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Primo trapianto di viso in Italia: il crotonese Benedetto Longo, vice nel team

24 settembre – Il primo trapianto italiano di viso (riuscito) all’Ospedale Sant’Andrea di Roma porta anche la firma del medico crotonese Benedetto Longo, secondo team leader dell’unità diretta da dal prof. Fabio Santanelli di Pompeo, capo dell’unità chirurgia plastica e ricostruttiva che ha effettuato lo straordinario intervento. Una operazione difficilissima che ha richiesto venti ore di lavoro per ridare il volto a una donna gravemente sfigurata da una terribile malattia.

Il prof. Fabio Santanelli di Pompeo e il dott. Benedetto Longo

La storia di Benedetto Longo,che ha un curriculm straordinario, è quella, purtroppo, di una delle tantissime eccellenze che la Calabria non sa valorizzare e utilizzare e che l’Italia cerca di far scappare all’estero. 40 anni, di Crotone, il dottor Longo, anni di esperienza ad Harvard, è specializzato in chirurgia ricostruttiva della testa, del collo e della mammella e ha firmato uno studio sulla ricostruzione della lingua considerato tra i più innovativi del mondo. Eppure è un precario. Il suo suo capo, il prof. Santanelli di Pompeo, felicissimo per la riuscita dell’intervento, si è sfogato con Margherita de Bac sul Corriere della Sera di oggi: «Il mio vice, non ha il posto fisso. È precario. Ha un contrattino da ricercatore alla Sapienza che riesco a coprire con i fondi raccolti grazie alla mia credibilità scientifica. Guadagna quanto una colf, con tutto il rispetto per le colf».
Si diceva della Calabria che perde le sue risorse umane migliori (e non fa nulla per farle rientrare e utilizzarle per concorrere alla crescita e allo sviluppo), ma anche l’Italia è uno strano Paese: paga 170mila euro l’anno al portavoce del presidente del Consiglio ma non trova i soldi per dare un posto e uno stipendio adeguato a un ricercatore di eccellenza (che prima o poi qualche università cinese, indiana o americana si porterà via).

Il dott. Benedetto Longo in sala operatoria

Il dottor Longo «si gratifica con le soddisfazioni al tavolo operatorio» – dice il prof. Santanelli di Pompeo al Corriere della Sera. Ma non può bastare. Orgoglio e soddisfazione della sua terra il dott. Longo deve diventare ma il cruccio (guaribile) di una Regione incapace di individuare le eccellenze, dentro e fuori il territorio che hanno bisogno di strutture adeguate per la ricerca, di un lavoro stabile e ben retribuito (comunque adeguato alle competenze) e di opportunità di creare centri di eccellenza in Calabria e condividere conoscenze ed esperienza con tantissimi giovani ricercatori che sanno moltissimo di scienza ma non hanno lavoro nella propria terra. Il dott. Longo merita l’attenzione dei media che gli è dovuta, ma il suo status di precario deve indurre a una seria riflessione sia a livello nazionale (ministro della Sanità le compete qualcosa?), ma anche e soprattutto a livello locale.
È giusto e auspicabile che i nostri giovani calabresi facciano esperienza all’estero (per scelta e non per necessità) ma il loro ritorno a casa (da tanti vanamente desiderato) sia una priorità di chi ci governa oggi e di chi ci governerà nella prossima legislatura regionale. Investire sulle risorse, sui giovani, sulla ricerca è l’unica strada da percorrere.
Complimenti, intanto, dott. Longo, Crotone e la Calabria sono largamente fieri di lei. (s)

Nella foto di copertina l’équipe medica che ha condotto il primo trapianto facciale in Italia: Il secondo da sinistra è Benedetto Longo affiancato a destra da Michail Sorotos e a sinistra da Pietro Giovanoli. Il prof. Santanelli di Pompeo è il primo a destra.