Riparte la Consulta dei Calabresi nel mondo: domani in Cittadella la prima riunione (dopo 7 anni)

Riparte la Consulta dei Calabresi nel mondo, un organismo regionale previsto dalla legge 8/2018. Dopo sette anni torna a riunirsi in presenza la Consulta Regionale dei Calabresi nel Mondo, con quattro giornate di incontri, confronto e iniziative istituzionali in programma dal 9 al 12 settembre.

Il ritorno della Consulta rappresenta un passaggio significativo nel percorso di rafforzamento dei rapporti tra la Calabria e le comunità calabresi presenti nei diversi continenti. Un patrimonio umano, culturale e professionale che la Regione intende valorizzare non soltanto sul piano dell’identità e della memoria, ma anche come leva per costruire nuove relazioni, scambi e opportunità.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, interverrà venerdì 11, alle ore 15, alla seconda sessione plenaria che si terrà nella sala Giuditta Levato del Consiglio regionale.

Nei quattro giorni, arriveranno rappresentanti delle comunità calabresi provenienti da diversi Paesi del mondo, insieme ai consultori regionali, ai rappresentanti dei Comites, del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), delle associazioni e delle federazioni dei calabresi nel mondo. Una presenza ampia e articolata che conferma la dimensione internazionale dell’appuntamento e la volontà di rimettere in connessione istituzioni e comunità attraverso un confronto diretto.

La prima sessione plenaria giovedì 10 settembre.

Dopo l’accoglienza istituzionale e registrazione dei partecipanti, a partire dalle 9.30, i lavori saranno aperti, alle 10.30, dal vicepresidente della Giunta della Regione Calabria, Filippo Mancuso, nella sala verde della Cittadella regionale di Catanzaro.

Nel corso dell’assemblea saranno affrontati i principali temi legati al rapporto tra la Calabria e i suoi cittadini nel mondo, con particolare attenzione alla cultura, al turismo delle radici, alle nuove generazioni, alla rappresentanza e alle prospettive di collaborazione tra territori.

La Consulta sarà inoltre chiamata a confrontarsi sulle linee di indirizzo per il nuovo percorso di attività e sul rafforzamento della rete tra istituzioni regionali, associazioni, università, imprese e comunità calabresi all’estero.

Per le ore 11.15 è previsto l’insediamento della Consulta a cura del consigliere regionale delegato ai rapporti con i Calabresi nel Mondo, Orlandino Greco.

“Il ritorno in presenza della Consulta dopo sette anni non è soltanto un momento istituzionale, ma l’inizio di una nuova fase – sottolinea Greco –. Vogliamo restituire centralità a una comunità che rappresenta una parte fondamentale della storia della Calabria, ma che oggi può diventare anche una straordinaria rete di relazioni, competenze e opportunità. Dobbiamo superare una visione legata esclusivamente al ricordo e costruire un rapporto più moderno, stabile e concreto con i calabresi nel mondo.
L’obiettivo della nuova stagione della Consulta è dunque quello di rafforzare un sistema di relazioni capace di collegare stabilmente la Calabria alle proprie comunità nel mondo, valorizzando il patrimonio delle radici e trasformandolo in una risorsa per la cultura, il turismo, la formazione, l’economia e le nuove generazioni”.

Alla Cittadella anche la proiezione video Consulta 2026 — “Calabria. l’orgoglio delle origini”. Una storia che continua nel mondo. Regia Gianfranco Confessore — produzione Drb srl.

Sarà presentato, inoltre, dall’ideatore Lenin Montesanto, il progetto dei Marcatori Identitari Distintivi (Mid) della Calabria Straordinaria, insieme sll’attrice Annalisa Insardà, voce e interprete dei due corti Dove Tutto è Cominciato #1 e #2. Il secondo corto, svelato in anteprima assoluta nella serata conclusiva del Vinitaly a Sybaris lo scorso luglio, ha contribuito a portare il progetto a oltre 1.2 milioni di view sui social.

L’evento proseguirà fino al 12 settembre con ulteriori momenti di confronto istituzionale e tematico, fino alla discussione e all’approvazione del documento conclusivo dei lavori.

Il coordinamento della comunicazione è affidato a Davide Beltrano.

Un appuntamento che vuole segnare non soltanto il ritorno in presenza della Consulta dei Calabresi nel Mondo, ma l’avvio di una stagione nuova nel rapporto tra la Calabria e la sua comunità internazionale. (rcz)

Polsi Ambiente: torna l’appuntamento con l'”Aspromonte nel cuore” (stavolta nella Locride)

La Locride si prepara a ospitare la sesta edizione di “Polsi Ambiente”, l’atteso appuntamento annuale che quest’anno si rinnova sotto il titolo evocativo “L’Aspromonte nel cuore”.

La manifestazione si terrà a Locri, presso la Sala Pastorale della Diocesi il prossimo 9 settembre, e si svilupperà in due sessioni: quella mattutina dalle ore 09:30 e quella pomeridiana dalle ore 16:30.

L’evento si propone come uno spazio di profonda riflessione e proposta, focalizzandosi su un tema centrale per il riscatto e lo sviluppo del territorio: la cosiddetta “antimafia sociale o dei diritti”. Questa espressione, coniata dal Giudice Gian Carlo Caselli — il quale interverrà all’evento collegandosi da remoto — definisce un percorso culturale e civile indispensabile. L’antimafia sociale ed una efficiente politica del lavoro non si sostituisce, ma si affianca e conferisce un valore ancora più profondo alla pur importante azione quotidiana svolta dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura.

Per sradicare le logiche criminali, infatti, è necessario garantire i diritti fondamentali, offrire opportunità concrete e rimettere al centro la dignità umana, specialmente nelle aree più vulnerabili.

L’edizione 2026 della manifestazione non si limiterà alla teoria, ma proporrà esempi virtuosi, storie di riscatto e soluzioni pratiche per tendere la mano a chi vive ai margini della società. In questa prospettiva si inserisce la preziosa testimonianza dell’organizzazione internazionale “Still I Rise”, che combatte in prima linea per offrire istruzione e protezione ai minori vulnerabili: ragazzi delle più malfamate favelas del mondo, destinati a essere manovalanza della delinquenza, vengono istruiti gratuitamente nei loro centri, fino al titolo di bachelor, offrendo una possibilità di vita completamente diversa.

A rappresentare questa realtà tra i relatori ci sarà la vice presidente Gabriella Gliozzi, che porterà l’esperienza sul campo di chi trasforma l’indignazione in azione umanitaria concreta.

S.E. Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo di Locri
S.E. Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo di Locri

Questo approccio orientato al futuro e all’impegno attivo trova la sua perfetta sintesi nelle parole di Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo di Locri, tratte dalla sua Meditazione in preparazione della festa della Madonna di Polsi: “Soprattutto voi, ragazzi e giovani: non subite la vita passivamente, ma prendetela in mano”.

Un monito potente che diventa il manifesto ideale di Polsi Ambiente 2026. Un invito universale, rivolto in particolare alle nuove generazioni dell’Aspromonte e di tutta la Locride, a non rassegnarsi, a evitare la passività e a diventare i veri protagonisti del cambiamento e della rinascita del proprio territorio.

A coronamento della giornata, al termine della sessione serale, si terrà la cerimonia di consegna di due importanti riconoscimenti:

  • Premio “L’Aspromonte nel Cuore”: assegnato a personalità che si sono particolarmente distinte per attività e impegni legati alla valorizzazione e alla tutela di questo difficile territorio ed all’offerta di alternative sociali e di lavoro
  • Premio Filistione 2026 “Salute e Ambiente”: volto a valorizzare chi ha dedicato ricerca e impegno allo studio del delicato rapporto tra la salute dell’essere umano e l’ecosistema. Il premio prosegue nel solco dell’eccellenza scientifica tracciato nella precedente edizione, quando fu conferito al Prof. Luigi Montano dell’Università di Napoli per i suoi cruciali studi sulla fertilità compromessa dalla presenza di microplastiche nell’organismo umano.(courtesy La Discussione)

Suppletive Camera Reggio: il ruggito di Cannizzaro su Roscioli e l’errore della sinistra divisiva su Benedetto

di SANTO STRATI – Disinteresse e indifferenza sono i due sentimenti più diffusi in queste assolate giornate di Reggio che si prepara all’appuntamento elettorale del 27 e 28 settembre. Molti reggini non sanno nemmeno quali siano i 71 comuni che compongono il collegio uninominale 05, quello che ha (ri)eletto deputato nel 2022 Francesco Cannizzaro e che adesso dovrà indicare il nuovo titolare del seggio rimasto vacante. È una strana e incredibile combinazione di contraddizioni: mentre quasi tutto il Paese guarda con attenzione a questo piccolo voto settembrino, a Reggio l’appuntamento non suscita particolari emozioni, fatte salve quelle degli attivisti dell’una e dell’altra parte. Già due parti soltanto (Forza Italia-PD), gli altri due candidati, il transfuga Mimmo Giannetta già capogruppo azzurro che è passato con Vannacci, e Francesco Toscano (“provarci sempre, qualche voto fa fine e non impegna…”) non fanno storia.

Giannetta ha dichiarato di avere 10.500 voti, quelli che lo hanno eletto al Consiglio regionale, ma di questi quanti sono quelli personali e quanti derivano da elettori di Forza Italia che non gli perdoneranno il “tradimento”? Non importa, sostiene l’ex azzurro che continua a dichiararsi “moderato” in casa di un estremista sovranista, e si tiene per buone le sue chances, in una sfida che difficilmente lo vedrà arrivare nemmeno secondo.

In realtà le suppletive reggine acquistano una valenza davvero significativa nello scenario prossimo venturo delle elezioni di fine legislatura: elezioni che, con molta probabilità, si terranno in primavera con scadenza anticipata per sparigliare i progetti di Vannacci ma anche del cosiddetto “campo largo”. Se Vannacci dovesse raccogliere a Reggio un significativo consenso, sarebbe un pessimo segnale per i fratelli di Giorgia che vedrebbero come una mina vagante la raccolta di trasfughi dalla coalizione. Vannacci sta promettendo a tutti un’elezione sicura in Parlamento alle prossime consultazioni, ma questa promessa potrebbe rivelarsi assai fallace se il collegio reggino boccerà le velleità e le aspirazioni dei “futuristi” (Marinetti si sta rivoltando nella tomba). Una bocciatura (solenne) del candidato Giannetta significa che nel popolo reggino è prevalso il buon senso contro le assurdità autoritarie e antistoriche del generalone Vannacci e che lo stesso potrebbe ripetersi su scala nazionale.

Il Colegio 05 della Camera dei Deputati
Ma gran parte dei reggini – da non crederci – non sa nemmeno che si andrà a votare. Quando i certificati elettorali venivano recapitati a casa, era difficile non ricordarsi della scadenza delle urne e impossibile non sapere delle consultazioni imminenti. Con la tessera elettorale tutto è affidato al buon cuore dell’elettore che deciderà – sempre che sia stato adeguatamente informato che si va a votare – se disertare le urne o adempiere a un diritto-dovere che è sempre più sottovalutato.

E allora, il problema vero riguarda la comunicazione: i tempi della campagna elettorale sono strettissimi e per i due veri contendenti (Frank Benedetto per la coalizione di sinistra, Fabio Roscioli per il centrodestra) non c’è che improvvisare. Manca il tempo di attraversare in lungo e in largo i 71 comuni (come si faceva una volta) e arringare le folle: si gioca tutti sui sindaci del collegio e sugli attivisti, e qui il peso del voto (o dell’astensione) potrebbe essere determinante anche a sovvertire qualsiasi pronostico. È una semplice conta di numeri, ma bisognerà chiedersi a urne chiuse chi sarà avvantaggiato da una forte astensione o da un flusso inaspettato. Se voterà il 30-35% degli aventi diritto sarà già un buon successo, se la percentuale dovesse salire si vedranno le conseguenze. È cambiato l’atteggiamento dell’elettore, gran parte decide all’ultimo momento se andare a votare o meno e a chi assegnare la propria preferenza. Ma i politici questo sembra non l’hanno ancora capito: Nenni diceva “piazze piene, urne vuote”, ma i tempi sono cambiati e i social possono giocare brutti condizionamenti per tutti gli schieramenti. E allora bisogna parlare al popolo, mostrare di avere idee e progetti, non demonizzare l’avversario, perché gli elettori non hanno l’anello al naso, ragionano e sanno distinguere tra la fuffa (il niente) e il mostrare di avere visione. Da questo punto di vista occhiuto e Cannizzaro – va detto – hanno la strada in discesa.

La presentazione di Roscioli, nella straboccante aula Monteleone del Consiglio regionale, ha mostrato una grande compattezza della coalizione, con il sindaco Cannizzaro che ha lanciato numerosi ruggiti contro il centrosinistra, con la conferma in viva voce di Roscioli che non ci sono imposizioni dall’alto sul suo nome: Occhiuto e Cannizzaro – ha detto l’avv. Roscioli (che, ricordiamolo, è l’amministratore di Forza Italia, quindi non è un signor “nessuno”) – mi hanno chiesto se ero disponibile a mandare a termine le pratiche a favore di Reggio e della Calabria lasciate in sospeso in Parlamento. Conosco entrambi dal 2023 e abbiamo un cordialissimo rapporto di amicizia: la cosa mi ha intrigato – non avevo certo bisogno di un seggio in Calabria – per lo spessore della sfida. Il progetto e la visione di Occhiuto e Cannizzaro di trasformare Reggio in un laboratorio politico nazionale, nella regione più azzurra d’Italia, è davvero eccellente, mi sono convinto e ho detto sì. Devo smentire – ha tenuto a precisare – richieste dall’alto del partito o dalla famiglia Berlusconi: non sono reggino, non sono calabrese, ma metto volentieri le mie competenze (e ottime conoscenze…, ndr) per far crescere questo territorio». Insomma un “mordi e fuggi” orchestrato dentro un’abile strategia della volpe Cannizzaro. Ma i reggini la capiranno? È questo il vero busillis: quanti reggini daranno un’ulteriore apertura di credito al neosindaco? E quanti – delusi dal “papa straniero” si asterranno? Ma Roscioli  – bisogna dirlo – non può essere considerato un papa straniero alla stregua di Rosy Bindi, De Raho, Scarpinato, etc (tutti quanti eletti a sinistra in seggi calabresi, ai quali non è stato poi riservata alcuna attenzione e, forse, neanche un grazie).

E qui subentra la supponenza dei democrat che, alla presentazione del candidato Frank Benedetto hanno fatto vanto di un campo larghissimo (dodici simboli) omettendo di dire che non ci sono liste da votare il 27 e 28 ottobre, si sceglie solo il candidato della coalizione e niente di più. E, inoltre, Benedetto ha ricalcato paro paro la “strategia” della sinistra per vincere: non votate lo straniero, votate un uomo del territorio. Una strategia perdente – se possiamo dirlo – giacché la gente che vorrebbe andare a votare avrebbe piacere di sentire programmi e progetti, non evidenze di una sfida basata sul luogo di nascita del candidato che lascia il tempo che trova. Frank Benedetto, persona degnissima e stimato professionista, si è lasciato convincere facilmente a cavalcare l’onda progressista, ma ha commesso l’errore di non presentare un programma: «il tempo di legislatura a disposizione è troppo breve – ha candidamente dichiarato – per poter predisporre un programma». Questo potrebbe risultare fatale a un centrosinistra pressoché inesistente a Reggio (e in Calabria), con grande disdoro degli irriducibili che sognano ancora una sinistra riformista e innovativa. In più si aggiunga che ci sono molti malpancisti a sinistra che non hanno gradito la scelta di Benedetto. La sinistra divisiva non si smentisce. Quella sinistra calabrese che il giorno dopo l’annuncio delle dimissioni di Cannizzaro dalla Camera avrebbe dovuto scatenare la cavalleria (si fa per dire) per marcare il territorio ha, come al solito, tergiversato sulla scelta del candidato piuttosto che presentare un progetto politico (che di fatto non esiste). E allora, anche in questo caso, il risultato reggino sarà un segnale fondamentale per le prossime politiche. Se il campo larghissimo (reggino) vince, è un’indicazione di grande peso per riunire le varie anime della sinistra e tentare il colpaccio di disarcionare la Meloni. Se perderà, come probabile, perché in debito di credibilità con i reggini, qualche domanda in più se la dovranno porre Conte, Schlein e compagnia di giro. La Meloni viaggia “serena” fintanto che non troverà un avversario degno di tale appellativo. Il resto sono solo chiacchiere e veleno da spargere contro i nemici (è scomparsa l’idea di avversari) come sta succedendo a Reggio e dintorni. Oggi la politica (ma quella vera è un pallido ricordo) va fatta con idee e proposte, progetti e programmi: dire male del vicino (avversario) non porta da nessuna parte, ma – a quanto pare – soprattutto a Reggio a sinistra continuano a non capirlo. (s)

Telemedicina e prestazioni vaccinali: anche in Calabria entra in funzione la Farmacia dei servizi

Anche in Calabria il percorso della Farmacia dei Servizi entra concretamente in una nuova fase operativa, con grande vantaggio della collettività.

Con la comunicazione trasmessa il 1° settembre dalla Regione Calabria alle Aziende Sanitarie Provinciali, a Federfarma Calabria e agli Ordini provinciali dei Farmacisti, è stato dato ufficialmente avvio ad alcune delle attività previste dall’Accordo Integrativo Regionale per la Farmacia dei Servizi, approvato con DDG n. 13199 del 27 luglio 2026.

In particolare, le farmacie aderenti potranno procedere, nel rispetto dei requisiti e degli adempimenti previsti dall’Accordo, con l’erogazione delle prestazioni vaccinali e dei servizi di telemedicina. Sul fronte della prevenzione, l’AIR contempla le vaccinazioni antinfluenzale, anti-Covid-19, anti-HPV, anti-Herpes Zoster e anti-Morbillo, da effettuarsi secondo la programmazione regionale e per le categorie di cittadini individuate dalle disposizioni nazionali e regionali. I servizi di telemedicina comprendono elettrocardiogramma, Holter pressorio, Holter cardiaco e spirometria.

Un risultato che rappresenta un ulteriore passo avanti nel processo di evoluzione della farmacia territoriale calabrese, sempre più chiamata a svolgere un ruolo centrale nella prevenzione, nell’assistenza di prossimità e nel rafforzamento della rete sanitaria regionale.

Per i cittadini, questo significa poter contare su una rete più capillare di servizi di prevenzione e diagnosi di primo livello, presso le farmacie aderenti e autorizzate. Per le prestazioni di telemedicina previste dall’AIR, l’accesso avviene per gli assistiti in possesso dei requisiti con ricetta SSN rossa del Medico di Medicina Generale, recante il relativo codice di esenzione. Per le vaccinazioni, categorie eleggibili, tempistiche e modalità di accesso seguiranno le indicazioni delle singole campagne regionali; le somministrazioni saranno effettuate da farmacisti in possesso dei requisiti formativi e professionali previsti.

«Accogliamo con grande soddisfazione questo ulteriore passaggio operativo – dichiara Vincenzo Defilippo, Presidente di Federfarma Calabria – perché dà concretezza a un percorso sul quale abbiamo lavorato con convinzione e determinazione.

L’ampliamento delle prestazioni vaccinali in farmacia costituisce un risultato particolarmente significativo. Significa valorizzare ulteriormente il ruolo professionale del farmacista e mettere a disposizione della popolazione una rete capillare di presidi sanitari in grado di contribuire in maniera concreta alle politiche di prevenzione della Regione.

La farmacia è spesso il primo presidio sanitario al quale il cittadino si rivolge. È presente nei grandi centri, ma soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove la prossimità rappresenta un valore fondamentale. Mettere questa rete a disposizione del sistema sanitario significa rendere la prevenzione più accessibile e avvicinare ulteriormente i servizi alle persone».

Secondo Defilippo, il nuovo Accordo rappresenta anche il riconoscimento del lavoro svolto dalle farmacie calabresi negli ultimi anni.

«La Farmacia dei Servizi ha dimostrato sul campo di poter rappresentare uno strumento importante a sostegno della sanità territoriale. Oggi dobbiamo consolidare questo modello, trasformandolo sempre più da esperienza sperimentale a componente stabile dell’organizzazione sanitaria regionale.

L’obiettivo non è sostituire gli altri professionisti o le strutture del Servizio sanitario, ma lavorare in maniera integrata con loro, costruendo una rete capace di rispondere in modo più rapido ed efficace ai bisogni dei cittadini».

Soddisfazione viene espressa anche dal Segretario di Federfarma Calabria, Alfonso Misasi.

«L’avvio delle nuove attività – dichiara Misasi – rappresenta il risultato di un lavoro articolato che ha richiesto confronto, programmazione e collaborazione istituzionale.

Per le farmacie si apre adesso una fase importante, che comporta anche una grande responsabilità. Sarà necessario continuare a investire nella formazione dei farmacisti, nell’organizzazione dei servizi e nel rispetto rigoroso di tutti i requisiti previsti dall’Accordo.

Federfarma Calabria accompagnerà le farmacie in questo percorso, fornendo il necessario supporto affinché le nuove attività possano essere erogate in maniera uniforme, sicura e qualificata su tutto il territorio regionale».

Particolare attenzione viene riservata proprio al nuovo ruolo della farmacia nell’ambito della prevenzione vaccinale.

«La possibilità di ampliare le prestazioni vaccinali affidate ai farmacisti – sottolineano Defilippo e Misasi – rappresenta una scelta di grande valore sanitario e sociale. La capillarità delle farmacie può contribuire ad aumentare l’adesione alle campagne vaccinali, facilitando l’accesso soprattutto alle persone anziane, ai cittadini delle aree interne e a quanti incontrano maggiori difficoltà negli spostamenti.

È la dimostrazione concreta di come la farmacia possa diventare sempre più un punto di riferimento per la prevenzione e per la salute pubblica».

Il Presidente Vincenzo Defilippo e il Segretario Alfonso Misasi rivolgono, a nome di Federfarma Calabria, un particolare ringraziamento al Direttore Generale del Dipartimento regionale competente, dott. Ernesto Esposito, per il lavoro svolto e per il costante confronto istituzionale.

«Desideriamo esprimere al dott. Ernesto Esposito – affermano Defilippo e Misasi – un ringraziamento sincero per l’attenzione, la disponibilità e l’approccio concreto e costruttivo con il quale ha accompagnato questo percorso.

Abbiamo trovato nel Dipartimento un interlocutore disponibile al confronto e orientato alla ricerca di soluzioni concrete. Quando istituzioni e rappresentanze delle professioni riescono a lavorare insieme mettendo al centro le esigenze dei cittadini, è possibile raggiungere risultati importanti.

Questo primo passaggio operativo dell’Accordo Integrativo Regionale rappresenta un risultato significativo e costituisce la base sulla quale continuare a costruire».

Il clima di collaborazione instaurato ci rende fiduciosi. L’obiettivo comune deve rimanere quello di dare piena attuazione alla Farmacia dei Servizi e costruire una rete territoriale sempre più vicina ai bisogni dei cittadini».

«La direzione intrapresa – conclude il Presidente Defilippo – è quella giusta: una farmacia moderna, professionale, integrata con il Servizio sanitario regionale e capace di offrire nuove risposte ai bisogni di salute della popolazione. Continueremo a lavorare con la Regione e con tutte le istituzioni coinvolte affinché questo percorso possa svilupparsi pienamente e tradursi in servizi concreti, accessibili e omogenei per tutti i cittadini calabresi». (rcz)

Contro il caporalato l’operazione nella Sibaritide è l’inizio di una giusta battaglia

Il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro passa anche attraverso importanti operazioni come quella condotta nella Piana di Sibari, alla quale hanno lavorato con grande efficacia la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e l’Arma dei Carabinieri». È quanto ha detto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in merito all’operazione nella Piana di Sibari eseguita dai carabinieri su delega della Dda di Catanzaro,  che ha portato a 20 fermi.

I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, riduzione in schiavitù, estorsione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’attività investigativa, avviata nel 2020, avrebbe fatto luce sull’esistenza di due distinte associazioni per delinquere, “interconnesse sul piano operativo” – spiegano gli inquirenti – nella Piana di Sibari. In particolare il primo sodalizio, guidato da cittadini stranieri, avrebbe esercitato un vero e proprio controllo monopolistico sulla manodopera agricola dell’intera area, riducendo i braccianti in uno stato di soggezione e servitù. I lavoratori venivano costretti a coabitare, fino a 20 persone contemporaneamente, in alloggi fatiscenti, degradati, privi di riscaldamento, luce e gas nel centro storico di un Comune locale, per i quali l’organizzazione tratteneva forzosamente dai salari quote di 50-60 euro al mese.

La seconda associazione a delinquere – hanno ricostruito gli inquirenti – sarebbe stata “promossa, organizzata e composta da soggetti italiani” ed era “finalizzata in via esclusiva al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” tramite “il sistematico aggiramento delle procedure governative connesse al decreto Flussi e al decreto Rilancio.

Un lavoro, quello condotto dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro e dei reparti territoriali, che ha permesso «di assestare un colpo durissimo a un sistema criminale fondato sullo sfruttamento», ha sottolineato Occhiuto, aggiungendo come «le condotte emerse dall’indagine, che spaziano dalla riduzione in schiavitù al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, delineano un quadro di grave illegalità che le istituzioni non possono tollerare».
«Condizioni di vita e di lavoro così degradate ledono i diritti fondamentali della persona e danneggiano l’intera comunità. Fenomeni di questo tipo calpestano la dignità dei lavoratori, alterano le regole del mercato, e penalizzando le tantissime aziende agricole che nel nostro territorio operano nella legalità.
La lotta allo sfruttamento del lavoro è una battaglia di civiltà che dobbiamo portare avanti insieme, tutelando i lavoratori e sostenendo le imprese che rispettano le regole», ha concluso.

«L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, cui va il nostro apprezzamento per il lavoro svolto insieme all’Arma dei Carabinieri, porta alla luce un quadro in parte già noto, ma che conferma l’esistenza di una piaga rispetto alla quale è necessario l’impegno di tutte le istituzioni per ripristinare condizioni di dignità e legalità in agricoltura e negli altri settori portanti dell’economia calabrese», ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo.

«Quanto emerso dalle indagini – ha aggiunto Gallo – restituisce una realtà estremamente preoccupante, rispetto alla quale da tempo anche la Regione è impegnata in azioni di contrasto e prevenzione, in collaborazione con le organizzazioni sindacali e con le rappresentanze del mondo produttivo. È un terreno sul quale occorre lavorare con sempre maggiore determinazione, per garantire i più elementari principi di civiltà, dignità e uguaglianza e, allo stesso tempo, per liberare l’economia regionale da forme di illegalità e condizionamenti che ne frenano e ne compromettono lo sviluppo».

«Adesso – prosegue l’assessore – è necessario fare piena luce anche su ulteriori livelli e responsabilità, la cui possibile esistenza sembra emergere dalla stessa inchiesta, a partire dagli eventuali collegamenti tra i fenomeni evidenziati dalle indagini dei Carabinieri e la criminalità organizzata. Siamo fiduciosi che anche su questi aspetti sarà fatta chiarezza. La Regione non esiterà a fare fino in fondo la propria parte affinché l’agricoltura calabrese e, più in generale, l’intera economia regionale siano libere da ogni forma di sfruttamento e di condizionamento illegale».

«Insieme al presidente Occhiuto e alla Giunta regionale – ha concluso Gallo – valuteremo inoltre, nei tempi e nelle sedi opportune, la costituzione di parte civile della Regione Calabria nel procedimento penale che scaturirà dall’inchiesta in corso».

Il sindaco di Cassano All’Ionio, Gianpaolo Iacobini, esprime apprezzamento alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e ai Carabinieri per la Tutela del Lavoro per l’Operazione “Master”, condotta nella Piana di Sibari per debellare la piaga del caporalato.

«Ancor più dopo i tragici fatti dei mesi scorsi – dichiara Iacobini – si tratta di un’iniziativa investigativa e giudiziaria che conferma quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione su una piaga del genere. La fiducia nelle Forze dell’Ordine e nella Magistratura è massima ed è altrettanto importante che le indagini consentano di fare piena luce su tutti i rapporti e sulle eventuali responsabilità emerse, oltre ai collegamenti con ambienti riconducibili alle cosche operanti sul territorio».

Nel rivolgere anche un riconoscimento alla Guardia di Finanza di Sibari, impegnata costantemente nel contrasto al caporalato e alle diverse forme di illegalità che incidono sul tessuto economico e produttivo della Sibaritide, Iacobini conclude: «Come Comune continueremo a fare la nostra parte, collaborando con tutte le istituzioni competenti per difendere la legalità, la dignità del lavoro e lo sviluppo sano della nostra terra».

«L’inchiesta sul caporalato nella Piana di Sibari dà un quadro inquietante, sul quale la magistratura farà luce. Le condizioni di lavoro ricostruite dagli investigatori sono intollerabili in una società civile e impongono alle istituzioni una risposta forte, continua e coordinata». Lo afferma il Pd Calabria a proposito dell’operazione condotta dai Carabinieri per la Tutela del lavoro, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato al recente fermo di 20 persone. Le accuse contestate a vario titolo comprendono associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, riduzione in schiavitù, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

«Esprimiamo apprezzamento per il lavoro della magistratura e dei Carabinieri – prosegue il Pd Calabria – e per l’attività di quanti operano nella rete antitratta a sostegno delle vittime. Dalle indagini emerge l’ipotesi di un sistema in cui persone in condizioni di estrema fragilità sarebbero state reclutate, sottopagate, costrette a turni pesantissimi e private delle più elementari tutele. Colpiscono inoltre i presunti collegamenti con ambienti della ’ndrangheta e il possibile utilizzo fraudolento delle procedure previste per l’ingresso regolare dei lavoratori stranieri».

«Se il quadro investigativo sarà confermato – ha dichiarato il segretario regionale del Pd Calabria, Nicola Irto – ci troveremmo davanti a una forma di sfruttamento feroce della persona e del lavoro. La Calabria non può tollerare che una parte della propria economia agricola venga contaminata da sistemi criminali costruiti sulla disperazione delle persone che giungono nel nostro Paese in cerca di un futuro. La lotta al caporalato riguarda la dignità dei lavoratori, la legalità e anche la tutela delle tante imprese agricole calabresi che rispettano le regole e garantiscono occupazione regolare».

«C’è bisogno di controlli costanti, di una presenza sempre forte dello Stato, della protezione delle vittime e di strumenti che favoriscano l’emersione del lavoro irregolare. Occorre colpire l’intera catena dello sfruttamento, comprese eventuali complicità professionali, imprenditoriali e – ha concluso Irto – criminali». (rrm)

Perché lo stop all’edizione quotidiana mattutina (in pdf) di Calabria.Live: l’indifferenza di istituzioni e imprese

di SANTO STRATI  – Si ferma l’edizione mattutina (in pdf) del nostro quotidiano digitale, quella  che i nostri affezionati lettori aspettavano ogni mattina, puntuale alle ore 7, una sveglia – quella di Calabria.Live – ormai diventata abitudine. Mi sono augurato fino all’ultimo di non dover fare questa comunicazione: l’editore ha deciso di sospendere – provvisoriamente? – l’edizione quotidiana digitale in formato pdf mantenendo comunque inalterate le caratteristiche dell’informazione giornaliera della Calabria via web (http://calabria.live) e tenendo l’altissima qualità degli approfondimenti attraverso l’apprezzatissimo supplemento settimanale Calabria.Domenica.

È una decisione non irrevocabile, dettata dall’insostenibilità finanziaria del progetto quotidiano gratuito diffuso via mail e via whatsapp: sono venute a mancare le condizioni economiche in grado di supportare il nuovo programma editoriale che avevo predisposto, ovvero un quotidiano ancora più ricco, con inchieste e servizi esclusivi, con l’obiettivo di far conoscere la Calabria migliore, quella positiva, contro la pessima reputazione costruita negli anni da chi non ama questa terra e il Sud in generale.  Un giornale indipendente, come dal primo giorno, che parla ai calabresi di tutto il mondo, ne tutela diritti, tradizioni, costumi, e difende la memoria storica che rischia di diventare sempre più labile: innovativo ma ricco dell’esperienza del passato, della nostra storia e fiero di raccontare, in modo originale e diverso, una Calabria che guarda al proprio futuro.

In attesa di un auspicato ritorno della “sveglia delle 7” continueremo con le pagine del quotidiano online: vi ricordo che siamo forse gli unici sul web a non ospitare i fastidiosissimi pop up che non permettono di leggere un articolo senza continue interruzioni. e poi continueremo gli approfondimenti e le nostre storie, tra passato e futuro, sul nostro supplemento settimanale Calabria.Domenica, sempre più ricco e con una foliazione di ben 80 pagine a numero.

Certo, l’idea del quotidiano “recapitato” sul telefono è cosa diversa dall’andare a cercare sul web le notizie, ma – evidentemente – il progetto dev’essere sembrato troppo “rivoluzionario” alle tantissime aziende (ma anche Comuni, enti, associazioni) che hanno snobbato per anni il nostro giornale mai offrendo un minimo di pubblicità (commerciale, istituzionale, etc) o una sponsorizzazione che permettesse di continuare a far arrivare gratuitamente il quotidiano in pdf Calabria.Live ogni mattina in tutto il mondo (ultima diffusione certificata: 1.500.000 copie ogni giorno. Ma la domanda che ci affligge è semplice: se questi enti, questi imprenditori, etc. non considerano la testata perché a noi mandano i comunicati e chiedono con insistenza la pubblicazione, riservando invece le inserzioni a pagamento agli altri quotidiani regionali? La risposta non c’è o è meglio non darla… Manca certamente la cultura d’impresa per cui le aziende (ricche) pagano fior di tasse ma non spendono un centesimo in pubblicità (che sarebbe interamente deducibile fiscalmente), ma è assente anche una certa sensibilità che, invece, hanno dimostrato tanti pensionati che hanno mandato un sostegno sottratto alla loro non entusiasmante pensione perché “grati” a Calabria.Live per il modo nuovo di fare informazione.

Abbiamo comunque rivoluzionato il modo di raccontare la Calabria e il nostro imprinting ha dato il via su altri media (grazie per l’emulazione) a una narrazione diversa di questa terra, mostrando i suoi tantissimi aspetti positivi, la sua gente produttiva e operosa e non parlando solo di mafia e delinquenza (che sono dovunque, non solo in Calabria).

Attenzione, però, il giornale non chiude, perde solo una parte di cui vado orgoglioso, che ha mostrato che si può fare informazione senza sensazionalismi e fake news, con il rigore della notizia controllata e verificata e l’obbligo morale di servire ogni giorno l’unico padrone che conosciamo: il lettore. Continuate a seguirci sul web e con il domenicale. Grazie a tutti per l’affetto e l’attenzione che vorrete ancora riservarci. (s)

Province: la mini-riforma è solo l’inizio di un lungo percorso non più rinviabile

di MICHELE DROSI – Il 7 agosto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge 144 sulla funzionalità della Pubblica amministrazione e degli enti territoriali, che prevede il riallineamento della durata dei mandati dei consiglieri provinciali  a quella dei presidenti. L’intervento normativo supera  una delle tante anomalie della legge Delrio e risolve un problema contingente ma, come ha opportunamente sottolineato il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, lascia aperte tutte le contraddizioni irrisolte di una delle riforme più fallimentari della storia repubblicana.

Le vecchie  Province, che hanno rappresentato per oltre un secolo e mezzo l’anello di congiunzione funzionale tra Stato e territorio, infatti, sono state spinte sull’orlo del baratro dalla legge 56 del 2014, che ha dato luogo a un sistema elettorale di secondo grado che prevede come elettori i Sindaci e i consiglieri comunali del territorio, con un voto ponderato in base alla popolazione che rappresentano.

Per cui le “nuove” Province non rappresentano più direttamente la volontà dei cittadini-elettori, ma si pongono a metà strada per mediare tra la volontà dei consiglieri-grandi elettori e le Regioni.

Insomma, una vera e propria torsione intrisa di demagogia e populismo, che, purtroppo, da qualche tempo, sono il tratto distintivo di buona parte del dibattito politico nel Paese.

Con l’aggravante di aver innescato tagli inesorabili. Con ventimila dipendenti in meno su 48.000 totali, pur in presenza delle competenze che sono rimaste sempre le stesse: la manutenzione di 135 mila chilometri di strade (la nervatura carrozzabile del Paese) e la gestione di 6000 scuole.

Manutenzione e gestione messe a dura prova a causa dell’assurda e inspiegabile soppressione di cospicui finanziamenti messa in atto dal governo centrale (650 milioni tagliati nel 2015, un miliardo e 300 milioni svaniti nel 2016 e così via).

Da qualche tempo le Province sono tornate a farsi sentire per sollecitare un  giusto ritorno all’elezione diretta dei consigli provinciali da parte dei cittadini.

In questa direzione si è dato da fare innanzitutto l’UPI (Unione Province Italiane) che nella trentacinquesima Assemblea congressuale, che si è svolta alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha posto la necessità di riformare le Province, riattribuendo loro il ruolo sancito dalla Costituzione di collante tra territori e le comunità locali, di garante di coesione sociale. Assicurando certezza normativa, funzioni fondamentali chiare che prevedano l’adeguata copertura finanziaria, personale, una nuova fiscalità dell’Ente, la previsione dell’elezione a suffragio universale e diretto di Presidente e Consiglio, la reintroduzione della Giunta.

E anche forze politiche come la Lega, alcune Regioni come il Friuli e la Sardegna, il gruppo consiliare del PD della Regione Piemonte e tanti altri hanno assunto iniziative di vario segno tendenti a ripristinare l’elezione diretta che comporterebbe una previsione di spesa di 223 milioni di euro. Ma, ad oggi, senza alcun esito.

Ogni sincero proposito di riforme merita certamente l’auspicio e l’augurio di conseguire un risultato positivo. Ma l’esperienza pluriennale di tentativi falliti, alcuni anche all’ultimo miglio, induce, se non al pessimismo, almeno alla cautela.

 

Tuttavia, se prima di avviare il cantiere delle grandi riforme, che si è rivelato un impegno sempre molto faticoso e complicato, si riuscisse a fare insieme alcune cose, più piccole benchè significative, sarebbe il modo migliore per creare quel clima giusto e necessario per realizzare successi più ambiziosi e rilevanti.

La riforma per tornare alle vecchie  Province sarebbe una di quelle piccole cose da fare subito con un pò di buon senso e tenendo conto di bisogni e criticità largamente emersi ed evidenziati dalla crisi della democrazia negli ultimi decenni.

In questi anni le Province sono sopravvissute mantenendo quasi per intero le loro funzioni ma con mezzi del tutto inadeguati. E’ importante, quindi, ridare a questi Enti i mezzi e gli strumenti che servono a esercitare quelle funzioni a cui sono chiamati.

Altrimenti il ruolo di collegamento che è venuto a mancare tra i Comuni e la Regione rischia di ripercuotersi, come è già avvenuto, da un lato, sul senso di solitudine istituzionale dei Comuni, e dall’altro sulla impossibilità delle Regioni di ottenere la collaborazione dei Comuni in rapporto alla riuscita delle politiche pubbliche organizzate per ambiti territoriali o per ambiti tematici.

In conclusione è necessario evitare che, nel mettere mano alle riforme relative all’articolazione istituzionale del Paese, prevalga, come spesso è avvenuto, una certa schizofrenia che ha provocato confusione, sovrapposizioni, contraddizioni e ritardi.

Mentre, invece, c’è assoluto bisogno di delineare un quadro chiaro, razionale, lineare e più efficiente per poter erogare nel migliore modo possibile i servizi essenziali ai territori e alle comunità.

Ecco perché decidere definitivamente come deve funzionare questa istituzione, smettendola una volta per tutte con le toppe normative, è la vera riforma da compiere.

Agguato a Lauropoli, mons. Savino: «La nostra terra non è maledetta. È una terra ferita»

di MONS. FRANCESCO SAVINO – Cari fratelli e sorelle,

Vi scrivo mentre il sole tramonta sulla nostra terra, lo stesso sole che da secoli scalda le pietre delle nostre chiese e il volto della nostra gente. Oggi, però, quel sole sembra faticare a illuminare i nostri cuori. Un omicidio ha squarciato il silenzio di Lauropoli, portando con sé lo sgomento, le domande senza risposta e il tormento di una comunità che si sente stretta in una morsa di dolore e di rabbia.

Quindi cosa state passando. So che in queste ore c’è chi non riesce a dormire, chi guarda fuori dalla finestra con diffidenza, chi si sente tradito dalla propria terra. E vi capisco. A volte, guardando le cronache e le ferite che si aprono sotto i nostri occhi, il pensiero corre a pagine antiche e terribili. Qualcuno, con amarezza, potrebbe persino mormorare paragonando la nostra terra a Sodoma e Gomorra, terre vilipese dal male.

Ma io, oggi, voglio dirvi una cosa diversa, e dirla con la forza che mi viene dalla fede: la nostra terra non è Sodoma. Se c’è un’ombra di quelle città, è solo nel cuore arido di chi ha dimenticato come si ama il prossimo. Ma ricordate la Scrittura? Quando il giudizio sembrava incombere, Dio disse che avrebbe risparmiato l’intera città per il pianto e la preghiera di pochi giusti. E io, guardandovi, guardando le vostre famiglie, i vostri anziani, i vostri giovani, vi dico: qui i giusti sono la stragrande maggioranza. La nostra terra non è maledetta. È una terra ferita. E le ferite, fratelli miei, si curano. Non si subiscono.

In questo tempo di prova, non siamo orfani e non siamo soli. Voglio esprimere la mia gratitudine più profonda e il mio assoluto rispetto per le Forze dell’Ordine e per gli investigatori che stanno lavorando senza sosta. Loro sono i custodi della nostra sicurezza notturna. Tengono la tela della verità nel silenzio, con competenza e dedizione. A loro va il nostro grazie, la nostra collaborazione e la nostra fiducia incrollabile: non ci lasceranno soli, e noi non dobbiamo mai ostacolarli con chiacchiere da piazza, ma sostenerli con la nostra lealtà. La giustizia umana farà il suo corso, e sarà giusto che sia così.

Ma c’è un’altra giustizia che dobbiamo fare noi, oggi, come popolo. La criminalità che ha colpito ancora, con la sua spietatezza, non vuole solo predare i nostri beni o le nostre attività. Vuole predare la nostra anima. Vuole rubare il sonno ai vostri figli e ipotecare il futuro di Lauropoli e di Cassano. Vuole che la paura vi divida.

Non concedetegli questa vittoria.

Vi chiedo, con le lacrime agli occhi ma con la voce ferma: siate unità. Siate Chiesa viva. Siate popolo. In questo momento, più che mai, dobbiamo stare vicini. Chi si chiude in casa e si isola regala una vittoria al male. Chi scende in piazza, chi saluta il vicino, chi partecipa alla vita della comunità, sta costruendo la diga contro l’alluvione della criminalità. La nostra risposta alla spietatezza non può essere la paura, ma una solidarietà feroce, tenace, indistruttibile.

E permettetemi, ora, una parola che non viene da me, ma che sento salire come un grido profetico dal profondo di questa terra martoriata. Una parola sferzante per chi crede di comandare con il sangue, e rassicurante per voi, popolo cassanese:

A voi che credete di poter decidere chi deve vivere e chi deve morire con un colpo di pistola, a voi che pensate di poter piegare questa comunità con la prepotenza, dico: la vostra è una vittoria di cartone. Costruite imperi sulla sabbia e sul sangue, ma la sabbia crolla e il sangue grida. Avete le armi, ma non avete il futuro. La vostra notte è lunga, ma l’alba è già scritta, e sarà la vostra fine.

E a te, popolo di Lauropoli e di Cassano, a te che porti i segni di questa terra aspra e bellissima, dico: rialzate la fronte. Non abbassare lo sguardo. Siete figli di una storia di sacrificio, di mare, di sudore e di fede. Il male fa molto rumore, ma è il bene che fa la storia. Voi siete la radice che spacca l’asfalto. Voi siete la luce che nessuna tenebra potrà mai spegnere.

Non abbiate paura. La paura è l’ombra che il male proietta, ma voi siete figli della luce.

Il vostro pastore è con voi. Non sono un osservatore distante, non sono una voce che arriva da lontano. Sono qui, con le scarpe impolverate delle vostre stesse strade, con il cuore che batte al ritmo del vostro. Condivido il vostro pianto, ma insieme a voi voglio condividere la speranza. (fs)

[Vescovo Cassano allo Ionio e Vicepresidente della CEI]

Il progetto da “ex” di Mimmo Giannetta e le illusioni perdute del “futurista” Vannacci

di SANTO STRATI – Ci mancava solo “Vincere e Vinceremo! al messaggio video del gen. Vannacci alla presentazione ufficiale alla stampa della candidatura dell’ex capogruppo di Forza Italia Domenico (Mimmo) Giannetta passato a Futuro Nazionale. È in corsa per il seggio lasciato libero dal sindaco Francesco Cannizzaro.

Una sala gremitissima di fans, all’Hotel Excelsior e di rappresentanti di stampa e tv (locali, anche se il “caso Giannetta” ha catapultato l’attenzione nazionale su questa infinitesimale tornata elettorale. Attenzione, mica tanto infinitesimale: qui si giocano posizioni forti e si rischia di delineare i futuri scenari della politica italiana in un verso o nell’altro.

Partiamo dalla cosa più semplice, Giannetta. 24 anni dedicati a Forza Italia, una devozione assoluta alla compianta Jole Santelli, un seggio al Parlamento rinunciato a favore della Regione e, infine, dopo le ultime elezioni regionali volute dal governatore Occhiuto, la nomina a capogruppo degli azzurri. Una cosa mica da niente, ma evidentemente il fuoco che covava sotto la cenere, ben prima delle elezioni, è esploso all’improvviso (mica vero, c’erano segnali evidenti di un certo malpancismo in Forza Italia, ma gli indiziati di eventuali tradimenti erano altri non Giannetta. Lui, invece, con grande freddezza politica, ha pilotato il suo clamoroso abbandono e l’abbraccio a Vannacci tenendo stretta la sua posizione di capogruppo fino all’ultimo giorno, prima dell’annuncio dell’addio a FI.

Liberissimo di “divorziare”, liberissimo di andare con chiunque secondo coscienza e scelte politiche personali, ma stupisce non poco che un “animale politico” così consumato e accorto si sia lasciato incantare dal generalone Vannacci, la cui caratteristica principale risulta essere il suo status di “ex”, a capo di altri “ex”. Di transfughi (o meglio definirli con corretto termine di voltagabbana) è piena la storia del Parlamento italiano. La Costituzione difende il vincolo di mandato ma non impedisce di cambiare bandiera in corsa. Ti ha eletto il popolo di destra? Nulla quaestio se passi a sinistra. Idem, la cosa inversa. Nulla da obiettare sul piano della legittimità, ma molto da dire su quello etico. Non si può calpestare la volontà dell’elettore che ti premia in quanto appartenente a un gruppo o a una coalizione e poi ti vede passare da un’altra parte.

Giannetta dichiara candidamente che passa convintamente con Vannacci, ma resterà un “moderato”, quindi sa già che le truppe vannacciane (in grande spolvero negli ultime mesi) hanno un discutibile marchio di sovranismo assoluto e di autoritarismo che gli italiani – crediamo – stentano ad accettare. Eppure Vannacci attrae come il miele per le mosche, riscuote consensi inaspettati e cambi di casacca (come quello di Giannetta) che diventano alquanto inspiegabili.

Giannetta ha parlato di una scelta ponderata per dare uno scossone a un partito (Forza Italia) troppo ingessato e dirigistico. Due uomini soli al comando (in Calabria) Occhiuto e Cannizzaro, una conduzione – a detta di Giannetta – insopportabile in quanto non modificabile.

Per carità, massimo rispetto per le decisioni dell’ex capogruppo, ma la scelta di passare con un personaggio da cui nessuno – sano di mente – comprerebbe un’auto usata, suscita molti interrogativi e soprattutto apre scenari pre-elettorali (2027) che non si preannunciano rosei per il Governo uscente.

L’unica fortuna di Giorgia Meloni è che non ha un vero competitor in grado di controbattere la sua “offerta” politica. A sinistra stanno a litigare sulle primarie e sul candidato “unico” tra Schlein e Conte, mentre la Salis (l’attuale sindaca di Genova) si mette lo smalto sulle unghie e si ripassa un filo di trucco in attesa dell’entrata a sorpresa sul palcoscenico nazionale. In questo siparietto d’intrattenimento irrompe Vannacci a far da guastatore, come a pilotare uno dei siluri della X Mas destinato a far affondare qualche nave ammiraglia. Vannacci non usa mezzi termini, si è fatto traghettare da Salvini in Europa e da lì ha iniziato la sua fortunosa carriera di ex, in cerca di nuovi ex.

L’appuntamento elettorale reggino, per questa ragione, assume un’importanza vitale per il generalone: se dovesse perdere (e le probabilità sono alte) il suo siluro diretto al Parlamento rischia di affondare malamente prima di giungere all’obiettivo. I transfughi vannacciani convinti di non avere più poltrone disponibili nei propri partiti e illusi di trovare spazi nelle liste vannacciane dovranno rivedere le rosee e ottimistiche previsioni in cui si stanno cullando.

Diversamente (cosa abbastanza improbabile) se Vannacci conquista il seggio uninominale di Reggio significa che è riuscito a ubriacare tutti, anche le persone perbene, quelli con ancora un po’ di cervello che usano la regola “se lo conosci, lo eviti”.

Perché è poco probabile la vittoria di Giannetta? Per una serie di motivi: la campagna elettorale è stata centrata – già alla presentazione stampa – sul “papa straniero” che Reggio non accetterà mai e non sul “programma politico di Vannacci” le cui linee lasciano alquanto basiti i sinceri fautori delle libertà individuale che la Costituzione garantisce. Tra sovranismo e rigore autoritario si fa un brutto tuffo nel passato che nessun italiano potrebbe digerire, salvo qualche nostalgico del braccio teso.

Giannetta dice di avere una dote di 10mila e 500 voti: ottimo, ma andrà pure considerato che quei voti avevano l’imprinting di Forza Italia (oltre alla stima e il consenso per il medico di Oppido Mamertina). Quanti di questi elettori hanno “digerito” il cambio di casacca (e che casacca!) e confermeranno il voto a Giannetta? Con buone probabilità, metà degli elettori di Giannetta pur condividendo – magari – il dissenso nei confronti dei vertici azzurri, non crediamo siano disponibili a sostenere Vannacci. In Calabria, la “moderazione” ostentata da Giannetta diventa un ossimoro se unita ai “principi” futuristi vannacciani. E i calabresi  non sono tonti, anche se qualcuno continua a pensare che abbiamo l’anello al naso.

Questo significa che l’azzardo di Giannetta diventa ancora più difficoltoso e la raccolta del consenso non si può certo misurare con una sala d’hotel stracolma di fans. Il corpo elettorale ha mutato atteggiamento, cambia idea fin davanti al seggio elettorale e non lo racconta in giro. Di sicuro, quello calabrese, magari non va a votare, ma non si lascia irretire da un po’ di frasi ad effetto. Del resto, lo scopriremo solo vivendo e il 27 -28 ottobre sono davvero molto vicini…

Altro che Jova party: Con “Oltre il palco” raccontiamo Catanzaro. la Calabria e le sue migliori energie

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Perché non organizzare un grande evento dedicato alle persone e alle realtà che, attraverso il proprio lavoro, la propria creatività e il proprio impegno, danno lustro a Catanzaro e ne portano in giro un’immagine positiva?». È questa la proposta avanzata da Sergio Gaglianese, Presidente de La Tazzina della Legalità in una lettera aperta all’assessora alla Cultura di Catanzaro, Donatella Monteverdi, dopo il Jova Summer Party, svoltosi lo scorso 22 agosto. Una festa che ha fatto ballare, cantare e commuovere il Capoluogo, e che ha portato la Monteverdi a scrivere a Jovanotti. Gaglianese ha le idee chiare: “Oltre il palco – Catanzaro racconta Catanzaro”. Un appuntamento annuale dedicato ai talenti della città e della Calabria, pensato – come scrive Gaglianese – e per raccontare un’altra Catanzaro: quella che forse troppo spesso rimane lontana dai riflettori. Una Catanzaro che non è soltanto capace di ospitare grandi artisti, ma che produce talento, cultura, creatività, impresa, innovazione, ricerca, professionalità e bellezza».

«Un grande evento dedicato alle persone e alle realtà che, attraverso il proprio lavoro, la propria creatività e il proprio impegno, danno lustro alla città e ne portano in giro un’immagine positiva?», scrive Gaglianese, ricordando come «il Jova Summer Party – scrive nella lettera – è stato, senza dubbio, un momento importante per Catanzaro. La città ha ballato, cantato e, per una sera, è stata al centro dell’attenzione nazionale. Ora, però, passata la grande festa, credo che potremmo provare a fare un passo ulteriore e utilizzare quella straordinaria attenzione per raccontare un’altra Catanzaro: quella che forse troppo spesso rimane lontana dai riflettori. Una Catanzaro che non è soltanto capace di ospitare grandi artisti, ma che produce talento, cultura, creatività, impresa, innovazione, ricerca, professionalità e bellezza».

E parlando dei talenti, «penso, solo per citarne alcuni e senza alcuna pretesa di esaustività, ad Antonio Pascuzzo, Massimo Sirelli, Nadia Paone, Daniela Rabia, Luca Marino, Orlando Genovese, Nuccio Loreti, Carlo Diana, Stefano Caccavari, Raffaele Donato, Claudio Cordova, Olimpio Talarico, Antonio Affidato, alla Scuderia Ferrari e a tanti altri professionisti, artisti, imprenditori, ricercatori, sportivi, comunicatori e operatori del sociale che rappresentano energie importanti della nostra comunità. E mi fermo volutamente qui, perché l’elenco sarebbe lunghissimo e rischierei inevitabilmente di dimenticare qualcuno».

«Ma credo – ha spiegato – che la proposta potrebbe avere un respiro ancora più ampio, aprendosi anche a quelle eccellenze calabresi che, pur non essendo necessariamente nate o residenti a Catanzaro, hanno con la nostra città un rapporto professionale, culturale, imprenditoriale o umano, contribuendo in qualche modo alla sua crescita e alla sua reputazione. Penso ai calabresi che hanno scelto Catanzaro come luogo di lavoro, di studio, di impresa, di cultura, di ricerca o di impegno sociale; a coloro che qui hanno costruito progetti, avviato attività, sviluppato idee, creato occupazione, prodotto cultura o contribuito, attraverso il proprio talento, a far crescere la città. Perché Catanzaro non deve essere soltanto raccontata dai catanzaresi, ma anche da tutti coloro che, da calabresi, hanno scelto di interagire con questa città e di contribuire al suo percorso di crescita».

«Potremmo, così – ha spiegato – trasformare “Catanzaro racconta Catanzaro” in qualcosa di ancora più ambizioso: un crocevia delle migliori energie della Calabria, con Catanzaro nel ruolo di città capace di aggregare, valorizzare e mettere in rete talenti, competenze e storie positive. Non immagino una semplice cerimonia celebrativa e nemmeno l’ennesima passerella».

«Immagino una vera vetrina delle energie migliori, capace di mettere insieme generazioni, professioni e mondi differenti: cultura, arte, musica, comunicazione, impresa, artigianato, ricerca, innovazione, sport e sociale. Un appuntamento nel quale, per una volta, non siano soltanto i cittadini a guardare un palco, ma siano le persone a salire sul palco per raccontare ciò che hanno costruito, le difficoltà che hanno superato e ciò che possono ancora costruire», spiega ancora Gaglianese, dicendo che «potrebbe essere anche un modo concreto per parlare ai nostri giovani.

Negli ultimi anni abbiamo parlato molto di restanza e di ritornanza: restare in Calabria, oppure tornare dopo aver fatto esperienze altrove. Forse, oggi, abbiamo bisogno anche di una terza parola: Ridestanza. La ridestanza è il risveglio della consapevolezza, dell’orgoglio e della dignità di una comunità che torna a credere nelle proprie capacità; è la scelta di non rassegnarsi all’idea che per realizzarsi sia necessariamente indispensabile andare via».

«È il momento – ha evidenziato – in cui una terra smette semplicemente di chiedere ai propri giovani di restare o di tornare e comincia, finalmente, a creare le condizioni perché possano scegliere liberamente di farlo. E forse Oltre il palco potrebbe essere anche questo: un piccolo esercizio di Ridestanza, attraverso il racconto di una Catanzaro e di una Calabria che non chiedono compassione, ma riconoscimento; non assistenzialismo, ma opportunità; non passerelle, ma protagonismo».

«Perché – ha  aggiunto –se vogliamo convincere i nostri giovani che vale la pena restare, dobbiamo anche riuscire a raccontare loro una Calabria diversa da quella della sola partenza. Dobbiamo mostrare che questa terra può essere anche luogo di opportunità, di realizzazione personale e professionale, di innovazione e di successo. Il messaggio potrebbe essere semplice, ma potente: non devi necessariamente andare via per riuscire. Puoi partire, se vuoi, ma puoi anche restare e costruire qui il tuo futuro.

E forse potremmo andare ancora oltre».

«Un’iniziativa di questo tipo – ha spiegato – potrebbe diventare un appuntamento annuale, capace di crescere nel tempo e di costruire una vera e propria rete delle eccellenze, valorizzando anche chi oggi vive fuori dalla Calabria ma continua a portare nel mondo il nome, la cultura e l’identità della nostra terra».

«Potrebbe diventare un momento nel quale raccontare non soltanto chi ce l’ha fatta, ma anche chi sta provando a farcela, offrendo ai giovani la possibilità di incontrare modelli positivi, professionisti, imprenditori, artisti e persone che hanno trasformato una passione in un percorso di vita.

Jovanotti ci ha regalato una notte bellissima.

Adesso proviamo a trasformare quella notte in un’energia che duri tutto l’anno. Per questo mi permetto di rivolgerLe una domanda, più che una proposta già confezionata:

perché non partiamo da qui?», chiede Gaglianese, spiegando come «sarebbe bello poter contribuire, insieme all’Amministrazione comunale, alle realtà culturali, associative, imprenditoriali e sociali della città e a tutti coloro che vorranno condividere questa idea, a costruire un’iniziativa capace di far emergere ciò che Catanzaro e la Calabria hanno di più prezioso: le persone».

«Perché, in fondo, una città non è fatta soltanto dalle sue piazze, dai suoi palazzi, dai suoi eventi o dalle sue infrastrutture.

Una città è fatta soprattutto dalle persone che la abitano, da quelle che la scelgono e da quelle che, attraverso il proprio talento, contribuiscono a farla conoscere e crescere.

E forse questo è proprio il momento giusto per iniziare a raccontarle – ha concluso –. Con stima e con lo spirito di chi crede che Catanzaro abbia bisogno non soltanto di essere vista, ma soprattutto di essere raccontata attraverso le sue energie migliori». (ams)

 

Foto: Jova Summer Party