Locri e la Calabria commemorano Franco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale ucciso dalla ‘ndrangheta

La Calabria e Locri hanno commemorato Franco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale assassinato, nel 2005, dalla ‘ndrangheta.

Una cerimonia, quella svoltasi a Palazzo Nieddu del Rio molto contenuta a causa delle misure anticovid, dove il Prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani, accompagnato dai figli e dalla vedova di Fortugno, Maria Grazia Laganà, ha deposto una corona dello Stato nel luogo in cui il medico, politico e sindacalista locrese fu ucciso 16 anni fa.

Presenti, tra gli altri, il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, il questore Bruno Megale, il comandante provinciale dei Carabinieri, Marco Guerrini, il comandante del Nucleo Polizia economico – finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, Mauro Silvari, il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, il vicesindaco metropolitano di Reggio Calabria Armando Neri, e il segretario questore del Consiglio regionale Graziano Di Natale.

«È un dolore che non passa, ma onorare la memoria di Franco è un dovere soprattutto per alimentare la speranza di un futuro migliore per i giovani calabresi, a cui mio marito guardava con particolare attenzione, e che in questi anni sono stati al centro di un percorso di promozione della cultura della legalità» ha dichiarato la vedova Fortugno.

«Lo Stato – ha dichiarato il Prefetto Mariani – continua a essere vicino a chi è stato direttamente colpito, cioè la famiglia Fortugno, ma anche a questo territorio facendo al meglio il proprio dovere. In questi anni sono stati sfatti avanti nell’azione di contrasto alla criminalità ma occorre anche investire nella crescita complessiva del territorio».

«Viviamo un momento particolare in seguito alla pandemia – ha aggiunto – ma lo Stato investirà molto e dunque occorre continuare l’azione di contrasto alle mafie e, contemporaneamente, lavorare sullo sviluppo delle comunità locali. Ricordare Francesco Fortugno significa onorare tutte le vittime della mafia e ribadire l’impegno per il contrasto al crimine».

«Oggi la Calabria – ha dichiarato Neri – ricorda un grande politico e ancor prima un grande uomo, ed è per me un onore poter rappresentare la Città metropolitana di Reggio Calabria in questa giornata segnata dalla memoria e dalla riflessione».

«Questa giornata – ha spiegato – è estremamente importante perché ci ricorda il valore e le qualità, prima di tutto umane, di un uomo perbene che ha pagato con la vita il suo impegno per il bene comune».

«Franco Fortugno – ha proseguito – fu portatore di virtù e valori che oggi sono patrimonio della sua famiglia, a cui va la nostra vicinanza istituzionale e personale, ma anche dell’intera comunità calabrese. A cominciare dalle giovani generazioni e dai tanti studenti che in lui hanno visto un modello positivo di riferimento. Anche se viviamo un momento storico complesso, in conseguenza della grave emergenza sanitaria in atto, non possiamo dimenticare la grande vivacità e lo slancio ideale che ha segnato tanti giovani di questa terra all’indomani di quel tragico evento».

«Questa giornata – ha concluso il rappresentante di Palazzo Alvaro – continua dunque a mantenere intatto il proprio significato, ponendo al centro il valore dell’impegno politico inteso come servizio per la comunità e per il bene comune, attraverso l’esempio di Franco Fortugno».

«E la presenza, qui oggi – ha concluso – della Città metropolitana è il segno della vicinanza concreta delle istituzioni a quanti, ogni giorno, attraverso chiare e inequivocabili scelte, esprimono compiutamente il loro rifiuto alla ‘ndrangheta e al malaffare». 

A celebrare la Santa Messa di suffragio, il vescovo di Locri-Gerace, mons. Giuseppe Oliva, che ha sottolineato come «il sacrificio di Francesco Fortugno non sia stato vano e tutti noi dobbiamo sentire come nostro quel tragico momento, come un atto di violenza compiuto contro una intera comunità». (rrc)

LOCRI (RC) – La commemorazione di Francesco Fortugno

Domani mattina, a Locri, dalle 9.15, è in programma la giornata di ricordo in memoria di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria assassinato dalla ‘ndrangheta nel 2005.

L’appuntamento sarà scandito da alcuni momenti caratterizzati da raccoglimento e riflessione e a cui prenderanno parte le rappresentanze istituzionali.

La cerimonia commemorativa si aprirà alle 9.15 con la deposizione della corona di fiori da parte delle autorità dello Stato a Palazzo Nieddu del Rio. Successivamente, alle 10, sarà celebrata la Santa Messa di suffragio presso la Cappella del Seminario Vescovile. A officiare la cerimonia sarà il vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva.

La giornata si concluderà con il consueto momento di raccoglimento nella cappella del cimitero di Locri, dove le spoglie di Franco Fortugno riposano, e in cui avverrà la deposizione della corona di fiori da parte del Consiglio regionale della Calabria.

A 16 anni di distanza dal brutale assassinio (avvenuto a Palazzo Nieddu del Rio, durante le elezioni primarie de “L’Unione”), resta di fondamentale importanza rinnovare la memoria di Franco Fortugno, medico, sindacalista, politico autorevole e soprattutto uomo perbene che si è sempre speso per l’affermazione della legalità, specie nell’ambito della sanità e per il riscatto civile della Calabria.

Alla sua vicenda si lega, inoltre, la prima vera mobilitazione di massa avvenuta in Calabria contro la ‘ndrangheta ad opera dei giovani della Locride che in migliaia fecero sentire la loro voce a tutto il Paese, scendendo in piazza all’indomani di un omicidio definito dalla Direzione nazionale antimafia “uno dei più gravi delitti politico-mafiosi della storia d’Italia”.

«Per il secondo anno consecutivo – ha dichiarato Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno – a causa dell’emergenza sanitaria che il Paese sta affrontando, assieme ai miei figli, ho inteso organizzare questo momento con sobrietà e senza occasioni di assembramento per i giovani che da sempre rappresentano l’anima e l’energia vitale di questa ricorrenza».

«Il 16 ottobre resta, in ogni caso – ha spiegato – una data simbolica ed estremamente significativa per questo territorio e per l’intera Calabria, quale occasione per rilanciare e promuovere con rinnovato impegno quegli ideali di democrazia, legalità e convivenza civile che hanno permeato tutta l’esistenza di mio marito».

«Alimentare la fiamma della memoria – ha concluso – significa onorare la vita di Franco e contribuire a dare una speranza di cambiamento e di riscatto ai giovani e a tutti i figli di questa terra che non vogliono arrendersi alla soffocante presenza della ‘ndrangheta». (rrc)

LOCRI (RC) – Presentato progetto preliminare per Polo Oncologico

È stato presentato, in conferenza stampa, il progetto preliminare dell’Associazione Angela Serra, per la Nuova Unità Operativa di Oncologia all’Ospedale di Locri.

L’associazione Angela Serra per la ricerca sul cancro, guidata dal presidente, prof. Massimo Federico, e dal responsabile regionale dr. Attilio Gennaro, ha consegnato al dg dell’ASP di Reggio Calabria, dott. Gianluigi Scaffidi, il progetto realizzato a proprie spese per l’Ospedale di Locri, che prevede la ristrutturazione di una parte dell’edificio da dedicare alle cure oncologiche (diagnosi e terapia). 

Soddisfazione è stata espressa dal senatore del Movimento 5 StelleGiuseppe Auddino, che ha rivolto all’Associazione tutta la sua gratitudine per «per aver creduto in questo progetto di riqualificazione dell’intero reparto di Oncologia di Locri quando io e tutti loro ne prospettammo la realizzazione più di un anno fa!».

«Il progetto – ha spiegato – parte dall’idea di offrire ai pazienti e ai loro familiari una struttura accogliente e all’avanguardia, con tutti i moderni standard di comfort e sicurezza con un’eccellente organizzazione funzionale e operativa per il personale medico che ci lavorerà, che possa garantire le migliori diagnosi e cure per i miei concittadini calabresi e della fascia jonica in modo particolare. Troppi cittadini della locride migrano per doversi curare in ospedali del nord o in altri hub calabresi».

«Il mio scopo – ha aggiunto – è fare in modo che chi sta male si possa curare a casa propria, senza ulteriori aggravi per i familiari e i loro malati che devono spostarsi per andare spesso molto lontano. I lavori dovranno cominciare al più presto perché non c’è più tempo da perdere! Io sto facendo la mia parte: il prof. Massimo Federico e il dott. Attilio Gennaro della cui collaborazione mi pregio da alcuni anni, hanno qualità scientifiche ed operative fuori dal comune ed hanno già dimostrato di saper fare tutto questo a Modena e a Lecce in questi ultimi anni».

«Il progetto – ha proseguito – che nelle prossime settimane dovrà essere valutato dalle competenti autorità sanitarie dell’Asp di Reggio Calabria, dovrà diventare al più presto esecutivo.  L’obiettivo è quello di dare, al più presto, una concreta risposta ai pazienti oncologici del territorio».

«I “viaggi della speranza” – ha detto ancora – che vedono troppo spesso i pazienti e le loro famiglie costretti a spostarsi per ricevere l’assistenza necessaria e le cure migliori dovranno cessare. La nostra terra deve avere le possibilità di poter realizzare centri di cura altamente qualificati per far sì che nessuno debba più spostarsi per vedersi garantire i migliori trattamenti sanitari. Mai più viaggi della speranza che causano un notevole dispendio di risorse economiche ma anche un importante impatto dal punto di vista dello stress psicologico e fisico per i pazienti e per i loro familiari».

«Se la Direzione dell’Asp – ha detto ancora – darà presto un parere favorevole, l’Associazione ha già dichiarato la propria disponibilità a realizzare anche il progetto esecutivo dell’opera a proprie spese. Questo è sicuramente un treno che non posso permettere di far perdere ai miei concittadini! Adesso c’è da mettere in pratica quanto da noi fatto preliminarmente in questo difficile anno appena trascorso».

«Sono convinto – ha concluso – che riqualificando i reparti con strutture adeguate e ben funzionanti, molti medici accetteranno di prestare il loro servizio a Locri, a Polistena, a Gioia Tauro e Melito Porto Salvo. Il mio lavoro su questo continua. Fondamentale il piano dei nuovi concorsi a T.I. sul quale sto sollecitando l’ASP. È necessario e non più procrastinabile risolvere anche questo problema». (rrc)

LOCRI (RC) – Lunedì presentazione del progetto per riqualificare reparto di oncologia dell’Ospedale di Locri

Lunedì 11 ottobre, alle 11, nella Sala Conferenze dell’Ospedale di Locri, la sezione della Locride dell’Associazione Angela Serra per la ricerca sul cancro, consegnerà al Direttore Generale della Asp di Reggio Calabria, Gianluigi Scaffidi, il progetto di massima di ristrutturazione dei locali da dedicare alla Unità Operativa di Oncologia dell’Ospedale di Locri.

Saranno presenti il Direttore Generale Asp Reggio Calabria, dr. Gianluigi Scaffidi, i Direttori Sanitari provinciale e del nosocomio, rispettivamente dr. Minniti e dr. Barillaro, il responsabile del reparto di Oncologia dr. Giovanni Condemi, il presidente dell’ Associazione Prof. Massimo Federico, il responsabile Regionale Dr. Attilio Gennaro ed il senatore Giuseppe Fabio Auddino.

L’Associazione, che già in passato aveva contribuito sostanzialmente alla realizzazione del Centro Oncologico Modenese ed alla ristrutturazione del Polo Oncologico di Lecce, ha realizzato a proprie spese il progetto per l’Ospedale di Locri, per dare un contributo ai Cittadini che vivono nella Locride a “Curarsi con il mare intorno”.

Il progetto, che dovrà essere valutato dalle competenti autorità sanitarie della ASP di Reggio Calabria, prevede la ristrutturazione di una  parte di un edificio da dedicare alle attività di diagnosi e terapia della Unità Operativa dell’Ospedale e, soprattutto, da dedicare all’accoglienza delle/dei pazienti e del loro famigliari.

Qualora la Direzione dell’ASP darà un parere favorevole, l’Associazione ha già dichiarato la propria disponibilità a realizzare anche il progetto esecutivo dell’opera. (rrc)

LOCRI (RC) – La mostra “La tua estate locrese a colori”

Da domani, fino al 10 ottobre, al ristorante Winter Cactus di Locri, si potrà visitare la mostra fotografica La tua estate locrese a colori, organizzata dall’Associazione Culturale “Locri Patria Nostra, in collaborazione con l’agenzia di comunicazione “ComuniKal”.

L’esposizione è frutto della seconda edizione del concorso fotografico Scatta Locri ed infatti saranno esposte le opere vincitrice (dal primo al terzo posto) ed in più l’opera vincitrice del premio della critica e le fotografie selezionate dalla giuria, presieduta dal fotografo professionista Gigi Romano e composta da Francesco Carbone, Giovanni Marzo, Carlo Stalteri e Vittoria Scida. La mostra si aprirà venerdì 8 ottobre alle ore 19:00, con la premiazione dei vincitori del concorso e proseguirà fino a domenica 10 ottobre.  

La mostra sarà ospitata nel vicolo adiacente al locale, in caso di maltempo, la stessa sarà ospitata all’interno del noto ristorante locrese, il tutto nel massimo rispetto della normativa anticovid.

Un ringraziamento particolare va alle aziende locresi: Cactus Club, FarImpresa, Parrotta Gioielli, Momento Donna e Plusprint Stampe, per il sostegno dato ed a tutti i partecipanti, che con i loro scatti hanno reso possibile questo evento. Si coglie l’occasione, per comunicare che è già in cantiere la terza edizione del concorso fotografico per l’anno venturo, che sarà sempre seguito dalla mostra fotografica. (rrc)

 

LUCANO RIMANE IN CORSA E SI PUÒ VOTARE
QUESTA SENTENZA INFLUENZERÀ IL VOTO?

di SANTO STRATI – Se la “giustizia” degli uomini – che in questo caso avrebbe potuto attendere almeno la chiusura delle urne – ha pensato di “punire” anche politicamente l’ex sindaco di Riace Mimì Lucano, in realtà gli ha fornito un assist formidabile per macinare consensi. In poche parole, risulta evidente che la sentenza di condanna – pesante ogni oltre immaginazione – trasformerà questa consultazione elettorale in un referendum sul modello Riace, chiamando i calabresi ad esprimere anche attraverso il voto lo sbigottimento e l’incredulità che il verdetto ha provocato, non solo in Calabria, non solo in Italia, ma in gran parte del mondo. Sia ben chiaro, lo abbiamo detto e ridetto ma repetita juvant: le sentenze non si commentano né si valutano a seconda delle convenienze o delle personali simpatie/antipatie verso l’imputato, ma la cronaca impone di dare conto del “terremoto” mediatico che si è scatenato dopo la veloce lettura della sentenza, nel Tribunale di Locri. Non si tratta di commentare la sentenza: o si crede nella giustizia o si incrina il pilastro che regge tutto l’impianto democratico di una nazione, però si possono, si devono, registrare le reazioni e ci sia consentito di fare qualche considerazione sulla mancanza di buon senso e sul “condizionamento” che una sentenza – a due giorni dal voto – può provocare.

Il prof. Enzo Ciconte, apprezzato storico (e mancato candidato – presumibilmente vincente – della coalizione di centrosinistra) ha tirato in ballo il mito di Antigone e Creonte, il re di Tebe che voleva impedirle la sepoltura del fratello Polinice che doveva restare mercé di animali e uccelli a farne scempio. Sappiamo com’è andata: Antigone non ha rispettato la legge crudele e l’ha infranta per seguire la propria coscienza e per questo viene imprigionata finendo per uccidersi. «I giudici di Locri – ha scritto Ciconte sul Domani – hanno scelto Creonte e soprattutto il suo cuore di pietra che non riconosce alcuna alternativa alla legge, dura e inflessibile». Nessun nobile fine, ma l’esatto contrario, secondo i giudici che hanno persino raddoppiato la pena invocata dalla pubblica accusa.

Il tempo è galantuomo e i vari gradi di giudizio che seguiranno ci diranno se l’avventura umana di Mimì Lucano doveva seguire la strada dell’oltraggio, dell’umiliazione, della persecuzione (com’è stato fino a oggi), oppure, ancora una volta, ci troviamo di fronte a un terribile caso di malagiustizia, che nessun risarcimento (né monetario né morale) potrà mai cancellare. Il “modello Riace” è stato indicato in tutto il mondo come simbolo di accoglienza (sentimento che i calabresi si tramandano da secoli nel proprio dna) e, probabilmente, qualche volta ha dovuto registrare una non corretta esecuzione delle norme legislative. In altre parole, s’è aggirata la legge da parte di Lucano, per fini di umanità, ma questo – giustamente – non può giustificare la violazione del diritto, perché si darebbe spazio al libero arbitrio se la legge si può rispettare a seconda delle situazioni. Ciò non toglie, però, che se rilasciare una carta d’identità a un migrante che non ne ha diritto è un “abuso d’ufficio”, questo non può essere condannato alla stregua di una violenza mafiosa (ci sono mafiosi dichiarati e condannati con la metà della pena inflitta a Lucano).

Non conta che Mimì Lucano non si è arricchito né ha comprato palazzi con i soldi della provvidenze pro migranti:  di questo si deve occupare la magistratura,  valutare l’eventuale reato e infliggere la pena ritenuta più giusta, che è poi ciò che è avvenuto a Locri. Secondo il Tribunale che lo ha giudicato in primo grado i reati – gravi – sono tutti accertati, la pena è quella che si ricava dai calcoli del codice penale. Ma non è questo l’aspetto inquietante della vicenda. C’è il rischio assai forte che le elezioni regionali di domani e dopodomani possano subire un’interferenza che può risultare intollerabile. Un po’ di buon senso avrebbe suggerito di rinviare di qualche giorno la camera di consiglio e soprattutto la lettura della sentenza. Ma qualcuno ha già obiettato che, visto che in Italia si vota in continuazione, se si seguisse questo criterio non ci sarebbero più sentenze per non condizionare il voto. E il segretario dem Enrico Letta s’è lasciato scappare una dichiarazione che la dice lunga su quanto accaduto: «Una sentenza che mina la fiducia nella magistratura».

Ed è su questo che bisognerà confrontarsi a partire dalle 15 di lunedì, dopo la chiusura delle urne, quando lo spoglio ci dirà quanto ha pesato il “referendum” sul modello Riace, il consenso aggiuntivo – frutto di solidarietà e sostegno – arrivato a testimoniare una vicinanza e un affetto che sono, in ogni caso, largamente evidenti. Si ricorderà che Mimì Lucano non riuscì a farsi rieleggere dai suoi concittadini nemmeno come consigliere comunale (dopo il clamoroso arresto), ma quell’episodio non fa testo, oggi, alla luce di quanto avvenuto in questo anno di consiliatura ammezzata, con un presidente ff che, dopo la sentenza, poteva almeno risparmiarsi la zaffata d’odio buttata su Lucano, e una regione troppo sconvolta da un’ingovernabile inedia, inseguendo una data del voto continuamente rinviata causa covid.

Non si tratta di stabilire se De Magistris e la sua coalizione raccoglierà un consenso aggiuntivo e inaspettato (davanti alle urne ciascuno, ricordiamolo, sceglie il proprio futuro con o senza convinzione) quanto se la sinistra divisiva e pressoché disintegrata non riceverà il colpo di grazia da un voto popolare che non è di rabbia ma di umana considerazione verso un “dannato” che ha voluto sfidare il mondo indicando un modello di accoglienza che si basava soprattutto sulla solidarietà e i gesti di speranza. Quando, nel 1997, sbarcarono a Riace i primi curdi (da qui l’appellativo “Mimmo il curdo” che gli venne con disprezzo appioppato dalla destra forcaiola e intollerante) il paese era conosciuto solo perché nel 1972, nelle sue acque, erano affiorati i due magnifici bronzi della Magna Grecia che presero il nome del luogo. Era un paese di case senza gente e i migranti in fuga dalla guerra sbarcati a Riace erano gente senza casa. È stato geniale creare un modello di accoglienza basato sul senso di umanità e giustizia: il borgo rinasceva, si era ripopolato, tutti avevano inventato o trovato un lavoro di che vivere, persino gli asinelli del paese erano stati “ingaggiati” per il trasporto della spazzatura. Non tocca a nessuno, all’infuori della magistratura, individuare se – come hanno ritenuto i giudici del primo grado di giudizio – vi sono state violazioni di legge, ma la realtà di Riace oggi è la risposta più concreta alla domanda se fosse sbagliato il modello Lucano: il borgo è abbandonato, sono rimasti in pochi, hanno chiuso le attività artigianali che davano di che vivere, tutto s’è accartocciato sul primo avviso di garanzia e i provvedimenti che sono seguiti: arresti domiciliari, divieto di dimora, etc.

In un’intervista al Corriere della Sera, Mimì Lucano ha detto a Carlo Macrì: «Sono un uomo onesto. È stata la mia popolarità a dare fastidio a molti. Non ho avuto la notorietà perché me la sono cercata. Il mio impegno, il mio modo di aiutare il prossimo sono stati gli argomenti che mi hanno reso popolare». Come non condividere il pensiero di un uomo perbene che si è dato il titolo di “Fuorilegge” nel suo fortunato e apprezzato libro e che nel suo conto in banca ma meno di dieci euro? Come non indignarsi, con tutto il rispetto per chi emette sentenze, per una condanna senza precedenti? «La sola imperdonabile colpa di Mimmo Lucano – ha scritto in un post l’avv. Anna Falcone (candidata alle regionali con De Magistris) –  è quella di aver aiutato i gli ultimi, i più derelitti, quelli che gli altri usano come bersagli di odio o di sfruttamento. E l’accanimento verso Mimmo Lucano nasce proprio dall’aver dimostrato, con l’esempio della sua Riace, i frutti dell’integrazione solidale, la rinascita che può derivarne per i nostri borghi e la nostra società vecchia ed egoista! Del resto, accogliere, aiutare, tendere non una, ma due mani, è quello che noi calabresi facciamo da sempre, da secoli! Perché la storia della Calabria è una storia di eretici, di esuli, di minoranze scacciati, perseguitate, bandite e accolte nella nostra terra, dove tante popolazioni, tanti “stranieri” hanno trovato asilo, portando ricchezza e umanità. La stessa che esportiamo nel mondo».

La rivista Fortune nel 2016 aveva collocato Mimì Lucano tra i 50 uomini più influenti della terra. Non disponeva di ricchezze né di potere, era armato di un grande, fortissimo, senso di umanità che il mondo intero ha avuto modo di conoscere e apprezzare. Lo stesso sentimento che, pur amareggiato e avvilito, Mimì Lucano continua a coltivare. Non “santo subito” perché non è uno che ha fatto miracoli, ma nemmeno il ludibrio d’una condanna che si attaglia più ad attività criminali di mafia e malaffare.  (s)

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[Il dipinto che appare in copertina è stato realizzato dall’artista iraniana Golrokh Nafisi e quindi donato a Mimmo Lucano a Caulonia, durante il suo divieto di dimora a Riace, dalla dott.ssa  Flavia Prestininzi che ha conosciuto l’artista, nata a Teheran, al Chelsea College of Art di Londra dove frequentavano insieme il corso di laurea in Curatela Museale.]

L’EDITORIALE di Filippo Veltri: “Ma chi te l’ha fatto fare, Mimmo?”

di FILIPPO VELTRI – Conosco Mimmo Lucano da molti anni e alcuni miei colleghi da molti più di me. Da ieri si sente dire e scrivere che le sentenze non si commentano. Vero, verissimo, anche se in quanto a quantità vale quello che Lucano ha detto ieri uscendo dal Tribunale di Locri: nemmeno a un mafioso! Ma non sarebbe stato diverso se ci fosse stato in ogni caso una condanna, anche se a pene più miti. Le sentenze non si commentano, giusto, anche se un dato emerge e su cui tutti dobbiamo riflettere: se la giustizia di un Tribunale cozza, infatti, così tanto violentemente con  un sentire comune qualche problema c’e’.

Ma in ogni caso non mi voglio occupare di ciò ma di Mimmo Lucano uomo e persona, perché se non si può giudicare una sentenza prima di averla letta, giusto per la terza volta, si può però benissimo giudicare un uomo. E io Mimmo Lucano lo conosco bene. Quando andai tanti anni fa a Riace per la prima volta e vidi quest’uomo pensai subito alla fine della visita: ma chi glielo fa fare? Si sbatteva a destra e a sinistra, dava udienza a gente che veniva da ogni parte (del Mondo, non della Calabria), il paese era un fiore, lui ti lasciava e poi ricompariva all’improvviso.

All’epoca non lo conosceva quasi nessuno. Wenders non aveva fatto ancora il film, nessun giornale gli aveva dedicato la copertina, non conosceva nessuno dei cd potenti, né qui e né altrove, non aveva parlato sui palcoscenici più famosi del mondo (non della Calabria).

Scesi a Riace Marina con la sensazione che non mi sono più tolto dalla testa in tutti questi anni di avere conosciuto un uomo generoso, uno che butta il cuore oltre l’ostacolo, di uno fuori dal coro. In tutti i sensi.

All’epoca non aveva una lira e ora non ha un euro. Chi te l’ha fatto fare Mimmo? Le sentenze non si commentano, giusto ed è la quarta volta, ma a quest’uomo chi mai restituirà un giorno l’onore e la dignità per avere aiutato decine di ultimi nel mondo ad avere una speranza? Chi dirà a costoro che sono stati invece truffati da un malandrino che nel suo conto corrente non ha nemmeno 10 euro? Se la giustizia delle aule si allontana così profondamente dal senso comune, così come da ieri sta avvenendo dopo la sentenza di Locri un problema c’è: o nella giustizia o nel senso comune. Ma fare finta di niente non è possibile. Per noi tutti ma soprattutto per Mimmo Lucano, un hombre vertical in un mondo di nebbie. (fv)

LOCRI (RC) – In scena “Piccoli Poemi in Prosa”

Domani sera, a Locri, alle 21.30, in Planteria – Lungomare Sud – in scena lo spettacolo Piccoli Poemi in Prosa di Charles Baudelaire con Americo MelchiondaMaria Milasi e Kristina Mravcova.

L’idea dei 3 attori  di mettere in scena i ‘Piccoli Poemi in prosa’, creando uno ‘Spleen Village’, è un omaggio al bicentenario della nascita che ricorre quest’anno, di uno dei più grandi rappresentanti del simbolismo francese: Charles Baudelaire. L’iniziatore della poesia moderna che con la sua poetica influenzò l’opera di Verlaine, Leclercq, Rimbaud e Mallarmé.

Queste originalissime invenzioni piene di spleen, rappresentano in questa non compiuta raccolta, pubblicata postuma, un unicum nella letteratura universale, seguenti Les Fleurs Du Mal uno dei classici della letteratura mondiale: I Fiori Del Male, dello stesso Charles Baudelaire.

La caratteristica di questi 7 brevi componimenti, piccoli autentici gioielli, è l’eleganza, la brevità e la liricità del linguaggio, gli stessi ci rappresentano la più straordinaria e nitida raffigurazione della Parigi capitale del XIX secolo. Componimenti bilanciatissimi, dalle innumerevoli metafore presenti in cui la dimensione dell’immaginario è sempre presente.

Lo spettacolo sarà replicato al Parco di Ecolandia di Reggio Calabria, domenica 26, alle 19, a chiusura della terza edizione di Globo Teatro Festival(rrc)

A Locri e a Roccella lo spettacolo “Tieste”

Doppio appuntamento, nella Locride, per lo spettacolo Tieste, la tragedia di Seneca che chiuderà la rassegna estiva teatrale organizzata dal Tca – Teatri Calabresi Associati, per la direzione artistica di Domenico Pantano, con due appuntamenti: il 23, alla Villa Fondazione Zappia di Locri, il 24 al teatro al Castello di Roccella Jonica, alle 21.30.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro della Città, adattamento e regia di Giuseppe Argirò, è interpretato da Giuseppe Pambieri, con Sergio Basile, Elisabetta Arosio, Roberto Baldassari e Raffaele Santabarbara.

La vendetta e l’inganno nel connubio perfetto tra il potere e il male sono al centro della tragedia senecana. La pièce declina la violenza in tutte le sue forme connesse al sopruso e alla prevaricazione, non solo una violenza simbolica e rituale, ma reale, volta all’affermazione autoritaria e al disprezzo di qualsiasi norma giuridica che regoli la convivenza civile.

Seneca indaga la lotta tra il bene e il male e descrive il ribaltamento di valori esistente in ogni totalitarismo che persegue il proprio disegno politico, sociale ed esistenziale.

L’odio familiare divora ogni cosa e rappresenta l’impossibilità di qualsiasi pacificazione sociale. La banalità del male fa da sfondo alla tragedia, dimostrando che la violenza non è solo originata dalle passioni incontrollabili, ma spesso è frutto di un disegno razionale, spietato volto ad affermare il potere ineludibile e mostruoso del tiranno, che non conosce ostacoli e rinnegando gli Dei si sostituisce a essi affermando il culto della personalità e pretendendo l’acquiescenza del popolo. 

La vicenda ruota attorno alla vendetta di Atreo nei confronti del fratello Tieste, che ha cercato con l’inganno di sottrargli il regno e sedurre la moglie. Il legittimo re riuscirà a sventare le macchinazioni del fratello e a salvaguardare il trono ma non dimenticherà il tradimento.

L’opera di Seneca, l’unica a non avere un modello greco corrispondente, è una tragedia senza catarsi e non offre alcuna redenzione ai personaggi, che perdono ogni umanità dimostrando che la violenza e il disprezzo per la vicenda umana sono un prodotto culturale determinato dal potere e dalla storia, che si ripete in modo inesorabile, non risparmiando nessuno.

Un grande finale, dunque, per il cartellone messo a punto dal Circuito teatrale calabrese T.C.A. e dal direttore Domenico Pantano che è riuscito, anche quest’anno, nonostante tutte le difficoltà dovute all’emergenza pandemica, a realizzare un programma di alto livello artistico, che ha qualificato l’offerta culturale regionale. (rrc)

LOCRI (RC) – Lo spettacolo “Caffè Concerto” della compagnia Gigi De Luca

Domani sera, a Locri, alle 21.30, nella Villa della Fondazione Zappia, in scena Caffè Concerto, della Compagnia Gigi De Luca, nell’ambito della rassegna teatrale estiva organizza dal T.C.A. (Teatri calabresi associati) per la Direzione artistica di Domenico Pantano.

Un fuoriprogramma da non perdere del prestigioso cartellone che, dallo scorso luglio, ha ospitato grandi nomi e opere di successo; uno spettacolo apprezzato e riconosciuto in tutto il territorio nazionale, uno spaccato d’epoca con un registro vario tra teatro, canzoni e sketch comici del repertorio classico napoletano.

Il Caffè Concerto era una forma d’arte nata in Francia nella “Paris delle follie”, nell’epoca della “Belle Époque”. Il repertorio di questa forma di spettacolo fu il trampolino di lancio dei più grandi artisti del tempo: Viviani, Totò, Petrolini ed Eduardo De Filippo. Questi grandi, provenendo dal teatro, non disdegnavano di proporre oltre a macchiette e sketch comici, pezzi di teatro, proponendo al pubblico, nelle serate d’onore, alcuni classici del repertorio comico della “commedia dell’arte”. Tra questi, la più rappresentata era una farsa di Antonio Petito (maestro di Eduardo Scarpetta e grande interprete di “Pulcinella”), dal titolo: La scampagnata dei tre disperati.

La pièce proposta dalla compagnia partenopea, nei meravigliosi luoghi della Locride, con la regia di Gigi De Luca, che ne è anche interprete insieme a Gino De Luca, Ciro Meglio, Viviana Curcio, Ciro Mazaner, Luciana Piergallino, Maria Feola, musiche dirette ed eseguite dal maestro Tommaso Maione, verterà proprio attorno a questa farsa che narra l’atavica lotta del popolo napoletano contro il suo peggior nemico: la fame.

Il grande teatro comico, dunque, in tutta la sua trascinante bellezza, impreziosito da brani della “canzone classica napoletana”, allieterà le ultime serate della stagione estiva. (rrc)