COSENZA – Domenica al Rendano la commedia “La brandina”

Domenica 9 febbraio, al Teatro Rendano di Cosenza, in scena, alle 18, la commedia “La Brandina”, scritta e diretta da Grazia Fasanella.

Protagonisti dello spettacolo gli anziani del Centro sociale di Serra Spiga, ma affiancati anche da giovani interpreti ed artisti del canto, della musica e della danza.

L’iniziativa è patrocinata dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Franz Caruso, impegnata in un percorso volto a favorire le azioni a sostegno dell’aggregazione e della socializzazione tra gli anziani, che ha anche e soprattutto l’obiettivo di creare le condizioni per farli uscire dalla solitudine e favorire il loro benessere psico-fisico e un approccio sempre più incline alla vita sociale.

Si tratta della rivisitazione per il teatro firmata da Grazia Fasanella, scrittrice cosentina, specializzata in letteratura per l’infanzia, che ha riadattato una sua fiaba di qualche anno fa, inserita nel libro del Rotary International, “Magia Rotariana”, che raccoglieva 40 fiabe di altrettante scrittrici provenienti da tutto il mondo. Quella fiaba è diventata un testo teatrale che, come lo scritto da cui trae origine, veicola messaggi positivi, quali l’amicizia, la tolleranza e il rispetto, con la particolarità che una favola destinata ai bambini viene interpretata adesso da una compagnia teatrale quasi interamente formata da anziani o, per meglio dire, da diversamente giovani.

Lo spettacolo di domenica 9 febbraio è dedicato alla signora Fernanda Guzzo Magliocchiscomparsa di recente e che nelle precedenti edizioni faceva parte del cast artistico della commedia. La signora Guzzo Magliocchi era la madre di Grazia Fasanella e, tra gli interpreti dell’edizione di quest’anno, c’è anche un altro figlio, Gianfranco Fasanella.

“La Brandina” viene definita dalla regista Grazia Fasanella come “una commedia del cuore che nasce da una storia vera e che, passando in rassegna alcuni dei vizi capitali, come la superbia e l’avarizia, si conclude con un sussulto di inaspettata generosità che sorprende persino l’anziano che ne è destinatario (il protagonista Andrey Peybosky). La fiaba, mantenendo, specie nella prima parte, il registro ironico, ha un particolare significato e racchiude un importante messaggio sulla gentilezza di cui, ai giorni nostri, si sono perse sempre di più le tracce. Alla metafora sui sette vizi capitali, se ne aggiunge, infatti, un ottavo: l’ingratitudine”.

Ai numerosi interpreti (impossibile ricordarli tutti) si affiancano l’arpa di Patrizia Mollica, la chitarra e l’organetto di Rocco Marco Moccia, la voce e il pianoforte di Roberta Intrieri, il tamburello di Agostino Murano, la voce della soprano Raffaella Filippelli e la tarantella di Maria Capalbo e Fabiola Ferraro. (rcs)

SAN FILI (CS) – Riparte la rassegna “Tutti a teatro”

È con “Lucciole per lanterne”, in programma sabato 8 febbraio, al Teatro del Gambaro di San Fili, alle 20.30, che riparte la rassegna teatrale “Tutti a teatro – Viaggio nei generi teatrali”, nata dalla collaborazione tra la Compagnia Rossosimona e l’Amministrazione comunale, guidata da Linda Cribari.

Lo spettacolo, in replica domenica alle 18, ha il testo di Raffaele Galiero che vede alla direzione Paolo Mauro e l’interpretazione di quattro brave attrici: Barbara Bruni, Alessandra Chiarello, Carla Serino e Daniela Macario.

«Lucciole per lanterne  – si legge nelle note di regia – vuole aprire gli occhi ad una umanità che sta sparendo. Aprire una finestra nella vita di persone reali che vivono la loro esistenza nella maniera più naturale, affrontando i problemi non come fossero eventi unici e soprannaturali, ma senza accorgersene, come se la vita vivesse loro e non il contrario. I nostri personaggi sono manifestazioni fisiche di un pensiero divino, di colui il quale ha voluto che, tutto quello che ci circonda, animato e inanimato, aprisse le nostre coscienze e ci facesse capire che le difficoltà, vere, rilevanti, si trovano nelle cose più banali e non nella costruzione di pensieri e concetti ai quali siamo noi a dare importanza».

Gli altri spettacoli in cartellone sono: “La distruzione di un amore”, di e con Sasà Calabrese (il 9 marzo alle 18); “Raccontando Pirandello”, di Antonello Antonante e Gianfranco Quero, con Gianfranco Quero (il 23 marzo alle 18); “Freefolk Ensemble”, con Massimo Garritano, Piero Gallina, Alberto La Neve, Carlo Cimino, Checco Pallone, Francesco Montebello (il 6 aprile alle 18); “Bella ciao. Genesi di un mito”, di e con Dario De Luca e con Sasà Calabrese (il 15 aprile alle 10 – matinée per le scuole); “Romeo e Giulietta Song”, con Claudia Rizzuti e Antonio Belmonte, regia di Max Mazzotta (il 18 maggio alle 20.30); “La scuola siamo noi”, di e con Valentina Carvelli (il 22 maggio alle 10 – matinée per le scuole); “Uassi – Ossi. Rimasugli di musica in dialetto”, di e con Luigi Marino e con Arianna Luci.

Tutti gli spettacoli si avvalgono del supporto ­di Jacopo Andrea Caruso (responsabile tecnico), di Raffaele Iantorno (Asso-Artisti) e della collaborazione di Yonereidy Bejerano Jane (logistica e biglietteria).

COSENZA – Sabato e domenica al Rendano “Il Vedovo”

Sabato 1° e domenica 2, al Teatro Rendano di Cosenza andrà in scena, in prima nazionale, lo spettacolo “Il Vedovo” con Massimo Ghini e Paola Tiziana Cruciani, diretti dal regista Ennio Coltorti.

Lo spettacolo rientra nell’ambito della Rassegna L’Altro Teatro, ideata da Gianluigi Fabiano e Giuseppe Citrigno, realizzata con il supporto dell’amministrazione comunale di Cosenza e co-finanziata con “risorse PSC Piano di Sviluppo e Coesione 6.02.02 erogate ad esito dell’Avviso “Programmi di Distribuzione Teatrale” della Regione Calabria – Dipartimento Istruzione Formazione e Pari Opportunità – Settore Cultura”.

La storia ruota intorno al commendatore Alberto Nardi, giovane industriale romano, megalomane ma con scarso senso degli affari. È sposato con la ricca Elvira Almiraghi, donna d’affari milanese di successo, abile e spregiudicata, alla quale il marito, perennemente assediato dai creditori, si rivolge quando ha bisogno di firme per cambiali o nuovo denaro per le sue fallimentari iniziative. La coppia abita a Milano. Elvira, saggiamente, ha smesso ormai di sussidiare il marito e, con fare canzonatorio, lo punzecchia chiamandolo “cretinetti”. La donna, tuttavia, dietro anonimato, presta continuamente denaro al marito, a condizioni usurarie, tramite il commendator Lambertoni, suo intermediario.

La pièce, che sarà replicata domenica 2 febbraio alle 18.30, è stata presentata a Palazzo dei Bruni, alla presenza del sindaco Franz Caruso, che ha sottolineato come «il nostro Teatro Rendano ricomincia ad ospitare prime nazionali e di ciò sono particolarmente soddisfatto perché vuol dire che stiamo ridando, con successo, smalto e vigore alla nostra offerta artistico/culturale».

«È un evento particolarmente importante per Cosenza – ha proseguito Franz Caruso – di cui ringrazio il produttore Michele Gentile ed il regista Ennio Coltorti. Lo spettacolo si inserisce nella stagione di prosa che, per il terzo anno, proponiamo alla città in collaborazione con la società “L’Altro Teatro”, di Gianluigi Fabiano e Pino Citrigno, che ha già riscosso una critica assai positiva».

«È una stagione in crescendo – ha aggiunto – peraltro, perché quest’anno si è arricchita della collaborazione e della partecipazione di “Artisti Riuniti”, con l’amico Michele Gentile, che ha portato questa prima nazionale di grande prestigio e con attori di straordinario valore. La nostra città si impreziosisce così di nuove esperienze utili a portare avanti il programma di rilancio delle attività culturali che ci siamo prefissi sin dal mio insediamento e che ci ha già visto protagonisti di un’offerta di qualità di cui, oltre alla stagione di prosa ricca di spettacoli di eccellenza, ricordo la programmazione, dopo anni, della stagione lirica».

«Stiamo, in poche parole – ha aggiunto – riqualificando la tradizione culturale di Cosenza e rilanciando sulla scena nazionale il Teatro Rendano, di cui siamo particolarmente orgogliosi ritenendolo un vero e proprio gioiello della nostra tradizione, su cui stiamo intervenendo, non solo attraverso spettacoli di qualità, ma anche strutturalmente con interventi di riqualificazione, di conservazione e di adeguamento tecnico».

Franz Caruso, che ha favorevolmente sorpreso Massimo Ghini per la competenza con cui ha presentato lo spettacolo, ricordandone la derivazione cinematografica dell’iconico film del 1959 di Dino Risi e la straordinaria interpretazione di Alberto Sordi e Franca Valeri nei ruoli dei protagonisti, ha salutato e ringraziato tutti gli altri attori presenti in sala, soffermandosi con particolare affetto sul giovane cosentino Diego Sebastian Misasi, figlio di Pierluigi e nipote di Riccardo Misasi.

«Il Vedovo rappresenta la prima pietra di una collaborazione ampia e qualificante tra il Teatro Parioli Costanzo di Roma e l’Amministrazione Comunale, che punta su Cosenza per renderla città Hub per la produzione teatrale». È quanto ha sostenuto Michele Gentile che ha proseguito: «è un progetto a cui tengo particolarmente non solo per il ritorno economico sul territorio, quanto per la formazione che si potrà fare nel campo delle maestranze teatrali oltre che di giovani attori». Entrando nel merito dello spettacolo, Massimo Ghini ha messo a fuoco le difficoltà di approcciare il personaggio del film, interpretato da Alberto Sordi «che – ha detto – c’è tutt’ora e ci sarà, perché ancora mi devo confrontare col pubblico».
«Quando ho cominciato a leggere il copione – ha proseguito Ghini – mi sono reso conto che ci sono alcune battute che non le puoi dire se non come le diceva lui, Sordi, altrimenti non avrebbero senso (“…la mia Elvira, dov’è la mia Elvira, la mia Elvira non c’è più..”). Io, però, non farò un’imitazione. Il mio è piuttosto un omaggio a Sordi. Ci saranno dei punti in cui la sonorità della battuta ricorderà Alberto perché è impossibile non farlo».
«D’altro canto – ha aggiunto – questo personaggio è il massimo della sordianità, se così si può dire,  il cinismo oltre ogni immaginazione, la superficialità, l’idiozia, perché poi in realtà è un idiota che pensa di essere intelligentissimo. Nella storia raccontata ne “Il Vedovo” c’è quello che potremmo definire un protofemminicidio. Lui, per cercare di arrivare ai soldi della moglie che non glieli dà perché è un idiota, che fa? Si ingegna e costruisce un piano per farla morire. Oggi come si chiamerebbe? Ma contiene quel tipo di cattiveria che alla fine gli si ritorce contro. Pensando al ’59 era in realtà provocatorio come film. Paolo Mieli ha detto, pochi giorni fa, che “Il Vedovo” è per lui il più bel film di Alberto Sordi. Mamma mia che ulteriore responsabilità che mi ha dato sentire queste parole. Però capisco perché».
Difficoltà  ad entrare nei panni di Elvira, nel film interpretata da Franca Valeri, anche per Paola Tiziana Cruciani «ma da parte mia – ha detto – è un onore perché ritengo Franca Valeri una tra le più grandi attrici comiche italiane. Abbiamo fatto un lavoro intenso per creare un personaggio, che nell’adattamento teatrale è romana, ma che comunque potesse esprimere la “milanesità” della Valeri utilizzando un gioco di frasi simbolo».
«Per me è un piacere immenso lavorare con Ghini – ha proseguito la Cruciani – e ritengo la produzione bellissima e di qualità. La scelta di Cosenza, poi, mi ha dato la possibilità di conoscere questa città dove ho trovato un teatro inaspettato che mi ha sorpreso molto, veramente meraviglioso e che può essere paragonato al Teatro San Carlo».
E sul Teatro Rendano anche Massimo Ghini ha aperto una parantesi di elogio: «il Rendano – ha sostenuto – è un teatro che dovete tenere come tengono la Scala di Milano o La Fenice di Venezia. In una teca di cristallo deve essere tenuto perché  è un posto magico  sul quale e per il quale costruire un rapporto sulla città per far capire  che poi anche l’economia, non solo la cultura,  passa attraverso questo immenso patrimonio».
Il regista Ennio Coltorti ha, quindi, descritto in estrema sintesi l’adattamento teatrale «per il quale – ha affermato – con Gianni Clementi abbiamo deciso di rispettare totalmente il film e quella idea geniale che ebbe Dino Risi insieme ai suoi coautori. Naturalmente sono passati tanti anni, alcune cose sono cambiate».
«Oltre tutto – ha aggiunto – avevamo la possibilità di avere con noi l’attrice Paola Tiziana Cruciani che non è milanese, quindi abbiamo lavorato all’adattamento inventando una situazione in cui la romana vuole diventare milanese, vuole trasferirsi a Milano. Questo diventa fonte di altre risate nel senso che genera una situazione un po’ paradossale. E’ stata questa l’idea dell’adattamento, considerato il fatto che avevamo a disposizione questa bravissima attrice».
«L’ambientazione è romana – ha continuato – perché lei è Elvira Ceccarelli, non Almiraghi, come nel film di Risi, che vuole andare a Milano, ma che al momento è a Roma. Presta i soldi a usura al marito, ma da brava imprenditrice, capisce che a Roma non potrà fare grandi affari perché il denaro, i danè, stanno a Milano e vuole trasferirsi lì. Per il resto è esattamente il film, naturalmente con delle variazioni, ma la storia è essenzialmente quella». (rcs)

A Palmi Il Fu Mattia Pascal diverte il pubblico del teatro Manfroce

Ha divertito il pubblico del Teatro Manfroce di Palmi lo spettacolo “Il Fu Mattia Pascal”, l’opera pirandelliana riadattata da Marco Tullio Giordano e Geppy Gleijeses e andata in scena per la rassegna Synergia 49 promossa dall’Associazione Amici della Musica Manfroce e presieduta da Antonio Gargano.

L’appuntamento teatrale si è pregiato della partecipazione di Marilù Prati (vedova Pescatore e Silvia Caporale). Con Geppy Gleijeses (Mattia) e Nicola Di Pinto (Paleari e Giocatore), sul palco Roberta Lucca (Romilda e Pepita Pantogada), Giada Lorusso (Adriana e Cocotte), Totò Onnis (don Eligio), Ciro Capano (Batta Malagna e Papiano), Francesco Cordella (Pantogada), Teo Guarini (Pomino e Croupier), Davide Montalbano (Scipione e Svizzero), Francesca Iasi (Oliva).

«Con questa opera di Pirandello ci immergiamo nella filosofia dell’antieroe. Inizia tutto un filone che si alimenta con Italo Svevo e La Coscienza di Zeno, con Robert Musil e L’uomo senza qualità, con Louis-Ferdinand Céline e Viaggio al termine della notte. Ecco gli antieroi seguiti agli eroi romantici e che diventano evidentemente specchio di una società piena di debolezze che, dopo di essi, chiede una dittatura. E infatti si impongono Nazismo e Fascismo», commenta a margine dello spettacolo il regista e attore protagonista Geppy Gleijeses.

«Ci vogliono ordine e chiarezza. Ma perché rimettere ordine e chiarezza? Forse la mia salvezza è proprio nel disordine, nella confusione. Se davvero diventassi io quell’altro? Se cambiassi identità?». Uno scambio di identità e l’intrigante possibilità di vivere di punto in bianco un’altra esistenza. È quanto succede al bibliotecario di Miragno, Mattia Pascal, che in attimo, del tutto inaspettatamente, coglie l’opportunità unica di cambiare vita e decide di diventare Adriano Meis, di fare altre e nuove esperienze, salvo poi tornare da chi aveva già pianto la sua morte.  

 «Siamo stati particolarmente contenti di essere stati qui, al cospetto del bellissimo pubblico di Palmi, proprio prima del nostro debutto al teatro Mercadante di Napoli», ha dichiarato a fine spettacolo Geppy Gleijeses. (rrc)

Peppino Mazzotta porta “Radio Argo Suite” in scena a Roma

Dal 29 gennaio al 2 febbraio al Teatro India di Roma andrà in scena “Radio Argo Suite”, una coraggiosa riscrittura dell’Orestea a firma del poeta e drammaturgo Igor Esposito e con Peppino Mazzotta.

Lo spettacolo è una produzioneì della compagnia Teatro Rossosimona fondata e diretta da Lindo Nudo che consolida la collaborazione artistica con l’attore e regista cosentino, noto al grande pubblico per il ruolo dell’ispettore Fazio nella fortunata serie televisiva “Il commissario Montalbano”.

Mazzotta dà corpo e voce ai personaggi  della celebre tragedia ripercorrendo le vicende precedenti e successive alla guerra più conosciuta e celebrata della storia dell’umanità: la guerra mossa dagli Achei contro la città di Troia. 

La prima testimonianza è quella di Ifigenia, l’ultima quella di Oreste. In mezzo si rincorrono quelle di Egisto, Clitennestra, Agamennone e Cassandra. Sei fantasmi che tornano in vita, che tornano in voce, per spiegarci l’arcano passato da cui veniamo e il tragico presente in cui navighiamo. (rrm)

A Reggio la rassegna “La Casa dei Racconti” di SpazioTeatro

Il 31 gennaio, nello SpazioTeatro di Reggio Calabria, “La Casa dei Racconti”, la stagione teatrale di SpazioTeatro con la direzione artistica di Gaetano Tramontana.

La rassegna celebra due importanti traguardi: il 25° anniversario dalla fondazione di SpazioTeatro e il 10° anno della Biblioteca dei Ragazzi e delle Ragazze, il progetto di promozione della lettura curato da Anna Calarco dedicato ai più giovani.

Fino a maggio, dunque, in programma  un ricco cartellone di eventi, incontri e spettacoliper offrire al pubblico un’esperienza culturale di qualità in grado di spaziare non solo tra diversi linguaggi scenici, grazie a produzioni che intrecciano drammaturgia contemporanea e contaminazioni artistiche, ma anche di offrire spazi di incontro che allargano i temi ai libri, al cinema e all’arte con cinque appuntamenti extra.

«In questi 25 anni abbiamo lavorato con passione per arricchire l’offerta culturale della nostra città – ha dichiarato il direttore artistico, Gaetano Tramontana –. Abbiamo proposto rassegne, festival, laboratori, spettacoli e attività di promozione della lettura, cercando di coinvolgere pubblici di tutte le età, compresi gli adolescenti, la fascia più difficile da attrarre».

«Questo percorso – ha continuato – è stato possibile grazie a chi in questi 25 anni ci ha dato fiducia e ci ha sostenuto, dagli artisti  al pubblico, dagli enti alle imprese del territorio. Per questo abbiamo deciso di festeggiare insieme questo importante compleanno, facendo un regalo a noi stessi e agli spettatori: una nuova stagione arricchita da una mini-rassegna che abbiamo chiamato ‘Esergo’, un preludio agli spettacoli del weekend».

Gli appuntamenti di “Esergo”, tutti ad ingresso gratuito, si terranno ogni venerdì precedente agli spettacoli del fine settimana e offriranno al pubblico la possibilità di assistere a presentazioni di libri, documentari e performance musicali, accogliendo nella Sala SpazioTeatro autori, fotografi e musicisti, come Alessandro MallamaciDemetrio Spagna e Santa SpanòCarmine TorchiaErnesto OrricoMassimo Garritano.

Ricco anche il programma degli spettacoli teatrali: ad aprire la stagione sarà Controtempo Teatro con il “Gaetano” di Andrea Giuda, (1 e 2 febbraio) che porterà in scena lo sguardo ingenuo del protagonista, raccontando il suo mondo fatto di personaggi grotteschi attraverso il ricordo di una giornata segnata da una forte paura.

Seguirà “4 x 25” (l’8 e il 9 febbraio), una produzione Teatro Rossosimona, monologo scritto, diretto e interpretato da Lorenzo Praticò, che segue la giornata di un lavoratore in nero, tra fatica, speranze e dignità calpestata, per dare voce a quelle vite invisibili, poste ai margini della società.

Il 22 e 23 febbraio sarà la volta di “Grigia Assenza”, un’opera di Roberto “Tito” Cossa, portata in scena dal Teatro del Sangro e dal Teatro Stabile d’Abruzzo. Ambientata negli anni ’80, la pièce racconta le tensioni e le incomprensioni fra tre generazioni di una famiglia italo-argentina, esplorando il tema della perdita di identità e le difficoltà legate alle barriere linguistiche. L’uso di maschere e di un linguaggio diretto conferisce alla storia una dimensione evocativa e universale.

Il 13 e 14 marzo, Carichi Sospesi presenterà “63 Azioni”, un’opera performativa che si ispira alla poesia Vivere di Agota Kristoff. Marco Tizianel e Chiara Cecconello danno vita a un autoritratto poetico e simbolico, un viaggio tra i frammenti della memoria e della vita, utilizzando suoni, immagini e proiezioni per creare un’esperienza immersiva e intima.

Appuntamento anche con “Smart Work” di Mammut Teatro (il 29 e 30 marzo), interpretato da Francesco Rizzo per la regia di Gianluca Vetromilo. Lo spettacolo affronta il tema del lavoro, raccontando la giornata tipo di un giovane che si divincola tra le avversità della vita, non trovando il tempo per viverla: la mattina operatore al call center, la sera fattorino che consegna le pizze.

Il 12 e 13 aprile, in scena “Di tutti i colori” di Scenari Visibili e Tip Teatro. Interpretato da Dario Natale, lo spettacolo indaga il legame tra colori, memoria e identità, in un percorso poetico ispirato al romanzo Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo e alla luce cangiante dello Stretto di Messina.

A chiudere il cartellone sarà uno spettacolo speciale in programma nel mese di maggio, che verrà svelato prossimamente. (rrc)

Lunedì a Reggio “Insieme per Mino”

Lunedì, all’Auditorium Santa Caterina di Reggio Calabria, alle 21, si terrà lo spettacolo dal titolo “Insieme per Mino”, organizzato dall’Associazione “Amici di Mino Reitano Onlus” in occasione del sedicesimo anniversario della scomparsa di uno dei più apprezzati interpreti della musica melodica italiana.

Durante la serata diversi artisti proporranno i più significativi brani del cantautore di Fiumara.

“Insieme per Mino” sarà l’occasione per celebrare un artista immortale che lo scorso 7 dicembre avrebbe compiuto 80 anni. Gli organizzatori sono certi che qualche immagine dell’attesa serata troverà spazio nei locali del Museo Mino Reitano a Fiumara, dove sono conservati numerosi ricordi e dove si respira tanta vita e tanta passione di Mino.

La conduzione dello spettacolo è affidata a Marco Mauro. Ospite d’onore della serata sarà il cabarettista Pasquale Caprì.

I familiari di Mino manderanno un saluto al pubblico presente. Sul palco si esibiranno: Felice Pagano riconosciuto dalla stampa e dal pubblico come il cuore e l’anima di Mino, Angelo Laganà, Enzo Marcianò, Aurelio Mandica, Sandro Barchetta, Francesco Citriniti, Katia Amedeo, Louis Manno, Antonio Abbati e Francesco Chindemi. Ognuno di loro ha un certo legame con Mino e la sua storia.

Dopo il saluto delle autorità presenti non mancherà il ricordo di Reitano da parte di alcuni personaggi dello spettacolo, della musica e del giornalismo. Sarà proposto sempre in video anche il pensiero di Carlo Conti, presentatore dell’imminente Festival di Sanremo, un evento a cui Mino Reitano era particolarmente legato avendo partecipato con successo in ben 7 edizioni.

L’amatissimo cantautore verrà ricordato anche attraverso il racconto di aneddoti da parte del poliedrico artista Angelo Laganà e di qualche componente l’Associazione “Amici di Mino Reitano Onlus” con in testa il presidente Vincenzo Pensabene.

Il programma prevede un gran finale con un pezzo intramontabile. (rrc)

VILLA SAN GIOVANNI (RC) – Lo spettacolo “La verità di Medea”

Sabato 25 e domenica 26 gennaio, al Teatro Primo di Villa San Giovanni, alle 21 e alle 18.15, in scena La verità di Medea, di e con Anna Maria De Luca (Produzione Teatro del Carro), per la regia di Luca Maria Michienzi.

Una riscrittura originale del mito di Medea, la maga principessa della Colchide, ispirata ai testi di Euripide con incursioni di autori vari come Alvaro, Filia, Christa Wolf e Pino Michienzi.
Nello spettacolo, che vede sul palco anche il musicista Remo De Vico, si tratteggia questo personaggio, “la straniera”, che rivendica il ruolo determinante di artefice delle fortune di Giasone.

Puntualizzando come ogni atto subito o praticato è il frutto di una qualche menzogna o inganno, Medea si discolpa dei crimini che le vengono ascritti da una cultura che si proclama progressista ma che resta ancorata alle logiche di un sistema storico- sociale maschilista in cui gli uomini detengono il potere predominando nei ruoli della politica, come autorità morale e religiosa e naturalmente riservandosi ogni privilegio sociale.

Quello della compagnia Teatro del Carro è un atto d’accusa contro la società che relega la donna ai margini, soggiogata dal patriarcato.

REGGIO – Venerdì in scena “Come un granello di sabbia”

Venerdì 24 gennaio, a Reggio, al Cine Teatro Metropolitano, alle 18.30, andrà in scena “Come un granello di sabbia – Giuseppe Gulotta, storia di un innocente”.

Lo spettacolo, con testo e regia di Salvatore Arena e Massimo Barilla, con Salvatore Arena, rientra nell’ambito della rassegna teatrale “Oltre i Confini: Voci di resistenza e Speranza, Storie di Lotta e Solidarietà” promossa dalla Fondazione Girolamo Tripodi.

Lo spettacolo è l’ultimo capitolo della quadrilogia A Sud della memoria che Mana Chuma ha dedicato alla storia contemporanea del Mezzogiorno.

Una storia dai contorni oscuri e tormentati, dalle conseguenze violentemente drammatiche e non risanabili.

Per quello che Giuseppe Gulotta ha vissuto, protagonista suo malgrado di questo itinerario, ma anche per le altre varie vittime della vicenda, affrontare questi avvenimenti sulle tavole di un palcoscenico pone di fronte a una grande responsabilità.

La responsabilità, certo, di non tacere l’incredibile vicenda legale, la lunghissima serie di omissioni, errori, leggerezze, falsificazioni, palesi violazioni della legge che oggi ci fanno definire questa vicenda come una vera e propria frode giudiziaria.

La responsabilità, naturalmente, di non dimenticare il contesto e gli interessi in campo che generano il dramma.

Ma principalmente la responsabilità di declinare la drammaturgia, attraverso la vicenda umana di Giuseppe (ma anche di Salvatore e Carmine, le due vittime della strage, o di Giovanni, Vincenzo e Gaetano, gli altri capri espiatori designati) rendendo giustizia alla sua dimensione personale, quella di una vita quasi interamente sottratta per ragioni inconfessabili.

Provare a innescare un processo di identificazione, pur senza aver attraversato quello che lui ha attraversato, senza aver sofferto quello che lui ha sofferto con un incredibile senso di dignità e consapevolezza.

Provare a compiere questo corto circuito narrativo riuscendo a sottrarsi a qualsiasi intento retorico.

La voce di Giuseppe ci attira in questo vortice raccontando, come trovasse per la prima volta qualcuno disposto ad ascoltare, la gioventù interrotta, l’arresto, le torture, i colpevoli silenzi, i pregiudizi, ma anche l’irriducibile cocciuta speranza in una restituzione finale della propria umile e alta identità.

Lo fa alternandosi a voci secondarie, ma necessarie: un vicequestore illuminato schiacciato anche lui dall’ingranaggio, l’ufficiale dell’Arma regista occulto delle torture (un Kurz rovesciato, lucido e per nulla tormentato), la moglie Michela, i genitori.

Ogni voce, ogni episodio del vortice, trova il proprio luogo all’interno della scenografia, leggera e opprimente a un tempo, di Aldo Zucco, capace di diventare multiforme nei suoi pochi, ma importanti segni.

Le musiche originali di Luigi Polimeni, contrappunto ritmico ed emozionale al racconto, diventano esse stesse drammaturgia, sostenendo lo scorrere inesorabile della storia in tutte le sue partiture emotive. (rrc)

A Catanzaro vince il teatro con Ama Calabria

di BRUNELLA GIACOBBEProsegue la stagione teatrale 2024/2025 di Ama Calabria annuncia con entusiasmo la Stagione Teatrale 2024/25 presso il Teatro Comunale di Catanzaro.
Iniziata a ottobre con lo spettacolo “Buongiorno Papà” dell’attore Raoul Bova e che ha visto anche spettacoli musicali come il “Florida Fellowship Gospel Choir” del direttore e tastierista Corey Edwards a dicembre.

I prossimi appuntamenti sono “The Black Blues Brothers”, sabato 1 febbraio 2025, con gli acrobati del sorriso; “Il Vedovo”, con Massimo Ghini e Riccardo Rossi, venerdì 7 febbraio 2025; “La Morte della Pizia”, con Patrizia La Fonte e Maurizio Palladino, giovedì 20 febbraio 2025; “Spine”, con Stefania De Cola, Mariano Nieddu e Lorenzo Praticò, venerdì 28 febbraio 2025.

E, ancora, “Otello”, l’intramontabile capolavoro di William Shakespeare, con l’interpretazione magistrale di Giuseppe Cederna, giovedì 7 marzo 2025, un evento che saprà conquistare gli appassionati della prosa classica; “Forbici & Follia”, con Max Pisu, Nino Formicola e Giancarlo Ratti, venerdì 14 marzo 2025; “Pirandello Pulp”, con Massimo Dapporto e Fabio Troiano, venerdì 28 marzo 2025; “Il Viaggio del Papà”, con Maurizio Casagrande, giovedì 3 aprile 2025.

La stagione teatrale di Ama Calabria si sta riconfermando come un’eccellenza per selezione, varietà e qualità nel panorama culturale e dello spettacolo del Sud Italia, portando a Catanzaro pubblico da ogni parte della Calabria e non solo.
Un pubblico diversificato, dagli storici appassionati di teatro classico ai più giovani, offrendo un’esperienza adatta a tutte le età. (bg)