LA RIFLESSIONE / Franco Cimino: Perché queste guerre non finiscono mai?

di FRANCO CIMINO – Per fare un campionato di calcio occorre una lunga preparazione. Per partecipare alle olimpiadi, sacrifici a non finire e fatiche incalcolabili con studio continuo di perfezionamento tecnico. Per scalare una montagna ci vuole forza nelle gambe, conoscenza dei venti e degli ghiacciai. E tanto tanto coraggio. Anche per navigare. Occorre studiare il mare, conoscerlo profondamente, amarlo. Rispettarlo. Essere dentro le correnti esterne e interne che lo attraversano. E nuotare, come se lo carezzassi, nella sua anima infinita. Per scrutare il Cielo, occorrono occhi di cuore. E spirito di conoscenza. E curiosità, tanta. Per fare il pugile, ci vogliono muscoli duri come il marmo e pugni di ferro. Ci vogliono anche qui, furbizia. Intelligenza tattica. E molto occhio, anche quando fosse gonfio e nero di botte. Per fare lo scrittore ci vogliono fantasia, penna, ora anche digitale. E parole. Tante parole. Le stesse che, insieme al sentire con sentimento, occorrono quando si scrivono poesie. Per fare una fabbrica, e tenerla in piedi, ci vogliono gli imprenditori, i lavoratori, le materie prime e i macchinari per trasformarle.

E ingegno nel saperle mettere sul mercato, traendone ricchezza e altre risorse. Ma per fare una guerra cosa ci vuole? Ci vuole l’odio verso il nemico, sì. Ci vuole la volontà brutale di annettersi territori altrui e quella innata tendenza delinquenziale per rubare le ricchezze in essi contenute. Per fare una guerra, ci vuole anche un disegno strategico. E una strategia studiata a fondo perché risulti efficace. Per fare una guerra, ci vuole la cattiveria, quella quell’istinto primordiale, antropologico, che accenda il desiderio di morte. E la voglia di provocarla nei nemici. Ci vuole, per sostenere l’istinto di morte, la ferocia con cui produrla. Continuarla senza che senso di colpa o pentimento o indugio, ti colga nel mentre morte procuri. Per fare la guerra ci vuole una sola orrenda idea. Quella che ci siano solo i combattenti, gli strateghi, i signori della morte. A importatela. E in una concezione del tempo che sia chiuso nel presente. Un tempo senza passato e senza futuro. Il passato è ignorato. Il futuro non è neppure concepito. Per fare la guerra ci vuole ferocia, odio, tecnica militare, voglia di morte. Tutto questo, nella testa di quei folli criminali, ci starebbe pure. Ci potrebbe, nella loro propaganda, stare. Fino a un certo punto sarebbe pure comprensibile, a buona parte di questo mondo che ha smarrito il valore della vita. In quel sentire utilmente la guerra come un fatto umano che abbia comunque a consumarsi. Abbia a finire per stanchezza e perdita di forze.

E, però, la guerra, quella tipologia di guerra, avrebbe bisogno delle cose e degli elementi che più inducono a pensare che essa abbia un fine. Una sospensione. Ovvero, una totale cessazione. Sono gli elementi e le risorse più necessari ai combattimenti. D’assalto e di aggressione, soprattutto. Per esempio, ci vogliono i soldati. Per fare la guerra, ci vogliono uomini in armi e in divisa. Occorrono le armi, i carrarmati, le navi, gli aerei, le munizioni, le bombe, i missili, i droni. Tutte risorse, queste, che subiscono perdite, spesso enormi. Non poche volte totali. Queste perdite sono una delle principali cause per cui le guerre cessano. E come se si consumassero da sole. In quel concetto, che io da più volte sostengo, per il quale la guerra uccide la guerra. Ma le guerre in corso, specialmente le più note, in Medioriente e in Ucraina, non finiscono mai. E mi domando dove sono ancora gli uomini per farla? Ne sono stati uccisi a decine decine di migliaia. E dove sono più le armi, i missili, gli aerei le navi, le bombe, se ne sono state distrutte consumate a migliaia? Siccome tutto questo materiale ha anche un elevato costo economico, dove sono i soldi per fabbricarne altre? Dove si trovano questi soldi per finanziare la guerra? Dove si trovano gli arsenali pieni di armi micidiali? E chi le paga? E quando e dove vengono fabbricate?

Queste domande, non sono affatto retoriche. La risposta a tutte, si trova in quella preoccupazione di Papa Francesco, quando affermava e denunciava che queste guerre apparentemente regionali, sono come quel piccolo elastico, aggiungo io, che si allunga progressivamente fino a quando qualcuno non lo tiri così forte da romperlo. La guerra a pezzettini, come la definiva Bergoglio, è di fatto il teatro nascosto di una guerra globale. Mondiale. Nella quale tanti paesi cosiddetti neutrali e non belligeranti, di fatto partecipano ai conflitti offrendo soldi e armi al belligerante alleato. Questa guerra, questa brutta sporca guerra, non finirà fino a quando questa ipocrisia non si sarà dissolta nella affermazione di una verità. Una sola. Quella che la parte più coraggiosa della pubblica opinione mondiale potrà gridare.

Questa: solo se e quando i popoli che rifiutano la guerra non avranno imposto, ai propri governi, di cessare questo gioco contro la vita e contro la verità della vita, la guerra, sotto le diversi sue vesti, cesserà. Che ne segua o no la Pace. La Pace vera. La guerra cesserà e si fermerà per un tempo lungo, quando quei popoli, liberatisi, imporranno a quelli stessi governi di ripristinare il valore inalienabile della Democrazia. Anche qui, la Democrazia autentica. Quella al centro della quale c’è la Persona. E il dovere di un Paese, di un popolo, di costruire ricchezza finalizzata solo alla soddisfazione dei bisogni, soprattutto primari, della gente. La Democrazia, anche come sentimento, nel quale si avverta il dovere di estendere il principio di solidarietà verso quei popoli, che più delle armi hanno bisogno di acqua e pane. E di una terra per far vivere libero il popolo di quella terra. E degli strumenti, hanno bisogno, per uscire dall’arretratezza. Per costruire con le proprie mani un destino migliore. (fc)

Regione, aumentate le corse e collegamenti per il periodo estivo

La Giunta regionale, guidata dal presidente Roberto Occhiuto, ha approvato, su indicazione dell’assessore regionale Gianluca Gallo, la programmazione dell’intensificazione dei servizi di trasporto pubblico locale, ferroviario e su strada, finalizzato ad assicurare collegamenti stagionali estivi, anche in occasione di eventi di particolare rilevanza.

In particolare, il rafforzamento dei servizi di trasporto pubblico ferroviario regionale riguarda due coppie di corse aggiuntive sul percorso via Tropea (direzione Lamezia Terme centrale-Reggio Calabria centrale) tutti i sabati dei mesi di luglio e agosto nella fascia serale come già effettuate nella stagione 2024.

Sempre su indicazione di Gallo è stato anche deliberato il progetto preliminare pluriennale For.Italy2 riguardante l’informazione e la formazione professionale per il settore forestale italiano, nonché lo schema di accordo pubblico. Il progetto si configura come strumento ottimale per l’attuazione dei criteri minimi perla formazione professionale degli operai forestali.

Un altro atto dell’assessore Gallo ha riguardato il regolamento sulla disciplina del “Carpfishing”, una tecnica di pesca sportiva sempre più diffusa, che prevede la cattura della carpa (Cyprinus carpio) con modalità selettive, rispettose dell’ambiente e del benessere animale. Il regolamento consente l’esercizio del Carpfishing nelle acque interne della Regione Calabria, esclusivamente nei tratti in cui è consentita la pesca sportiva e ricreativa.

Il testo normativo stabilisce le modalità di esercizio, le limitazioni e i requisiti richiesti per lo svolgimento di questa pratica, allineandosi alle migliori prassi nazionali ed europee in materia di pesca sostenibile. L’approvazione del regolamento rappresenta un passo avanti per la regolamentazione e la valorizzazione della pesca sportiva come attività ricreativa, educativa e turistica, capace di generare economia locale nel rispetto dell’ambiente.

Approvati, poi, tre provvedimenti in materia di Lavoro, ambiente, turismo e formazione dell’assessore Giovanni Calabrese.

Deliberato l’aggiornamento al Piano per l’occupazione 2023/2029 – nel quale sono individuati gli interventi a valere sul Pr Calabria Fesr-Fse+ 2021/2027, con l’integrazione di questi ulteriori progetti: Avviso impresa sicura, Avviso Oikos Calabria, certificazione delle competenze digitali, implementazione del sistema della certificazione delle competenze, In.Tur – incentivi all’occupazione alle imprese che operano nella filiera turistica e Avviso formazione continua.

Con un’altra delibera è stata approvata la variazione delle risorse finanziarie del “Piano di Azione 2021-2027 Biodiversità ed Aree protette-azioni di tutela, conservazione valorizzazione e fruizione del sistema delle aree protette, della Rete Natura 2000 e delle infrastrutture verdi”.

L’azione si è resa necessaria allo scopo di rafforzare gli interventi relativi alle azioni di sensibilizzazione, informazione e promozione ambientale e, inoltre, per far fronte alla significativa richiesta di sostegno avanzata dalle Associazioni ambientaliste per progetti di tutela ambientale anche a seguito dell’avviso pubblico regionale “Conservare, ripristinare e tutelare gli habitat e le specie della Rete natura 2000”.

Approvata anche la proposta di integrazione del Comitato tecnico, che ha il compito di supportare, facilitare e orientare, negli adempimenti obbligatori e nel rispetto dei criteri previsti dal programma, i Comuni rivieraschi che intendono conseguire il prestigioso riconoscimento della Bandiera Blu. L’integrazione riguarda i seguenti soggetti (o loro delegati): il dirigente generale del dipartimento Turismo, Marketing territoriale, Trasporto pubblico locale e Mobilità sostenibile, i direttori generali dell’Ente Parchi Marini della Calabria e dell’Arpacal, il sindaco pro tempore di almeno un Comune insignito del riconoscimento della Bandiera Blu, indicato da Anci.

È stato altresì deciso il recepimento delle Linee guida per i corsi di formazione preparatori alla professione di Agente di affari in mediazione, attuate dalla Conferenza delle regioni a febbraio 2024. Le modifiche si sono rese necessarie per uniformare i corsi dal punto di vista standard a livello nazionale.

La Giunta, poi, su proposta congiunta dell’assessore allo Sviluppo economico e Attrattori culturali, Rosario Varì, e dell’assessore Calabrese, ha adottato un provvedimento di recepimento dei principi del Decreto legislativo 190/2024. I

l provvedimento è riferito a misure di coordinamento e semplificazione dei procedimenti autorizzativi relativi alla costruzione ed esercizio degli impianti alimentati da Fonti di Energia Rinnovabile.

Su indicazione dell’assessore Varì è stato, inoltre, istituito il Fondo “Tecnologie Step” (TecStep), un nuovo strumento finanziario con una dotazione complessiva di 100 milioni di euro, volto a sostenere e attrarre investimenti strategici nei settori delle tecnologie digitali avanzate, delle tecnologie deep tech e delle tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse. È rivolto al sostegno di tutte le imprese innovative e promuove la localizzazione in Calabria di investimenti ad alto valore aggiunto nei settori chiave per il futuro dell’Europa.

L’obiettivo del TecStep è quello di favorire lo sviluppo e la fabbricazione di tecnologie critiche ad alto impatto economico, ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare le catene del valore industriali, generare nuova occupazione qualificata in Calabria. Il Fondo si inserisce nell’ambito del Programma regionale Calabria Fesr Fse+ 2021/2027 che istituisce la piattaforma Step per le tecnologie strategiche per l’Unione europea potenziando la capacità produttiva nelle filiere tecnologiche critiche, promuovendo l’efficienza energetica e favorendo la transizione digitale e verde.

Deliberati, inoltre, altri tre importati atti dell’assessore alle Politiche sociali, Caterina Capponi.

Approvata la programmazione delle risorse per le politiche sociali relative al Fondo regionale (Frps) per il 2025 e al Fondo nazionale (Fnps) per il 2024. Il Frps dispone di 15 milioni di euro, di cui 13,5 milioni destinati agli Ambiti territoriali sociali (Ats) per interventi a favore di famiglie, minori e anziani autosufficienti, mentre il 10% finanzierà progetti innovativi e formazione. Il Fnps assegna circa 17 milioni di euro, con almeno il 50% vincolato all’area famiglia e minori e fondi specifici per interventi mirati come affido e dimissioni protette. La ripartizione delle risorse tra Ats avviene secondo criteri di equità basati sulla popolazione (60%) e sui posti accreditati (40%).

Istituito anche l’Osservatorio regionale dei servizi sociali e delle condizioni di povertà e disagio sociale, in linea con la Legge regionale 23/2003. L’Osservatorio avrà il compito di raccogliere e analizzare dati sui bisogni sociali e sull’offerta dei servizi in Calabria, per migliorare la programmazione delle politiche sociali regionali. Parteciperanno rappresentanti del dipartimento regionale Salute e Welfare, dell’Ufficio statistico regionale, nonché di Upi e Anci Calabria. Sarà inoltre utilizzata una scheda indicatori uniforme per tutto il territorio.

Infine, l’altra delibera dell’assessore Capponi approvata dalla Giunta ha riguardato l’adeguamento della Programmazione regionale del Fondo per la non autosufficienza 2022–2024, in recepimento delle indicazioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. L’aggiornamento riguarda esclusivamente le tabelle di riparto finanziario per gli anni 2023 e 2024, che sono state modificate per incrementare i servizi sociali diversi dall’assistenza integrata, in linea con i Livelli essenziali delle Prestazioni sociali (LePs) previsti dalla normativa nazionale. Le risorse totali assegnate alla Calabria per il triennio superano i 90 milioni di euro, includendo anche i fondi per i progetti di Vita indipendente e il rafforzamento dei servizi nei punti unici di accesso. (rcz)

Legambiente Calabria: “La salvaguardia della biodiversità è essenziale anche per il turismo regionale”

Garantire la tutela e la salvaguardia degli ecosistemi costieri, della flora e della fauna, effettuando controlli rigorosi sul rispetto delle norme e assicurando a tutti il diritto al libero utilizzo del bene collettivo spiaggia. È quanto ha chiesto Legambiente Calabria alla Regione, evidenziando come «purtroppo, su molte spiagge calabresi si trovano ancora troppi rifiuti, costituiti per oltre l’80% da plastiche e mozziconi di sigaretta».

«La protezione delle spiagge, degli ecosistemi e la salvaguardia delle specie protette, sia faunistiche che floristiche – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – non è solo un dovere etico ed ecologico, ma rappresenta anche una concreta opportunità di sviluppo di forme di turismo ecosostenibile, che possono diventare importanti fonti economiche per la nostra Regione».

«La Calabria deve essere in grado di fermare l’impatto devastante ha continuato la presidente – che le attività umane hanno sulle nostre splendide coste, tutelando il grande valore della biodiversità, che costituisce un’importante attrattiva per un turismo consapevole. Un esempio virtuoso è rappresentato dai quasi venti Comuni calabresi che, fino ad oggi, hanno aderito al protocollo ‘Comuni amici delle Tartarughe’ nell’ambito del progetto Life Turtlenest».

«Nonostante moniti e richiami, su molti arenili calabresi le amministrazioni comunali continuano, puntualmente – viene spiegato in una nota – ad effettuare o consentire interventi di pulizia delle spiagge utilizzando ruspe, trattori e bulldozer cingolati. Una prassi che, troppo spesso e in violazione della normativa vigente, incide persino su aree di pregio naturalistico, dove si trovano dune, comunità vegetali psammofile e specie tipiche come il giglio di mare, l’efedra, oppure specie protette che nidificano sulle coste calabresi, come la tartaruga Caretta caretta, il Fratino (Charadrius alexandrinus) e il Corriere piccolo (Charadrius dubius). Proprio un pulcino di quest’ultima specie, inserita nella Lista Rossa 2011 degli Uccelli Nidificanti e protetta dalla Convenzione di Berna e dalla legge nazionale n. 157/1992, è stato purtroppo schiacciato da un mezzo pesante durante la pulizia della spiaggia a Santa Caterina dello Ionio».

«La Regione Calabria ha più volte emanato provvedimenti per ricordare il divieto di utilizzare mezzi meccanici per la pulizia delle spiagge e di transitare con fuoristrada o altri veicoli su ruote che possano alterare il profilo delle dune, prevedendo sanzioni economiche per i comuni inadempienti. Insieme ad altre associazioni ambientaliste, Legambiente Calabria – viene ricordato – ha ripetutamente lanciato appelli alle amministrazioni comunali affinché tutelino attivamente le spiagge, le specie protette e i loro habitat, operando con cura durante le pulizie degli arenili, nella gestione dei rifiuti e nella depurazione, applicando in modo concreto la normativa esistente».

L’associazione, dunque, invita la cittadinanza «a partecipare attivamente alle giornate di pulizia di spiagge e fondali, come quella che si terrà a Tropea dal 14 al 16 luglio nell’ambito della campagna “Puliamo il Mondo” insieme ai sub. Sono previsti talk il 14 e 15 luglio all’interno dei locali della Green Station di Santa Domenica di Ricadi e, il 16 luglio, nel porto di Tropea, un evento a bordo della storica imbarcazione di Goletta Verde di Legambiente, durante il quale saranno presentati i dati dei monitoraggi effettuati nei nostri mari». (rcz)

 

Furriolo: Calabria straordinaria o più semplicemente “ordinaria”?

di  MARCELLO FURRIOLO Diventa sempre più difficile coniugare l’immagine che si tende a diffondere fuori dai confini della regione, a volte anche attraverso slogan o suggestioni sicuramente ispirate dalla indiscussa bellezza dei territori e dei paesaggi, dalle atmosfere incantate dei piccoli borghi appollaiati sui monti, dalla ricchezza e varietà della natura spesso selvaggia, dalla generosità dei suoi prodotti enogastronomici, dalla tipicità dei caratteri e dalla bellezza delle sue donne e della sua gioventù, con la dura realtà della vita quotidiana. Specie nei suoi aspetti sociali, istituzionali e politici che sembrano appartenere ad un altro mondo, quasi virtuale, chiuso in se stesso, nei suoi protocolli e nelle sue convenzioni. Nei suoi riti di appartenenza e di affiliazione. In cui si entra spesso per cooptazione e da cui si esce spesso per intervento della Magistratura. Questa è un’altra Calabria. O meglio quella che governa sui sempre meno di due milioni di calabresi residenti sulla punta estrema dell’Italia.

Su tutto incombe un velo inestricabile, difficile da squarciare, come una fittissima tela di ragno che soffoca ogni sussulto, ogni gemito di ribellione e di cambiamento.

Sono i numeri implacabili che inchiodano questo territorio al suo destino ineluttabilmente. Senza scampo, in un percorso di sofferenza scandito come le parole del Libro di Giobbe.

In Calabria su sei degli ultimi Presidenti della Giunta Regionale, 5 hanno avuto condizionata la propria attività di governo da pesanti vicende giudiziarie. La sesta purtroppo ha concluso dolorosamente e immaturamente il suo apprezzato impegno di governo e la sua giovane vita terrena.

La Calabria ha il ragguardevole primato dei Comuni e degli Enti sciolti e commissariati per indebite ingerenze della Ndrangheta nelle istituzioni locali. Ma la Calabria registra anche un numero da primato di interdittive antimafia. II Comune di San Luca per la terza volta è stato sciolto per infiltrazioni mafiose e quando si era aperta la finestra per il rinnovo del Consiglio Comunale non è stata presentata alcuna lista elettorale e nessun candidato a Sindaco.

San Luca, che ha dato i natali al più importante scrittore calabrese, Corrado Alvaro, ha anche l’inquietante record di avere avuto commissariata, neanche a dirlo, per presunti condizionamenti ndranghetisti, la Fondazione Corrado Alvaro, rimasto l’unico presidio culturale in un territorio in cui “ lo Stato c’è, ma forse No ”.        .

Ovviamente ormai non fanno notizia i numeri e i parametri economici, sul reddito, sul PIL che non cresce, sulla disoccupazione soprattutto giovanile e femminile, sul tasso di alfabetizzazione, sull’acquisto e la lettura di almeno un libro, addirittura sulle capacità di apprendimento nelle materie scientifiche degli scolari calabresi, soprattutto per la matematica. Il tasso di invecchiamento, l’aspettativa di vita, la denatalità che nel prossimo ventennio dovrebbe falcidiare la popolazione meridionale. I livelli essenziali di assistenza, che finalmente sembrano poter raggiungere la sufficienza, in un sistema sanitario che da oltre 15 anni è condannato ad un Commissariamento che, fino a poco  tempo fa,  aveva aggravato la situazione, per espressa volontà e responsabilità dei vari Governi, in tutte le loro espressioni partitiche di destra, di sinistra e di centro.

La Calabria ha, poi, il doloroso primato delle richieste di risarcimento per ingiusta detenzione.

Su questo scenario nei giorni scorsi ha fatto irruzione la notifica della richiesta di proroga delle indagini preliminari da parte dell’Ufficio del GIP del Tribunale di Catanzaro nei confronti del Presidente della regione Calabria Roberto Occhiuto. Con tutto il suo carico di interrogativi e di incertezze, che riguardano non solo il futuro dell’attuale Governatore, ma il percorso di cambiamento e di sviluppo di questa regione, riconoscendo che in questi anni c’è stato un significativo “cambio di passo”.

È chiaro che non siamo difronte ad alcun colpo di stato o a un complotto eversivo.

Il dott. Salvatore Curcio, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, è un Magistrato esperto, che ha attraversato con riconosciuta capacità anche le turbolenze di Tangentopoli in Calabria e oggi dirige, con indiscusso equilibrio e sicuro “garbo istituzionale”, il delicato Ufficio già di Nicola Gratteri.

È evidente che si è aperto un nuovo capitolo della narrazione di questa amara terra, che lotta per conquistarsi un posto nella normalità dei suoi processi democratici e una immagine capace di sconfiggere vecchi e nuovi stereotipi e pregiudizi.

È da poco tornato nelle librerie uno dei capolavori del grande scrittore Philip Roth, “Portnoy”, in una nuova traduzione di Matteo Codignola e già conosciuto come Il lamento di Portnoy nel 1969. Rileggendolo ho avuto la sorpresa di ritrovare, nella magnifica edizione di Adelphi, un pensiero del giovane protagonista, l’inquietante ebreo newyorkese Alex Portnoy, a pag. 94:

“Forse però andrebbero inquadrate un pò meglio, le donne ebree che ci hanno tirato su. In Calabria le loro simili siedono impietrite in chiesa, ingoiandosi quintalate di idiozie cattoliche;

A Calcutta chiedono l’elemosina per strada, o se proprio gli dice bene, se ne vanno nei campi attaccate a un aratro…”

Per fortuna è solo una trovata letteraria del 1969.

Ma oggi è ancora più difficile pensare a una “Calabria straordinaria”. Perché la percezione è  che continui ad essere, comunque, una Calabria fuori dall’ordinario. λ

PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: Assegno di inclusione, in arrivo il primo rinnovo

di UGO BIANCODal prossimo mese di luglio scatterà la prima sospensione prevista per l’Assegno di Inclusione (ADI). Una misura di sostegno economico, introdotta per contrastare la povertà e l’esclusione sociale, che ha preso il posto del Reddito di Cittadinanza (RDC).

Entrato in vigore il 1° gennaio 2024, prevede cicli di erogazione di massimo 18 mesi consecutivi. Per chi ha iniziato a riceverlo fin dall’inizio, l’ultima mensilità sarà giugno 2025. Seguirà una pausa obbligatoria di un mese, come stabilito dall’articolo 4 del decreto attuativo del Ministero del Lavoro del 13 dicembre 2023. A luglio sarà possibile presentare una nuova domanda, che se approvata, darà diritto alla ripresa dell’erogazione a partire da agosto 2025. Non è necessaria la sottoscrizione di un nuovo Patto di Attivazione Digitale (PAD), a meno che non siano intervenute modifiche nella composizione del nucleo familiare.

In tal caso, sarà obbligatorio aggiornare i dati sulla piattaforma SIISL e procedere con l’adesione. Indipendentemente da eventuali variazioni del nucleo, è sempre previsto un nuovo colloquio con il servizio sociale del comune di residenza, tappa fondamentale per confermare l’adesione al percorso di inclusione. L’incontro valutativo deve avvenire entro 120 giorni dalla presentazione della nuova richiesta. Il mancato rispetto di questo termine comporterà la decadenza del beneficio economico. Per facilitare le operazioni di rinnovo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali invierà un sms ai beneficiari per ricordare il nuovo adempimento da espletare. Tuttavia, come chiarito dall’Inps con il messaggio n. 684 del 14 febbraio 2024, la mancata ricezione del messaggio non esonera l’interessato dalla responsabilità di procedere autonomamente al rinnovo, nel rispetto delle tempistiche e dei requisiti richiesti. Nel frattempo, la legge di bilancio 2025 ha introdotto nuovi requisiti economici, ampliando così la platea dei potenziali beneficiari. Con il messaggio n. 148 del 15 gennaio 2025, l’Inps ha chiarito i parametri aggiornati per l’accesso alla misura.

A partire dal 2025: l’Isee del nucleo familiare non deve superare i 10.140 euro (rispetto ai 9.360 euro del 2024); il reddito familiare massimo è fissato a 6.500 euro (rispetto ai 6.000 euro previsti in precedenza).

Per accedere al beneficio, è necessaria la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) che certifica la situazione economica familiare. Restano invece invariati gli altri requisiti, tra cui la residenza in Italia e l’adesione a percorsi di politica attiva del lavoro o di formazione, anche tramite la piattaforma SIISL, che supporta i beneficiari nel processo di inclusione sociale e lavorativa.

Chi può richiederlo? I nuclei familiari con almeno un componente nelle seguenti condizioni: disabile; minorenne; con almeno 60 anni d’età; in condizioni di svantaggio (grave disagio bio-psico-sociale), inserito in un programma di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari territoriali certificato dalla pubblica amministrazione.

Quali sono i requisiti?

Requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno: da quando si presenta la richiesta, e per tutta la durata del beneficio, il richiedente deve essere in possesso, alternativamente, dei seguenti requisiti cittadino italiano o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; cittadino di un Paese dell’Unione europea o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per i soggiornanti di lungo periodo; cittadino titolare dello status di protezione internazionale di cui al decreto legislativo 19 novembre 2007 n° 251 o apolide ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 1992, n° 575.

Oltre ad essere residente in Italia da almeno cinque anni, di cui almeno gli ultimi due in modo continuativo.

Nel nucleo familiare non deve esserci alcun componente che: Sia intestatario di autoveicoli con cilindrata superiore a 1600 cc o motoveicoli con cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati nei 36 mesi precedenti la domanda, salvo i mezzi per i quali sono previste agevolazioni fiscali per persone con disabilità; Possieda navi, imbarcazioni da diporto o aeromobili di qualsiasi tipo, come definiti dalla normativa vigente; Sia sottoposto a misure cautelari personali o di prevenzione, oppure abbia sentenze definitive di condanna (o ai sensi dell’art. 444 c.p.p.) con pene superiori a un anno di reclusione, emesse nei 10 anni precedenti la richiesta; Risulti disoccupato per dimissioni volontarie nei 12 mesi successivi alla cessazione del rapporto di lavoro, salvo dimissioni per giusta causa o risoluzioni consensuali nell’ambito delle procedure previste dalla legge.

I beneficiari tra i 18 e i 29 anni devono aver adempiuto all’obbligo scolastico o essere iscritti a percorsi di istruzione per adulti di primo livello, finalizzati al completamento dell’obbligo di istruzione. requisiti reddituali: Per accedere al beneficio, il nucleo familiare deve rispettare i seguenti requisiti economici: Isee in corso di validità non superiore a 10.140 euro; Reddito familiare annuo complessivo inferiore a: 6.500 euro, moltiplicati per il parametro della scala di equivalenza dell’Adi; 8.190 euro, se il nucleo familiare è composto interamente da persone con età pari o superiore a 67 anni o include membri di età pari o superiore a 67 anni insieme a disabili gravi o non autosufficienti; Patrimonio immobiliare non superiore a 30.000 euro, esclusa l’abitazione principale, che deve avere un valore ai fini IMU non superiore a 150.000 euro; Patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti, ecc.): 6.000 euro per nuclei con un solo componente; 8.000 euro per nuclei con due componenti; 10.000 euro per nuclei con tre o più componenti, con un incremento di 1.000 euro per ogni minorenne successivo al secondo.

Questi massimali sono aumentati di: 5.000 euro per ogni componente con disabilità; 7.500 euro per ogni componente con disabilità grave o non autosufficienza.

Qual’è l’importo?

Il beneficio economico è calcolato su base annua come integrazione al reddito familiare. Si compone da:  una quota A, fino alla soglia di € 6500 o 8190 annui se il nucleo è composto da persone tutte di età pari o superiore a 67 anni o oppure caratterizzato dalla compresenza di familiari di età pari o superiore a 67 anni e disabili gravi o non autosufficienti, moltiplicata per la scala di equivalenza, di cui all’articolo 2, comma 4 del decreto-legge n° 48/2023, verificata nell’Isee, in corso di validità, presente negli archivi Inps e dalle dichiarazioni rese nella domanda; una quota B per i nuclei familiari in abitazioni concesso in locazione, con contratto regolarmente registrato, pari all’importo del canone annuo di locazione, come dichiarato nel modello Isee, in corso di validità, fino ad un massimo di € 3.640 annui o di 1.950 annui se il nucleo è composto da persone tutte di età superiore a 67 anni oppure caratterizzato dalla compresenza di familiari di età pari o superiore a 67 anni e da altri familiari disabili gravi o non autosufficienti. 

Esempio di calcolo dell’ADI

Un nucleo familiare è composto da due adulti, uno dei quali con disabilità, e soddisfa i requisiti per accedere all’ADI. La scala di equivalenza è pari a 1,5, calcolata sommando: 1,0 per il parametro base del nucleo familiare; 0,5 per il componente con disabilità.

Il nucleo possiede un’abitazione di proprietà e ha un reddito annuo di 3.500 euro.

Calcolo della quota A: La soglia di reddito annuale prevista è di 6.500 euro, moltiplicata per la scala di equivalenza (1,5): 6.500 × 1,5 = 9.750 euro. L’importo spettante si calcola come la differenza tra quest’ultimo valore e il reddito annuo del nucleo: 9.750 – 3.500 = 6.250 euro annui. Dividendo l’importo annuo per 12 mesi, si ottiene un contributo mensile di 521 euro. Tuttavia, l’importo mensile minimo previsto per l’ADI è di 480 euro, quindi il nucleo riceverà 521 euro al mese.

Modalità di pagamento? L’ADI viene accreditato tramite uno strumento elettronico, chiamato Carta di inclusione o Carta ADI.

Come richiederlo? E’ possibile accedere all’ADI predisponendo una richiesta: in via telematica, dal sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it), identificandosi con SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta di Identità Elettronica 3.0) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi); attraverso gli Enti di Patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152; mediante i CAF Centri di Assistenza Fiscale. (ub)

 

[Ugo Bianco, presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Calabria]

Tis, Cgil Calabria: Basta ambiguità: servono impegni concreti

Avviare immediatamente la fase operativa, predisponendo e inviando senza ulteriori rinvii la Manifestazione di Interesse vincolante a tutte le amministrazioni che hanno partecipato alla piattaforma». È quanto ha detto la Cgil Calabria, sottolineando come «il documento dovrà riportare con precisione la cifra effettivamente disponibile per ciascun ente, e prevedere un breve termine per la risposta, così da non perdere ulteriore tempo e dare subito concretezza agli impegni assunti».

«Lunedì 16 giugno – ha ricordato il sindacato – si è ufficialmente chiusa la piattaforma predisposta dalla Regione Calabria per la rilevazione delle adesioni da parte degli enti pubblici interessati alla possibile stabilizzazione dei Tirocinanti di Inclusione Sociale (TIS). Il dato finale – superiore al 73% di potenziali assunzioni – può sembrare incoraggiante, ma per quanto ci riguarda non rappresenta un parametro realistico né attendibile».

«Fin dall’inizio – ha spiegato la Cgil – abbiamo chiarito che questa era una fase utile, ma non risolutiva. Una rilevazione informale, non vincolante, che non avrebbe potuto concludere la vertenza. Molti enti locali, infatti, sono tuttora impossibilitati ad assumere, a causa della mancata storicizzazione delle risorse. Lo abbiamo detto pubblicamente, lo abbiamo riscontrato nelle numerose assemblee nei territori e lo abbiamo ribadito ai tavoli istituzionali».

«A conferma di ciò, appena due giorni fa – ha continuato – oltre cento sindaci calabresi – molti dei quali hanno aderito alla piattaforma – hanno firmato un documento unitario in cui si denunciavano: l’assenza di certezze sulle risorse disponibili; la mancanza di deroghe normative; l’insufficienza della storicizzazione statale; la necessità urgente di un confronto strutturato con la Regione e le organizzazioni sindacali».

«Eppure, gli stessi enti che esprimevano dubbi e riserve, oggi risultano tra quelli che hanno aderito. È chiaro quindi che questa piattaforma rischia di restituire un’immagine distorta, alimentando false aspettative nei lavoratori. Servono ora trasparenza e chiarezza», ha detto il sindacato, ribadendo come «solo con una risposta vincolante sarà possibile distinguere chi intende davvero assumere da chi ha solo preso tempo».

«La nostra previsione reale sulle assunzioni – già contenuta nel progetto consegnato alla Regione il 5 maggio 2025 – resta invariata. È su quella base, e non su numeri generici, che si dovrà misurare l’efficacia della misura – continua la nota –.  Ai lavoratori TIS diciamo la verità: diversi sindaci hanno aderito pur sapendo di non essere nelle condizioni di assumere. È un comportamento che va spiegato, anche pubblicamente. Dopo anni di lavoro, questi lavoratori non meritano ambiguità, ma risposte certe e dignitose».

«Ribadiamo: l’unica soluzione definitiva è la storicizzazione delle risorse da parte dello Stato. I 5 milioni oggi disponibili sono del tutto insufficienti. Servono almeno 50 milioni, da prevedere nella prossima Legge di Bilancio. La Regione Calabria deve farsi carico di questa battaglia e rivendicarla con forza davanti al Governo nazionale», ha detto ancora la Cgil, sottolineando come «per tutti gli enti che non saranno in grado di procedere con le stabilizzazioni, sarà indispensabile individuare percorsi alternativi di contrattualizzazione, sempre sulla base di risorse che devono essere aumentate e rese strutturali».

«Nel frattempo, chiediamo fin da subito che – ha concluso il sindacato – una volta conclusa la manifestazione d’interesse, la Regione Calabria renda operativo il percorso alternativo già delineato nel documento che le abbiamo consegnato il 5 maggio scorso, utilizzando il voucher previsto, così da garantire che tutti i lavoratori esclusi dalla stabilizzazione non restino privi di tutele alla scadenza del tirocinio. Non sono più ammesse ambiguità. Gli impegni presi devono trasformarsi in atti concreti. Per rispetto verso chi, da anni, tiene in piedi pezzi essenziali degli enti locali e dei servizi pubblici calabresi, senza  contratto, tutele e diritti». (rcz)

La sindaca di Mendicino Bucarelli: Una proposta di legge per i Tis dei Comuni in dissesto finanziario

Una proposta di legge, in cui si preveda l’accompagnamento dei Tis, attraverso somme etero finanziate per i comuni dissestati, sino all’uscita dal dissesto o comunque fino al riequilibrio finanziario. È la proposta avanzata dalla sindaca di Mendicino, Irma Bucarelli, all’ance regionale e nazionale al Governo.

«I Comuni dissestati hanno una doppia preoccupazione: quella dei lavoratori e delle loro famiglie; ma anche quella dei propri Enti, che rischiano di essere privati di personale fondamentale e non altrimenti sostituibile, stante la situazione finanziaria difficile e le limitazioni normative e contabili per le assunzioni», ha spiegato la sindaca, sottolineando come sia «fondamentale riconoscere il ruolo e il valore dei tis nel nostro territorio e garantire loro un percorso di stabilizzazione che tenga conto delle specificità dei nostri comuni, soprattutto quelli in dissesto».

«Per questo, chiediamo all’Anci regionale e nazionale e al Governo di mettere in campo una proposta di legge che preveda un accompagnamento economico dedicato ai comuni dissestati, attraverso somme etero finanziate, fino al raggiungimento dell’uscita dal dissesto o almeno al riequilibrio finanziario», ha rilanciato con forza la sindaca di Mendicino.

«La stabilizzazione dei tirocinanti di inclusione sociale – ha evidenziato – rappresenta non solo un’opportunità di integrazione sociale e lavorativa, ma anche un passo importante per la ripresa economica e sociale dei nostri territori. È necessario che le istituzioni si facciano carico di questa sfida, mettendo a disposizione risorse adeguate per garantire continuità e sicurezza ai lavoratori e alle comunità».

Mendicino si impegna a sostenere ogni iniziativa che favorisca la stabilizzazione dei Tis e a collaborare con le istituzioni regionali e nazionali per trovare soluzioni condivise e sostenibili. (rcs)

Incendi, l’assessore Gallo: Con Occhiuto -77% di ettari di bosco andati in fumo

«La nostra regione negli ultimi anni è diventata un modello nazionale tanto che “Tolleranza Zero”, l’operazione ideata e messa in campo dalla Regione Calabria per arginare gli incendi, contrastare gli incendiari e i piromani, e monitorare il territorio attraverso l’utilizzo dei droni, è diventata una buona pratica che la Protezione civile nazionale ha voluto diffondere anche nelle altre Regioni Italiane». È quanto ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, sottolineando come «sulla gestione della prevenzione degli incendi in Calabria, il Partito Democratico non sa di cosa parla».

«Agli esponenti del Pd – ha aggiunto – basterebbe ricordare quando in tutti gli anni in cui erano alla guida della Regione, invocavano addirittura l’aiuto dell’esercito per le devastazioni incendiarie subite nei nostri territori. Basti pensare che soltanto in nove mesi del 2017, la Calabria fu devastata con oltre 400 km quadrati andati in fumo. Vale a dire che nella nostra regione furono ridotti in cenere l’equivalente di 60mila campi di calcio di zone boschive. Poco meno della superficie totale bruciata a livello nazionale: 514 km, secondo i dati diffusi ieri dall’Ispra».

«Dall’insediamento del presidente Occhiuto e a partire dall’estate 2022 – ha ricordato – è stata avviata, invece, una gestione ordinaria e sistemica della prevenzione antincendi, portata avanti anche grazie alla preziosa collaborazione dell’Arma dei Carabinieri, attraverso l’utilizzo dei droni e della Control Room, un sistema di monitoraggio e telecontrollo, all’interno della Cittadella regionale, finalizzato a garantire maggiore tempestività negli interventi».

«Grazie a questo innovativo sistema di monitoraggio e di prevenzione – ha proseguito – solo nel 2024, la Calabria ha avuto -77% di ettari di bosco andati in fumo rispetto al 2021. Questo perché attraverso l’uso dei droni i roghi sono stati individuati prima e, con l’ottimizzazione delle risorse operative sul territorio, si è potuto agire tempestivamente per non far degenerare gli incendi. È chiaro che in ambito nazionale, la nostra regione per le caratteristiche del territorio, è certamente tra le più colpite dall’emergenza incendi, ma è anche vero che rispetto al passato i numeri dei roghi e delle devastazioni boschive sono enormemente diminuiti».

«Ci vuole coraggio ad affermare il contrario e davvero poca memoria – ha continuato – per non avere coscienza di come sia stato gestito il fenomeno ai tempi dei governi regionali Pd. I calabresi sanno perfettamente che la loro sicurezza ambientale sarà garantita anche nei prossimi mesi col massimo dell’impegno e della professionalità, nonostante i problemi dei roghi connessi all’aumentare delle temperature estive, perché c’è un sistema imponente sul piano delle forze umane e tecnologiche messo in campo dall’attuale governo regionale, che, a differenza dell’immobilismo del passato, ha già dimostrato di essere efficace».

Se prevale la logica del sospetto… Occhiuto nel tritacarne mediatico

di SANTO STRATI –Non sappiamo quali saranno i riscontri dell’apparizione televisiva del Presidente Occhiuto a Quarta Repubblica, ma  permetteteci, con franchezza, di manifestare una vistosa riserva. Quella che doveva essere un’autodifesa “pubblica” rischia di diventare un autogol, alimentando – ahimè – la logica e perversa cultura del sospetto. In Calabria, e non solo, la frase più generosa che si coglie in giro è “qualcosa c’è sotto”, e già questo alimenta il circo mediatico dell’odio politico e dell’invidia sociale: nel tritacarne c’è finito Roberto Occhiuto e non per la sua instancabile (e davvero logorante) attività politica in favore della Calabria (e su questo crediamo non ci siano riserve a concordare su un impegno ai limiti, considerando anche i postumi di una difficile operazione al cuore), ma su un’indagine “vecchia”, guarda caso rispolverata dal quotidiano Il Domani il giorno dopo il suo annuncio della volontà di ricandidarsi.  Non sta a noi giudicare eventuali ipotesi di reato, ma concordiamo col Presidente che azioni giudiziarie “preventive” (ma a scoppio ritardato) di questo genere contribuiscono solo a demolire la già malconcia reputazione della Calabria. Ben vengano le indagini e si perseguano i reati, ci mancherebbe altro, ma alla magistratura, sommessamente, bisognerebbe chiedere di non dimenticarsi di applicare un po’ di buonsenso. Facile distruggere politicamente chiunque, pressoché impossibile riparare ex-post ai guasti provocati, ove risulti la magica formula “il fatto non sussiste”. Peccato che, quando arriva, troppo tempo è passato, troppe reputazioni (colpevolmente) smantellate, troppi destini cambiati e, qualche volta, vite distrutte. Finisca il cerchio mediatico del sospetto, non se lo merita l’Occhiuto di turno, né tantomeno i calabresi. (s)

Bruni (Pd): «Serve trasparenza sulla gestione delle risorse commissariali per sanità»

La consigliera regionale del PD, Amalia Bruni, ha presentato un’interrogazione urgente al presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, per fare chiarezza sulla reale disponibilità economica e sulle modalità di utilizzo delle risorse destinate al superamento dell’emergenza sanitaria e infrastrutturale in Calabria.

Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 marzo, attribuisce poteri speciali al presidente della Regione per la gestione della situazione emergenziale legata al rischio idrogeologico e allo stato critico del sistema ospedaliero calabrese. Tali poteri includono la possibilità di operare in deroga alla normativa vigente, pur nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle direttive europee.

Secondo quanto riportato nell’interrogazione, l’ordinanza prevede che le risorse finanziarie utilizzabili provengano da una molteplicità di fonti, tra cui fondi previsti da leggi nazionali (come la Legge 67/1988 e la Legge 135/1990), misure straordinarie recenti (DL 132/2023) e bilanci statali pluriennali, nonché anticipazioni di cassa da parte dell’Inail.

«È essenziale che il Consiglio regionale e i cittadini siano messi a conoscenza – ha detto – delle somme effettivamente stanziate e disponibili, con indicazione chiara delle fonti di provenienza e delle finalità previste per ciascun intervento».

La consigliera regionale del Pd chiede quindi al Commissario straordinario: quali siano e a quanto ammontino le somme effettivamente rese disponibili ai sensi dell’articolo 6 dell’Ordinanza n. 1133/2025; quali interventi si intendano finanziare, su quali territori e con quali criteri di priorità; quali siano i soggetti attuatori eventualmente già individuati per la realizzazione delle opere; quali siano i contenuti dell’accordo con l’Inail per le anticipazioni di cassa, a partire dal ruolo dell’Istituto fino alle modalità con cui la Regione restituirà le somme ricevute.

«La trasparenza nell’impiego di risorse pubbliche – ha concluso Bruni – non è solo un dovere istituzionale, ma un prerequisito di legalità e responsabilità politica verso i calabresi. Ci auguriamo che il Presidente voglia rispondere in tempi rapidi e con puntualità alle nostre legittime domande». (rrc