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Autonomia dofferenziata

Approvazione Dl autonomia, le reazioni

Il Nord esulta, il Sud trema. L’Autonomia non è più un’ombra ma una realtà concreta che rischia di «spaccare l’Italia».

Esulta il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, che parla dell’avvio di «un percorso per superare i divari che oggi esistono tra i territori e garantire a tutti i cittadini, e in ogni parte d’Italia, gli stessi diritti e lo stesso livello di servizi». Esulta il ministro Roberto Calderoli che parla di «giorno storico» per l’approvazione della sua rforma «necessaria per rinnovare e modernizzare l’Italia, nel segno dell’efficienza, dello sviluppo e della responsabilità».

Intanto, da Catanzaro è partita una mozione contro l’autonomia differenziata, a firma di Giulia Procopi e Nunzio Belcaro e sottoscritta dai loro colleghi Vincenzo Capellupo, Daniela Palaia, Antonio Barberio, Gregorio Buccolieri, Igea Caviano e Danilo Sergi è stata presentata al presidente dell’Assemblea cittadina, Gianmichele Bosco.

Con la mozione il Consiglio Comunale chiede al sindaco Nicola Fiorita, attraverso l’approvazione della delibera, di trasmettere ufficialmente al Governo Nazionale e al Governo Regionale, la mozione stessa che afferma la netta contrarietà ad azioni politiche che mirino a costituire l’autonomia differenziata. L’Assise chiede, inoltre, al primo cittadino di continuare a farsi promotore in tutte le sedi opportune e di intraprendere ogni iniziativa utile a sostegno della posizione politica contraria al d.d.l. Calderoli. Il documento, infine, chiude deliberando il ritiro della bozza del Ddl Calderoli, il calcolo ed il finanziamento dei Lep, il superamento della Spesa Storica, la ridefinizione del fondo perequativo per i Comuni.

«La mozione è un atto politicamente doveroso – commentano i consiglieri – perché scongiurare la definitiva frantumazione del Paese è una battaglia che va combattuta a tutti i livelli istituzionali. Ma è anche un’occasione utile a far venire allo scoperto, una volta per tutte, chi ha davvero a cuore le sorti del Mezzogiorno e chi invece no». 

«È l’occasione per i colleghi del centrodestra di dire, in questo caso e senza infingiment – continuano – se stanno dalla parte della Calabria o dalla parte della Lombardia. Noi non intendiamo muovere guerra a nessuno. Vogliamo piuttosto che il Paese cresca nell’unità e nel giusto equilibrio tra le diverse aree che lo compongono. Non vediamo nemici nei nostri connazionali delle altre regioni, vediamo avversari da battere in coloro che non tengono in alcun conto l’unità, l’equilibrio e anche la giustizia».

Tornando alla mozione, i firmatari scrivono che il Consiglio Comunale «vede con grande preoccupazione la discussione avanzata sulla bozza di una legge di attuazione dell’autonomia differenziata regionale che porta la firma del senatore Calderoli. Riguardo al procedimento di approvazione delle intese regionali, la bozza non fa alcun cenno alla possibilità da parte del Parlamento di entrare nel merito, relegandolo al solo ruolo di ratifica, senza possibilità di emendamenti». 

«Il Parlamento di fatto – si legge – verrebbe imbavagliato e l’autonomia differenziata resterebbe quindi un affare privato tra regioni e governo. Dal punto di vista finanziario (art.3), resta il criterio della spesa storica, salvo alcune materie, per cui si fa riferimento alla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), da attuare entro tempi stabiliti. In questo modo le regioni meridionali vedrebbero mantenuto e non corretto il loro divario dalle Regioni del Nord, che, come certifica il rapporto Svimez, continua ad aumentare».

La mozione presentata al presidente Bosco si dilunga in una rappresentazione assai dettagliata del quadro normativo. 

«Rilevato che l’applicazione dei fabbisogni standard all’ammontare della Spesa Storica dà origine alla Spesa Standard – si legge – confrontare la Spesa Storica con quella Standard, che riflette i fabbisogni, è importante al fine di capire la stortura ingenerata nella redistribuzione di risorse tra enti diversi per caratteristiche territoriali e socio-economiche. 

Se la Spesa Storica è superiore alla Spesa Standard, per lo Stato significa che la spesa sostenuta da un comune è maggiore di quanto stimato in base alle caratteristiche della popolazione. Se la Spesa Storica è inferiore alla Spesa Standard, ciò può significare o una maggiore efficienza gestionale o una mancanza di risorse necessarie a garantire un livello di servizi adeguato».

A tal proposito, i sottoscrittori della mozione rilevano che «nella stragrande maggioranza dei comuni, soprattutto al Sud, la Spesa Standard è superiore alla Spesa Storica. Ma questo avviene non per mancanza di capacità amministrative in quanto diversi sono i comuni che resistono, con mille difficoltà, allo spettro del dissesto o del pre-dissesto, bensì per assenza di risorse venute meno nel corso del tempo a causa della sperequazione di risorse avversa agli enti del Sud, per i motivi sopracitati». 

«Quando lo Stato decise, tramite i decreti Stammati, di standardizzare la spesa pubblica, i comuni del Nord partivano avvantaggiati in quanto la spesa dedicata a questi ultimi era stata maggiore, unitamente alle migliori condizioni socio-economiche». 

«Il questionario Sose è evidente – si legge ancora – come non determini in alcun modo una corretta individuazione delle esigenze dei comuni, arrivando al paradosso ormai noto degli “asili 0”, ovvero un comune che nel questionario evidenzia di non avere asili nido, per mancanza di risorse, riceverà zero Euro di finanziamenti per quel settore, come se non nascessero bambini». 

«Il paradigma di questo impianto – viene evidenziato – è chiaramente improntato sul fatto che laddove vi è un più alto Prodotto Interno Lordo, vi è più ricchezza e quindi maggiore prelievo fiscale locale, dunque vi sarà più spesa pubblica e trasferimenti statali. Un impianto chiaramente discriminatorio verso i territori che registrano storici ritardi strutturali ed economici come il Sud. Un impianto che, con il suo prolungamento sistemico, decreterebbe la fine dell’unità sostanziale della Repubblica».

«Alla luce di quanto descritto – si legge ancora nella mozione – il Paese ed il Sud versano in una condizione precaria che verrebbe ulteriormente aggravata se la proposta del Ministro Calderoli, il ddl sull’Autonomia Differenziata, diventasse legge. Il disegno di autonomia immaginato dalla Lega è una proposta del tutto iniqua e che lede ulteriormente il patto di solidarietà sancito dalla nostra Costituzione in tema di coesione territoriale, in quanto aumenterebbe le frammentazioni nel tessuto sociale le disuguaglianze tra cittadini e tra territori. Con l’attuazione, infatti, di tale provvedimento le regioni ricche del Nord potranno trattenere fino a nove decimi del proprio gettito fiscale per spenderlo nei propri territori, nel mentre ulteriori competenze in 23 materie importanti, finora esclusive dello Stato, saranno cedute alle Regioni stesse. Una tragedia nella quale le classi politiche e dirigenti verrebbero spinte ad arraffare qualcosa per il proprio elettorato e per gl’interessi di parte, distruggendo definitivamente il patto di unità nazionale. È impensabile che materie come l’istruzione, le quali rappresentano le fondamenta dell’unità del Paese, siano di competenza regionale». 

«Oggi, come nel periodo dei pre-accordi firmati dal Governo Gentiloni – si legge ancora – l’Autonomia Differenziata regionale viene rivendicata dalle regioni del Nord come se la situazione della Lombardia e del Paese fosse la stessa prima dell’avvento della crisi, senza pensare alle possibili conseguenze».

«Le richieste di ulteriori funzioni e competenze non risultano, di fatto, motivate da differenze regionali significative o specificità culturali, territoriali e linguistiche ma, com’è noto negli atti e nelle dichiarazioni ufficiali, da una presunta capacità del governo regionale di fare meglio e prima di quello nazionale, alimentando una conflittualità tra le Istituzioni del tutto infondata perché incapace di rispondere ai bisogni reali di tutti i cittadini e perché non affronta il tema dei divari, delle disuguaglianze e delle inique redistribuzioni di risorse tra regioni del Nord e regioni del Sud». 

«L’Agenzia per la coesione territoriale – viene ricordato – ha recentemente pubblicato un report nel quale viene esplicitato come nel 2023 continuino ad aumentare i divari tra nord e sud del Paese. Secondo l’Agenzia, infatti, la spesa pubblica pro-capite in Italia oscilla tra le 16mila e le 19mila euro tra Veneto, Lombardia e Piemonte, a fronte delle 13mila e 700 della Campania, le 14mila della Sicilia e le 15mila della Calabria. Cifre, queste, destinate a politiche sociali, istruzione, sanità, infrastrutture, amministrazioni, gestione dell’acqua, beni culturali e ambiente. Servizi essenziali che rendono ben chiara la drammaticità dello scenario attuale, rispetto al quale il Ddl Calderoli rappresenterebbe il colpo di grazia».

I consiglieri sottoscrittori chiudono la mozione riaffermando alcuni principi che definiscono fondamentali.

Gli articoli 116 e 117 della Costituzione, scrivono, devono essere interpretati sulla base dell’art.5 della stessa che, nel riaffermare l’unità indivisibile della Repubblica, pone le basi per un Regionalismo solidale e non competitivo. Inoltre, l’uso delle risorse del PNRR deve essere costantemente monitorato affinché siano prioritariamente indirizzate a risolvere il divario di infrastrutture sociali ed economiche tra Nord-Centro e Sud del paese. E ancora, i livelli di prestazione dei servizi devono essere uniformi e universali e non semplicemente essenziali per tutto il territorio della Repubblica e devono essere adeguatamente finanziati.

Il Parlamento, in quanto titolare del potere legislativo, deve essere pienamente investito della discussione sulle materie delegabili alle Regioni annullando l’iter pattizio Stato–Regioni. Si deve stabilire una clausola di supremazia della legge statale per la tutela dell’interesse nazionale.

La vicesindaca di Catanzaro, Giusi Iemma, ha ribadito la necessità di «alzare i decibel della discussione politica sul territorio per scongiurare il rischio che la Calabria, come le altre regioni del Sud, finisca per essere ulteriormente penalizzata rispetto a quanto già consumatosi negli ultimi decenni».

«In tal senso – ha proseguito –, il mancato coinvolgimento, in questa fase preliminare, della Conferenza delle Regioni ha costituito un ulteriore motivo di preoccupazione».

«Concedere maggiori autonomie su materie fondamentali come la scuola e la sanità – ha spiegato ancora – su cui si gioca la tutela dei diritti sociali, rappresenta un disegno molto pericoloso in assenza di un quadro normativo ben preciso che rappresenti una sorta di “clausola di salvaguardia” contro il rischio di gravi disuguaglianze e sperequazioni tra Nord e Sud Italia».

«La determinazione dei livelli dei servizi da garantire a tutti e la distribuzione equa delle competenze non possono essere definiti a colpi di Dpcm e, su questo argomento – ha detto ancora la vicesindaca – non possono nemmeno essere tollerabili delle forzature nei tempi e nei metodi per evidenti scadenze elettorali». 

«L’autonomia differenziata – ha evidenziato – rappresenta una rivoluzione che rischia di sconvolgere, a cascata, la vita e la sostenibilità anche dei Comuni e degli enti locali, che potrebbero trovarsi a fronteggiare ulteriori problemi finanziari in un quadro così incerto per le regioni del Mezzogiorno».

«Da dirigente politico e amministratore – ha concluso – non posso che condividere, dunque, la preoccupazione già espressa a più alti livelli istituzionali e sollecitare la necessità di mettere in campo tutte le adeguate iniziative a tutela dei cittadini calabresi, in vista dei prossimi passaggi verso l’attuazione della riforma». 

«Con l’approvazione in Consiglio dei Ministri del ddl sull’autonomia differenziata si corre il rischio di minare dalle fondamenta l’unità e la coesione nazionale», ha dichiarato Pierpaolo Bombardieri, segretario nazionale di Uil all’Adnkronos.

«Il Governo – ha ribadito –non spacchi in due il Paese. Prima di parlare di autonomia differenziata bisogna garantire su tutto il territorio nazionale gli stessi diritti e le stesse condizioni di vita».

«È essenziale – ha ribadito –assicurare il passaggio dalla spesa storica ai costi standard e prevedere un sistema di perequazione tra territori, basato sulla capacità fiscale per  abitante. Peraltro, ci vogliono tante risorse, proprio ciò che il  Governo non prevede, ma le riforme a costo zero o sono zoppe o  penalizzano qualcuno: in questo caso, il Mezzogiorno d’Italia».

Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha detto a margine del congresso della Cgil Roma e Lamezio, che il ddl Calderoli «è sbagliato e va contro il Paese».

Un Paese che per Landini «è già diviso, ha già troppe disuguaglianze. Non è quello di cui ha bisogno».

Luigi Sbarra, segretario nazionale di Cisl, ha detto: «attendiamo di conoscere i contenuti definitivi del disegno di legge sull’autonomia differenziata per effettuare una valutazione compiuta. La Cisl non ha posizioni pregiudiziali: una riforma solidale, ben concertata, può aiutare ad elevare efficienza ed efficacia dei servizi, responsabilizzando gli amministratori locali e semplificando tante procedure. Dovrà però rafforzare e non indebolire l’unità e la coesione nazionale».

«Bisognerà partire – ha evidenziato – dalla definizione condivisa dei livelli essenziali delle prestazioni e dei relativi fabbisogni e costi standard, connessi a diritti di cittadinanza che lo Stato deve garantire in modo uniforme sull’ intero territorio nazionale. Altrettanto importante è assicurare adeguate forme di perequazione per i territori con minore capacità fiscale, a partire dal Mezzogiorno e dalle aree interne del Paese».

«Riteniamo, poi – ha proseguito – che una riforma di tale importanza debba essere progettata ed attuata con il pieno coinvolgimento del Parlamento, del sistema della Autonomie locali e delle Parti Sociali».

«Chiediamo al Governo – ha concluso – di aprire un confronto che assicuri la più ampia partecipazione ai processi decisionali».

Sull’autonomia è intervenuto, anche, il ministro della Salute, Orazio Schillaci: «Io credo che per la salute – riporta l’Ansa – sia necessario che le Regioni siano in qualche modo guidate dal Ministero della Salute», ha detto a margine del convegno promosso dalla associazione di oncologia medica Aiom.

«Credo che il Ministero – ha continuato – debba avere comunque non solo un potere di indirizzo e distribuzione dei fondi ma deve anche sostenere un meccanismo virtuoso insieme alle Regioni per capire chi lavora meglio e aiutare chi è in difficolta o non riesce a lavorare così bene».

«Già dal 2001 – ha proseguito il ministro – gran parte della sanità è affidata alle Regioni. Delle differenze ci sono già adesso e bisogna analizzare bene tutto il sistema sanitario nazionale, però già attualmente c’è una grossa autonomia se si considera che l’80% delle spese dei bilanci di una Regione sta proprio sulla sanità. Da ciò si capisce quanto sia importante il peso delle Regioni, ma io credo che il ministero debba comunque avere un ruolo di indirizzo». 

«Il ministero – ha aggiunto Schillaci – deve dunque lavorare con le Regioni perché i gap che ci sono tra regione e regione addirittura sull’attesa di vita sono completamente inaccettabili in una nazione moderna come la nostra. Per la salute è necessario cioè che le Regioni siano in qualche modo guidate dal Ministero».

La consigliera regionale Amalia Bruni ha definito l’approvazione del disegno di legge sull’autonomia differenziata «un pugno in pieno volto» per il Mezzogiorno.

«Lo abbiamo detto subito e – ha proseguito – nonostante i timidi tentativi di correggere in corso d’opera una proposta nata male e continuata peggio, si è licenziato un testo inaccettabile, non solo per il Mezzogiorno, ma per tre quarti del Paese». «Assistiamo a una eccessiva frammentazione delle competenze quando, invece – ha continuato – dovremmo essere pronti ad agire a livello globale. Da oggi possiamo dire che l’Italia è divisa in due tronconi, quello ricco delle regioni del Nord che riceveranno i maggiori benefici e quello del Sud che soffrirà ancora di più del gap destinato ad aumentare col resto del Paese, con la Calabria che rischia di sganciarsi definitivamente dal vagone Paese, restando ultima tra gli ultimi. Non possiamo consentire a nessuno che la sanità pubblica venga smantellata, così come la scuola statale».

«Ora la discussione si sposterà nella Conferenza Stato/Regioni – ha spiegato – che per correttezza avrebbe dovuto essere interpellata prima di approvare il disegno di legge ma hanno voluto fare in fretta perché la settimana prossima si vota in Lombardia. Hanno voluto piegare, in questo modo, a interessi elettorali, una discussione straordinariamente importante per tutto il nostro Paese». 

«Noi – ha conclusoBruni – non possiamo arrenderci a questo scempio costituzionale, chiedo al presidente Occhiuto la convocazione immediata di un Consiglio regionale con unico punto all’ordine del giorno, la discussione su questa legge, tutti i gruppi e i consiglieri devono avere la possibilità di esprimersi mettendo a verbale ogni posizione su una questione che stravolgerà il futuro, purtroppo in peggio, delle future generazioni. E noi non possiamo restare a guardare senza fare niente».

Il deputato della Lega, Domenico Furgiuele, ha dichiarato all’Adnkronos che «con l’autonomia  differenziata approvata in Consiglio dei ministri si offre un’occasione storica di sviluppo per il Sud».

«I Lep, livelli essenziali delle prestazioni, saranno una garanzia dei servizi per i cittadini – ha continuato -, con l’individuazione di costi e fabbisogni standard si supererà finalmente la spesa storica e le risorse rimarranno invariate senza rischi di sperequazioni. Tutto quello che è in discontinuità con il sistema che ha portato la sanità al collasso nella nostra regione non può che essere un sistema migliore».

«Non bisogna avere paura di cambiare: autonomia è taglio di sprechi, responsabilità e meritocrazia. Sono certo che la nostra amata Calabria ne trarrà un enorme beneficio. Chi critica questa riforma non ha letto con attenzione il testo». (rrm)