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Una Poesia per la pace

Una Poesia per la pace

di PADRE GIUSEPPE SINOPOLI – Poesia, dal greco poièo, è l’arte del comporre, cioè del fare e del produrre, sentimenti che accomunano il cielo e la terra in un amplesso di purezza creativa e promozionale, mediante parole e suoni in relazione con il creato, le creature e il loro habitat. Relazione, questa, di un valore altamente carismatico e, per chi la sublima secondo le nobili categorie dell’animus umano nel tempo e nello spazio, sacro.

Poesia, perciò, che diventa carne e sangue di emozioni pregne di aneliti e di magia, che sono le tavole dell’amore, quello che non può non sussurrare e a volte gridare, sì gridare a gola piena il valore senza il quale la vita e il suo giardino corrono il pericolo di precipitare nell’abisso del terrore e della morte, come appunto è una guerra, una violenza fisica, e non mi riferisco solo alla persona, ma anche al creato, ai sogni che stanno germogliando nel grembo materno.

A volte la poesia non viene formata su carta ispirata e libera, ma rigata e rigorosamente ritmata secondo metrica vincolata, con ricercate figure metaforiche, passando dal linguaggio comune ad un linguaggio plasmatico con adeguamenti e sfaccettature anche ornamentali, allo scopo di ottimizzare il messaggio nella sua forma più efficace, estetica ed espressiva.

In detta composizione il suono, il ritmo, il senso e il significato condividono una passione poetica che sprigiona sontuosa forza esistenziale in un percorso di sentimenti capace di entrare nell’intimità più segreta e trasformarla in narrazione liturgica, che sublima il passato come padre e madre del presente e diventa chiave di lettura per sognare il futuro a misura dell’uomo e a salvaguardia del creato; l’uomo il cui amore per madre terra non può lasciarsi scivolare nelle sabbie mobili dell’indifferenza e dell’usura, sfruttando ogni risorsa naturale con

qualsiasi mezzo, anche dissacratorio e letale, con conseguenze che mutilano il corpo della terra, bruciandolo e lacerandone la bellezza della vita.

Da qui il grido, anzi l’urlo di pace per fermare lo scempio insensato e omicida causato dalla guerra. Le vie delle comunicazioni su carta o su video, abilmente strutturate e costantemente alimentate, hanno palesato e palesano la chiara sensazione di aver trasformato il mondo in una gigantesca sala cinematografica o di lettura dove ci si accomoda, come spettatori, per prendere visione delle orribili scene belliche o per assistere alla vasta gamma di opinioni specie quando gli tsunami della distruzione e della morte spingono ancora le popolazioni più deboli e innocenti fuori dalle loro case, e quindi dalla pace, con quasi nulla dei loro averi. Abbiamo avvertito e avvertiamo forte il disturbo di voci mercenarie e ipocrite, attraverso i mezzi di comunicazione, mentre continuano a dilatarsi i confini del deserto e a fiaccare il senso dell’appartenenza umana e spirituale.

Giovanni Suraci ha proposto il manifesto della pace, ma le risonanze non hanno raggiunto gli estremi confini della terra, com’era negli auspici, per far proprio il pianto composto e il dolore dignitoso dei colpiti e far risuonare nell’universo l’imperioso fermate la morte e inginocchiatevi davanti alle fosse comuni con le schegge degli strumenti letali sotto le ginocchia per soffrire le trafitture atroci e assurde della violenza, qualunque essa fosse.

Intellettuali e non, poveri e ricchi, invisibili e deportati nel limbo del mondo, piccoli e adulti: insieme si può e si deve fare qualcosa, tornando alla bellezza della vita e della fratellanza. Ma la cronicità del quotidiano sembra guadagnare sempre più adepti nel vissuto individuale e collettivo, relegando ai margini gli eventi disastrosi.

Il concorso nazionale letterario “Poesia per la Pace” è stato organizzato proprio per ridare voce al cuore che ama la vita e la sua casa; che ama il proprio simile e tutte le creature, facendosi carico di

quella sinodalità antropo-cosmica contagiante, allo scopo di godere la gioia e il privilegio di essere festa dell’universo.

Non è con i muscoli che si neutralizza la brutalità, ma con la parola buona e ispirata, nel nostro caso, la poesia, declamandola a pieni polmoni, se è necessario, per ri-sensibilizzare i distratti e gli incuranti; scuotere i potenti, gli intellettuali e gli scienziati, perché la vera felicità è un diritto universale e come tale va difesa e promossa da tutti. Nessuno escluso.

Più che doveroso, sgorga spontaneo e grato il grazie a chi ha ideato e messo in opera l’evento che ci ha convocato qui, tra queste sentinelle, robustose e forti, che nel silenzio melodico narrano, a chi si lascia abbracciare da loro, pagine avvincenti e incantevoli di storia, letteratura e scienza. Esse oggi si sono poste in ascolto per arricchire il loro diario di questo bellissimo evento poetico, affidando alla loro custodia ogni parola, ogni gesto, ogni sguardo, ogni emozione, trasfigurando i nostri volti in icone di amore, di giustizia e di pace. In Poesia per la Pace, in Poesia per la Libertà! (gs)