Al Nord cattedre vuote: molti docenti del Sud rinunciano per gli affitti alle stelle

di ORLANDINO GRECO – Quello della scuola è uno dei temi cardine del processo in divenire del nostro Paese. Senza scuola non c’è né presente né futuro e, soprattutto, senza insegnanti non esiste quel riferimento fondamentale attorno al quale ruota l’intero meccanismo scolastico.

Ed è proprio partendo da questa considerazione che bisogna guardare a un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti: sono 47 mila i posti vacanti al Nord, mentre il caro vita costringe sempre più docenti del Sud a rinunciare alle cattedre loro assegnate.

𝐋𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐮𝐧𝐜𝐞 𝐚𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞

Il problema delle rinunce al ruolo da parte dei docenti del Mezzogiorno destinati al Settentrione sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza nazionale.

Tra aumenti vertiginosi degli affitti e un costo della vita ormai insostenibile, per molti non è più possibile lavorare lontano da casa. Docenti vincitori di concorso, in particolare residenti al Sud, preferiscono rinunciare all’immissione in ruolo al Nord e continuare a svolgere supplenze vicino alla propria famiglia e al proprio territorio.

È una situazione che deve necessariamente indurci a riflettere e che richiede interventi seri, concreti e risolutivi.

𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐢𝐚𝐠𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐚𝐫𝐢𝐚𝐭𝐨

Perché se da una parte rimangono scoperte migliaia di cattedre al Nord, dall’altra, al Sud, si continua ad alimentare la piaga del precariato storico, costringendo professionisti qualificati a rimanere nell’incertezza pur di non trovarsi in una condizione economicamente insostenibile lontano da casa.

Non possiamo limitarci a prendere atto del problema. Servono risposte politiche capaci di affrontare la questione nella sua complessità.

𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐞𝐫𝐢𝐝𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐧𝐞…

Italia del Meridione propone, pertanto, misure concrete e una forte sinergia tra Ministero dell’Istruzione, Enti Locali e Ministero dei Trasporti.

𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨, 𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐯𝐯𝐢𝐬𝐨, 𝐢 𝐩𝐢𝐥𝐚𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐮𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞:

1. 𝐈𝐧𝐝𝐞𝐧𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢 𝐬𝐞𝐝𝐞
Ripristinare un contributo economico perequativo per chi lavora lontano dal proprio domicilio, soprattutto nelle aree caratterizzate da un elevato costo della vita, così da riequilibrare l’effettivo potere d’acquisto degli stipendi.

2. 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐂𝐚𝐬𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐒𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚
Attivare protocolli d’intesa con i Comuni per destinare immobili pubblici, strutture disponibili o convitti a foresterie con canoni calmierati, riservate al personale scolastico fuori sede.

3. 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚̀ 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐚𝐠𝐞𝐯𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐮𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢
Prevedere tariffe bloccate e fortemente scontate su treni e aerei per garantire il diritto alla mobilità dei lavoratori e rendere concretamente sostenibile il rientro periodico nei territori di provenienza.

4. 𝐑𝐞𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐞 𝐬𝐛𝐥𝐨𝐜𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐜𝐢
Rendere più flessibile la mobilità in presenza di comprovati disagi economici e trasformare i posti in deroga sul sostegno al Sud in organico di diritto, così da contribuire al riassorbimento del precariato locale.

𝐈𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨

La scuola non può essere considerata soltanto una voce di spesa o una questione amministrativa. È un investimento sul futuro del Paese e gli insegnanti rappresentano il cuore di questo investimento.

Non possiamo permetterci il paradosso di avere cattedre vuote da una parte e docenti precari dall’altra. Quando un sistema costringe un insegnante a scegliere tra il ruolo e la possibilità concreta di vivere dignitosamente, significa che quel sistema ha bisogno di essere ripensato.

È una questione di scuola, ma anche di equità territoriale, diritto al lavoro e dignità delle persone. (og)

(Consigliere regionale della Calabria)

In Calabria 4.606 studenti in meno: Serve una strategia economica e demografica di lungo periodo

di ROMANO PESAVENTO – La diminuzione di 4.606 studenti prevista nelle scuole calabresi per l’anno scolastico 2026/2027, un dato che assume rilievo non soltanto ai fini dell’organizzazione del servizio di istruzione, ma quale indicatore di una trasformazione demografica destinata a incidere sulla struttura economica e sulla sostenibilità territoriale dei servizi pubblici regionali.

La contrazione della popolazione scolastica costituisce l’esito differito della diminuzione delle nascite e del saldo migratorio interno negativo, che interessa in misura significativa le fasce più giovani della popolazione. L’emigrazione di universitari, laureati, professionisti e lavoratori qualificati determina una perdita di capitale umano con effetti che superano la dimensione anagrafica: il territorio sostiene una parte rilevante dei costi della formazione, mentre una quota del rendimento economico e fiscale generato da quelle competenze viene successivamente trasferita verso altre regioni o all’estero.

La perdita di popolazione nelle età lavorative restringe la base produttiva e fiscale, indebolisce la domanda interna e modifica la struttura demografica, incidendo anche sulla formazione delle famiglie e sulle nascite. Il calo degli studenti rappresenta pertanto l’effetto visibile di un processo economico e demografico che si sviluppa molto prima dell’ingresso dei bambini nel sistema scolastico.

I recenti segnali di miglioramento dell’economia regionale sono positivi, ma non ancora sufficienti a modificare questa tendenza. L’aumento dell’occupazione e la riduzione della disoccupazione devono essere accompagnati da una crescita della produttività, degli investimenti privati, della partecipazione al mercato del lavoro e dell’occupazione qualificata. La questione non riguarda soltanto la disponibilità di posti di lavoro, ma la capacità della Calabria di offrire prospettive professionali e reddituali competitive rispetto a quelle che continuano ad attrarre i giovani verso altre aree del Paese e dell’Unione europea.

In tale contesto appare necessario superare politiche contro lo spopolamento fondate prevalentemente su contributi temporanei o incentivi individuali alla residenza. Una politica di rientro può produrre effetti permanenti soltanto se rende conveniente trasferire in Calabria attività lavorativa, reddito, competenze, iniziativa imprenditoriale e investimenti.

Il CNDDU ritiene pertanto opportuno valutare, nelle sedi istituzionali competenti, un programma pluriennale per il rientro e l’attrazione del capitale umano, coordinato con la Zona Economica Speciale unica per il Mezzogiorno, istituita dal decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162, con la programmazione dei fondi europei e con gli altri strumenti nazionali e regionali destinati agli investimenti.

Una strategia efficace dovrebbe avere un orizzonte almeno decennale. Le decisioni di chi ha costruito altrove una posizione professionale e familiare difficilmente possono essere modificate da agevolazioni di breve durata. Occorre creare condizioni economiche stabili che rendano conveniente lavorare, investire e costruire in Calabria un progetto di lungo periodo.

Nell’ambito delle competenze statali e nei limiti della normativa europea, potrebbe essere valutato un regime fiscale e contributivo rivolto al nuovo reddito e alla nuova occupazione prodotti in Calabria dai soggetti che vi trasferiscono stabilmente la propria attività. Il beneficio dovrebbe essere subordinato alla permanenza effettiva e alla continuità dell’attività lavorativa o imprenditoriale, con adeguati meccanismi di verifica. La finalità non sarebbe remunerare il rientro, ma ridurre temporaneamente il differenziale economico che condiziona la localizzazione del lavoro qualificato e degli investimenti, ampliando nel tempo la base produttiva e imponibile regionale.

Analogo criterio dovrebbe orientare gli incentivi alle imprese. Il credito d’imposta per gli investimenti nella ZES Unica, disciplinato dall’articolo 16 del decreto-legge n. 124 del 2023 e successivamente rifinanziato, rappresenta una leva significativa. Strumenti complementari potrebbero favorire, nel rispetto della disciplina nazionale ed europea sugli aiuti di Stato, gli investimenti capaci di attivare capitale privato e generare occupazione stabile, qualificata e aggiuntiva. L’efficacia della spesa pubblica dovrebbe essere valutata sulla capacità di produrre un incremento duraturo della produttività e dell’occupazione, evitando forme di sostegno prive di effetti strutturali.

Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta ai calabresi che hanno maturato fuori regione esperienze professionali, scientifiche, tecnologiche o manageriali e intendano trasferire un’attività o costituire una nuova impresa. Strumenti di garanzia pubblica, accesso al credito e partecipazione finanziaria potrebbero accompagnare progetti selezionati sulla base della capacità di produrre innovazione, occupazione, esportazioni e collegamenti con il sistema produttivo regionale. Il capitale umano emigrato può così diventare una risorsa di sviluppo, riportando nel territorio non soltanto popolazione, ma conoscenze, capacità organizzative, reti professionali e relazioni con mercati esterni.

La strategia dovrebbe coinvolgere anche il sistema universitario, attraverso ricerca applicata, trasferimento tecnologico, dottorati industriali e collaborazione con le imprese, affinché la domanda di lavoro qualificato sia maggiormente coerente con le competenze prodotte dagli atenei calabresi. Anche il patrimonio immobiliare inutilizzato potrebbe concorrere al programma mediante strumenti di credito, garanzia e riqualificazione destinati a lavoratori e famiglie che trasferiscono stabilmente la propria attività, associando il rientro al recupero del patrimonio edilizio e alla riattivazione della domanda locale.

La sostenibilità finanziaria dell’intervento dovrebbe essere valutata su base pluriennale, confrontando il costo delle agevolazioni con le entrate fiscali e contributive generate dalla nuova occupazione, gli investimenti privati attivati e l’ampliamento della base economica regionale. La misura della sua efficacia non dovrebbe essere il numero dei contributi concessi, ma la capacità di modificare progressivamente il saldo migratorio della popolazione in età lavorativa, fino a conseguire, entro un arco temporale definito, un saldo positivo nelle fasce nelle quali si concentrano lavoro qualificato, imprenditorialità e formazione delle famiglie.

È in questo quadro che deve essere letto il dato dei 4.606 studenti in meno. La disciplina del dimensionamento scolastico, ridefinita dall’articolo 1, commi 557 e seguenti, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, opera necessariamente sulla consistenza della popolazione scolastica e sulle conseguenti esigenze organizzative. L’amministrazione dell’istruzione, tuttavia, interviene quando gli effetti della crisi demografica si sono già prodotti; sulle cause incidono principalmente le politiche economiche, occupazionali e territoriali.

L’aumento di 895 studenti con disabilità, contestuale alla diminuzione complessiva degli iscritti e alla riduzione segnalata di 55 posti dell’organico di potenziamento, impone inoltre di evitare automatismi tra contrazione della popolazione scolastica e riduzione del fabbisogno professionale. La determinazione delle risorse deve considerare la composizione dell’utenza, la distribuzione territoriale dei plessi e la complessità effettiva dell’offerta formativa.

La Calabria si trova quindi di fronte a una questione di programmazione economica prima ancora che scolastica. Limitarsi ad adeguare servizi e strutture alla diminuzione della popolazione significherebbe amministrare gli effetti dello spopolamento. Una strategia di lungo periodo deve invece intervenire sulle condizioni economiche che determinano le partenze e ostacolano i rientri.

I 4.606 studenti in meno diventano così un indicatore della capacità del sistema regionale di conservare e rigenerare la propria popolazione. La risposta richiede un coordinamento stabile tra istruzione, sviluppo produttivo, occupazione e programmazione territoriale, con un obiettivo verificabile: trasformare risorse pubbliche e investimenti privati in maggiore produttività, occupazione qualificata e progressiva inversione del saldo migratorio.

La questione decisiva non è finanziare il ritorno dei calabresi, ma creare le condizioni economiche affinché il rientro sia sostenibile e la permanenza stabile. È su questo risultato che dovrebbe misurarsi una nuova strategia economica e demografica per la Calabria. (rp)

[Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani]

Tropea ancora su Il Sole 24 Ore: Oltre 600mila presenze, ma mancano i residenti

Sembra un paradosso, quello di Tropea. Se da una parte può vantare oltre 600mila presenze complessive, dall’altra c’è un’assenza grave: quella dei residenti.

I numeri sulle presenze non sono un sogno, ma scritti nero su bianco da Il Sole 24 Ore che, in un approfondimento, racconta una Tropea proiettata verso le 600 mila presenze complessive, con un turismo internazionale e ad alta capacità di spesa in crescita, oltre 100 mila pernottamenti nei sette otto mesi negli alberghi a 4 e 5 stelle e valori immobiliari che, per appartamenti ristrutturati nel borgo con affaccio sul mare, possono raggiungere i 10 mila euro al metro quadrato. Sono numeri importanti, che testimoniano il percorso compiuto dalla città e la crescente capacità attrattiva della destinazione.

«Ma dentro questi stessi numeri emerge il vero tema posto dal Sindaco: la crescita non può essere misurata soltanto attraverso il numero delle presenze, il valore degli immobili o la capacità di spesa dei visitatori. Deve essere misurata anche attraverso la capacità di una città di continuare ad essere abitata dai propri cittadini», sottolinea il sindaco di Tropea, Giovanni Macrì.

«È, questo, il dato che più preoccupa. Negli ultimi dieci anni Tropea ha perso circa 1.500 residenti. Una dinamica che si accompagna alla crescita delle presenze turistiche, dei posti letto, delle seconde case e dei valori immobiliari. Il turismo – sottolinea Macrì – è la nostra principale risorsa e dobbiamo continuare a farlo crescere, migliorandone sempre più la qualità. Ma dobbiamo avere la capacità di governarne gli effetti. Una città bellissima, ricca di turisti e di strutture ricettive, ma progressivamente priva dei propri residenti, rischierebbe di perdere proprio quella identità che la rende attrattiva».

«Il problema è particolarmente evidente per le giovani coppie e per chi vive e lavora stabilmente sul territorio: l’aumento dei valori immobiliari e la maggiore redditività delle locazioni turistiche possono rendere sempre più difficile trovare un’abitazione per tutto l’anno a condizioni sostenibili. Tropea rappresenta oggi in Calabria uno dei casi nei quali questo fenomeno è più evidente e può, proprio per questo, diventare un laboratorio utile per comprenderlo prima che assuma dimensioni analoghe in altre destinazioni turistiche della regione», ha detto il primo cittadino.

«Nel dibattito nazionale sugli affitti brevi vengono richiamati dati secondo i quali gli immobili con annunci online destinati alle locazioni brevi rappresenterebbero appena l’1,4% del patrimonio abitativo italiano e soltanto il 2,2% proverrebbe da precedenti locazioni a lungo termine. Numeri richiamati anche dal giornalista Nicola Porro nel dibattito sulla possibile regolamentazione del settore», contesta Macrì.

«Non contesto il dato in sé – osserva Macrì – ma il modo in cui viene utilizzato. Una media nazionale non può essere sbandierata per dimostrare che il mercato abitativo sia lontano da condizioni di squilibrio e che, quindi, non esista un problema di accesso alla casa per i residenti. Significa mettere insieme realtà territoriali profondamente diverse ottenendo una fotografia che può anche essere statisticamente corretta, ma che non rappresenta ciò che accade nelle aree sottoposte a fortissima pressione turistica. – Il fenomeno, infatti, non è distribuito uniformemente sul territorio nazionale. Si concentra soprattutto nelle città d’arte, nei grandi poli turistici e nelle piccole destinazioni ad altissima intensità turistica, dove anche poche centinaia di immobili sottratti alla residenzialità ordinaria possono incidere profondamente sull’equilibrio abitativo e sociale».

«Tropea ne è un esempio emblematico – ha spiegato il sindaco –. Abbiamo perso circa 1.500 residenti tropeani in dieci anni, mentre aumentano presenze, posti letto, seconde case e valori immobiliari. Applicare a una realtà di queste dimensioni la media dell’intero patrimonio immobiliare italiano significa semplicemente non vedere il fenomeno nella sua dimensione territoriale».

Il Sindaco chiarisce anche un punto essenziale: nessuna demonizzazione degli affitti brevi, che rappresentano una componente importante dell’economia turistica, né tantomeno una compressione indiscriminata del diritto di proprietà.  Il problema nasce quando, in determinati territori, la pressione del mercato turistico raggiunge livelli tali da rendere sempre più difficile soddisfare le esigenze abitative primarie della popolazione residente. Se una giovane coppia che vive e lavora a Tropea non riesce più a trovare una casa a condizioni sostenibili ed è costretta a trasferirsi altrove, mentre quello stesso immobile trova immediatamente collocazione sul mercato turistico, abbiamo un problema reale. E quel problema non scompare perché la percentuale nazionale è bassa.

Per Macrì, proprio per questo, il confronto sulla futura disciplina non può essere circoscritto alle associazioni di categoria. – Gli operatori economici devono essere ascoltati e coinvolti, ma i Sindaci rappresentano le comunità sulle quali questi fenomeni producono concretamente i loro effetti. Se si vuole comprendere davvero il problema della residenzialità nelle destinazioni turistiche, bisogna ascoltare chi quei territori li amministra ogni giorno.  Anche l’Europa si sta occupando della materia. Per il Sindaco è un’occasione che deve essere affrontata senza contrapposizioni ideologiche e soprattutto evitando regolamentazioni indistinte. – Non servono divieti generalizzati. Servono dati, indicatori territoriali e strumenti proporzionati. Le politiche pubbliche serie non si costruiscono sulle medie, ma sulle differenze.

Gli effetti del fenomeno non si fermano, peraltro, ai confini amministrativi di Tropea. Da anni una parte di coloro che lasciano la città trova casa nei comuni vicini, in particolare a Parghelia, Santa Domenica di Ricadi e Drapia, dove il mercato immobiliare presenta ancora condizioni relativamente più accessibili. Nell’immediato questa dinamica può rappresentare persino un’opportunità per i territori limitrofi, ma costituisce contemporaneamente un segnale da non sottovalutare: ciò che oggi è particolarmente evidente a Tropea potrebbe manifestarsi domani, con la crescita turistica, anche negli altri centri della Costa degli Dei. Per questo intervenire oggi non significa frenare lo sviluppo, ma evitare di dover rincorrere domani fenomeni ormai divenuti strutturali.

La Toscana ha già intrapreso una strada normativa volta a riconoscere ai territori maggiormente interessati dal fenomeno strumenti differenziati di governo delle locazioni turistiche. È un’esperienza che, secondo Macrì, merita di essere approfondita anche in Calabria, senza automatismi e tenendo conto delle peculiarità regionali.

Sono convinto che il Presidente Roberto Occhiuto abbia la sensibilità e la visione necessarie per affrontare anche questa questione. Non chiediamo una disciplina contro il turismo o contro la proprietà privata. Chiediamo di poter governare gli effetti del successo turistico laddove essi producono squilibri concretamente misurabili. Tropea – conclude il Sindaco – può rappresentare un laboratorio utile. Dobbiamo continuare a crescere, ma dobbiamo farlo mantenendo un equilibrio. Il turismo deve creare ricchezza per una comunità, non sostituirsi alla comunità. Una destinazione senza residenti può continuare ad avere visitatori, ma smette lentamente di essere una città. Ed è esattamente questo che vogliamo evitare. (rvv)

Sicurezza sul territorio, il ministro Piantedosi a Reggio

Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è arrivato a Reggio Calabria. Il ministro, infatti, è nella Città dello Stretto per una visita istituzionale e per presenziare alla firma del protocollo d’intesa sulla sicurezza tra Prefettura e Comune in programma a Palazzo Alvaro.

Ad accogliere Piantedosi il sindaco Francesco Cannizzaro, che lo ha accompagnato assieme al prefetto di Reggio Calabria Clara Vaccaro e al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, nel quartiere di Arghillà, area periferica della città al centro di interventi e attenzione da parte delle istituzioni sul fronte della sicurezza e della riqualificazione del territorio.

L’accordo che sarà firmato punta a rafforzare la collaborazione tra le istituzioni e a promuovere interventi rivolti alla sicurezza e alla vivibilità del territorio.

Minasi (Lega): «Grazie per la sensibilità nel rispondere alle nostre sollecitazioni»

«Voglio ringraziare il Ministro degli Interni Matteo Piantedosi per la sua nuova visita, oggi, a Reggio Calabria. Il suo ritorno in città, in particolare per presenziare alla firma di un protocollo d’intesa sulla sicurezza tra Prefettura e Comune, è ancora una volta il segno dell’attenzione costante da parte del Governo e della Lega verso il territorio reggino. Lo Stato c’è e non ci lascia mai soli», dice la senatrice della Lega, Tilde Minasi.

«Il Ministro – prosegue la Senatrice – ha dimostrato fin da subito grande sensibilità nel rispondere celermente alle nostre sollecitazioni sul problema della sicurezza, soprattutto con riferimento all’area periferica di Arghillà, dove oggi si recherà per un giro perlustrativo. Ha infatti anche messo a disposizione importanti risorse, indispensabili per intervenire e bonificare il territorio.

Il tema della sicurezza, d’altronde, è un tema per noi fondamentale – dice ancora Minasi – e una priorità assoluta della nostra azione politica, sulla quale l’impegno del Governo, trainato soprattutto dalla Lega, è massimo. E ne stiamo dando dimostrazione anche in questa importante occasione.

Ottimo anche l’accordo interistituzionale che oggi verrà firmato in prefettura tra la prefetta Vaccaro e il sindaco Cannizzaro – aggiunge la Senatrice – Reggio sta ripartendo e, per una crescita finalmente senza ostacoli, necessita di ogni possibile iniziativa che assicuri ai cittadini la piena sicurezza.

Da Roma, dove sono stata trattenuta da altri impegni istituzionali, saluto dunque e ringrazio nuovamente tutti gli attori e i partecipanti a questo importante momento. Reggio Calabria – conclude Minasi – non è sola e ci piace continuare a ribadirlo anche in questa occasione». (rrc)

Inizia l’anno scolastico, l’assessore Micheli: «Non abbiate paura delle vostre ambizioni»

di EULALIA MICHELI – Non abbiate paura delle vostre ambizioni. Abbiate il coraggio di immaginare il futuro che desiderate e di lavorare per costruirlo.

Sognate in grande e datevi la possibilità di provarci, senza lasciare che siano gli altri a stabilire fin dove potete arrivare.

E non permettete che sia un voto a dirvi quanto valete. Un’insufficienza non definisce il vostro valore, così come un bel voto non racconta da solo tutto ciò che siete capaci di fare. A fare la differenza, nel tempo, saranno la curiosità, la voglia di imparare, la capacità di mettervi in gioco, di sbagliare e di rialzarvi.

Non voltatevi dall’altra parte quando vedete un compagno in difficoltà. Chiedere aiuto non è una debolezza.

È anche per questo che abbiamo portato lo psicologo dentro le scuole calabresi: perché il disagio deve essere ascoltato prima che diventi più grande”, sottolinea l’assessore, ribadendo l’idea di una scuola che sia non soltanto luogo di studio, ma anche spazio nel quale “nessuno deve sentirsi solo.

Fate domande, esprimete le proprie idee e partecipate, e abbiate il coraggio di dire ciò che non funziona e di proporre come migliorarlo. Un percorso attraverso il si impara, poco alla volta, a essere cittadini.

Rivolgo infine un ringraziamento sincero ai dirigenti scolastici, ai docenti, al personale scolastico e alle famiglie, che accompagnano la crescita dei ragazzi.

Come Regione abbiamo una responsabilità precisa: fare in modo che le condizioni economiche o il luogo in cui si nasce non diventino un limite alle opportunità. Per questo continueremo ad investire nel diritto allo studio.

La Calabria ha bisogno del vostro talento, della vostra creatività, delle vostre idee e del vostro coraggio. (em)

[Assessore regionale all’Istruzione]

Reggio accoglie la Patrona in Duomo: è la festa settembrina della devozione mariana

Una grande suggestione, con una folla straboccante che ha accompagnato in processione la Sacra Effigie della Madonna della Consolazione dall’Eremo alla Cattedrale, dove vi rimarrà fino al 22 novembre. SI rinnova la festa settembrina della devozione mariana dei reggini che ha origini antichissime (il quadro venerato è del 1547).

Folta la partecipazione delle autorità cittadine dietro la Vara. Il Presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo ha espresso la sua commozione: «Vedere la Sacra Effigie rivolta verso Palazzo Campanella – ha detto il Presidente Cirillo – è stato un momento di profonda emozione. In quello sguardo abbiamo sentito l’abbraccio della Madonna della Consolazione alla casa di tutti i calabresi».

L'Arcivescovo Morrone tra il Presidente Cirillo e il sindaco Cannizzaro«La festa della Madonna della Consolazione è il momento in cui Reggio ritrova la parte più profonda della propria identità e rinnova un legame di fede, affidamento e speranza che attraversa i secoli e le generazioni. Al passaggio della Vara, la città si riconosce in un unico abbraccio, portando ai piedi della Madre preghiere, gratitudine, ferite e attese. Palazzo Campanella sorge lungo lo storico percorso che conduce la Patrona dall’Eremo verso il cuore della città: per questo abbiamo voluto che il Consiglio regionale partecipasse pienamente alle celebrazioni insieme alla città di Reggio Calabria.
Da qui la scelta di aprire il Palazzo ai cittadini e ai fedeli con la mostra “Consolazione, culti, devozione, memoria e comunità”, di illuminare d’azzurro la sede e proiettare sulla facciata i volti della Madonna e del Bambino raffigurati nel venerato Quadro. Un percorso che proseguirà con la presentazione della nuova sezione mariana del Polo culturale “Mattia Preti”, per custodire e trasmettere questo patrimonio anche alle nuove generazioni.
Consolare significa non lasciare solo chi soffre, ascoltare e trasformare la solidarietà in responsabilità concreta. È un messaggio che interpella anche le istituzioni, chiamate a prendersi cura dei più fragili e a difendere la dignità di ciascuno. La Madonna protegga Reggio, i calabresi vicini e lontani e quanti lavorano per il bene comune. Il suo sguardo ci aiuti a costruire una Calabria più unita, solidale e giusta».
Il sindaco Cannizzaro ha iniziato la giornata salendo sul pullman che conduceva i portatori all’Eremo e non ha nascosto la sua emozione: «Quest’anno essere qui, per me, desta un’emozione ancora più forte perché per la prima volta indosso la fascia di primo cittadino. Oggi la città consegna le speranze, le raccomandazioni alla Madonna. Di conseguenza è una società che spera e spera che la sua classe dirigente sia all’altezza della città». Per il tragico luttuoso incidente sulla bretella del Calopinace, il sindaco Cannizzaro ha annullato i concerti di sabato sera: un gesto di partecipata sofferenza di tutta la città verso una giovane vita.
L’eurodeputata Giusi Princi ha voluto sottolineare il senso di profonda fede che avvolge le feste di settembre: «Viviamo – ha detto – una fase importante per la città che si lega alla fede e richiama migliaia di reggini attorno al momento liturgico. Coniughiamo fede, gradizione e identità di una comunità».
La processione del 12 settembre 2026 a Reggio

Una folla immensa e i portatori della Vara veri interpreti della devozione popolare. Il loro presidente Gaetano Surace ha voluto ringraziare gli organi di stampa e le tv per il servizio reso. In particolare Surace ha voluto sottolineare il servizio reso alla città da RTV: «Grazie a una programmazione ricca di servizi approfonditi e, soprattutto, alla impeccabile e prolungata diretta televisiva della solenne processione, RTV ha svolto una funzione sociale e spirituale di inestimabile valore. Il network ha saputo abbattere ogni distanza geografica e fisica, portando le immagini, i suoni e l’emozione della nostra festa identitaria direttamente nelle case di chi non ha potuto scendere in piazza.

Il pensiero dei portatori e la loro gratitudine vanno alla cura con cui è stata data la possibilità a tutti gli anziani e agli ammalati di vivere questi momenti di profonda devozione dal proprio letto o dalle proprie case, sentendosi parte integrante della comunità orante.

Al contempo, il prezioso lavoro di RTV ha gettato un ponte ideale verso i tantissimi reggini lontani, residenti in altre regioni d’Italia e all’estero».

Anche il neo-Presidente del Consiglio comunale di Reggio Federico Milia ha voluto evidenziare il fortissimo legame della città con la Madonna dlel’Eremo: «La fede e la devozione del popolo reggino si rinnovano ogni anno con una forza straordinaria, dimostrando quanto sia solido e indissolubile il legame tra la nostra comunità e la Venerata Effigie della Madonna della Consolazione. È nei momenti come questo che Reggio ritrova il senso più autentico del proprio essere unita, stringendosi attorno ai propri valori religiosi, culturali e identitari,

Infine, la sen. Tilde Minasi – ricordando il tragico incidente in cui ha perso la vita Anthea Ranieri – ha detto «Si rinnova un rito secolare, che si ripete ogni anno identico a se stesso e tiene insieme un’intera città, stretta con affetto attorno alla sua patrona, la Madonna della Consolazione. Un’emozione che si manifesta con la stessa straordinaria forza ogni volta e che riempie i cuori di tutti noi – continua Minasi – cuori che quest’anno sono tuttavia particolarmente addolorati per la tragica vicenda che ha colpito i giovani Anthea e Giovanni. La devozione per la Madonna della Consolazione è innanzitutto l’occasione per unirsi, ritrovare il senso di comunità e sostenersi a vicenda – conclude – e più che mai dev’essere così quest’anno».   (rrc)

Sottosegretari: Il Tar rimanda alla magistratura ordinaria. L’opposizione attacca Occhiuto. «La paura del voto è una sconfitta politica»

Per la vicenda dei Sottosegretari regionali, si tora al punto di partenza: il Tar ha respinto il ricorso della Regione dichiarando la propria incompetenza giuridica sulla materia: toccherà alla magistratura ordinaria occuparsi del caso. C’è la strada del Consiglio di Stato, oppure il ritiro e la cancellazione del provvedimento, oppure bisognerà andare alle urne per il referendum confermativo. Ma quest’ultima strada sarebbe una beffa per i calabresi: 7 milioni buttati al vento con una presunta partecipazione ridotta al lumicino.

Intanto, i consiglieri regionali di opposizione, Ernesto Francesco Alecci, Giuseppe Falcomatà, Rosellina Madeo e Giuseppe Ranuccio (Partito Democratico); Enzo Bruno e Ferdinando Laghi (Tridico Presidente); Elisa Scutellà ed Elisabetta Maria Barbuto (Movimento 5 Stelle); Filomena Greco (Casa Riformista – Italia Viva); Francesco De Cicco (Democratici Progressisti Meridionalisti), gongolano e commentano la dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dalla Regione contro il procedimento referendario.

«Il Tar chiude la porta al tentativo di Occhiuto di fermare il referendum sui sottosegretari e sull’ampliamento della Giunta. Il presidente continua a contrastare il voto perché teme una bocciatura da parte dei calabresi. È questo il significato politico di una vicenda che mette a nudo la distanza tra le priorità della maggioranza e quelle dei cittadini».

«La pronuncia riguarda la giurisdizione: il Tar indica nel giudice ordinario l’autorità competente e lascia aperta la possibilità di riproporre l’azione. Non è una decisione sul merito della riforma. Ma questo non cancella il fallimento della strada imboccata dalla Regione davanti al giudice amministrativo per impedire ai cittadini di pronunciarsi», si legge nella nota dei consiglieri d’opposizione,

La vicenda segue il riconoscimento dell’ammissibilità della richiesta referendaria da parte della Corte d’appello di Catanzaro e il rigetto, a luglio, dell’istanza cautelare della Regione.

«Occhiuto è davanti a una scelta che ne certifica comunque la sconfitta politica: tornare in Consiglio per cancellare la riforma, ammettendo l’errore, oppure accettare il referendum del 29 novembre e confrontarsi con il giudizio popolare. Insistere con il contenzioso non risolve il problema: lo rende ancora più evidente».

«Questa vicenda si colloca in una fase delicata anche per il centrodestra, con le suppletive di Reggio Calabria a rappresentare un ulteriore banco di prova politico – si legge ancora -. La difesa di nuove poltrone può avere un costo pesante in termini di credibilità e consenso. Chi chiede fiducia agli elettori deve spiegare perché, nello stesso tempo, cerca di fermare una consultazione attraverso la quale quegli elettori possono decidere».

«Mentre la Calabria chiede risposte su sanità, lavoro, sicurezza del territorio e servizi, la maggioranza difende sottosegretari da circa 14 mila euro al mese ciascuno. I cittadini hanno diritto di valutare questa scelta – concludono Alecci, Falcomatà, Madeo, Ranuccio, Bruno, Laghi, Scutellà, Barbuto, Greco e De Cicco -. Ringraziamo i professori Paolo Falzea e Andrea Lollo e l’avvocato Antonio Ionà per la competenza e l’impegno nella difesa delle nostre ragioni. Continueremo questa battaglia nelle istituzioni e nel territorio. Occhiuto torni in aula o lasci parlare i calabresi: il loro voto non è un ostacolo da rimuovere», concludono i consiglieri.

Irto (PD): «Occhiuto molli questa battaglia di casta contro il diritto di scelta dei calabresi»

«È stato ancora bocciato il tentativo di Roberto Occhiuto di fermare per via giudiziaria il referendum sui sottosegretari regionali. Il ricorso della Regione Calabria al Tar è stato dichiarato inammissibile. Adesso il presidente la smetta con la sua ostinazione e rispetti il diritto dei calabresi a pronunciarsi». È la posizione che in una nota esprime il Pd Calabria, dopo il verdetto del Tar Calabria sul ricorso presentato dalla Regione contro il decreto dell’Ufficio centrale regionale per il Referendum presso la Corte d’Appello di Catanzaro.

«Questa vicenda – afferma il senatore Nicola Irto, segretario del partito – conferma un brutto atteggiamento castale del potere regionale. Prima il centrodestra modifica lo Statuto per introdurre nuove poltrone, poi prova a impedire ai cittadini di esprimersi su quella scelta. Il presidente della Regione dovrebbe spiegare perché la Calabria, sempre alle prese con problemi enormi nella sanità, nei trasporti, nel lavoro e nei servizi, abbia bisogno di altri due sottosegretari».

«Il Tar non è entrato nel merito del referendum e ha passato la palla al giudice ordinario. Sul piano politico, però, la questione – continua la nota del Pd Calabria – è fin troppo evidente. Il presidente della Regione sta difendendo fino all’ultimo una scelta di potere funzionale agli equilibri del centrodestra e che ai calabresi costa una barca di soldi. Il Pd gli intima di fermarsi».

«Occhiuto – conclude il segretario dem – rinunci a trascinare ancora questa vicenda nelle aule giudiziarie e riporti la questione in Consiglio regionale. La Calabria deve avere istituzioni attive sui problemi dei cittadini e non per la moltiplicazione delle cariche pubbliche». (rcz)

Consulta dei Calabresi nel mondo, ecco il nuovo direttivo

È stato nominato il nuovo direttivo della Consulta dei Calabresi nel mondo. L’elezione è avvenuta nel corso della seconda giornata di Assemblea, svoltasi al Consiglio regionale di Reggio Calabria, che ha visto la Consulta riunirsi in presenza dopo sette anni.

Il direttivo

Presidente Orlandino Greco 

Vicepresidente Tony Galati (Svizzera)

I Componenti

Gallo Patrizia (Regno Unito)

Alessandro Crocco (Stati Uniti)

Fabrizio D’Alessandro (Uruguay)

Vincent Daniele (Australia)

Stefano Scuncia (Italia)

Mariel Pitton Straface (Argentina)

Gesualdo Mastruzzo (Canada)

Iannicelli Laura (Cile)

Ad aprire la giornata è stato il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo, che ha portato i saluti istituzionali soffermandosi sul ruolo delle istituzioni regionali nel sostenere e rafforzare il legame con le comunità calabresi presenti fuori dai confini regionali e nazionali.

La mattinata è proseguita con l’intervento di Cosimo Caridi, dirigente del Settore Relazioni internazionali e Comunità dei Calabresi nel mondo, che ha affrontato il tema delle relazioni tra la Calabria e le proprie comunità all’estero, soffermandosi anche sulle nuove forme di partecipazione alla vita della regione e sulle opportunità offerte dal turismo delle radici.

A seguire, i saluti dell’assessora regionale Eulalia Micheli, con un approfondimento dedicato soprattutto ai giovani, alla formazione e alla necessità di costruire strumenti sempre più efficaci per rafforzare il rapporto tra le nuove generazioni e l’identità calabrese, anche oltre i confini territoriali.

Uno dei momenti centrali della giornata è stato dedicato al tema della Calabria globale, con un focus sul turismo delle radici, sulla valorizzazione dell’identità e sul ruolo che la Consulta può svolgere nella costruzione di una rete internazionale sempre più solida.

Al confronto hanno partecipato il professor Tullio Romita dell’Università della Calabria, Giuseppe Varacalli, presidente di Aicotour, Fabrizio D’Agostino, presidente di Federalberghi, e Orlandino Greco, consigliere regionale e delegato ai rapporti con i calabresi nel mondo.

Proprio Greco ha richiamato l’attenzione sulla necessità di trasformare il patrimonio rappresentato dai calabresi nel mondo in una risorsa concreta per il futuro della regione.

«La Consulta deve essere sempre di più un luogo operativo, capace di mettere in relazione la Calabria con le sue comunità nel mondo. Non parliamo soltanto di identità o di memoria, ma di una grande opportunità di sviluppo, di relazioni e di crescita per la nostra terra».

Un percorso che punta a rafforzare il ruolo attivo dei consultori e a costruire una nuova stagione di partecipazione, nella quale le comunità calabresi all’estero possano diventare protagoniste anche nelle politiche di internazionalizzazione e promozione della Calabria.

Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti con l’intervento del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ha rivolto alla Consulta e ai Calabresi nel mondo le proprie dichiarazioni di indirizzo, inserendo il tema delle comunità calabresi all’estero all’interno di una più ampia riflessione sul futuro e sulla capacità della Calabria di rafforzare la propria presenza e la propria rappresentanza internazionale.

Spazio poi alla presentazione dell’idea progettuale per la piattaforma web della Consulta, dal titolo “Le radici che danno forza al futuro”, una nuova visione dedicata alle comunità dei Calabresi nel mondo, illustrata da Alfredo Andrieri.

La seconda giornata di lavori è proseguita poi con l’elezione dei componenti del Comitato direttivo e del Vicepresidente della Consulta.

Due giornate intense che hanno segnato il ritorno in presenza della Consulta dopo sette anni e che hanno aperto una nuova fase di lavoro. L’obiettivo condiviso è quello di rendere sempre più concreto e operativo il rapporto tra la Calabria e la sua grande comunità nel mondo, trasformando identità, relazioni e radici in strumenti capaci di guardare al futuro. (rrc)

Si è insediata in Cittadella regionale la Consulta dei Calabresi nel mondo

Si è insediata oggi, in Cittadella regionale, la Consulta dei Calabresi nel mondo, l’organismo della Regione Calabria chiamato a rafforzare e rinnovare il legame con le comunità calabresi residenti all’estero e a valorizzarne il ruolo nello sviluppo economico, culturale e sociale del territorio.

Ad aprire i lavori è stato il vicepresidente della Giunta regionale, Filippo Mancuso, che ha sottolineato il valore rappresentato dalle comunità calabresi emigrate nel mondo: “Dobbiamo ringraziare i nostri calabresi che, in ogni parte del mondo, tengono alto il nome della Calabria e dell’Italia. Rappresentano la Calabria migliore: donne e uomini che sono partiti in cerca di opportunità, hanno costruito percorsi di successo e non hanno mai dimenticato la propria terra d’origine”.

Il vicepresidente ha quindi evidenziato la necessità di consolidare il rapporto tra la Regione e i calabresi residenti all’estero attraverso un dialogo stabile e strutturato.

“La ripresa in presenza delle attività della Consulta – ha aggiunto – rappresenta un passaggio importante. Accanto al turismo delle radici e al ritorno nei luoghi di origine, dobbiamo essere capaci di offrire un’immagine moderna e competitiva della Calabria, in grado di attrarre investimenti e nuove opportunità. Molti calabresi hanno già scelto di tornare e investire nella nostra regione. Grazie all’azione politica portata avanti dal presidente Roberto Occhiuto, cresce la consapevolezza che la Calabria oggi offre concrete possibilità di sviluppo e di investimento”.

Il consigliere regionale Orlandino Greco, delegato dal presidente della Regione Roberto Occhiuto ai rapporti con i Calabresi nel Mondo, ha curato l’insediamento della Consulta, illustrandone gli obiettivi strategici e le prospettive di sviluppo.

“Dopo sette anni – ha dichiarato Greco – era necessario tornare a riunirsi in presenza. La Consulta dei Calabresi nel Mondo è uno strumento fondamentale non solo per rinsaldare i legami con le nostre comunità all’estero, ma anche per costruire un nuovo percorso di partecipazione e condivisione”.

Greco ha quindi rimarcato la necessità di coinvolgere in maniera organica tutte le realtà impegnate nel rapporto tra la Calabria e le proprie comunità all’estero.

“Occorre costruire un percorso che veda protagonisti il CGIE, i consultori, gli esperti, le federazioni e le associazioni, affinché la Consulta diventi un vero punto di raccordo tra la Calabria e i suoi figli sparsi nel mondo. I Calabresi nel mondo rappresentano una risorsa fondamentale: custodiscono un patrimonio straordinario di identità, memoria e tradizioni e, allo stesso tempo, costituiscono un importante veicolo di promozione del brand Calabria e del Made in Calabria a livello internazionale”.

Nel corso della seduta, Greco ha inoltre presentato i consultori che nella giornata di domani saranno chiamati all’elezione del vicepresidente della Consulta.

Ampio spazio è stato dedicato anche agli interventi dei relatori invitati alla sessione plenaria.

Il rettore dell’Università della Calabria, Gianluigi Greco, ha evidenziato il ruolo dell’ateneo quale polo di eccellenza e ha sottolineato come “la grande capacità dei giovani calabresi debba spingerli a rendere la Calabria il centro del mondo, poiché discendiamo da Pitagora e Telesio. Non siamo solo una terra di cuore e di accoglienza, ma anche di sviluppo concreto”.

Roberto Cosentino, dirigente generale del dipartimento Turismo della Regione Calabria, ha approfondito il tema del rapporto tra turismo, cultura e promozione dell’identità calabrese nel mondo. Maria Chiara Prodi, segretaria generale del CGIE, si è soffermata sulla rappresentanza degli italiani all’estero e sulla collaborazione istituzionale. Giuseppe Sommario ha proposto una riflessione sul valore delle “Ritornanze Calabre” e sul rapporto tra memoria, radici e appartenenza. Roberto Rugna, presidente di Ance Calabria, ha affrontato il tema delle imprese e delle opportunità di sviluppo nel contesto internazionale. Giuseppe Sommario, dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, ha parlato del valore della memoria e delle radici nel solco delle “Ritornanze Calabre”. Luigi Scaglione, coordinatore delle Consulte d’Italia, ha illustrato il percorso necessario per rafforzare ulteriormente il ruolo e la qualità della Consulta.

Presente ai lavori anche la segretaria della Consulta, la funzionaria della Regione Calabria, Annalisa Mazzei.

Nel pomeriggio la sessione plenaria è proseguita con l’intervento dell’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, che ha posto l’accento sul valore dell’accoglienza e sulle opportunità offerte dall’internazionalizzazione, dal turismo, dalla sostenibilità ambientale, dall’export e dalle nuove relazioni economiche che possono svilupparsi tra la Calabria e le comunità calabresi all’estero. Al centro del suo intervento anche la promozione del Made in Calabria e il ruolo strategico dei calabresi nel mondo quale ponte per la crescita produttiva e commerciale del territorio.

“In questi anni – ha evidenziato Gallo – con la Giunta Occhiuto abbiamo messo in campo importanti azioni di rilancio, valorizzando il brand Calabria Straordinaria e contribuendo a costruire una regione che migliora anno dopo anno e guarda al futuro con prospettive sempre più concrete. Abbiamo avviato una positiva inversione di tendenza, alimentata da quella passione che ci accomuna e che si traduce in un forte senso di orgoglio e appartenenza”.

Alla Cittadella è stata inoltre proiettato il video “Consulta 2026 – Calabria. L’orgoglio delle origini. Una storia che continua nel mondo”, con la regia di Gianfranco Confessore e la produzione di Drb Srl, e allestita la mostra “Radici”, a cura di Alessandro Lato.

Presentato, inoltre, dall’ideatore Lenin Montesanto, il progetto dei Marcatori Identitari Distintivi (MID) della Calabria Straordinaria, insieme all’attrice Annalisa Insardà, voce e interprete dei due cortometraggi Dove tutto è cominciato #1 e #2. Il secondo corto, svelato in anteprima assoluta nella serata conclusiva del Vinitaly and the City a Sybaris lo scorso luglio, ha contribuito a portare il progetto a oltre 1,2 milioni di visualizzazioni sui social.

Tra i momenti più significativi della giornata anche l’illustrazione della proposta del Piano degli interventi 2027, presentata da Orlandino Greco con l’obiettivo di definire, insieme ai consultori, le future strategie regionali dedicate ai rapporti con le comunità dei Calabresi nel Mondo.

I lavori proseguiranno domani con una nuova sessione nella sede del Consiglio regionale della Calabria, alla presenza del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, del presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, e dell’assessore regionale all’Istruzione, Sport e Politiche giovanili, Eulalia Micheli. (rcz)

Il petrolio bianco della Calabria: l’acqua come patrimonio, diritto e futuro

di EMILIO ERRIGO – Ho sempre creduto che il futuro della Calabria passi dalla capacità di riconoscere e mettere in relazione le sue grandi vocazioni: il turismo, il mare, i porti, la logistica, l’agricoltura, la straordinaria posizione geografica nel Mediterraneo. A queste leve di sviluppo, sulle quali occorre continuare a investire con convinzione, ne aggiungerei una che non è meno importante e che, paradossalmente, scorre da millenni davanti ai nostri occhi.
È il nostro petrolio bianco. Si chiama acqua.

La Calabria non deve cercarlo nelle profondità del mare né estrarlo attraverso gigantesche piattaforme. È custodito nelle montagne, nelle falde sotterranee, nelle sorgenti, nei fiumi e nelle fiumare. Affiora tra le rocce, attraversa i boschi, alimenta ecosistemi, raggiunge le campagne e infine incontra lo Ionio e il Tirreno.

Ma proprio qui emerge uno dei grandi paradossi calabresi: possedere una straordinaria ricchezza idrica naturale e non essere ancora riusciti a trasformarla, ovunque e stabilmente, in una disponibilità regolare dell’acqua secondo quelle condizioni di civiltà e dignità che ogni cittadino ha diritto di attendersi.
Nel XXI secolo l’acqua non può essere percepita come una concessione della fortuna. Aprire un rubinetto e trovare acqua disponibile, sicura e in quantità adeguata dovrebbe rappresentare la normalità in ogni comune, dal più grande centro urbano al più piccolo paese dell’entroterra.

Non è soltanto un problema tecnico. È una questione ambientale, sociale e amministrativa e, prima ancora, una questione di dignità.

La Calabria possiede un sistema idrico naturale straordinariamente articolato. Già nella prima metà del Novecento lo Stato comprese l’importanza di conoscerlo. Una grande attività di ricognizione scientifica, avviata negli anni Trenta, confluì nella storica pubblicazione “Le Sorgenti Italiane – Calabria”, curata dal Servizio Idrografico del Ministero dei Lavori Pubblici.
Tecnici, geologi e studiosi percorsero territori allora difficilissimi da raggiungere, censendo e descrivendo un patrimonio diffuso tra Pollino, Sila, Serre e Aspromonte.

Quasi un secolo dopo quella ricerca ci consegna una domanda persino più importante dei numeri che raccolse: quanto conosciamo oggi dell’acqua che possediamo e quanto siamo capaci di governarne l’intero ciclo?

Perché censire una sorgente non basta. Occorre sapere quanta acqua produce, quale sia la sua qualità, come vari nel corso dell’anno, quali ecosistemi alimenti, quali pressioni subisca. E poi bisogna seguirla idealmente nel suo viaggio: dalla montagna alla captazione, dai sistemi di accumulo alle condotte, dalla distribuzione alle nostre case, fino alla depurazione e alla restituzione all’ambiente.
È in questo viaggio che la ricchezza naturale deve diventare efficienza pubblica.

La legislazione europea parte da un principio molto chiaro. Esistono direttive europee che costruiscono la politica dell’Unione attorno alla protezione delle acque superficiali e sotterranee, alla salvaguardia degli ecosistemi e all’uso sostenibile della risorsa nel lungo periodo. Anche l’ordinamento italiano disciplina la tutela delle acque e la gestione delle risorse idriche attraverso un complesso sistema di competenze, pianificazione e controlli.

Non intendo suggerire formule amministrative a chi possiede responsabilità di governo. Il decisore pubblico conosce competenze, strumenti e procedure attraverso cui intervenire. Quelle di uno studioso possono essere soltanto riflessioni, auspici e suggestioni offerte con rispetto al confronto pubblico.

E l’auspicio principale è molto semplice: che una regione così ricca d’acqua possa arrivare a garantire acqua regolarmente disponibile in tutti i suoi comuni, attraverso infrastrutture moderne, reti efficienti, monitoraggio delle dispersioni e una gestione capace di accompagnare la risorsa dalla sorgente al cittadino.

Perché la scarsità percepita non dipende necessariamente dalla scarsità naturale.
Una parte della sfida italiana riguarda proprio le reti. Secondo ISTAT, nel 2022 (4 anni fa!) le perdite idriche totali nelle reti comunali di distribuzione italiane erano pari al 42,4% dell’acqua immessa in rete. È un dato nazionale, non calabrese, ma descrive con impressionante efficacia la dimensione del problema infrastrutturale del Paese.
Accanto alle perdite fisiche esiste poi un’altra questione che non deve essere taciuta: gli utilizzi abusivi della rete idrica. Allacciamenti clandestini, manomissioni, prelievi non autorizzati e altre condotte illecite, laddove accertate dalle autorità competenti, non rappresentano soltanto violazioni della legge. Sottrarre abusivamente acqua alla rete significa danneggiare una risorsa comune, alterare il funzionamento del sistema e scaricare sulla collettività il costo di un vantaggio individuale illegittimo.

Su questo occorrono controlli, tecnologia e cultura della legalità.

Perché l’acqua appartiene alla grammatica elementare della convivenza civile: nessuno dovrebbe sprecarla, nessuno dovrebbe sottrarla illegalmente e nessuno dovrebbe esserne privato per inefficienze evitabili.
Ma il petrolio bianco della Calabria non rappresenta soltanto un servizio essenziale. Può diventare economia, ricerca, turismo e occupazione.

C’è l’acqua destinata al consumo umano. C’è quella minerale. C’è l’acqua termale, capace di alimentare turismo del benessere e soggiorni legati alla salute. Ci sono sorgenti e cascate che possono inserirsi negli itinerari naturalistici. Ci sono fiumi e fiumare, fondamentali per gli ecosistemi e per gli equilibri idrogeologici. C’è l’acqua indispensabile all’agricoltura. E c’è l’immenso patrimonio paesaggistico costruito dal suo viaggio dalla montagna al Mediterraneo.

Altri territori hanno compreso che l’acqua può diventare il centro di un ecosistema economico senza perdere la propria identità naturale.

L’UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio mondiale le Great Spa Towns of Europe, undici città termali distribuite in sette Paesi europei, tra cui Vichy in Francia, Baden-Baden in Germania, Bath nel Regno Unito e Montecatini Terme in Italia. Luoghi nei quali le sorgenti minerali hanno contribuito nei secoli alla nascita di strutture sanitarie, alberghi, parchi, architetture e servizi. La lezione è interessante: non commercializzare semplicemente l’acqua, ma creare valore attorno all’acqua.

Singapore offre una prospettiva completamente diversa. Una condizione naturale certamente non paragonabile alla nostra, ma un metodo dal quale si può imparare: il Paese ha trasformato la sicurezza idrica in una strategia nazionale, puntando sulla raccolta, sulla diversificazione delle fonti e sul riutilizzo attraverso il programma NEWater.

Non dobbiamo copiare nessuno. Ma la Calabria è in grado di costruire il proprio modello. E possiamo imparare una cosa: l’acqua acquista ancora più valore quando un territorio riesce a collegare ambiente, infrastrutture, ricerca, agricoltura, turismo, salute e qualità della vita.

E poi c’è qualcosa che le statistiche non riescono a misurare. Chi abbia camminato almeno una volta sulle montagne dell’Aspromonte dopo una pioggia conosce un suono difficile da raccontare. Prima ancora di vedere l’acqua, la si sente. Arriva da qualche parte tra gli alberi, compare tra due rocce, precipita, scompare sotto pietre levigate dal tempo e ritorna più avanti. Sembra quasi che la montagna respiri. L’acqua scende dalle alture, cerca la propria strada, diventa rivolo, torrente, fiumara. A volte scompare sotto l’alveo e sembra perduta; poi riaffiora, più in basso, come se avesse memoria del proprio viaggio.

E alla fine incontra il mare. Quell’acqua racconta anche la storia dei calabresi. Generazioni hanno costruito paesi accanto alle sorgenti, coltivato grazie ai corsi d’acqua, riempito brocche alle fontane. Altre generazioni sono partite portandosi dietro il ricordo di una montagna, di una fiumara, del rumore dell’acqua che cadeva da una fontana del paese.

Forse il petrolio bianco possiede una caratteristica che il petrolio vero non avrà mai: più che essere estratto, chiede di essere custodito. Custodire, però, non significa lasciare immobile. Significa governare. Significa comprendere anche il delicato rapporto tra montagna, fiumare e costa. L’acqua e i sedimenti che percorrono i bacini idrografici partecipano alla complessa dinamica dei litorali. Prevenzione del rischio idrogeologico, gestione dei corsi d’acqua, tutela degli ecosistemi e attenzione alla costa non possono quindi essere considerati mondi completamente separati.

La sorgente che vediamo in montagna e la spiaggia sulla quale camminiamo molti chilometri più a valle appartengono alla medesima geografia.

Per questo immagino, da studioso e da calabrese, tre obiettivi possibili nell’arco dei prossimi cinque anni.
Innanzitutto, conoscere ogni goccia. Realizzare un grande Atlante digitale delle Acque di Calabria, aggiornando idealmente il lavoro degli studiosi del Novecento attraverso università, enti di ricerca e amministrazioni competenti. Sorgenti, falde, acque minerali e termali, fiumi e fiumare potrebbero essere inseriti in un sistema conoscitivo moderno, utilizzando GIS, sensori, monitoraggio e dati continuamente aggiornabili. Allo stesso tempo, la tecnologia può aiutare a individuare perdite, anomalie, prelievi irregolari e vulnerabilità delle reti.
Poi, portare regolarmente l’acqua ai cittadini prima ancora di portare i cittadini all’acqua. È forse il principio più importante. La valorizzazione turistica e commerciale sarebbe poco credibile se non procedesse insieme all’obiettivo di reti moderne e di una distribuzione regolare nei territori. In cinque anni si potrebbe imprimere una forte accelerazione alla conoscenza dello stato delle reti, alla ricerca delle perdite, alla digitalizzazione e al controllo dei consumi e delle anomalie, secondo le determinazioni che spettano naturalmente alle amministrazioni e agli enti competenti.

Ed infine, creare la “Via delle Acque di Calabria”. Una rete capace di collegare sorgenti visitabili, stabilimenti termali, parchi naturali, cascate, fiumare, borghi, percorsi escursionistici, università, centri di ricerca e produzioni locali. Un progetto nel quale turismo, salute, cultura, educazione ambientale e sviluppo delle aree interne possano incontrarsi. E magari fare della Calabria, progressivamente, anche un laboratorio mediterraneo per il monitoraggio delle reti, il riuso, l’irrigazione intelligente e la protezione delle falde.

Tra cinque anni potremmo così conoscere molto meglio quanta acqua possediamo, dove nasce, come si muove, quanta ne perdiamo, quanta ne utilizziamo e come proteggerla.

Ma soprattutto potremmo avvicinarci a un obiettivo ancora più semplice e più grande: fare in modo che la ricchezza dell’acqua della Calabria coincida finalmente con il diritto dei calabresi ad averla nelle proprie case con continuità, sicurezza e dignità. Sarebbe questa la prima forma di valorizzazione.

Ho sempre pensato che il mare, i porti, il turismo e la posizione mediterranea della Calabria rappresentino formidabili leve per il suo futuro. Continuo a pensarlo.
Ma oggi aggiungerei un’immagine.

Prima di arrivare ai nostri porti e al nostro mare, una parte della Calabria compie un viaggio silenzioso dalle montagne verso la costa. Scorre. Attraversa rocce, boschi, paesi e generazioni. Qualche volta scompare sotto terra, poi torna alla luce. Non conosce confini comunali e non distingue il piccolo borgo dalla grande città. La chiamano acqua.
Io continuo a chiamarla il petrolio bianco della Calabria. Una ricchezza che non abbiamo bisogno di cercare. (ee)

(Emilio Errigo, nato a Reggio Calabria, è docente universitario e studioso di Diritto dell’Ambiente, Management delle Attività Portuali, Diritto internazionale e Diritto del Mare)