Il presidente Mancuso ha incontrato il presidente dell’Odg Soluri

Il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, ha incontrato il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri.

«Ho verso la stampa un rispetto assoluto – ha rimarcato Mancuso –. E ritengo che, soprattutto in questa congiuntura difficile per l’Italia e la Calabria, l’informazione abbia una funzione ancora più importante, perché, vista la complessità di ogni argomento con cui la politica e la società debbono misurarsi, è necessario avere una stampa obiettiva e completa. Fatta da professionisti preparati, a cui occorre garantire la piena libertà d’opinione, naturalmente nel rispetto della dignità delle persone».

«Per rendere normale una regione come la Calabria, c’è bisogno che la buona politica e la buona informazione si assumano la responsabilità di fare, ciascuno nel proprio ambito, la propria parte, anteponendo a tutto gli interessi generali», ha detto Mancuso.

Il presidente Soluri ha «ringraziato il presidente Mancuso, sia per l’attenzione dimostrata verso le problematiche sempre più complesse che la professione giornalistica sta fronteggiando in una fase di accelerate trasformazioni tecnologiche, che per l’importanza che il Presidente dell’Assemblea legislativa  annette ai principi costituzionali che disciplinano il mondo dell’informazione».

«Principi e valori che – ha concluso Soluri –, soprattutto in una regione storicamente tesa alla frammentazione, vanno salvaguardati e potenziati, non soltanto per rinforzare la coesione sociale ma anche per garantire un’informazione plurale, completa e di qualità». (rrc)     

La consigliera Bruni: Sanibook sistema con anomalie che non risolve nulla

La consigliera regionale Amalia Bruni si scaglia contro Sanibook, «presentato come una svolta, in positivo, per la sanità calabrese» dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto, definendolo «un buco nell’acqua».

Un buco nell’acqua per la consigliera «con l’aggravante che il nuovo portale della Regione Calabria grazie al quale i pazienti calabresi possono inviare segnalazioni sulla propria struttura ospedaliera, si è rivelato non sono non utile ma addirittura controproducente».

«Avevamo capito subito – ha aggiunto – che questo sistema nasconde molte insidie ma soprattutto criticità perché da strumento a tutela dei cittadini si sta trasformando in una sorta di processo sommario a carico dei sanitari. Anche la selezione da parte della Regione di 80 Rilevatori va in questo senso, qual è il loro compito? Rilevare le malefatte o la scarsa efficienza dei sanitari? Non è il modo giusto per risolvere una situazione complessa e articolata come la Sanità. Cosi, si riesce solo a eludere ancora una volta il vero problema, quello di dotare la Sanità calabrese di ciò che ha bisogno, vale a dire donne e uomini in numero adeguato, mezzi moderni e soprattutto manager competenti e capaci».

«Sanibook, così come ideato, è percepito come un segnale di sfiducia da parte degli operatori sanitari – ha evidenziato – che vivono condizioni di lavoro molto preoccupanti e penalizzanti vista la pessima gestione delle Asp e delle Az. Ospedaliere. Appare di fatto (a meno che non sia questo il piano) come uno scaricabarile voluto da chi chiaramente non si sta dimostrando all’altezza del ruolo di Commissario per il piano di rientro».

«Sono trascorsi 18 mesi e nonostante i poteri straordinari, di cui nessun Commissario ha mai goduto, manca ancora un’idea strategica di ricostruzione del Servizio Sanitario Calabrese», ha rilevato Amalia Bruni, ricordando come «ogni giorno assistiamo ad annunci e proclami ma le emergenze sono sotto gli occhi di tutti i calabresi. Possiamo dire che l’unica decisione tangibile è stato l’arrivo di qualche decina di colleghi cubani che non hanno risolto, e non potevano farlo, nulla mentre tutti i gravissimi problemi strutturali restano intatti».

«Che cosa succederà in estate – si è chiesta – quando la popolazione aumenterà notevolmente e quei pochi colleghi oggi in servizio godranno del giusto riposo feriale? Quanto ancora dovranno aspettare i cittadini e tutto il personale per avere finalmente al comando delle Aziende sanitarie e Ospedaliere Direttori Generali nel pieno esercizio delle loro funzioni legislative, quindi dotati di capacità decisionale e con i requisiti previsti dalla legge?».

«I cittadini – ha concluso – potrebbero usare al meglio Sanibook lamentandosi nei confronti di chi non riesce a mettere i sanitari nelle condizioni di poter lavorare nel miglior modo possibile. E i risultati sarebbero diversi». (rrc)

Sanità, Straface: Sanibook strumento utile a risolvere i problemi

La consigliera regionale Pasqualina Straface, rispondendo alle dichiarazioni della consigliera regionale di opposizione, Amalia Bruni, ha ribadito come «Sanibook sia uno strumento utile a risolvere i problemi».

«Non condivido le sempre puntuali dichiarazioni “contro” del collega consigliere regionale Amalia Bruni – ha detto –. Da professionista del settore, meglio di tutti, dovrebbe sapere che per rodare un motore, delle abitudini c’è bisogno di tempi, ma bocciare pressoché definitivamente il sistema Sanibook varato dal presidente e commissario alla sanità, Roberto Occhiuto, è davvero incomprensibile».

«Sanibook non è un buco nell’acqua – ha ribadito – né uno sfogatoio contro i sanitari. In questa fase è, come sostiene il presidente, il contenitore di una sanità disastrata per oltre vent’anni, ma quei dati raccolti dal sistema serviranno per monitorare e soprattutto migliorare. La struttura sanitaria guidata da Roberto Occhiuto sta lavorando alacremente per individuare le soluzioni ai tanti problemi che affliggono la nostra regione. E poi le “sentinelle”, i giovani laureati da reclutare ogni tre mesi avranno un ruolo importante: rilevare ciò che non funziona nel nostro sistema sanitario regionale. Sanibook è uno strumento che serve a risolvere anche i piccoli problemi e come dice il presidente, serve a offrire a lui i punti di vista su ciò che non funziona».

1Inoltre, entro il mese di giugno – ha concluso – tutti i bilanci delle aziende sanitarie saranno in ordine e ciò rappresenta quel punto da cui voltare pagina. C’è solo da aver fiducia nell’operato del presidente e delle decisioni che sta assumendo per il bene dei calabresi. Basti ricordare le tante critiche piovute sulla scelta di chiedere aiuto ai medici cubani che, oggi, invece, tutti vogliono, tant’è che prestissimo ne prenderanno servizio altri 126». (rrc)

Mammoliti (PD) presenta interrogazione sulle misure per tutelare l’occupazione e il lavoro nel turismo

Il consigliere regionale del PD, Raffaele Mammoliti, ha presentato una interrogazione scritta al presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, per sapere delle misure volte a tutelare l’occupazione e il lavoro del settore Turismo.

«Premesso che: la Calabria ha un patrimonio ambientale, paesaggistico, naturale e culturale straordinario – si legge nell’interrogazione – che tale patrimonio, mai adeguatamente valorizzato, potrebbe essere fonte di grande ricchezza per l’intera regione; che, infatti, se tale patrimonio fosse effettivamente valorizzato il settore Turismo potrebbe essere una fonte eccezionale di sviluppo economico, sociale e
occupazionale per l’intero territorio regionale».

«La Filcams Cgil Calabria ha reso noto, attraverso una nota stampa, il dato emerso dai controlli effettuati dall’Ispettorato nazionale del lavoro sulle aziende del settore turistico in Italia; che dall’intervento della Filcams Cgil Calabria si evince che in Calabria vi sono addirittura Province che segnano il 100% di irregolarità rispetto ai controlli effettuati dall’Ispettorato Nazionale; nella Nota stampa della Filcams Cgil Calabria si legge che “La politica è sempre alla ricerca del miglior sponsor per promuovere le nostre meraviglie, ma basterebbe partire dalle fondamenta, dal lavoro e dalla sua qualità, dal rispetto della dignità di chi nel turismo vuole lavorarci e costruire la sua professionalità», si legge ancora nella premessa della interrogazione.

«Lavorare nel settore del turismo calabrese oggi significa fare la fame e massacrarsi, non avere orari e tempo libero nei mesi di alta stagione e rimanere a bocca asciutta già a settembre – si legge nella nota del sindacato che Mammoliti riporta nell’interrogazione –. Per questo come Filcams Cgil Calabria non abbiamo esitato a criticare i provvedimenti che la Giunta regionale e in particolare l’assessorato al Turismo hanno in questi anni definito per il settore; a partire dagli incentivi ed i ristori a pioggia, dati senza alcun criterio etico che, dati alla mano, evidentemente e come avevamo previsto, sono andati ad aziende irregolari».

«Ora è tempo di risposte… occorrono risposte adeguate e norme certe per tutelare l’occupazione – ha ribadito –. Abbiamo chiesto di limitare l’utilizzo dei fondi a pioggia e gli incentivi alle imprese nel nuovo bando che l’assessorato al Lavoro sta preparando per le assunzioni stagionali nel Turismo e di indirizzarli alle imprese che rispettano i contratti ed i dipendenti… Poi è assolutamente urgente definire un patto che metta regole e dia prospettiva in termini di qualificazione al settore turistico calabrese».

Si legge ancora nella premessa: «La Giunta Regionale con delibera N. 190 del 28/4/2023 ha approvato la proposta di Piano regionale di sviluppo turistico sostenibile (Prsts); che è evidente che lo sviluppo turistico è essenziale ed importante per il territorio regionale e che, tuttavia, tale sviluppo deve camminare di pari passo con la tutela dei lavoratori e con il rispetto della loro dignità e che occorre anche dare
prospettive future a chi lavora nel settore del turismo; che tutto ciò vale anche con riferimento ai bandi emanandi dalla Regione Calabria che non possono prevedere distribuzione di fondi a pioggia per l’assunzione di lavoratori stagionali anche in favore di imprese che non rispettano i contratti e i dipendenti; che, in buona sostanza, occorre adottare atti per meglio utilizzare il patrimonio ambientale, paesaggistico e naturalistico della regione e contestualmente azioni mirate a tutelare il lavoro e i lavoratori del settore turistico».

Il consigliere regionale Mammoliti ha chiesto, quindi, al Presidente della Giunta Regionale della Calabria e alla Giunta Regionale: quali atti ed iniziative effettivi, reali e concreti si intendano porre in essere al fine di tutelare l’occupazione e il lavoro del settore Turismo; se si intenda definire un Patto, attraverso il coinvolgimento delle Organizzazioni sindacali di categoria, che predisponga regole e dia prospettiva in termini di qualificazione al settore turistico calabrese, che miri a prevenire lo sfruttamento, il lavoro nero, la precarietà e quindi l’illegalità; se si ritenga necessario, al fine di tutelare l’occupazione e i lavoratori del settore turistico, emettere i bandi relativi all’erogazione di fondi per le assunzioni stagionali prevedendo l’erogazione in favore delle sole imprese che rispettano i contratti e i dipendenti. (rrc)

 

Istruzione, si è insediato il gruppo tecnico di lavoro per la revisione delle norme regionali

Si è insediato, a Palazzo Campanella, il gruppo tecnico di lavoro per avviare la revisione delle norme regionali in materia di istruzione, attraverso una ricognizione della legislazione regionale vigente e conseguente predisposizione di norme di adeguamento.

In particolare, al momento, sono due le leggi sotto la lente d’ingrandimento dei tecnici, entrambe riguardanti il diritto allo studio.

«Oggi la Regione Calabria ha scritto una bella pagina di sintonia amministrativa tra Enti», hanno affermato Filippo Mancuso, Presidente del Consiglio, e Giusi Princi, vicepresidente della Giunta, entrambi presenti all’avvio dei lavori a rappresentare i due massimi organi regionali.

Al tavolo tecnico hanno partecipato: il segretario generale del Consiglio, Maria Stefania Lauria, il segretario vicario della Giunta, Paola Rizzo, il direttore generale del dipartimento Istruzione, Maria Francesca Gatto, il dirigente del settore Istruzione e Diritto allo studio, Anna Perani, il dirigente del settore Formazione e Ricerca, Menotti Lucchetta, il dirigente dell’area Processo legislativo e Assistenza giuridica del Consiglio, Giovanni Fedele, il dirigente del settore Assistenza giuridica, Antonio Cortellaro, con i rispettivi funzionari.

«È un segnale concreto di grande collaborazione ed affiatamento tra Giunta e Consiglio, per il bene dei calabresi, in questo caso specifico dei giovani. E poi è il segno tangibile di grande attenzione – ha sostenuto il Presidente Filippo Mancuso – da parte dei massimi organi della Calabria verso dinamiche che per troppo tempo, evidentemente, sono state trascurate. Sono decenni che alcune norme non vengono aggiornate ed armonizzate a quella che è l’attualità. Motivo per cui abbiamo subito aderito alla proposta avanzata dalla Vicepresidente Princi. E pertanto il Consiglio regionale ha fornito il personale di supporto amministrativo alla Giunta per l’aggiornamento delle leggi in questione. Oggi segniamo la via, una nuova prassi virtuosa, per apportare migliorie all’apparato burocratico e amministrativo che ha dirette ricadute sulle famiglie».

«Per la prima volta nella storia della Calabria – ha rimarcato il Vicepresidente Giusi Princi – gli uffici legislativi di Giunta e Consiglio lavoreranno a stretto contatto, seduti attorno allo stesso tavolo, iniziando dall’ambito Istruzione per poi, in futuro, andare a rivedere tutto l’impianto normativo regionale, in alcuni settori troppo datato. Per cui, ringrazio il Presidente Mancuso che, insieme al Presidente Occhiuto, ha voluto sposare questa idea che è una vera svolta legislativa».

«Ringrazio anche i Segretari generali dei due organi della Regione – ha concluso – che ne hanno subito colto l’importanza, adoperandosi con le rispettive strutture per passare subito alla fase concreta. Abbiamo iniziato ponendo l’attenzione sulla legge sul diritto allo studio, la n. 27, che risale addirittura al 1985. A seguire saranno revisionate le leggi regionali più datate che interessano anche altri Dipartimenti. Questi aggiornamenti ci permetteranno di allinearci all’impianto normativo nazionale, velocizzando l’iter che ci permette di garantire i processi amministrativi e salvaguardare presente e futuro dei nostri giovani». (rcz)

Bevacqua (PD): Basta ai decreti omnibus e ai colpi di mano

Il consigliere regionale e capogruppo del Pd, Mimmo Bevacqua, ha spiegato la decisione della minoranza di abbandonare l’aula durante il Consiglio regionale. Un’azione avvenuta «non appena – ha spiegato – si è materializzato l’ennesimo ricorso al voto per il cosiddetto (e rituale ormai) decreto “Omnibus”, l’insalatona mista dentro la quale la maggioranza ci rifila di tutto, dalle frivolezze alle cose estremamente serie».

«Se la nostra è una fuga dalla responsabilità – ha aggiunto –, come sostengono i capigruppo di maggioranza, la loro invece si configura come una mortificazione della stessa responsabilità che il ruolo richiederebbe, verso sé stessi ed i colleghi tutti».

«Per la sesta volta nella legislatura corrente – continua nella nota il capogruppo Bevacqua – la maggioranza di governo porta in aula questi provvedimenti “minestrone” contenenti misure disparate ed eterogenee senza un quadro di insieme. Durante la legislatura, per fare qualche esempio, basta guardare al terzo decreto Omnibus del luglio scorso che, attraverso 10 articoli, interviene su temi vari quali la partecipazione della Regione a una società consortile e l’esenzione della tassa automobilistica per i veicoli storici. O, ancora, il quarto decreto di febbraio con dentro norme in tema di dirigenza sanitaria e Azienda Zero, regole di ingaggio per i medici passando anche per la riforma della Protezione Civile senza tralasciare demanio e vincolo idrogeologico. Ancora più gravi le norme sul sistema idrico integrato e Sorical quale gestore unico. Per continuare con il passaggio degli impianti sciistici da Arsac a Ferrovie della Calabria. Di tutto di più, dentro i decreti Omnibus. Come se l’impianto Regione fosse componibile e scomponibile ad incastri, senza visione né priorità né scala di valori a proposito di interventi e modifiche».

«Nell’ultimo decreto presentato lunedì si disciplina, tra le altre cose, in un testo di ben 22 articoli – ha proseguito Bevacqua – la fusione tra Cosenza, Rende e Castrolibero attraverso un vero e proprio “blitz” con la modifica della legge regionale n. 15/2006 che mira ad imporre dall’alto questa fusione, privando i Comuni della possibilità di indire un referendum. In breve, una proposta che non si può non rifiutare. Noi non condividiamo questo metodo perché non segue quel processo democratico e partecipativo per come sarebbe auspicabile che fosse e che, anzi, manifesta la volontà di “ammazzare” il dibattito, di esautorare il Consiglio e le sue Commissioni delle prerogative minando la qualità della produzione normativa».

«Questo modo di procedere – ha concluso Bevacqua – ci consegna anche il sospetto che qualcuno, di volta in volta, inserisca misure “clamorose” con la speranza che possano passare a fari spenti. Hai visto mai che non se ne accorge nessuno. Se questo governo regionale intende approvare le sue leggi a colpi di maggioranza noi non solo saliremo sempre sull’Aventino ma coinvolgeremo in iniziative tutte quelle parti sociali e civili che si aspettano, appunto, coinvolgimento e discussione piuttosto che “agguati” legislativi. Non staremo a guardare, insomma. La Calabria è anche nostra, non solo di chi vince le elezioni». (rrc)

Il consigliere Neri: Concorsi a Comune di RC «un bluff per tanti giovani disoccupati”

Il consigliere regionale Giuseppe Neri, ha definito i concorsi al Comune di Reggio Calabria «un bluff per tanti giovani disoccupati», in quanto le procedure «non sono per nulla trasparenti».

Per Neri, infatti, ci sono alcune gravi lacune contenute nei 5 bandi per l’assunzione a tempo indeterminato di complessive 61 unità.

«La modalità digitale da remoto prescelta per l’effettuazione delle prove selettive – ha spiegato – non garantisce l’indispensabile trasparenza. È vero che tale modalità è tra quelle contenute in una direttiva dell’Anci, ma ciò è avvenuto ai tempi del Covid-19 e perciò, oggi mal si presta a fornire garanzie di limpidezza procedurale essendo evidente l’impossibilità di controllare il candidato durante l’esecuzione della prova. A nulla può valere la previsione dell’utilizzo obbligatorio di una videocamera, in quanto tale metodologia non può impedire che dietro il monitor non inquadrato dalla telecamera vi sia un soggetto “suggeritore”».

«Un altro importante aspetto, se vogliamo ancora più grave – ha proseguito – è la mancata indicazione del punteggio da attribuire alle risposte esatte, a quelle errate e a quelle non date. Nelle procedure concorsuali che utilizzano le domande con risposta multipla – come in questo caso – l’elemento caratterizzante per garantire una valutazione di merito è la definizione dei punteggi da attribuire in base alla risposta fornita dal candidato. Per questo motivo, non si comprende come sarà definita la graduatoria. Peraltro, la previsione secondo la quale, oltre le domande a risposta multipla, è consentita anche la risposta libera, determina un vulnus rispetto alla discrezionalità che così viene permessa alla Commissione d’esame».

«È evidente che anche in questo caso –ha aggiunto – la modalità remota non garantisce la trasparenza in quanto non sono possibili i controlli dovuti. Determina inoltre, molta perplessità, la circostanza che non vengano definiti a priori i criteri che saranno utilizzati per la nomina della Commissione esaminatrice. Nessun riferimento ad accordi con la Prefettura o con altri organi dello Stato lasciando così aperta ogni possibilità, anche eventuali altre modalità certamente non assimilabili a quelle che possono dare il massimo della garanzia».

«Per inciso, poiché i bandi comunali prevedono l’obbligatorietà di specifiche dotazioni tecnologiche – ha detto ancora – è evidente la discriminazione che si verrebbe a creare nei confronti di cittadini impossibilitati ad acquistare o avere la disponibilità di tali strumenti, dimostrando come anche in questo caso, sia leso un diritto costituzionale di garanzia di parità di trattamento e di non discriminazione».

«Alla luce di tutto ciò, è palese, al fine di evitare di mandare deluse le speranze di tantissimi giovani reggini e non solo – ha concluso – come sia necessario che l’Amministrazione comunale di Reggio Calabria proceda in autotutela alla sospensione dei bandi per apportare le modifiche indispensabili. Questo consentirebbe di poter avviare la stagione concorsuale garantendo meritocrazia e trasparenza ma soprattutto, evitare i prevedibili ricorsi che significherebbero il blocco delle procedure». (rrc)

 

Fondi Ue: Minenna, 85% di quanto speso viene messa a terra dalla Regione

L’assessore regionale all’Ambiente, alle Partecipate, alla Programmazione unitaria e ai Progetti strategici, Marcello Minenna, è intervenuto in Consiglio regionale per relazionare in merito allo stato di attuazione della programmazione europea 2014-2020.

«Il Piano di Attuazione dei fondi comunitari calabrese – ha spiegato – è un piano che prevede, dal punto di vista finanziario, tre pilastri fondamentali – l’Europa per il 78,93%, lo Stato centrale per il 13,18% e la Regione per il 7,89% – ed è rivolto agli enti pubblici, alle imprese e alla collettività».

«Ha una dotazione totale 2,2 miliardi di euro – ha detto ancora – di cui la quota comunitaria è di 1,8 miliardi rispetto al quale, per conseguire il target previsto al 31.12.23, dovrà essere sostenuta una ulteriore spesa per 538 milioni di euro che, in virtù degli attuali tassi di co-finanziamento, corrisponde ad una spesa totale di oltre 680 milioni di euro».

«Ma il tema rilevante – ha proseguito  – sono alcune variabili che indicano la capacità di accelerazione del programma. Tra queste, le cosiddette operazioni sponda, in cui andiamo a rendicontare spese fatte da soggetti terzi rispetto all’ente Regione. Parliamo di risorse che non rappresentano la messa terra diretta dell’ente».

«Bene, su questo punto – ha detto ancora – la Regione ha fatto un gran lavoro: quando abbiamo ereditato il programma la logica era 15% di spesa diretta e 85% progetti sponda. Oggi siamo in una situazione, grazie al grande lavoro degli uffici e dato dagli indirizzi della Giunta, in cui quella proporzione si è addirittura invertita: 85% di spesa che viene messa a terra dalla Regione e 15% di spesa sponda. Ciò significa una spesa migliore e una capacità di governo delle decisioni che hanno impatto sul territorio. E non c’è dubbio che c’è stata anche un’importante accelerazione nell’ultimo anno fiscale».

«Questa inversione di spesa, inoltre – ha concluso – ci consente di migliorare la nostra capacità nella prossima programmazione. Io non ravviso dunque criticità nella realizzazione degli obiettivi del programma». (rrc)

Bevacqua (PD): Siamo davanti al fallimento del Por

Il consigliere regionale e capogruppo del Pd, Mimmo Bevacqua, ha evidenziato come «stiamo per dichiarare l’ennesimo fallimento della governance calabrese sull’utilizzo dei Por: cioè dello strumento che dovrebbe avvicinare la Calabria, in termini di crescita economica e sociale al resto del paese e dell’Europa».

«Avevamo già denunciato – ha aggiunto – la mancanza dell’efficacia attuativa del programma d’investimento. E oggi siamo qui a  dire la verità ai calabresi, soltanto perché è stata la minoranza a richiederlo. Siamo davanti a dei dati che non possiamo eludere. E non porta davvero da nessuna parte il tentativo dell’assessore Minenna di scaricare le responsabilità sul governo nazionale. Anche perché l’assessore da una parte accusa il Governo di essere responsabile del rallentamento della pubblicazione dei bandi; dall’altra parte, elogia il lavoro del ministro Fitto, quello stesso ministro che si rifiuta di andare in Conferenza delle Regioni e spiegare per filo e per segno come stanno le cose.  Non si fa un buon servizio alla Calabria vestendo sempre la casacca di partito».

Bevacqua ha poi evidenziato le tante criticità delle Programmazione: «rispetto alla programmazione europea 2014-2020 riferita ai fondi Fesr e Fse i dati dicono che al 31 dicembre 2022 la spesa certificata della Regione e rimborsata da Bruxelles era pari a circa a 1,3 miliardi di euro su 2,2. Si sono utilizzati quindi solo il 60% delle risorse e rischiamo di perdere circa 900 milioni di euro se non riusciremo a spenderli entro il prossimo 31 dicembre. Ci troviamo davanti ad una situazione al limite dell’emergenza, con una rimodulazione che tenterà solo di spendere senza incidere sui fondamentali delle sfide che dovrebbero interrogare la classe dirigente calabrese. Su 14 assi, 7 sono al di sotto della soglia del 50% nella certificazione della spesa».

«Sul piano dei trasporti, progetti qualificanti come la metro leggera o il collegamento intermodale aeroporto stazione Fs di Lamezia Terme-Germaneto- Cz lido, sono stati stralciati dal Por – ha proseguito –. La strategia delle aree interne è praticamente inesistente, mentre tutti noi sappiamo della loro importanza nella nostra regione. Senza parlare del mondo dell’energia e degli indicatori relativi all’inclusione sociale o alle infrastrutture per l’assistenza dell’infanzia, ben lontani dai valori iniziali fissati dal Por».

«Ma la cosa più grave – ha concluso Bevacqua – è la mancanza di visione strutturale che comprende anche il Pnrr che resta un grande buco nero, un grande mistero sul quale Roma non permette alcuna analisi. Anche in questo caso, le responsabilità verso la propria terra dovrebbero superare di slancio, caro Presidente Occhiuto, le direttive della propria appartenenza politica. Se a Roma stanno facendo un disastro, noi abbiamo diritto di capirne le ragioni». (rrc)

Sanità, il presidente Mancuso: Approvata mozione che rimuove vincolo che aggravava carenza di personale

Il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, ha reso noto che l’Assemblea ha approvato una mozione che rimuove un vincolo, di 14 anni fa, che aggravava la carenza di personale degli ospedali calabresi.

«La cronica carenza di personale nei reparti degli ospedali, aggravata dalla lunga stagione del blocco del turn over – ha piegato – è una delle cause delle inadeguate risposte alla domanda di assistenza dei cittadini. Per questo motivo, ho ritenuto doveroso che il Consiglio regionale approvasse una norma che supererà il vincolo secondo cui le aziende sanitarie e ospedaliere calabresi possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni, ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009».

«Si pone così – ha aggiunto – fine al limite, dettato da una logica di tagli e austerità, introdotto con una legge regionale del 2010. D’ora in avanti, gli enti del Servizio sanitario potranno sostituire dirigenti medici, infermieri, operatori socio sanitari e gli altri operatori in occasione di gravidanza o di malattia di lunga durata per grave patologie. Una misura anzitutto di buon senso, che consentirà di poter garantire con continuità i Livelli essenziali di cura, un diritto costituzionalmente garantito dall’articolo 32».

«Le misure di supporto al personale sanitario calabrese – ha concluso – sono un’ulteriore dimostrazione della grande attenzione che il centrodestra alla guida della Regione, grazie anche al dinamismo  con cui il  Presidente della Giunta esercita le funzioni nella sua qualità di  commissario per la sanità, sta riservando al settore, mettendo al centro dell’impegno il diritto alla salute dei cittadini». (rrc)