Regionali: veline e veleni
per il programma poi si vedrà

di MIMMO NUNNARI – Una sola Calabria non esiste, ne esistono tante, come in passato, quando però si parlava di “Calabrie” a ragione, e il plurale si giustificava con l’esistenza della Calabria Citeriore e la della Calabria Ulteriore, denominazioni ufficiali che la regione terminale d’Europa si portava dietro fin dal Basso Medioevo. Oggi, quando qualcuno usa ancora il termine Calabrie, lo fa per sottolineare la perdurante diversità e la complessità storica e culturale della Calabria, mosaico frammentato, racchiuso in un unico spazio fisico, ma diviso in piccole patrie, che stentano a unirsi veramente. È questo forse il vero fallimento di più di mezzo secolo di regionalismo, vissuto in Calabria tra primati perduti e rancori resistenti. È questa la debolezza più grande di una regione che vuole volare ma resta attaccata al suolo: incatenata e incapace a spezzare le catene, a liberarsene. Questo, dovrebbe essere un tema da campagna elettorale, su cui riflettere e ragionare. Solo una vera sostanziale unità, e col beneficio derivante dall’essere uniti, dal collaborare e dal superare le divisioni, potrà decollare la “regione differente”; differente per cultura, tradizione, miti, modo di pensare e di vivere. Sono tutte belle però queste Calabrie, ancorché divise e rancorose, e chi riuscirà a mischiarle, ad amalgamarle, facendo diventare ogni differenza ricchezza, le farà volare. La sfida più grande tra Occhiuto e Tridico è forse questa: riconciliare la Calabria, riconciliarla con se stessa, e riconciliarla col resto del Paese, con l’Italia del Nord, che è la locomotiva che corre, alla quale bisognerebbe agganciarsi. I campanilismi inutili e i conflitti di stampo municipalistico, che ancora esistono –  inutile nasconderlo – o i duelli politici da asilo infantile sono assurdi. Non fanno altro che alimentare lo stereotipo di Calabria terra conflittuale, ultima irredimibile e perduta. Bisognerebbe provare a volare alto in questa campagna elettorale, concentrarsi sulle soluzioni che le attività politiche possono produrre nella realtà, in una regione che vive tra eccellenze e mediocrità, senza vie di mezzo. C’è questa Calabria plurale di luci e di ombre, sullo sfondo della sfida elettorale Occhiuto Tridico: ultima occasione, per una regione storicamente trascurata e isolata di spiccare il volo verso un futuro rosa; che si merita, uscendo dalle nebbie in cui vive, anche per colpa di una classe politica suddita di partiti nazionali che considerano la Calabria granaio di voti, e basta. Ed è tanto, se non la disprezzano, anzi sottovoce lo fanno, a destra e a sinistra. Avete mai sentito levarsi dai Governi (di destra o sinistra) o dal Parlamento, una voce chiara e forte in favore della regione sud del Sud? Del fanalino di coda dell’Europa che nelle classifiche si trova appena prima delle due enclavi spagnole di Ceuta e Melilla in terra africana?  E del rumoroso silenzio dei parlamentari eletti in Calabria che dire? Non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio. Qualcuno va salvato, ma li contiamo davvero sulle dita di mezza mano i meritevoli, di destra e sinistra. Ora, con questo scenario alle spalle, la sfida Occhiuto Tridico diventa un’occasione unica per cambiare, per riportare la discussione sul futuro della Calabria a un livello dignitoso, col recupero della centralità della politica, collocandola a più diretto contatto con la vita dei calabresi, rendendola più aderente alle cose stesse. Certo, è una  sfida anomala quella tra un presidente dimissionario e autoricandidato e un europarlamentare a cui la coalizione di sinistra impreparata ha dovuto appellarsi, pena l’inabissamento. Tridico, è stato un salvagente per la sinistra. Ha tolto dall’imbarazzo il Pd, partito che in passato per scegliere il candidato presidente ha dovuto far ricorso alla lotteria, provandole tutte prima di giungere per sfinimento ad Amalia Bruni, scienziata di valore, ma distante della politica e da esperienze di gestione di un ente importante, come la Regione. Prima di far uscire dal cilindro di via del Nazareno – sede nazionale del Pd – il suo nome, c’erano stati il no a Mario Oliverio, le incertezze antipatiche su Nicola Irto, i rumors su Enzo Ciconte, scrittore e politico d’esperienza, però poco gradito alla nomenclatura post Pci, l’investitura di Maria Antonietta Ventura, imprenditrice ferroviaria di origine pugliese, come Francesco Boccia, all’epoca proconsole Pd, incaricato di sbrogliare la matassa calabrese, di cui “il Manifesto” scrisse: “Non sa più che pesci pigliare”. Quattro anni dopo il Pd resta partito che non sa decidere, poco inclusivo, tendente all’esclusione, senza leader. Se nel campo della sinistra il Pd appare malconcio, e Avs ha dovuto arruolare la filosofa calabroromana Donatella Di Cesare, nota per le sue partecipazioni nei talk show e le amicizie con ex Br, a destra c’è Fdi, il partito della premier Giorgia Meloni, che non si sente tanto bene, tanto da dover ricorrere ad una politica dal profilo alto, come Wanda Ferro, sottosegretaria all’Interno, per rassicurare il proprio elettorato disorientato (a Reggio è stato abbandonato da due dirigenti storici come Giuseppe Agliano e Salvatore Lagana’, fedelissimi dell’ex presidente Giuseppe Scopelliti che sostiene un candidato della Lega ) o arruolare politici provenienti dalla sponda grillina, come Dalila Nesci, 5 Stelle doc, ex sottosegretaria per il Sud. Con questi rumori fuori scena, il palcoscenico è tutto per i due protagonisti: Occhiuto e Tridico. Sarebbe utile che entrambi si ponessero interrogativi semplici su problemi però vitali, riflettendo anche sul fatto che benché la Calabria sia stata governata dal centro, per secoli, con una specie di spocchia coloniale, non sarebbe onesto attribuire solo a ipotetici “nemici esterni” le colpe di un malessere che esiste per corresponsabilità degli stessi calabresi. Quali interrogativi potrebbero porsi, Occhiuto e Tridico, preparandosi a dare risposte? Ne elenchiamo alcuni: – Come correggere, migliorandole, le peggiori condizioni sanitarie d’Italia che comportano minori aspettative di vita e maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari, rispetto a tutti gli altri italiani? – Come creare concretamente posti di lavoro e frenare l’emorragia inarrestabile verso il nord e l’estero di braccia e intelligenze? – Come evitare il rischio che il territorio più a Sud del continente europeo, assuma, progressivamente, le sembianze di uno Stato mafia di tipo balcanico, dominato dalla mafia più potente del mondo? Come risanare le burocrazie, infettate dalla corruzione, e in che modo correggere l’inclinazione politica alla collusione con sistemi occulti e/o mafiosi? – Quali misure legislative mettere in campo, per emancipare le popolazioni dal bisogno che le opprime? Non sarà facile rispondere, con un collegiale e coraggioso impegno, si può tentare.
Con gli slogan non si va da nessuna parte. (dn)

Regionali: una sfida davvero aperta
I primi dati dai flussi elettorali

ESCLUSIVO – La premessa, doverosa, è sempre uguale: non siamo davanti ad un sondaggio sulle intenzioni di voto, bensì ad un’analisi dei flussi elettorali in Calabria, attraverso alcuni elementi fondamentali, quali i precedenti più recenti (Europee 2024, Camera 2022, Regionali 2021), composizione delle liste, sondaggi generali sull’andamento del voto in Italia.

Un’analisi dei flussi attraverso un metodo collaudato e già ap plicato da alcuni professionisti di fiducia di Calabria.Live in diverse consultazioni elettorali in Calabria: spessoè venuta fuoriuna fotografia molto reale, in qualche caso (come le ultime due regionali e le comunali di Reggio Calabria) addirittura “chirurgica”.

Il dato che emerge da questo studio – che ripetiamo non ha valenza scientifica assoluta – è che la partita tra l’uscente Roberto Occhiuto, a capo di otto liste di centrodestra, e lo sfidante Pasquale Tridico, a capo di sei liste del cosiddetto “campo largo”, è tutt’altro che chiusa, nonostante un sostanzioso vantaggio del centro destra. D’altro canto, la campagna elettorale vera e propria comincia solo ora. 

Il distacco attuale tra i due duellanti è molto diverso da quello disegnato da EMG che assegnava il 60% al presidente uscente contro il 37% dell’avversario. Quella rilevazione risentiva evidentemente dalla mancanza dello sfidante (ufficializzato solo giorno stesso del sondaggio) e dall’impossibilità di valutare le liste in campo.

Il nostro studio ci dice, con sufficiente margine di precisione, che le liste di Occhiuto sono al 53,4%, mentre quelle di Tridico si attestano al 45,6%. Chiude con lo 0,9% la lista del candidato presidente Toscano.

Il sistema elettorale calabrese non prevede il voto disgiunto, pur tuttavia una variazione percentuale si può avere dai cosiddetti “voti secchi” al candidato presidente. In altre parole, un elettore può decidere di votare solo il candidato presidente, senza esprimere una preferenza per una lista.

Nel 2021, ben 37.000 calabresi hanno votato “secco”, di cui 7.000 per Occhiuto e 30.000 per Bruni e De Magistris. Ciò comportò uno scostamento di quasi 2 punti in percentuale a sfavore di Occhiuto, di uno 0,5% a favore di Bruni, 1,5% a favore di De Magistris.

Se si dovessero registrare gli stessi numeri, il distacco tra Occhiuto e Tridico si ridurrebbe ulteriormente, con l’uscente al 51,6% e lo sfidante al 47,2% (1,04% a Toscano).

È evidente – ma non è scontato né facile – che se Tridico riuscisse a convincere parte del fronte dell’astensionismo, diciamo 30-40.000 elettori, a votarlo in maniera secca, la partita potrebbe cambiare volto, riducendo ulteriormente le distanze.

Passando all’andamento del voto dei partiti, è molto probabile una flessione piuttosto accentuata di Forza Italia che perderebbe il 3,4% rispetto alle ultime regionali, a tutto vantaggio degli alleati Fratelli d’Italia che aumenterebbero di 2,8% anche grazie all’effetto Meloni, e della Lega (+1,9%) che schiera liste molto competitive. Anche la lista del Presidente Occhiuto (+0,8% rispetto al 2021) rosicchia qualcosa alla lista ammiraglia.

Quattro liste pro Occhiuto (Azzurri, Udc, Noi Moderati e Sud/Nord) difficilmente supereranno lo sbarramento.

Nell’altro campo, si registra un discreto aumento – +1,8% –  del Partito Democratico (anche per via di candidature di peso come Giuseppe Falcomatà ed Enza bruno Bossio) e dei Cinquestelle (+1,9%) con effetto traino del candidato presidente Tridico, personalità identitaria del Movimento.

In questo schieramento, tutte le liste sono al di sopra del 4% di sbarramento. (rrm)

Vivere o morire: è questo il dilemma della Sanità in Calabria

di MIMMO NUNNARI – Va bene il Ponte, vanno bene le infrastrutture, va bene il lavoro, va bene la Calabria meravigliosa, e anche quella magica e straordinaria venduta alle fiere del turismo, ma i calabresi vogliono – e ne hanno tutto il diritto – sapere quando possono cominciare a vivere da cittadini normali senza correre il rischio di morire prima dei loro connazionali – come dicono studi e statistiche – a causa della carenza di servizi sanitari nella loro regione; dove ormai da tempo, molti, tra le fasce di popolazione più deboli,  rinunciano – sono costretti – alle cure essenziali. Perché, non possono attendere mesi o anni per una visita, o non possono permettersi di recarsi per le cure in altre regioni, o ricorrere alla sanità privata che offre assistenza naturalmente a pagamento. Il problema, come è facile intuire, non è di destra o di sinistra, con buona pace di chi, dall’opposizione, dopo anni di letargo in Consiglio regionale, si è svegliato solo adesso. È più semplicemente umano, civile, di coscienza e di giustizia sociale, il problema. Volere una buona sanità in Calabria significa volere pari opportunità, non privilegi. Significa, non essere più vittime di discriminazione, significa ricevere un trattamento equo, non essere costretti a emigrare, per curarsi – oltre che per cercare lavoro. Sappiamo, come sono stati affrontati questi problemi in passato, per cui poco oggi si può a imputare a Occhiuto, presidente dimissionario, autoricandidatosi a governare, che certamente avrebbe potuto fare meglio. Sappiamo, come sono stati affrontati dallo Stato prima, e dalla Regione dopo, e da entrambi nel presente, i problemi della Sanità. Col passaggio dei poteri dallo Stato alle Regioni avvenuto con la progressiva decentralizzazione del Servizio Sanitario Nazionale iniziata nel 1972 e perfezionata con la riforma (Titolo V) del 1992 è avvenuta la trasformazione della gestione da male in peggio. La Sanità è diventata business: un connubio tra malaffare, malaburocrazia e poteri poco trasparenti, da rabbrividire. Medici, infermieri, personale sanitario, che in condizioni normali dovrebbero fare solo il loro dovere di professionisti che col giuramento di Ippocrate hanno sottoscritto un codice etico fondamentale, sono stati costretti a trasformarsi in eroi per caso, come in guerra, o nelle peggiori calamità. Sono stati costretti a combattere, senza sosta, con gli unici strumenti che hanno a disposizione: il cuore, la mente e la  passione per un lavoro particolare. Solo Nostro Signore potrà un giorno giudicare come si deve i responsabili della sporca gestione della Sanità calabrese, e aprirgli le porte dell’Inferno. I tentacoli del malaffare hanno stretto in una morsa negli anni tutto ciò che hanno incontrato. E i commissari – generali, prefetti, manager – inviati dai Governi, per vigilare e risanare, o sono scappati, o sono rimasti a guardare impotenti, qualche volta cadendo nel ridicolo. Indimenticabile il manager emiliano che sosteneva come il Covid si diffondeva: solo baciandosi lingua in bocca, o il generale che firmava a sua insaputa, come nei film di Totò. Una minima parte di ciò che è accaduto, in questi anni di mala gestione della sanità l’ha raccontata il medico scrittore Santo Gioffrè in “Tutto pagato!” (Castelvecchi editore): racconto tragico dell’esperienza di commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria di Reggio Calabria, istituzione dove le stesse fatture si pagavano più volte, e i bilanci si scrivevano su foglietti  somiglianti a pizzini. Nel libro, Gioffrè ha ricostruito i mesi di lavoro caratterizzati da “suggerimenti”, pressioni e delegittimazioni.

“Tutto pagato!”, è un libro-denuncia essenziale, per comprendere le cause del collasso della sanità calabrese, dove alligna il seme del malaffare, piantato da quell’aria grigia che in Calabria storicamente si sovrappone alla linea della legalità e della sana gestione. Chi mai potrà assolvere coloro che per lucrare, arricchirsi, hanno commesso illeciti e compiuto atti delittuosi? La corruzione, ha coinvolto diverse aree: dagli appalti e contratti pubblici, alle nomine dirigenziali, alle gestione delle risorse. La tolleranza, o il non aver vigilato, sono stati brodo di coltura di frodi e pratiche corruttive, di malagestione di reparti ospedalieri, di “favori” a pazienti, dietro pagamento. In questo scenario apocalittico, spiccano le figure della maggioranza dei medici, e del personale sanitario, che lavorano affrontando sfide quotidiane; fornendo cure immediate nei reparti e nel far west dei pronto soccorso, salvando vite. Di questo bisognerebbe discutere, in questa campagna elettorale, senza polemiche inutili, assumendosi responsabilità; e promettendo che il percorso di morte e distruzione sarà arrestato; che le azioni scellerate di chi ha malgestito la sanità in Calabria non saranno mai più ripetute e che non resteranno impuniti gli abusi, gli illeciti. Non si chiedono miracoli: è solo sufficiente che si mettano nelle migliori condizioni di operare coloro che – medici, personale sanitario tutto – salvaguardano i cittadini, e ne garantiscono la sicurezza e la salute. Ha ragione Occhiuto, a respingere le critiche di chi – partiti dormienti – non stava certo su Marte, quando lo scempio della sanità si consumava in Calabria. Tutti, manager, politici, prefetti, generali, non hanno visto o voluto vedere cosa accadeva, sotto i loro occhi. Sono rimasti zitti, impotenti, incapaci. Ha torto invece, Occhiuto, nel respingere le osservazioni e le critiche che vengono dai cittadini; a respingerle in maniera inelegante, e anche un po’ saccente, ostentando un atteggiamento di superiorità che un leader deve saper evitare. Dire che “in 4 anni lui ha fatto più che in 40 gli altri”, è  slogan, e basta. E non è vero. È solo atteggiamento da uomo solo al comando. La Politica vera è tale se è condivisione di idee e di responsabilità. Avrebbe potuto fare di più, Occhiuto, se avesse chiamato a raccolta – per un problema così grave, eccezionale e vitale come la Sanità – oltre che i politici non della sua parte, i calabresi delle associazioni, del volontariato, delle comunità cattoliche e sociali, e con loro medici, infermieri, sindaci. Al capezzale del malato servono tutti coloro che possono essere utili: questo, ragionevolmente, richiede la situazione drammatica della Calabria, regione che si sarebbe potuta risparmiare molti dei sacrifici oggi richiesti alla collettività, se solo fosse stata percorsa la strada dell’etica e dell’anticorruzione, dell’onestà, negli anni passati. Criticare però Occhiuto, senza motivare i rilievi, oggi, in campagna elettorale, è esercizio inutile. Servono proposte. E da Tridico, economista sociale di valore, uomo del popolo, i calabresi aspettano proposte concrete, ragionevoli. Il futuro della Calabria non può essere scritto privilegiando proposte di reddito di cittadinanza, di dubbia efficacia. Serve altro, serve una visione di Calabria, moderna, libera dalle mafie, dai sistemi corruttivi. Occhiuto e Tridico , per la Sanità, dovrebbero avvalersi dell’esperienza, della competenza, dell’azione trasparente di “Comunità Competente” – realtà associativa benemerita di cui è portavoce Rubens Curia – che da tempo supplisce, con pazienza,  virtù cristiana, passione civile, alla mediocritas di  istituzioni e politica. Molti, dei problemi della sanità calabrese, la Regione li ha risolti anche con la collaborazione di “Comunità Competente”, ma non tutte le proposte riassunte nel “Manifesto per la democrazia delle cure in Calabria”, sono state accolte. Chi ha frenato? Chi non ha avuto interesse a guardare con convinzione in direzione delle soluzioni concrete indicate da “Comunità competente”? Se i candidati presidenti vogliono una vera sanità in Calabria, a misura di persona, coinvolgano, già da adesso, in campagna elettorale, gli uomini e le donne di Comunità Competente, che avranno pure le loro appartenenze politiche e le loro convinzioni culturali o religiose, ma hanno dimostrato di operare nell’interesse esclusivo dei calabresi, che pretendono di sapere se, nel loro futuro, ci sarà più posto per vivere, che per morire, di sanità. (mnu)

La statua della Madonna della Montagna sarà esposta in chiesa a San Luca

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI

Maria di Polsi fa il suo miracolo. L’antico simulacro della Madonna della Montagna lascia il Santuario di Polsi per entrare, finalmente, nella Chiesa della sua San Luca.
Un fatto storico che accende una luce in un’epoca buia per il popolo sanluchese.

Giorni e settimane di appelli accorati alla Chiesa, alle Istituzioni, battaglie di identità, richieste di dignità: tutto questo non è stato vano. Perché la storia millenaria di Polsi e di San Luca non può essere oscurata né sepolta.

La voce delle donne di San Luca è quella delle figlie di Maria.
La voce dei giovani di San Luca è quella dei cittadini del mondo.
La voce di San Luca è la voce di un popolo che esiste, resiste, vive.

La gioia oggi è palpabile: sincera, collettiva. È la gioia di un patto antico che non si è lasciato soffocare da frane, interdittive e silenzi. È la vittoria di chi ha creduto che la fede non si negozia e non si commissaria.

Mi sento parte di questa storia. Felice di aver dato voce — con parole forse dure, ma necessarie — a un dolore che oggi si scioglie in canto.
Non è tempo di rivendicazioni, ma di ringraziamento.
Eppure non dimentichiamo: quanta fatica è costata a San Luca difendere il diritto alla sua festa, custodire la sua identità, non smarrire la strada verso Maria.

Che si spengano oggi, e per sempre, i riflettori della cronaca giudiziaria, gli attacchi gratuiti e le macchine del fango su San Luca.
Che si accenda invece una luce di speranza sul paese di Corrado Alvaro.
Una luce che illumina i passi dei pellegrini, che tornano a stringersi attorno alla loro Madonna, tra tamburelli, lacrime e rose.

Ed eccoli, ci sono tutti.
Melusina è sullo scalino, Medea tiene i suoi figli per mano, Antonello è con l’Argirò, il maestro Antonio è vicino a Corrado.
Un po’ più in là, Padre Stefano De Fiores dibatte di Maria con don Massimo Alvaro. È uno spettacolo sentirli parlare: raccontano di storie millenarie.
Arriva anche Fortunato Nocera. Pasquino Crupi, c’è anche lui. Ora non manca più nessuno.

Un’anziana donna è prostrata innanzi alla Madonna. La Sibilla non proferisce parola: osserva, ascolta i canti, gli inni, i suoni dei tamburelli. Non vincerà mai davanti alla bella signora della Montagna.

È tutto pronto.
Non resta che gridarlo a voce alta, con il cuore che batte forte, gli occhi alla montagna e le mani al cielo:

Evviva Maria di Polsi! (gsc)

Regionali: Sanità, Inclusione e Sviluppo
I nodi di un’elezione molto complessa

di SANTO STRATI –  Inclusione e sviluppo sono il vero nodo delle prossime elezioni regionali. Se si dà per scontata la priorità assoluta rappresentata dalla disastratissima Sanità calabrese, su questi due temi si vanno a confrontare i due candidati Occhiuto e Tridico (forse ce ne sarà un terzo, Francesco Toscano per Democrazia Sovrana e Popolare, se raccolgono le firme necessarie per la presentazione delle liste). Il confronto non appare scontato viste le ben chiare posizioni, ma riguarda essenzialmente la scelta di strategia che sarà adottata.

Un manifesto di intellettuali indica in Pasquale Tridico la svolta necessaria di cui la Calabria ha estremamente bisogno, e non c’è da eccepire sulle qualità accademiche e le capacità di serio economista (oltre al fatto di essere una persona perbene), però la sua candidatura, spinosa per molti versi per Occhiuto e tutto il centrodestra, mostra alcune debolezze, su cui il tempo ristretto gioca sicuramente a sfavore.

Tridico è il padre del reddito di cittadinanza e punta sull’inclusione sociale per raccogliere consensi: l’idea di un “reddito di dignità” è ammirevole sotto tutti i punti di vista e alle critiche del centrodestra che mancano le risorse finanziarie necessarie, il professore originario di Scala Coeli (CS) replica che si possono reperire facendo una “raccolta indifferenziata” tra i vari fondi europei che prevedono misure per l’inclusione sociale. Anche il Pnrr, di cui la Calabria ha, allo stato, impegnato poco più del 10% delle risorse a essa destinate, prevede misure finalizzate a contrastare la povertà.

Non abbiamo dubbi sulle affermazioni di Tridico sul reperimento dei fondi (300/500 milioni l’anno) che non possono essere individuati nel bilancio regionale (nel 2023 il consigliere PD Raffaele Mammoliti propose qualcosa un assegno regionale contro la povertà, ma il progetto venne bocciato dall’aula), ma il problema non sono solo i soldi. È l’idea di un ritorno all’assistenzialismo che non genera nuova occupazione e non spinge a cercare il lavoro: i guasti dell’anche benemerito reddito di cittadinanza (che ha risolto problemi a tantissime famiglie fragili e incapienti) sono sotto gli occhi di tutti. Una buona idea che, al di là del penoso e fallace slogan pentastellato lanciato dalla finestra di Palazzo Chigi “abbiamo abolito la povertà”, si è rivelata una pacchia per i soliti furbetti del Paese (pare che qualche mussulmano abbia ricevuto l’assegno moltiplicato per il numero delle tre-quattro mogli – legittimamente – a carico). Con il risultato che tantissimi giovani e moltissimi disoccupati hanno – soprattutto al Sud – rifiutato il lavoro (magari facendolo poi in nero) perché era più comodo il RdC che consentiva di continuare a restare in ozio (pagato). Dall’altra parte, non si può non riconoscere che, accanto alle storture e agli abusi perpetrati, in realtà il RdC ha dato respiro a molte famiglie realmente in povertà.

E a proposito di povertà in Calabria i numeri sono contraddittori: secondo l’Istat ci sono 70mila poveri assoluti, secondo altre stime il numero va decuplicato. In ogni caso la lotta alla povertà con l’obiettivo di ridare dignità (e lavoro) alle persone senza sussidi, è certamente un traguardo degno di un Paese civile.

Ma l’inclusione sociale su cui punta Tridico può prevalere su un’idea di sviluppo senza la quale non ci potrà essere riscatto sociale? Tridico non è certamente contro lo sviluppo, ma se, nel programma, dovesse essere costretto a far proprie le posizioni oltranziste e abitualmente schierato sul No a tutto (il famoso “vaffa” che si è rivelato una beffa per gli elettori che ci hanno creduto) il suo consenso popolare sarebbe destinato a una decisa sforbiciata. Uno su tutte il Ponte sullo Stretto su cui – per sola ideologia e nulla di più – Pd, Cinquestelle e tutta la sinistra continuano, ostinatamente, a mostrare opposizione, e che invece è un ineccepibile e indiscutibile volano di sviluppo non solo per i territori della Calabria e della Sicilia, ma di tutto il Mezzogiorno e dell’intero Paese. Può permettersi la Calabria, a fronte di un progetto divenuto legge dello Stato – a giorni la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – un Presidente che, contrario al Ponte, dovrà vigilare ed essere attivo su tutte le opere compensative e di complemento che servono a preparare la realizzazione dell’Opera? Come si potrà conciliare una posizione intransigente su una mega infrastruttura che lo Stato ha deciso di realizzare, con voto democratico del Parlamento, con l’idea di sviluppo che il Ponte stesso porta in dote?

È un bel problema e, probabilmente, il prof. Tridico si è già chiesto quale potrebbe essere la soluzione migliore. E qui ci permettiamo un suggerimento: non sia l’inclusione sociale il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale, perché, sì, raccoglie facilmente il consenso popolare, ma non soddisfa le reali esigenze della regione, che ha bisogno di crescita e sviluppo, mediante anche un corposo piano infrastrutturale. Ma punti sullo sviluppo (da cui ovviamente deriva implicitamente l’impegno per l’inclusione) indicando priorità e le idee che possano offrire un salto di qualità all’immobilismo cronico che caratterizza la Calabria.

D’altro canto, il Presidente uscente Roberto Occhiuto punta tutto sullo sviluppo della regione, per convincere gli elettori a riconfermargli la fiducia, ma non dovrà trascurare il problema povertà e inclusione sociale che affligge troppe famiglie con conseguenze nefaste per le nuove generazioni. Il rischio è di vedere crescere in povertà un quarto della popolazione calabrese, soprattutto quella che vive nelle aree più depresse (quasi tutte…) e quindi abituarsi all’idea di un 25% di giovani dannatamente poveri e deprivati di qualunque prospettiva di benessere. Non ce lo possiamo permettere e non intervenire a favore di chi ha bisogno (bambini denutriti, anziani privi di cure, famiglie con disabili che vivono di aiuti occasionali) è una vergogna per un Paese civile e, soprattutto, per una regione che ha nel proprio dna i valori dell’accoglienza e della solidarietà.

In buona sostanza, non ci può essere sviluppo senza inclusione sociale, ma quest’ultima non può guidare (o, peggio, condizionare) il percorso di crescita dei territori. Dare l’assegno sociale a chi ne ha diritto (e davvero bisogno) è un impegno che entrambi gli schieramenti –possibilmente in modo trasversale, al di là di chi vince e chi perde in questa competizione elettorale – devono obbligarsi a rispettare. Poi, le modalità di utilizzo (c’è chi giocava alle slot machine con il RdC…) vanno studiate perché il sussidio sia davvero tale. Ma allo stesso tempo si rifugga dall’idea di un nuovo provvedimento di assistenzialismo: la Calabria e tutto il Mezzogiorno non vogliono aiuti sostitutivi, ma opportunità di impiego con stipendi dignitosi e, perché no?, formazione. In Sicilia hanno già formato e preparato giovani tecnici, manovali, carpentieri, etc per i lavori del Ponte: in Calabria non risulta alcuna iniziativa del genere.

Per chiudere, torniamo al punto cruciale, la sanità. Se non si azzera il debito (azzerare, non cancellare: sarebbe ingiusto nei confronti di chi legittimamente deve essere ancora pagato) non si va da nessuna parte. Occhiuto, avventatamente, alcuni mesi fa annunciava “a giorni” la fine del Commissariamento: siamo a fine agosto e sappiamo com’è andata a finire. Il problema è che sono tanti gli interventi necessari (si legga l’accurato Manifesto di Comunità Competente), ma se i fondi sono utilizzati a pagare le rate del rientro del debito, restano poche risorse da investire. Su questo, principalmente, si gioca la roulette del 5-6 ottobre. (s)

Asili Nido, arrivano 4,5 milioni per sette Comuni calabresi per 214 nuovi posti:
Africo Aiello Calabro, Aieta, Olivadi, San Mauro Marchesato, Squillace e Zagarise

Arrivano 4,5 milioni di finanziamento destinati alla creazione di 214 nuovi posti negli asili nido per sette comuni calabresi. Sono beneficiari della’iuto disposto dal Ministero dell’Istruzione e del merito i comuni di Africo Aiello Calabro, Aieta, Olivadi, San Mauro Marchesato, Squillace e Zagarise.

L’intervento nazionale per la creazione di nuovi posti negli asili nido prevede un investimento complessivo di 103,8 milioni e riguarda 164 iniziative comunali per la creazione di nuovi asili nido o ristrutturazione o riconversione di altri edifici pubblici. In Calabria, com’è noto, la situazione degli asili nido è disastrosa e moltissime famiglie con bambini fino ai tre anni hanno grosse difficoltà a collocare i propri figli. Dell’intervento ministeriale, alla Calabria spetta la fetta più ricca di finanziamenti dal PNRR. Sono in graduatoria, nel caso avanzassero fondi residui, altri 46 comuni calabresi.

I lavori andranno aggiudicati entro il 31 marzo 2026 e il colladuo deve avvenire entro il 30 giugno successivo.  (rr)

Reggio-Milano solo andata:
Ita sospende il volo serale
Eppure il volo copriva il 74% dei posti
Misteri del marketing che puniscono lo scalo reggino

Il prossimo autunno, secondo quando disposto da Ita, la compagnia aerea che gestisce i voli da e per Linate non ci sarà più il secondo volo da Milano a Reggio. In buona sostanza professionisti, pazienti in trattamento terapeutico e quanti altri potevano svolgere in un giorno gli impegni milanesi, saranno costretti a pernottare nella capitale degli affari per prendere il volo il giorno successivo. La Sacal, per voce del suo Presidente Franchini, sostiene che non è di sua competenza la scelta di sopprimere il volo da Linate (sono scelte della Compagnia, in base al cosiddetto “riempimento”), ma i reggini e i dirimpettai messinesi non ci stanno. Monta la rabbia e si prepara la protesta.

Uno dei primi imprenditori a stigmatizzare l’infelice scelta di Ita è il reggino Pino Falduto (Porto Bolaro): «La nostra città – sostiene Falduto – vive ancora una volta l’amarezza di scelte prese altrove. E non è iun problema di “riempimento”: i dati dicono che il tasso di riempimento della tratta Reggio-Linate è del 74%, superiore a quello di Reggio Roma (72%). Allora non è un problema di passeggeri, però a venire penalizzati sono proprio i reggini. Reggio non può essere trattata come una periferia: il secondo volo per Milano è vitale per professionisti, famiglie, studenti e imprese che hanno bisogno id collegamenti rapidi con il Nord. Chiediamo che Sacal e Ita chiariscano i dati reali e spieghino le ragioni della sopprrssione di un volo più performante di altri. Le istituzioni locali e nazionali devono difendere con forza il diritto della nostra comunità a collegamenti stabili e affidabili». (rrc).

 

Tridico ha detto sì alla sfida con Occhiuto
Domani sarà ufficializzata la candidatura unica per la coalizione di centrosinistra

Con un whatsapp all’Ansa, l’eurodeputato Pasquale Tridico, già presidente dell’INPS nonché “padre” del reddito di cittadinanza, ha sciolto la riserva e ha dato la sua disponibilità a correre per il centrosinistra unito alle prossime elezioni regionali calabresi del 5-6 ottobre.

«Sono disponibile – ha detto Tridico all’Ansa – . Se tutte le forze progressiste ci sono, confermo la mia disponibilità a candidarmi per la presidenza della Regione Calabria». Domani sarà ufficializzata la candidatura e quindi la sfida sarà a due, tra Occhiuto e Tridico.

La decisione è arrivata prima del vertice convocato da Sandro Principe, a nome della sinistra riformista, per stasera a Lamezia.

Sulla disponibilità di Tridico s’è pronunciato anche Giuseppe Conte con un post sui social: «In questi giorni ho letto alcune indiscrezioni di stampa: riferiscono che in Calabria la disponibilità alla candidatura di Pasquale Tridico sarebbe fittizia. Voglio essere chiaro: questo non è il mio personale modo di agire né quello del M5S, che quando siede ai tavoli di coalizione opera in modo lineare e trasparente». Il M5S – dice Conte «mette a disposizione dell’intera coalizione anche la candidatura di Pasquale Tridico, una personalità ampiamente apprezzata che, in una logica di servizio, offriamo come una preziosa risorsa ai cittadini calabresi. Insieme a lui, come già anticipato ai tavoli di coalizione, ci sono le candidature – parimenti autorevoli – di Vittoria Baldino e Anna Laura Orrico. Da qui si partirà con le altre forze di coalizione per scegliere insieme – oltre al programma migliore – anche la candidatura ritenuta più adatta ad interpretarne le necessità di cambiamento». (rp)

Regionali: è caos calmo e la sinistra riformista tenta di evitare il ridicolo
I Cinque Stelle lanciano le autocandidature

Riuscirà la sinistra riformista (che fa capo a Principe) a evitare il ridicolo in cui sta sprofondando il PD e tutta la coalizione che vorrebbe battere Occhiuto? È caos calmo e il tempo per la presentazione delle liste si restringe ogni giorno di più.

Se non fosse una drammatica realtà, ci sarebbe persino da ridere: il Movimento 5 Stelle ha lanciato le autocandidature per le regionali, come se fosse un quiz televisivo per il quale occorre superare i provini. Siamo messi proprio male e questo conferma che il “vuoto” con cui inopinatamente vinsero le elezioni politiche un’altra vita fa, tale è rimasto.

L’ing. Fabio Pugliese, animatore di Basta Vittime 106, è stato uno dei primi a stigmatizzare sui social la bizzarra scelta, promossa dal coordinatore regionale Riccardo Tucci, delle autocandidature: «Non una selezione trasparente – scrive Pugliese – , non un confronto sulle competenze, non un curriculum passato al vaglio di una commissione politica: un post. Sui social. Per dire “fatevi avanti”. Perché non riescono nemmeno a completare le liste…. E quindi via alle autocandidature: chiunque può proporsi. Chiunque può gestire fondi europei, sanità, infrastrutture, lavoro, istruzione. Chiunque può governare la Calabria. CHIUNQUE.

«Questo, sia chiaro, non è un attacco personale, ma una constatazione amara e doverosa: la Calabria non è un campo scuola né un esperimento di improvvisazione politica. Eppure è trattata come tale. E mentre il Movimento 5 Stelle organizza casting, il Partito Democratico – che si dice alternativo, solido, riformista – tace. Perché questi sono i suoi alleati. E va tutto bene.

«Ma a ottobre non si vota per una sagra o per una recita di fine anno: si vota per il futuro della Regione. E chi ha a cuore questa terra ha il dovere di pretendere serietà, competenza e rispetto». (rr)

Il campo largo non è un gioco per l’estate
ma sembra più un miraggio per una sinistra
ancora troppo sparigliata

di SANTO STRATI – Passato Ferragosto, ancora rinvii e tentennamenti di una sinistra che non ascolta il territorio per decidere cosa fare per la prossima tornata elettorale. Tridico continua a essere il candidato ideale (sempre che su di lui converga una scelta unitaria e sia il candidato unico nella sfida con Occhiuto), ma se in tanti lo tirano per la giacchetta non mancano trabocchetti letali da cui farebbe bene a guardarsi. Il pericolo – dice la storia – non viene solo dai nemici, ma molto spesso sono gli amici che tirano la stilettata mortale.

Al di là di queste considerazioni da bar sport, c’è da rilevare una cosa importante: se Tridico dirà di sì (ed è augurabile, ripetiamo solo se sarà il candidato unico) la sua scelta andrà a certificare l’inesistenza del PD in Calabria (quello attuale) che non è stato in grado di costruire una candidatura propria, forte e autorevole. La crisi non è di questi mesi e non si porti avanti la misera giustificazione del poco tempo “concesso” da Occhiuto agli avversari. È una storiella buona per gli allocchi. I tesserati e, soprattutto gli ex, sono imbufaliti e smarriti, anche di fronte alle proposte “alternative” all’eventuale no di Tridico. Una sfida che con Tridico potrebbe offrire non poche chances di rivincita.

E Occhiuto? Si dice caricatissimo, incurante dei malumori romani e dei sussurri che arrivano in campo giudiziario. Se non lo ferma la magistratura è supervincente (anche se qualche alleato lo voterebbe a malincuore), pur con un macigno (giudiziario) che peserà per tutta la futura legislatura, se i tempi – come da copione – saranno estremamente lunghi. Un avviso di garanzia non è un anticipo di condanna, anche se nel nostro Paese spesso è peggio), ma turba le coscienze e i sonni. Entro domani si deve dimettere da Commissario alla Sanità (sennò risulta ineleggibile, secondo le norme elettorali vigenti) ed entro domani la sinistra dirà chi sarà il suo sfidante (o i suoi sfidanti, se deciderà di suicidarsi politicamente anche in Calabria). (s)