli, con questa misura i contributi di un dipendente su tre li paga la Regione. «La caratteristica di questo intervento – ha spiegato – è che sono soldi veri che arrivano nelle tasche degli imprenditori, non ulteriori forme di indebitamento. Dai conteggi che abbiamo fatto sulle nuove regole comunitarie speriamo di recuperare 500 milioni di euro: sono tanti per una regione come la Calabria. Si può fare tutto ciò perché sono stati allentati i vincoli comunitari. Lo Stato e la Regione hanno il dovere di dare risposte concrete: offrire aiuto vero a chi oggi ha veramente bisogno, a chi vive in difficoltà perché non sa come andare avanti. Il secondo filone di aiuti riguarda le imprese che potrebbero scegliere di contrarre il numero dei dipendenti: con “Lavora Calabria” aiutiamo le aziende a mantenere l’occupazione».

La Santelli ha fatto notare che la Calabria è, ancora una volta, la prima regione a prevedere contributi a fondo perduto per le aziende che li chiederanno. «Dobbiamo dare un segnale a questa terra perché siamo stati bravi, come calabresi rispettosi degli obblighi di isolamento imposti, a contenere il contagio, rischiamo però di ammalarci in termini deconomici e sociali. Dobbiamo ridare fiato allo sviluppo di questa regione. Diamo soldi non per fondi di garanzia, ma sul lavoro e ci auguriamo che entro fine maggio concluderemo i pagamenti. Prendiamoci per mano ed affrontiamo la situazione».

Il vicepresidente della Regione Nino Spirlì ha voluto ringraziare i calabresi per il senso civico dimostrato che è servito a contenere i numeri del contagio. «Il fondo perduto – ha detto a proposito di ‘Riparti Calabria’ – è un segno di presenza per tutte le piccole e medie imprese: si sono fermati gli artigiani, i commercianti, i progetti. Non possiamo fermare i progetti, non possiamo fermare il lavoro. La Calabria non può patire la paura perché non ne ha la necessità, non può rimanere chiusta in un tubo. Non possiamo lasciare le spiegge vuote, e piene di paura. I borghi non possono rimanere fermi. Dobbiamo già noi riempirli per rimettere in moto il commercio e il turismo».

L’assessore Fausto Orsomarso, ha presentato in dettaglio il piano: «Con l’avvio delle misure “Riapri Calabria” e “Lavora Calabria” la Regione ha voluto mettere in campo un sostegno concreto e rapido al mondo delle piccole imprese chiuse per covid, senza sovrapposizioni ma puntando ad integrare i provvedimenti del governo, e soprattutto elaborando un provvedimento di aiuti alle imprese che incide sul mondo del lavoro per il mantenimento occupazionale».

«Queste misure – ha fatto notare l’assessore Orsomarso – sono il frutto di un lavoro condotto con equilibrio e serietà e con un confronto continuo con le categorie, le forze sindacali,  i dirigenti e tutti i componenti della giunta, con il coordinamento della presidente Jole Santelli, perché ogni euro allocato porta con sé una complessità di organizzazione in rapporto ai regolamenti europei e ai provvedimenti del governo. Ci siamo impegnati a produrre fatti. Abbiamo messo in campo procedimenti trasparenti e veloci per la presentazione delle domande e per i pagamenti – con il coinvolgimento di Arcea e Fincalabra – in modo da iniettare nelle casse delle imprese buona parte dei 150 milioni finora destinati con il programma “Riparti Calabria” e che puntiamo ad incrementare, anche resistendo, con la presidente Santelli, alle richieste del governo che punta a dirottare le risorse destinate alle regioni meridionali. Siamo stati veloci – la prima delibera di indirizzo è del primo aprile, in cinque settimane abbiamo mandato in pubblicazione il primo bando, e domani uscirà  il secondo – e soprattutto,  appena l’Unione Europea ha rimodulato la disciplina degli aiuti di Stato per l’emergenza coronavirus, abbiamo realizzato una misura per il lavoro sulla quale vogliamo ripensare le future politiche attive dopo la crisi. Dare alle imprese maggiormente colpite dal covid la possibilità di non licenziare i propri dipendenti, grazie all’impegno della Regione a sostenere il costo del lavoro con circa 320 mila voucher da 300 euro in media per ogni occupato, significa consentirgli di ripartire mantenendo la propria competitività. Puntiamo a tenere vivo il tessuto economico della Calabria in tutti i settori, anche in quello turistico per il quale ci stiamo attrezzando a ripartire sfruttando la nostra capacità di proporci, grazie all’impegno di tutti, come regione “Covid-free”, auspicando che il governo nazionale recuperi il ritardo e ci fornisca regole chiare per garantire la riapertura in sicurezza delle attività»

Numerosi i commenti a proposito di “Riparti Calabria”. Pippo Callipo, a nome dell’opposizione, ha chiosato: «Dopo più di un mese dall’annuncio del Piano “Riparti Calabria” e a oltre tre mesi dalle elezioni, la presidente della Regione Jole Santelli ha tenuto la sua prima conferenza stampa in Calabria e ha finalmente annunciato dei bandi che prevedono aiuti economici a favore di chi lavora e produce. Se davvero in breve tempo si riuscirà a dare questi fondi alle microimprese colpite dal lockdown sarà certamente una cosa positiva.

«Aspettiamo la pubblicazione dei bandi per capire nel dettaglio di cosa si tratta. Dall’opposizione vigileremo affinché tutto avvenga in maniera efficiente, con procedure burocratiche snelle e nella massima trasparenza e legalità. È necessario che nessuno venga lasciato solo, perché è evidente che le misure annunciate non basteranno a rianimare l’economia calabrese. Si tratta di un primo passo.

«Ora – ha concluso Callipo – si lavori per allargare la platea dei beneficiari e ci si adoperi subito per trovare le risorse da destinare a quanti potrebbero rimanere fuori dai bonus da 2mila euro e dai voucher occupazionali».

Secondo il segretario regionale della Cisl Tonino Russo «Dal confronto nascono cose positive per la Calabria. Nell’incontro di mercoledì tra l’Assessore alle Politiche del Lavoro Fausto Orsomarso e le organizzazioni sindacali è stato proposto alla Regione, infatti, un piano organico di proposte per lavoratori, imprese, famiglie, pensionati. Abbiamo sottolineato come per la CISL siano prioritari gli sgravi e le agevolazioni alle imprese che mantengono i livelli occupazionali, le misure a sostegno delle famiglie e dei pensionati in difficoltà, quelle per la didattica a distanza, quelle per aiutare le imprese a ripartire garantendo la sicurezza totale dei lavoratori.

«Abbiamo sollecitato – ha evidenziato  il Segretario generale della Cisl calabrese – la definizione delle pratiche della cassa integrazione in deroga e richiesto con forza un Piano regionale di superamento del precariato, sia nel privato che nella pubblica amministrazione, per dare dignità a lavoratori senza diritti, chiudendo anche definitivamente la pagina di perduranti forme di assistenzialismo che mortificano la dignità della persona. Abbiamo chiesto, quindi, un nuovo corso delle politiche attive del lavoro, per creare nuove opportunità».

L’assessore al Bilancio Franco Talarico ha voluto ribadire l’«invito a superare la paura». «Oggi – ha detto – abbiamo presentato misure economiche importanti che, insieme a quelle di sostegno alle politiche sociali e all’emergenza alimentare, vogliono essere un segnale concreto di ripartenza. Un invito a superare la paura, guardando al nostro futuro con maggiore serenità, consapevoli che all’uscita dal tunnel si intravede la luce.

«In questo senso gli aiuti previsti per le piccole e medie imprese, che rappresentano l’anima del settore produttivo dell’intera regione, sono un segnale d’attenzione concreto nei confronti di tante famiglie calabresi».

Unanime il sostegno dei consiglieri della coalizione. Il consigliere regionale Giacomo Pietro Crinò (CdL) ha detto che «‘Riapri Calabria’ e ‘Calabria lavora’ non sono semplici slogan bensì interventi concreti che possono dare ossigeno a tutta una serie di attività imprenditoriali, medie e piccole, ai lavoratori, strozzati dalla crisi più grossa dal dopoguerra ad oggi. 120 milioni di euro solo per ripartire, poiché una cifra di gran lungo superiore è destinata ad aggiungersi ad essa, è certamente necessaria – sostiene Crinò – a infondere maggiore sicurezza ai calabresi, nel medio e lungo periodo. La Giunta Santelli, lasciando da parte ogni proclama strumentale, alla prova iniziale della grande crisi in corso, sta dimostrando di essere il governo del fare e di azioni concrete volte al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini, lavoratori, artigiani e mondo produttivo in generale».

Il consigliere regionale della Lega Pietro Molinaro ha fatto notare che «Il Piano “Riparti Calabria”, con le relative misure di attuazione previste è saldamente incardinato sulle esigenze delle imprese artigiane, commerciali, industriali e di servizi calabresi e a salvaguardia del lavoro. Misure che servono per fronteggiare la grave crisi – ricorda Molinaro – dovuta all’emergenza sanitaria in modo da permettere  alla Calabria, anche grazie a questa partenza sprint, di essere realmente vicina a imprese e lavoratori. Quelle varate, sono misure indispensabili alla ripartenza».

Dello stesso avviso anche Filippo Mancuso (Lega), segretario-questore del Consiglio regionale: «La nostra regione dimostra di stare al fianco delle proprie imprese territoriali e di voler consentire fin da subito una ripresa economica, che garantisca soprattutto la salvaguardia dell’occupazione.

«Interventi specifici a fondo perduto anche se limitati, che consentono alle piccole e medie imprese della nostra Regione di poter ottenere una boccata d’ossigeno immediata e soprattutto che supportino le aziende a sostenere i costi di lavoro dipendente, in un territorio dove i numeri di disoccupazione soprattutto giovanile sono da record.

«Con queste misure, la  Calabria si distingue positivamente nell’essere stata tra le prime regioni a mettere in atto misure efficaci e veloci nel supportare i vari comparti produttivi con misure di accompagnamento all’uscite della crisi» – ha detto l’esponente leghista.

Il “primato” della Calabria è stato anche sottolineato dal capogruppo di Forza Italia in Regione Giovanni Arruzzolo: «La tempestività con la quale la Calabria sta disponendo aiuto e sostegno finanziario verso famiglie ed imprese, non ha eguali in nessun’altra regione italiana.

«Un piano di intervento – sottolinea il consigliere regionale – poderoso per fronteggiare e contrastare la pesante perdita di fatturato determinata in queste settimane dal lockdown nel quale la Calabria è considerata, secondo la Svimez, tra le Regioni più colpite. Ma va dato merito alla Presidente della Giunta Jole Santelli, non solo di aver messo a disposizione con celerità le risorse, ma di avere predisposto un sistema di richiesta veloce, privo delle solite e contorte procedure burocratiche. Pochi passaggi – evidenzia Giovanni Arruzzolo – che consentiranno a famiglie, imprenditori, professionisti della nostra Regione, in difficoltà, di avere in tempi brevi aiuti a fondo perduto, anche questo un aspetto non di poco conto nel pesante periodo di pandemia da Covid-19 che la Calabria, come il resto del Paese, stanno vivendo.

«Con “Riapri Calabria” – ha concluso Giovanni Arruzzolo – questa maggioranza al Governo della Regione, e la sua Presidente Jole Santelli hanno dimostrato con i fatti di saper interpretare le esigenze dei calabresi, coglierne i loro bisogni, soddisfare ogni necessità. È la migliore risposta è un grande esempio di ‘buon Governo’ che viene da una Regione del Sud».

Il vicepresidente del Consiglio regionale Luca Morrone (FdI) ha detto che il Piano presenta «due soluzioni ottimali per dare linfa vitale a tutta una serie di attività imprenditoriali e ai lavoratori, che pagano sulla loro pelle gli effetti devastanti di questo dramma economico e sociale senza precedenti. Pertanto l’invito è ai calabresi ad accedere con fiducia e celerità a questo nuovo strumento di sostegno finanziario per tramutare nei fatti una azione politica che questa maggioranza di governo ha saputo mettere in campo velocemente in un momento così difficile per tutto il Paese».

Ad avviso del capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Filippo Pietropaolo, «la Regione dà una risposta concreta e immediata alle piccole imprese che si sono trovate in difficoltà per il fermo delle attività a causa dell’emergenza coronavirus. Le risorse importanti messe in campo, 120 milioni di euro di contributi a fondo perduto, consentono di dare a decine di migliaia di imprese quella boccata d’ossigeno che potrà consentire loro di reggere l’urto e affrontare con maggiore fiducia la fase della ripartenza. Rivolgo i miei complimenti alla presidente Jole Santelli e alla sua giunta, perché la Calabria si è dimostrata finalmente efficiente e reattiva, tanto da essere stata tra le prime regioni in Italia a mettere in campo un così importante pacchetto di aiuti rivolti sia a portare direttamente liquidità nelle casse delle piccole imprese, senza costringerle a contrarre debiti, sia ad elaborare un provvedimento di sostegno al lavoro grazie al quale verranno erogati 300 mila voucher occupazionali per scongiurare eventuali licenziamenti da parte delle imprese in difficoltà. Un provvedimento importante, frutto soprattutto del grande lavoro e della lungimiranza dell’assessore Fausto Orsomarso, che punta a preservare i livelli occupazionali e con essi la capacità produttiva e la competitività delle piccole imprese, che si reggono soprattutto sul valore del capitale umano, e che devono poter guardare con fiducia al futuro».

L’on. Francesco Cannizzaro, coordinatore provinciale di Forza Italia per la Città Metropolitana di Reggio ha detto di apprezzare «molto il programma “Riparti Calabria”, ulteriore testimonianza di quanto il nuovo corso regionale stia lavorando con particolare attenzione alle esigenze della Calabria».

Secondo Cannizzaro questo stanziamento «è il primo presupposto per pianificare il rilancio della nostra Regione dopo questa drammatica crisi, a fronte delle misure previste dal Governo che si sono dimostrate fin qui inefficaci. Apprezzo molto che il neo-governatore Santelli continui a far parlare i fatti, agendo con serietà e annunciando i provvedimenti soltanto dopo averli realizzati, e nel merito delle questioni ha dimostrato ancora una volta di centrare il vero punto focale, cioè il lavoro. È fondamentale ripartire dal lavoro, aiutare le piccole aziende e imprese che sono l’ anima della Calabria: è soltanto da lì che ripartirà la nostra economia, e rispetto all’assistenzialismo, bisogna premiare e sostenere chi produce.

«Da oggi in Calabria ogni tre dipendenti di un’azienda ce ne sarà uno sostenuto dalla Regione: è una forma di sussidio molto importante per gli imprenditori in difficoltà, ma impegnati a combattere con grinta ed entusiasmo a non farsi sopraffare dalla crisi e a continuare ad investire nella nostra terra».

L’assessore all’Istruzione, Ricerca Scientifica e Università Sandra Savaglio ha rimarcato che  «“Riapri Calabria” ha lo scopo di aiutare le microimprese della Calabria in difficoltà a causa del Covic-19. Una manovra importante che mostra come la Regione sia presente nei fatti concreti, cercando di fare il possibile per mantenere vivo il lavoro che tiene insieme l’intero tessuto sociale della nostra Terra, un lavoro spesso a conduzione familiare».

Dal canto suo, l’assessore alle Infrastrutture Domenica Catalfamo ha commentato così il piano di aiuti: «Non assistenzialismo ma supporto concreto ed operativo alle imprese ed ai lavoratori calabresi che desiderano ripartire. All’atavica resilienza, da sempre prerogativa obbligatoria per la dignitosa sopravvivenza “nonostante tutto”, da oggi parte il primo tangibile segnale che i calabresi possono farcela perché cittadini capaci.

«Cittadini capaci che finalmente potranno essere concretamente supportati dalle istituzioni che danno fiducia alla propria terra che ha il diritto/dovere di rialzarsi e ripartire. Lo meritano le imprese che sono state costrette a chiudere per una tragedia immane che ha travolto il mondo e che ha sospeso il tempo.

«Sono certa che questo impulso al lavoro sarà la prima occasione utile per dimostrare che la Calabria produttiva esiste e vuole ritrovare i propri spazi facendoli ritrovare ai lavoratori che potranno usufruire di aiuti tangibili e trasparenti magari anche… e perché no? partendo per una volta con un anticipo che farà recuperare un piccolo spazio in quel lungo divario che ci ha tenuti sinora lontani dall’Italia e dall’Europa…

L’Ente che deve programmare nel breve medio e lungo termine si è trovato immediatamente ad operare in piena drammatica emergenza, ma il governo della Regione Calabria sta dimostrando che ha già individuato il modus operandi che ne contraddistinguerà l’operato: dall’analisi dei problemi deriverà sempre l’individuazione dei percorsi atti alla mitigazione delle difficoltà con azioni efficaci e tangibili». (rp)

(rp)


FARE & COMUNICARE

di SANTO STRATI

Non abbiamo potuto, perché bloccati a Roma, partecipare alla conferenza stampa, la prima, della presidente Santelli. Abbiamo seguito, come tanti altri calabresi, la diretta in streaming e preso appunti. Peccato non aver potuto fare qualche domanda, in teleconferenza: non era previsto. Peccato che con tutti i soldi buttati in questi anni a Germaneto non si sia dotato lo splendido palazzo che fa invidia a quello di vetro dell’Onu, un un adeguato servizio di riprese video. Idem per il Consiglio regionale. Ci vorrebbe poco… Basterebbe affidarsi a qualcuno che ne capisce e progetta (con quattro spicci, non servono invetsimenti da paura) un sistema di videocomunicazione degno di questo nome.

Non sappiamo quanto durerà questa situazione di isolamento, mascherine e affini, ma sarebbe il caso – date le circostanze – organizzarsi per offrire ai calabresi una diretta video sia dei lavori della Giunta che del Consiglio regionale. Ad alta definizione, con microfoni funzionanti e non immagini tremolanti e audio che va e viene, secondo come gli butta. No, fare gli interessi dei calabresi significa anche permettere loro di “partecipare” come se fossero in aula ai lavori del Consiglio, come se stessero tra il publbico, nelle sedute aperte della Giunta. I tempi sono cambiati, quasi tutti i politici fanno ormai a meno della intermediazione dei gironalisti per comunicare il loro pensiero: un post su FB, un video su Instagram o su twitter, e il messaggio è andato.

Niente di più sbagliato: la disintermediazione non significa che la stampa non serve più a nulla, indica una tangibile insofferenza da parte della classe politica a farsi fare le pulci dai giornalisti (cioè da quanti fanno correttamente e professionalmente questo mestiere) pensando di raccogliere consenso (e indignazione nei confronti dell’avversario politico). Ci potrebbe anche stare, col picolo particolare che il cittadino non è sciocco come pensano i politici: ragiona, si informa, non si lascia lusingare dal filmato ammiccante o dalla bella foto. Vuole sapere. Questa Giunta ha scelto di fare prima di comunicare: magnifica decisione. Le chiacchiere stanno a zero e durano lo spazio di un post. Allora, presidenti Tallini e Santelli attrezziamoci e facciamo pure le conferenze stampa in video, ma in modo adeguato, così che Catanzaro o Reggio siano a portata di web, da qualunque parte del mondo, per qualunque testata. (s)