CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Lunedì la presentazione del libro “Serafino Sprovieri, padre, maestro e amico”

Lunedì 19 agosto, a Corigliano Rossano, alle 19, nel Salone degli Stemmi dell’Arcivescovado, sarà presentato il libro Serafino Sprovieri padre, maestro e amico. Il suo magistero nella Chiesa diocesana di Rossano-Cariati (1984-1992) a cura di don Giuseppe De Simone ed edito da Progetto 2000.

Alla manifestazione interverranno: don Gianni Citrigno, nipote di mons. Sprovieri, l’editore di Progetto 2000 Demetrio Guzzardi e il curatore don Giuseppe De Simone; sono previste alcune testimonianze sia di sacerdoti che di laici che hanno conosciuto il presule che dal 1980 fino agli inizi del 1992 ha guidato la Chiesa diocesana di Rossano-Cariati. Le conclusioni sono affidate all’arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Maurizio Aloise.

L’antologia è suddivisa per anni ed è una sintesi perfetta del cammino che la Chiesa rossanese ha compiuto in quel decennio, tra l’altro si ritrovano parole profetiche come Chiesa sinodale, tanto cara a papa Francesco. L’opera presenta in appendice 3 testi: “Gioacchino da Fiore che fu profeta in patria”; “Divina – omelia al funerale della cara sorella” e il “Testamento spirituale” di mons. Serafino Sprovieri, redatto durante gli esercizi spirituali a Cetraro (21-25 novembre 2010).

Durante l’episcopato rossanese di mons. Sprovieri erano stati già pubblicati due volumi che raccoglievano il suo magistero (I primi passi insieme 1980-1982 e L’Anno Mariano per il XIV centenario dell’icona Achiropita in Rossano), ma poi l’imprevisto e subitaneo trasferimento alla sede episcopale metropolitana di Benevento, non aveva dato tempo per poter mettere insieme tutti i testi dal 1984 al 1992. L’operazione più volte è stata messa in cantiere, ma varie difficoltà non hanno permesso di arrivare alla pubblicazione.
Don Giuseppe (Pino) De Simone, che ha avuto “don Serafino” come rettore nel Seminario minore di Cosenza e poi nel “San Pio X” di Catanzaro e che l’ha ordinato presbitero per la Chiesa diocesana di Rossano-Cariati, ha fortemente voluto (in tempo di Covid) curare l’antologia, ritrovando i testi che compongono questo libro di 256 pagine, di cui una quarantina di immagini. (rcs)

I Giovani de il Movimento del Territorio: A Corigliano Rossano strutture sportive nel totale abbandono

I Giovani de il Movimento del Territorio hanno denunciato come «nell’area urbana di Corigliano i campi di calcio sono nel più totale stato di degrado».

«In via Monaco, nel borgo marinaro di Schiavonea – hanno spiegato – i mancati lavori di ristrutturazione potrebbero compromettere la partecipazione alle gare ufficiali. Il Valli Sant’Antonio, nel centro storico è una struttura coraggiosamente utilizzata da alcune società. La tribuna è inagibile, gli accessi sono pieni di erbacce e spesso si è al buio».

«La situazione più eclatante riguarda, però – ha evidenziato il Movimento – il Città di Corigliano di contrada Brillia. Qui si è, come spesso accade con le gestioni e le tempistiche di questa Amministrazione, al paradosso. La struttura era frequentata e tenuta in modo decoroso da una società di calcio, che si è impegnata in questi anni a mantenere il terreno di gioco perlomeno utilizzabile. Poi la chiusura, con tanto di post celebrativi, esultanze e grandi paroloni nei quali ci si è autoincensati su quanto sia profondo ed efficace l’impegno dell’amministrazione verso lo sport. Risultato, dopo mesi, anzi anni, ecco il Città di Corigliano abbandonato e distrutto, erba alta dappertutto, rifiuti. È diventato una vera e propria discarica a cielo aperto».

Dopo aver rappresentato per tanti anni un punto di riferimento per il territorio, oggi la struttura è ridotta a ritrovo di balordi e slargo in cui abbandonare tranquillamente ingombranti ed altro materiale altamente inquinante.

«Questa – ha aggiunto il Movimento del Territorio – la situazione ad oggi. Occorre al più presto intervenire. Daniele Lavia ha esordito nella Corigliano Volley, formazione che militava in serie A, Rino Gattuso a quattordici anni ha dovuto prendere la valigia e fare il giovane emigrante di talento. In queste condizioni non appare nemmeno immaginabile trovare una classe imprenditoriale che ragioni su come investire in una realtà sportiva cittadina».

«Il campo sportivo Stefano Rizzo, nell’area urbana di Rossano, vie un’altra situazione. Per il suo utilizzo fuori controllo – ha concluso il Movimento – non può che andare incontro all’usura. Troppe realtà si contendono quel campo in erba sintetica sempre più logora».

A Corigliano Rossano anche nel mese di luglio cresce il dato della raccolta differenziata

A Corigliano Rossano cresce il dato della raccolta differenziata: Dall’81% di giugno appena trascorso, si è arrivati ad un nuovo record per il mese di luglio, che ha fatto registrare un tasso dell’82,49%.

Un segno chiaro e tangibile di come stiano cambiando fortemente le abitudini dei cittadini della città unica da quando è stato iniziato il sistema del porta a porta spinto della raccolta differenziata su tutto il territorio comunale.

«Siamo fortemente orgogliosi della nostra comunità che registra un nuovo record per il mese appena trascorso, prova indelebile di come il servizio, la campagna di sensibilizzazione lanciata e la repressione contro chi abbandona i rifiuti per strada stanno dando risultati che sono sotto gli occhi di tutti», ha dichiarato Francesco Madeo, assessore alla Città equa e sostenibile, con delega all’ambiente.

«Non dobbiamo abbassare la guardia – ha continuato Madeo – e cullarci sugli allori, possiamo fare meglio e lo faremo perché la nostra strategia è quella di premere ancora di più sull’acceleratore, grazie soprattutto al grande interesse che tutta la cittadinanza sta mostrando intorno a questo tema, sempre più importante e vitale per una comunità civile».

Sono già in programma, infatti, ulteriori iniziative a sostegno della raccolta differenziata e della sensibilizzazione in collaborazione con Ecoross e le associazioni di volontariato territoriale, anche riguardo gli istituti scolastici per il prossimo autunno e inverno per sensibilizzare i più giovani sui temi inerenti all’ambiente.

«Abbiamo puntato molto sul nuovo sistema di igiene urbana – ha detto il sindaco Flavio Stasi – e la nostra comunità si sta dimostrando all’altezza, al netto di una minoranza che pian piano individueremo facendo in modo che si adegui. Si consideri che questi dati della differenziata sono il modo migliore per iniziare ad invertire la tendenza della Tari che, senza un percorso di questo tipo, era destinata inesorabilmente ad aumentare di anno in anno».

«Quest’anno, grazie a questi dati – ha concluso – tale tendenza sarà interrotta e nei prossimi anni riusciremo certamente ad abbassare progressivamente la tariffa in quanto, grazie alla differenziata, diminuiscono i costi di trattamento e smaltimento a carico del Comune».

CORIGLIANO ROSSANO – Domani s’inaugura l’Effige San Francesco di Paola

È con l’inaugurazione dell’Effige San Francesco di Paola che si chiude domani, a Corigliano Rossano, il trittico votivo in via Duomo, che celebra i santi patroni della città di Corigliano-Rossano, simboli di fusione, integrazione e fede, San Nilo e San Francesco di Paola, ultimo erede del monachesimo in Calabria iniziato da proprio da San Nilo abbracciano l’effige popolare della madonna Achiropita.

 Tre icone monumentali di 2 metri che si stagliano su un fondo d’oro verso il cuore mariano della diocesi. L’opera, offerta gratuitamente, dall’artista Natalino Scino «è  un regalo fatto con il cuore alla mia città, rendendo belle degli spazi con figure legate alla nostra identità».

Il trittico si snoda in tre nicchie su via Duomo, verso la cattedrale dell’Achiropita è stato promosso come azione di rigenerazione urbana dall’amministrazione comunale.  L’ultima icona votiva, in ordine di tempo, ritrae san Francesco di Paola secondo l’antico canone della vera effige conservata a Montalto Uffugo e ripetuta in alcune opere del Museo del Codex e della chiesa dei minimi a Corigliano. L’opera completa sarà inaugurata durante la processione, in occasione dei festeggiamenti per Maria Santissima Achiropita, che si snoderà per le vie del centro storico di Rossano. (rcs)

COGLIERE L’OPPORTUNITÀ DI RIDISEGNARE
LA CALABRIA CHE L’ITALIA NON SI ASPETTA

di MIMMO CRITELLI – Gli ultimi avvenimenti, nazionali e regionali (Autonomia Differenziata, Bonifica Sin, etc.) che hanno riguardato il posizionamento degli schieramenti politici Calabresi (Cdx e Csx), spingono ad una riflessione di merito per coglierne i punti di forza piuttosto che quelli di debolezza.

A questo si somma anche il documento-riflessione promosso dal Comitato Magna Graecia, del quale mi pregio di far parte anche in termini di ispirazione teorica, relativamente l’immobilismo amministrativo della fascia jonica: pienamente condivisibile.

Non appaia pretenziosa la simmetria fra l’autonomia delle Regioni e la conseguente perifericità dell’Arco Jonico, dal momento che in esso si sommano tutta una serie di criticità speculari alla stessa differenza fra nord e sud del Paese.

Parafrasando Roberto Occhiuto: il Tirreno e i Capoluoghi “borbonici” (Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza) rappresentano una Ferrari, a differenza dello Jonio accostabile alla Panda tanto cara al “mio” Governatore.

Non è una semplificazione, ma semplicemente una presa d’atto. Ho apprezzato e difeso il comportamento tenuto dal “mio” Presidente in ordine alle zone d’ombra e alla frettolosità con le quali la maggioranza Parlamentare di Cdx ha approvato il disegno di legge che regola l’autonomia delle Regioni.

Una maratona notturna, come i “compari” di Pisa, alla quale si sono sottratti molti parlamentari PopolarLiberali, per come mi piace appellare quelli di Forza Italia, in special modo quelli calabresi.

Ebbene, trascorse alcune settimane da quel contraddittorio politico e istituzionale con la Lega e la costituzione di qualche “Osservatorio” sugli effetti e le implicazioni dell’applicabilità della legge, si è mancato di mettere in evidenza che, ancora una volta, il ministro Calderoli si è dimostrato un “prestigiatore” dei meccanismi parlamentari e legislativi.

Sono stati colti con le mani nella marmellata, Calderoli e Zaia, dalla loro stessa frettolosità propagandista, un pò come quegli ambulanti avventizi del mordi e fuggi.

La richiesta di autonomia del Veneto, per le molte ed importanti materie non soggette ai Lep, e senza la prescrizione di un’area perequativa che azzeri il criterio della spesa storica, ha di fatto svelato l’azione unilaterale della Lega che ha finito per spiazzare anche Fratelli d’Italia che oggi è un partito che raccoglie uniformemente il suo consenso nazionale.

La successiva iniziativa europea di collocazione della Lega nel partito dei “Patrioti” di Orban, per circoscrivere la leadership di Giorgia Meloni al campo nazionalista piuttosto che europeista, è stato l’altro tassello di una strategia lucida che prova a marginalizzare il ruolo dei Popolari-Liberali-Riformisti italiani.

Ormai non sono più da annoverare come movimenti carsici quello che sta avvenendo nel rapporto fra Lega e FdI, dalla costituzione del Governo, sbilanciato a favore della Lega rispetto a FI, passando per Autonomia, Premierato, Giustizia ed Europa.

Su questi capisaldi programmatici, FI riesce a difendere le sue radici liberali e riformiste solo grazie al Ppe. Ma ritornando alla Calabria, e alla controversa legge sull’autonomia differenziata, ho motivo di pensare che Occhiuto sia rimasto più condizionato dal suo ruolo nazionale, nel porsi sulla stessa linea degli altri Governatori del Sud, insieme a Bardi, a sostegno di un Referendum che surclasserà, in termini di firme e di esito elettorale, persino quello sul nucleare o sulla riduzione dei Parlamentari.

Questa legge farlocca, da “compari” di Pisa, può solo essere disinnescata dall’esito Referendario. In caso contrario, anche se dopo due anni per le materie LEP e da subito per tutto il resto, non c’è bisogno di aspettare il parere di illustri economisti per stabilirne gli effetti distorsivi e separatisti.

Quali speranze ha un Paese dal debito pubblico sproporzionato che, nel frattempo, ha persino accentuato il divario economico e sociale fra macro aree (anche al loro interno), di vedere crescere omogeneamente e in competetizione paritaria l’intero sistema Paese? A mio giudizio, nessuno.

E spero, ardentemente, di essere smentito anche dal più semplice studente di economia senza dover scomodare luminari. Cambiando lo scenario territoriale, la Calabria non si sottrae alle dinamiche nazionali.

Se per decenni, non qualche anno, lo sviluppo e le strategie progettuali hanno orientato risorse e infrastrutture sull’asse Tirrenico o Ten-T (trasversale europea), non è forse ciò che è avvenuto fra Nord e Sud del Paese?

Non è forse che sullo “storico” calabrese oggi sentiamo parlare più di Ponte sullo Stretto che di “Autostrada dei tre mari”? In tal caso mi lascio prendere dalla mia personale suggestione di congiunzione fra le due sponde mediane del Tirreno e dello Jonio per poi procedere verso l’Adriatico nell’ambito della Macro Regione Mediterranea. E chissà che quest’ultima non sia più di una suggestione ma, forse, la soluzione al problema dell’autonomia, dove il Sud e i suoi circa 20Ml di abitanti potrebbero rappresentare una opportunità per l’Italia e per l’Europa.

Non nascondo di aver temerariamente accostato Autonomia, Bonifica dell’area Sin e Provincia della Magna Graecia, appena ho appreso che Occhiuto ha impugnato il provvedimento del Governo, e del “suo” ministro Pichetto Fratin, di smaltire i rifiuti in discarica privata adibita a ricevere quelli speciali e altamente inquinanti che giacciono in mare, da 50 anni, e sulla “consortile” da almeno 20 anni. L’occasione di un Presidente temerario, oltretutto “mio” Presidente, mi ispira una conclusione.

Se lo Jonio sta alla Calabria, come la Calabria sta all’Italia, si colga l’opportunità di ridisegnare la nuova Calabria, un’altra Calabria che «l’Italia non si aspetta».

Non la Calabria delle 3 macro Province di emanazione Sabauda, ma l’inedita Calabria che non torna indietro, ma guarda avanti e recupera il protagonismo delle periferie, spesso per auto-afflizione ed irrilevanza.

Crotone e Corigliano-Rossano nuovo asse dello sviluppo poliedrico poggiato su Bonifica e rilancio produttivo del Sin di Crotone-Cassano-Cerchiara insieme all’ex sito Enel. La Zes unica come strumento programmatico ed economico per rilanciare la piattaforma logistica e intermodale del Mediterraneo orientale.

Senza campanilismi, ma in una visione ampia, solidale e di coesione.

Il sistema politico locale è inidoneo ad intravedere il futuro che si sta prospettando, salvo stracciarsi le vesti dopo prendendosela con gli altri e mai con il proprio pressappochismo.

Persino Cgil e Cisl si sono lasciati riaccorpare nell’area Centro, lasciando la sola Uil di Fabio Tomaino, alla quale mi sono iscritto, a resistere sull’autonomia organizzativa provinciale.

Si procede a grandi passi per un ritorno alle tre macro Province attesa l’irrilevanza delle piccole Crotone e Vibo.

Non voglio credere che il riformista Occhiuto, il liberalpopolare Occhiuto, il Presidente della scommessa di Governo nella Regione più depressa che sta affrontando con sicurezza e autorevolezza, possa assecondare un ritorno allo status quo ante 1993, senza aver tastato il polso ai cittadini, anche solo come parere consultivo come nella fusione di Cosenza Rende e Castrolibero e, mi auguro, anche di Montalto (inspiegabilmente esclusa dal virtuoso processo).

Nell’unica occasione di interlocuzione, de visu, che ebbi con Roberto Occhiuto nel luglio 2021 a Gizzeria, e della quale conservo piacevole ricordo e lo ringrazio, ne condivisi, insieme al compianto Peppino Cosentino, gli spunti e la visione progettuale.

Dal canto mio, gli espressi il convincimento che la Calabria avesse bisogno di un intervento meditato e partecipato, una conferenza interistituzionale regionale di riorganizzazione amministrativa, istituzionale e territoriale. I tempi sono maturi per lanciare anche questa sfida al sistema anchilosato dei partiti.

Il “mio” Presidente è in grado di andare oltre gli schemi, come ha dimostrato in questi tre anni di Governo, senza particolarismi ma con una visione generale e oggettiva?

La sfida del Governo si vince quando si recuperano gli ultimi e gli si offre una prospettiva migliore. Questo vale per la Calabria in Italia, come per lo Jonio in Calabria. (mc)

L’OPINIONE / Flavio Stasi: Il disastro della sanità nel totale silenzio dei rappresentanti regionali

di FLAVIO STASI – Mentre la Regione Calabria si accorge ad agosto del cambiamento climatico e del fatto che l’acqua sarebbe stata la vera emergenza dell’estate, sotto il profilo della sanità non possiamo lamentarci, perché l’emergenza è costante e duratura ed anzi peggiora nonostante i fantastici racconti di Graziano ed Occhiuto.

Il mese di agosto si è già annunciato come caratterizzato da ennesime chiusure temporanee dei Servizi di Continuità Assistenziale del territorio, ossia delle Guardie Mediche, fondamentali presidi a tutela della sanità.

La Guardia Medica di Cantinella chiusa per numerosi giorni e notti (compreso Ferragosto), nonostante la vasta utenza che copre questo importante servizio pubblico: da Corigliano Scalo alla stessa Cantinella, dalle numerose frazioni limitrofe e finanche a quelle dei comuni viciniori.

Analoga situazione nella Guardia Medica di Schiavonea, che in alcuni giorni del mese di agosto, e addirittura nel periodo di Ferragosto, sospende il proprio importante servizio. Un fatto inaccettabile se si pensa che la suddetta località marinara e turistica aumenta in modo vertiginoso, nel periodo estivo, con le presenze di villeggianti e concittadini che durante l’anno vivono fuori per esigenze di studio o di lavoro.

Sul fronte ospedaliero, continuano i disservizi e le segnalazioni soprattutto per le ambulanze che arrivano sempre con maggiore difficoltà e continuano a prestare servizio senza personale medico o addirittura, in casi di emergenza, con personale del Pronto Soccorso, distogliendo preziose risorse al presidio. Ciò che ci preoccupa non è solo l’emergenza generalizzata, ma il racconto totalmente distante dalla realtà di chi, invece, dovrebbe assumersi la responsabilità dell’inconsistenza totale dell’azione di Governo che avvertono, sulla propria pelle, utenti e professionisti.

Nell’esprimere piena gratitudine ai medici ed a tutto il personale sanitario che continua a lavorare e fare il proprio dovere tra innumerevoli peripezie, non possiamo che denunciare quanto continua ad avvenire nel nostro sistema sanitario, frutto di riforme insostenibili e gestioni disastrose, richiamando alle rispettive responsabilità non solo quanti ricoprono ruoli determinanti per l’organizzazione sanitaria ma anche chi, come l’intera rappresentanza territoriale, mette la testa sotto la sabbia e prova a far finta di nulla. (fs)

[Flavio Stasi è sindaco di Corigliano Rossano]

I POLITICI LOCALI FRENANO E MANCANO DI
VISIONE PER RILANCIARE L’ARCO JONICO

Proprio in questi giorni ricorre il quinto anniversario della nascita del Comitato Magna Graecia. Sorto, quest’ultimo, all’indomani della fusione delle estinte città di Corigliano e Rossano, per fornire una nuova prospettiva che restituisse orgoglio e dignità agli ambiti della Sibaritide e del Crotonese. Contesti, i richiamati, schiacciati dalle deviate dinamiche d’assoggettamento ai rispettivi centralismi storici.

Certamente, quelli trascorsi, sono stati anni difficili: una pandemia inaspettata, ha colpito il Mondo intero. I rapporti umani, per quasi due delle ultime cinque annualità si sono ridotti a dirette interattive, causa i continui lockdown che si sono susseguiti.

Tuttavia, occorre tirare le somme e ripercorrere quello che questi cinque anni trascorsi hanno rappresentato.

Nel bene e nel male, l’idea Magna Graecia, ha permeato diversi strati della società civile. La rettifica dei confini provinciali jonici, includendo il Crotonese e la Sibaritide in un’unica Provincia con un doppio Capoluogo (Crotone a Sud, Corigliano Rossano a Nord), per aprirsi ad un contesto d’area metropolitana interregionale calabro-appulo-lucana, ha convinto più di ogni auspicabile aspettativa.

Spiace, purtroppo, constatare quanto ancora la Politica locale sia volutamente e colpevolmente distante da un’idea straordinariamente innovativa.

Nel corso di quest’intervallo temporale, infatti, oltre ad incontri con diversi Amministratori locali, tanto nel Crotonese quanto nella Sibaritide, è stato realizzato un progetto editoriale che ha racchiuso tutti i capisaldi dell’idea. Il libro, presentato sia nelle Comunità rivierasche sia in quelle pedemontane afferenti al contesto jonico, ha ricevuto apprezzamenti e consensi da parte di tutti i Sindaci a cui l’idea è stata proposta. Taluni, tuttavia, hanno preferito mantenere una posizione più ibrida. È il caso del sindaco di Crotone che si è espresso con un “Ni”; è il caso del Sindaco di Corigliano-Rossano che, interpellato sulla questione, riferiva: «Vediamo se ci sono i presupposti per poter immaginare un percorso di natura amministrativa».

In area interna (Campana, Longobucco, Acri) i rispettivi primi cittadini si sono dichiarati aperti verso l’idea, rimarcandolo pubblicamente. Così come nei contesti terminali della identificata nuova Provincia (Cutro, Rocca Imperiale, Isola di C.R.), dove gli Amministratori hanno manifestato interesse ad intraprendere ragionamenti che abbraccino ambiti omogenei. Anche la Comunità di Cariati, per voce del Sindaco, ha rimarcato partecipazione ad un’idea che vedrebbe la Città inquadrata al centro dell’identificata nuova Provincia.

Attestati di stima e voglia di intraprendere un percorso inclusivo e di rilancio territoriale sono stati espressi dal sindaco di Rocca di Neto e già Assessore Regionale, Alfonso Dattolo. Anche gli ex primi cittadini di Terravecchia e Paludi hanno espresso pubblicamente la necessità di guardare ad un ambiente rinnovato che includa la Sibaritide ed il Crotonese.

Così come, il sindaco di Cassano-Sibari, pur vivendo il dissidio della sua Comunità contesa tra il contesto del Pollino e quello rivierasco, non ha espresso chiusure all’idea.

Senza dimenticare le manifestazioni di interesse che sono state avviate da parte di Consiglieri regionali e Parlamentari, sia nell’attuale Governo, sia nei precedenti.

A giorni, poi, il progetto sarà illustrato anche in Lucania, nella vicina Nova Siri, e verificheremo l’appeal dell’idea anche fuori dai confini regionali.

Tuttavia, resta da constatare che nessuna Amministrazione, ad oggi, si è espressa con dedicate delibere di Consiglio sul tema ampiamente illustrato. Con ogni probabilità, gli atteggiamenti attendisti dei due Sindaci degli identificati Capoluoghi, non hanno trasmesso fiducia agli altri Amministratori. Eppure, ci chiediamo cos’altro debba succedere a Crotone affinché la relativa classe dirigente realizzi di essere ormai fanalino di cosa su tutto. Non bastava, forse, dipendere dal punto di vista sanitario da Catanzaro, così come aver subito l’accorpamento della Camera di Commercio.

Solo pochi giorni fa, infatti, pezzi della locale MC venivano trasferiti sulla ex Provincia madre di Catanzaro. Ormai, il destino delle piccole Province è segnato da oggettivi limiti demografici e territoriali. Pertanto, essere fagocitati dal rispettivo sistema centralista è il minimo sindacale. Non realizzare quanto appena riferito è sinonimo di vivere in un mondo fantastico e ben lontano dalla cruda realtà dei fatti. Parimenti, su Corigliano-Rossano dove ci culliamo sugli allori della terza Città della Calabria. Disconoscendo, purtroppo, non sappiamo se per conclamata cecità o se per malafede, un tessuto economico (specie in area bizantina) ridotto a brandelli. Quanto detto, mentre le aree dei Capoluoghi storici incassano oltre 20ml a testa dei fondi di Agenda Urbana, lasciando al palo le aree urbane joniche.

Segnaliamo, infine, ancora qualche sentimento d’attacamento a progettualità superate dalla storia e dai fatti. Forse tali atteggiamenti sono motivati da stucchevole campanilismo e da poca inclinazione al cambiamento e alla novità. Registriamo, infatti, ragionamenti che ancora oggi parlano di “inviolabile” autonomia del Crotonese, nonostante quell’ambito, per le motivazioni su richiamate, perda pezzi ogni giorno. Così come, a circa 20 anni dall’aborto dell’idea Sibaritide e poi Sibaritide-Pollino, qualcuno lungo l’Arco Jonico vorrebbe parlare della Provincia di Corigliano-Rossano.

Ignorando, probabilmente, che non basterà il semplice cambio di nome per coprire il limite demografico che renderebbe vana un’azione volta in tal senso. Non è un mistero, infatti, che a seguito della Legge 56/12 (Riforma Delrio) gli Enti di secondo livello sono stati inquadrati per contesti demografici e territoriali. Oggi, un’ambito per poter aspirare ad una legittima autonomia dovrebbe essere classificato come contesto di almeno 350mila abitanti e 2500km di superficie. La Sibaritide, la Sibaritide-Pollino, tantomeno il Crotonese non dispongono, autonomamente, di tali requisiti.

È chiara, pertanto, la necessità di fare sintesi tra aree ad interesse comune. E non è certamente guardando alle aree vallive che Corigliano-Rossano troverebbe affinità. Piuttosto l’amalgama del Crotonese e della Sibaritide potrebbe rappresentare il riassunto perfetto per immaginare una Provincia forte della sua territorialità e di una demografia importante (oltre 400mila ab). Numeri che consentirebbero una oggettiva perequazione con i contesti dei Capoluoghi storici. Le piccole Province, d’altronde, hanno dimostrato ampiamente i propri limiti. Non hanno prodotto quel ragionevole tasso d’interesse per le popolazioni che vi sono rientrate. Piuttosto, una perdita continua e costante di servizi che nel tempo hanno trasformato questi piccoli contesti in lande sempre più desolate e periferiche.

A tal riguardo si guardi Crotone, ma anche Vibo e tante altre in Italia. Tale andazzo, purtroppo, continuerà anche adesso che ci avviciniamo alla Riforma governativa che riporterà il suffragio universale alle Province. La Calabria, dunque, ha bisogno di una revisione amministrativa che possa generare un rinnovato rapporto d’equità tra i vari ambiti regionali. La creazione di una realtà policentrica lungo l’Arco Jonico, con due Capoluoghi, consentirebbe alle città di Corigliano-Rossano e Crotone di sedere ai tavoli politici che contano; di gestire, autonomamente, le proprie scelte e non già di subire i diktat delle scrivanie catanzaresi e cosentine.

Siamo certi che, prima o poi, la dirompente idea-progettuale proposta dal Comitato sarà oggetto d’agenda delle Amministrazioni locali. A tal riguardo, invitiamo a non commettere l’errore di scambiare la nostra sicurezza con arroganza intrisa a saccenza. Piuttosto, è frutto di consapevolezza per aver studiato, descritto e illustrato, un progetto rivoluzionario che avrebbe risvolti positivi non solo per lo Jonio, ma per la Calabria e il Mezzogiorno tutto. (Comitato Magna Graecia)

A Corigliano Rossano presentato il libro su Giuditta Levato

La presentazione del libro sulla figura di Giuditta Levato, svoltasi nei giorni scorsi a Corigliano Rossano, è stata «un’importante occasione per sostenere il lavoro agricolo dignitoso, sicuro e ben retribuito», ha detto Michele Sapia, segretario generale di Fai Cisl Calabria.

La presentazione del libro, dal titolo Giuditta Levato. La contadina di Calabricata, scritto da Lino Furfaro, è stata promossa dalla Fai Cisl Calabria, dalla Onlus “Comunità Progetto Sud” e dall’Associazione “Cnca Calabria”.

L’interessante iniziativa, moderata dalla redattrice editoriale Erminia Madeo, a cui ha partecipato la stessa autrice del romanzo, ha ripercorso le vicende della società agricola calabrese all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, in cui ebbero inizio, a seguito dei Decreti Gullo, le “lotte per la terra”, che tanti contadini come Giuditta Levato agognavano dopo secoli di soprusi da parte dei latifondisti.

«Un libro che racconta una storia con molte vicende e che offre uno spaccato della Calabria rurale del ‘900, segnata da povertà e ingiustizie sociali, ma che fa emergere anche coraggio e speranza, virtù necessarie ai nostri giorni, specie in Calabria, in cui è fondamentale sostenere un cambiamento partecipato», ha detto ancora Sapia.

«Purtroppo, in una regione a vocazione agricola, come la Calabria – ha proseguito – con uno straordinario patrimonio agroalimentare, emerge da indagini passate che ci sono ancora donne e uomini vittime di sfruttamento e violenze, episodi di caporalato e lavoro nero. Un quadro odierno regionale che presenta notevoli complessità e problematiche, come il numero esiguo delle aziende agricole calabresi iscritte alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, inoltre, quattro lavoratori su dieci sono irregolari, in 10 anni il numero degli operai agricoli in Calabria è diminuito quasi del 30% ed ancora forti differenze retributive tra uomini e donne».

«Anche sul piano della sicurezza, la Calabria è “zona rossa” per numero di infortuni e morti bianche – ha evidenziato – con il settore agricolo secondo solo a quello dell’edilizia. Ancora tanti, troppi ghetti e baraccopoli, circuiti illegali per il reperimento della manodopera a basso costo. Serve maggior confronto e fare rete per imprimere un fondamentale cambio di passo. A cominciare dal rinnovo dei contratti provinciali agricoli, per una retribuzione più equa e per migliorare il welfare aziendale in agricoltura, sostenere sicurezza, formazione e bilateralità». 

«L’ordinanza della Regione per vietare il lavoro agricolo nelle ore più calde – ha detto ancora –, è certamente un provvedimento positivo che tutela la salute e sicurezza degli addetti. Sono però urgenti ulteriori misure come la condivisione di un protocollo regionale contro il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura, rendere operativo il Tavolo Verde regionale, approvare la legge sull’agricoltura sociale e mettere in campo misure e programmazione per valorizzare il lavoro agricolo di qualità, istituire una banca regionale delle terre incolte, creando opportunità soprattutto per i giovani, sostenere il ruolo strategico di un’azienda regionale come l’Arsac, anche attraverso l’avvio del ricambio generazionale».

Sono seguiti i contributi del Presidente del Consiglio comunale di Corigliano-Rossano Rosellina Madeo, del fondatore della “Comunità Progetto Sud” don Giacomo Panizza, dello storico Daniele Pisano e dell’autrice Lina Furfaro, mentre la lettrice Angela Campana ha interpretato alcuni passi significativi del libro. (rcs)

CORIGLIANO ROSSANO – Martedì si presenta il libro su Giuditta Levato di Lina Furfaro

Martedì 6 agosto, a Corigliano Rossano, alle 19, nel ristorante “Oasi Le lampare”, sarà presentato il libro Giuditta Levato. La contadina di Calabricata di Lina Furfaro ed edito da Falco Editore.

L’niziativa organizzata dalla Fai Cisl Calabria in collaborazione con l’Onlus “Comunità Progetto Sud” e l’Associazione di promozione sociale regionale “Cnca Calabria”.

Previsti gli interventi del Segretario Generale della Fai Cisl Calabria, Michele Sapia, del Presidente del Consiglio Comunale di Corigliano-Rossano Rosellina Madeo, del fondatore della “Comunità Progetto Sud” don Giacomo Panizza, dell’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo e dello storico Daniele Pisano. Modera la redattrice Erminia Madeo. Sarà presente l’autrice.

«Abbiamo inteso promuovere la storia narrata in questo interessante libro – ha dichiarato Sapia – che tratta temi di dignità, lavoro e civiltà contadina. Una storia che per alcuni aspetti ha varie analogie con la realtà odierna. Una prima iniziativa, organizzata nel territorio della Piana di Sibari, che successivamente programmeremmo in altre realtà a vocazione agricola della nostra regione. In Calabria il lavoro agricolo, seppur essenziale, è ancora un lavoro povero, un settore in cui è necessario valorizzare maggiormente il ruolo degli addetti, garantire più sicurezza e giuste retribuzioni, attraverso l’applicazione dei contratti».

«Oggi come ieri – ha spiegato – tante sono le criticità che interessano l’agricoltura calabrese. Temi quali sfruttamento, disparità di genere, per cui le donne per svolgere lo stesso lavoro vengono pagate meno degli uomini, caporalato e violenze sono ancora di grande attualità. Serve un impegno comune, che deve vedere dalla stessa parte istituzioni, parti datoriali e sociali e associazionismo, per sostenere la legalità, il contrasto al lavoro nero e la parità di genere, anche in considerazione di un settore agricolo regionale in cui continua a crescere il numero di lavoratori stranieri e immigrati e in cui le donne rappresentano la metà della manodopera». (rcs)

 

A Corigliano Rossano al via la raccolta firme contro l’autonomia

A Corigliano Rossano domenica 28 partirà la raccolta firme per sostenere il referendum contro l’autonomia, promossa dal Movimento 5 Stelle della città.

Quello di domenica sarà un doppio appuntamento: alle10.30 gli attivisti allestiranno un gazebo a Rossano presso Sant’Angelo tra i lidi Gypsy e Lula Paluza; alle 19.30, invece, l’appuntamento è su Corigliano in Piazza Portofino a Schiavonea. Presenti al gazebo insieme agli attivisti, i deputati Vittoria Baldino ed Elisa Scutellà e la neo eletta consigliere comunale Lidia Sciarrotta.

«Vogliamo dare vita ad una grande e diffusa mobilitazione – hanno spiegato i pentastellati – per difendere l’unità del nostro Paese. Il tempo delle parole è finito. E’ ora di agire. Imposta dalla Lega, l’autonomia differenziata impatterà sulla garanzia di uguali diritti fondamentali tra tutti i cittadini quindi uguali servizi su sanità, istruzione, lavoro, ambiente ma anche e soprattutto di sviluppo economico».

«Come riportano alcuni dati – hanno proseguito – nel 2022 per ogni abitante dell’Emilia Romagna la spesa sanitaria pro – capite è stata di 2.495 euro mentre per un calabrese di 1.748 euro, che diventeranno 839 euro con l’autonomia differenziata. Andranno via migliaia di medici, infermieri e docenti in quanto nelle materie non Lep (livelli essenziali delle prestazioni) già chieste dalle regioni del Nord si possono differenziare gli stipendi fino a raddoppiarli con fondi regionali. In una regione come la Calabria che spende già 280 milioni per cure fuori regione saremo costretti a trasferirci al Nord per qualunque tipo di intervento».

«Con questa legge – hanno spiegato – pagheremo tutti le tasse ma non tutti avranno gli stessi diritti. A rischio con il diritto alla salute, anche il diritto all’istruzione, alla sicurezza sul lavoro, alla possibilità stessa di promuovere politiche industriali e di sviluppo capaci di creare lavoro stabile e di qualità. Scendiamo in piazza contro una legge che contrasta con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. I 209 miliardi portati in dote all’Italia da Giuseppe Conte nel 2020 servono a colmare le distanze tra Nord e Sud, l’Autonomia invece le aumenta». (rcs)