di GIUSY NURI – Sappiamo da tempo che la povertà ha tanti volti, e uno di questi, pressoché sconosciuto, è quello delle cosiddette madri sole: nuclei monogenitoriali composti da donne con figli minori, tutte con storie diverse ma accomunate dalla condizione difficile di dover crescere un figlio senza avere un compagno accanto. Secondo i dati Istat, sono in forte ascesa – circa un milione e duecentomila in Italia, trentamila in Calabria.
Sono storie diverse: donne vittime di violenza che hanno denunciato il partner, donne separate o divorziate, vedove, ragazze madri che hanno detto no all’aborto accettando una maternità difficile. Volti che raccontano una povertà ancora nascosta e invisibile, soprattutto nelle regioni meridionali. Save the Children, nel dossier Le equilibriste. La maternità in Italia, ha raccontato gli ostacoli che queste donne affrontano per raggiungere autonomia economica e sociale, in quanto “single”, segmento particolarmente vulnerabile dell’universo femminile.
Nonostante la consapevolezza crescente, le madri sole restano invisibili agli occhi delle politiche pubbliche. Mancano interventi mirati, soprattutto sul piano fiscale, e chi affronta condizioni di ulteriore svantaggio – come la disabilità di un figlio o la condizione migrante – vive una doppia fragilità.
Proprio per dare una risposta concreta a questo grido di aiuto, il Centro Comunitario Agape favorì la nascita della Cooperativa Sociale Soleinsieme, con l’obiettivo di offrire alle donne un percorso di autonomia lavorativa e sociale, ma anche uno spazio di accoglienza e sostegno. Grazie alla Provincia di Reggio Calabria, guidata allora da Giuseppe Raffa, fu assegnato un bene confiscato in una zona centrale della città, dove nacque la Sartoria Sociale Soleinsieme: un progetto che unì istituzioni e realtà sociali, coinvolgendo anche i detenuti della Casa Circondariale di Arghillà in un percorso di giustizia riparativa per la ristrutturazione del bene.
Negli anni, la sartoria è cresciuta e si è trasformata: da semplice attività produttiva è diventata un luogo di incontro, ascolto e aggregazione, un punto di riferimento per le donne del territorio. Da questa evoluzione è nato lo Spazio Donna, un ambiente accogliente dove si intrecciano creatività, diritti, salute, benessere e orientamento. Qui le donne trovano percorsi personalizzati, laboratori esperienziali e momenti di confronto che favoriscono la crescita personale e la costruzione di nuove opportunità.
Lo Spazio Donna rappresenta oggi la naturale evoluzione della storia di Soleinsieme: dalla stoffa alle storie, dal lavoro alla cura, dalla manualità alla relazione. È un modello di welfare comunitario che continua a rispondere ai bisogni di lavoro, ascolto e sostegno psicologico, con attenzione alle nuove fragilità dell’infanzia e dell’adolescenza.
Nel 2015, su impulso della Comunità Agape, fu presentato un progetto di legge per il sostegno delle famiglie monogenitoriali in difficoltà, approvato all’unanimità dalla Commissione Politiche Sociali ma poi naufragato per mancanza di copertura finanziaria. Sarebbe un segnale importante se quella iniziativa venisse ripresa dall’attuale governo regionale, per costruire alleanze tra istituzioni e terzo settore e favorire politiche di inclusione e autonomia per queste madri coraggio, che hanno diritto a essere ascoltate e a non essere lasciate sole.
(Presidente Cooperativa
Soleinsieme)







