Autonomia differenziata, sindaco di Cariati Greco chiede a Mattarella un incontro

Il sindaco di Cariati, Filomena Greco, ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché sia ricevuta insieme ai 55 sindaci della Rete del Recovery Sud, per parlare dell’autonomia differenziata.

«Fatta salva forse solo la qualità dell’aria e della biodiversità – ha spiegato – nelle regioni meridionali non c’è un indicatore che possa essere considerato normale ed in linea con quelli puntualmente registrati nel Nord del Paese. Una fotografia che resta la sconfitta più imperdonabile della Costituzione Repubblicana, delle Istituzioni e della Politica. Ecco perché serve ancorare tutta la classe politica nazionale, di maggioranza e di opposizione a questa emergenza che resta di unità nazionale ed ecco perché insistere, almeno in questa fase, sull’autonomia differenziata, non farà altro che acuire tutti i gap che fanno dell’Italia attuale uno Stato innegabilmente a pezzi».

Ringraziando il Capo dello Stato per aver fatto riferimento, nel suo discorso di fine anno, alla Costituzione e alle ingiustizie determinate dalle differenze tra i diversi territori del nostro Paese, il Primo Cittadino ha colto l’occasione per ribadire che la riduzione di tutte quelle pesantissime differenze regionali che rappresentano l’unico e più intollerabile gap di sviluppo interno ad uno stesso Paese dell’Unione Europea dovrebbe essere – scandisce – «la priorità al centro dell’agenda politico-istituzionale del Parlamento e del Governo».

Per queste ragioni – ha scritto il primo cittadino a Mattarella – chiediamo ancora una volta di voler farsi interprete e garante non certo delle lagnanze di un’area del Paese che dal 1861 continua a non essere destinataria di quegli interventi finalizzati a garantire eguali opportunità e condizioni di partenza e concorrenza quanto delle esigenze basilari di unificazione sostanziale di una Nazione che, in termini di piena fruizione dei diritti fondamentali, resta profondamente disunita».

«Per la prima volta nella storia d’Italia – ha aggiunto – la Rete Recovery Sud sta riunendo amministratori del Mezzogiorno decisi a promuovere un’azione congiunta per il superamento degli storici divari, affermando il valore della coesione nazionale e proponendo soluzioni a partire da un confronto fondato su un’analisi più puntuale dei bisogni dei nostri territori».

«Non siamo e non potremmo essere – ha sottolineato – pregiudizialmente contrari ad un principio costituzionale come quello dell’autonomia differenziata, così come affrontato nei giorni scorsi nella nostra regione, anche nel confronto tra il ministro per gli Affari regionali e per le Autonomie, Roberto Calderoli con il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto».

«Molto più semplicemente – ha concluso Greco – riteniamo che non sia quella attuale la fase di fisiologica attuazione di quella previsione costituzionale, in assenza delle condizioni stesse di sostenibilità socio-economica di quella prospettiva che ha invece senso e diventa anzi opportuna e strategica nel momento in cui a tutte le regioni dello stesso Stato vengano garantiti gli stessi diritti fondamentali: dalla mobilità alla salute, dalla libertà economica alla giustizia, dall’acqua alla formazione». (rcs)

 

 

Baldino (M5S): Calderoli ritiri proposta di legge su autonomia differenziata

La deputata del M5SVittoria Baldino, ha chiesto che il ministro agli Affari Regionali, Roberto Calderoli, ritiri la proposta di legge sull’autonomia differenziata, che «allarga le disuguaglianze Nord-Sud».

La parlamentare, poi, ha definito «vergognoso» l’attacco del ministro alla stampa libera: «Ma è normale leggere che un ministro preannuncia azioni legali contro quotidiani che esercitano il sacrosanto diritto di critica, rispetto ad un progetto politico di cui invece lo stesso ministro dovrebbe assumersi tutta la responsabilità?».

«Eppure – ha spiegato – la volontà di acuire ancor di più la sperequazione territoriale è cristallizzata in un atto normativo, dallo stesso ministro elaborato, con evidenti criticità, più volte sollevate anche da autorevoli esperti. Tanto da richiedere implicitamente l’intervento di Mattarella nel discorso di fine anno. Come ricordato dal capo dello Stato, le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del Paese, creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza».

«Il criterio della spesa storica – ha rimarcato Baldino – è iniquo e foriero di allargare ancora di più le diseguaglianze tra regioni. Quindi, di spaccare ulteriormente un Paese che viaggia già a due velocità. Si prendano come esempio alcuni dati relativi alle differenze tra Reggio Emilia e Reggio Calabria, due città vicine come numero di abitanti: per l’istruzione Reggio Emilia spende 28 milioni di euro, Reggio Calabria 9; per i servizi sanitari Reggio Emilia spende 40 milioni di euro, Reggio Calabria 17; per le infrastrutture Reggio Emilia 54 milioni di euro, Reggio Calabria 8 milioni».

«I Lep, che si promette di determinare, senza lo stanziamento dei fondi sono e restano lettera morta – ha concluso Baldino –. II disegno autonomista della lega in tal senso, come rilevato dalla stampa e dalla società civile, offre nessuna garanzia. Tutto si rimanda ad un’eventuale legge di bilancio. L’ultima della quale ci ha insegnato che questo governo è pronto a penalizzare i più deboli in nome dei più forti». (rp)

Autonomia, Tavernise (M5S): No a riforma che mette a rischio l’unità nazionale

Il consigliere regionale e capogruppo del M5SDavide Tavernise, ha ribadito il suo no all’autonomia differenziata, «una riforma che mette a rischio l’unità nazionale».

«Invece di creare le basi – ha spiegato – per un progetto che poggia sui livelli essenziali delle prestazioni e dei servizi e sul fondo perequativo – grande assente nel suo progetto di riforma – Calderoli punta a spaccare l’Italia in regioni ricche e povere, basando la sua autonomia differenziata su due principi molto pericolosi: spesa storica e trattativa “privata” della singola regione con il ministro “amico”, esautorando il Parlamento».

«I cosiddetti Lep, infatti – ha proseguito – devono essere garantiti in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. Questo perché riguardano diritti civili e sociali da tutelare per tutti i cittadini. E invece già il termine “differenziata” sottintende che a qualcuno andrà di più e a qualcun altro di meno. Definire i Lep, con il costo dei servizi uguali per tutti, significherebbe lasciare poche risorse in cassa – e probabilmente è proprio questo il motivo per cui non sono stati calcolati finora – e come potrebbero bastare 12 mesi quando non si è riusciti a farlo in 12 anni? Il dubbio è che si finga di volerli definire, quindi, e alla scadenza dell’anno considerare solo il criterio della spesa storica nella distribuzione delle risorse, aumentando i divari e le diseguaglianze dal trasporto pubblico ai servizi sociali, dagli asili nido alla polizia locale, dai beni culturali all’ambiente, su ben 23 materie».

«Desta molta preoccupazione, ad ogni modo – ha detto ancora – il tentativo di regionalizzare la scuola o la sanità, quando già il Servizio Sanitario è nazionale solo sulla carta perché ci sono regioni come la Calabria in cui il diritto alla salute non è tutelato e non è garantito come in altre».

«Bene hanno fatto, quindi, e a loro va il mio plauso, sindacati come la Cgil e la Uil – ha concluso – a non partecipare all’incontro con il fautore di un progetto così scellerato, come lo ha definito anche il presidente Conte. Ma scellerato appare anche il blitz del ministro in Calabria, dove è venuto a trovare consensi ad una riforma che penalizzerebbe per prima proprio questa regione. Diciamo quindi no ad una riforma che mette a rischio l’unità nazionale, aumenta le disuguaglianze e va contro i dettami della nostra costituzione». (rrc)

Il presidente Occhiuto: Autonomia, il Sud sappia cogliere sfida senza farsi fregare

Il Sud sappia cogliere la sfida dell’autonomia differenziata senza farsi fregare. È quanto ha dichiarato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in una intervista a La Stampa.

«Calderoli – ha spiegato – si è occupato in passato del federalismo fiscale, sa bene che i problemi possono trovare una soluzione solo con un percorso condiviso. È necessario spiegare, soprattutto al Sud, cosa significa autonomia differenziata, cosa vuol dire attuare gli articoli 117 e 119 della Costituzione, garantendo diritti sociali e civili con uniformità su tutto il territorio nazionale».

Quindi per Occhiuto «sì all’autonomia differenziata, ma a patto che siano garantiti anche gli obblighi previsti dalla Costituzione – ha ribadito –. Quindi si deve fare insieme ai Lep e alla perequazione. Negli ultimi due decenni si è consolidato il criterio della spesa storica per i Lep e nessuno si è mai impegnato per superarlo, come per la perequazione, mentre negli ultimi mesi se ne sta parlando come mai negli ultimi vent’anni. Mi sembra un dato positivo».

«Assumere una posizione di preconcetta contrarietà – ha proseguito – senza discutere non ha prodotto alcunché. Dobbiamo cogliere la sfida ma imporre innanzitutto i diritti dei cittadini. Spesso chi governava al Sud aveva un approccio difensivo o rivendicativo, e cosa ha prodotto? Solo sperequazione. Io vorrei dimostrare che c’è un Sud che sa cogliere la sfida senza farsi fregare, cercando di ottenere il meglio dall’autonomia differenziata».

«Chi gioca di rimessa senza proporre alternative finisce male – ha detto ancora – In passato non solo non hanno raccolto la sfida, ma si sono sempre fatti fregare. Io ho grande fiducia nell’intelligenza di Calderoli».

E, in merito alla riforma che dovrebbe arrivare entro gennaio, come dice il ministro Calderoli, Occhiuto ha ricordato che «lui vuole partire con la sua proposta di legge del 29 dicembre, una cosa buona. Vorrebbe un accordo nel governo entro gennaio su quel testo, per poi inviarlo al Parlamento. Una delle polemiche era il coinvolgimento del Parlamento, se ha deciso di procedere con una proposta di attuazione della Costituzione vuol dire che il Parlamento sarà protagonista. È un cronoprogramma ambizioso, il compito assegnato a Calderoli è molto difficile, ma se c’è uno che può occuparsene è lui».

Un passaggio, poi, sulla posizione di Forza Italia: «Non c’è unanimità – ha spiegato Occhiuto – il governatore del Piemonte Cirio è uno dei più attivi sull’autonomia. Non c’è un’unica posizione, ma è prevalente l’atteggiamento di chi dice che l’autonomia va realizzata solo insieme a Lep e perequazione. Non dimentichiamo che Forza Italia ha quattro governatori al Sud, qui c’è la sua cassaforte elettorale: in Calabria abbiamo avuto il 16% alle elezioni politiche, il doppio del dato nazionale, quindi le preoccupazioni delle regioni del Sud sono tenute in grande considerazione». (rrm)

Il PD Calabria: Inaccettabile che Calderoli venga a fare spot su autonomia in Calabria

Il Pd Calabria ha preso posizione dopo visita alla Cittadella del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, che ha incontrato il presidente della Giunta, Roberto Occhiuto, per discutere del progetto di autonomia differenziata.

«Il ministro Roberto Calderoli – ha sottolineato il PD – viene in Calabria a fare propaganda al suo progetto di autonomia differenziata che vuole affossare il Sud. Imbarazzante che il presidente Roberto Occhiuto glielo consenta offrendogli la location per lo spot e arrivando addirittura ad ipotizzare potenzialità di sviluppo da un decreto che presenta profili di incostituzionalità, è iniquo, ingiusto e ha già trovato la ferma opposizione delle altre Regioni meridionali».

«Le sedi per la discussione di questo progetto di legge contro il quale il Pd, a tutti i livelli, si opporrà con ogni forza e con ogni strumento – prosegue la nota del Pd Calabria  – sono  altre ed è intollerabile che il governo regionale consenta al ministro di un governo amico di fare propaganda su un tema così importante. Il decreto sull’autonomia differenziata è stato già ampiamente criticato dalla Conferenza Stato-Regioni e ha ricevuto una bocciatura sonora da parte dei sindacati, né poteva essere diversamente».

«Legare gli stanziamenti alle Regioni al criterio della spesa storica – viene evidenziato – vuol dire relegare le Regioni meridionali, compresa la Calabria, ad una situazione cronica di sottosviluppo e fare in modo che si allarghino le differenze con le Regioni più ricche del Nord, con il risultato di spaccare in due e in maniera definitiva il Paese. Su un tema così nevralgico per il futuro del Paese non si può procedere a colpi di slogan, né tantomeno con forzature e strappi e senza nessun tipo di concertazione».

«Ad esempio – dicono i dem calabresi – con la legge finanziaria appena approvata, pessima e che si è completamente dimenticata del Mezzogiorno, è stata delegata a un’apposita Commissione la definizione dei Lep sottraendo il governo al confronto con la Conferenza Stato-Regioni e con il Parlamento. Chiaro segno di una decisa e immotivata  accelerazione per arrivare a marce forzate all’autonomia che pretendono la Lega e la destra».

«Questo ddl – conclude il Pd Calabria – non può passare e troverà la ferma opposizione del partito democratico, a tutti i livelli, che farà di tutto per bloccare una norma che di fatto vuol fare arrivare in modo subdolo a quella secessione che è un vecchio pallino della Lega fin dalla sua fondazione». (rrc)

L’OPINIONE / Tonino Russo: Prima di autonomia stabilire i Lep e recuperare ciò che è dovuto al Sud

di TONINO RUSSO – Nell’incontro alla Regione sul tema dell’autonomia differenziata con il Presidente della Giunta, Roberto Occhiuto, e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli,  ho ripercorso i passaggi che, dalla legge 42 del 2009, ci hanno portato fino ad oggi. Si sarebbe dovuto realizzare un federalismo efficiente e solidale, rispettoso della Costituzione, superando il criterio della spesa storica, sulla base di LEP, livelli essenziali delle prestazioni, validi per tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale e finanziati in riferimento alla previsione del fabbisogno standard.

Ciò non è mai avvenuto: né per i Lep, né per il Fondo di Solidarietà che avrebbe dovuto sostenere i comuni in difficoltà. Un esempio, considerando due comuni italiani con lo stesso numero di abitanti, Reggio Emilia, 171.000, e Reggio Calabria, 180,000. I dati sono sorprendenti: per l’istruzione, RE spende 28milioni, RC  9. Cultura, RE 21milioni, RC 4. Infrastrutture: RE 54milioni, RC 8milioni. Servizi sanitari: RE 40milioni, RC 17. A RE abbiamo 60 asili nido, a RC 3. Un altro esempio, fresco di stampa. Il Sindaco di Domanico, in provincia di Cosenza, fa un raffronto con Cazzago Brabbia (VA). Spesa per l’istruzione: Domanico, 936 abitanti, euro 21,81 pro capite; Cazzago Brabbia, 815 abitanti, euro 94,12 pro capite. Spesa per viabilità e territorio: Domanico, superficie 23,66 kmq, euro 107,07 pro capite; Cazzago Brabbia, superficie 4,00 kmq, euro 193,01 pro capite.

Insomma, non aver applicato i Lep ha significato impedire anche ad amministrazioni virtuose di offrire servizi ai propri cittadini, più istruzione e cultura, assistenza ai più deboli, di creare lavoro. E quanto è stato sottratto finora al Sud? Quante cose si sarebbero potute fare? Quanti ospedali? Quante scuole? Quante strade, autostrade, porti e aeroporti? Alcune stime parlano di 61miliardi all’anno sottratti al Mezzogiorno, corrispondenti, tanto per dare un’idea, a 600 nuovi ospedali all’anno o a 4.000 km di autostrade o 300 grandi aeroporti e così via.

Dunque, se vogliamo parlare di autonomie, non possiamo dimenticare ciò che venne fatto, a partire dalla Bicamerale del 1997, con la modifica del titolo V della Costituzione ratificato nel 2001 e con il referendum confermativo. Alla luce di quell’esperienza negativa, non possiamo ora permetterci una riforma superficiale. Ci ritroviamo, infatti, ad affrontare un dibattito Nord-Sud che non dovrebbe esistere. Perché non può esistere autonomia se non si stabiliscono Lep e fondo di perequazione. Se si realizzerà il passaggio dal criterio della spesa storica a quello dei fabbisogni standard, questi ultimi dovranno essere calcolati con attenzione, prendendo a riferimento i livelli essenziali delle prestazioni uguali per tutto il Paese.

Solo su queste basi per la Cisl, nella chiarezza della posizione espressa dal Segretario generale Luigi Sbarra, è possibile considerare come un’opportunità il tema dell’autonomia differenziata. Nell’incontro con il Presidente Occhiuto e il Ministro Calderoli ho ribadito che l’iter legislativo in materia deve svolgersi in modo lineare e partecipato in Parlamento e in un clima di concertazione con le parti sociali, tornando allo spirito del Piano per il Sud presentato a Gioia Tauro nel 2020, che mirava anche a recuperare i ritardi accumulati nella spesa per la crescita del Mezzogiorno.

Ho anche sottolineato che non ci spaventa il regionalismo. La Calabria vanta un patrimonio boschivo superiore a quello della Germania e 800 km di coste, produce energia rinnovabile più di quanto ne consumi, è ricca di risorse idriche, ha un’imprenditoria significativa nel campo agroalimentare. Non andiamo da nessuno con il cappello in mano. Stabiliti i LEP e recuperato ciò che al Sud è dovuto  sapremo crescere e guardare al futuro per il bene non solo della nostra regione, ma di tutto il Paese. (rcz)

Sposato (Cgil): Proposta del ministro Calderoli su autonomia divide il Paese

Angelo Sposato, segretario generale di Cgil Calabria, ha evidenziato come «la proposta di Autonomia differenziata, così come è stata posta dal Governo, estraendola dal dibattito parlamentare, divide ancora di più il Paese, aumentando le disuguaglianze».

«L’enfasi con cui è stata annunciata la presenza del ministro Calderoli in Calabria – ha detto all’Ansa – quasi alla pari di un Capo di Stato, ci sembra esagerata e imbarazzante per tutto il Sud».

«Il Mezzogiorno – ha aggiunto Sposato – ha necessità piuttosto di investimenti, di lavoro di qualità, di infrastrutture prioritarie e di risorse per istruzione e sanità. Temi che continueremo ad affrontare nell’ambito della “vertenza Calabria”, che è prioritaria per la nostra organizzazione. Auspichiamo che anche per il ministro Calderoli ed il suo partito la “vertenza Calabria” rientri tra le priorità. Contrasteremo in ogni forma, comunque, i tentativi di introdurre norme che aumentino i divari nel Paese e spingano il Mezzogiorno ancora di più a sud». «Chiediamo piuttosto al ministro Calderoli – dice ancora Sposato – di impegnarsi per recuperare le risorse che mancano per dare continuità ai lavori nella forestazione e nell’ambiente. Risorse che sono sufficienti fino a marzo. In ogni caso, l’anno in Calabria poteva cominciare con un auspicio diverso». (rcz)

Autonomia differenziata, Russo (Cisl): Prioritario definire livelli essenziali delle prestazioni

Tonino Russo, segretario generale di Cisl Calabria, è intervenuto in merito all’autonomia differenziata, ribadendo che «è prioritario definire i livelli essenziali delle prestazioni, dalla sanità agli altri servizi, che devono essere uguali per tutti».

Questo perché «nella Repubblica, una e indivisibile, non ci siano territori di “serie a” e di “serie b” e i diritti sociali siano garantiti a ciascun cittadino, dovunque egli viva. Così come chiediamo un’equa distribuzione delle risorse per tutte le aree del Paese, favorendo processi di crescita e di sviluppo».

«Solo su queste basi per la Cisl è possibile considerare come opportunità il tema dell’autonomia differenziata. Nell’incontro del 2 gennaio – ha concluso Russo – ribadiremo anche che l’iter legislativo in materia deve svolgersi in modo lineare e partecipato in Parlamento e in un clima di concertazione con le parti sociali». (rcz)

L’OPINIONE / Santo Biondo: La Calabria sia unita e fermi il progetto dell’autonomia differenziata

di SANTO BIONDO  – Il ministro Calderoli dopo molti anni di suo impegno politico sul piano nazionale, per la prima volta in veste istituzionale in Calabria, ma solo per portare in dote ai calabresi il frutto amaro di una secessione forzata. Una riforma calata, senza un ampio contraddittorio, in una manovra di bilancio che dimentica il Mezzogiorno.

Noi contro l’articolo 143 della legge di bilancio, in queste ultime ore approvata anche dal Senato, ci siamo mobilitati, siamo scesi in piazza per protestare, abbiamo chiesto l’impegno di una deputazione calabrese che, per la maggior parte, ci è apparsa distratta se non addirittura schiacciata sotto i diktat di una parte politica al governo della nazione.

Quello che si nasconde dietro al testo di una norma, sul quale non si è aperto un contraddittorio concreto, è la voglia di un partito politico di ottenere quello che non è riuscito ad ottenere in oltre venti anni di Parlamento: riscrivere la Costituzione in senso secessionista trascurando completamente il confronto democratico in Parlamento.

Proprio questo organo, la massima espressione democratica del nostro Paese, verrà esautorato di ogni sua competenza quando la norma verrà approvata e le competenze sulla materia verranno affidate ad un commissario, un organo monocratico che, senza contraddittorio, deciderà in splendida solitudine i destini dei cittadini meridionali. Si tratta, lo diciamo senza peli sulla lingua, di una mossa iniqua, ingiusta, incomprensibile e anti costituzionale.

Chi ha deciso di compiere un blitz contro la Costituzione lo ha fatto convinto che la nostra Carta, giovane nonostante i suoi 75 anni di vita, poteva giocare contro le regioni più ricche del Nord e favorire la voglia di riscatto del Sud della penisola. Le norme costituzionali, che stabiliscono la perequazione delle risorse fra le regioni più ricche e quelle più povere della nazione, non potevano essere sopportate ancora a lungo.

I principi solidaristici, sui quali da sempre si poggia la nostra Repubblica, dovevano essere cambiate e non si potevano attendere i tempi biblici della democrazia e per questo, spinti da un desiderio compulsivo di cambiare in corsa, da una sorta d’ansia da prestazione, è stata inserita una norma, racchiusa nell’articolo 143 della manovra di bilancio, contro la quale non si è mossa l’indignazione dei rappresentanti parlamentari di quelle terre che vedranno sacrificate le proprie speranze di crescita e ripartenza.

I frutti nefasti di questo strappo democratico li vedremo fra poco tempo, quando i ritardi delle nostre regioni verranno cristallizzati per legge da un organo monocratico che nascerà da un colpo di mano anti democratico e secessionista.

La Calabria, ultima fra le regioni del Mezzogiorno, davanti al rischio rappresentato da questa modifica normativa, deve essere in grado di mettere in campo un’alleanza che sia in grado di contrapporsi e fermare il progetto anti meridionalista portato avanti dal ministro Calderoli. (sb)

Le proposte di Italia del Meridione per Calderoli sull’Autonomia differenziata

di GIANFRANCO SEGRETI BRUNI – A prescindere dai colori politici fa sempre piacere quando un governo si interfaccia con i territori, cercando di costruire percorsi di riforma condivisi. D’altronde, la collaborazione istituzionale continuiamo a pensare sia l’unica strada percorribile per la risoluzione della complessità dei problemi. È su questa scia che accogliamo favorevolmente la venuta in Calabria del Ministro Calderoli, prescindendo da ciò che politicamente egli rappresenta e nella speranza che il nostro contributo al dibattito sull’autonomia differenziata, proposta nel DDL proprio a firma Calderoli, trovi ascolto e alimenti un propositivo momento di riflessione e di confronto.

Fin da subito l’Italia del Meridione ha teorizzato, raccogliendo le firme nelle piazze del Sud, un rinvio di questa autonomia differenziata per dare priorità a tre questioni imprescindibili e sulle quali vorremmo conoscere l’opinione del Ministro:

1) ritiene giusto, come viene già tracciato dalla Costituzione, definire il calcolo ed il finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni?

2) È favorevole al superamento della Spesa Storica, per attuare un’equa redistribuzione di risorse per gli Enti Locali? Da Sindaco di un piccolo Comune come Domanico, vorrei brevemente confrontare dei dati sull’Ente amministrato dal sottoscritto e sul Comune di Cazzago Brabbia, il Comune di residenza del Ministro Giorgetti. I livelli di spesa per l’istruzione nel Comune di Domanico, 936 abitanti, sono di 21,81 euro pro capite; mentre per il Comune di Cazzago Brabbia, 815 abitanti, 94,12 euro pro capite. I livelli di spesa per viabilità e territorio nel Comune di Domanico, superficie kmq 23,66, sono di 107,07 euro pro capite; mentre nel Comune di Cazzago Brabbia, superficie kmq 4,00, sono di 193,01 euro pro capite.

3) Sulla base di ciò, quali azioni intende intraprendere per la ridefinizione del fondo perequativo per i Comuni?

Su questi temi, con spirito civico e di servizio alla Calabria, Italia del Meridione è aperta al dialogo, nella convinzione che una buona azione di governo passi dal confronto tra forze sane, esclusivamente nell’interesse generale. È necessario ribadire attraverso un confronto diretto con il Governo l’importanza delle autonomie locali, in un contesto storico molto difficile e che richiederebbe prima un riequilibrio degli assetti istituzionali, per far sì che anche gli Enti Locali del Sud possano tornare a dare risposte concrete ai fabbisogni territoriali. La Calabria e il Sud necessitano prioritariamente di un aiuto verso i primi presidi di democrazia, quali sono appunto i Comuni, di investimenti per creare ed ammodernare le infrastrutture, di aiutare le imprese e quindi il lavoro buono e di rafforzare il ruolo della sanità e dell’istruzione.

Ristabilite, dunque, le priorità reali, in primis per l’unità vera del Paese, saremo pronti a confrontarci anche su altro.

Lieti, quindi, d’incontrare il Presidente Occhiuto e il Ministro Calderoli, per dare contezza di quanto esposto e nella consapevolezza che solo in un confronto aperto e diretto è possibile muoversi nella stessa direzione, con una nuova visione di sviluppo sostenibile dei territori tutti dell’intero Paese.

(Sindaco di Domanico, Direzione provinciale IdM Cosenza)