CATANZARO – Giovedì al Politeama “Il vedovo allegro”

Giovedì 23 gennaio, alle 21, al Teatro Politeama di Catanzaro, in scena “Il vedovo allegro” con Carlo Buccirosso, per la stagione “Musica&Cinema” della Fondazione Politeama.

In scena il remake de “Il vedovo allegro”, ispirato al celebre film del 1950 con Amedeo Nazzari, Carlo D’Apporto e Ave Ninchi. Una nuova commedia pieni di colpi di scena e momenti di suspence, che regalerà al pubblico risate e riflessioni affrontando temi universali e attuali grazie all’inconfondibile maestria narrativa di Buccirosso.

La storia ha al centro la vicenda di Cosimo Cannavacciuolo, tre anni dopo la fine della pandemia,  stabilmente affetto da ansie e paure, inquilino del terzo piano di un antico palazzone situato nel centro di Napoli. Rimasto vedovo, ha visto la sua attività di antiquariato fallire e rischia di perdere l’appartamento in cui vive. Alle sue preoccupazioni e alla solitudine, si aggiungono i vicini,  depositari di un drammatico segreto. Tuttavia, la presenza di Salvatore, il custode bizzarro, e dei suoi figli Ninuccio e Angelina, porta un tocco di vitalità alla sua vita quotidiana. Riuscirà ad uscire dal baratro e a risollevare la sua esistenza? Con la sua inconfondibile ironia, Buccirosso tratteggia un racconto che esplora le fragilità umane senza mai rinunciare a strappare un sorriso. (rcz)

A Rende e Morano Calabro le repliche di “Mio cognato Mastrovaknic”

A pochi giorni dalla Giornata della Memoria proseguono le repliche dedicate alle scuole dello spettacolo Mio cognato Mastrovaknic, diretto da Lindo Nudo e prodotto dalla compagnia Teatro Rossosimona.

Dopo le tappe di Paola e Rende (oggi in programma al Cineteatro Garden), la pièce andrà in scena il 23 gennaio a Morano Calabro, all’Auditorium “Massimo Troisi”, alle 20.30.

Ambientato nel 1943 nel campo di internamento di Ferramonti e splendidamente interpretata dagli attori Paolo Mauro e Marco Tiesi, lo spettacolo è una storia di amicizia e resistenza nella quale si intrecciano la vicenda di Uccio (Marco Tiesi),  giovane fabbro del luogo condannato per reati comuni, e quella di Mastrovaknich (Paolo Mauro), professore polacco recluso perché dichiaratosi omosessuale. Rinchiuso per errore nella baracca degli omosessuali, che a quel tempo venivano perseguitati quali “nemici della razza”, Uccio è preoccupato perché teme che nel paese possano diffondersi voce calunniose che mettano in discussione la sua virilità.  Il rapporto fra i due è quindi all’inizio conflittuale, ma se la convivenza in un primo momento esaspera lo scontro, con il passare dei giorni la condivisione di un progetto di fuga, vissuto come un anelito di salvezza e libertà, farà germogliare tra i due un’incipiente amicizia in grado di colmare la distanza mentale che li divide. 

CATANZARO – Il Politeama al Supercinema con una retrospettiva di film

Da domani fino al 17 gennaio, la Fondazione Politeama, su iniziativa della Sovrintendente Antonietta Santacroce, ha promosso una retrospettiva di film al Supercinema di Catanzaro e dedicata al rapporto tra musica e cinema ed introdotta dal critico cinematografico Gianlorenzo Franzì.

L’evento anticipa il concerto-tributo “Morricone dirige Morricone” con cui il Teatro Politeama di Catanzaro inaugurerà la stagione di “Musica & Cinema”. Il maestro Andrea Morricone, figlio dell’indimenticato Ennio, dirigerà l’Orchestra Roma Sinfonietta, un organico di 32 elementi e validissimi solisti come il soprano Vittoriana De Amicis, Marco Fiorini al violino e Luigi Mattacchione all’armonica, in un programma che renderà omaggio ad alcune delle musiche più famose prodotte per il cinema dal compianto Premio Oscar.

Domani mercoledì 15 gennaio, si parte con Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo, del 1967, film di chiusura della trilogia del dollaro: un titolo che dà la vera svolta alla incredibile collaborazione dei due geni, basata su una notevole, intensa, comune volontà, ma anche capacità, di mischiare l’alto con il basso. Cose evidentissime nel film e nelle sue musiche più famose, con quel tema principale che parte dell’ululato di un coyote e si adatta ai tre protagonisti: un tema che gioca con due note, sempre uguali, ma ricreate da uno strumento diverso per ogni personaggio, e che è stato definito dal Washington Post «uno dei suoni più riconoscibili nella storia del cinema». C’è poi il famoso “stallo alla messicana”, accompagnato dall’altrettanto celebre brano Il Triello, che tra l’altro contiene alcuni riferimenti alla colonna sonora di Per qualche dollaro in più. Come diverse altre volte nel cinema di Leone, non parla nessuno per diversi minuti, perché a raccontare tutto quel che serve raccontare bastano facce, inquadrature e musica.

Dopo Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo, Leone e Morricone lavorarono insieme – ogni volta perfezionando la loro intesa e aumentando la rilevanza della musica all’interno della storia – anche in C’era Una Volta Il West del 1968, che sarà proiettato giovedì 16 gennaio. In un pugno di note e intuizioni fulminanti, Morricone racchiude qui l’eternità del Far West, svelando al mondo un’attitudine poetica che trasfigura la violenza della realtà e dei paesaggi in un sublime, immaginifico tessuto sonoro. Stanley Kubrick, dopo aver visto C’era una volta il West, telefonò a Leone e gli chiese come avesse fatto a girare una delle scene più famose di quel film, con quella perfetta sintonia e sincronia tra suoni e immagini.  Leone rispose, semplicemente, di aver mosso la cinepresa seguendo il crescendo della musica, suonata sul set.

La retrospettiva si chiuderà venerdì 17 gennaio con C’era Una Volta In America del 1984 (che con Giù La Testa compone la Trilogia del tempo). Il leitmotiv del capolavoro con Robert De Niro è consegnato all’armonica di Cockney, quelle poche note, nelle variazioni morriconiane, ci raccontano il tempo di un’innocenza perduta che fino a quel momento era solo giovanile incoscienza.

Il Teatro Politeama – nel rendere omaggio alla magia del cinema coinvolgendo nell’iniziativa una storica sala della città – ha voluto offrire l’occasione al pubblico di riscoprire il legame indissolubile tra le colonne sonore composte da Morricone per i film di Leone, dove la sottolineatura musicale spiega l’immagine, e l’immagine mette in scena il suono. (rcz)

COSENZA – Il 14 e 15 lo spettacolo “Dove eravamo rimasti”

Il 14 e 15 gennaio, al Teatro Rendano di Cosenza, alle 20.30, andrà in scena Dove eravamo rimasti, scritto a sei mani con Giorgio Cappozzo e con Massimo Lopez e Tullio Solenghi.

Lo spettacolo rientra nell’ambito della rassegna “L’Altro Teatro”, ideata da Gianluigi Fabiano e Giuseppe Citrigno. L’acclamato duo sarà accompagnato dalla Jazz Company diretta dal maestro Gabriele Comeglio.

«Questo nostro spettacolo propone numeri, sketch, brani musicali, contributi video, con alcuni picchi di comicità come una lectio magistralis di Sgarbi-Lopez, un affettuoso omaggio all’avanspettacolo, il confronto Mattarella-Bergoglio, inseriti nella nostra ormai collaudata dimensione dello Show. Ci sarà inoltre – racconta una delle coppie più amate del mondo dello spettacolo – un momento emozionante musicale dedicato ad Anna. Il filo conduttore è quello di una chiacchierata tra amici, la famiglia allargata di cui sopra, che collegherà i vari momenti di spettacolo. Un modo diverso di raccontare le favole. La band del maestro Gabriele Comeglio sarà ancora una volta con noi sul palco, irrinunciabile “spalla” della cornice musicale. L’intento è quello di stupire ed emozionare ancora una volta quei meravigliosi “parenti” seduti giù in platea».

La rassegna, con ben 14 appuntamenti, è realizzata con il supporto dell’amministrazione comunale di Cosenza ed è co-finanziata con “risorse PSC Piano di Sviluppo e Coesione 6.02.02 erogate ad esito dell’Avviso “Programmi di Distribuzione Teatrale” della Regione Calabria – Dipartimento Istruzione Formazione e Pari Opportunità – Settore Cultura”.

Il cartellone proseguirà poi con una grande prima nazionalesabato 1 e domenica 2 febbraio andrà in scena “Il Vedovo”, spettacolo tratto dal celebre film di Dino Risi, prodotto da Artisti Riuniti, per la regia di Ennio Coltorti, con Massimo Ghini e Paola Tiziana Cruciani. (rcs)

VILLA SAN GIOVANNI (RC) – Sabato e domenica lo spettacolo “Come essere tristi e vivere felici”

Sabato 11 e domenica 12 gennaio, al Teatro Primo di Villa San Giovanni, rispettivamente alle 21 e alle 18.15, in scena lo spettacolo “Come essere tristi e vivere felici” di e con Marco Ceccotti (Produzione Marco Ceccotti in collaborazione con Progetto Goldstein E.T.S).

Come Essere Tristi e Vivere Felici” è uno spettacolo ossimoro, pieno di coerenti contraddizioni. Ceccotti, in questo Solo in compagnia di pupazzi, da quel timido esibizionista che è, dà sfoggio di tutti i suoi fallimenti successi, con monologhi e sketch racconta tutto ciò di bello che ha fatto in malo modo in un errare corretto nel suo più trascurabile essenziale. Un punto di incontro tra stand-up, puppet, sketch, cabaret e poesia, l’alto e il basso, il medio e il medio.

Storie inusuali di tutti i giorni, fatti veri accaduti a persone inventate e viceversa. Storie di amori timidi e di amori estremisti, fobie raccontate senza paura, cartoni animati per bambini vietati ai minori di 18 anni, una soap opera con pupazzi, corsi motivazionali per puffi, pubblicità palesi, comicità occulta, tragedie da ridere e scene di vita vissuta male.  (rrc)

LAMEZIA – L’11 gennaio in scena “La Locandiera” di Goldoni

L’11 gennaio, a Lamezia, al Teatro Grandinetti, alle 21, andrà in scena “La Locandiera” di Carlo Goldoni, nell’edizione cult di Torino Spettacoli.

L’allestimento vede protagonista Miriam Mesturino, accreditata interprete goldoniana, affiancata da Luciano Caratto, con Alessandro Marrapodi, diretti da Enrico Fasella. Completano l’affiatato cast: Barbara Cinquatti, Sebastiano Gavasso, Maria Elvira Rao e Stefano Bianco. Accanto a loro, i giovani talenti del Liceo Germana Erba: Mattia Tarantino, e Mario Barbato.

Questo brillantissimo capolavoro goldoniano, andato in scena al teatro Sant’Angelo di Venezia il 26 dicembre 1752, narra l’avventura di Mirandolina, serva e padrona al tempo stesso di una locanda fiorentina. Mirandolina è un’ottima locandiera; oggi la definiremmo una capace donna-manager. Intorno a lei personaggi spassosissimi: il Conte parvenu e spendaccione; il Marchese spocchioso visionario d’una antica ricchezza e d’una presente, inutile nobiltà; il Cavaliere misogino ma più di ogni altro ingenuo e Fabrizio, sinceramente innamorato.

«La storia di una donna che rifiuta Conti, Marchesi e Cavalieri, per impalmare Fabrizio, umile borghese quanto lei, al fine – neanche troppo dissimulato – di governare meglio la locanda, non può che essere una tipica allusione alla novità dei rapporti tra borghesia e nobiltà, nel particolare momento storico in cui l’intrigante vicenda si sviluppa. In Mirandolina, si visualizza, attraverso l’artificio scenico, quel mutamento, già ampiamente in atto nella vita reale, che vede la borghesia conquistare maggior spazio a danno della nobiltà veneziana e non solo (non dimentichiamoci che la commedia è ambientata a Firenze), dapprima quasi pacificamente coesistendo, per poi acquisire un primato che andrà via via consolidandosi negli anni successivi. L’immagine che Mirandolina mostra di sé, ammiccando con il pubblico e con la «storia», zittisce ogni commento critico sul suo personaggio: la locandiera, più che onesta o crudele, più che infida o virtuosa, è un’efficiente donna d’affari, che pone la locanda al centro della sua vita e che al suo buon andamento, subordinerà sempre e oltre qualsiasi apparenza, ogni motteggio ed ogni lusinga. In questo forse, è riconoscibile uno dei primi veri ritratti di donna «moderna» che il teatro ci ha offerto». (rcz)

REGGIO – A Piazza de Nava “Zoe, il principio della vita”

Domani, a Reggio, alle 18, a Piazza De Nava, andrà in scena “Zoè, il Principio della Vita”, un evento spettacolare del Piccolo Nuovo Teatro” di Bastia Umbra.

Lo spettacolo chiude “Museo in fest”, gli appuntamenti voluti dal direttore del museo Fabrizio Sudano e dalla responsabile Area valorizzazione Claudia Ventura, con la direzione artistica di Ruggero Pegna, che hanno visto esibirsi davanti ai Bronzi di Riace anche Sergio Cammariere con un concerto indimenticabile in trio e il prestigioso gruppo Gospel newyorkese di Vincent Bohanan & The Sound of Victory.

Zoé”, ovvero Vita in greco, è uno spettacolo affascinante che ha come tema il rapporto tra Uomo e Natura, con l’utilizzo anche di fuoco vivo. Sullo scenario di una foresta stilizzata, gli elfi portano il grande albero della vita dal quale nascerà la protagonista, Persefone. Lo spettacolo originale scritto da Alessio Papini, tra i responsabili della Compagnia, è un vero inno alla Vita, alla Natura e all’Amore, capace di trasportare il pubblico in ambientazioni oniriche e surreali.

L’origine del creato vede l’uomo come un’essenza generata dalla Natura, che lo supera, lo plasma e ne stabilisce i limiti, obbligandolo a una lotta perenne per la sopravvivenza, come per gli animali. L’uomo, però, si rivela diverso dalle altre creature: inventa, costruisce, pianifica e adora gli Dei. Madre Natura, Demetra, ha un debole per l’essere umano e decide di elevarlo a un livello superiore, donandogli il suo seme più prezioso: sua figlia Persefone, simbolo di abbondanza e prosperità. Non più caccia, guerre e sacrifici. Il lavoro della terra porterà l’uomo in un’epoca di pace e benessere, allontanandolo dall’idolatria. Questo distacco scatenerà uno scontro tra gli Dei giocato sul filo dell’amore e dell’inganno, che trascinerà il genere umano quasi all’estinzione. Alla fine, gli equilibri tra Demetra e l’Olimpo saranno ristabiliti con un patto che porterà alla nascita delle stagioni.

In un mondo in cui le lotte etniche e culturali sembrano sopraffarci provocando un vortice di follia generale, Zoé racconta il sentimento capace di contrastarle: l’amore; quello di una madre per sua figlia, l’amore di una dea per le sue creature, l’amore di un dio per una fanciulla destinata a far prosperare l’umanità. Un intreccio di amori che pone al centro di tutto un’origine fondamentale:  la vita e la sua essenza. Fin dal Medioevo i riferimenti alla mitologia erano presenti nel quotidiano e in molti aspetti della vita culturale e religiosa. In particolare negli insediamenti rurali, dove il contatto diretto con la Natura manteneva intatta una ritualità strettamente legata a quella Pagana, che nel tempo si era trasformata e adattata alla religione Cristiana.

Gli aspetti esoterici e simbolici avevano una forte presa nella cultura popolare, e non solo, lasciando tracce evidenti nella letteratura, nell’arte e nella ritualità religiosa. Lo sviluppo narrativo è incalzante, gli attori su trampoli e/o artisti di strada a terra popolano la scena indossando strutture di fuoco e pirotecniche, creando così un forte impatto visivo. Le bellissime scenografie, la musica e i costumi ne completano la suggestione. Uno spettacolo decisamente imperdibile aspettando l’Epifania! (rrc)

COSENZA – Al Rendano la commedia “Mettici la mano”

Domani – e domenica 5 gennaio – al Teatro Rendano di Cosenza, alle 20.30 e alle 18, in scena la commedia  firmata da Maurizio De Giovanni, “Mettici la mano”, con Antonio Milo, Adriano Falivene ed Elisabetta Mirra, per la regia di Alessandro D’Alatri.

L’evento fa parte della rassegna “L’Altro Teatro”, ideata da L’Altro Teatro, società guidata da Giuseppe Citrigno e Gianluigi Fabiano. Protagonisti Antonio Milo, nel ruolo del rigoroso brigadiere Maione, e l’eccentrico Bambinella, interpretato da Adriano Falivene. Il pubblico verrà trasportato nella primavera del 1943, a Napoli, in una tarda mattinata squarciata dalle sirene che segnalano il pericolo di un nuovo bombardamento. La scena sarà uno scantinato che farà da rifugio improvvisato a tre personaggi diversissimi ma in qualche maniera legati tra loro: Bambinella, un femminiello che sopravvive esercitando la prostituzione e che conosce tutto di tutti, e il Brigadiere Raffaele Maione, che ha appena arrestato Melina (interpretata da Elisabetta Mirra), una ventenne che ha sgozzato nel sonno il Marchese di Roccafusca, di cui la ragazza era la cameriera. Mentre fuori le voci della gente si trasformano in un pauroso silenzio, il dialogo tra i tre occupanti del rifugio si farà sempre più profondo e serrato, con una serie di riflessioni sulla vita, la morte, la giustizia, la fede, ma anche la fame e l’arroganza del potere. Il cartellone proseguirà poi con un grande spettacolo. Massimo Lopez e Tullio Solenghi tornano insieme con un nuovo straordinario show: saliranno sul palco del Teatro Rendano, martedì 14 e mercoledì 15 gennaio, con “Dove eravamo rimasti”. Insieme a loro, la Jazz Company, la band diretta dal maestro Gabriele Comeglio. (rcs)

Ad Oriolo “Baci d’amore e canzoni”

È con lo spettacolo Baci d’amore e canzoni della Compagnia Teatrale BA17, in programma domani sera ad Oriolo, alle 20, al Piccolo Teatro della Valle, che si apre il 2025.

La pièce, scritta e diretta da Angelica Artemisia Pedatella, l’opera è interpretata dalle voci potenti di Amerigo Marino (tenore) e Giuliana Tenuta (soprano) con le coreografie scatenate di Giada Guzzo che danza in coppia con il magnetico Raphael Burgo, porta in scena la storia del cinema e della canzone italiani all’interno del mito dell’Italia paese dell’amore, attraverso i gossip del tempo, le vicende appassionate, gli scandali, il romanticismo e la scanzonata ironia di chi il sentimento lo vede da più punti di vista.

A un mese preciso dalla partenza del progetto “Il Borgo che canta”, la stagione invernale della bellissima cittadina di Oriolo continua la sua cavalcata verso la ricerca di una nuova identità culturale attraverso le canzoni. «Abbiamo registrato un grande interesse dei giovani verso la musica e le eccellenze che sono presenti sul territorio – ha spiegato il sindaco Simona Colotta – e questo ci ha assolutamente indirizzato verso un progetto del genere. Siamo all’ascolto del territorio, questo è il nostro dovere e la nostra missione».

«È una straordinaria prova di cooperazione culturale e sociale – ha concluso il sindaco Colotta – e l’Amministrazione comunale ha così gli strumenti per “misurare” le azioni da promuovere e che ci fanno crescere come comunità. Collaborare è il segreto per continuare a crescere e far fronte ai tanti problemi che i nostri paesi vivono. E questa è un’altra lezione che possiamo dire ci abbia dato la musica».

Dopo il laboratorio della canzone tenuto da Santino Cardamone in cui i ragazzi insieme al cantautore calabrese hanno creato la “Canzone di Oriolo” che sarà incisa e pubblicata nel 2025, questa commedia segna un’altra tappa del progetto che porterà il borgo a promuovere una serie di iniziative.

Nello spettacolo sono cinque interpreti in scena tra danza, canto, recitazione in una commedia dal ritmo sostenuto.

«Tutto inizia da una lettera in cui un amante chiede di “fare sul serio” – ha spiegato la regista e interprete Angelica Artemisia Pedatella – e questo scatena il dramma nella protagonista che, pensando a tutte le storie d’amore a cui il cinema e lo spettacolo ci hanno abituato, tutte storie “tossiche”, diciamo la verità, solleva qualche dubbio sull’effettiva possibilità di “fare il passo”».

«E, forse – ha detto ancora – in questi tempi in cui le relazioni sono così fragili o, come si usa dire, “fluide”, questa commedia risponde un po’ a quello che è il grande dubbio che abbiamo noi tutti quando dobbiamo legarci ad un altro essere umano: sarà davvero amore per sempre?».

Le storie di Baci d’Amore sono accompagnate dalla grande canzone italiana, quella che rende l’Italia ancora oggi un patrimonio di cultura internazionale. 

Lo spettacolo è stato presentato in conferenza stampa. A conclusione della stessa, sono stati consegnati  i riconoscimenti e si è tenuta la cerimonia di consegna del violino, prezioso strumento realizzato dalla Liuteria Jonica Corrado, guidata dai maestri Vincenzo e Marco Corrado, in omaggio al Santo Protettore di Oriolo San Francesco di Paola, con l’esibizione musicale del maestro Francesco Corrado. L’intera manifestazione vede la collaborazione di due delle realtà culturali più interessanti di Oriolo, l’associazione “Nuovi amici del Pentagramma” e l’Associazione “Parke 2.0”(rcs)

A Bianco in scena “La segretaria” di Bernardo Migliaccio Spina

Domani sera, a Bianco, alle 21, all’Auditorium Villa Medici, in scena lo spettacolo La segretaria di Bernardo Migliaccio Spina.

Ironia e autenticità, queste le caratteristiche dei personaggi femminili creati da Natalia Ginzburg per “La segretaria”: un testo attualissimo, scritto nel 1967, che racconta tre donne in balia della vita, tre esseri che si leccano le ferite e disegnano con le parole i personaggi maschili assenti. Drammettino interurbano, in cui logorroiche telefonate scandiscono esistenze urlate e colorate, ora portato in scena da Giulia Palmisano, Marilena Futia e Carmen Ferraro, per l’adattamento e l’innovativa regia di Bernardo Migliaccio Spina.

“La segretaria” è un’introspezione tutta declinata al femminile, uno spaccato di vita che esplora le fragilità umane in una società alienata e alienante. (rrc)