La cooperazione può essere il motore
di sviluppo delle aree interne

In una Calabria che si avvicina alle elezioni regionali di ottobre, il tema dello sviluppo dei territori interni e costieri deve occupare il centro dell’agenda politica. Non è soltanto una questione di fondi o di programmazione europea: è una sfida di visione, di capacità di costruire comunità e di dare risposte concrete a bisogni che da troppo tempo restano inevasi. In questo contesto, la cooperazione si propone non come attore marginale, ma come forma d’impresa strategica per il futuro della regione, capace di coniugare crescita economica e inclusione sociale.

Le aree interne calabresi, individuate dalla Strategia Nazionale (SNAI) — Grecanica, Versante Ionico Serre, Sila e pre-Sila, Reventino-Savuto — vivono una condizione di fragilità estrema. Secondo l’ultimo rapporto Svimez, la Calabria ha perso circa 180 mila abitanti dal 2001 al 2023, con una dinamica demografica negativa che non accenna a fermarsi. In molti piccoli comuni il calo supera il 20 per cento, mentre in oltre 200 centri si profila un rischio concreto di estinzione sociale ed economica. L’indice di vecchiaia, che misura il rapporto tra anziani e giovani, ha superato quota 190 (ogni 100 giovani sotto i 15 anni ci sono quasi 200 over 65), uno dei valori più alti del Mezzogiorno. A questi dati drammatici la cooperazione risponde con modelli che hanno già dato risultati: cooperative sociali che garantiscono servizi laddove il pubblico arretra, cooperative agricole che valorizzano produzioni di qualità e prossimità, cooperative di comunità che trasformano borghi in laboratori di innovazione sociale.

Non si tratta di una promessa astratta. In Calabria il settore cooperativo ha già dimostrato la sua forza: gli addetti nelle cooperative sociali sono passati dal 42 per cento del totale nel 2012 a quasi il 50 per cento nel 2022, un dato che testimonia la centralità di questo modello nell’economia e nel tessuto sociale regionale. Ma le potenzialità restano enormi e ancora inespresse. Perché possano tradursi in occupazione giovanile e femminile, in welfare diffuso, in nuova impresa radicata nei territori, serve una scelta politica chiara.

Il problema economico si somma a quello demografico. Anche sul piano della ricchezza prodotta, la Calabria rimane fanalino di coda.

Il PIL pro capite nel 2023, sempre secondo Svimez, si è attestato intorno ai 19.300 euro, contro una media nazionale di circa 30.000 e una media europea che supera i 36.000. Ciò significa che un calabrese produce quasi il 40% in meno rispetto alla media italiana e quasi la metà rispetto alla media dell’Unione Europea.

È il segno di un sistema economico che non riesce a generare valore sufficiente e che proprio per questo ha bisogno di forme innovative e inclusive d’impresa come le cooperative, capaci di trattenere ricchezza nei territori e di redistribuirla in maniera equa.

Le questioni aperte non mancano. La legge regionale sulla cooperazione, ferma da 46 anni, è ormai del tutto anacronistica. La legge sulle cooperative di comunità è rimasta senza piano attuativo. Le Comunità Energetiche Rinnovabili, che potrebbero diventare il volano di una transizione sostenibile e condivisa, sono prive di linee guida operative che ne facilitino la nascita e la gestione. I beni confiscati alla criminalità, patrimonio straordinario da riconvertire in presidi di legalità e lavoro, restano per lo più inutilizzati per assenza di strategie e bandi strutturali. E il welfare, in profonda crisi, continua a marginalizzare proprio quelle cooperative sociali che garantiscono servizi fondamentali ai cittadini.

Le comunità energetiche, se gestite da cooperative di comunità, sono uno strumento straordinario di efficienza ed equità, perché mettono insieme cittadini, imprese e istituzioni in un modello partecipativo capace di redistribuire i benefici economici ed ambientali.

Alle forze politiche che si candidano a governare la Calabria Legacoop regionale chiede un impegno preciso: riconoscere e sostenere la cooperazione come leva strutturale di sviluppo regionale. Questo significa aggiornare e adeguare al contesto attuale le leggi, varare piani attuativi, aprire bandi mirati, garantire co-programmazione e co-progettazione tra istituzioni e mondo cooperativo, rendere effettivo l’accesso ai fondi europei e del Pnrr.

La cooperazione non è una nicchia, ma una forma d’impresa che in Calabria può rivelarsi particolarmente utile anche e soprattutto sul piano sociale. Può contrastare lo spopolamento offrendo opportunità di lavoro, può rigenerare comunità costruendo welfare e servizi, può rilanciare i borghi e le aree costiere con modelli sostenibili, può ridare dignità ai beni confiscati trasformandoli in risorse collettive. È questa la direzione da intraprendere se davvero si vuole un futuro diverso per la regione.

Le prossime elezioni sono dunque una prova di serietà. Tocca alla politica dimostrare se intende continuare a inseguire promesse di breve periodo o se è pronta a investire in un modello che tiene insieme economia e comunità, innovazione e coesione. La cooperazione è già pronta, con le sue esperienze e con la sua rete. Adesso serve il coraggio delle scelte. (rr)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Cooperare per il bene economico della Calabria

di EMILIO ERRIGO – Per quanti ancora non l’avessero compreso la Regione Calabria, intesa non solo come territorio e mare, rappresenti  un complesso di eco-sistemi  economici  produttivi integrati.

Una vera e vasta risorsa economica, che può soddisfare variegati bisogni pubblici e privati. Occorre solo convincersi che per valorizzare economicamente ogni componente materiale e immateriale, di cui è composta la Calabria, occorre “cooperare”.

La cooperazione tra quanti vivono in Calabria, innesca modelli economici legali  di crescita,  proporzionati alla quantità di forza cooperante che genera ricchezza e “benessere sociale”. Anche i malavitosi cooperando in associazione per delinquere, generano ricchezza economica, ma creano “malessere sociale”.

Ora riflettendoci bene, mentre la “cooperazione a somma positiva quindi legale” (cfr Lorenzo Infantino), crea i presupposti necessari per coabitare la casa comune Calabria, in sicurezza economica personale e famigliare, di contro, la “cooperazione a somma negativa o illegale”, lede dalle fondamenta, sia il fragile tessuto economico lineare, che la pacifica convivenza sociale.
La cooperazione attiva e propositiva, risulta idonea a stabilizzare e rafforzare, il reddito pro capite dei Cittadini Calabresi,  in età giuridicamente idonea a produrre reddito da lavoro individuale o dipendente.

Inoltre, la forza propulsiva della cooperazione attiva e a somma positiva, forza questa,  capace di moltiplicare in misura esponenziale la “forza lavoro onesto” e ridurre la domanda debole di “forza lavoro disonesto”. Cooperare, per il bene economico della Regione Calabria, significa anche poter beneficiare di altre inquantificabili ma esistenti ricchezze morali e famigliari.

Attiro per sensibilizzare il pensiero costruttivo e l’attenzione del lettore, al benessere economico diretto e indiretto, derivante dal vivere la propria vita personale e famigliare, nel rispetto dei consociati, in serenità, amicizia, legalità e solidarietà, senza dover rincorrere un benessere frivolo e insignificante socialmente, nel seguire modelli di vita inutili e pericolosi,  per la propria e altrui esistenza.

Sono convinto che avvicinandosi a comportamenti sociali aggreganti, si favorisca la cooperazione tra individui e la crescita economica della Regione Calabria. Anche in politica è cosa buona e giusta, cooperare per il superiore bene comune, (la Calabria e i Calabresi ), ritenendo che così facendo si alimentano modelli di comportamenti socialmente diffusivi di felicità e benessere.

Ripeto volutamente, che occorra valorizzare la cooperazione nel segmento della Logistica Intermodale Sostenibile, mediante la realizzazione di “Piastre Logistiche Integrate”, idonee a supportare le operazioni e i servizi portuali e retroportuali.
È incredibile e pure molto penalizzante per la Regione Calabria, che ancora nel 2022, i 97 Comuni della Città Metropolitana di Reggio Calabria, e le altre province di Vibo Valentia , Catanzaro, Cosenza  e Crotone, non dispongano di almeno due Interporti.

Incredibile!

Lo sanno tutti che la Portualità, vive e cresce con efficienti catene Logistiche, altrimenti risultano sempre modesti i servizi integrati  esterni ai Porti di rifermento.

Il Porto e le vaste aree retroportuali presenti, allo stato  inutilizzate e degradate,  di Saline Ioniche,  potrebbero costituire il primo Centro Polivalente della Logistica Intermodale, a supporto della PMI, delle Industrie Agroalimentari(Capua, Callipo,  Amarelli, Sardanelli) e Meccaniche della  Calabria , solo se la Politica tutta Coopera effettivamente e concretamente, a prescindere dalle singole appartenenze politiche di Movimento o di Partito.

Il territorio retroportuale di Saline Ioniche, dispone di una interconnessione ferroviaria che giunge al Porto abbandonata e ammalorata, (mai entrata veramente in  esercizio).

L’area adiacente al Porto (insabbiato) di Saline Ioniche,  potrebbe essere il primo Retroporto della Calabria, interamente dedicato alla  Logistica Intermodale Sostenibile, con annessi Servizi  Integrati eco-compatibili. L’area retroportuale di Saline Ioniche , situata a pochi chilometri degli Antichi  e affascinanti  Borghi  Grecanici di Pentidattilo, Bagaladi, Roccaforte del Greco, Roghudi, Bova, Palizzi, si presta per la realizzazione di un Polo Fieristico Nazionale dello Ionio.

Poi a seguire la vasta area retroportuale di Gioia Tauro, la creazione di un adeguato Interporto, innescherebbe volumi di traffici  logistici importanti,  favorendo la conseguente crescita della debole economia  regionale.
Solo la Cooperazione politica e sociale può creare benessere economico.

In Calabria e tra i Calabresi, c’è tanto bisogno di cooperazione attiva e propositiva, sicuri che le risorse economiche naturali esistenti sul territorio della Calabria e la innata capacità dei Calabresi, di manifestare intelligenza creativa, possano trainare i più resistenti al cambiamento, affievolendo  i comportamenti economicamente dannosi,  sia per ogni Cittadino Calabrese, che soprattutto, per la nostra amata Calabria. (er)

[Emilio Errigo è nato in Calabria, Docente di “Diritto Internazionale e del Mare”, e di “Management delle Attività Portuali”, e Consigliere Giuridico Economico-Finanziario]