IL SUO ANTAGONISTA DOVREBBE SDOGANARSI DA SALVINI E CHIAMARE IN GIUNTA ESPONENTI DELLA SOCIETÀ CIVILE;
Giuseppe Falcomatà

A REGGIO, FALCOMATÀ VERSO LA VITTORIA
SALVO UN COLPO DI CORAGGIO DI MINICUCI

di SANTO STRATI – Reggio è una città divisa a metà. Facile ricavarlo e intuirlo dai risultati del primo turno delle Comunali: i tre punti di distacco di Falcomatà da Minicuci non indicano un fossato invalicabile, anzi potrebbero persino indurre a qualche ottimistica ripresa da parte del centro-destra. Ma non è così. Molti, tanti reggini hanno già deciso di riconfermare la fiducia al figlio di Italo, il sindaco della primavera reggina, di concedergli quel “secondo tempo” che Giuseppe Falcomatà ha chiesto con convinzione e con un po’ di spavalderia che lo ha sempre caratterizzato.

La controparte, l’avv. Antonio Minicuci, familiarmente chiamato da tutti Nino, sconta un peccato originale da cui è difficile mondarsi: per gran parte dei reggini è «l’uomo di Salvini», quindi votarlo significa aprire le porte, anzi spalancarle, a una Lega (non più Nord) ma per questo non meno insidiosa e pericolosa per tutto il Meridione, visti i principi ispiratori. In realtà, Minicuci ha tentato in tutti i modi di chiarire che la sua è stata una scelta fatta in nome di competenze e capacità (il sindaco di Genova Bucci – dove Minicuci era segretario generale del Comune – si è sperticato in elogi) e ha rivendicato la sua “non appartenenza” alla Lega. Conosce molto bene Salvini che lo apprezza tanto da averlo indicato, anzi imposto, agli alleati come «l’uomo giusto per Reggio», ma lui non si dichiara leghista, né tantomeno – dice – ha mai «preso la tessera del partito».

È stato facile, per Falcomatà – che ieri ha incassato un appello a suo favore di intellettuali e professionisti reggini, alcuni lontani da anni da Reggio, che chiamano alla mobilitazione contro la Lega – è stato un gioco da ragazzi cavalcare questo leit-motiv contro Minicuci.

E dire che, in genere, qualsiasi sfidante ha dalla sua il vantaggio di non avere nulla da farsi rimproverare, al contrario di chi ha amministrato – nel bene o nel male – una città. Ma è stato un vantaggio che Minicuci non ha saputo sfruttare e, onestamente, non sarebbero mancati gli argomenti su cui sfidare in un pubblico confronto (che a tutt’oggi non c’è mai stato) il sindaco uscente.

Falcomatà ha ereditato una città in pre-dissesto, questo bisogna riconoscerlo, e in diverse occasioni ha fatto miracoli per non dichiarare il crack, ma sono molte le cose che dovrebbe farsi perdonare, impegnandosi, prima ancora del voto finale del 4 e 5 ottobre – di portare a termine situazioni che richiedono spalle forti e capacità decisionale: l’aeroporto, il turismo, il lido comunale, i depuratori, il PalaGiustizia, senza dimenticare la piaga numero uno di Reggio, i rifiuti. Non basterà palleggiare le responsabilità di una città sporchissima al limite del rischio epidemia con la Regione o terzi corresponsabili, servono misure urgenti e radicali, di cui – per la verità – non si vede traccia nel programma. Poi dovrebbe, Falcomatà (ma anche Minicuci) presentare subito la squadra di governo che ciascuno ha in mente: lo abbiamo scritto qualche giorno fa, la Giunta che convincerà di più i reggini determinerà la vittoria di uno dei due sfidanti. E persino l’arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini ha ripreso l’argomento, senza voler dare indicazioni di natiura politica, riconoscendo la necessità per i cittadini di conoscere in anticipo i nomi della futura Giunta che ciascuno dei candidati ha in mente di formare, in modo da poter scegliere con obiettività e convinzione.

Ma nessuno dei due sfidanti pare disposto a cogliere tale appello. Sembra che la Giunta sia l’ultimo dei problemi, in questa cattivissima campagna elettorale dove si è visto di tutto, con prevalenza di scambio di insulti e contumelie tra i vari candidati, senza uno straccio di discussione sulle idee dell’una e dell’altra parte.

Quindi, a furor di popolo, Falcomatà riceverà il secondo mandato, vincendo facilmente su un centro-destra che, lo scorso dicembre, sembrava avere la vittoria a tavolino. Troppi errori di una coalizione che ancora non ha deciso cosa farà da grande, là dove – comunque vada – l’opposizione è il sale della democrazia e non una maledizione, come qualcuno incredibilmente arriva a pensare.

Falcomatà ha giocato da professionista le sue carte, con diverse mosse ad effetto e annunci forse troppo ottimistici sul dissesto che si allontana, ma non ha avuto dall’altra parte un avversario in grado di fronteggiarlo in modo adeguato.

L’uomo sbagliato nel posto sbagliato? Non è proprio così, Minicuci non è il diavolo, ma un uomo di apparato che conosce bene la macchina amministrativa e sa farla funzionare: è stato il metodo della sua candidatura che ha fatto saltare i nervi ai reggini, abituati a tutto e spesso indulgenti anche di fronte a gravi lacune di competenza e capacità, ma inesorabili a rifiutare imposizioni dall’alto. Figurarsi poi da Salvini.

Il Capitano, da quando ha mollato l’anno scorso in agosto il Governo gialloverde, a quanto pare continua a non azzeccarne una: ha deciso di “imporre” il suo candidato in una città che sconosce la Lega (alle comunali ha preso meno di Klaus Davi, appena il 4%) e che pur avendo molte simpatie a destra si è sparigliata sul personaggio.

Persino Cicico Cannizzaro, grande mago delle preferenze di Forza Italia non solo a Reggio ma in buona parte della Regione, in un primo tempo, si era schierato contro Minicuci, salvo poi a ritrattare tutto e farlo diventare – a un tratto – «l’uomo giusto per Reggio», con buona pace dei consiglieri comunali di Forza Italia che avevano annunciato il ritiro in caso di conferma della candidatura.

Ma Minicuci è un uomo della Lega? La domanda non è leziosa, perché – a sentire i sottovoce che circolano a Reggio –  avrebbe una via d’uscita da questa sconfitta imminente. Ma serve coraggio, tanto coraggio. Minicuci deve trovare la forza di dire a Salvini che la Lega a Reggio non esiste e difficilmente avrà progressi futuri, quindi occorre rinunciare a qualsiasi mira espansionistica a Sud, perché, comunque l’aria dello Stretto non fa per lui. E comunicargli – convintamente – che l’unica via di uscita da questa situazione sarebbe quella di proporre una Giunta con elementi esterni, provenienti dalla società civile. Tanto per fare nomi e cognomi: Angela Marcianò vicesindaco, Eduardo Lamberti Castronuovo assessore a Cultura e Legalità (incarico portato egregiamente a termine nella passata Amministrazione Provinciale), Klaus Davi assessore a Turismo e Reputazione. Tre personaggi in grado si sdoganarlo dalla Lega e liberarlo dall’immagine di “uomo di Salvini”. Tre personaggi apprezzati in città e garanzia di correttezza e legalità. Con il bagaglio di voti (escludendo Lamberti che non era candidato) sufficienti a garantire un’ampia vittoria.

Ma è un’ipotesi suggestiva, quanto irrealizzabile per una serie di motivi. La Marcianò ha scritto una lettera ai reggini per ringraziarli e rassicurarli che non accetterebbe mai di entrare in Giunta con Minicuci, per seguire il progetto politico Impegno per Reggio al quale intende dare seguito sulla scorta dei 13.165 voti ricevuti.

Rispettando al massimo le scelte della Marcianò, non si può non notare come questa – pur suggestiva – ipotesi in realtà sarebbe la legittimazione di “nuovo corso” per la città. La Marcianò sottovaluta il significato di un ruolo che avrebbe un grande rilievo proprio per la sue capacità e competenze. Senza contare che, accettando di fare il vicesindaco, avrebbe liberato un posto a una sua lista in Consiglio comunale soffocando i mugugni di candidati che si sono sentiti abbandonati dopo l’appello al voto disgiunto, personale e non di lista.

Sempre, nel campo della suggestioni, viene da pensare che con tre indipendenti in Giunta col cavolo viene fuori la trazione leghista di una qualsiasi amministrazione locale. A guadagnarne è semmai la città che recupera forze capaci e intelligenti per amministrare. E se Klaus Davi non escluderebbe questa via, il dott. Lamberti Castronuovo – convitato di pietra di queste elezioni – è rimasto a guardare, intuendo già che una mossa anti-Salvini, il mite Minicuci non la farebbe mai. Anche perché gli manca il coraggio di rompere con la Lega e di affrontare il fuoco (amico) degli alleati sulle scelte future della Giunta.

Bastano queste ragioni per far dormire sonni tranquilli a Falcomatà e fargli stravincere il ballottaggio. Con l’augurio che le promesse di questi giorni (non quelle della campagna elettorale) trovino realizzazione, con soddisfazione di quanti gli rinnoveranno la fiducia, ma anche per far pentire quanti gliela negheranno.

La città deve ripartire da zero: servono intelligenza, capacità e competenze. Le prime due Falcomatà ha mostrato di averle, per le competenze basta saper scegliere la squadra giusta ad amministrare una città difficile e piena di contraddizioni come Reggio. (s)