Saccomanno (Lega): Approvata progettazione definitiva dello svincolo di Rosarno A2

Il commissario regionale della Lega, Giacomo Saccomanno, ha reso noto che «è stata approvata la progettazione definitiva dello svicolo di Rosarno con l’A2 Autostrada del Mediterraneo ed è in corso di redazione il progetto esecutivo».

«Si tratta del progetto UC 166 – ha spiegato – dell’indicato svincolo che interessa le viabilità che afferiscono allo svincolo autostradale di Rosarno, senza però riguardare direttamente lo svincolo stesso. In particolare, con il progetto si intende razionalizzare ed elevare il livello di sicurezza e di servizio delle intersezioni esistenti fra la SS682 DIR, strada a 4 corsie che dallo svincolo conduce al porto di Gioia Tauro, la SS682 “Jonio-Tirreno” che dall’area di svincolo conduce alla costa Jonica e di altre viabilità minori presenti in zona».

«Il progetto comporta le realizzazioni di alcune rampe e rotatorie – ha illustrato – la costruzione di alcuni sottovia ed una generale sistemazione idraulica. La procedura di affidamento delle lavorazioni sarà conclusa entro il secondo semestre 2023 ed entro il 31 dicembre 2023 è prevista la consegna dei lavori. La conclusione dell’intervento è prevista per il 30 giugno 2026».

Saccomanno, infine, ha ringraziato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, «che, con la sua concretezza, finalmente, fa intravedere un percorso diverso e reale per il completamento di strutture ferme da anni. Solo così la Calabria ed il Mezzogiorno potranno crescere. Tanti fatti e poche parole!». (rcz)

Tavernise (M5S): Sconcertante silenzio di Occhiuto su Fondi sottratti al Sud

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, ha denunciato come sia «sconcertante il silenzio di Occhiuto» sui fondi sottratti al Sud.

«Non ci sono solo i 40 milioni di fondi Cipess scomparsi nel nulla – ha detto – che erano invece destinati all’elettrificazione della linea ferroviaria Catanzaro Lido-Reggio Calabria. Il ministro Matteo Salvini continua a sottrarre fondi alla Calabria e questa volta si è accanito contro la velocizzazione della linea Lamezia Terme-Catanzaro e della Sibari-Porto Salvo».

«Un totale di 2 miliardi e mezzo di euro, già stanziati, finiranno altrove – ha aggiunto –. La conferma arriva dal ministero dei Trasporti che con l’intento di annacquare la notizia di fatto l’ha confermata: “Nessuna opera è stata cancellata – si legge nel comunicato del Mit – al massimo realizzata con altri fondi”. E arriviamo al cuore del problema, ossia ai fondi. Soldi distratti al sud per andare a potenziare e a garantire liquidità per la realizzazione di infrastrutture ferroviarie al nord. Uno scambio iniquo viste le condizioni del nostro trasporto su rotaie, soprattutto sul versante ionico che soffre 50 anni di ritardi con il resto del Paese».

«L’obiettivo di Salvini è chiaro – ha sottolineato – e fa il paio con i suoi interessi più prossimi. Meno comprensibile l’atteggiamento dei leghisti del sud che difendono l’operazione continuando a buttare fumo negli occhi con la realizzazione del mangia soldi Ponte sullo Stretto».

«Sconcertante invece il silenzio del Presidente della Giunta regionale Roberto Occhiuto – ha proseguito – che ha oramai gettato la spugna e non prende più neanche posizione nella difesa degli interessi dei cittadini calabresi, da qua la sua difesa dell’Autonomia Differenziata: la legge ammazza-Sud».

«Nonostante l’atteggiamento remissivo di Occhiuto e della sua maggioranza – ha concluso –, da parte mia continuerò a chiedere conto dei continui scippi ai danni delle nostre comunità, e continuerò a pretendere uno sviluppo armonico dei trasporti nel nostro Paese per garantire una mobilità e uno sviluppo corretto dei nostri territori». (rrc)

Il Presidente Mancuso contro le bufale sulle infrastrutture in Calabria

Interviene con decisione il Presidente del Consiglio Rìregionale Filippo Mancuso contro le troppe bufale che riguardano le nuovo infrastrutture in Calabria e le polemiche sul “presunto” disimpegno del Governo Meloni nei riguardi del Sud.

«Nessuna opera – ha dichiarato Mancuso – subirà cancellazioni o diminuzioni finanziarie.  Non al Nord e neppure al Sud dove, contrariamente alle fake news messe in circolazione, tutto procede come da cronoprogramma. Si sta mettendo mano ad infrastrutture ferme da decenni e l’impegno per il Ponte dello Stretto è ormai uscito dalle nebbie in cui era stato cacciato, per diventare un progetto concreto e reale. Il Governo e il ministro Salvini stanno ridando al Paese e soprattutto al Sud il diritto al futuro che finora gli era stato negato. Occorre però fare attenzione alle ‘bufale’ propalate, anche perché sui territori c’è sempre chi, per emulazione o confusione mentale, è pronto a fomentare il linguaggio dell’odio e dell’intolleranza. E si  lascia andare a battute indegne di un Paese civile e irrispettose della volontà dell’elettorato.

«Penso – sottolinea il presidente Mancuso – ai due consiglieri comunali di Catanzaro, Palaia e Buccolieri che, partendo dalla ‘bufala’ della decurtazione dei finanziamenti al Sud, definiscono la Lega una vergogna. A prescindere dal merito della questione,  ai due esemplari del neotrasformismo catanzarese (proprio di recente il sindaco della città ha mutato il Dna della sua maggioranza includendo elementi di centro e transfughi del centrodestra) occorrerebbe impartire qualche basilare lezione di democrazia. Tra l’altro ricordando ai due smemorati (e all’eventuale mandante) che senza l’apporto, finanziario e di idee della Regione, del sottoscritto e dunque della Lega, dopo un anno di fallimentare governo del capoluogo della Calabria, la città sarebbe totalmente allo sbando». (rcs)

Il PD Calabria: Ingiusti e inspiegabili i tagli a infrastrutture al Sud

Il Pd Calabria ha denunciato il «nuovo e incomprensibile taglio alle risorse destinate al Sud da parte del governo nazionale che continua a dare copertura alle azioni della Lega che palesemente vuole spaccare il Paese».

Il Governo, infatti, ha rimodulato delle risorse già stanziate per i trasporti, che fanno diminuire di 2,5 miliardi il budget per le infrastrutture su rotaia per le Regioni meridionali, dirottandoli al Nord.

«Bene hanno fatto i deputati del Pd – prosegue la nota del gruppo dem di palazzo Campanella – a depositare un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni al governo e a stigmatizzare il blitz messo in atto dai ministri leghisti Salvini e Giorgetti. I nuovi tagli sono inaccettabili anche perché le risorse erano già destinate a completare infrastrutture fondamentali in tutto il Centro-Sud e, per quel che riguarda la Calabria, sarebbero stati utilizzati per il completamento dell’elettrificazione della tratta  Catanzaro Lido-Reggio Calabria. Opere che si attendono da anni e che adesso, per motivi non precisati, rischiano di essere nuovamente bloccate con i conseguenti danni per i cittadini».

«Salvini e la Lega farebbero meglio a rispondere concretamente su queste vicende e illustrare come si procederà a recuperare i finanziamenti decurtati – afferma ancora il gruppo dem – invece di agitare lo specchietto per le allodole costituito dal Ponte sullo Stretto, mentre proseguono il lavoro per l’Autonomia differenziata che avrebbe conseguenze disastrose per l’intero Mezzogiorno. Anche noi chiederemo al governo regionale chiarimenti in merito a quanto avvenuto e, in particolare, per quel che riguarda la Calabria rivolgendo anche il nostro appello al presidente Occhiuto affinché si attivi per evitare un’ulteriore beffa, visti i ritardi già accumulati per il completamento dell’elettrificazione della tratta  Catanzaro Lido-Reggio Calabria. Lavori che, secondo quanto stabilito da un precedente accordo con Rfi firmato dal governo regionale allora guidato dal centrosinistra, dovevano essere ultimati entro il 2023». (rrc)

Tavernise (M5): Da Lega ulteriore schiaffo alla Calabria

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, ha denunciato come «la Lega continua a bloccare lo sviluppo della Calabria e della fascia Jonica in particolare».

«Assistiamo sbigottiti – ha spiegato – ad un altro scippo da parte del dicastero guidato dal ministro Salvini che ha tagliato oltre 2,5 miliardi di euro già stanziati dal Cipess, di cui 40 milioni di euro erano destinati all’elettrificazione della linea ferroviaria Catanzaro Lido-Reggio Calabria. La conferma dello scippo non arriva solo dal documento dell’8 giugno denominato “Primo atto integrativo al Contratto di Programma 2022-2026 – parte Investimenti Informativa”, ma dagli stessi deputati calabresi del Carroccio che, rispondendo ad una interrogazione dei deputati del Pd, vagheggiano un “congelamento” di fondi, riferendosi però a risorse spostate che “a breve verranno subito riproposte”».

«Ma per quale motivo spostare altrove risorse già stanziate? E quali garanzie hanno i cittadini calabresi che detti fondi torneranno al loro posto e nei tempi previsti? Sarebbe il caso che il Governo chiarisca questi aspetti nei minimi dettagli», si è chiesto il pentastellato, annunciando che «per questo motivo ho inoltrato apposita interrogazione al presidente della Giunta regionale nell’intento di spronarlo a portare avanti, una volta tanto, gli interessi della nostra Regione a Roma».

«Evidente, oramai – ha concluso – l’intenzione manifesta del centro destra di portare avanti l’autonomia differenziata a danno del Sud Italia, con la compiacenza dei governatori locali, e il proposito scellerato di bloccare ogni minima manifestazione di transizione ecologica in ambito dei trasporti, rallentando allo stesso modo le potenzialità di sviluppo sostenibile della nostra terra». (rrc)

Il presidente Mancuso: Ponte sullo Stretto e Porto di Gioia due grandi sfide da vincere

Per il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, il Ponte sullo Stretto e il Porto di Gioia Tauro sono due grandi sfide da vincere. Questo perché sono due infrastrutture fondamentali per lo sviluppo della Calabria e del Sud e del Paese.

Concetto che ha ribadito nel corso del convegno “Infrastrutture e sviluppo”, organizzato a Vibo Valentia dall’Associazione dei Diritti e dei Territori.

«Credo che, ormai – ha detto Mancuso – due concetti siano unanimemente condivisi: se non cresce il Sud e le sue regioni più svantaggiate come la Calabria, non cresce il Paese e se non si dota la Calabria delle infrastrutture basilari, non le si consente di promuovere  sviluppo e nuovo occupazione».

«Oggi, con un Governo di legislatura e dall’ampio mandato popolare – ha aggiunto – le iniziative della Calabria per lo sviluppo possono avere più speranze di realizzarsi in tempi relativamente brevi. La Regione non sta tralasciando nulla».

«Il ministro Salvini è determinato – ha ricordato –. L’idea del Ponte sullo Stretto, su cui il Governo punta molto, ritengo possa essere una delle grandi opportunità che dobbiamo e possiamo cogliere: sia per togliere dall’isolamento la Calabria e la Sicilia, che per avvicinare l’Europa al Mediterraneo, che va visto non soltanto come un mare di problemi, ma come una grande opportunità per il dialogo e le prospettive di cooperazione e sviluppo con i Paesi del sud del mondo».

«Il Ponte sullo Stretto di per sé – ha proseguito – per gli investimenti che comporta e l’occupazione che consentirà, è una grande occasione, ma lo è anche perché consentirà la realizzazione di tutte le altre infrastrutture collaterali: Alta velocità ferroviaria per il Sud; modernizzazione della 106 e dell’Autostrada Sa/Rc; rilancio degli scali aeroportuali e il pieno sviluppo del porto di Gioia Tauro con l’accrescimento della competitività dei porti di Crotone, Corigliano, Palmi e Vibo Valentia».

Ad avviso del Presidente del Consiglio regionale, «il Porto di Gioia Tauro è un’altra delle grandi sfide da continuare a vincere, visto che è l’hub di transhipment tra i maggiori in Europa con il primato nazionale dei 3.146.533 teus movimentati, sapendo, però, che resistono criticità ormai insostenibili. Mi riferisco all’urgenza di sviluppare il retroporto (tra i più imponenti d’Italia), che deve interfacciarsi con gli snodi del Paese per attrarre investimenti».

«Qui, come a Lamezia, nel Crotonese e in altre aree della Calabria – ha detto ancora – un ruolo decisivo spetta alla Zes. Noi dobbiamo, come ha sostenuto più volte il commissario Giosi Romano che sta facendo un ottimo lavoro, alimentare il circuito della fiducia, in particolare da parte del sistema imprenditoriale locale e nazionale».

«L’azione della Zes è decisiva – ha continuato –per attrarre investimenti, ma per rendere possibile questo cambio di scenario e di marcia, c’è bisogno di un sussulto di responsabilità e una sinergia collaborazione fra istituzioni e soggetti dello sviluppo».

«Ciò su cui dobbiamo insistere – ha concluso – è la sinergia tra istituzioni di ogni livello e tra pubblico e privato, sia per premiare merito e competenza che per impedire l’inquinamento mafioso e la corruzione, che sono due ipoteche enormi sul futuro della Calabria di cui dobbiamo liberarci per difendere la democrazia e lo sviluppo nella legalità». (rvv)

OCCHIUTO: IL PONTE OPERA STRATEGICA
CALABRIA E SICILIA, UN’UNICA AREA FORTE

di ROBERTO OCCHIUTO – Il Ponte sullo Stretto è un’opera infrastrutturale che crea sviluppo in un contesto, quello geograficamente delimitato dalla Regione Calabria e dalla Sicilia, che sta diventando sempre più strategico. Governo una Regione nella quale insiste la prima infrastruttura portuale d’Italia, il porto di Gioia Tauro, che negli ultimi anni è esploso con 3 milioni e mezzo di container movimentati all’anno.

Da Gioia Tauro abbiamo fatto partire i treni per favorire l’intermodalità, e ciò avviene perché il Mediterraneo sta diventando, mese dopo mese, un luogo centrale nell’economia dell’Europa. Sarò un visionario, ma credo che oggi la Calabria e la Sicilia possano vivere quello che hanno vissuto le Regioni del Nord qualche decennio fa, quando si sono avvantaggiate dal fatto di essere prossime al motore di sviluppo dell’Europa, che era rappresentata dalla Germania nel manifatturiero.

Oggi, nel nuovo paradigma dell’economia europea, il Mediterraneo diventa centrale, tanto che si fanno gli investimenti per rafforzare il Mediterraneo orientale; dobbiamo rafforzare quello occidentale e l’investimento sul Ponte sullo Stretto è cruciale anche per questo.

Il Ponte sullo Stretto è già un grande attrattore di infrastrutture e di investimenti. Nell’ultima legge di bilancio, grazie all’impegno del ministro Salvini, ho avuto 3 miliardi di euro per la Strada statale 106, che sono utili per fare un’opera complementare ma strategica affinché il Ponte non diventi una cattedrale nel deserto

Sto chiedendo al ministro 2,6 miliardi per la A2 e, soprattutto, sto chiedendo che si velocizzino i lavori per l’Alta velocità ferroviaria.
Sono convinto che più si discute del Ponte sullo Stretto più l’Alta velocità ferroviaria fino a Palermo diventerà economicamente sostenibile.

L’Alta velocità si farà a prescindere dal Ponte, però collegare una Regione di 1,8 milioni abitanti è una cosa; collegare due Regioni che insieme fanno più di 6,5 milioni di abitanti fa diventare questo progetto economicamente più sostenibile.
Il Ponte può essere una grande occasione per il rilancio del Mezzogiorno.

Chi protesta è un’esigua minoranza perché i cittadini del Mezzogiorno sono grati a chi si sta impegnando tanto. C’è una congiuntura favorevole, io e Schifani siamo entrambi tifosi del Ponte, ma va riconosciuto a Salvini che senza la sua determinazione oggi non ne parleremmo. (ro)

[L’intervento del Governatore del corso dell’iniziativa Il Ponte sullo Stretto. Infrastrutture e trasporti per unire l’Italia, organizzata dalla Cisl e dalle federazioni Filca (costruzioni) e Fit (trasporti) a Messina]

Geologi a confronto sul Ponte: Sì, ma valutare prima tutte le variabili

All’Università Mediterranea di Reggio Calabria il Consiglio nazionale dei Geologi si è riunito per discutere degli Aspetti geologici, sismici e normativi delle opere infrastrutturali complesse nell’area dello Stretto di Messina”.

Un vero e proprio confronto scientifico, su cui  tecnici, professionisti, accademici e ricercatori hanno affrontato numerosi temi per cercare di comprendere in che contesto si andrà ad inserire il Ponte sullo Stretto, che è diventato recentemente legge.

Il presidente del Consiglio Nazionale, Arcangelo Francesco Violo, ha ribadito che «il Ponte sia un’opera utile se inserita in un quadro organico di ammodernamento infrastrutturale e anche di risoluzione delle tante problematiche di carattere geologico-ambientale del territorio».

Al Corriere della Calabria, Violo ha spiegato che si tratta «di un’opera complessa, che tra l’altro si inserisce in un territorio, in un’area che è quella dello Stretto di Messina, con particolari caratteristiche geologiche e sappiamo essere un territorio un’area ad elevato rischio sismico. Noi su questo vogliamo fare appunto degli approfondimenti tecnici scevri da ogni pregiudizio politico perché la categoria professionale dei geologi vuole dare proprio il contributo per i necessari aggiornamenti che ci vogliono per ricostruire e usare per la progettazione ingegneristica a modelli geologici, geomorfologici e sismici affidabili. Il ponte sarà sicuramente un’opera infrastrutturale utile, ma dev’essere un’opera di completamento. Sarà utile solo se verranno realizzate tutte le opere infrastrutturali a corredo: pensiamo ad esempio all’alta velocità ferroviaria».

«Bisogna lavorare con un piano pluriennale di interventi – ha ribadito – di mitigazione del rischio idrogeologico che preveda anche attività di tipo strutturale e la necessità che hanno anche queste regioni di un aggiornamento continuo dei piani territoriali, dei piani urbanistici, dei piani di assetto idrogeologico ma anche dei piani di emergenza, perché sappiamo quant’è importante l’informazione dei cittadini per questi eventi, per poter adottare le corrette procedure di autoprotezione».

Durante il suo intervento, il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha ribadito l’importanza strategica del ponte sullo Stretto di Messina nel corridoio Scandinavo – Mediterraneo, che rappresenta un volano per lo sviluppo economico e un’occasione di crescita per la regione siciliana e per il Paese. Un’opera green e di grande valore infrastrutturale.

Concorda con il ministro il Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Massimo Sessa, che ha evidenziato come gli studi e approfondimenti realizzati siano il risultato del contributo che professionisti e universitari hanno inteso offrire per il ‘Messina Type deck’, mostrandosi pronti ad una sfida di tale portata con la solidità della tecnica italiana, che già per il passato ha più volte dimostrato la capacità di realizzare grandi opere come questa.

Il Presidente dal Consiglio Nazionale dei Geologi, Arcangelo Francesco Violo, ed il Presidente del suo Centro Studi, Lorenzo Benedetto, nel ringraziare per gli interventi, hanno garantito che i geologi sono pronti a dare il proprio supporto tecnico per la realizzazione di tale infrastruttura complessa, tenuto conto che il ‘DL Ponte’, nel testo convertito in legge, richiede una particolare attenzione all’aggiornamento della modellazione geologica.

Il ministro della Protezione Civle e delle Politiche del Mare, Nello Musumeci, nel suo intervento durante la seconda giornata di convegno – tenutosi all’Università di Messina – ha ribadito il compito incontestabile di «tenere la politica lontana dalla tecnica e tenere lontana la tecnica dalla politica».

«Abbiamo il dovere di comprendere che il ponte è una struttura che deve essere realizzata, ed è vostro il compito di dirci come realizzarlo», ha detto, sottolineando come «il Ponte renderebbe il Mediterraneo cerniera verso l’Europa».

«L’ambientalismo fondamentalista – ha aggiunto – non è servito all’Italia e non serve. Bisogna mettersi attorno a un tavolo e ragionare. Il ponte – ha ricordato – è sempre stato un obiettivo del Centrodestra, basta con l’ambiguità politica, alternare il sì al no è un metodo politico che non fa bene».

«Nessuno – ha rimarcato – nasconde la complessità dei problemi o dei disagi di cambiare la morfologia dei luoghi, ma se opere analoghe sono state realizzate in altre parti del mondo, credo si possa fare anche da noi».

Il presidente Violo ha ricordato come «il Ponte, per avere davvero una sua utilità, deve essere inserito in un contesto strutturale aggiornato: alta velocità Sa-RC e gli assi siciliani Palermo–Messina–Catania» e ha ribadito la necessità dell’aggiornamento del progetto, «contemplando la valutazione di tutto il contesto geologico».

Carlo Domiglioni, presidente dell’Ingv, dopo una valutazione tecnica, legata alle problematiche dello Stretto, tra cui salinità, temperatura del Tirreno, sismicità dell’area, ha sottolineato come prima della costruzione del Ponte è «necessario ipotizzare le situazioni più estreme, rivedendo il progetto in funzione delle accelerazioni possibili, che prevedono eventi di magnitudo 7.3». (rrm)

IL 2024 UN ANNO “MEMORABILE” PER IL SUD
IL G7 IN PUGLIA E I LAVORI PER IL PONTE

di PIETRO MASSIMO BUSETTAGiugno 2024 sarà  un mese memorabile per il Sud. Infatti dovrebbe essere il mese in cui dovrebbero  ripartire i lavori relativi al ponte sullo stretto di Messina, tappa fondamentale nel processo di adeguamento  infrastrutturale di tutto il Mezzogiorno, Sicilia  compresa. 

Manca poco più di un anno. Ma sarà un mese importante anche per un altro evento, annunciato ieri dalla Presidente del  Consiglio a Hiroshima, perché si svolgerà un G7 a guida italiana, e già questo sarebbe un evento importante. Ma lo è ancor di più perché la sede scelta sarà la nostra Puglia. Essa con il suoi 4.079.702 abitanti rappresenta un quinto della popolazione di tutto il Mezzogiorno. Ma con i suoi 1.267.000 occupati compresi i sommersi riesce ad avere un rapporto tra popolazione ed occupati un po’ migliore del resto delle altre regioni meridionali. 

Ma soprattutto registra un trend positivo che la vede passare dai 1,207 milioni del 2021 ai 1,267 milioni del 2022. Per aumento degli occupati la Puglia nel 2022 è la prima regione del Mezzogiorno e la quarta in Italia dopo Toscana, Lombardia e Veneto. Sessantamila occupati in più nel 2022 rispetto all’anno precedente ed esportazioni che superano per la prima volta dal 2000, la soglia dei 10 miliardi di euro, ne fanno una regione  vivace. Troppo poco in ogni caso, però,  per affermare come fanno alcuni  che vi siano diversi mezzogiorni,  giustificando un intervento anche per le realtà magari a pochi  chilometri da Milano con strumenti simili, ma certamente abbastanza per far ritenere questa una regione più virtuosa delle altre. 

Anche se per arrivare al rapporto popolazione occupati di una regione come l’Emilia-Romagna,  che con abitanti pari a 4.458  mila ha 2 milioni di occupati compresi i sommersi,  ce ne vuole. Si dovrebbero creare ulteriori 600.000 posti di lavoro, cosa che non é né semplice né può essere veloce. 

Probabilmente la presenza nel Governo del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, di origine pugliese, Alfredo Mantovano, otrantino o idruntino, può aver influenzato la scelta. Per cui Otranto potrebbe essere il luogo candidato ad accogliere il summit del giugno 2024. Mantovano infatti ha parlato del Cenobio di San Nicola di Casóle, uno dei luoghi mistici della Terra d’Otranto, quale «cornice ideale per i Grandi del mondo». 

In realtà anche Il 43º vertice del G7 si è svolto al Sud. Voluto da Renzi si svolse al Palacongressi di Taormina (ME), in Sicilia, il 26 e 27 maggio 2017. Poi la riunione fu guidata dal Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni. Ed anche un G8 si è svolto all’Aquila dall’8 al 10 luglio 2009. La riunione  guidata dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fu spostata dalla Sardegna in Abruzzo a seguito del sisma che lo colpì.  

Nonostante non sia la prima volta che viene localizzato al Sud un evento così importante non può essere sottaciuto che è un segnale di attenzione che spesso non è stato scontato. Accendere  i riflettori su una realtà meridionale, se non diventa un rito senza conseguenze sul piano operativo, è un modo per approfondire le tematiche che riguardano questa parte del Paese, con difficoltà mai superate, e quindi per farlo diventare centrale non solo a parole ma anche con fatti conseguenti. 

Certo i grandi eventi che cambiano, o meglio contribuiscono a cambiare, una realtà sono quelli che coinvolgono centinaia di migliaia ,se non milioni, di persone. Come accade con l’Expo piuttosto che con le Olimpiadi. In quel caso è necessario potenziare le infrastrutture, avere una rete di accoglienza adeguata, adeguare i servizi pubblici a numeri importanti, tutte operazioni che incidono profondamente nel tessuto di una realtà. E certo obiettivo sarebbe che un vero grande evento possa essere localizzato, per esempio, a Napoli, città che ne avrebbe molto bisogno per svoltare finalmente e diventare la metropoli che per tanti anni l’ha fatta primeggiare tra le città europee.

Ma guardiamo il mezzo bicchiere pieno che oggi riguarda la scelta della Puglia per il G7 del 2024. Una  regione che ha grande bisogno di infrastrutturazione, se è vero che tutta la parte del tacco dello stivale, che possiede località bellissime e ancora poco sfruttate, ha grandi difficoltà ad essere raggiunta. Anche se vi è un aeroporto a Brindisi, la rete stradale ferroviaria ha bisogno di interventi importanti. Se la scelta dovesse ricadere su Otranto sarebbe un modo per porre l’attenzione su quella parte di Puglia che forma una penisola e che, pur possedendo un gioiello prezioso come Lecce, è stata abbastanza dimenticata. Peraltro  va sottolineato che pur essendo più grande della Campania, avendo 19.273 chilometri quadrati rispetto a quelli della Campania che sono 13.590, ha  molto meno abitanti.

Nell’ambito dell’Italia meridionale (isole escluse) la Puglia è la regione più estesa nonché quella con il maggiore sviluppo costiero con un’estensione delle coste di circa 865 km. 

Adesso ci si accorge come la equidistribuzione della popolazione per tutto il Paese, può  evitare quei fenomeni di estremo utilizzo del suolo e di antropizzazione selvaggia che poi portano all’impossibilità di contenere il Covid come è stato a Bergamo oppure ai fenomeni alluvionali che, pur in presenza di un fatto assolutamente eccezionale, avrebbero potuto essere limitati se la Romagna non fosse diventata un’unica realtà, senza  soluzione di continuità, di case e fabbriche.

Riflettere su i tanti territori ancora poco utilizzati di cui il nostro Paese, soprattutto al  Sud, dispone può essere l’inizio per cominciare a pensare ad un nuovo progetto di sviluppo più sano e saggio, che non dia spazio eccessivo alle bulimie autodistruggenti. 

Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Troppi fatti stanno dimostrando che la strada che ha percorso il nostro Paese negli ultimi settant’anni perlomeno,  che vede una locomotiva che arranca e dei vagoni fermi in binari morti,  va totalmente ripensata. E se gli sforzi saranno costanti e non solo sfoghi di vento  la possibilità di un cambiamento anche veloce potranno non risultare un’utopia. Giovanni Falcone riferendosi alla mafia diceva che è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un inizio e una fine, possiamo ripetere lo stesso concetto per  il sottosviluppo del Mezzogiorno. Anche esso è un fenomeno umano,  ha avuto un inizio e se vogliamo può avere una fine. (pmb)

[Corutesy Il Quotidiano del Sud – L’altravoce dell’Italia]

L’INUTILITÀ DEL “SISTEMA PAESE” CHE NON
AIUTA NORD E SUD, MA DANNEGGIA TUTTI

di MASSIMO MASTRUZZOIl principio di azione e reazione, noto anche come terza legge di Newton (1687), ci ricorda, inoltre, che le forze non si generano mai da sole, ma sono sempre in coppie. In natura non esiste mai una singola forza.

Senza nessun rispetto per vittime e per i danni alle abitazioni subiti dai cittadini dell’Emilia Romagna, chi non vuole smettere di consumare suolo, di cementificare in ogni dove, di tenere in piedi un modello sociale ed economico che si rivede nel progetto scellerato dell’autonomia differenziata, è arrivato addirittura a dare le colpe alle nutrie che bucano gli argini, piuttosto che ammettere di aver ignorato oltre ogni logica istituzionale i dati dell’Ispra: la regione Emilia Romagna è la prima in Italia per cementificazione in aree alluvionali, più 78,6 ettari nel 2021 nelle aree ad elevata pericolosità idraulica; più 501,9 in quelle a media pericolosità.

Ogni 5 dicembre in tutto il mondo, su iniziativa delle Nazioni Unite e della Fao, viene celebrato il suolo, con lo scopo di aumentare la consapevolezza sulla sua importanza per la vita umana.

E nella giornata mondiale del Suolo del 5 dicembre 2022, Legambiente Lombardia  aveva rilasciato l’allarme per la crescita sregolata del suolo consumato a uso immobiliare logistico, associato alle grandi infrastrutture di trasporto, come la BreBeMi, che intersecano la pianura a est e a sud del capoluogo regionale. Sono infatti queste le province della pianura in cui, secondo i dati di ISPRA (Istituto Nazionale per la Protezione dell’Ambiente), si misura la più allarmante crescita di consumo di suolo, con la provincia di Brescia che consolida la propria posizione al vertice della classifica del cemento.

Quasi 900 ettari di suolo consumato negli ultimi 5 anni. È come se, nello stesso periodo di tempo, per ogni abitante della provincia si fosse costruita una formazione di cemento armato di 7,2 mq, più del doppio della media regionale ferma a 3,5 mq/abitante. Nel bresciano, nell’ultimo anno sono scomparsi 307 ettari di suolo, un valore che eccede i livelli degli anni della ‘bolla’ speculativa del cemento registrata a inizio secolo.

Tenere in piedi questo modello sociale ed economico che “favorisce” solo il Nord Italia, chiedendo addirittura che venga ulteriormente alimentato con l’autonomia differenziata, ignorando di fatto l’opportunità di sviluppo omogeneo dato invece dell’interdipendenza economica che non toglierebbe nulla ai territori già ricchi, anzi ne avrebbero un giovamento dal punto di vista dell’ecosostenibilità e della salubrità, rendendo peraltro tutta la nazione economicamente più stabile, oltre ad essere moralmente inaccettabile, tantomeno costituzionalmente, non è più economicamente sostenibile, se non per una visione miope oltreché egoista del Paese.

Ad avvalorare questa tesi v’è uno studio, curato da Srm (Intesa San Paolo) in collaborazione con Prometeia su L’interdipendenza economica e produttiva tra il Mezzogiorno e il Nord d’Italia – Un Paese più unito di quanto sembri che mostra come le principali filiere produttive nazionali siano tra loro territorialmente interrelate e come il Mezzogiorno generi spesso spillover di attività per il resto del Paese oltre a contribuire in valore alla forza competitiva dei nostri prodotti all’estero. Ad esempio il “ribaltamento” per ogni 100 euro di investimenti è diverso nelle due direzioni: Se investiti nel Mezzogiorno produco un ritorno (ribaltamento) verso il Centro Nord del 40,9% (40,9 euro);  Se l’investimento avviene nel Centro-Nord il ritorno verso mezzogiorno vale il 4,7% (4,7 euro).

È risaputo che su un suolo cementificato la quantità d’acqua che scorre violentemente in superficie aumenta di oltre cinque volte rispetto un suolo libero e uno. Così come  ormai abbiamo tutti compreso che le piogge saranno sempre peggiori, eppure si prosegue incessantemente a consumare suolo, rendendolo inevitabilmente vulnerabile. La provincia di Ravenna è stata la seconda provincia regionale per consumo di suolo nel 2020-2021 (più 114 ettari, pari al 17,3% del consumo regionale) con un consumo procapite altissimo (2,95 metri quadrati per abitante all’anno); è quarta per suolo impermeabilizzato procapite (488,6 m²/ab).

Un paradosso reale e drammaticamente visibile che dovrebbe far riflettere.

Attualmente assistiamo ad un “sistema Paese” con divisioni e contraddizioni che, in barba a quanto previsto dall’art. 3 della Costituzione, spende di più dove c’è già di più, e meno dove in realtà servirebbe. Questo ha concretamente contribuito a quell’emorragica emigrazione interna che se da un lato ha contribuito ad arricchire il reddito pro capite dei territori che hanno “accolto”, con però la necessità di ricorrere ad ulteriore consumo di suolo. Dall’altro lato ha lasciare vuote le case, le piazze, le scuole, i bar, le strutture sanitarie, o meglio si sono inevitabilmente trasferite anch’esse.

Nel frattempo è notizia dell’ultima ora che il Servizio del Bilancio del Senato dopo aver passato al setaccio il disegno di legge sull’Autonomia differenziata, ha documentato  come l’autonomia regionale differenziata sia oggettivamente una secessione dei ricchi: «L’abnorme decentramento di funzioni e risorse finanziarie può creare problemi al bilancio dello stato e al finanziamento dei servizi nelle altre regioni».

Dopo aver smascherato i reali effetti che causerebbe lo scellerato DL di Calderoli, sostenuto trasversalmente da tutto il governo Meloni, l’analisi è stata precipitevolmente e incredibilmente ritirata con tante scuse.

Ora però che, nonostante la magra figura di aver prima pubblicato e poi ritirato il documento che sostanzialmente boccia il DL Calderoli, anche i tecnici del Senato hanno certificato che l’Autonomia Differenziata condannerà il Sud alla povertà assoluta, ovvero al concretizzarsi del rischiò desertificazione umana e industriale.

Alla Lega non è rimasto altro che l’arma del ricatto: o si fa questa riforma o viene meno la maggioranza e mandiamo in crisi il Governo.  

La lega anche attraverso le parole rilasciate in una intervista dal presidente del Veneto Luca Zaia, ha calato una volta per tutte la maschera sui reali propositi del partito di maggioranza del governo Meloni:

La priorità, per questo governo, non è certo l’interesse del Paese, ma soltanto trattenere sempre più risorse al Nord, e con questi continuare nella scellerata opera di consumo di suolo, a scapito del Mezzogiorno d’Italia.  (mm)

[Massimo Mastruzzo è del direttivo nazionale Movimento per l’Equità Territoriale]