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Mariella Grande

Conservatorio di Reggio: rimossa la direttrice Mariella Grande. La città insorge

Si profila un nuovo caso di incompatibilità tra la città reale e le scelte della politica: rimossa, senza preavviso e solo in base a un cavillo burocratico, l’attuale direttrice del Conservatorio Mariella Grande. I reggini hanno reagito molto male, vista la grande stima risposta nell’eccellente lavoro della prof.ssa Malara, alla quale non è stato consentito di completare diverse iniziative che la vedevano protagonista.

«Per un cavillo burocratico – ha scritto ReggioTv –, la prima istituzione statale di Alta cultura fondata in Calabria, si ritrova senza un direttore. Sì, perché Maria Grande, nominata nel 2017 e rieletta nel 2020 è stata messa alla porta per un intoppo burocratico. Ma andiamo con ordine.
Tutto inizia quando Maria Grande chiede, al compimento del 65esimo anno di età, il trattenimento in servizio per un anno per poter completare i progetti in itinere. E lo fa avvalendosi di un articolo di legge che prevede per tutti i dirigenti scolastici il trattenimento in servizio per altri due anni. Le viene concesso l’ok per 12 mesi. E quindi per l’anno 2021-2022.
Una pec giunta dal Ministero dell’Università e della Ricerca però rimette tutto in discussione.
Dal Ministero si chiede di valutare se persistono o meno le condizioni per proseguire il mandato, alla luce di un cavillo burocratico che prevede che il trattenimento in servizio dei dirigenti scolastici in realtà non vale per i direttori dei Conservatori.
E così Maria Grande si ritrova (e senza preavviso alcuno) fuori dal Conservatorio “Cilea”. Eppure le era stata concessa una proroga. Adesso quella proroga però non vale più. Solo colpa della burocrazia? O dietro c’è dell’altro? Il dubbio che “qualcuno” voglia mettere le mani sul Conservatorio resta. La domanda è: perché bloccare il lavoro di una professionista che così bene aveva fatto in questi anni? Chi ha interesse ad interrompere questo percorso virtuoso? La speranza è che sull’asse Reggio – Roma non si consumi l’ennesimo atto di forza ai danni di una città sempre più schiava dei poteri forti».