L’OPINIONE / Marta Petrusewicz: Autonomia attacco razzista alla Costituzione e all’unità del Paese

di MARTA PETRUSEWICZ – Nel Recovery Plan, l’Unione Europea aveva destinato all’Italia 110 miliardi di euro in più rispetto ad altri paesi membri, con lo scopo esplicito di colmare i divari particolarmente accentuati in Italia, ovvero: il divario Nord/Sud, l’occupazione femminile e la disoccupazione giovanile. Questo si sarebbe dovuto tradurre nella distribuzione dei fondi Pnrr con il 60-70% destinati al Sud, diventati poi il 40%, nell’interpretazione dell’allora ministra per la coesione territoriale, Mara Carfagna, la quale comunque si era spesa per il principio di perequazione.

La proposta dell’Autonomia Differenziata nasce in contemporanea con il dibattito sulla ripartizione dei fondi del Pnrr. In sostanza, le tre regioni promotrici – Lombardia, Veneto e Emilia Romagna (due leghiste e una PD) – chiedono di poter disporre per se stesse di tutto il gettito fiscale prodotto sul territorio. È quella proposta che Gianfranco Viesti descrisse, giustamente, in termini della “secessione dei ricchi.

Con l’avvento del governo Meloni, e il leghista doc Roberto Calderoli alla guida del Ministero rinominato “per gli affari regionali e le autonomie”, la proposta della riforma sulle autonomie differenziate è tornata prepotentemente. Da qui l’azione risoluta della rete dei sindaci del Sud e il nostro nuovo appello, questa volta non al governo ostile, ma al capo dello Stato, in quanto garante del rispetto della Carta costituzionale. Il diritto alle cure, istruzione e infrastrutture uguali è, infatti, garantito dalla Costituzione e l’articolo 3 affida esplicitamente allo Stato il dovere di rimuovere gli ostacoli che impediscono l’uguaglianza dei cittadini.

E sono proprio queste tre aree – sanità, istruzione e infrastrutture – dove l’autonomia differenziata arrecherebbe dei danni irreparabili nelle regioni meridionali.  La Lombardia da sola produce il 22% del Pil nazionale, ovvero quanto l’intero meridione, insieme a Veneto e Emilia-Romagna si arriva al 40%. L’Italia è il caso estremo, ma non l’unico in Europa. Tuttavia, in Germania, in Spagna, nel Regno Unito e in altri paesi europei la ripartizione del gettito fiscale obbedisce a dei criteri di perequazione a livello nazionale, ovvero uguali diritti per i cittadini a prescindere dalla regione di appartenenza e da quanto gettito fiscale si produca.

Se il Parlamento dovesse approvare il progetto di Autonomia Differenziata, i trasferimenti pubblici verso il Mezzogiorno calerebbero in maniera drammatica, aumentando notevolmente le distanze che l’Europa ci chiede di ridurre, su indicatori quali la mortalità infantile, la diversa aspettativa di vita (minore di 3,7 per un bambino di Caltanissetta rispetto a un coetaneo di Firenze), il ricorso a cure mediche fuori regione, il tasso di disoccupazione, l’emigrazione intellettuale, la dotazione infrastrutturale, l’occupazione femminile, la qualità del sistema scolastico e universitario.

Il progetto dell’Autonomia Differenziata sta minacciando seriamente l’unità nazionale, sostituendo l’egoismo regionale alla coesione nazionale ritenuta sacrosanta da centosettant’anni. Esso crea presupposti per risentimenti che possono facilmente sfociare in rivolte, anche sanguinose. Il discorso dell’autonomia differenziata non è solo glorificazione dell’egoismo ma è esplicitamente razzista. I termini del “merito” e “operosità” riportano al dibattito ottocentesco su deserving poor:: i poveri non sono meritevoli perché non sono operosi, altrimenti, non sarebbero poveri. Ritornano a galla tutti gli stereotipi sui meridionali: clientelari, familisti, incapaci, inefficienti, aspiranti solo all’assistenzialismo, con le amministrazioni municipali e regionali incapaci, sprecone e sempre colluse con le mafie.

La Rete di sindaci “Recovery Sud”, per la prima volta nella storia d’Italia, richiamando il movimento municipale degli anni ‘90 noto come la “primavera dei sindaci”, sta riunendo amministratori del Mezzogiorno decisi a promuovere un’azione congiunta per il superamento degli storici divari, affermando il valore della coesione nazionale e proponendo soluzioni a partire da un confronto fondato su un’analisi più puntuale dei bisogni dei nostri territori. (mp)

[Marta Petrusewicz è assessore del Comune di Rende]

L’europarlamentare Ferrara (M5S): Autonomia proposta scellerata che aumenta divario Nord-Sud

«Una proposta scellerata e che contribuisce ad aumentare il divario fra Nord e Sud Italia considerato il fatto che questa proposta di legge si basa sul criterio della spesa storica». È così che l’eurodeputata del M5SLaura Ferrara, ha definito l’autonomia differenziata.

«Ciò vuol dire – ha ricordato Ferrara – che in Calabria continueremo ad avere ospedali fatiscenti, acquedotti colabrodo, trasporti obsoleti e inefficienti, scuole sovraffollate sprovviste di mense e di qualsiasi altro servizio che nelle scuole del nord già oggi costituisce la normalità. Alla Lega, così come a tutto il centrodestra – in particolare ai suoi rappresentanti che governano i territori del Sud – andrebbe ricordato che la coesione territoriale è principio cardine delle politiche europee».

«Anche e soprattutto per questo gran parte delle risorse del Next Generation Eu e dei fondi europei in generale – ha spiegato Ferrara – sono destinati a colmare il divario fra regioni meno sviluppate e più sviluppate. In Italia la maggioranza vorrebbe invertire la marcia, continuare a far crescere le regioni settentrionali già avvantaggiate dalla posizione geografica e relegare ai margini quelle del Sud».

«Se si vuole perseguire la strada dell’autonomia – ha proseguito – si faccia con buon senso, senza minare l’unità nazionale creando un’Italia di serie A e una di serie B. Bisogna definire i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Consapevoli che non si parte tutti dalle stesse condizioni (socio-sanitarie, economiche e infrastrutturali), bisogna appianare le disuguaglianze ancora molto marcate e che penalizzano l’intero Paese».

«Non esistono italiani del nord e del sud – ha concluso Ferrara – siamo un unico popolo e la politica deve ragionare in termini di solidarietà e uguaglianza e non portare avanti riforme divisive e penalizzanti». (rrm)

Autonomia, il sindaco di Catanzaro Fiorita: Quello di Calderoli è un disegno cinico e perverso

«Quello di Roberto Calderoli e del suo ddl sull’autonomia è un “disegno cinico”», ha dichiarato il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, in una intervista a La Repubblica.

«Si tratta di un disegno cinico – ha spiegato – perfettamente preparato a tavolino: spostare ingenti risorse economiche dal Sud al Nord del Paese. Dal suo punto di vista, non è per nulla sbagliato. Lui punta ad un Paese con un’area molto forte economicamente e socialmente, in grado di competere con i territori europei più sviluppati, e un’area più debole che possa assorbire una parte dei consumi, ma senza rivendicare pari diritti. Un disegno perverso che spacca l’unità del Paese e introduce inaccettabili sperequazioni in settori centrali come l’istruzione e la sanità».

Il primo cittadino si trova d’accordo nella definizione “secessione dei ricchi” fatta da diversi commentatori, in quanto «i meccanismi introdotti dal ministro Calderoli per realizzare l’autonomia differenziata avvantaggiano clamorosamente le Regioni più ricche dove la spesa storica per garantire i servizi è nettamente maggiore. E poi torna la vecchia storia del cosiddetto residuo fiscale, tanto caro ai leghisti, che punta a lasciare nelle Regioni del Nord la gran parte delle tasse versate dai propri cittadini. Ma così non solo non si risolve il gap tra Nord e Sud, ma addirittura si eternizza questo divario».

Per Fiorita, «il regionalismo italiano, che ormai ha superato i 50 anni, ha bisogno di essere rinfrescato. Le Regioni hanno bisogno di una maggiore autonomia che consenta una leale concorrenzialità tra i territori, senza però toccare i servizi essenziali e vitali per i cittadini, non importa se di Pordenone o di Catanzaro. Se Calderoli la smette di mettere in discussione istruzione, sanità e infrastrutture, allora si può pensare ad un rafforzamento delle autonomie regionali. In questo caso, il Sud dovrebbe accettare la sfida e competere in termini di qualità ed efficienza con le regioni del Nord».

Per Fiorita, «ci sono diverse sensibilità nel centrodestra» sul tema dell’autonomia: «Difficile che un partito nazionale come Fratelli d’Italia possa rischiare di perdere il suo consenso al sud per fare un piacere a Salvini e Calderoli. Certo, c’è in ballo anche il modello presidenziale così caro alla premier Meloni che ha bisogno del sostegno leghista. Forza Italia prende i suoi residui consensi al Sud e capisco in tal senso l’appello alla prudenza del governatore calabrese Roberto Occhiuto. In definitiva, non vedo spaccature insanabili perché il potere è uno straordinario collante. Si metteranno d’accordo su modifiche all’impianto Calderoli, ma senza stravolgerlo. Tocca a noi contrastarlo».

«L’opposizione comune al disegno Calderoli è una cosa buona, ma non basta – ha evidenziato –. Anche se siamo quasi fuori tempo massimo, Pd e 5 Stelle trovino nelle prossime un’intesa su Lombardia e Lazio, altrimenti regaleranno le due più popoloso regioni italiane ad un centrodestra che si sta dimostrando non all’altezza del governo dell’Italia». (rrm)

CALDEROLI HA PERSO LA SUA BATTAGLIA
MA ATTENTI ALLE INSIDIE DELL’AUTONOMIA

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – «Non ho mai inteso dividere il Paese, né favorire Regioni che già viaggiano a velocità diversa rispetto alle aree più deboli dell’Italia, il mio auspicio è che tutti aumentino la velocità: il Nord che con l’autonomia può accelerare e un Sud che finalmente si avvicini alla velocità del Nord. In questo modo cresce tutto il Paese».  Queste ultime dichiarazioni di Calderoli ovviamente non possono che essere condivise. E come dire che vogliamo bene alla mamma, o che auspichiamo la pace nel mondo. Chi non è d’accordo che il Sud si avvicini alla velocità del Nord? E chi non è d’accordo sull’affermazione che in tal  modo cresce tutto il Paese?

È la prima parte che è contestabile, quella in cui dice che non non ha mai inteso dividere il il Paese. Magari non è stata la Sua intenzione, ma il  decreto sull’autonomia differenziata, poi retrocesso a bozza, ma ripresentato più o meno uguale al Governo non va nella direzione auspicata.

Non è vero che  non favorisce le Regioni che già viaggiano a velocità diversa rispetto alle aree più deboli dell’Italia. Perché statuisce che le risorse vengano distribuite in base alla spesa storica, il che vuol dire che, a parità di popolazione tra Reggio Emilia e Reggio Calabria, anzi con Reggio Calabria un po’ più popolata, rimarrà la differenza, per cui alla prima verranno date risorse per gestire 60 asili nido e alla seconda per gestirne tre.

In realtà Calderoli la sua battaglia l’ha già persa, perché un’operazione come quella che voleva attuare era possibile solo se fosse stata fatta velocissimamente e nel silenzio dei media, bypassando il Parlamento.

Per fortuna l’operazione di stoppaggio è riuscita grazie alla grande mobilitazione di molti intellettuali meridionali, del Quotidiano del Sud, di alcuni attenti giornalisti, che hanno aperto gli occhi a Presidenti di Regioni e a Sindaci, facendo capire quale posta é in gioco con l’autonomia differenziata.

Non ha potuto ripetere l’operazione  del federalismo fiscale del 2009, quando si decise di attribuire le risorse  per sanità, scuola e trasporto pubblico locale in base alla spesa storica. Quella volta non vi fu la mobilitazione di adesso e, grazie anche al contributo “scellerato” del PD, si cominciò quel viaggio che ci ha portato a una perdita per il Sud di 60 miliardi l’anno.

Anzi come disse all’audizione in Commissione Finanze l’allora ministro per gli affari regionali Francesco Boccia erano allora 61,2 miliardi.

L’insistenza di Veneto e Lombardia, ma anche di Emilia-Romagna con l’aggiunta recente della Toscana, per l’autonomia differenziata è dovuta ad un motivo di sopravvivenza.

Finora l’attribuzione delle risorse sulla base della spesa storica è stata assolutamente anticostituzionale, e come affermava recentemente il direttore del Quotidiano del Sud / L’Altravoce dell’Italia Roberto Napoletano in un suo editoriale: «Si ritiene di poter fare strame dei diritti di cittadinanza  di 20 milioni di persone nonostante i solenni, ripetuti richiami del capo dello Stato, Sergio Mattarella».

Ma da quando la situazione è diventata più chiara la partita è diventata pericolosa per il Nord, perché il rischio di avvicinarsi all’idea di attuare una spesa pro capite analoga per tutte le parti del Paese, così come prescrive la Costituzione, metterebbe in crisi le realtà settentrionali che hanno un welfare, una scuola, una sanità, una infrastrutturazione, basata sulla spesa storica.

La diminuzione di risorse per consentire uguali diritti di cittadinanza anche al Sud, in costanza di crescita con incrementi di zero virgola qualcosa porterebbe ad un rivolgimento difficilmente gestibile.

Perché puoi anche non dare alcuni servizi, sperando che non vi siano particolari rimostranze visto la che la gente è abituata a non averli, ma è complessissimo togliere a chi è stato abituato ad avere servizi sociali di buon livello senza sconvolgimenti popolari.

Per questo fare a meno  delle autonomie differenziate, che tengano le risorse prodotte da ciascuna realtà senza conferirne parte per le esigenze dello Stato nazionale, diventa estremamente complicato. Probabilmente l’autonomia così come è stata concepita, malgrado la forza e la determinazione di Calderoli,  non passerà perché prima si vorrà la determinazione dei Lep.

Ma fatta la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, che dovrebbero essere in realtà i livelli uniformi, passare alla seconda fase cioè quella dell’attuazione di essi non sarà semplice e richiederà una massa di risorse che il nostro Paese non ha disposizione.  

Ed allora quello che accadrà e che resteremo nell’incostituzionalità dei diversi diritti di cittadinanza. Quindi non passerà la legge sulle autonomie differenziate, magari saranno individuati i Lep, ma pensare che possano essere in tempi brevi attuati è cosa estremamente complicata, perché presuppone risorse che non sono disponibili.

Soprattutto per la spesa corrente, perché è possibile anche che con il Pnrr alcune infrastrutture relative alla scuola, alla sanità, alle strade autostrade, alle  ferrovie possano essere anche fatte,  ma che poi si abbiano risorse sufficienti per poter far andare avanti la macchina è cosa tutta da vedere.

Per questo il nostro Paese non può che puntare ad una crescita sostenuta del suo Pil, cosa che potrà ottenersi soltanto mettendo a regime il Mezzogiorno, attraendo investimenti dall’esterno dell’area, puntando alla piattaforma logistica naturale finora trascurata, avendo un piano per uno sviluppo turistico che faccia i conti con numeri consistenti.

In realtà quello che serve è che il Paese si concentri finalmente su questa parte, che abbia programmi, obiettivi, controlli dell’attuazione di questi, verifiche in itinere.

Cioè un progetto vero che venga tenuto in considerazione ogni qualvolta si prenda una decisione importante, evitando di andare in controtendenza rispetto ad un obiettivo come è accaduto con la Intel a Verona.

Se invece quando si tratta di raggiungere obiettivi strutturali,  come nel caso degli asili nido messi a bando, o quando si tratta di gestire leggi pur con obiettivi importanti,  come le Zes, si lascia che si trasformino in strumenti per raccogliere consenso per una politica estrattiva, allora è evidente che tutto rimarrà come è stato per decenni, e magari si darà la responsabilità del fallimento alle norme, che saranno cambiate con altre, ma che in realtà non sono state mai applicate. Ricominciando il rito da zero che porta all’eterno fallimento.

(pmb)

Ferrara (Unindustria): Occorre attrezzare la Calabria affinché diventi punto d’attrazione di investimenti

«Occorre attrezzare la Calabria affinché diventi punto d’attrazione di investimenti non soltanto locali, ma anche nazionali e internazionali». È quanto ha dichiarato il presidente di Unindustria CalabriaAldo Ferrara, all’Agi.

Ferrara, conversando con l’Agi, ha parlato di un anno «ad alto tasso di complessità», invitando a guardare alle opportunità che il nuovo anno già propone. Prima fra tutte la disponibilità di risorse ingenti che, fra Pnrr, Por e altre provvidenze, calcola, porteranno in dote alla regione oltre 10 miliardi di euro. Senza considerare alcune caselle da riempire, attrezzando le 14 Zes (Zone economiche speciali) di cui il territorio calabrese è dotato, a partire da quella, strategica non solo per la Calabria, di Gioia Tauro.

Zes, Por, infrastrutture, credito d’imposta, ha spiegato, «possono essere un bazooka per stimolare investimenti sul nostro territorio anche dall’estero».

Ma è necessario preparare il terreno, in primo luogo dotando il territorio delle infrastrutture necessarie. «Come Confindustria – ha proseguito Ferrara – abbiamo più volte posto al governo nazionale alcune priorità, dall’alta velocità ferroviaria, finanziata con il Pnrr solo per il tratto Battipaglia-Romagnano per un totale di 35 km circa, alla statale ionica. Riguardo alla prima – dice – non si ha notizia del finanziamento del tratto calabrese, indispensabile per ridurre i tempi di collegamento fra Reggio Calabria e Roma da 5 a 3 ore come avviene fra Milano e la capitale. Al riguardo, non si hanno notizie del progetto definitivo e dei tempi di realizzazione».

«Per quanto riguarda la statale 106 – ha detto – ci sono 3 miliardi di lire per l’adeguamento del tratto Catanzaro-Crotone, ma si tratta di soldi spalmati in 15 anni, per i quali la riduzione dei tempi dipenderà molto dalla velocità di implementazione dell’opera. A tale proposito occorrerà procedere, il più velocemente possibile, facendo della ionica un’infrastruttura adeguata alle esigenze della mobilità, sia a fini commerciali che turistici». Sulle Zes si sono compiuti concreti passi in avanti.

«Il nuovo commissario di governo, Giosy Romano, – ha ricordato – ha avviato, con Unindustria Calabria, i road show territoriali ed attivato uno sportello unico informatico al fine di semplificare le procedure per l’ottenimento degli atti autorizzativi all’avvio degli investimenti. Prima, infatti, erano necessari diversi passaggi con enti diversi e lungaggini burocratiche; adesso basta un’autorizzazione unica emessa dal Commissario che provvede alla convocazione della relativa Conferenza dei servizi. È tuttavia necessario che le 14 Zes siano riqualificate al fine di costituire un habitat naturale per ospitare nuovi investimenti produttivi».

«Le Zes – ha evidenziato Ferrara – costituiscono un valore strategico per il territorio ed un’opportunità decisiva per accelerarne lo sviluppo».

«Il futuro è incerto, non sappiamo – ha detto ancora il presidente degli industriali calabresi – se e quando in Ucraina si raggiungerà la pace. Le previsioni di crescita non sono positive, tuttavia, nonostante tutto, anche la Calabria ha registrato nel periodo scorso, segnali di resilienza e vitalità con un’incoraggiante crescita dell’export grazie alla capacità di alcune aziende d’eccellenza di commercializzare i loro prodotti oltre i confini italiani. Si possono attrarre capitali dall’estero facendo un vero e proprio scouting che punti su filiere ad alto valore aggiunto e sulle vocazioni del territorio, come l’agroalimentare».

«L’esperienza di alcune nostre aziende sullo scenario internazionale può incoraggiare investitori stranieri che hanno rapporti con esse. Del resto – ha sottolineato – grandi multinazionali come la Hitachi e la Baker Hughes, che producono, rispettivamente, treni e turbine a gas destinate a tutto il mondo, in Calabria già ci sono, aderiscono al sistema confindustriale calabrese, e sono la dimostrazione di come la nostra regione possa ospitare con successo investimenti di importanti multinazionali.

«Io – ha ribadito – sono convinto che il 2023 possa essere un anno decisivo grazie alle risorse che è possibile mettere a terra. Il governo ha già annunciato misure di semplificazione per il Pnrr e a breve sarà definito il Por nei dettagli. Si tratta di occasioni da cogliere».

«Il Sud – ha detto Ferrara – soffre dello stereotipo delle mafie, ma il problema non solo è nazionale, ma ciò non può essere un alibi per impedire un vigoroso piano di opere pubbliche ed investimenti produttivi. Noi chiediamo controlli rigorosi, affinché i finanziamenti pubblici non vadano ad aziende inquinate dalla criminalità che, peraltro, fanno concorrenza alle aziende sane».

«In Calabria c’è una società civile sana che vuole emergere – ha rimarcato – La soglia d’attenzione, soprattutto nelle stazioni appaltanti più piccole dove la criminalità entra più facilmente, deve essere molto alta». A tal fine, ha detto Ferrara, «è necessario potenziare gli strumenti di monitoraggio e controllo degli organi competenti. Noi abbiamo grande fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine».

Spazio, poi, all’autonomia differenziata: «Nessuna opposizione ideologica – ha detto – aspettiamo di leggerne il testo. Se il principio cardine è valorizzare le specificità territoriali e introdurre un riformismo competitivo che risponde a un progetto paese capace di ridurre i divari e favorisce la convergenza tra le regioni non abbiamo pregiudiziali».

«Certo, occorrono azioni concrete che rendano più efficienti i territori in maggiore difficoltà. Occorre – ha ribadito – garantire i Lep – sottolinea il presidente degli industriali calabresi – con una copertura finanziaria certa ed adeguata che salvaguardino regioni come la Calabria che soffrono di deficit storici e strutturali attraverso il fondo di perequazione».

«Non vogliamo innalzare muri – ha ricordato – ma chiediamo percorsi certi; non chiediamo mance, ma pari opportunità. Investimenti in infrastrutture moderne, apparati amministrativi adeguati, servizi e livelli di prestazione pari a quelli garantiti nelle regioni del Nord».

Per quanto riguarda i Lep (livelli essenziali di prestazione), Ferrara ha spiegato che individuarli «non esaurisce la questione, ma è necessario affrontare anche il tema della correlata copertura finanziaria che dovrà far riferimento ai fabbisogni standard e non già alla spesa storica. Ma, ripeto, di tutto questo – conclude – riparleremo quando si conoscerà il testo della riforma».  (rrm)

A Catanzaro il dibattito “Le Regioni e i Torti dell’Italia differenziata”

Giovedì 12 gennaio, a Catanzaro, alle 16.30, nella Sala del Consiglio Provinciale, è in programma l’incontro Le Regioni e i torti dell’Italia Differenziata, promosso da Italia del Meridione.

Un momento di confronto su uno dei temi più caldi della politica del nostro Paese e che sta tenendo banco ormai da diversi mesi, quello sull’autonomia differenziata e sulla proposta di legge che porta la firma del Ministro Calderoli. Il quale, all’indomani dell’elezioni politiche, ha inteso da subito dare un’accelerazione al percorso di riconoscimento in capo alle regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta.

Un appuntamento teso ad analizzare le conseguenze per il Mezzogiorno se dovesse passare la linea definita e descritta da molti come la “secessione dei ricchi” ma anche un dibattito aperto sulle questioni che riguardano il sud e su quei diritti negati che porterebbero al concreto rischio di perdita dei caratteri di universalità, garanzia dell’unità e indivisibilità della Repubblica. Una riforma, quella sull’autonomia differenzia, che porterebbe ad ampliare i divari tra il Sud e il resto del Paese e nei settori più strategici per lo sviluppo di un territorio, come sanità e istruzione.

Pertanto, come IdM riteniamo doveroso continuare, sulla scia dei diversi dibattiti già affrontati in altre province calabresi, continuare il percorso di sensibilizzazione e approfondimento sul tema attraverso le opinioni di sindaci, rappresentanti istituzionali e di categorie ed esperti della materia, esaminando anche gli aspetti dei limiti di legittimità costituzionale per comprendere se uguaglianza e differenziazione siano davvero due principi compatibili.

Un dibattito a più voci, dunque, alla presenza del giornalista del ‘Mattino’ e saggista, Marco Esposito. Ad introdurre i lavori Antonio di Virgilio, Direzione regionale IdM, a cui seguiranno i saluti del Sen. Nicodemo Filippelli, presidente onorario IdM, Emilio De Bartolo, Segretario regionale IdM, e di Leo Procopio, Segretario provinciale IdM Catanzaro e Serena Varano, commissario cittadino IdM Catanzaro.

A moderare i lavori Massimo Clausi di LaCnews24 che si confronterà con Andrea Lollo, Professore di Diritto Costituzionale Umg, Amedeo Mormile, Presidente della Provincia di Catanzaro, Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro, Paolo Mattia, Consigliere Provinciale di Catanzaro, Pietrantonio Cristofaro, sindaco di Girifalco, Pietro Falbo, Presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia e Francesco Napoli, Presidente Confapi Calabria. Le conclusioni saranno affidate a Orlandino Greco, fondatore di Italia del Meridione e vicesindaco di Castrolibero.

L’appuntamento sarà anche l’occasione per continuare la raccolta delle firme per una legge di iniziativa popolare di riforma degli articoli 116 e 117 della Costituzione e che vede IdM schierata in prima linea, con banchetti informativi allestiti in diverse piazze della regione. (rcz)

 

L’OPINIONE / Orlandino Greco: Autonomia e il ‘buon ritiro’ della Lega

di ORLANDINO GRECO – Quello dell’autonomia differenziata è un tentativo di golpe leghista teso a recuperare il terreno elettorale perduto. Un tentativo disperato, attese le ultime performance elettorali, che fa ripiegare il Carroccio sulle vecchie teorie concepite in riva al Pò, buttando giù la maschera del finto nuovo corso salviniano che ha mirato ad allargare i consensi al Sud e che oggi pur di non perdere i presidi Padani mette in discussione

L’Unità del Paese. Teorie desuete e, di fatto, secessioniste che allertano cittadini e sindacati, nel silenzio di larga parte delle forze politiche e della classe dirigente meridionale. L’assunto della proposta di legge del ministro Calderoli, infatti, è fallace per due ordini di ragione.

La prima è che secondo una certa visione leghista lo Stato redistribuirebbe più risorse al Sud e ciò frenerebbe lo sviluppo del Nord produttivo. La seconda è che ciò è talmente falso al punto che non solo il Nord ha smesso di crescere dai primi anni 2000, come descritto da molti indicatori economici, a causa del mancato sviluppo di tutto il territorio nazionale,  ma anche l’Agenzia per la coesione territoriale ha recentemente pubblicato un report nel quale viene esplicitato come nel 2023 continuino ad aumentare i divari tra nord e sud del Paese. Secondo l’Agenzia, infatti, la spesa pubblica procapite in Italia oscilla tra le 16mila e le 19mila euro tra Veneto, Lombardia e Piemonte, a fronte delle 13mila e 700 della Campania, le 14mila della Sicilia e le 15mila della Calabria.

Cifre, queste, destinate a politiche sociali, istruzione, sanità, infrastrutture, amministrazioni, gestione dell’acqua, beni culturali e ambiente. Servizi essenziali che rendono ben chiara la drammaticità dello scenario attuale, con un paese diviso in due, e che il Ddl Calderoli aggraverebbe ulteriormente.

Sacrale è la difesa del principio di autonomia per movimento politico come l’Italia del Meridione, ed è per questo che coscienti della situazione nella quale versano gli Enti Locali, e soprattutto i comuni, al Sud, crediamo fermamente che prima di ogni qualsivoglia riforma che vada a modificare gli attuali assetti istituzionali è imprescindibile ridurre i divari tra territori, calcolare e finanziare i Livelli Essenziali di Prestazioni, superare il distorto meccanismo della Spesa Storica e ridefinire il fondo perequativo per i comuni. Solo dopo aver sciolto questi nodi e quindi aver riequilibrato il rapporto popolazione-spesa pubblica e ristabilita l’equità e la perequazione potremo iniziare a parlare di unità vera del Paese e delle migliori forme possibili di decentramento. 

Noi siamo i figli di Pitagora, ingegnosi, laboriosi, cocciuti e proprio per questo non spaventati dalle sfide, men che meno quando queste arrivano dai figli di Alberto da Giussano, minacciose e divisive. Il Sud ha contribuito a sancire e a scrivere la storia dell’unità nazionale, la quale, senza il contributo di tutti, siamo consapevoli non potrà continuare ad essere tale. È in virtù di ciò continueremo a difendere la Costituzione perché convinti che, in fondo, siamo tutti figli di questo grande paese chiamato Italia. (og)

 

La maggioranza di Reggio chiede chiarezza sull’autonomia differenziata

Il centrosinistra reggino ha chiesto chiarezza sull’autonomia differenziata, oltre che sostegno «a tutte le componenti politiche calabresi presenti in Parlamento, in Consiglio Regionale, ai Sindaci, alle forze sindacali, alle associazioni di categoria ed ogni forza sana dal territorio, contro una norma che penalizza, pesantemente, il Sud e le aree più fragili del Paese».

«La nostra idea – hanno detto i componenti della maggioranza – è sempre ferma e ricalca in pieno quello che, da sempre, è un cavallo di battaglia del sindaco Giuseppe Falcomatà, portato avanti con convinzione anche in seno all’Anci e sposato dai massimi vertici dell’associazione dei Comuni. Questa autonomia differenziata è una legge contro i cittadini del Mezzogiorno e delle regioni storicamente più svantaggiate perché rispolvera il nefasto principio della “spesa storica” negando, di fatto, i Livelli essenziali delle prestazioni».

«È una riforma concepita per trasferire risorse statali solo ad una parte del Paese, penalizzando ed affossando tutto il resto. Sembra di assistere – prosegue la nota – ad una riedizione di un film già visto, con lo scippo dei fondi Fas serviti per finanziare le multe delle quote latte degli allevatori del Nord».

«Se Reggio Calabria, oggi, può contare sull’attivazione di diversi asili comunali – hanno aggiunto – è soltanto grazie alla capacità dell’amministrazione di intercettare altri finanziamenti che non fossero da ricollegare al bilancio dell’Ente o a flussi che lo Stato prevedeva per l’attivazione di quei servizi seguendo, appunto, il criterio della “spesa storica”. Questa riforma, quindi, non fissa i parametri sulle reali esigenze dei territori, ma sul principio che “se hai in atto un determinato servizio vuol dire che ne hai bisogno e lo finanzio; altrimenti, evidentemente, non ti serve”».
«Se Reggio Emilia ha ad esempio dieci asili nido comunali – hanno continuato – ne avrà sempre di più, se Reggio Calabria non ne ha nessuno, mai lo avrà. E’ una norma, quindi, che prevede un aumento indiscriminato delle risorse nei confronti del Nord e l’ennesimo schiaffo alle speranze di rinascita del Meridione. Un qualcosa che non possiamo accettare e che contrasteremo in ogni sede».
«Perché – è il ragionamento dei consiglieri – non è ammissibile avallare il principio secondo cui alcuni cittadini italiani hanno la possibilità di vedere garantiti i propri diritti fondamentali e altri continueranno a non averli, né ora né mai. Per questo, è necessario fare quadrato e frenare un obbrobrio normativo che, una volta approvato, diventerà irreversibile. La secessione che non si è riusciti a fare sotto il profilo geografico, adesso la si vuole compiere dal punto di vista della garanzia dei diritti».
«Rifiutiamo queste logiche e invitiamo tutti i parlamentari, i consiglieri regionali, i sindacati, le associazioni di categoria e tutti i rappresentanti istituzionali calabresi a fare altrettanto – hanno concluso –. Nei giorni scorsi già più di 120 sindaci hanno scritto al Presidente Mattarella per denunciare gli effetti distorsivi del disegno autonomista di Calderoli, dicendosi pronti ad autodenunciarsi, rispetto alla minaccia del leghista che ha promesso querele nei confronti di chi parla di decreto “spacca Italia”. Su temi come questo è necessario fare assoluta chiarezza, e chiediamo a tutti di farlo, senza infingimenti. Vedremo chi deciderà di schierarsi in favore dei cittadini calabresi e chi invece si piegherà alla ragion di partito». (rrc)

L’OPINIONE / Giuseppe Romeo: L’autonomia si combatte difendendo l’unità del Paese

di GIUSEPPE ROMEO – Non condivido né i contenuti e né il tipo di “narrativa” dell’articolo a firma Straropoli… Molti luoghi comuni al netto di alcune poche e ben note verità che non hanno, però, più quartiere… Se il Nord ha le sue colpe… il Sud ci ha messo del suo. Quanti soldi buttati negli anni? Quanti finanziamenti andati a vuoto o spariti nel nulla? Amare la Calabria è una cosa, spostare additando agli altri colpe sempre più nostre è ben altra cosa.. Dimentica, l’autrice, i voti calabresi andati alla Lega dalle europee alle politiche più recenti… Siano essi voti dei calabresi del Sud che del Nord.

Sulle cravatte rosso sangue che qualcuno per l’autrice dovrebbe indossare forse dovrebbe dire di farlo anche a molti politici calabresi che sulla miseria del passato hanno costruito la loro fortuna politica e non solo. La verità è che la nostra poca dignità e la nostra poca capacità di amministrarci e bene ha prestato il fianco a chi oggi chiede tale autonomia differenziata che non va combattuta per sostenere il Sud, ma perché essa rappresenterebbe, se fosse, un vero e proprio atto costituzionalmente eversivo… Sanità, porti e trasporti, agricoltura, occupazione, turismo, territorio rappresentano argomenti che ogni comunità deve governare al meglio per crescere e competere insieme.

Proviamo a pensare cosa scriverebbe oggi leggendo tale articolo un friulano, un ligure o anche solo un abruzzese o marchigiano…metto da parte un trentino, un bolzanino o un valtellinese perché immagino già. Mi spiace davvero, ma l’autonomia differenziata si combatte difendendo anzitutto l’unità del Paese e dimostrando capacità di governance locale e non solo al pari di chi ha dimostrato di aver fatto meglio. Il resto, i luoghi comuni di sempre che vedono la Calabria lamentarsi al potente o svendersi se utile per chi la governa svuotando non solo i laghi, ma anche le anime quando i suoi giovani inseguono modelli di successo e non opportunità di crescita o di acquisire know how da reimpiegare in regione. Aspettare nuovi doni dalla Befana sembra non essere più tempo. Rimboccarsi le maniche utilizzando al meglio ciò che diciamo di avere solo per spot forse è oggi necessario. (gr)

QUELLA MALIZIOSA VOGLIA DI AUTONOMIA
CHE FA ESPLODERE IL DIVARIO NORD-SUD

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – Se l’autonomia è una bella cosa, non credo valga lo stesso quando questa diventa differenziata. Almeno non per il Sud rispetto al Nord, e in Italia. Dove parlare di secessione o autonomia differenziata, il principio è lo stesso. E non per caso coincide con quello della prova dell’addizione, secondo la quale pur cambiando l’ordine degli addendi, il risultato con cambia.

Il ministro Calderoli arriva in Calabria a parlare di autonomia differenziata, e si presenta in perfetta uniforme. E quel che più inquieta non è tanto la sua interlocuzione, ben ponderata a Roma per essere restituita a noi senza sbavature, ben istruita, quasi quasi accattivante, ma la divisa che porta. Quella cravatta verde color Padania con la quale a noi del Sud vorrebbero mettere un cappio al collo, e far finire la storia.

Da qui la meraviglia del come tanti meridionali, possano far da cornice all’avvio della questione “Sud” del nuovo millennio. Altro che terra dei padri, piuttosto covo di figli ingrati. Ma davvero noi calabresi possiamo credere a chi con tanto di propaganda vuol farci intendere che masturbarsi è più piacevole che fare l’amore? È questa l’autonomia? Fare da soli anche le cose che andrebbero fatte in due?

Ricordo qui le parole di Mario Draghi, ancora presidente del consiglio, quando lo scorso anno, a Napoli, nel cuore della città partenopea, con consapevolezza e onor di Patria, intese ricordare che c’è ancora una questione meridionale da risolvere che il paese si trascina da oltre 150 anni, per via della quale rimane ancora in crisi l’equità nazionale. Ed è la stessa questione che, oggi, con l’avvallo di molti dei nostri, Calderoli intende intensificare con la genialata-porcata di un’autonomia che altro non sarebbe che la messa in pratica di quel vecchio detto senza speranza secondo cui: i sordi fannu sordi e i peducchj fannu peducchj.

E non si rende necessario andare tanto a fondo nella questione, basta pensare ai Bronzi di Riace, e a chi si adopera a lanciare un’immagine desertificata della Magna Grecia pur di deviare verso il Nord i flussi turistici che si addensano in Calabria da ogni parete del mondo; o al Porto di Gioia Tauro per il quale la propaganda anziché ricordalo e promuoverlo come uno degli scali più strategici del Mediterraneo, lo consolida come il sito ufficiale di smistamento della cocaina mondiale. 

Essere autonomi consente di non dover dare conto a nessuno, è vero, ma se è autonomo un povero esso muore di fame, nulla aveva e nulla avrà: Se invece lo è un ricco, mangia per lui e per il povero. E lo sanno bene il Veneto, la Lombardia… 

La Costituzione italiana però, i cui padri non erano certamente quattro sciocchi politici rappresentanti di partiti di cani e di porci, ma uomini lungimiranti e di valore, è ben chiara. E non friziona il paese in 21 regioni, ma parla all’Italia. Tutta quanta è.

La Calabria, e vi prego tentate almeno di estrarre verità dalle vostre memorie, ha rimesso il suo sangue per l’unità del paese, ed è anche solo per questo che a nessuno deve essere consentito di saziarsi ancora delle poche gocce rimastele con cui sopravvivono i nostri figli. Di cui, da allora, si nutrono le generazioni. Restati e spatriati.

Potrete, cari signori delle bische politiche italiane, avere anche il consenso dei politici locali, che ovviamente non sarebbero più nostri rappresentati ma vostri complici, ma mai la nostra adesione ad un’Italia frantumata e derelitta. Io mi dissocio. Nascere in Calabria non si sceglie, essere calabresi sì. E la mia Calabria è differente. La mia Italia pure. 

Nei giorni scorsi il nostro lago Ampollino, nella Sila, dove pare vi sia, che lo vogliate o no, l’aria più pura d’Italia, è stato quasi svuotato. Nessuno parla della questione, eppure la gestione delle acque vende l’energia che ne ricava proprio al grande Nord. E nei nostri paesi di montagna, a Natale, è mancata addirittura l’acqua.

È questa l’autonomia di cui vorreste farci andare fieri?

Ministro Calderoli, la prossima volta, in Calabria, venga pure con la cravatta rossa, almeno sapremo sin da subito che è il nostro sangue che cercate per rendere più verde il Nord del paese.

Ma è al Presidente Occhiuto che la domanda sorge spontanea: “Presidente, cosa intendeva esattamente quando affermò di voler fare vedere all’Italia la Calabria che l’Italia non si aspetta?”

Certamente in questi giorni stiamo vedendo una Calabria che i calabresi non si sarebbero mai aspettati. E sì, perché dopo il palaghiaccio alla stazione centrale di Milano, realizzato a nostre spese, accogliamo festanti Calderoli che fa il suo ingresso in Cittadella regionale come fosse il salvatore della Patria. Col cazzo che ci salveranno mai questi del Nord! Occhi aperti, schiena dritta, pancia in dentro e petto in fuori, Calabria.

Sappiamo tutti che nella scuola italiana si studia Alessandro Manzoni nato a Milano, mentre invece resiste l’ingresso di Corrado Alvaro, nato a San Luca. A Calderoli potrebbe sembrare normale questa struttura, magari anche giusta, non sa però che Alvaro ha fatto la storia della letteratura e anche della politica, mi sia consentito, del nostro paese. A noi infatti, normale non sembra per niente. Ma state a vedere che sulla base dell’autonomia ci verrà detto: studiate chi cazzo ci pare! Mentre l’obbligo del Manzoni resterà a vita. 

Ma come è possibile sbraitare di autonomia come soluzione possibile all’allineamento del paese da Nord a Sud, sapendo che le prestazioni delle regioni più fragili non potranno mai essere uguali a quelle delle regioni più ricche? La lotta si fa pari non impari. 

Il paese con l’autonomia differenziata non potrà mai correre tutto alla stessa velocità, è una questione naturale. E chi insite, mente. La verità è che la Calabria resterà sempre più povera e la Lombardia sempre più ricca. Dai primi del ‘900 quando i meridionali partivano, agli anni 70 quando i meridionali partivano, al 2000 quando i meridionali partono ancora, che cosa è cambiato al Sud? Che nel 2023 partiranno il doppio. 

La Calabria, e qui chiudo, perché tutti lo sanno, i calabresi per primi, è così piccola e così fragile che da sola non potrà fare altro che avviare una campagna di liquidazione totale di tutte le sue cose. In fondo in tempo di saldi fuori dalle porte vi sono sempre lunghissime file. E noi vogliamo che arrivi fino a qui più gente possibile?

Grazie Italia, ché questa fine qui davvero non ce l’aspettavamo. (gsc)