NON CI STA “SPERANZA” PER I CALABRESI
MINISTRO SORDO, DIFENDE LA SUA SCELTA

di SANTO STRATI – Per togliere dall’imbarazzo in cui s’è cacciato il ministro della Salute Roberto Speranza c’è solo una via: che il neo-commissario Giuseppe Zuccatelli annunci di voler rinunciare all’incarico “per motivi personali” (ovvero perché glielo impone il partito) e si rimescolano le carte. Sono troppe le sollecitazioni, le critiche e le spinte a suggerire un ripensamento per una decisione troppo affrettata e – come ha detto il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà – «calata dall’alto». Speranza ha “lottizzato” il commissariamento della sanità calabrese decidendo da solo, sordo alla proposta della destra unita di nominare Guido Bertolaso (un nome che sembrava ideale per il ruolo: medico, una grande competenza dell’emergenza, ottime capacità organizzative) e ugualmente insensibile alla “suggestiva” indicazione dei Cinquestelle di Gino Strada, il medico fondatore di Emergency. Anzi più che candidato dei grillini (com’era stato a suo tempo il generale Saverio Cotticelli) Gino Strada è sponsorizzato dal presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, il quale è bravo a criticare le passate lottizzazioni selvagge della Casta salvo poi calcarne il percorso, senza alcun ritegno.

Intendiamoci, Gino Strada è un nome di grande prestigio, un medico che si è fatto le ossa nell’emergenza dei Paesi più disperati, e merita il massimo rispetto e l’apprezzamento di tutto il Paese per il suo impegno umanitario. Ma – come direbbe Di Pietro – che c’azzecca con la Calabria e il disastro sanità? Abituato a edificare ospedali da campo con fango e mattoni, a fare miracoli di medicina generale là dove mancano farmaci, dispositivi e macchinari salvavita, ma con i conti della disgraziata sanità calabrese cosa potrebbe fare? È, purtroppo, il solito copione dei grillini per acchiappare pubblico per il proprio teatrino ormai sempre più deserto (e non a causa del covid): i cinquestelle sono in caduta libera (come Salvini) e in Calabria la grande pattuglia eletta nel 2018 sa già che potrà dimenticarsi di Montecitorio e Palazzo Madama alle prossime politiche. Serve tenere alta l’attenzione, con effetti spettacolari e nomi di grande suggestione, non importa se il buon Gino Strada verrebbe stritolato da bilanci infarcitissimi di svarioni ed errori (spesso voluti per non encomiabili finalità) e noi poveri calabresi ci troveremmo in braghe di tela guardando dove farci curare degnamente in altre regioni, vista l’impossibilità di assistenza a casa nostra. È un atteggiamento che i calabresi non dovranno sostenere e meno che meno subire, denunciando subito il disegno di Morra, il quale è un ligure trapiantato a Cosenza che, evidentemente, non ha per niente a cuore la salute dei calabresi.

E la sua manovra trova conforto nel documento firmato da numerosi parlamentari e consiglieri comunali del M5S (Bianca Laura GranatoGiuseppe AuddinoElisa ScutellàElisabetta Maria BarbutoFrancesco SapiaAlessandro MelicchioMargherita CorradoLaura FerraraGiuseppe MarascoMichaela AnselmoDomenico SantoroGiuseppe Giorno e Milena Gioè) con cui si prendono le distanze dalla nomina di Zuccatelli. «Non possiamo permetterci – si legga nel documento – un’altra figura inadeguata a sovrintendere alla sanità calabrese. Abbiamo chiesto al nostro Capo delegazione, Alfonso Bonafede di rappresentare al Presidente Conte e al ministro Speranza la nostra proposta di revoca della nomina di Zuccatelli con effetto immediato o, tutt’al più, il suo mancato rinnovo con l’entrata in vigore del nuovo Decreto Calabria, che avverrà a giorni. È fondamentale – hanno concluso i portavoce del Movimento 5 Stelle – avere la certezza che la Calabria sia messa questa volta in buone mani. Siamo sicuri che il nuovo decreto potrebbe essere salvifico per la sanità calabrese solo se la sua attuazione sarà affidata alle persone giuste».

Come sceneggiata d’appoggio a Nicola Morra diremmo che è niente male. Peccato che ci faccia tornare alla mente i giorni di maggio dello scorso anno quando la ministra della Salute Giulia Grillo vantava le doti del gen. Cotticelli individuato per “capacità e rigore” e l’attuale viceministro Pier Paolo Sileri a Calabria.Live dichiarava: «Un decreto che cambierà quello che è il futuro dei cittadini e dei pazienti calabresi. Un qualcosa che mancava e finalmente rompe con il passato… servirà più dialogo per far capire la bontà di questo decreto». Lo abbiamo visto e l’indignazione che ha preso indistintamente tutti i calabresi (ma crediamo anche buona parte degli italiani) vedendo la punta di Massimo Giletti domenica sera col gen. Cotticelli ha superato ogni limite. L’ex commissario ha candidamente ammesso di non aver fatto praticamente nulla in questi 18 mesi, salvo la visita ecumenica al procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri: ma se qualcuno gli ha impedito di fare il suo lavoro, di portare a termine i suoi compiti, perché non è tornato a piazza Matteotti, in Tribunale, a denunciare fatti e persone alla Procura di Catanzaro?

A una cosa, oltre che fa indispettire e incazzare i calabresi, la puntata di Giletti è servita: far capire agli italiani che esiste un’altra sottospecie d’Italia (la Calabria) dove tutto è possibile, dove gli ospedali non vengono più costruiti dopo l’istituzionale posa della prima pietra, dove si licenziano fior di primari e specialisti, dove si chiudono strutture e si cancellano posti letto “per risparmiare” e contenere l’immane debito. Con costi per la collettività che sono mostruosi. Ebbene che serva da monito la nauseante denuncia de l‘Arena di Giletti, perché i calabresi non sono più disponibili a questi giochi di potere sulla propria pelle.

Giochi di cui si è reso protagonista assoluto il “meridionale” Speranza (è lucano) il quale sembra ignorare che nel Mezzogiorno le cose più semplici sono sempre più complicate. E ha ritenuto di poter applicare le logiche spartitorie romane anche in Calabria, sulla pelle dei calabresi. Pur rimproverato dal suo compagno Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana («non si può fare così»), preso di mira da tutta l’opposizione e da qualche esponente della sinistra, il ministro Speranza – che ha un cognome adeguato alla situazione ma risulta lui inadeguato all’emergenza covid – ha deciso che Zuccatelli (guarda caso “compagno” di Liberi e Uguali, vicino a Pier Luigi Bersani) è l’uomo giusto al posto giusto. E quando il neo commissario è stato sbertucciato su tutta la rete con il video delle femministe (da lui autorizzato e non rubato a sua insaputa) dove diceva che le mascherine non servono a un c…, non ha trovato di meglio il nostro ministro della Salute che difendere il povero commissario perché «una frase non cancella 30 anni di curriculum». E su questo concordiamo: Zuccatelli non è adatto non perché a fine maggio sosteneva l’inutilità delle mascherine (opinione discutibile, ma pur sempre opinione personale, anche se azzardata e inopportuna se detta da un medico igienista), ma perché è sufficiente guardare cosa ha fatto con la sua gestione a Cosenza (vedi l’INRCA, l’Istituto di ricerca e cura degli Anziani) prima e a Catanzaro poi con i due ospedali cittadini. Basti per tutte la mancata realizzazione dello “Spallanzani del Sud”, ovvero l’ospedale regionale Covid per la cura e la ricerca del coronavirus, che avrebbe trovato posto nell’ex Facoltà di Medicina (Villa Bianca) pronta per l’uso e che il Rettore dell’Università Magna Graecia Giovambattista De Sarro si era impegnato a rendere operativo in poche settimane. Sono passati mesi, mancano posti letto e soprattutto non c’è ancora nella regione un ospedale Covid che Zuccatelli cocciutamente voleva ad ogni costo all’interno delle aule degli specializzandi del Mater Domini, mettendo a rischio contagio studenti, docenti e operatori sanitari che vi lavorano dentro.

La proposta di Bertolaso, giacché è ritenuto un uomo di Berlusconi non poteva essere ovviamente accolta da Speranza o dal governo giallo-rosso, ma Gino Strada è notoriamente fin troppo a sinistra per piacere ai suoi stessi “compagni”. Però, scusate, si continua sempre a parlare di “forestieri”, come se in Calabria non ci fossero fior di scienziati, manager, dirigenti sanitari in grado di affrontare e risolvere il nodo sanità. No, occorre mortificare come sempre questa terra, ma non siamo certi che la cosa questa volta passi senza suscitare sdegno.

In serata il presidente ff Nino Spirlì ha nominato consulente della Giunta per l’emergenza covid il prof. Franco Romeo, un ‘autorità nel campo della cardiochirurgia. Una delle tante eccellenze calabresi che si spendono (gratuitamente) per la propria terra, dove peraltro c’è già un candidato ideale come commissario per la Sanità. I calabresi pensano a Rubens Curia, un medico reggino, virologo, con larga esperienza manageriale proprio nel campo della sanità. Ex di sinistra, già consigliere comunale, oggi indipendente, a capo di un movimento che si batte per la salute dei calabresi (Comunità Competente).

Più di un anno e mezzo fa, a febbraio 2019, lanciando il suo movimento Curia aveva dichiarato: «Ho deciso di avviare una battaglia culturale sulla sanità in una Calabria dai molti paesini sparsi in zone pedemontane dove ogni servizio tende a morire. Senza tutela della salute si incoraggia lo spopolamento dei nostri borghi. Io faccio delle proposte, ci metto la faccia come ho sempre fatto nella mia vita ed invito quella che definisco “Comunità competente” a scendere in campo». Un programma spiegato meglio nel suo libro Manuale per una riforma della Sanità in Calabria, che evidentemente il gen. Cotticelli s’è guardato bene dallo sfogliare. Curia rappresenta la discontinuità e l’esigenza di un progetto, questa volta sì, davvero nuovo per rivoluzionare il comparto salute e garantire benessere e cure in casa propria a tutti i calabresi.

Ma Curia è troppo perfetto, troppo competente, troppo indipendente, per piacere a un governo composto da dilettanti allo sbaraglio, incapaci di apprezzare il merito. I calabresi, però, lo ripetiamo, questa volta sono davvero incazzati: i nostri parlamentari sono avvisati e non possono fingere di ignorare le istanze del territorio. Abbiano la forza e la dignità di battere i pugni nei Palazzi del Potere, mettendosi tutti insieme, trasversalmente, dalla parte della Calabria e dei calabresi, per convincere il Parlamento a bocciare il decreto Calabria e avviare l’azzeramento del debito della sanità, condizione sine qua non per poter ripartire in modo serio e garantire cure e servizi assistenziali degni di questo nome. I calabresi, quando si tornerà a votare, sapranno chi ringraziare. (s)

Maria Tripodi (FI): Il Governo si fa beffa delle richieste degli amministratori locali

La deputata azzurra Maria Tripodi stigmatizza l’atteggiamento del Governo che continua a ignorare le richieste che provengono dagli amministratori loclaali. «Il Governo – dice la deputata – continua con il favore delle tenebre a propinare dpcm e nomine senza condivisione alcuna, per poi auspicare collaborazione. Sabato sera è toccato alla Sanità regionale calabrese. Dopo i vergognosi fatti noti della gestione precedente, l’esecutivo facendosi beffa delle richieste degli Amministratori locali e della proposta avanzata da Forza Italia che aveva individuato in Guido Bertolaso, la figura più adatta e da subito disponibile a ricoprire tale delicato ruolo, per poi successivamente porre fine ad un Commissariamento che dura da ben 11 anni, nomina invece Giuseppe Zuccatelli cesenate, rappresentante di Leu che addirittura avalla tesi negazioniste». Secondo la Tripodi è «un sonoro schiaffo alla Calabria, al buonsenso, al diritto alla Salute dei Cittadini. Un atto quello del Governo e del Ministro Speranza che suona come un Commissariamento anche della dignità dei Calabresi. Non lo consentiremo! Insieme ai colleghi parlamentari ci batteremo per restituire ai cittadini il diritto alla salute salute sancito dalla Costituzione è valido anche per la nostra regione». (rp)

LA SANITÀ CALABRIA TORNI AI CALABRESI
È MOBILITAZIONE CONTRO IL COMMISSARIO

di SANTO STRATI – La grande mobilitazione che si sta registrando in Calabria contro la proroga del decreto Sanità e contro la nomina del supercommissario è un importante segnale che qualcosa sta veramente per cambiare. I calabresi si sono rotti le scatole dei giochi partitici che perpetuano l’idea di una sanità calabrese sottoposta al Governo e a interessi politici e non a rispondere agli interessi dei calabresi. La nomina del dott. Giuseppe Zuccatelli, attualmente commissario dei due ospedali catanzaresi, dopo la rovinosa e imbarazzante intervista dell’ex commissario generale Cotticelli, è venuta con una rapidità talmente sorprendente che ha lasciato interdetti molti calabresi. E meno male che proprio nel pomeriggio di sabato c’era stata la bella e civile manifestazione in piazza Italia a Reggio con tutti i 97 sindaci della Città metropolitana che intendevano farsi portavoce del disagio dei loro concittadini. Tra le poche cose, chiedevano una scelta condivisa, ma i giochi partitici hanno avuto, come al solito, il sopravvento. Non sappiamo quanto abbia giocato a favore del “compagno” Zuccatelli la vicinanza a Pier Luigi Bersani e a LiberieUguali (che è poi il partito del ministro della Salute Roberto Speranza), ma a pensar male – diceva Giulio Andreotti – si fa peccato però spesso ci s’azzecca. E il sospetto d’una scelta che risponde esclusivamente a interessi partitici (o politici, se volete) cresce di ora in ora e fa ribollire il sangue dei calabresi.

Dieci anni di commissariamento hanno provocato semplicemente voragini amministrative e lutti evitabili dovuti a reparti chiusi, mancanza di medici e personale specializzato, frutto di una schizofrenica corsa al risparmio sulla pelle dei calabresi. Costretti a recarsi fuori regione per curarsi (uno “scherzo” che costa ai calabresi quasi 300 milioni l’anno) o a rinunciare a cure essenziali. Queste sono responsabilità politiche da cui nessuno può pensare minimamente di allontanarsi. E prima o poi arriverà il momento dei conti con l’unica arma che possiede il citatdino, il voto.

Una cosa appare evidente: i calabresi sono stufi di essere commissariati e vogliono gestire da soli, in proprio, la sanità. Vogliono fare le scelte che riterranno adeguate per garantire il benessere e la salute dei propri figli, dei propri cari, di loro stessi. Dunque, occorre dire basta al commissariamento e dire un NO, grande quanto un palazzo, alla proroga dello scellerato decreto a firma pentastellata dello scorso anno. Un provvedimento di legge che ha portato ulteriori disastri, peggiorando i conti e dequalificando totalmente l’offerta dei servizi per la salute. La proroga del decreto, decisa, anche questa, con una rapidità insolita è la risposta sbagliata del Governo centrale alle istanze dei calabresi. Occorre opporsi, con tutti i mezzi legittimi, alla sua conversione in legge, tenendo a mente che, se il decreto non riesce a finire entro 60 giorni sulla Gazzetta Ufficiale, decade e con esso si ovviamente annulla la misura del commissariamento.

Il ministro Speranza, ci rendiamo conto, si è trovato già ai primi di marzo con una cosa inaspettata, una patata bollente che avrebbe messo in difficoltà scienziati e specialisti, figuriamoci per un laureato di tutto rispetto della Luiss (ma in Scienze Politiche) che di medicina immaginiamo sappia quanto un idraulico sulle valvole cardiache. Non sarebbe la prima volta di un “incompetente” (non è offensivo, ministro, sia ben chiaro) al ministero sbagliato: ci sono i consiglieri, i consulenti, i funzionari, i burocrati che fanno tutto, ma hanno pur sempre bisogno di una guida. E questa guida, ahimè, ha mostrato troppe incertezze nella prima fase della pandemia e sta rivelandosi ancora più debole in questo secondo girone dei supplizi dove emerge l’incapacità di chi sta al governo (non solo del ministro della Salute) di prendere provvedimenti e scelte che non siano dettate dall’improvvisazione o da mere finalità politiche.

Scegliere il nuovo commissario (al quale il decreto “prorogato” assegna poteri superiori persino a quelli del presidente della Regione) per sostituire il buon “vecchio” generale Cotticelli tradito dal suo candore e dalla spietatezza di chi gli stava accanto, meritava quanto meno una riflessione più appropriata. Ma nel coro di contrarietà da parte della destra (non aspettavano altro per fare propaganda elettorale) si sono levate voci perplesse anche dalla sua stessa parte politica, a partire da Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana che ha detto, con molta onestà «capisco l’urgenza, ma così non si può fare». E lo stesso sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, eletto dal centrosinistra ed esponente dem, non ha esitato da prendere le distanze: «Pur non esprimendo giudizi sulla qualità della persona individuata – ha dichiarato–, non possiamo che constatare, con grande rammarico, che il metodo utilizzato sia esattamente lo stesso che come sindaci abbiamo contestato. Nonostante la richiesta di coinvolgimento avanzata da tutti i sindaci della Città Metropolitana, assistiamo all’ennesima nomina calata dall’alto, senza alcuna concertazione, senza alcuna condivisione, senza il coinvolgimento del territorio e di chi quotidianamente lo rappresenta».

Sono parole che pesano come macigni e indicano chiaramente che l’indignazione ha raggiunto livelli ormai non più controllabili. Tutti contro il decreto, contro il commissariamento e l’iniziativa dei sindaci calabresi con la campagna “La Calabria non ci sta” – siamo certi – porterà a una mobilitazione di massa di cui il Governo e il Parlamento dovranno tenere conto. Ma non basta dire no al dcreto, no al commissariamento, bisogna andare oltre e pretendere a titolo di risarcimento danni che venga cancellato il debito della sanità e si possa ripartire da zero. Con professionisti e manager locali, seri e preparati (e non ne mancano) con cui garantire non solo i Livelli essenziali di assistenza, ma le cure e l’attenzione che ogni calabrese ha diritto di ricevere.

Massimo Giletti, ieri sera, ha ospitato il generale Cotticelli perché spiegasse il senso dell’orribile figuraccia: la toppa, a volte, si sa, può essere però peggiore del buco. L’ex commissario ha mostrato tutta l’inadeguatezza con cui ha portato avanti l’incarico (assegnato – ricordiamolo – dallo stesso premier Giuseppe Conte che gliel’ha levato, con il plauso di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio, che oggi lo contesta). Ma, dopo diciotto mesi di inazione, s’è dovuto attendere una trasmissione televisiva per capire a che punto fosse precipitata la situazione della sanità calabrese?

Bisogna dire grazie a Massimo Giletti che, con passione e convinzione, porta avanti battaglie a volte impossibili, ma svelare gli altarini o rivelare i retroscena non serve solo a far crescere la rabbia e l’indignazione (e Lino Polimeni di Calabria.Tv ospite della serata, non ha mancato di farlo notare, unitamente al sindacalista di Reggio Nuccio Azzarà). A volte lo svelamento di sotterfugi e brogli per via giornalistica vellica la sensibilità di qualche giudice che non ama apparire distratto e apre un fascicolo ove s’intravvedano ipotesi di reato. Ma non dobbiamo arrivare a pensare di risolvere con la magistratura (ben vengano comunque le inchieste e le giuste punizioni per ladroni e mascalzoni) i problemi del territorio. Occorre ricominciare e l’occasione – tremenda ma unica – del coronavirus ce ne offre l’opportunità. Ricominciare il processo di crescita sociale proprio dalla crisi covid. Pensando al futuro dei nostri figli, alle prospettive che non stiamo lasciando loro. In una terra difficile, maledetta, ma unica e di cui ogni calabrese è innamorato pazzo. E in amore, come in guerra, ogni arma è permessa per giungere al risultato. (s)

Molinaro: Zuccatelli non ha i titoli per fare il Direttore Generale di Sanità

Il consigliere regionale della Lega Calabria Pietro Molinaro mette in evidenza, in una nota, che il neo commissario alla Sanità calabrese non aveva titolo per ricevere la nomina. Secondo Molinaro, Zuccatelli non è nell’Elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina di Direttore Generale nelle Aziende Sanitarie.

«La Sanità della Calabria – ha detto Molinaro –  ha la drammatica necessità che, dopo lo sfascio che ha prodotto Cotticelli, sia guidata da un soggetto qualificato, con competenze e professionalità certificate. Zuccatelli non ha i titoli per fare il Commissario. Il suo è un curriculum da politico non eletto e non da idoneo a dirigere la Sanità in una qualsiasi regione italiana. Pretendo che in Calabria si applichino le leggi dello stato italiano non quelle di casa Speranza, Ministro della sanità, collega di partito del dott. Zuccatelli. Tra le leggi dello stato italiano c’è il decreto legislativo 4 agosto 2016, n.171 che ha istituito l’Elenco nazionale idonei all’incarico di direttore generale Enti del Servizio Sanitario Nazionale.

È l’elenco a cui, per legge, si deve attingere quando si sceglie il direttore generale di un’azienda sanitaria. Ed è un elenco a cui si accede dimostrando di possedere i titoli necessari a garantire la professionalità e la competenza che serve per gestire un’azienda sanitaria.

Ebbene il dott. Zuccatelli che il Consiglio dei Ministri di ieri sera ha indicato per il ruolo di Commissario per la sanità calabrese non è abilitato all’iscrizione nell’elenco degli idonei. Dunque non può essere nominato! Noi calabresi siamo proprio antipatici al duo Conte-Speranza! Prima hanno tentato di rifilarci  il generale Cotticelli per altri tre anni con la conferma dell’incarico di Commissario avvenuta 3 giorni fa. Poi si sono rimangiati tutto, semplicemente perché una trasmissione televisiva del servizio pubblico, ha messo in piazza le oscenità di Cotticelli che stiamo denunciando da anni, e che il Ministro della Sanità non poteva non conoscere.

Ora il duo Conte-Speranza ci riprova a darci la fregatura! Nominando un abusivo! Già nominato peraltro da Cotticelli prima a Cosenza e poi a Catanzaro. Già questo basterebbe! Zuccatelli non può fare il Commissario per la Sanità calabrese perché non ha i titoli per farlo. C’è bisogno di professionalità e non di compagni di partito che non riescono ad essere eletti a casa loro (Cesena) e sono rifilati a noi per compensarli della fedeltà di partito.

Vogliamo professionalità certificata per la sanità calabrese! E se il duo Conte-Speranza non ci ascolta, faremo di tutto per rappresentare la situazione al Presidente della Repubblica». (rrc)

Wanda Ferro (FdI): Le mani del Governo sulla Sanità calabrese

La deputata calabrese Wanda Ferro (FdI) stigmatizza la scelta del Governo a proposito del nuovo commissario della Sanità in Calabria. «Dopo la figuraccia – ha detto – rimediata dal generale Cotticelli, e ancor più dal governo che l’ha nominato alla guida della sanità in Calabria, speravamo che l’individuazione del nuovo commissario rispondesse esclusivamente ai requisiti della professionalità e della competenza, e non a quelli dell’appartenenza politica. Invece il presidente Conte e il suo governo hanno  dimostrato di utilizzare il commissariamento per tenere le mani sulla sanità calabrese. Il generale Cotticelli è stato utilizzato come capro espiatorio, e si è consumato un ribaltone nella stessa maggioranza, con il defenestramento di  un commissario sponsorizzato dai cinque stelle e la promozione di un politico organico all’ala sinistra del governo. Ecco cosa intendevano per Calabria zona rossa. Zuccatelli è stato infatti un amministratore del Pd, vicino a Bersani e candidato alla Camera con Leu. Fallito l’ingresso in Parlamento, Zuccatelli è stato gratificato dal ministro Speranza con una serie di incarichi in Calabria, tra cui quelli di commissario dell’ospedale e del policlinico universitario di Catanzaro. È stato lui ad opporsi, insieme al Pd, alla realizzazione dell’ospedale covid a Catanzaro, entrando in forte conflittualità con il rettore dell’Università. Zuccatelli è responsabile quanto Cotticelli dei ritardi nell’organizzazione della rete ospedaliera per l’emergenza covid. Ma per il Governo poco importa, l’esperienza di Cotticelli non ha insegnato nulla. La salute dei cittadini resta ai margini delle decisioni mentre l’unico obiettivo è quello di mantenere la sanità calabrese in una condizione di precarietà, per giustificare la indebita e ingiustificata sottrazione della gestione al governo regionale eletto dai cittadini. La nomina di Zuccatelli risponde ad una logica di lottizzazione, e dimostra come la proroga del decreto Calabria sia stata un atto di prevaricazione politica, per questo chiediamo al presidente Mattarella di non firmare il decreto». (rp)

Klaus Davi: la politica romana e il Governo centrale distruggono la Calabria

Il massmediologo Klaus Davi, ormai voce fuori dal coro per tutto cià che riguarda la Calabria, ha fatto conoscere la sua opinione sulla vicenda commissariamento.

«I governi centrali – ha detto – in tutti questi anni non  hanno saputo frenare lo strapotere della ‘ndrangheta  con il loro atteggiamento sprezzante e colonialistico verso questa regione. La Calabria è diventata una palestra per le carriere, una vetrina ,  ma non un luogo dove la politica investe a medio termine, al netto delle gravi responsabilità locali che pure ci sono. L’ultimo episodio in questo senso  è il balletto tragicomico  dei vari commissari, con la grottesca  promozione a un neo ‘supervisore’ della salute dei calabresi, il dottor Zuccatelli, convinto  negazionista, in una regione che poi il Governo colloca di  imperio  fra le regioni rosse. Poi se qualcosa non funziona si può sempre dire che è colpa delle mafie, come hanno già detto alcuni politici mettendo le mani avanti». (rp)

Confartigianato Imprese Catanzaro: perché non un manager calabrese alla Sanità?

Presa di posizione di Confartigianato Imprese e Turismo Catanzaro sulla nomina del dott. Zuccatelli a super commissario della Sanità in Calabria. In una nota firmata dal presidente Confartigianato Imprese Enzo Bifano, Confartigianato Turismo Innocenza Giannuzzi e dal segretario provinciale Confartigianato Imprese Raffaele Mostaccioli esprimono la delusione della mancata nomina di un manager calabrese. «In queste ore – si legge nella nota – vi è tutto fuorché silenzio per quanto concerne il nuovo commissario ad acta Giuseppe Zuccatelli, a cui (dopo le chiacchieratissime dimissioni del predecessore Saverio Cotticelli) è stata affidata la gestione della sanità calabrese in una fase che definire “critica” è un eufemismo. La Calabria è una regione in costante “codice rosso”, che da ormai 11 anni sembra essere destinata a soccombere al continuo e inesorabile commissariamento. Quest’ultimo, però, non è riuscito nell’intento di salvare dal baratro la nostra sanità, nonostante tagli, accorpamenti, la mancanza di oltre 4mila assunzioni, aumenti degli addizionali. Tutto ciò – sembra assurdo dirlo – non ha sanato la voragine, anzi, l’ha dilatata ulteriormente, portando il nostro sistema a un flebile lumicino incapace di fronteggiare l’emergenza pandemica attualmente in corso. Questo non per mancanza di competenze, ma per la mancanza di risorse che, anche quando sono state disponibili, non sono state sfruttate.

«Nomi eclatanti di manager e generali si sono avvicendati negli anni al vertice della nostra sanità, ma tutti provenienti da “fuori”, come se non esistessero calabresi meritevoli e di spessore, dotati di curriculum di livello e soprattutto di passione per la propria terra, che avrebbero potuto tirar fuori la Calabria da questa situazione di stallo. Ma probabilmente il fatto che non appartenessero alla sfera politica e soprattutto a una sfera in particolare, quella che sta al vertice, ha impedito loro di poter prendere in mano la situazione. E quindi ci troviamo ancora qui, oggi, dopo il disastro degli anni passati a immaginare cosa potrà accadere in quelli futuri.

«Nulla quaestio sul curriculum di Zuccatelli e non vogliamo neppure azzardar parola sul suo approccio al Covid-19 o sulla sua capacità gestionale dell’emergenza di Villa Torano.

Chiediamo però che si vada oltre i confini della politica, che vi sia la massima trasparenza sulla situazione sanitaria calabrese, ormai divenuta una pantomima, e che sia fatta una volta per tutte chiarezza.

Abbiamo bisogno di gente che ci tenga davvero a questa regione e a salvarla dal baratro. Abbiamo bisogno di qualcuno che si rimbocchi le maniche veramente per farla rinascere. E vogliamo ricordare che non sono i numeri che compongo la squadra a portare i risultati, ma le capacità e la passione con cui si affrontano le cose: solo quelle potranno far risorgere la sanità calabrese e garantire ai cittadini le cure adeguate senza timore di arrivare in un pronto soccorso con i nostri medici in prima linea, ma a mani nude!

«Chiediamo che la Calabria, questa volta, venga considerata davvero e che non sia lasciato tutto al caso com’è accaduto in passato, chiediamo attenzione e costanza, passione e meticolosità, ma soprattutto tutele per i calabresi, che per troppo tempo sono stati completamente dimenticati dal sistema». (zc)

Nella foto Raffaele Mostaccioli segretario provinciale di Confartigianato Imprese

La fonte di Cotticelli è l’usciere… Ore contate per il Commissario alla Sanità

Provenendo dall’Arma dei Carabinieri, il gen. Saverio Cotticelli, attuale commissario della Sanità in Calabria, sa bene cos’è la dignità, quindi il minimo che gli si richiede, dopo l’allucinante intervista andata in onda ieri sera su Rai 3, è non di annunciare le dimissioni, ma di raccogliere immediatamente le sue cose e salutare tutti, subito. Senza aspettare o indugiare per raccogliere la richiesta di dimissioni che, a gran voce, sono richieste da tutti, in maniera trasversale.

Il Fatto Quotidiano- sul presidente ff Spirlì

Non bastavano le imbarazzanti esternazioni del presidente facente funzioni Nino Spirlì, al quale oggi il Fatto Quotidiano dedica un ampio servizio oggi, ai calabresi tocca pure inorridire davanti all’assoluto candore del Commissario Cotticelli a giustificare le cose non fatte nell’intervista televisiva del programma Titolo V. Il video dell’intervista sta diventando virale, e sarebbe esilarante se non fosse così drammatica la situazione: la fonte del Commissario sui posti letto in terapia intensiva un preparato funzionario «no, io sono l’usciere…!». E la domanda, facile facile, è: ma chi ha nominato Cotticelli? È questa la strada che che ha in mente di percorrere il Governo con la proroga dell’infame decreto Sanità? E la considerazione finale: con quale faccia, in Parlamento, si continuerà a parlare di commissariamento della sanità in Calabria?

Ci sarà il coraggio e la determinazione di affrontare il ministro della Salute e l’intero Governo per interrompere questo orrido scempio nella sanità calabrese? La parola passa ai 32 deputati e ai 12 dodici senatori eletti in Calabria o di origine calabrese, alla Giunta e al Consiglio regionale, a tutti i sindaci e gli amministratori locali. L’indignazione non basta, occorre produrre una formale contestazione al ministro Speranza e al presidente del Consiglio Conte: la Calabria non vuole più commissari incompetenti e scelti dalla politica. Ci sono in loco le professionalità giuste che saprebbero cosa fare. Non è difficile, provateci, ma senza timori o esitazioni: i calabresi non ne possono più. (s)

Ecco l’intervista integrale andata in onda nel programma Titolo V, ieri sera su Rai 3:

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