Tis, Succurro (Anci): «Ora un nuovo percorso e garanzie per i Comuni in dissesto»

«Si è chiusa, oggi, la piattaforma regionale dedicata alla manifestazione d’interesse per l’assunzione dei tirocinanti di inclusione sociale della Calabria». È quanto ha detto la presidente di Anci Calabria, Rosaria Succurro, sottolineando come sia «un passaggio importante di un percorso che come Anci Calabria rivendichiamo con forza, nella consapevolezza di avere sempre agito con spirito unitario e costruttivo, lontani da logiche partitiche e da ogni forma di strumentalizzazione politica. Abbiamo lavorato per l’interesse dei Comuni e, soprattutto, per quello di migliaia di lavoratori calabresi coinvolti in questi percorsi». 

«È chiaro – ha proseguito Succurro – che sussistono alcune criticità, a partire dalle comprensibili perplessità dei Comuni in dissesto o predissesto, che attendono giustamente garanzie adeguate. Per questo motivo, adesso che la prima fase si è chiusa , si apre un nuovo cammino, che deve vedere coinvolti tutti gli attori istituzionali e sociali». 

L’Anci Calabria ha annunciato, dunque, nuove iniziative per accompagnare la prossima fase, quella del reclutamento. 

«Chiederemo subito alla Regione Calabria – ha spiegato Succurro – l’apertura di nuovi tavoli di confronto con la Regione, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali e dei Centri per l’impiego, che saranno chiamati a gestire le procedure di selezione. In quelle sedi, torneremo a sollecitare tutte le garanzie necessarie per i Comuni che versano in condizioni economico-finanziarie fragili». 

Il lavoro portato avanti finora ha già ottenuto, ricorda la presidente di Anci Calabria, l’impegno della Regione per uno stanziamento di 40mila euro a tirocinante, per un periodo di quattro anni.

«Ma non ci fermeremo qui. Come già detto nei giorni scorsi, continueremo – ha sottolineato Succurro – la nostra battaglia anche a livello nazionale, affinché nella prossima legge di Bilancio vengano aumentate le risorse storicizzate, da affiancare ai cinque milioni già disponibili. La stabilizzazione di questi lavoratori è un obiettivo concreto, condiviso e comune». 

Infine, anche nella sua veste di Presidente della Provincia di Cosenza, Rosaria Succurro annuncia per domani, mercoledì 18 giugno, un’assemblea con i sindaci del territorio provinciale. 

«Avremo – ha anticipato – un confronto utile per approfondire insieme le prospettive, le esigenze e le criticità dei nostri Comuni, in un’ottica di leale collaborazione istituzionale. È da qui che partiremo per proseguire il dialogo a livello regionale e sostenere insieme alla Regione Calabria un processo di stabilizzazione chiaro e serio». (rcz)

Siderno vuole ritrovare la bellezza del suo lungomare

di ARISTIDE BAVA – Quando si parla del lungomare di Siderno lAmarcord è inevitabile. In altri tempi è stato un prestigioso punto di riferimento sociale dellintera provincia reggina, secondo solo al lungomare di Reggio Calabria. Un luogo simbolo che richiamava, oltre a moltissimi cittadini di Siderno, un notevole numero di forestieri che arrivava da ogni centro della Calabria per ammirare una struttura decisamente allavanguardia che è riuscita ad aprire la strada a tante altre realizzazioni del genere anche se la sua bellezza è rimasta, per molto tempo irraggiungibile soprattutto per la sua conformazione e per la sua bellezza. Erano altri tempi. Gli anni hanno provocato alla struttura sidernese molte ferite e il lungo tempo trascorso dalla sua realizzazione non è servito neppure a cancellare alcune storture che gravitano, nella parte alta e che nessuno è riuscito a risanare anche se la parte che si affaccia sul mare rimane ancora di immensa bellezza. Ci sono ancora, però, alcune ferite provocate da anni dalle violente mareggiate che (almeno queste…) andrebbero sanate. Infatti, il lungomare di Siderno, alla vigilia della stagione estiva mostra ancora alcune di queste ferite. Questanno, però, sembra aprirsi la speranza che si possa finalmente intervenire. Alcune recinzioni che si notano lungo i suoi quasi due chilometri di percorso danno ad intendere che molto presto sarà reso fruibile al grande pubblico in una veste rinnovata. Almeno questa auspicano i cittadini sidernesi che nel lungomare non vedono solo un luogo di passeggio ma anche, e soprattutto, un simbolo della città, che aspetta di tornare nel suo antico fulgore. E non è un caso se il lungomare affonda le sue radici nella lungimiranza degli amministratori del dopoguerra, e in particolare nel sindaco” per eccellenza della città, quel Cosimo Iannopollo che ha amministrato Siderno per circa 30 anni. Proprio a lui, daltra parte, è stato intitolato il lungomare che dagli anni 50 in poi è diventato unarteria pulsante della città oltre che luogo di incontro e di vacanze turistiche per tanti forestieri. Un luogo iconico arricchito da alcune pregiate sculture del grande Maestro Giuseppe Correale che ideò anche il disegno delle foglie sulla ringhiera, che hanno dato un imput artistico allintero lungomare. Una struttura che, purtroppo, nel corso degli anni ha, poi subito parecchie ferite provocate da forti mareggiate che sinora si sono potute rimarginare solo a tratti accompagnati anche da necessari lavori di manutenzione. E sino allo scorso anno in molti, cittadini e forestieri, si chiedevano come mai, ancora, il lungomare di Siderno non fosse stato ripristinato in quei pezzi” che ancora lamentano ferite vecchie di quattro o cinque anni. E, per la verità, in molti si aspettano che questo sia lanno buono per mettere le toppe necessarie a questa struttura che appena un mese addietro è stata arricchita dal rinnovato spazio turistico” costituito dalla realizzazione della nuova Villa comunale che offre, adesso, un bel colpo docchio proprio ai cittadini che  frequentano  ( e sono in molti) il lungomare. Uno spazio che in tanti vogliono vedere tornare a splendere come reale simbolo della vitalità di Siderno e dellenorme potenziale che la città ha sempre dimostrato di avere, soprattutto per la capacità dei suoi cittadini che, in tempi passati. lhanno resa primario punto di riferimento anche economico e commerciale dellintera Locride. (ab)

Donatella Gimigliano riceve l’Oscar della Solidarietà

Prestigioso riconoscimento per la calabrese Donatella Gimigliano, presidente dell’Associazione Consorzio Umanitas e ideatrice del progetto Women for Women Against Violence – Camomilla Award, che ha ricevuto l’Oscar della Solidarietà.

Donatella Gimigliano è stata premiata per la Resilienza e per il valore sociale, culturale e civile del progetto Women for Women Against Violenceformat unico nel suo genere che da dieci anni dà voce alle donne che affrontano due battaglie esistenziali: il tumore al seno e la violenza di genere. Un progetto che è diventato anche programma televisivo, trasmesso da cinque anni sulle reti Rai, e che rappresenta una testimonianza viva di empowerment femminile, prevenzione e rinascita.

La consegna è avvenuta nel corso della serata-evento organizzata dalla Fondazione Prometeus ETS, realtà d’eccellenza impegnata da oltre vent’anni nella formazione e nella ricerca oncologica, sotto la guida del prof. Lucio Fortunato, luminare della senologia italiana. L’evento, ospitato nella suggestiva cornice dell’Università degli Studi Link di Roma, è stato condotto dall’attrice Giglia Marra, con la partecipazione straordinaria di Federico Zampaglionefrontman dei Tiromancino, e della madrina della serata Ilaria D’Amico. Una serata vibrante di umanità e testimonianze vere, culminata nella consegna degli Oscar a personalità che si sono distinte per il loro impegno umano, artistico e sociale.

«Da paziente oncologica impegnata al fianco di altre donne ferite nel corpo o nell’anima – ha dichiarato commossa Gimigliano –, questo riconoscimento ha per me un significato profondo».

«È un onore riceverlo da personalità che stimo immensamente – ha aggiunto – come il prof. Lucio Fortunato e Giusy Giambertone, fondatrice di Tricostarc, prima in Italia ad aver creato il progetto della “Banca della Parrucca” per le pazienti oncologiche».

Il conferimento dell’Oscar a Donatella Gimigliano testimonia la convergenza tra due realtà – Prometeus e Women for Women Against Violence – che mettono al centro la cura, la prevenzione e il valore umano dell’ascolto e della narrazione condivisa.

Le altre figure straordinarie celebrate durante l’emozionante serata, Ilaria D’Amico ha ricevuto l’Oscar per l’Amicizia, Claudia Troisi e Federico Zampaglione sono stati premiati per Colonna Sonora e la Canzone, mentre Silvio David e Ornella Cresta per Regia e Grafica. Per il giornalismo e l’impegno civile, riconoscimenti a Federica Angeli (Coraggio), Emanuela Garulli (Informazione) e a Simona Decina (Inviata speciale). L’Oscar per la Navigazione è andato alla Barca Mediterranea, simbolo di impegno e umanità. Marco Anellino è stato insignito per la Donazione alla Ricerca, e Silvia Scicolone per la Musica. (rrm)

L’arte orafa di Michele Affidato al servizio del sociale

Quando la bellezza si intreccia con l’impegno sociale, nascono esperienze che lasciano un segno profondo. È in questo spirito che il maestro orafo Michele Affidato ha partecipato, con le sue creazioni, all’evento conclusivo del progetto “Filo dopo filo: cucire il futuro”, svoltosi presso il Teatro Vittoria della Casa circondariale “Rosetta Sisca” di Castrovillari.

L’iniziativa, promossa dall’Associazione Jole Santelli, in collaborazione con il Direttore dell’Istituto Dott. Giuseppe Carrà e lo stilista Claudio Greco, ha restituito dignità, speranza e una concreta prospettiva di futuro a 25 donne in detenzione. Le preziose creazioni del maestro orafo della collezione “L’evoluzione del gioiello dall’antica Magna Grecia ai nostri giorni”, hanno arricchito la sfilata, che ha visto protagoniste modelle professioniste e detenute insieme, in un dialogo visivo e umano di straordinaria forza. 

La presenza di Affidato all’interno del progetto non è casuale: è, infatti, frutto di un rapporto profondo di amicizia e stima che lo legava a Jole Santelli, donna coraggiosa e visionaria. Il legame con la famiglia Santelli, oggi portato avanti attraverso l’Associazione che ne custodisce l’eredità umana e politica, si è consolidato nel tempo grazie a valori comuni e a un sentire condiviso: creare bellezza dove sembra esserci solo emarginazione, generare riscatto dove spesso resta solo il giudizio.

Nel corso degli anni, l’orafo calabrese ha dato vita a numerosi progetti benefici, collaborando con realtà come Unicef, di cui è Ambasciatore nazionale, associazioni antiviolenza, enti carcerari e missioni umanitarie, con l’obiettivo di trasformare la sua arte in veicolo di speranza e riscatto.

Il maestro orafo ha, inoltre, collaborato in numerose iniziative, sia culturali che di solidarietà, portando la sua arte all’interno di progetti scolastici, incontri istituzionali, attività di beneficenza e manifestazioni in difesa dei diritti umani. La sfilata di Castrovillari si è chiusa con un gesto simbolico potente: le detenute, sfilando con una candela accesa sul palmo della mano, hanno illuminato il buio del pregiudizio con la luce della dignità riconquistata. Un’immagine che si sposa perfettamente con la visione di Affidato, per il quale ogni gioiello è una scintilla di bellezza che nasce dal cuore e si fa segno di un nuovo inizio.

Ospiti dell’evento Wanda Ferro, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, e le più alte cariche civili e militari del territorio.

«Jole è stata una donna che ha creduto nella bellezza come strumento di riscatto e rinascita  – ha affermato Michele Affidato –. Oggi ritrovarla idealmente in un progetto che porta il suo nome è un modo per tenere vivo il suo spirito, fatto di empatia, determinazione e visione».

«Portare i miei gioielli in un luogo come questo, dove ogni gesto e ogni abito raccontano una storia di rinascita, è stata un’emozione intensa – ha aggiunto il maestro orafo – La bellezza può essere anche un mezzo per riconciliarsi con la propria umanità». (rcs)

Tis, Bevacqua e Iacucci (PD): Prorogare di almeno 20 giorni la chiusura della piattaforma Tis

«Prorogare di almeno 20 giorni la chiusura della piattaforma Tis e convocare immediatamente un tavolo tecnico con tutti i soggetti coinvolti – Regione, sindaci, consiglieri regionali, Anci e sindacati – per definire un percorso condiviso, serio e praticabile». È quanto hanno chiesto i consiglieri regionali del PD, Mimmo BevacquaFranco Iacucci, a margine della riunione convocata dal sindaco di Cosenza alla quale erano stati invitati i consiglieri regionali della provincia.

«La stabilizzazione dei Tirocinanti di inclusione sociale è un obiettivo da perseguire e da noi condiviso, ma non può avvenire in un quadro confusionario che finisce per scaricare sulle spalle dei Comuni le responsabilità e gli oneri economici per gli anni a venire», hanno sottolineato i dem, spiegando come «nel corso dell’incontro sono emerse con forza le preoccupazioni dei sindaci, che si trovano a gestire una manifestazione di interesse avviata dalla Regione Calabria in assenza di un confronto preventivo con i territori e senza una cornice chiara dal punto di vista finanziario e giuridico».

«I Comuni, molti dei quali in stato di dissesto o pre-dissesto – hanno spiegato ancora – rischiano di trovarsi da soli a gestire una procedura complessa, costosa e potenzialmente fonte di contenziosi».

Secondo i due esponenti del gruppo Pd, «l’attuale procedura presenta numerose criticità, senza alcuna certezza sulla durata dei finanziamenti, né sulle modalità di reclutamento. Ancora più grave è che rimanga irrisolta la questione delle risorse storicizzate, imprescindibile per una stabilizzazione che possa dare certezze ai lavoratori e sia sostenibile per i Comuni».

L’OPINIONE / Mario Nasone e Claudio Venditti: Psicologo a scuola, per riuscita progetto potenziare lavoro di rete

di MARIO NASONE E CLAUDIO VENDITTILa Calabria si distingue come prima regione in Italia a investire nella presenza stabile dello psicologo scolastico nelle scuole. Un provvedimento che merita apprezzamento, poiché risponde a una richiesta forte e chiara avanzata negli anni dal mondo della scuola, dagli stessi studenti calabresi e dalle associazioni educative.

L’iniziativa nasce da un impegno assunto in campagna elettorale dal presidente Roberto Occhiuto, che aveva raccolto le istanze della rete delle associazioni giovanili. Oggi, con l’elaborazione del piano da parte della Regione, dell’Ufficio Scolastico Regionale e dell’Ordine degli Psicologi, si compie un primo passo concreto per dotare le scuole di questa figura essenziale, che fungerà da ponte tra scuola, famiglia e territorio, contribuendo a creare vere e proprie comunità educanti.

Questo provvedimento si affianca alla recente Legge Regionale che istituisce le Unità di Pedagogia Scolastica, permettendo agli istituti calabresi di avvalersi anche del supporto di pedagogisti ed educatori socio-pedagogici, figure fondamentali per garantire inclusione e pari opportunità a tutti gli studenti.

Proposte per rafforzare la sperimentazione

Pur riconoscendo il valore del provvedimento, il Centro Agape e il Forum Famiglie Calabria ritengono che, per garantire la riuscita della sperimentazione, sia necessario potenziare il lavoro di rete. Proponiamo quindi l’attivazione, nelle cinque Asp calabresi, di gruppi di lavoro che coinvolgano: Scuola, Asp, Tribunale dei Minorenni , Associazioni familiari, Terzo settore.

L’obiettivo è costruire alleanze educative efficaci per dare risposte concrete ai bisogni dei minori, coinvolgendo attivamente le famiglie, che restano un pilastro imprescindibile per un’educazione di qualità.

Limitazioni da affrontare e prospettive future

43 psicologi per oltre 280 scuole rischiano di non essere sufficienti a coprire i reali fabbisogni educativi.  Senza un coordinamento strutturato, vi è il rischio che diventino semplici parafulmini del disagio giovanile, in un’ottica ancora emergenziale.

Dopo il primo anno di sperimentazione, sarà fondamentale una valutazione approfondita per garantire continuità e migliorare l’efficacia del progetto.  Serve un piano nazionale del Governo affinché questa iniziativa non rimanga un intervento a termine, ma si trasformi in una riforma strutturale per il benessere degli studenti.

Urgenza di una rete di neuropsichiatria infantile

Un altro punto cruciale riguarda l’attivazione della rete regionale di neuropsichiatria infantile, indispensabile per garantire assistenza ai minori con patologie psichiatriche. Nonostante l’impegno del presidente Occhiuto e della rete Comunità Competente, ad oggi i posti letto promessi nelle aziende ospedaliere non sono stati attivati, così come le tre comunità sociosanitarie previste per la fase della riabilitazione. Non possiamo accettare che le famiglie calabresi continuino a essere costrette ai “viaggi della speranza” per ottenere in altre regioni risposte ai diritti sul benessere mentale. 

È necessario un intervento immediato per garantire assistenza, continuità e risorse adeguate, affinché questi provvedimenti non siano solo sperimentali, ma segnino un cambio di passo duraturo nella scuola calabrese e nel sostegno ai minori. (ms e cv)

[Mario Nasone e Claudio Venditti sono rispettivamente presidente del Centro Comunitario Agape e presidente del Forum Famiglia Calabria]

PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: Naspi 2025, istruzioni per precari della scuola

di UGO BIANCOPer migliaia di lavoratori precari della scuola il 30 giugno segna la conclusione naturale del contratto di lavoro. Come accade ogni anno, molti di loro dovranno presentare domanda per la NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), l’indennità mensile erogata dall’Inps in caso di disoccupazione involontaria. Introdotta dal decreto legislativo n. 22 del 4 marzo 2015, questa misura ha subito nel tempo diversi aggiornamenti. L’ultima modifica è indicata dall’articolo 1 comma 171 della legge di Bilancio 2025, con cui si stabilisce che un lavoratore che si dimette o risolve consensualmente il proprio rapporto di lavoro e, nei 12 mesi successivi, viene assunto e licenziato senza aver accumulato almeno 13 settimane di contributi, non ha diritto all’indennità.

L’obiettivo è contrastare pratiche elusive in cui lavoratori e datori di lavoro simulano situazioni di disoccupazione involontaria. I dati dell’Istituto Previdenziale sulle comunicazioni obbligatorie evidenziano un aumento di cessazioni volontarie (che non danno diritto alla NASpI) seguite da brevi periodi di rioccupazione e successivo licenziamento, con il solo scopo di maturare i requisiti per l’indennità. Con lo stesso spirito restrittivo, il Collegato Lavoro (legge 203/2024) ha introdotto una stretta sulle dimissioni per fatti concludenti. Se un lavoratore si assenta ingiustificatamente oltre i limiti previsti dal contratto (o oltre i 15 giorni se il contratto non specifica una soglia massima), il rapporto di lavoro sarà considerato risolto a suo carico, con conseguente esclusione dalla prestazione economica. Per comprendere l’impatto delle nuove restrizioni è utile ricordare quali sono i requisiti standard per accedervi. A tal proposito, si segnala che il 5 giugno 2025 l’INPS ha pubblicato la circolare n. 98, con la quale ha fornito le istruzioni amministrative relative alle novità legislative. 

Chi può accedere alla prestazione economica? Per poter beneficiare dell’indennità, è necessario appartenere a una delle seguenti categorie lavorative: Dipendenti provato con contratto di lavoro subordinato; Dipendenti a tempo determinato della pubblica amministrazione; Apprendisti; Soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato; Personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; Operai agricoli a tempo indeterminato dipendenti da cooperative e consorzi agricoli.

Chi è escluso?  Non possono beneficiare dell’indennità: Dipendenti delle pubbliche amministrazioni a tempo indeterminato; Operai agricoli con contratto a tempo determinato; Lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale; Lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento; Lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità;

Condizioni particolari:  possono richiedere la NASpI lavoratrici madri che abbiano presentato dimissioni per giusta causa durante il periodo di maternità (entro un anno dalla nascita del bambino) e i lavoratori licenziati per motivi disciplinari; nel caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, il trattamento è riconosciuto attraverso una procedura di conciliazione presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro; il dipendente che rifiuta un trasferimento oltre i 50 km dalla residenza o con un tempo di percorrenza superiore a 80 minuti con i mezzi pubblici ha diritto all’indennità.

Quali sono i requisiti contributivi? Il lavoratore che richiede la NASpI deve soddisfare due requisiti aggiuntivi: Essere effettivamente disoccupato, cioè non svolgere alcuna attività lavorativa, nemmeno in modo occasionale (secondo quanto stabilito dall’art. 1, comma 2, lettera c, del D.Lgs. 21 aprile 2000, n. 181); Aver versato almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti l’inizio della disoccupazione. Il requisito delle 30 giornate di lavoro nei 12 mesi che precedono la disoccupazione non è più richiesto per gli eventi successivi al 1° gennaio 2022.

Qual è la durata? L’indennità viene erogata mensilmente per un periodo pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, con un massimo di 24 mesi. Nel calcolo della durata, non vengono considerati i periodi contributivi che hanno già dato diritto ad altre prestazioni di disoccupazione.

Quanto spetta? L’importo mensile è determinato come segue: Se la retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni è pari o inferiore a un importo stabilito dalla legge (rivalutato annualmente in base all’indice Istat), l’indennità corrisponde al 75% di tale retribuzione; Se la retribuzione media mensile è superiore a questo importo, l’indennità è pari al 75% dell’importo stabilito, più il 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e l’importo stesso.

Tuttavia, l’importo dell’indennità non può superare il limite massimo stabilito annualmente dalla legge, per il 2025, il limite è di 1.562,82 euro (Circ. Inps 25 del 29 gennaio 2025). Inoltre, la NASpI si riduce del 3% ogni mese a partire dal sesto mese di fruizione. Se il beneficiario ha più di 55 anni alla data di presentazione della domanda, la riduzione inizia dall’ottavo mese.

Da quando decorre? La NASpI spetta a partire da: Dall’ottavo giorno, se la domanda è inviata all’istituto previdenziale in uno dei primi otto dalla cessazione del contratto di lavoro.  Se la domanda è presentata dopo l’ottavo giorno, l’indennità decorre dal giorno successivo alla presentazione;

Quando va presentata la domanda? I lavoratori aventi diritto devono presentare la domanda all’INPS, esclusivamente online o tramite Istituti di Patronato, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro, pena la decadenza. (ub)

[Ugo Bianco è presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Calabria]

A conversazione con Vincenzo “Evocante” Greco su musica e assoluto

di BRUNELLA GIACOBBEEsistono artisti che suonano, altri che cantano, altri che scrivono libri,  altri ancora che facendo ciò portano avanti un racconto per immagini. E c’è chi fa questo tutto insieme e forse non gradisce nemmeno essere chiamato artista, ma lo è a tutti gli effetti.

Evocante, all’anagrafe Vincenzo Greco, è un artista in questo senso.  Capace di sfumare il confine tra vita e arte, tra ciò che è conosciuto e il mistero, le opere di Evocante – siano esse musica, testi da leggere o video – ci portano altrove e contemporaneamente nel profondo di noi stessi, con coraggio, grazia ed umiltà.

Prima di addentrarci nel dialogo a cuore aperto che è questa intervista, raccontiamo un po’ di lui attraverso la sua biografia ufficiale: nato a Vibo Valentia e romano d’adozione, è nato artisticamente negli ultimi anni di attività del Folkstudio. Polistrumentista, ha poi fatto molta musica esclusivamente dal vivo, spesso con l’ausilio di filmati da lui stesso girati, nella forma del “videomusiracconto” (Solo cose belle del 2013, LiberAzione del 2015).

Nel 2018 ha pubblicato il docufilm, di cui è autore anche della colonna sonora, E ncificimu a facci tanta – Una reazione Vibonese, dedicato alla reazione sociale e sportiva dovuta a una ingiustizia politico-calcistica subita dalla squadra di calcio della sua città di nascita (Vibo Valentia). Dal 2022 ha deciso di pubblicare in forma ufficiale le sue canzoni. Del 2022, infatti, è il primo album pubblicato di questi tempi di cui è in corso un remix; nel 2023 ha pubblicato l’album Fino a tardi. Viaggi sonori con Battiato, uscito contemporaneamente a un libro da lui scritto per le edizioni Arcana intitolato Battiato. Una ricostruzione sistematica. Percorsi di ascolto consapevole. L’album contiene un percorso musicale di rielaborazioni di alcuni brani di Battiato, con preferenza per quelli meno noti, e si chiude con un brano originale strumentale in cui si richiamano le sonorità orchestrali/elettroniche tipiche del periodo sperimentale degli anni 70, tenendo conto di tutto quello che nel frattempo è accaduto musicalmente.

A seguito della pubblicazione di questo doppio progetto, Vincenzo Greco ha fatto un giro di “presentazioni del libro in forma di concerto” impostate in modo da alternare la parte colloquiale con il pubblico e una parte musicale suonata dal vivo. Questi incontri si sono svolti in molte città italiane (tra cui Firenze, Roma, Lecce, Catania, Reggio Calabria ecc.) e in molti paesi, culminando in un concerto molto sentito e partecipato a Milo, luogo dove Battiato ha vissuto la seconda parte della sua vita. Del 2024 è l’album “Siamo esseri emozionali”, anticipato dai singoli “Emozionale” e “Sette minuti di sogno”, presentato dal vivo con un videomusiraccontodove il video non è di semplice accompagnamento, in quanto costituisce un vero e proprio terzo livello narrativo, oltre quello musicale e testuale. Ha poi scritto lo spettacolo teatrale musicale L’infinito fra le mani, rappresentato con due sold outl’11 e il 12 ottobre al Teatro Basilica di Roma, con la regia di Alessandro Di Murro e musiche, da lui riarrangiate, di Franco Battiato e qualcosa di suo originale.

A ottobre scorso è anche uscito l’album“All’improvviso. Canzoni lievi”, di cui si è parlato molto bene nelle riviste di settore, con critiche molto positive tutte concordi nel ritenere questo disco un punto importante per la riaffermazione della canzone d’autore. L’ultima pubblicazione musicale è del 18 aprile, ed è un disco tutto strumentale, molto vicino alla musica classica e alle colonne sonore, A quiet day, dallo stesso Greco definito “una colonna sonora dove il film, che non c’è, se lo fa ogni ascoltatore nella sua personale percezione e fantasia”. Aggiungiamo che nella sua “vita ordinaria” è un professore di materie giuridiche all’Università LUISS di Roma e che la passione per le arti lo accompagna fin da bambino.

– Vivi a Roma da molti anni, cosa provi per la tua Calabria?
‭«È il mio luogo, nel senso originario di positum, ovvero posto, dove sono stato collocato, indipendentemente da dove poi io vivo. Quindi, è il mio luogo non solo di nascita ma anche di consonanza, cioè dove sto bene, proprio come certe note, o certe rime, sono consonanti, quindi stanno bene, in una armonia musicale o in un verso poetico. E infatti io lì sto così bene che quasi tutti i miei progetti artistici sono nati lì, in particolare a Pizzo, dove ho una casa dalla quale si vede una bella distesa di mare e cielo.
E dove ho la necessità, ormai anche fisica oltre che spirituale, di tornare, come canto in una mia canzone, Questione di colori».

– Magnifico, ma leggiamo nel tono un po’ di rammarico oltre che di entusiasmo.
«Hai colto bene. Un mio dispiacere è che questo forte trasporto che ho e che riporto in tante mie produzioni artistiche  – compreso lo spettacolo teatrale e anche il recente A quiet day, un disco strumentale dove si racconta il percorso del sole e un tramonto che pare essere proprio quello che vivo a Pizzo – non sia mai stato riconosciuto, per esempio dalle amministrazioni, che avrebbero potuto sfruttare questa mia produzione, come invece è avvenuto in molte realtà, a partire da Milo, dove abitava Battiato e dove sono praticamente di casa. Ma si sa, nessuno è profeta in patria».

–Quindi hai uno studio sia a Roma che a Pizzo. Cosa ti dà di speciale ognuno di questi luoghi mentre componi e scrivi?
‭«I colori di Pizzo consentono al mio cuore e alla mia mente di aprirsi. Questa apertura per me è fondamentale perché finisce ogni pessimismo e ogni pesantezza che purtroppo la vita metropolitana mi dà. Quel meraviglioso comporsi del blu intensissimo del mare e del cielo con ilrosso, poi giallo e poi viola del sole per me sono una carezza divina a seguito della quale tutto si fa più chiaro. Così chiaro da riuscire, anche in pochi secondi, a vedere tutto lo sviluppo di un progetto. A Roma continuo poi a mettere in pratica la scintilla avvenuta, compiendo un lavoro molto complesso di arrangiamento, ricerca di sonorità, preproduzioni, registrazioni ecc.. Ma né la città di Roma né lo studio romano dove lavoro, di loro, mi evocano nulla di paragonabile. Tutto nasce in Calabria».

– Quando? Quando nascono la passione per la scrittura e per la musica, come le hai coltivate?
«Nascono molto presto. Le prime melodie musicali le ho scritte in prima media: ricordo che l’insegnante di musica, divertita dal fatto di avere un alunno compositore, poi le faceva suonare a tutta la classe, con un certo mio imbarazzo. Invece già alle elementari avevo costruito il mio giornalino personale, dove scrivevo chissà cosa».

– E poi?
«Poi la passione musicale l’ho coltivata purtroppo solo privatamente, senza darle uno sbocco di studio serio. Ho pochissimi rimpianti, ma grande è quello di non aver fatto il Conservatorio. Solo da pochi anni ho deciso di pubblicare ufficialmente le mie creazioni, e infatti sono nati uno di seguito all’altro cinque dischi, tutti molto diversi, frutto delle mie diverse esperienze sonore, non essendo catalogabile in un solo genere. Mentre la passione per la scrittura mi ha portato anche ad avere la possibilità di fare il giornalista, ma per come sono fatto io ho subito capito che non poteva essere quella la mia strada, almeno in Italia, non essendo molto capace di mentire e di scrivere le cose che “serve” scrivere in quel momento, all’editore, al politico che ti fa avere il posto, al potente di turno insomma.
E infatti ho applicato questa capacità – che riconosco essere quella più spontanea, velocissima e incisiva – ai libri, dove sono libero di scrivere quello che voglio, senza problemi di referenti, di pubblico e di riscontri». 

– Da poco è uscito il tuo libro “Il tempo moderno e i suoi inganni. Riflessioni critiche nella musica: Ferretti, De André, Battiato, Waters”, quale è stata la sua genesi?
‭«Ecco, questo libro è proprio un esempio di come certe cose si possano scrivere solo essendo liberi, mentalmente e professionalmente. In questo libro studio dove ci ha portato quello che chiamo il consumismo ipercapitalista, che è la forma economica in cui il tempo moderno si è definitivamente affermato nelle nostre vite.  Ora, la strada era tra scegliere di fare un pistolotto socio-filosofico, che copiasse un po’ un testo che andava molto di moda anni fa come “L’uomo a una dimensione” di Marcuse, oppure scrivere le mie riflessioni in una forma più leggera e comprensibile per tutti, facendomi guidare in questo percorso da quattro artisti che, nella musica, ciascuno dal suo punto di osservazione, molto diverso uno dall’altro, ha scritto cose importanti e in qualche caso anche preveggenti.  Ma l’autore che più tiene tutto è Pier Paolo Pasolini, che ogni tanto cito, che nella critica alla società dei consumi aveva capito tutto quello che stava accadendo e sarebbe accaduto. Questo libro, come il mio prossimo disco, che è sullo stesso tema, è dedicato a lui».

– La tua arte entra nel tuo ruolo di docente all’università?
‭«Sono due attività molto diverse ma accomunate dallo stesso scopo: la consapevolezza.
Esigenza che innanzitutto rivolgo a me stesso, cercando di essere sempre consapevole in ciò che dico, che faccio, che suono ecc.. L’ho scritto anche nella mia pagina di presentazione alla LUISS che la mia ambizione è contribuire, con le mie lezioni, a creare giuristi consapevoli. La stessa cosa avviene quando scrivo musiche o libri, sperando di rivolgermi a una platea consapevole».

– In che modo?
‭«È lunga da spiegare, ma in poche parole per consapevolezza intendo il rendersi conto di dove si è, sapere dove ci si trova, essere coscienti di quello che si fa, di tutte le conseguenze che possono derivare, per sé stessi e per gli altri. Non fare o dire cose a caso, tanto per dare un segno di presenza, ma con consapevolezza. È anche per questo che amo molto il silenzio, e chi lo pratica, perché molte volte il silenzio non è l’ammissione di una deminutio o di una impreparazione, un non saper cosa dire; il silenzio spesso è lasciar scorrere, lasciar fare a tutto quello che non è parola. Ed è un segno di piena consapevolezza, molto più del parlare a vanvera solo perché non si riesce a stare zitti». 


– A proposito di consapevolezza: “Battiato. Una ricostruzione sistematica. Percorsi di ascolto consapevole” è il libro col quale noi di Calabria.Live ti abbiamo conosciuto. Scriverlo è stata più un’analisi critica o una forma di meditazione?
‭«Ho iniziato a scrivere questo libro con l’intenzione di fare un’analisi critica, o meglio una sistemazione ordinata del percorso artistico di Battiato e mi sa tanto che si è risolto in una forma di meditazione. E di questo sono molto contento, perché per me scrivere questo libro, alla fine, è stata una esperienza di tipo anche spirituale. Non a caso l’ho scritto in gran parte a Pizzo, e in piccola parte anche a Milo, dove Battiato viveva».

– La ricostruzione sistematica che fai di Battiato rappresenta parte del sistema Battiato o il tuo personale sistema nel comprendere Battiato?
«Guarda, sarei già in difficoltà a rispondere alla domanda se la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio, immagina a questa. (risata)
Se ti dicessi che nel sistema Battiato c’è la mia ricostruzione sarei un presuntuoso, e io ho tenuto ad approcciarmi a lui con la giusta umiltà, unita però alla consapevolezza, concetto che ritorna inevitabilmente, di scrivere cose importanti e in gran parte nuove. Sono consapevole, infatti, di avere scritto il primo libro di interpretazione, o meglio dire ermeneutica, sul percorso artistico di Battiato».

– Puoi dirci cosa rappresenta Battiato per te?
«Un Maestro. Lui rifuggiva da questa definizione, ma è stato un vero Maestro. Di apertura, di curiosità, di sperimentazione, di unione di linguaggi artistici tra loro, e persino di linguaggi parlati, alcune sue canzoni sono scritte in più lingue».

– Hai avuto modo di seguirlo nei suoi concerti o addirittura di incontrarlo?
«L’ho seguito in ogni sua avventura, compresi i film, le opere liriche, le messe, i concerti più sperimentali. Ricordo che una volta era in programma la sua Messa Arcaica in una chiesa di Roma e arrivai molto presto. Non c’erano biglietti di ingresso. Io entrai e c’erano solo lui e i musicisti a provare. Ero molto imbarazzato, avevo poco più di 20 anni, e lui mi tirò fuori dall’imbarazzo chiedendomi se si sentiva bene. Risposta della quale evidentemente non necessitava, considerata la mole di tecnici e fonici professionisti lì disponibili. Di quella Messa ho un ricordo bellissimo, anche perché fu la sua opera più matura nel rapporto con l’Assoluto».

– Puoi dirci altro sul concetto di sistema?
«Il concetto di sistema, come lo intendo io, è aperto: l’arte di Battiato non è un sistema chiuso, e qui si può inserire il discorso sul mistero, sia della persona che dell’artista. Battiato effettivamente ha avuto un lato misterioso, non nel senso di sconosciuto o tenuto nascosto, ma di non facilmente inaccessibile. Ne parlo molto nell’ultimo capitolo, in cui arrivo ad una conclusione che non posso qui sintetizzare, altrimenti sarei preso per folle, ma che mi sono sentito di fare proprio sulla base di una serie di considerazioni che ho svolto nel modo più misurato possibile. Certe volte, e questo lo sto condividendo ora non avendone parlato neppure nel libro, ho la sensazione che Battiato sia entrato in contatto con altre dimensioni, magari in uno dei suoi viaggi astrali, ma se ne è guardato bene dal parlarne in pubblico, proprio per non essere preso per strambo, sebbene chi lo conosce sappia quanto fosse più consapevole di tutti noi. Consapevole di sé, delle dinamiche del mondo, della vita. Un timore reale comunque, pregno di consapevolezza su chi fosse e in che posizione o contesto era, per questo talvolta diceva:“Di questo meglio non parlare, non verrei capito…”. Che non era eludere la domanda o sbandierare una risposta “oltre”, ma pura espressione di una profonda onestà intellettuale».

– Capisco, concordo. Tornando al tuo ultimo libro, quali sono gli inganni del tempo moderno cui ti riferisci.
«Io noto che siamo stati tutti parecchio ingannati: la felicità promessa non è arrivata. Anzi, con l’avanzare della tecnologia, dal digitale all’intelligenza artificiale, stiamo cedendo sempre più diritti in cambio di comodità. Ora ci fa tutto l’algoritmo, dal ricordare allo scegliere. Arriverà un momento in cui anche fatti storici importanti saranno completamente dimenticati perché non compresi negli algoritmi. Noi crediamo di essere protagonisti e di poter scegliere».

– Cosa accomuna i quattro protagonisti Ferretti, De André, Battiato, Waters?
«Li ho scelti proprio perché sono molto diversi, come fossero quattro punti cardinali.
Ma un filo comune li lega, a mio parere, e sta nell’osservazione critica di quel che accade davanti i nostri occhi. Con conseguenze diverse, come sono diversi i temperamenti dei quattro. Ma l’approccio critico è lo stesso e, direi, pure una tensione civile che gli ha permesso di farsi domande poi tramutate in risposte artistiche».

– Che ruolo ha o può avere la musica nello sviluppo di un pensiero critico-costruttivo dei tempi moderni?
«Enorme. Innanzitutto perché, parlando un linguaggio immateriale, ci astrae da quella corsa alla mera materialità di cui è infestato il tempo moderno, basato tutto sulla relazione uomo-cose e sul possesso di beni materiali e denaro. Ci apre una dimensione immateriale, che poi può anche essere un viatico per quella spirituale, che il tempo moderno ha combattuto, appiattendo tutto e negando il silenzio, riempiendo tutto di rumori, e il vuoto, riempiendo tutti gli spazi con una logica ammassante. E quanto aveva ragione il ragazzo della via Gluck! Silenzio e vuoto sono le grandi vittime del tempo moderno.
La musica, o meglio la musica alta, non certo quella che ora passa per radio e nelle classifiche mainstream, paradossalmente, può rimetterci in contatto con queste due realtà, perché può aiutarci a fare silenzio e a creare un “vuoto pieno”. Ci può aiutare a disintossicarci dei rumori e delle cose inutili ammassate tanto per dare l’idea di pienezza, mentre in realtà è solo cianfrusaglia».

– E che ruolo ha nella tua vita personale e di compositore?
«La musica mi mette in contatto diretto con l’Assoluto. Mi capita molto quando la ascolto ma anche quando la creo. Anche la parola e le immagini possono avere questo potere, ma la musica lo ha più immediato».

– In che modo, riesci a spiegarcelo almeno un po’?
«Mi fa entrare in un’altra dimensione, e mi dà fiducia che la dimensione che vivremo dopo la morte possa essere qualcosa di molto simile, magari molto più bella e compiuta, di quella che vivo ascoltando una certa musica o producendo io stesso certi suoni, soprattutto le risonanze. Che non a caso sono il prolungamento di note, lo sdoppiamento di una nota: ecco, io spesso mi interrogo su cosa c’è oltre, avendo questa necessità di infinito, anche visiva, mi crea disagio e tristezza avere case davanti, per esempio, o stare in posti non si vede il sole. La risonanza rappresenta questa estensione: andare oltre la singola nota. È un’esperienza che si può facilmente notare suonando note lunghe su un pianoforte acustico o lavorando sui reverberi, cosa che io faccio molto nelle mie produzioni».

– Quale augurio fai a se stesso?
«Spero di continuare a ricercare la Verità. E di parlare sempre più il linguaggio della Verità. Ma mi auguro anche che questa chiarificazione interiore, questo non sopportare le falsità e le ipocrisie, per le quali ho una allergia sempre più crescente, non mi crei problemi di rapporti con gli altri. E proprio perché è sempre più forte in me la tentazione di dirgli in faccia quello che penso, mi auguro di avere sempre meno a che fare con i personaggi inutili, con quelli tutti presi dalla glorificazione di sé stessi, della loro persona e della loro carriera. Persone sempre pronte a prendere in giro, a illudere e quindi poi deludere. E di avere invece sempre più a che fare con i ricercatori di Verità dai quali avrei ancora tantissimo da imparare, in particolare, proprio come si augurava Pasolini, dalle persone più semplici e da quelle con una cultura vastissima. Le persone di mezzo, quelle tipicamente borghesi, diceva lui, sono tutte corrotte. La penso anche io così, li vedo affogare nel perbenismo, nella banalità e nella noia».

–Infine con quale augurio ai nostri lettori vogliamo salutarci?

«Lo stesso. Auguro a tutti di essere colti sulla via della Verità, di far cadere ogni velo di inutile e ridicola falsità, di entrare in contatto con il proprio seme di infinito e di farlo navigare nel mistero che ci circonda. Auguro a tutti che, mentre parlano con qualcuno, non debbano pensare tra sé e sé “ma starò fingendo bene?” o “è meglio che io non dica quello che penso”. Auguro a tutti di praticare la Verità e di ricevere Verità».

– Grazie, di cuore.
«A voi». (bg)

Luigi Sbarra, l’uomo giusto per dare spinta alla Calabria

di ARISTIDE BAVA – A conclusione di una intervista concessaci alla vigilia della sua decisione di lasciare la segreteria nazionale della Cisl, parlando del suo futuro, ci aveva detto «continuerò a dare il mio contributo nelle forme possibili mantenendo viva la mia passione per il sociale e per i valori della coesione, della democrazia economica, della libertà e della giustizia sociale che da sempre animano la Cisl. Questa grande organizzazione sarà sempre parte di me. E anche fuori dal mio ruolo cercherò di onorarne i principi e di sostenerne le battaglie per un Paese più giusto, partecipato, solidale».

Ecco, dunque, che Luigi Sbarra, adesso nominato dalla Premier Giorgia Meloni nuovo sottosegretario di Stato con delega al Sud torna sulla scena con un incarico decisamente strategico per il Meridione e per la “sua” Calabria e può mantenere a tutto campo la sua promessa, forte di un incarico decisamente importante per il futuro del nostro Paese e soprattutto del Sud.

Sbarra nato a Pazzano ma con sangue sidernese (il padre era di Siderno e si è trasferito a Pazzano, paese della moglie dopo le nozze) si porta appresso, da sempre, il suo orgoglio di essere calabrese. D’altra parte è stata proprio la Calabria a forgiarlo e farlo diventare principale punto di riferimento della Cisl. Nato nel 1960, si porta appresso un grande impegno nel sindacato iniziato proprio nella Locride già negli anni ’80  come operatore territoriale della Fisba, la federazione della Cisl che associava e organizzava i braccianti agricoli, florovivaisti e gli operai idraulico forestali. Nel 1985 viene eletto segretario generale della Fisba di Locri.

Dal 1988 al 1993  ha guidato  la Cisl del  Comprensorio per poi diventare segretario generale della provincia di Reggio Calabria, fino al 2000, quando venne chiamato alla guida della Cisl calabrese e fu protagonista, in quegli anni, di significative battaglie tra le quali le mobilitazioni dei lavoratori per il Patto territoriale della Locride e per il Contratto d’area di Gioia Tauro. Nel 2009 venne chiamato a Roma per far parte della segreteria confederale nazionale con grosse responsabilità in settori di primo piano (industria, terziario, trasporti, contrattazione, rappresentanza). Dal 2015  fu chiamato a guidare la Fai-Cisl nazionale, la federazione che segue le politiche agricole, ambientali, dell’industria alimentare e della pesca dove ha combattuto contro lo sfruttamento in agricoltura fino ad ottenere l’approvazione della storica legge del 2016 contro il caporalato. Nel marzo del 2018 su indicazione della segretaria nazionale uscente, Annamaria Furlan, è stato, poi, eletto segretario generale aggiunto della Cisl conquistandosi, quindi, con il suo impegno, a pieno titolo, il posto di numero uno della Cisl nazionale che ha tenuto, con grande successo,  sino al febbraio di quest’anno.

Ora questa nuova importante nomina come sottosegretario alla presidenza del Consiglio per il Sud. Significative le sue prime affermazioni nell’immediatezza della sua nomina: «Il mio impegno sarà massimo per contribuire al rafforzamento dei processi di crescita, sviluppo, coesione e occupazione nel Mezzogiorno. Tra gli obiettivi principali quelli di “colmare i divari storici e valorizzare le opportunità disponibili, a partire dalle risorse del Pnrr, dagli Accordi di Coesione sottoscritti con tutte le regioni meridionali e dall’attuazione della Zes Unica».

Non sono cose di poco conto ma certamente, in questa direzione, la sua dimostrata caparbietà e il suo impegno, che sarà certamente notevole, lo aiuteranno nella difficile battaglia di un rilancio del Sud e della nostra terra.

Questo suo nuovo incarico, d’altra parte, come ha affermato la stessa segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, che è stata al suo fianco per tanti anni, è un riconoscimento dello spessore politico e del radicamento sociale di un uomo che ha dedicato l’intera vita alla difesa e alla promozione del lavoro, alla coesione e allo sviluppo, in particolare nel Sud del nostro Paese. Luigi Sbarra è stato, è, e resta uomo del Sud, di un Sud che chiede a gran voce dopo le disattenzioni di tanti anni, visibilità, risorse e grande attenzione. La Calabria spera fortemente il lui e chi lo conosce è convinto che il nuovo Sottosegretario non deluderà la sua terra. Nella Locride la sua nomina è stata commentata favorevolmente, non solo negli ambienti politici, ma anche e soprattutto tra i semplici cittadini.  (ab)

L’OPINIONE / Aldo Ferrara: Rapporto Bankitalia, ora serve consolidare percorso e colmare criticità

di ALDO FERRARA – L’economia calabrese, nonostante ci si trovi in una fase globale caratterizzata da forti incertezze, continua a dare segnali di vitalità.

n un contesto complesso, segnato da rischi crescenti, instabilità geopolitica, costi energetici elevati, dazi commerciali e un mercato interno stagnante, il sistema produttivo calabrese dimostra una resilienza significativa. Non solo l’economia regionale non arretra, ma continua ad avanzare, seppur a un ritmo più moderato rispetto allo scorso anno, ma comunque in linea con la media nazionale, attestandosi su una crescita dello 0,8%.

Questi dati confermano l’efficacia delle politiche espansive e degli incentivi pubblici che hanno stimolato gli investimenti privati, in particolare su sostenibilità, digitalizzazione ed efficientamento energetico: L’occupazione è cresciuta, così come l’export, che continua la sua tendenza positiva, consolidando l’apertura della Calabria ai mercati internazionali. Pur restando su valori assoluti ancora contenuti, il valore dell’export regionale è raddoppiato rispetto al 2021, avvicinandosi al miliardo di euro. Un risultato importante, frutto di un processo di rafforzamento industriale e ammodernamento del tessuto produttivo.

Voglio evidenziare come alcuni strumenti, anche promossi da Unindustria Calabria, stiano già contribuendo ad affrontare le criticità evidenziate dalla Banca d’Italia: penso all’accordo sottoscritto tra la Regione e Simest per l’internazionalizzazione delle imprese, fondamentale in un mercato interno ancora debole. Così come il Fondo Regionale per l’Innovazione, che interviene sul tasso ancora basso di innovazione e rappresenta quindi un altro passo importante nella giusta direzione. Credo che le azioni pubbliche di sostegno agli investimenti delle imprese e alla qualificazione dell’offerta, su cui Unindustria ha posto particolare attenzione, abbiano contribuito significativamente a rendere più solido e resiliente il sistema produttivo calabrese.

Altrettanto strategica, è la collaborazione con il sistema universitario calabrese: le università sono un’eccellenza del territorio e possono contribuire concretamente all’aumento della capacità innovativa delle imprese. In quest’ottica, anche il sostegno alle startup innovative è una leva cruciale.

Tuttavia, non si deve abbassare la guardia: dobbiamo consolidare questi segnali positivi e intervenire con determinazione sulle debolezze strutturali. In particolare, due sono le priorità: il mismatch tra domanda e offerta di lavoro – con tante imprese in cerca di personale qualificato – e il deficit di capacità amministrativa, che rallenta l’attuazione di misure e risposte concrete per il sistema produttivo.

Infine, voglio porre l’accento sul tema strategico dell’attrazione degli investimenti: si tratta di una leva imprescindibile. Per questo è indispensabile accelerare il processo di riqualificazione delle aree industriali, soprattutto nell’ambito della nuova Zes Unica e delle opportunità connesse al retroporto di Gioia Tauro. Solo così potremo rendere la Calabria davvero competitiva nella nuova geografia degli investimenti. (af)

[Aldo Ferrara è presidente di Unindustria Calabria]