Spirlì: Villa Bianca sarà attrezzato con 100 posti letto covid

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha effettuato un nuovo sopralluogo a Villa Bianca che, a fine lavori, sarà attrezzato con 100 posti letto covid-19. Nel frattempo, il presidente f.f. ha annunciato che «ci sono già i primi 15 posti letto che diventeranno 22-23 nei prossimi giorni».

«Intanto – ha aggiunto – proseguono i lavori nei piani sottostanti per garantire a questa parte di Calabria i famosi 100 posti di cui stiamo parlando, ormai da mesi. Garantisco che saranno proprio 100, anche se, intimamente, spero che non servano».

«I macchinari e i ventilatori che abbiamo chiesto al ministero della Difesa, grazie anche alla solerzia dei generali Figliuolo e Pirro – ha aggiunto il presidente – sono arrivati e, quindi, la terapia sub-intensiva può già essere garantita. Stiamo lavorando per creare almeno cinque posti di intensiva. Una parte del personale è stato arruolato e altro ne arriverà».

«Ringrazio i responsabili dell’Azienda ospedaliera “Mater Domini” per il lavoro svolto fin qui e mi auguro – ha concluso Spirlì – che questa pandemia rimanga solo un brutto ricordo e che “Villa Bianca” possa finalmente diventare un ospedale a tutti gli effetti e non rimanere una specie di condominio sanitario. Volere è potere».

Insieme a Spirlì, il commissario dell’Azienda ospedaliera “Mater Domini”, Giuseppe Giuliano, ha preso personalmente atto dello stato dei lavori di trasformazione del presidio sanitario. (rcz)

L’annuncio di Spirlì: Da lunedì a Villa Bianca saranno pronti i primi 15 posti letto

È un’ottima notizia, quella del presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, che ha annunciato che, da lunedì, a Villa Bianca di Catanzaro – individuata come centro Covid – saranno attivi i primi 15 posti letto.

A distanza di una settimana dalla sua ultima visita nel presidio ospedaliero, Spirlì ha preso atto dell’avvio dei lavori di trasformazione della struttura. Ad accompagnare il presidente, il commissario del “Mater Domini”, Giuseppe Giuliano, il responsabile della Protezione Civile, Fortunato Varone, e il commissario della Sanità regionale, Guido Longo.

«Questo – ha detto Spirlì – è un ospedale che creerà 100 posti covid. Sono in fase di scelta e di acquisizione i lettini. Per quanto riguarda i macchinari per la terapia sub-intensiva e intensiva, il generale Pirro ha già consegnato al “Mater Domini” un certo numero di ventilatori polmonari. Vedremo che cos’altro serve per attivare questi reparti. I lavori fervono, e questa è una cosa molto importante. Ringrazio il commissario Giuliano che, coraggiosamente e con grande spirito di collaborazione, ha attraversato la cruna dell’ago assieme a me. Non deve essere fermata la volontà di tutelare la salute dei calabresi. La settimana prossima, andremo nei piani inferiori per seguire i relativi lavori. Ci siamo dati un numero congruo di 100 posti, e quelli saranno. Avremmo voluto averli da mesi, ma la Calabria deve fare i conti con il suo passato e con il suo presente. Ma noi andiamo avanti in questo nostro dovere di salvare più vite possibili dal virus».

«Lo scorso anno – ha aggiunto – era Covid-19, quest’anno è variante. Non si sa cosa succederà dopo, però noi ci dobbiamo far trovare non pronti, ma prontissimi. Lo dirò fino allo stremo delle forze: la Protezione civile, l’Esercito italiano, la Croce rossa italiana e tutto il mondo del volontariato, stanno dando una grande mano al personale sanitario, medico, paramedico della Calabria. Sono contento di apprendere non solo da Giuliano, ma anche dagli altri commissari delle Aziende sanitarie, che si sta avanzando con l’assunzione di medici, infermieri e oss. Ripeto: i soldi per le assunzioni ci sono e vanno impiegati».

«L’obiettivo – ha infine sottolineato il commissario Longo – è arrivare a 25mila vaccini al giorno. Tutti ci stanno dando una mano. La speranza è che la campagna finisca prima della fine dell’estate». (rcz)

Spirlì: Non sono stati consegnati i locali di Villa Bianca per emergenza covid

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, si è recato nella struttura di Villa Bianca di Catanzaro per avere chiarimenti in merito alla mancata consegna dei locali, da utilizzare per l’emergenza covid.

Spirlì, infatti, ha informato che «sono cinque mesi che stiamo aspettando che l’Azienda “Mater Domini” consegni i locali della struttura sanitaria Villa Bianca che, tra l’altro, assieme alla Protezione civile, abbiamo provveduto a mettere in attività per riaprire questo grande “reparto Covid” nella zona centrale della Calabria. La stima è di 100 posti, ma ancora non ci sono stati consegnati. Vogliamo sapere chi blocca questa operazione, perché finora siamo stati collaborativi, da oggi in poi non lo saremo più».

«Siamo venuti qui con il generale Pirro dell’Esercito e il dirigente regionale Varone della Protezione Civile, per sapere – ha proseguito il presidente – chi sta bloccando questa operazione e per quale motivo. Abbiamo un bisogno assoluto di questi posti letto. Il ministero della Difesa e l’Esercito continuano a supportarci in questa battaglia contro il virus, però ora basta, la pazienza è arrivata al limite. Dei 100 posti stimati, pare che si sia arrivati a 10. Non veniamo a fare passerelle, ma voglio avere la consegna immediata di questo plesso. Oggi ognuno si assume le proprie responsabilità».

Sulle carenze di personale in Calabria, il presidente ha poi voluto precisare che «la Regione finora ha dato molte risorse, ma le Asp e le aziende ospedaliere non stanno assumendo: devono dirci perché. Tutto quello che bisognava fare è stato fatto, carte alla mano».

«Oggi – ha concluso Spirlì – rendiamo nota un’altra vergogna. Ho avuto la conferma che ci sono 23mila vaccinazioni somministrate e non ancora riportate sulla piattaforma nazionale. Ci sono le schede tutte regolarmente registrate sul cartaceo, ma dal cartaceo al computer, da settimane, non vengono trasferite. Quindi, il 78% non è reale e non è vero che in Calabria si va così male in percentuale di immunizzazione. Stiamo approfondendo per capire e sapere i nomi delle persone che non stanno facendo il loro lavoro, perché devono essere mandate a casa». (rcz)

L’annuncio di Spirlì: Villa Bianca sarà pronta tra 10/15 giorni

«Tra 10/15 giorni Villa Bianca sarà pronta ad accogliere i primi pazienti affetti dal virus» lo ha annunciato il presidente pro tempore della Regione Calabria, Nino Spirlì, dopo il sopralluogo a Villa Bianca a Catanzaro, i cui lavori edili sono conclusi.

Insieme al presidente Spirlì, il capo struttura della Protezione civile, Antonio Nisticò, il Rettore dell’Università Magna Graecia, Giovambattista De Sarro, il commissario e il direttore generale dell’Ao Mater Domini, Giuseppe Giuliano e Giuseppe Panella.

L’obiettivo del progetto, andato avanti grazie alla collaborazione con la Protezione civile regionale, è quello di trasformare «il plesso sanitario di Villa Bianca a Catanzaro in un centro dedicato ad accogliere i ricoveri ordinari (quelli che non richiedono la Terapia intensiva) dei pazienti Covid». Il presidente f.f. Spirlì, infatti, aveva ordinato la riqualificazione e l’adeguamento di Villa Bianca – già sede del Policlinico Universitario di Catanzaro – tramite l’ordinanza n.85 del 10 novembre 2020, che prevedeva «la conversione di posti letto di area medica in posti letto Covid-19. Il provvedimento prevede un incremento pari a 234 posti letto Covid più altri 10 di terapia intensiva».

«C’è la disponibilità di tutti e siamo arrivati all’inizio della fase conclusiva: i lavori continuano, l’adeguamento è quasi completato e mancano pochissime cose. Nessuno ci credeva, noi, invece – ha spiegato Spirlì – lo abbiamo fatto fin dall’inizio. Personalmente, ci ho creduto prima che ci credessero tutti gli altri. Questa grande parte di Calabria non poteva rimanere scoperta nell’offerta dei posti di ricovero per eventuali contagiati. La speranza è che non servano, ma noi non possiamo aspettare di ricevere l’onda per poi dire “ci siamo bagnati e siamo morti affogati”».

Intanto, ne sono stati confermati 40 con disponibilità immediata, ma il presidente f.f. Spirlì spera che «si possano arrivare ai 100 previsti dal progetto iniziale».

«L’Università – ha affermato il Rettore De Sarro – è al fianco della Regione per affrontare un problema che interessa tutti noi cittadini. Significa che la Regione potrà contare su quelle competenze che possono aiutare a risolvere il problema covid».

«Abbiamo sposato integralmente il progetto del presidente Spirlì», ha detto il commissario Giuliano, secondo cui si tratta di «un percorso altamente virtuoso».

«Per quanto riguarda i posti letto – ha aggiunto – la disponibilità da parte dell’Azienda universitaria è stata immediata, sempre d’intesa con il rettore e il presidente. Oggi la paternità esclusiva diventa del presidente, visto che ha portato a compimento tutto questo. A breve, saremo in grado di dare una diversa offerta sanitaria alla popolazione calabrese e, in particolare, a quella catanzarese».

«L’attività posta in essere nella struttura – ha spiegato Nisticò – garantisce le condizioni minime di utilizzo. Siamo partiti dal ripristino degli impianti di erogazione dell’ossigeno, necessario per i pazienti covid e per assicurare condizioni climatiche adeguate. Abbiamo, inoltre, ripristinato il locale caldaie e verificato tutta la parte impiantistica. Queste attività sono in fase di conclusione e sono stati sostituiti gli elementi dei servizi igienici. Ora andiamo verso la collocazione dei posti letto». (rcz)

Uno “Spallanzani” in Calabria a Catanzaro
Villa Bianca, presidio pronto contro i virus

di SANTO STRATI – Il lento ritorno, sperimentale, alla quasi normalità della Fase 2 non deve indurre ad abbassare la guardia contro il coronavirus. La Calabria ha adeguatamente affrontato l’emergenza e, se non ci fosse stato il contagio da persone provenienti dalle cosiddette zone rosse, probabilmente sarebbe stato possibile limitare ulteriormente il numero dei positivi e, naturalmente, dei decessi. Per questa ragione, è necessario pensare sin da adesso al futuro, a come contrastare non solo eventuali ritorni dell’attuale epidemia ma qualsiasi altra emergenza di carattere sanitario. In poche parole, la Calabria deve attrezzarsi, anche strutturalmente, per proseguire nella ricerca, per curare epidemie, elaborare strategie sanitarie in grado di fronteggiare qualsiasi emergenza.

La soluzione è a portata di mano e l’ha proposta il Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Giovambattista De Sarro: creare uno “Spallanzani” in Calabria. Ovvero un ospedale specializzato in malattie infettive che, sulla scorta delle esperienze vissute e che si stanno ancora consumando col Covid-19, sia legato all’Università e possa non solo offrire spazio alle terapie necessarie, ma consenta di sviluppare la ricerca e formare nuovi specialisti. Peraltro, la proposta di De Sarro ha anche l’indicazione precisa di una struttura adeguata, Villa Bianca di Catanzaro, che attualmente ospita gli uffici amministrativi dell’Università e che, con rapidi interventi può essere in tempi brevissimi convertita in un ospedale di altissimo livello. Con la disponibilità di un eliporto già operativo e tre ingressi esterni separati e altrettanti per accedere all’interno della struttura.

L’idea, proprio perché è di facile realizzazione, come avviene spesso in Calabria non piace ai burocrati e ha sollevato qualche coda polemica relativamente alla sua localizzazione, con il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, che ha subito offerto spazi disponibili nellà città dello Stretto, e la struttura ospedaliera di Lamezia Terme che si è immediatamente proposta come sede per il futuro “Spallanzani” calabrese.

Calabria.Live ne ha parlato con il rettore De Sarro.

– Rettore, perché la sua proposta di utilizzare Villa Bianca per lo “Spallanzani” calabrese trova ostacoli?

«Come sempre, tutte le idee che vengono proposte trovano sostenitori e contrari. I pareri sicuramente più importanti e utili derivano da addetti ai lavori, da autorità scientifiche e tecniche e dagli utenti del sistema sanitario, che sono sia i pazienti che i medici del territorio e, in questo caso particolare, anche gli studenti universitari che si trovano a frequentare spazi interconnessi a quelli dove si dovessero allocare reparti Covid. Non vorrei entrare in dettaglio su tale querelle poiché, alla fine, io ho solo fatto una proposta che è stata condivisa da illustri infettivologi oltre che da tutti gli Ordini dei Medici delle 5 province Calabresi. Hanno riconosciuto la bontà del progetto moltissimi colleghi ospedalieri ed universitari, operanti nelle due principali strutture Pugliese-Ciaccio e Azienda Ospedaliera Universitaria “Mater Domini” nonché l’Osservatorio Regionale Scuole di Specializzazioni che è composto anche da medici di tutte le strutture ospedaliere della Regione. Credo che l’opinione più condivisa di dislocare in un ambiente appropriato, qual è Villa Bianca, una struttura idonea a fronteggiare la presente pandemia, poggi sulla ragione di buon senso secondo cui una tale soluzione permette di lavorare in maniera idonea ed efficace e contestualmente permette di evitare ai pazienti no-covid di essere curati senza il pericolo di essere contagiati e, ad altri utenti, (tra cui gli studenti) di frequentare il Policlinico in sicurezza. Non è senza significato che hanno, inoltre, dato pieno sostegno all’idea moltissimi esponenti politici sia regionali che cittadini, moltissimi sindaci del territorio calabrese, tutte le associazioni studentesche e quelle degli specializzandi e, cosa molto importante, che il locale Ordine degli Ingegneri abbia affermato la fattibilità del progetto».

– Chi si oppone a questo progetto?

«Gli oppositori al progetto di Villa Bianca quale Covid-Hospital sono una sparuta minoranza. Essa non ha mai voluto considerare come la struttura di Germaneto, la cui parte ospedaliera è funzionalmente costruita anche per la didattica e la ricerca, sia, per la maggiore affluenza di studenti e frequentatori nelle aule e negli spazi attigui, una sicura e importante fonte di contagio che potrebbe divenire una fonte esplosiva di diffusione di patologie infettive.  Vorrei infine ricordare che le attuali linee guida della politica nazionale hanno dato due indicazioni: 1) la necessità di una struttura specialistica di malattie infettive per affrontare questa e altre emergenze e 2) l’esigenza di allocare questi reparti di malattie infettive in strutture fisicamente autonome dai presidi ospedalieri».

– Quale sarebbe il ruolo di un Centro specializzato di malattie infettive nel contesto regionale?

«Le Unità Operative Complesse di Malattie Infettive in Italia richiedono una crescente professionalità nel contesto di un sistema sanitario che sta progressivamente mutando all’interno delle sue articolazioni organizzative, tenendo in scarsa considerazione il ruolo fondamentale dell’infettivologia moderna. Oggi, proprio per la loro peculiarità, complessità e per le fondamentali funzioni che svolgono, devono essere quindi potenziate; anzi, nell’ottica di affrontare problemi di elevata complessità, quali l’antimicrobico-resistenza, la tubercolosi multi-resistente, le grandi epidemie, l’impiego appropriato dei farmaci attraverso la TDM (Therapeutic Drug Monitoring), lo studio dedicato delle resistenze in vitro a virus, batteri e funghi, lo studio delle resistenze fenotipiche e genotipiche. A questi mutamenti bisogna affiancare tutte le patologie infettive del fegato, il ritorno delle malattie sessualmente trasmesse, e per finire, le grandi epidemie che periodicamente si presentano mettendo in ginocchio anche i sistemi di Stato più solidi. Diventa quindi necessario creare a livello regionale una struttura di riferimento dedicata all’approfondimento multidisciplinare di tali emergenze, da affiancare alle UOC, già esistenti in un sistema di virtuosa collaborazione.

«Alla luce di questo panorama emergente, depauperare le UOC attuali o opporre diniego alla nascita di un Centro regionale di riferimento per le malattie infettive, in edificio fisicamente autonomo dai presidi ospedalieri e dalle strutture universitarie, sempre integrata funzionalmente con le altre discipline mediche e che soddisfi le esigenze di assistenza di alto livello, di formazione e di ricerca, sarebbe un atto miopie, non lungimirante oltre che improvvido. Non seguire queste indicazioni vorrebbe dire mettere a rischio grandemente la sicurezza della collettività ed abbassare in generale la qualità erogata dalle aziende ospedaliere. Bisogna al contrario adoperarsi per una proposta culturale orientata ad un ulteriore miglioramento della salute pubblica del nostro Paese in generale e della nostra Regione in particolare.

– Esistono problematiche di tempo per il ripristino e per l’adattamento dei locali?

«Adattando delle procedure di massima urgenza è possibile attivare dei singoli moduli in uno dei padiglioni di Villa Bianca (che, non si dimentichi, quale ex sede del Policlinico, ha già una dimensione e predisposizione ospedaliera) creando filtri di separazione necessari per la separazione con gli altri reparti non-Covid. Oggi, per quanto a mia conoscenza, sono pochissime le strutture e le stanze ospedaliere a pressione negativa sull’intero territorio calabrese, per cui l’attivazione a moduli permetterebbe di iniziare i ricoveri e l’assistenza evitando il pericolo di contagio sia al Pugliese-Ciacco che al Mater Domini e di iniziare l’assistenza specialistica per i pazienti specifici delle malattie infettive.

– La Scuola di Medicina di Catanzaro sta crescendo sempre più in autorevolezza e qualità nella formazione: quali prospettive apre uno “Spallanzani” calabrese?

«Sono già operativi a Catanzaro centri di malattie infettive, sia ospedalieri che universitari di ottimo livello e pertanto ritengo che il disegno di potenziare le malattie infettive avrà una duplice mission: ampliare l’offerta assistenziale dedicata a COVID-19 (e potenzialmente ad altre patologie infettive); implementare una ricerca multidisciplinare in questo campo tra i vari saperi e le tante eccellenze dell’Ateneo e degli Ospedali presenti in città.

«Questa iniziativa di valorizzazione e potenziamento delle strutture di cura delle malattie infettive, se inserita in un contesto di sinergia con le realtà già esistenti ed operanti nel territorio, può rappresentare quindi un insostituibile modello assistenziale, di didattica specifica e di ricerca».

Il progetto del rettore De Sarro, come già detto, trova uno sparuto gruppo di oppositori, ma incontra un largo consenso tra la comunità scientifica. Il prof. Pino Nisticò, già Presidente della Regione Calabria, nonché illustre farmacologo di fama internazionale, ha sottolineato che «Si tratta di creare un centro regionale universitario di malattie infettive che è di fondamentale importanza per il trattamento del Covid dal momento che c’è bisogno di un ruolo di coordinamento anche a livello nazionale e internazionale che solo l’Università possiede. È una malattia nuova che richiede aggiornamenti continui sia nella formazione del personale che nelle metodologie migliori per il trattamento dei pazienti. Il prof. De Sarro ha già ampiamente dimostrato di essere in grado di mantenere attivo questo network dal momento che ha collaborazioni scientifiche valide con prestigiose università italiane (La Sapienza, Tor Vergata, San Matteo di Pavia, Spallanzani, l’Istituto di malattie infettive dell’università di Padova e del San Raffaele di Roma. Inoltre lui stesso ha fatto un’esperienza di ricerca scientifica presso l’università di Londra dove alcuni dei collaboratori della scuola di farmacologia di Catanzaro, come lo stesso prof. Luigi Camporota (che ha curato con successo Boris Johnson), svolgono con successo la loro attività. Ovviamente sono sicuro che la presidente Santelli deciderà in questo senso con la valorizzare di altri centri di malattie infettive a partire da quello presso l’ospedale Annunziata di Cosenza, dove lavorano da anni con ottimi risultati, come mi ha riferito la prof.ssa Teresa Ferraro della scuola napoletana, che quello del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria nonché completare come da programma il complesso ospedaliero di Lamezia che offrirà ulteriori potenzialità assistenziali».

Pino Nisticò
Il farmacologo Pino Nisticò

«Naturalmente – afferma Nisticò – sarà indispensabile da subito identificare i medici e gli specializzandi per consentire loro di frequentare con borse di studio qualificati centri nazionali e internazionali, in modo tale che nei prossimi mesi, quando la struttura di Villa Bianca sarà riadattata alle nuove esigenze, ci sia un personale pronto e specificamente preparato nell’affrontare le emergenza. D’altro canto, un collegamento attraverso una convenzione con l’ospedale Spallanzani di Roma potrebbe consentire alla Calabria finalmente di essere dotata di un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico IRCCS) per assicurare da parte del ministero della Salute risorse fondamentali per continuare l’attività di ricerca. Quindi, una decisione favorevole da parte della Santelli esprimerà a mio avviso la volontà di mantenere unità e armonizzazione fra tutte le unità operative della regione che dovranno operare in una visione sinergica nell’interesse superiore dei pazienti. Tra l’altro, conosco benissimo Villa Bianca perché ha ospitato per anni l’attività assistenziale della nascente facoltà di medicina di cui ero allora il rettore. E, cosa importantissima, servono poche risorse per realizzare questo progetto».

La prof.ssa Rosa Daniela Grembiale
La prof.ssa Rosa Daniela Grembiale

Secondo la prof.ssa Rosa Daniela Grembiale, professore di reumatologia all’UMG «Un ospedale Covid permetterebbe che le altre strutture sanitarie cittadine possano dedicare la propria attività a pazienti affetti da altre patologie. Nella ex Villa Bianca – ha fatto notare la prof.ssa Grembiale – sono presenti sale radiografiche, laboratori, sala di rianimazione, sale chirurgiche, stanze di degenza che andrebbero esclusivamente attrezzate.  Inoltre, l’attuale sede che ospita la medicina legale – che risulta isolata dall’intera struttura – potrebbe essere destinata a centro TRIAGE e postazione 118».

Da parte politica, secondo il consigliere regionale Francesco Pitaro (ex Io retso in Calbria, ora del gruppo misto) «la proposta del rettore è parte di una strategia finalizzata a  mettere ulteriormente a valore le potenzialità della ricerca, delle imprese innovative, start up biotecnologiche, dell‘unica Università di Medicina della Calabria, degli enti di ricerca pubblici e privati e, al contempo,  per promuovere sviluppo e nuove opportunità occupazionali, si tratta solo di capire come darle gambe per correre».

A contrastare il progetto di De Sarro c’è in primo luogo il Commissario dell’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio e del Policlinico Mater Domini, Giuseppe Zuccatelli che spinge a utilizzare l’edificio C dell’Università. Il segretario-questore del Consiglio regionale Filippo Mancuso, della Lega, afferma che «L’impressione che i cittadini hanno e che francamente risulta disdicevole, è che nel capoluogo della Calabria la sanità pubblica sia spesso il terreno di scontro fra disegni ed interessi contrapposti, piuttosto che uno degli argomenti dal forte impatto sulla collettività da affrontare con trasparenza e serietà. Non entro nel merito della polemica tra il rettore e il commissario, però se si vuole  potenziare, rendere attrattivo ed efficiente il polo sanitario di Catanzaro, la prima cosa da fare è sgombrare il terreno da ogni sospetto e  contrapposizione pregiudiziale ed esaminare le proposte in campo con la dovuta obiettività. Perché se c’è un’opportunità da cogliere, in questo caso la realizzazione a Villa Bianca di un centro per la cura delle malattie infettive, non vada sciupata».

Nelle scorse settimane, dopo un sopralluogo a Villa Bianca del sindaco Sergio Abramo col rettore De Sarro, il direttore universitario del policlinico universitario Mater Domini Caterina De Filippo, e il commissario Giuseppe Zuccatelli, è stato fissato un nuovo incontro in Comune per decidere in via ultimativa sul futuro “Spallanzani” calabrese. La presidente Santelli prenda dunque a cuore la faccenda, nell’interesse della Calabria e dei calabresi. (s)

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Il commissario Zuccatelli è contrario
Il sindaco Abramo è più disponibile

Il principale oppositore del progetto del Rettore De Sarro è il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera universitaria Mater DominiGiuseppe Zuccatelli, il quale sostiene che «Metetre le mani in questo edificio con i limiti che ha la pubblica amministrazione in termini di burocrazia, di procedure, di gare d’appalto e di quant’altro, è impensabile, a mio parere, poterlo rendere agibile in tempi brevi. Poi tutto si può fare . Dal mio punto di vista è un utilizzo che non è appropriato». Zuccatelli spinge per utilizzare i padiglioni del policlinico universitario Mater Domini, con tutti i rischi di contagio per gli studenti di medicina che frequentano la struttura. Il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, si mostra accomodante e più disponibile: «Ci siederemo intorno a un tavolo per decidere qual è la cosa migliore. Credo che bisogna fare uno studio di fattibilità e capire come utilizzare meglio questa struttura.

Per oggi, 6 maggio, sarebbe convocato il famoso tavolo di lavoro a Palazzo De Nobili, ma la notizia non è confermata. La città pensa alla grande opportunità e aspetta fiduciosa di poter ospitare lo  “Spallanzani” calabrese. (rcz)