Ponte crollato, il ministro Salvini incontrerà il sindaco di Longobucco

Venerdì prossimo il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, incontrerà il sindaco di Longobucco, Giovanni Pirillo per mettere a fuoco  la vicenda del crollo del ponte che collega la città con il resto della Calabria e per verificare le modalità ed i tempi per trovare una celere soluzione.

Il commissario regionale della Lega, Giacomo Saccomanno, accompagnerà il primo cittadino all’incontro al Ministero, in modo tale che possa poi seguire anche nel prosieguo la vicenda e poter così sostenere le necessità del territorio.

Saccomanno ha ringraziato il ministro Salvini che ha accettato immediatamente la richiesta, «dimostrando di come sia attendo per le necessità dei territori ed in particolare per la Calabria. Certamente, sarà un incontro fruttuoso che servirà, appunto, per cercare una soluzione possibile in tempi brevi». (rrm)

I sindacati incontrano Salvini, Bombardieri (Uil): Prima del Ponte Statale 106 e alta velocità

«Siamo convinti che prima del Ponte sullo Stretto, ci sono strade e ferrovie da finire in Calabria e in Sicilia». È quanto ha detto il segretario generale di Uil, Pierpaolo Bombardieri, a margine dell’incontro svoltosi tra i sindacati e il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

Nel corso dell’incontro, definito dal sindacalista Bombardieri «positivo», si è fatto il punto sulle infrastrutture del Paese, su tutti gli interventi più significativi e che tengono conto anche delle tratte finanziate con fondi Pnrr, sulla riforma del Codice degli appalti e sul Ponte sullo Stretto.

«Abbiamo chiesto quando dovranno essere consegnate le opere e quanta occupazione si farà. La sicurezza è fondamentale per affrontare i cantieri. Da parte nostra non c’è nessuna chiusura, anzi consideriamo lo sviluppo del Mezzogiorno una condizione fondamentale per la ripartenza del Paese ma, allo stesso tempo, siamo convinti che il miglioramento delle opere infrastrutturali viaria e ferroviarie non possa fermarsi ad Eboli», ha detto Bombardieri, accompagnato dal Segretario generale della Uil Calabria, Santo Biondo; il Segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra; il Vicesegretario generale della Cgil, Gianna Fracassi e il Segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone.

Per la Uil, infatti, la realizzazione dell’attraversamento stabile fra la Sicilia e la Calabria deve camminare di pari passo con una serie di interventi sul piano delle infrastrutture viarie e ferroviarie.

In particolare il Segretario generale della Uil ha ricordato al ministro per le Infrastrutture la carenza di risorse che sono state destinate al completamento della Strada statale 106.

Allo stato attuale, infatti, sono stati previsti investimenti per il completamento per il terzo macro lotto Roseto Capo Spulico-Sibari; 220 milioni di euro, dilazionati in sei anni, per l’ammodernamento del tratto compreso fra Catanzaro e Crotone; tre miliardi di euro in legge di bilancio, dilazionati in 15 anni, per il tratto Catanzaro-Sibari ma, allo stato attuale, manca la copertura finanziaria per la progettazione e la realizzazione del tratto Crotone-Sibari e di quello Catanzaro-Reggio Calabria.

La posizione della Uil sulla Strada statale 106 è stata chiara. Al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini è stato chiesto di procedere in maniera organica sul finanziamento, la progettazione e la realizzazione delle opere su tutto il tratto calabrese della Strada statale 106, attraverso la predisposizione di una Legge quadro che stabilisca un finanziamento pluriennale utile alla finalizzazione dei tratti non progettati e non cantierizzati sino ad oggi.

Durante l’incontro, poi, i rappresentanti della Uil al tavolo ministeriale hanno evidenziato le proprie preoccupazioni e quelle del sindacato in riferimento al completamento del progetto dell’Alta velocità ferroviaria in Calabria.

Allo stato attuale, infatti, il finanziamento – ottenuto attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza – interessa solo due lotti funzionali: quello compreso fra Battipaglia e Praia e quello compreso fra Praia e Tarsia. Due lotti che, però, potrebbero essere bloccati da difficoltà in fase di cantierizzazione delle opere cosa che, alla luce della tagliola dei tempi prevista dall’Europa sulla realizzazione dei progetti finanziati attraverso i fondi del Pnrr che fissa al 2026 il completamento degli stessi, porterebbe alla perdita del finanziamento.

Proprio questo rischio ha spinto il Segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, a suggerire al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ed ai tecnici del ministero la possibilità di rimodulare questi finanziamenti, dirottandoli sul miglioramento infrastrutturale del tratto dell’Alta velocità compreso fra Reggio Calabria e Lamezia Terme.

Operazione quest’ultima, infine, che andrebbe incontro alla richiesta dell’Europa di sostenere la crescita economica e strutturale del porto di Gioia Tauro attraverso il potenziamento dell’Alta velocità fra Battipaglia e Reggio Calabria, eviterebbe il rischio di perdere i finanziamenti ottenuti attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza, mantenendo allo stesso tempo la territorialità degli investimenti.

Per Andrea Cucello, segretario confederale della Cisl, «è stato un incontro utile e positivo quello che abbiamo avuto oggi con il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini che si è svolto in un clima di grande concretezza e serenità».

«Abbiamo toccato temi molto trasversali che vanno dall’edilizia, ai lavori per le infrastrutture che stanno per cantierizzarsi – ha spiegato –, allo sviluppo industriale di Ita, all’importanza di dare il giusto rilievo all’edilizia pubblica e alle politiche abitative. Abbiamo espresso la nostra preoccupazione sulle difficoltà esistenti per molte imprese nel reperire il personale adeguato da impiegare nei cantieri da appaltare, un tema centrale da affrontare urgentemente anche in relazione all’attuazione efficace del Pnrr».

«Per questo abbiamo ribadito che è necessario costruire il nuovo decreto flussi – ha detto ancora – in base alle esigenze delle imprese utilizzando la grande esperienza della bilateralità. Rispetto al progetto del Ponte sullo Stretto abbiamo espresso la piena condivisione su questa opera strategica per il nostro Mezzogiorno e l’intero Paese, una posizione già espressa dalla Cisl nel corso dell’audizione nelle commissioni parlamentari».

«Siamo convinti  – ha concluso –che sia un progetto industriale che merita di essere ripreso, attualizzandolo rispetto a quelle che sono le nuove tecnologie, che può diventare un volano straordinario per tutto il sistema infrastrutturale del Sud. Infine sul tema della mobilità c’è l’esigenza di costruire un ecosistema in base ad una politica energetica di largo respiro mancata negli ultimi 30 anni. Riteniamo che sia necessario continuare il confronto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed il ministro si è impegnato a convocare entro il 30 giugno dei tavoli tematici rispetto ai temi affrontati nell’incontro di oggi in modo da dare continuità al confronto per una gestione condivisa dei grandi problemi che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi mesi. Farlo insieme significa farlo meglio».

Il ministro Salvini, dal canto suo, ha garantito la massima disponibilità al dialogo. L’incontro verte sui provvedimenti più significativi, a partire dagli interventi in corso o che avranno il via entro il 2023, sia per cantieri ferroviari che stradali. Temi come il protocollo sicurezza nei porti, le opere commissariate, la sicurezza stradale con il nuovo codice della strada.

In evidenza anche il dossier-Ponte. Ai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono fornite cartine dettagliate dell’Italia con tutti gli interventi più significativi e che tengono conto anche delle tratte finanziate con fondi Pnrr.

A proposito dei contributi europei, Salvini tiene a precisare che «contiamo di spendere tutto e spendere bene». (rrm)

Nesci (Fdi): Per crescita di Italia serve qualificare infrastrutture nel Mezzogiorno

L’eurodeputato di Fdi, Denis Nesci, ha ribadito come «per crescere, l’Italia deve ridurre il gap tra nord e sud del Paese. Per farlo occorre che le infrastrutture soprattutto del Mezzogiorno vengano qualificate per creare nuove economie e vigorosi indotti. Non solo grandi opere dunque, ma anche strutture di collegamento».

«La competitività delle imprese è strettamente legata alla disponibilità di una rete adeguata di trasporti e di telecomunicazioni», ha detto ancora Nesci, rilanciando e sottolineando il monito e l’esigenza, ribadita nei giorni scorsi dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di un nuovo patto con l’Europa anche e soprattutto per cambiare l’Italia; «perché – continua – sarebbe un problema serio non arrivare ad un nuovo Patto di Stabilità che punti alla crescita».

«E non c’è possibilità alcuna di crescita – ha scandito Nesci, parlando di punto di non ritorno epocale rispetto a questa consapevolezza ormai condivisa – per un Paese che dovesse essere o ritenersi impedito nel governare in maniera definitiva il secolare gap infrastrutturale di una parte consistente del suo stesso territorio nazionale, con tutte le conseguenti menomazioni in termini di diritti fondamentali, competitività e sviluppo che da sempre ne derivano». (rcz)

 

RISORSE A FONDO PERDUTO E PRESTITI
PERCHÉ VA ‘VALUTATA’ LA SPESA DEL PNRR

di PIETRO MASSIMO BUSETTASi è perso di vista l’obiettivo fondamentale del motivo per cui l’Unione Europea ha fatto debito comune per “regalare“ risorse al nostro Paese, oltre che aver permesso a noi Italia un debito da restituire a trent’anni a tassi assolutamente contenuti, che con questa inflazione, che certamente non durerà per molti anni, ma che ha già aiutato i conti pubblici italiani, diminuirà in termini reali enormemente. 

Il dibattito è aperto e le dichiarazioni di Riccardo Molinari sul Pnrr fanno fibrillare il Governo. Il capogruppo leghista alla Camera insiste: «Meglio non spendere i fondi piuttosto che impiegarli male». Gli fa eco Alessandro Cattaneo, vice coordinatore nazionale di Forza Italia, che dichiara «Soldi a debito vanno presi solo se servono, altrimenti si rinuncia». 

L’ira di Palazzo Chigi che non si fa attendere con la dichiarazione “messaggio sbagliato” è comprensibile. Alla fine del 2026 mancano  quattro anni. E se qualcosa non ha funzionato si è in tempo a rimediare. Nello spazio di un paio di settimane intanto le informazione propalare sono diverse. Prima la linea era quella  “è colpa dei Governi precedenti”, che certamente non è illogico. Alcune impostazioni sono state sbagliate come i bandi competitivi per dei servizi essenziali come gli asili nido. 

Poi si è passati più prudentemente a colpevolizzare l’Unione «è colpa di Bruxelles. Finalmente il Paese si sta rendendo conto come é complicato utilizzare le risorse mese a disposizione dall’Europa. Finora il problema é stato dei meridionali e  il mantra  «peggio per loro che sono incapaci», tanto le risorse per il Sud erano sostitutive di quelle ordinarie che il Paese non destinava, come si vede dalla differente spesa pro-capite tra le Regioni del Sud e del Nord. 

Infine la volontà di Meloni di chiudere le polemiche con una dichiarazione più rassicurante «nessuna preoccupazione, le ricostruzioni sono allarmistiche».  

In realtà Fitto dice: «entro il 2026 alcuni progetti non riusciamo a finirli, meglio parlarne subito che aspettare.Come si risolve il problema? Ci sono due vie. O si ricontratta in Europa il Pnrr, e quindi si destinano quei fondi ad altro, oppure se non si riesce piuttosto che spenderli male meglio non spenderli È un ragionamento assolutamente logico. Se la Meloni invece sostiene che riusciremo a spenderli e riusciremo a ricontrattare, il problema riguarda solo come procedere». Così conclude Riccardo Molinari. 

I giornaloni nazionali ospitano gli interventi più vari che sembrano ricompattare il partito unico del Nord. E si passa dal se non sono capaci li spendiamo noi, al meglio non indebitarsi ulteriormente. Tanto é chiaro che le risorse alle quali si rinuncerà sono quelle destinate al Sud. 

Allora una riconsiderazione del programma, quella che si sta contrattando con l’Europa dovrebbe partire dalla mission del Pnrr che mi pare si sia dimenticata. Mettendo a tacere le voci dissonanti di chi come Zaia e Sala si sono candidati a spendere per conto di chi «non è capace di spendere».  Privilegiando gli investimenti che riguardino le condizioni di base per attrarre investimenti dall’esterno dell’area. Cioè prima le precondizioni e poi quelle di vantaggio. In relazione alle prime puntare prevalentemente sulla infrastrutturazione sempre annunciata e mai compiuta. A partire dalle opere a terra del Ponte sullo Stretto che sono già completamente progettate per continuare con quella alta velocità ferroviaria e il completamente delle linee autostradali che innervano il territorio e che consentano di collegare finalmente il Sud. E poi il sistema portuale che consenta di sfruttare la posizione frontaliera verso Suez cosi privilegiata e mai utilizzata. 

E poi tutta la parte che riguarda la messa in sicurezza del territorio a cominciare dalle caserme e dalla logistica per le forze dell’ordine. Vi sono ancora realtà nelle quali le presenza dello Stato è carente, altro che stadi di Firenze e Venezia. Infine cercare di programmare per avere risorse adeguate per far permanere i vantaggi della localizzazione al Sud, come il cuneo fiscale e il credito d’imposta. E se tutto questo diventa incompatibile con le indicazioni europee liberare risorse da progetti già approvati con risorse diverse dal Pnrr per consentire questo gioco di sponda. Quindi nulla per i diritti di cittadinanza che vorrebbe finanziare Calderoli per attuare i Lep  e consentire l’approvazione della pericolosa autonomia differenziata né per spalmare le risorse destinate alla chiusura dei divari con il Nord nelle realtà sviluppate. Il Pnrr deve servire a far crescere il Paese anche se sembra che nemmeno Gentiloni sembra averlo chiaro. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

La consigliera Straface: Dopo quasi 50 anni la strada Longobucco-Mare sarà completata

La consigliera regionale Pasqualina Straface ha annunciato che «dopo quasi 50 anni la strada Longobucco-mare (Mirto Crosia) sarà conclusa».

«E ciò – ha aggiunto – grazie all’impegno della Giunta regionale ed all’atto deliberativo del presidente, Roberto Occhiuto, con cui vengono stanziati poco più di 14 milioni di euro (14.074.820 €) per la conclusione dell’importante arteria che collega la Sila alla statale 106 ed il III lotto della Gallico-Gambarie, in provincia di Reggio Calabria».

«La Sila-Mare – ha spiegato – è una delle infrastrutture che farà svoltare i territori. Inerpicandosi nel greto del fiume Trionto, ed alcuni tratti sono già conclusi da tempo, chiuderà la congiunzione stradale tra Mirto a Longobucco in un tempo di percorrenza di circa venti minuti rispetto ai 50 attuali. L’impegno della Regione Calabria, teso affinché l’importante opera viaria si concluda, una volta per tutte, sarà fondamentale per lo sviluppo, anche turistico oltre che economico, del territorio e delle comunità interne. Esprimiamo, quindi, grande soddisfazione per la volontà politica del governatore di chiudere due vicende annose».

«E non possiamo non ringraziare per l’attenzione posta in questa intricata vertenza – ha concluso – dall’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Longobucco, Serafino Greco. La Sila-Mare sarà presto una realtà». (rcs)

È arrivato il “Blues” sui binari della Calabria

È stato consegnato, alla Stazione di Reggio Calabria Centrale, il primo treno Blues di Trenitalia. Si tratta di un treno ibrido, a tripla alimentazione, elettrica, a batterie e diesel che, da domani, circolerà sull’intera linea ionica, da Reggio Calabria Centrale a Sibari.

 Continua, così, la rivoluzione del Regionale di Trenitalia, società Capofila del Polo Passeggeri del Gruppo FS, che prevede entro i prossimi quattro anni il rinnovo della flotta.

Oggi, al binario 1 della Stazione di Reggio Calabria Centrale, il nuovo convoglio della flotta regionale di Trenitalia, progettato e costruito da Hitachi Rail, è stato presentato da Roberto Occhiuto, Presidente della Regione Calabria, da Sabrina De Filippis, Direttore Business Regionale Trenitalia e da Emma Staine, Assessore ai trasporti della Regione Calabria.

Alla presentazione del Blues hanno partecipato Maurizio Fanelli, Direttore Direzione Regionale Calabria Trenitalia, Paolo Brunetti, vicesindaco del Comune di Reggio Calabria e Salvatore Orlando, Sindaco di Melito di Porto Salvo.

«Il viaggio di oggi a bordo del Blues rappresenta un segnale concreto di continuità del piano investimenti di Trenitalia per il rinnovo della flotta previsto nel contratto di servizio con la Regione Calabria. Dopo la consegna dei nuovi Pop di qualche settimana fa, siamo orgogliosi di questo nuovo tassello della grande rivoluzione in atto nel Regionale di Trenitalia. I Blues sono treni innovativi che migliorano in modo determinante l’esperienza di viaggio e della mobilità quotidiana a vantaggio di cittadini e turisti, senza dimenticare i rilevanti benefici per l’ambiente», ha dichiarato Sabrina De Filippis, Direttore Business Regionale di Trenitalia.

«In un anno – ha detto Occhiuto – abbiamo recupero 40 anni di ritardo. Per una Calabria che si rinnova, a cominciare dai treni».

L’introduzione dei Blues rientra nell’ampio piano di investimenti complessivi, finalizzato a migliorare l’offerta di servizi a favore di pendolari e viaggiatori, pari a oltre 300 milioni di euro, di cui 210 milioni per il rinnovo della flotta (circa 140 milioni a carico della Regione Calabria). Parte integrante del piano di investimenti la consegna di 27 nuovi treni: 14 Pop a 4 carrozze (di cui 7 già consegnati) e 13 Blues a 4 carrozze; un rinnovamento della flotta che porterà l’età media dei treni calabresi dai 29 anni del 2018 ai 9 nel 2026.

Dopo quello odierno, altri 2 nuovi treni Blues sono attesi entro la fine del 2023, e nel 2024 – come previsto dal Contratto di Servizio con la Regione Calabria – sarà completata la fornitura dei 13 Blues, che si affiancano ai 7 treni Pop già in circolazione ed entro il 2024 saranno 14: un percorso concreto di rinnovo e ammodernamento della flotta regionale. Una vera e propria rivoluzione nell’esperienza di viaggio in termini di versatilità per un innovativo supporto all’aumento della qualità dei servizi per chi ogni giorno sceglie il treno per motivi di studio o lavoro ed al rilancio del sistema turistico calabrese.

Il nuovo Blues del Regionale rappresenta un salto generazionale, perché può viaggiare con motori diesel su linee non elettrificate, con motore elettrico su quelle elettrificate e con batterie per percorrere il primo e l’ultimo miglio sulle linee non elettrificate o durante la sosta nelle stazioni, così da evitare l’uso di carburanti, azzerando emissioni e rumori. La tecnologia ibrida consente di ridurre del 50% il consumo di carburante, oltre a una forte diminuzione delle emissioni di CO2 rispetto agli attuali convogli diesel. Una tecnologia di nuova generazione che si traduce in massima flessibilità nell’utilizzo del treno e nel più efficace impiego dei convogli sulle linee.

Il primo treno ibrido di Trenitalia è stato progettato e costruito attorno alle esigenze dei passeggeri, con un’impronta sostenibile che si evince dalle sue molteplici caratteristiche: dalla scelta dei materiali a elevato livello di riciclabilità (95%) alla riduzione del consumo di carburante e delle emissioni di CO2 rispetto agli attuali convogli diesel, fino alla disponibilità di un massimo di otto postazioni bici. A disposizione dei viaggiatori 219 posti a sedere sul Blues nella configurazione a 3 carrozze e 300 su quello a 4 carrozze. Il treno è, inoltre, dotato di un innovativo sistema di climatizzazione, con ottimizzazione dei consumi in base all’effettivo numero di passeggeri trasportati.

«E VOGLIONO PURE IL PONTE»: PREVALGONO
INCOMPETENZA, IGNORANZA E MALAFEDE

di PIETRO MASSIMO BUSETTAPuò essere che Gentiloni non abbia una visione d’insieme? Può essere che dal suo osservatorio privilegi alcuni indirizzi e perda di vista la proiezione di sviluppo complessiva? La sua affermazione circa l’esigenza di concentrarsi sul Pnrr piuttosto che sul ponte sullo stretto di Messina o sulla flax tax dà la sensazione di una mancanza di visione globale.

«In Italia riusciamo a dare enorme attenzione a molti problemi che talvolta non sono dietro l’angolo, come il Ponte sullo Stretto e la flat tax, ma c’è un tema di enorme importanza come il Pnrr, che non mi sembra sufficientemente al centro delle attenzioni», sono state le sue parole. A parte la considerazione che il ponte sullo stretto è diventato ormai la pietra di paragone di qualunque affermazione, stupisce che anche un commissario europeo, che di visione ampia dovrebbe vivere, si muova come un qualunque e improvvisato commentatore, che di fronte ad ogni problematica non sa fare altro che dire: “e vogliono il ponte sullo stretto”. 

Se c’è un terremoto, dopo qualche secondo che la notizie viene diffusa dalle agenzie, il commento sui social di dichiarazioni avvertite dicono: “e vogliono il ponte sullo stretto”. 

Se c’è un’alluvione o le case a Ischia o nel messinese vengono sommerse da una  frana,  dopo qualche minuto, la frase di rito è sempre la stessa. 

E che tutto questo possa essere patrimonio dei commentatori della domenica ci può stare, ma che è un Commissario all’economia dell’Unione, rispetto ai ritardi che si stanno accumulando sul PNRR, ma che arrivano da lontano dalle impostazioni generali del piano di ripresa e resilienza che la stessa Unione Europea ha approvato, possa dire “e volete la flax tax o volete il ponte” dimostra o un’insufficienza ed una inadeguatezza non sospettabile oppure che da commissario super partes il nostro, già Presidente del Consiglio, si sia iscritto al partito del no  e abbia perso un’occasione di stare zitto. 

Era facile rispettare i termini che l’Unione aveva dato per incassare le prime tranches del Pnrr, ma mano che il tempo passa e che le scadenze si cumulano ovviamente sarà sempre più difficile rispettare la tempificazione voluta dall’Unione, soprattutto in considerazione del fatto che molte delle amministrazioni locali, che devono essere il motore per la richiesta e la spesa delle risorse messe a disposizione, soprattutto nel Sud, sono assolutamente inadeguate, poiché da anni continuano per problemi di risorse disponibili a depauperare il proprio patrimonio di capitale umano a disposizione, per cui spesso non esiste nemmeno un ufficio tecnico ma un ingegnere capo che presta la sua attività, contemporaneamente, per più comuni. Nel frattempo a mò di corvi, molti da Sala a Toti si dichiarano disponibili ad utilizzare le risorse che il Sud non riesce a spendere, come era ampiamente prevedibile. 

Invece di offrirsi in aiuto ai sistemi più periferici e che si dimostrano inadeguati all’effettuazione degli investimenti necessari si candidano a lanciarsi sui cadaveri accumulati per sbranare le carni già deboli. 

Il coro si amplia con lo stesso De Benedetti che, dalla sua residenza Svizzera e forte del suo quotidiano, fondato recentemente seguendo la strada di quella impresa provinciale italiana che pretende di avere una sua voce, che poi spaccia come indipendente ed autonoma, dichiara: «D’altra parte, abbiamo un ministro delle Infrastrutture che vagheggia le mirabolanti potenzialità del ponte sullo Stretto di Messina, mentre non abbiamo i soldi per farlo e non serve a nessuno, se non alle mafie per arricchirsi sugli appalti. Le cosiddette «grandi opere» sono fumo negli occhi, un insulto all’intelligenza del popolo che si pretende di impressionare con sfoggi di presunta potenza edificatrice»,  dimostrando di non aver capito nulla della geopolitica dei prossimi anni che vede nell’Africa e nei rapporti con l’Estremo e il Medioriente la chiave di volta per diventare quella piattaforma logistica che naturalmente siamo, ma che la miopia di una classe dirigente nazionale si è fatta sfuggire di mano, regalandola agli improbabili frugali olandesi piuttosto che a Tangermed o al Pireo. 

A Gentiloni risponde a muso duro Matteo Salvini: «Da un commissario europeo mi aspetto aiuti e proposte, non polemiche. Oltretutto rivolte al suo Paese, dichiara il leader leghista. Perché tagliare le tasse e fare piccole e grandi opere è quello per cui mi pagano ed è il futuro del Paese. Da un commissario europeo mi aspetto consigli, suggerimenti su come non perdere neanche un euro di questo Pnrr, magari rivedendo tempi e modalità di spesa».  

Per fortuna al di là delle esternazioni di un commissario europeo che scivola su un’affermazione che riguarda il Sud, ma anche il Paese, tanto con i parenti poveri ci si può consentire di tutto anche di dar loro qualche schiaffo ogni tanto, vi sono a supporto di un Matteo Salvini, dichiarazioni di altri componenti la maggioranza. 

Egli intanto sta spendendo sul ponte tutta la sua credibilità, per cui dobbiamo assolutamente supportare questa sua determinazione, perché gli alberi si riconoscono dai frutti che danno e se il frutto è quello del ponte sullo stretto è certamente un frutto buono per il Mezzogiorno e per il Paese. Arriva infatti un assist della senatrice Ronzulli che riprendendo l’idea sempre sostenuta da Berlusconi che in verità aveva fatto partire l’opera afferma che  «il Ponte sullo stretto rappresenta un’infrastruttura fondamentale per il futuro dell’Italia, per unire il Mediterraneo all’Europa» e quindi «ora è opportuno adottare procedure, se necessario commissariali, che superino i vincoli burocratici e la stratificazione normativa che rallentano o bloccano la realizzazione delle opere pubbliche».       

Purtroppo quello che è incomprensibile e che viene in qualche modo sostenuto da molti e l’idea che ci debba essere una presa di posizione da parte di tutti su quello che risulta soltanto un collegamento necessario per consentire che l’alta velocità arrivi da Milano a Palermo, che vi sia una sana competizione tra aria e ferro in maniera da evitare lo scandalo dei prezzi dei biglietti da pagare per arrivare a Roma, equivalente  il Palermo Roma ormai a quello che serve per fare il Roma New York. 

Pensi il nostro Commissario Europeo a far si che parte delle opere necessarie per il ponte, perlomeno quelle a terra si possano finanziare col Pnrr, invece di abbandonarsi a dichiarazioni fuori tempo e fuori luogo.Sperando che il Governo non torni indietro sulle sue decisioni utilizzando quel “salvo intese” molto pericoloso, e che le voci delle correzioni del DL, circolate, riguardino soltanto piccoli aggiustamenti. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

Il sindaco di Bova Marina Zavettieri incontra Occhiuto per realizzare il porto turistico

Realizzare il porto turistico di Bova Marina. È su questo che hanno discusso il sindaco di Bova Marina, Saverio Zavettieri e il presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Il sito è già presente nel Piano regionale dei trasporti e delle infrastrutture.

«Nell’incontro di ieri – ha reso noto il primo cittadino –, ho chiesto di riprendere questo avviso esplorativo e il Presidente si è dimostrato disponibile riconoscendo la serietà, validità e legittimità della proposta progettuale del Comune di Bova Marina».
«Ha garantito  – ha aggiunto – che vedrà con l’assessore regionale ai Lavori Pubblici con il quale mi sono precedentemente confrontato, anche perché quest’opera si inquadra nel disegno regionale previsto per le fasce costiere sprovviste di porti turistici. Nei prossimi giorni, la Regione verificherà le fonti di finanziamento e la possibilità di recuperare questa manifestazione di interesse oppure intervenire tramite il FSC (fondo di sviluppo di coesione) di prossima definizione».

«Quella del porto di Bova Marina è una storia molto lunga e travagliata che parte negli anni ’70, da una iniziativa del Comune con l’accensione di un mutuo per la progettazione finanziata poi, negli anni ’80, dal Ministero dei Lavori Pubblici – ha spiegato il primo cittadino –. La vocazione turistica c’è sempre stata, ricordiamo che proprio a San Pasquale, fu scoperto un approdo naturale navigabile per almeno 7 Km all’interno».

«Purtroppo, il porto ha avuto un andamento incerto – ha aggiunto – arrivato il finanziamento di 20 miliardi di lire, fatta la gara, assegnati i lavori, realizzata una parte del molo, a causa delle guerre di mafia, i lavori sono stati interrotti negli anni ’90. Negli anni 2000, la Regione ha confermato un finanziamento di 5 mln di euro per la sua realizzazione ma, per varie vicissitudine amministrative-politiche, quel braccio di porto, considerato da qualcuno un ecomostro, è stato eliminato. Ho ripreso con fermezza la questione perché senza un porto turistico, non c’è sviluppo per il territorio».

Il sindaco Zavettieri ha ricordato anche al Presidente Occhiuto che «aveva avanzato uno studio di fattibilità con i Cis (Contratti istituzionali di sviluppo) ma senza buon esito perché da progetti per lo sviluppo sono stati trasformati in progetti per scoprire le bellezze della Regione».
«A fine del 2019 però, è uscito un bando della Regione, una manifestazione di interesse per la realizzazione di nuovi porti di rilevanza economica  regionale e una delle condizioni richieste, era l’inserimento nei siti del Piano regionale dei Trasporti e Bova Marina, insieme ad altri siti, era presente – ha proseguito Zavettieri –. Abbiamo partecipato a questo avviso esplorativo (e in funzione dello sviluppo di tutta l’area, abbiamo allegato un protocollo d’intesa per la costituzione del partenariato del progetto integrato per lo sviluppo dell’Area Grecanica da attuare attraverso la costruzione del porto dell’isola ellenofona sottoscritto da 4 comuni: Bova Marina, Roghudi, Condofuri e Rocca Forte) ma per fine legislatura, il Covid e la prematura scomparsa dell’ex Governatrice Santelli, si è fermato tutto».
Nell’esprimere la propria soddisfazione, il primo cittadino sottolinea anche che «durante l’incontro con Occhiuto, ha avuto modo di verificare l’iter di due grandi opere su cui è impegnata la Regione: l’ospedale di comunità e l’intervento sulle barriere costiere apprezzandone lo stato di avanzamento delle progettazioni esecutive e delle procedure previste». (rrc)

Scalese (Cgil Area Vasta): Porre fine alla precarietà che penalizza giovani e donne

«Bisogna porre fine alla precarietà che penalizza in particolare giovani, donne, in modo particolare nel Mezzogiorno, e che troppo spesso connota la condizione dei migranti». È quanto ha dichiarato Enzo Scalese, che è stato rieletto alla guida della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo.

L’elezione è avvenuta nel corso del II congresso che si è svolto nel teatro della Fondazione Terina, a Lamezia Terme.

«La lotta per la legalità nel lavoro – ha evidenziato – significa battersi contro le mafie, le infiltrazioni mafiose nell’economia sana dei territori, il caporalato, il lavoro nero e grigio. Si deve parlare, quindi, di un nuovo Stato sociale».

Nella relazione, il segretario ha parlato dalle politiche di genere, alla crisi economica in atto; dalla Guerra in Ucraina ad un rinnovato impegno antifascista, senza dimenticare temi sempre attuali come la “questione morale”, la legalità, il “no” all’autonomia differenziata, la vicinanza agli amministratori, ai sindacalisti e a quanti combattono ogni giorno contro la prepotenza criminale.

Lavoro, infrastrutture, sanità tra i punti più sentiti.  «Si è cancellata la centralità e la cultura del lavoro – ha detto ancora Scalese – solo così si può ricostruire quella rappresentanza e partecipazione senza la quale si svilisce la democrazia».

Sul tema della sanità, Scalese ha evidenziato come «in questo contesto metteremo in campo la nostra azione confederale basata su responsabilità e sostegno al mondo del lavoro e ai cittadini, per il rispetto, delle politiche contrattuali e delle rivendicazioni sociali e nella necessità di affermare l’esigibilità dei diritti di cittadinanza».

«A partire dal diritto alla salute, che può realizzarsi esclusivamente nel S.S.N., il solo che risponde ai principi di universalità ed eguaglianza e che può rischiare di essere definitivamente compromesso dal nefasto progetto di autonomia differenziata», ha proseguito Scalese, secondo cui va anche «ricercata, con sollecitudine e perizia, ogni soluzione legislativa che guardi alla integrazione dell’Azienda Ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” con l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Mater Domini” e alla relativa costituzione dell’Azienda Ospedaliero Universitaria “Mater Domini – Pugliese Ciaccio” come una priorità per l’intera regione».

«Il lavoro è la sfida che vogliamo vincere e attraverso cui assicurare alle nuove generazioni un futuro migliore – ha aggiunto Scalese –. Lavoro dignitoso e regolare, di contrasto al fenomeno del caporalato, quello che siamo certi si possa creare mediante un grande piano che faccia della manutenzione del territorio, della mitigazione del rischio idrogeologico, della valorizzazione delle aree interne, della cultura e del paesaggio i pilastri fondanti della strategia di rilancio».

«Attraverso le risorse individuate nelle priorità previste nella piattaforma unitaria sulla” Vertenza Calabria” – ha continuato – va rivendicato con forza il completamento della S.S.106, sia del tratto Sibari-Crotone che di quello Catanzaro-Crotone – prosegue ancora Scalese nella relazione – potenziare l’aeroporto internazionale di Lamezia terme, scalo strategico della Calabria, supportato dagli scali complementari di Crotone e Reggio Calabria».

«Occorre velocizzare i lavori della ferrovia Jonica e dell’elettrificazione dell’intera tratta – ha rilanciato – per togliere dall’isolamento interi territori come l’area di Crotone, che potrebbe trarre beneficio dall’allungamento del Freccia Argento Roma-Sibari, occorre un collegamento diretto dell’aeroporto all’area di Germaneto e alla Cittadella Regionale, università, policlinico attraverso la linea metropolitana di superficie con riattivazione della linea ferroviaria esistente e della sua elettrificazione. Parimenti, bisogna dare un’accelerazione ad importanti infrastrutture di competenza della Regione che riguardano la costruzione dei nuovi Ospedali, a partire da quello di Vibo Valentia, che era già in fase avanzata sui lavori complementari, ma che ha oggi non ha visto la reale cantierizzazione dell’opera».

«Abbiamo davanti un futuro non semplice – ha concluso Scalese – come sempre, con molte avversità, ma che abbiamo, grazie allo stare insieme le potenzialità necessarie per affrontare e portare a termine questa avvincente sfida. Questo è quello che faremo. Lo faremo al massimo delle nostre capacità, con tutto l’impegno necessario per il bene della Cgil, consapevoli che migliaia di uomini e donne della nostra organizzazione e non solo, ripongono giornalmente la speranza di una prospettiva per un futuro migliore».

Nel corso del Congresso, sono stati oltre 20 gli interventi che hanno animato la discussione congressuale, che ha registrato anche la presenza di delegati della Uil e dell’Anpi, oltre che alcuni messaggi come quello della referente di Libera, Elvira Iaccino, e di Legacoop Calabria, Lorenzo Sibio. Tra i presenti anche il consigliere regionale Raffaele Mammoliti, già segretario generale della Cgil Area Vasta.

Ha sottolineato il riacutizzarsi del “senso di solitudine” e delle disuguaglianze, il segretario regionale della Cgil, Angelo Sposato che si è soffermato anche sul «disorientamento del popolo della sinistra». E non c’è niente da meravigliarsi: la destra fa la destra, ma «ci aspettavamo dalla sinistra una riduzione delle diseguaglianze, non l’incremento della frammentazione sociale».

È imprescindibile, quindi «declinare il lavoro, perché è questo che dà dignità ad una persona». Va riproposto il tema dell’adeguamento salariale, del potenziamento delle tutele e del sistema contrattuale, tanto del privato, quando nel pubblico dove comunque bisognerebbe tornare ad assumere. Sposato è tornato anche sui cinque temi della “Vertenza Calabria”, soffermandosi in particolare sulla creazione dello sviluppo sociale partendo dalle aree interne, e da come dalla tutela del territorio e dal contrasto al dissesto possa nascere lavoro di qualità anche per i giovani.

«Ci tocca un lavoro arduo – ha concluso Sposato – dobbiamo aiutare la politica ad avere una visione, una prospettiva di futuro che non sempre si intravede».

Della necessità di potenziare gli organici delle amministrazioni pubbliche, messe in ginocchio dai continui tagli ai trasferimenti statali – perché non basta intercettare finanziamenti del Pnrr ma bisogna poi metterle a frutto progettando – ha parlato anche il sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, che ha salutato l’assemblea congressuale proprio soffermandosi sul concetto di Area Vasta. Secondo Mascaro “i sindaci dell’area centrale hanno sottovalutato il concetto di area vasta: rimaniamo schiacciati da un’area forte al nord, e dall’area metropolitana a sud. Se non stiamo attenti rischiamo di essere l’area più debole e fragile. Dobbiamo avere la maturità di far partire una politica diversa di ascolto e concertazione».

Le conclusioni sono state affidate a Tania Scacchetti, segretaria nazionale Cgil che si è soffermata su come è cambiata la rappresentanza nel corso degli anni, sottolineando come «la grande capacità di resilienza dimostrata nella pandemia ha dimostrato che il radicamento del sindacato resta forte, nonostante tutto. La forza della Cgil sta proprio nel senso del collettivo e nella certa idea di libertà e di partecipazione».

Da soggetto che ambisce a cambiare la società, la Cgil, insomma deve affrontare «il senso dei cambiamenti: quelli sociali ed economici, tutte le trasformazioni da quella demografica a quella energetica. Noi – ha concluso – abbiamo un progetto trasformativo e un modello di sindacato fondato su valori imprescindibili, che sono la nostra forza di radicamento. Il lavoro di ricostruzione che dobbiamo fare è molto complesso, e culturale: non possiamo rinunciare a costruire una partecipazione nella politica, e quindi a ricostruire la buona politica». (rcz)

In copertina, Scalese e Sposato

Alta velocità Sa-RC, il Mit accelera: Opera strategica

L’alta velocità Salerno-Reggio Calabria è un’opera di grande valore strategico. Per questo il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha messo il piede sull’acceleratore per questa importante infrastruttura.

«Il ministro – si legge in una nota del Mit – la ritiene un’opera rilevante (anche in ottica del futuro Ponte sullo Stretto) e il dicastero è in stretto contatto con i sindaci campani dell’area interessata dalla prima tranche che riguarderà la realizzazione di 33 km tra Battipaglia e Romagnano (Salerno). Valore 2,7 mld, finanziati con i fondi Pnrr».

«La nuova linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria – conclude la nota – è un investimento ad oggi stimato di circa 22 miliardi di euro ed è parte integrante del Corridoio della rete Ten-t “Scandinavia – Mediterraneo” che collega Palermo a Helsinki. L’opera di grande valore strategico consentirà di sviluppare nuovi traffici viaggiatori e merci lungo l’asse nord-sud del Paese». (rrm)