L’OPINIONE / Rita De Lorenzo: Fare rete per il bene comune

di RITA DE LORENZOI partiti in Italia non sono più fucina di elaborazione del pensiero e luoghi della militanza vera ma vivono, per la maggiore, una progressiva agonia dal post “Tangentopoli”.

Un’involuzione che ha determinato degli aggregati liquidi, privi di radicamento ideale e affetti dallo sfrenato leaderismo, l’unico elemento intorno al quale costruire il consenso e determinare gli esiti elettorali, attraverso profili che possano “bucare lo schermo”, per usare un’espressione televisiva, e lanciare improbabili proposte che, di fatto, non riformano il Paese ma tendono a mettere pezze e a creare nemici da combattere nell’immaginario collettivo.

È stata questa la genesi del problema che ha deteriorato la credibilità delle nostre istituzioni liberali. Ne costituiscono prova le leggi elettorali partorite dal Parlamento, a prescindere dai colori del governo di turno, dal 1994 ad oggi: la nascita delle cosiddette liste bloccate, attraverso le quali i singoli parlamentari vengono selezionati e cooptati in base alla fedeltà al presunto leader di partito, svilendone la funzione e deresponsabilizzando il mandato elettorale. Una selezione della classe politica dall’alto e spesso non corrispondente ai desiderata dei territori, sempre più astenuti dal recarsi alle urne.

E proprio perché tutt’oggi vi è chi continua a teorizzare cinicamente la liquidità dei partiti e del Parlamento, quasi come se parlassimo di zavorre, è importante che le forze politiche che non si rispecchiano in questo pantano abbiano l’obiettivo di offrire un’alternativa seria, credibile e ragionata perché in ballo vi è la vita democratica del Paese e dello Stato. Le regole democratiche, i processi decisionali o di formazione e selezione della classe dirigente non sono delle perdite di tempo ma rappresentano dei baluardi ai quali non possiamo rinunciare.

La recente storia del Paese insegna come lo scenario è tendente alla becera produzione di contenuti falsati o basati su antichi stereotipi, spesso non adattabili al contesto in cui viviamo: ciò che conta è l’intercettazione del consenso, giocando sulla pelle della povera gente, al solo fine di occupare il potere e tralasciando l’importanza della Stato di Diritto nel quale, teoricamente, vivremmo. Nasce da qui il nostro impegno, quello dell’Italia del Meridione, perché consapevoli che, tra i tanti nodi che attanagliano il Paese, vi è quello della mancata riduzione dei divari territoriali tra Nord e Sud che non solo vanifica i tentativi di crescita del sistema Italia, ma calpesta i diritti di uguaglianza sanciti dalla Costituzione.

Un impegno non ascrivibile alle desuete nostalgie novecentesche e men che meno a rivendicazioni secessioniste in stile Pontida ma all’esclusiva individuazione dei territori, ciascuno con le proprie vocazioni e problematiche, come nuovi luoghi del conflitto nei quali si consumano le disparità guidate da visioni di sviluppo che contemplano il sottosviluppo come riserva di forza lavoro da cui attingere in favore di una parte del Paese.

È su questi temi che, visto il contesto storico, occorre superare la vecchia dicotomia destra/sinistra, riunendo le migliori energie e ponendo il focus sui divari territoriali per concepire nuove coordinate di sviluppo di un’Italia davvero unita. Bisogna contrastare e superare la continua iniqua distribuzione di risorse da parte dello Stato, bisogna prendere consapevolezza delle diverse potenzialità territoriali e renderle finalmente volano di sviluppo del tessuto economico e sociale, bisogna rifiutare i meccanismi di cooptazione dei partiti centralisti e dialogare con gli stessi per apportare contributi tecnici e di merito. Bisogna, insomma, fare rete per il bene comune. (rdl)

[Rita De Lorenzo è vicesegretario regionale Vicario di Italia del Meridione]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La Calabria ha bisogno di umanità, giustizia sociale e legalità

di EMILIO ERRIGO – Le recenti notizie di cronaca ci inducono a riflettere su quanta umanità c’è ancora bisogno verso le persone fragili, con ridotte capacità psichiche, motorie e sensoriali, nei confronti di coloro che sono provate dalla vita patita e vissuta da miserabili , da considerare ingiusta per la cronica scarsità di lavoro notoriamente e ancora limitato in Calabria.

La cronologia degli interventi legislativi e le azioni governative conseguenti, che pure hanno interessato per almeno dieci anni, la Regione Calabria a decorrere degli anni ’70, non si sono rivelati a posteriori, idonei e lungimiranti, in relazione a delle scelte strategiche finanziarie nelle diverse aree territoriali provinciali della Regione Calabria, per affievolire gli esistenti e consistenti disagi sociali a causa della mancanza di lavoro qualificato e specializzato.

Le Zone Idustriali, con la realizzazione di numerose infrastrutture destinate ad accogliere le tecnologie necessarie per la fabbricazione dei beni pure di ottima qualità, dopo non molti anni di attività industriale e relativa crescita occupazionale ed economica degli ambiti territoriali dove erano state localizzate, hanno cessato la produzione per il venir meno della domanda dei beni prodotti in Calabria, rispetto alla eccessiva offerta presente nei mercati manifatturieri nazionali ed esteri.

Così crolló e si bloccò l’attività produttiva delle decine di fabbriche attive e operanti con buoni risultati economici, nella neo costituità Zona Industriale di San Gregorio di Reggio Calabria ed altre realtà delle province della nostra Regione.
Chiusero battenti a Reggio Calabria, le primarie industrie tessili, tra le quali per ricordate le più importanti, la Dana Confezioni e Temesa Calzificio. Gli interventi temporanei di cassa integrazione, non poterono soddisfare i bisogni dei lavoratori, così migliaia di giovani donne e uomini furono licenziati e si trovarono disoccupati.

Altre realtà industriali e imprenditoriali presenti nell’Area Industriale di San Gregorio, seguirono le stesse sorti e cessarono le loro attività.
Chiusero l’attività, la Fabbrica di prodotti lattiero-caseari freschi e fermentati Opera Sila, la fabbrica di porte e infissi Acem, la fabbrica di prodotti plastici Nucera, il Caseificio e Burrificio Falcone, la fabbrica di costruzione e ricostruzione gomme, Quattrone, il Pastificio De Gregorio, il Deposito Pasta e Prodotti Buitoni, Ascioti, in ultimo è di questi giorni la notizia quasi certa, che svanirà l’ultima speranza occupazionale, la fabbrica di prodotti lattiero – caseari, Alival, ancora operante a San Gregorio di Reggio Calabria, cesserà la produzione.

A questi disastri industriali, imprenditoriali e occupazionali, si aggiunse la chiusura dell’attività industriale a San Gregorio, della storica Fabbrica dei derivati del Bergamotto, Arenella e ora per completare i danni economici sulla piccola realtà umana, del Consorzio del Bergamotto, per la lavorazione ed estrazione della preziosa essenza del Bergamotto di Reggio Calabria, materia prima unica per caratteristiche chimiche, per la produzione dei profumi e cosmetici, essenza pregiata e molto ricercata dalle più importanti e note in tutto il mondo, industrie di profumerie e cremerie italiane e francesi.

La preannunciata apertura dell’Istituto Tecnico Statale di Profumerie, con tanto di previsione legislativa e assegnazione di oltre 10 milioni di risorse finanziarie destinate al progetto, designando peraltro quale soggetto attuatore incaricato il Sindaco pro tempore del Comune di Reggio Calabria, rimane una importante e buona azione del Parlamento e Governo, “ancora in attesa di essere concretizzata e attuata sul territorio a beneficio dei tanti Giovani della Calabria”.

Le attese e le speranze si dice che a Reggio non muoiono mai! Un detto popolare Reggino molto noto dice: “Aspetta e spera ca a Riggiu a vita è longa”!

Parrebbe che altro noto produttore di essenza di Bergamotto e derivati dagli Agrumi di Calabria, abbia deciso di far venir meno le pregresse scelte aziendali di investimento sulla c.d.Fabbrica del Bergamotto di San Gregorio e delocalizzare la propria fiorente attività industriale, presso i riammodernati locali della sede ex Coca Cola di Punta Pellaro di Reggio Calabria.

Occorre e lo ripeterò ancora, che il Governo investa le necessarie risorse finanziarie favorendo insediamenti produttivi industriali di tecnologie avanzate di nuove o esistenti Aziende Pubbliche Partecipate dallo Stato, su Saline Joniche di Montebello Jonico e San Gregorio di Reggio, per il bene economico, sociale e occupazionale degli abitanti italiani e immigrati stranieri, residenti nei Comuni più disagiati della Provincia di Reggio Calabria.

Cosi agendo, operando e procedendo, si assicurerà la necessaria umanità ai bisognosi, la Giustizia sociale diffusa e si affermerà ovunque il valore inalienabile della Legalità.

A questo punto di situazione, si avverte la necessità e l’urgenza che il Parlamento e il Governo in carica, legiferano con legge ordinaria e decretazione d’urgenza, per il bene e la sopravvivenza umana ed economica della Cittá Metropolitana di Reggio Calabria, pena il rischio serio e incombente, che si ritorni pericolosamente indietro nel tempo agli anni più bui e tristi per Reggio Calabria e Provincia, che per non perdere memoria, causò tanto disordine pubblico, insicurezza dei Cittadini, blocchi stradali, incidenti, sommosse popolari, alcuni morti e tanti feriti, generando la distruzione della già fragilissima economia produttiva e imprenditoriale di Reggio Calabria e Comuni della

Provincia più a Sud del Sud d’Italia. (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria, Docente universitario e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate]

LA CALABRIA LITIGIOSA PER MEDICINA A CS
E NELLE ALTRE REGIONI FIOCCANO FACOLTÀ

di ROSARIO AIELLO Seguo con grande interesse le polemiche, spesso surreali, sulla futura attivazione presso l’Università della Calabria del Corso di Laurea in Medicina, anche perché da anni il nostro comitato Comunicalmed si batte  per questo obiettivo sia all’interno che all’esterno dell’Ateneo con la raccolta, fra l’altro, di oltre 5000 firme, le delibere di 150 Consigli comunali della Provincia di Cosenza e del Consiglio Provinciale a sostegno del progetto di istituzione del Corso di Laurea in Medicina all’Unical.

Vorrei anzitutto esprimere il mio appezzamento al nostro Rettore, il professore Nicola Leone, per  aver dato seguito a  questa battaglia con pazienza e senza proclami fino al risultato finale che apre nuovi orizzonti per il futuro della nostra Università ed per lo sviluppo della sanità della nostra Regione. Molto lungimirante è risultata, d’altra parte, la scelta di puntare per l’istituzione  del Corso di Laurea Magistrale  in  Medicina e Chirurgia e TD e oggi di avviare lo stesso Corso in autonomia di sede, su due aree di eccellenza della nostra Università, quella medica e quella informatica.

Al tempo stesso è importante sottolineare che nell’Università della Calabria (che, è sempre utile ricordarlo, da sempre occupa posizioni apicali in tutte le classifiche di qualità  delle Università italiane) sono presenti, accanto all’area medica (già censita dalla classifica Censis per l’anno accademico 2015/2016 come prima a livello nazionale) tutte quelle aree che spaziano dall’ingegneria alla biologia, alla scienze umane e che sono indispensabili per lo sviluppo delle attività di ricerca in una moderna ed innovativa Facoltà (uso per brevità la vecchia denominazione “Facoltà”) di Medicina. 

Per quanto attiene alle polemiche provenienti soprattutto dal mondo politico catanzarese (in modo più “accademico” dall’Università Magna Grecia di Catanzaro) sulla istituzione di Medicina presso l’Unical a scapito dell’Università di Catanzaro mi permetto di ricordare che in una Regione forse meno litigiosa della nostra come l’Emilia Romagna, nel raggio di soli quaranta chilometri sono presenti ben cinque Facoltà di Medicina presso le Università di Bologna, Modena. Parma, Ferrara e Cesena.

Cosi come in Puglia son presenti cinque Facoltà di Medicina non lontane fra loro e nelle Regioni Abruzzo e Molise, con una popolazione complessiva  simile a quella della Calabria, quattro Facoltà di Medicina. E d’altra parte è noto che la Calabria è la Regione che in rapporto al numero di abitanti ha il minor numero di Facoltà di Medicina.

La nascita di una nuova Facoltà di Medicina nella nostra Regione non può che contribuire a combattere la ben nota carenza di medici e risollevare i livelli di assistenza che sono purtroppo i più bassi in Italia, mitigando il triste fenomeno della migrazione sanitaria. Tra l’altro i posti previsti  presso la nuova Facoltà di Medicina all’Unical saranno aggiuntivi rispetto ai posti previsti per gli studenti di Medicina presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro. 

L’Università della Calabria  d’altra parte ha una tradizione di alto livello per quanto attiene all’area medica. Basti ricordare che nella penultima assegnazione del titolo di Dipartimento di Eccellenza da parte del Ministero il Dipartimento di Farmacia, Scienze della Salute e della Nutrizione dell’Università della Calabria è risultato l’unico Dipartimento di Eccellenza  nell’area medica nell’Italia Meridionale.

Presso l’Università della Calabria è inoltre attivo da oltre quaranta anni il glorioso Centro Sanitario, fondato e guidato per decenni dal Professore Sebastiano Andò, che oltre ad assicurare assistenza in campo medico a personale e studenti dell’Unical, già svolge da anni una intensa attività di ricerca e formazione in campo medico. D’altra parte la creazione di una Scuola medica di alto livello presso l’Università della Calabria è stata sempre l’idea guida del Professore Andò.

Mi fa piacere ricordare a questo proposito che quando, nel lontano 2006, il Professore Andò cambiò il nome del Dipartimento di Farmacia in quello di Farmacia, Scienze della Salute e della Nutrizione, non tutti i nostri Colleghi notarono che la denominazione Scienze della Salute era il nome dei Dipartimenti di Medicina nelle Università italiane. 

Al Professore Andò, come Direttore del Dipartimento di Farmacia, Scienze della Salute e della Nutrizione, si deve anche l’attivazione nell’anno accademico 2018-2019 del Corso interateneo in Assistenza Sanitaria, primo atto di “disgelo” tra i due Atenei di Arcavacata e di Germaneto, “atto prodromico” a cui fa riferimento la stessa  premessa della convenzione attuativa stipulata tra i sue Atenei per l’avvio del summenzionato Corso interateneo in Medicina e Chirurgia e TD.

Per quanto attiene infine alla tanto dibattuta localizzazione del futuro ospedale l’istituzione  della Facoltà di Medicina presso l’Università della Calabria non può che rappresentare, a mio parere, una spinta decisiva per un suo posizionamento nell’area dell’Università della Calabria al fine di realizzare quella che è considerata la condizione ottimale di un Policlinico contiguo al plesso universitario. (ra)

[Il prof. Rosario Aiello è già Rettore Unical]

L’OPINIONE / Francesca Saladino: I giovani e la politica

di FRANCESCA SALADINOOggi è diventato difficile parlare di politica tra i giovani poiché sempre più distaccati da questo tema e sfiduciosi nelle istituzioni. Mi capita spesso di sentir dire tra i giovani: “i politici sono tutti uguali”, “tanto chi entra sarà un ladro come gli altri”, vedendo tutto nero e senza speranze.

I giovani di oggi sono arrabbiati da questa politica che negli ultimi anni ha portato solo precariato non offrendo più un lavoro sicuro, una stabilità, la possibilità di creare una famiglia e vivere dignitosamente, rendendosi conto che non c’è più nulla di certo per il loro futuro. I problemi della Calabria sono tanti a cominciare dalla sanità dove occorre aspettare ore e ore in una sala d’attesa in un pronto soccorso per essere visitati, dalla carenza degli ospedali stessi dove bisogna portarsi i medicinali da casa, dalla mancanza di fondi per l’assistenza delle persone non autosufficienti.

Altro punto fondamentale sono i rifiuti dove la ndrangheta ha messo le mani già da tempo facendo diventare il nostro territorio una seconda terra dei fuochi interrando veleni sotto i nostri piedi, sotto le nostre case, facendoci morire lentamente. Cosa dire poi dell’acqua che ormai per noi calabresi è diventata un lusso d’estate: reti idriche inesistenti o troppo datate che durante il tragitto dell’acqua perdono centinaia di metri cubi per le falle della rete idrica costringendo i comuni a chiudere i rubinetti delle famiglie 4/5 mesi all’anno. Che fine fanno i fondi destinati alla regione? Dove vanno a finire? Perché vengono stanziati in ritardo?

Queste sono le domande che si chiedono i giovani, disinnamorati della politica ormai e pronti a votare in segno di protesta sperando che cambi qualcosa anche a movimenti che hanno fatto del populismo la loro arma di battaglia.

Il Sud e la Calabria quindi, sembrano abbandonati dalle istituzioni, mala governata in questi decenni senza nemmeno strutture adeguate, senza strade, viabilità difficoltosa a cominciare dalla A2 del Mediterraneo: inaugurata ma mai finita. I giovani non sono deboli ma stanchi di lottare, preferiscono fare come i nostri avi emigrando come gli ultimi sondaggi ci dicono in cerca di una realizzazione che qui in Calabria non otterranno mai. (fs)

[Francesca Saladino è dirigente Provinciale Reggio Calabria Italia del Meridione]

L’OPINIONE / Orlandino Greco: Autonomia e il ‘buon ritiro’ della Lega

di ORLANDINO GRECO – Quello dell’autonomia differenziata è un tentativo di golpe leghista teso a recuperare il terreno elettorale perduto. Un tentativo disperato, attese le ultime performance elettorali, che fa ripiegare il Carroccio sulle vecchie teorie concepite in riva al Pò, buttando giù la maschera del finto nuovo corso salviniano che ha mirato ad allargare i consensi al Sud e che oggi pur di non perdere i presidi Padani mette in discussione

L’Unità del Paese. Teorie desuete e, di fatto, secessioniste che allertano cittadini e sindacati, nel silenzio di larga parte delle forze politiche e della classe dirigente meridionale. L’assunto della proposta di legge del ministro Calderoli, infatti, è fallace per due ordini di ragione.

La prima è che secondo una certa visione leghista lo Stato redistribuirebbe più risorse al Sud e ciò frenerebbe lo sviluppo del Nord produttivo. La seconda è che ciò è talmente falso al punto che non solo il Nord ha smesso di crescere dai primi anni 2000, come descritto da molti indicatori economici, a causa del mancato sviluppo di tutto il territorio nazionale,  ma anche l’Agenzia per la coesione territoriale ha recentemente pubblicato un report nel quale viene esplicitato come nel 2023 continuino ad aumentare i divari tra nord e sud del Paese. Secondo l’Agenzia, infatti, la spesa pubblica procapite in Italia oscilla tra le 16mila e le 19mila euro tra Veneto, Lombardia e Piemonte, a fronte delle 13mila e 700 della Campania, le 14mila della Sicilia e le 15mila della Calabria.

Cifre, queste, destinate a politiche sociali, istruzione, sanità, infrastrutture, amministrazioni, gestione dell’acqua, beni culturali e ambiente. Servizi essenziali che rendono ben chiara la drammaticità dello scenario attuale, con un paese diviso in due, e che il Ddl Calderoli aggraverebbe ulteriormente.

Sacrale è la difesa del principio di autonomia per movimento politico come l’Italia del Meridione, ed è per questo che coscienti della situazione nella quale versano gli Enti Locali, e soprattutto i comuni, al Sud, crediamo fermamente che prima di ogni qualsivoglia riforma che vada a modificare gli attuali assetti istituzionali è imprescindibile ridurre i divari tra territori, calcolare e finanziare i Livelli Essenziali di Prestazioni, superare il distorto meccanismo della Spesa Storica e ridefinire il fondo perequativo per i comuni. Solo dopo aver sciolto questi nodi e quindi aver riequilibrato il rapporto popolazione-spesa pubblica e ristabilita l’equità e la perequazione potremo iniziare a parlare di unità vera del Paese e delle migliori forme possibili di decentramento. 

Noi siamo i figli di Pitagora, ingegnosi, laboriosi, cocciuti e proprio per questo non spaventati dalle sfide, men che meno quando queste arrivano dai figli di Alberto da Giussano, minacciose e divisive. Il Sud ha contribuito a sancire e a scrivere la storia dell’unità nazionale, la quale, senza il contributo di tutti, siamo consapevoli non potrà continuare ad essere tale. È in virtù di ciò continueremo a difendere la Costituzione perché convinti che, in fondo, siamo tutti figli di questo grande paese chiamato Italia. (og)

 

L’OPINIONE / Giuseppe Romeo: L’autonomia si combatte difendendo l’unità del Paese

di GIUSEPPE ROMEO – Non condivido né i contenuti e né il tipo di “narrativa” dell’articolo a firma Straropoli… Molti luoghi comuni al netto di alcune poche e ben note verità che non hanno, però, più quartiere… Se il Nord ha le sue colpe… il Sud ci ha messo del suo. Quanti soldi buttati negli anni? Quanti finanziamenti andati a vuoto o spariti nel nulla? Amare la Calabria è una cosa, spostare additando agli altri colpe sempre più nostre è ben altra cosa.. Dimentica, l’autrice, i voti calabresi andati alla Lega dalle europee alle politiche più recenti… Siano essi voti dei calabresi del Sud che del Nord.

Sulle cravatte rosso sangue che qualcuno per l’autrice dovrebbe indossare forse dovrebbe dire di farlo anche a molti politici calabresi che sulla miseria del passato hanno costruito la loro fortuna politica e non solo. La verità è che la nostra poca dignità e la nostra poca capacità di amministrarci e bene ha prestato il fianco a chi oggi chiede tale autonomia differenziata che non va combattuta per sostenere il Sud, ma perché essa rappresenterebbe, se fosse, un vero e proprio atto costituzionalmente eversivo… Sanità, porti e trasporti, agricoltura, occupazione, turismo, territorio rappresentano argomenti che ogni comunità deve governare al meglio per crescere e competere insieme.

Proviamo a pensare cosa scriverebbe oggi leggendo tale articolo un friulano, un ligure o anche solo un abruzzese o marchigiano…metto da parte un trentino, un bolzanino o un valtellinese perché immagino già. Mi spiace davvero, ma l’autonomia differenziata si combatte difendendo anzitutto l’unità del Paese e dimostrando capacità di governance locale e non solo al pari di chi ha dimostrato di aver fatto meglio. Il resto, i luoghi comuni di sempre che vedono la Calabria lamentarsi al potente o svendersi se utile per chi la governa svuotando non solo i laghi, ma anche le anime quando i suoi giovani inseguono modelli di successo e non opportunità di crescita o di acquisire know how da reimpiegare in regione. Aspettare nuovi doni dalla Befana sembra non essere più tempo. Rimboccarsi le maniche utilizzando al meglio ciò che diciamo di avere solo per spot forse è oggi necessario. (gr)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Non credo sia cosa semplice amministrare la città di Reggio

di EMILIO ERRIGO – Non credo che sia una cosa semplice per nessuno, assolvere l’incarico pubblico di Amministratore del Comune e della Cittá Metropolitana di Reggio Calabria.

Siamo seri nel giudizio, senza alcuna fretta, si rifletta e ci si concentri, su quanti centinaia di atti amministrativi devono trattare ogni giorno, impiegati, funzionari e dirigenti, impegnati a far funzionare la complessa macchina della Pubblica Amministrazione della Cittá Metropolitana (ex Provincia) di Reggio Calabria.

Noi cittadini reggini siamo dei grandi criticoni, chiacchieroni sportivi, geneticamente non ci va bene quasi nulla di quello che fanno gli altri. Solo a leggere il libro di confidenze scritto dal compianto Scrittore-Poeta poliedrico, Nicola Giunta, nei sui tanti scritti c’è poco da ridere e tanto da piangere.

Ma oggi ho avvertito il bisogno di sollecitare la pubblica opinione, di essere comunque grati e riconoscenti, a tutti i Presidenti della Provincia e ai Sindaci della Cittá di Reggio Calabria, che nel tempo hanno avuto l’onere e l’onore di esercitare le funzioni di Amministratori pubblici, per quel poco o tanto, che sono riusciti fino ad oggi a fare tra mille impedimenti e difficoltà amministrative di ogni genere, e ancora quando ogni giorno si impegnano a fare, a favore della e per una migliore qualità della vita dei Cittadini di Reggio e Provincia.

Non credo che sia proprio piacevole per nessuno, amministratore o meno, ascoltare o leggere, reiterate critiche e reprimende di ogni genere, per il solo fatto di non aver saputo o potuto adempiere alle mille e cento una richieste, provenienti dal Popolo amministrato.
Mi viene da pensare, che alcune o tante volte, i comportamenti omissivi rilevati dagli organi competenti e riverberati dai Cittadini, non sono tutti da attribuire esclusivamente al sindaco, assessori e consiglieri comunali e metropolitani pro tempore.

Forse a pensarci e ragionarci bene, molti di queste presunte o vere inadempienze politico-amministrative, sono da addebitare alla poca attenzione degli Enti sovraordinati alla Città Metropolitana regionali e nazionali. Le grandi tematiche e bisogni sociali che affliggono storicamente la Calabria e quanti vi risiedono nella Regione, dovrebbero essere oggetto di grande e costante attenzione, sia da parte del Parlamento, che dal Governo centrale, tanto al fine di alleviare le sofferenze umane, mitigare i rischi sociali e soddisfare i bisogni primari dei Cittadini Calabresi.

Non ripeterò quanto ho più volte scritto e detto, sulle opere pubbliche incompiute e irrealizzate in Calabria, volte ad assicurare i sacrosanti e paritetici diritti di godimento accesso ai servizi pubblici generali e speciali. Quando i Cittadini Italiani, adempiono alle spese pubbliche dello Stato, in ragione della propria capacità contributiva, così come previsto dall’art.53 della nostra Carta Costituzionale, lo fanno per tutti i cittadini della Repubblica Italiana, senza alcuna distinzione di schieramento politico e di ceto sociale, da nord a sud dell’Italia, dal Trentino Alto Adige alla Calabria e Sicilia, Isolette italiane del Mar Mediterraneo comprese a due passi dal nord Africa.

Perché si chiedono i cittadini siciliani e i calabresi, non si vuole comprendere che è difficilissimo vivere economicamente e socialmente al Sud Italia e che il reddito di cittadinanza in assenza di un dignitoso e giustamente retribuito lavoro è una delle più grandi umiliazioni che possano ricevere tanti giovani diplomati, laureati e una moltitudine infinita di disorientati padri e madri di famiglia disoccupati, i quali rischiano veramente molto di morire di fame e mafiosità in Calabria e Sicilia?

Ritorno sulla necessità e urgenza, di provvedere al completamento e riposizionamento sul mercato delle aziende pubbliche, le realizzate infrastrutture delle Grandi Officine Riparazioni , costruite con ingenti risorse pubbliche dalle Ferrovie dello Stato a Saline Joniche di Reggio Calabria, riqualificare le aree adiacenti e gli impianti tecnologici, compresa lo svettante altissimo fumaiolo in cemento armato a pochi metri di una area lacustre dichiarata di notevolissimo pregio ambientale , abbandonati alle intemperie e alla corrosione della salsedine e ruggine incalzante.

Ancora oggi dopo circa 50 anni, tutti questi costosi beni pubblici sono presenti all’interno della ex Fabbrica Liquichimica Biosintesi, (mai entrata in esercizio industriale) ancora in bruttissima mostra sul tratto costiero una volta tra i più belli del mondo, ancora recuperabile ricadente sul territorio del Comune di Montebello Jonico.

Sarà mai credibile che gli azionisti e alti dirigenti del noto Gruppo Industriale Giapponese Hitachi, già presente e operante con ottimi risultati a Reggio Calabria (ex Grandi Officine Omega), così come altre Aziende partecipate o meno dal Mef, non intravedano come una grande opportunità di investire risorse pubbliche o private in Calabria?

Forse attendono che il Ministro competente proponga al Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Giorgia Meloni, l’ampliamento e l’infrastrutturazione viaria Intermodale della Zes verso il territorio Jonico della Calabria. Non ci crede più nessuno alle promesse e non è certamente per colpa del Sindaco di Reggio Calabria e della sua Città Metropolitana, se ancora non si è provveduto in merito.

Ai calabresi di Reggio Calabria, non importa un fico secco, a quale partito o movimento politico , appartenga questo o quel rappresentante del Governo o del Parlamento, che sia di destra, di centro-sinistra o del Partito Democratico, nulla o poco rileva, importante che qualche anima nobile e sensibile del potere legislativo ed esecutivo , affronterà seriamente la mancanza di lavoro qualificato e specializzato in Calabria.
Se è vero come è vero che Nil difficile volenti, forse si dovrà attendere l’intervento determinato e concreto del vice Presidente del Consiglio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) il sen. Matteo Salvini, per vedere il lavoro onesto e le opere pubbliche ultimate e rese produttive in Calabria.

Occorrerebbe un intervento risolutivo e urgente del genio militare delle nostre Forze Armate, dotati di quanto occorre per ripristinare lo stato del luoghi compromessi e del Corpo Nazionale dei Carissimi Vigili del Fuoco, per bonificare le aree dal degrado e mettere in sicurezza le infrastrutture pericolanti, li dove il Provveditorato per le Opere Pubbliche della Calabria e Sicilia ritenga importante intervenire senza altri ritardi.

Fossi io il Sindaco della Cittá Metropolitana di Reggio Calabria, non esiterei un solo istante nell’invitare ufficialmente, formalmente e creando una più occasione pubblica, sia il Ministro Salvini, che tutti i presidenti e segretari dei Partiti e Movimenti Politici.
Quando i propri cittadini, si devono inventare il lavoro onesto che non c’è, e la propria Comunità amministrata, si trova a sopravvivere a continue scosse di terremoti sociali e dissesti occupazionali gravi , non si va a pensare di che partito è chi ti sta aiutando a salvarti dalle macerie e disastri sociali. (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, Docente universitario di Diritto Internazionale e del Mare, e di Management delle Attività Portuali]

L’OPINIONE / Vito Sorrenti: Non per farne sfoggio, ma per seguirne l’esempio

di VITO SORRENTI – Avendo dato, nei modi e nei tempi consentiti, dimostrazione del grande amore che nutro da sempre per la terra che mi ha dato i natali, penso di potermi concedere il lusso di scrivere quel che segue: È indubbio che la nostra terra ha alle spalle millenni di storia e di grandi personaggi che hanno lasciato impronte importanti nei campi del sapere e del fare, della filosofia e della religione, della medicina e della letteratura, dell’arte e dei miti ecc. ecc.

È altrettanto indubbio che la Calabria può vantare ancora luoghi selvaggi, incontaminati e lussureggianti disseminati all’interno della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte, luoghi che inebriano i sensi coi loro colori, i loro odori, i loro sapori e i loro panorami mozzafiato; per non parlare poi dei mari mitici coi loro litorali pittoreschi, i loro fondali cristallini, i loro promontori vertiginosi, le loro rive assolate. 

Così come è assodato che ogni provincia ha una dote di borghi caratteristici e di luoghi unici come la chiesa di Santa Maria dell’Isola a Tropea, eretta sull’omonimo scoglio, il Battistero, il Castello e la  Cattedrale di Santa Severina, il castello di Roseto Capo Spulico, la fortezza aragonese di Le Castella, il Belvedere di Piazza San Rocco a Scilla, il Paese arroccato di Pentidattilo, la scogliera di Copanello, il castello Murat e dintorni a Pizzo Calabro, il Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, con i suoi tesori di inestimabile valore come i Bronzi di Riace e la Testa del filosofo; il Lungomare di Reggio, definito da Gabriele D’Annunzio il più bel chilometro d’Italia, la Cattolica  di Stilo, un capolavoro assoluto dell’arte bizantina; il Codice purpureo di Rossano (Evangeliario greco miniato del VI secolo), le Muraglie di Annibale a Pietrapaola, la grotta del Romito di Papasidero ecc. ecc. Insomma tutte le testimonianze di un passato glorioso lasciato in eredità dalle sue fiere popolazioni. 

E nessuno può disconoscere che la nostra terra ai tempi della Magna Grecia fu culla della civiltà e del pensiero filosofico, ove Pitagora, matematico, taumaturgo, astronomo, scienziato, politico, fondò una delle più importanti scuole di pensiero dell’umanità, che prese da lui stesso il nome: la Scuola pitagorica; per non parlare, poi, della Scuola Medica di Crotone guidata da Alcmeone; nessuno, inoltre, può disconoscere che la nostra terra ha dato i natali a uomini e donne illustri come Agesidamo di Locri, Alcistene di Sibari, Alcmeone di Crotone, Alesside di Thurio, Alvaro Corrado di San Luca, Amantea Bruno di Grimaldi, Amarelli Alessandro di Rossano, Anassila di Reggio Calabria, Anile Antonio di Pizzo Calabro, Aristeo di Crotone, Astilo di Crotone, Barlaam di Seminara, Biscardi Serafino di Altomonte, Bovi – Bova – Mariano di Scilla, Bruno di Longobucco, Calogero Lorenzo di Melicuccà, Campanella Tommaso di Stilo, Cassiodoro Flavio Magno Aurelio di Squillace, ,Cilea Francesco di Palmi, Clearco di Reggio Calabria, Cornelio Tommaso di Rovito, Democede di Crotone, Dulbecco Renato di Catanzaro, Erodoto di Thurio, Eutimio di Locri, Faillo di Crotone, Filippo di Medma, Filistione di Locri, Filolao di Crotone, Francesco di Paola, Galeazzo di Tarsia, Galluppi Pasquale di Tropea, Gemelli Careri Giovanni Fra.sco di Taurianova.

Gioacchino da Fiore, Gravina Giovanni Vincenzo, Guerrisi Michele di Cittanova, Ibico di Reggio Calabria, Jerace Francesco di Polistena, Jerocades Antonio, Manfroce Nicola Antonio di Palmi, Maurello Joanne di ? (Calabria), Milone di Crotone, Miscelo di Ripe (Crotone), Nosside di Locri, Padula Vincenzo di Acri, Paparo Emanuele di Vibo Valentia, Parrasio Aulo Giano, Patrizi Stefano di Cariati, Pepe Guglielmo di Squillace, Pilato Leonzio di Seminara, Pitagora di Reggio, Pitagora di Samo (Crotone), Policleto di Crotone, Preti Mattia di Taverna, Repaci Leonida di Palmi, San Bartolomeo di Rossano, San Bartolomeo di Simari, San Nilo di Rossano, Savaro Giovanni Francesco, Schettini Pirro di Aprigliano, Seminara Fortunato di Maropati, Senocrito di Locri, Serra Antonio, Serrao Giovanni Andrea di Filadelfia, Severino Marco Aurelio di Tarsia di Sibari, Smindiride di Sibari, Teagene di Reggio Calabria, Teano di Crotone, Telesio Bernardino di Cosenza, Timeo di Locri, Uluch Alì Pascià di Le Castella, Versace Gianni di Reggio Calabria, Zaleuco di Locri e molti altri ancora, per non parlare poi dei campioni olimpici della Magna Grecia calabrese.

Ma è altrettanto vero che la Calabria è una regione poco nota e poco frequentata e ai più sconosciuta. Sconosciuta ai suoi stessi figli, sia a quelli ivi residenti sia a quelli sparsi e dispersi nel mondo. 

Quanti sono i calabresi che conoscono veramente bene la Calabria? Quanti sono quelli che hanno visitato almeno una volta i luoghi più rinomati, i parchi archeologici di Sibari, Crotone, Locri, ecc. e i loro musei che custodiscono reperti unici di inestimabile valore, risalenti al tempo della Magna?

Quanti sono i calabresi che conoscono i figli più illustri della loro terra? E quanti sono quelli che sanno che per diventare tali, ossia per dimostrare il loro genio, la loro creatività, il loro talento ecc. hanno dovuto andare altrove, sotto altri cieli e altre stelle.

Ecco, quello che colpisce è il fatto che, ad eccezione degli uomini illustri vissuti ai tempi della Magna Grecia, tutti gli altri, per divenire tali, per affermarsi, per mettere a frutto i loro talenti hanno dovuto sradicarsi dalle loro famiglie, dalla loro comunità, dai luoghi natii per varcare i confini in cerca di altri lidi e di altri approdi. 

E oggi è ancora così: i figli continuano a partire, come ieri!

Da ciò e da quanto detto sopra, se ne deduce che la terra madre dei calabresi, la terra dei padri è una matrigna che non sa valorizzare il suo patrimonio naturale, storico, culturale, i suoi luoghi ameni e unici, i suoi usi e le sue tradizioni, i suoi prodotti e i suoi reperti; è una matrigna perché non sa accudire, educare e valorizzare i propri figli; è una matrigna perché la sua popolazione, a differenza di quelle vissute ai tempi della Magna Grecia, dove la comunità veniva prima degli individui, è formata da individualisti che vogliono primeggiare, che non sanno far squadra, che non amano collaborare per valorizzare i beni comuni e per migliorare le condizioni economiche e sociali di tutti; è una matrigna perché in molte sue contrade alligna l’invidia, l’accidia, la miseria e il rancore; è una matrigna perché non sa estirpare la gramigna del menefreghismo e non sa dipanare il groviglio degli interessi illeciti. 

E tutte queste cose, insieme alle scelte politiche fatte a livello nazionale per far sì che la situazione restasse sempre uguale a sé stessa, dato che faceva comodo ad alcune regioni poter avere un serbatoio di mano d’opera a basso costo, ci hanno portato nello stato in cui versiamo. In uno stato dove gli affanni hanno lo spessore dei millenni e gli inganni si susseguono negli anni come gli antichi e i nuovi malanni; dove soffia perenne un vento di tempesta che semina dolore, miseria e lutto; dove la coscienza delle proprie radici, stritolata dalle fauci delle astuzie e delle ingiustizie, giace all’ombra delle croci; dove i figli di Enotria hanno dimenticato di essere gli eredi di una civiltà remota; dove nessuna voce canta le lodi di una terra antica disseminata di riti, di miti e di reperti sacri.

E dunque, a mio modesto parere, per dare voce e luce alla terra dei padri, non è sufficiente fare la diagnosi dei mali, non basta averne coscienza, non risolve il denunciarli, occorre agire; occorre, prima di tutto, riscoprire le pietre e le memorie remote per risentire l’eco degli illustri antenati e riportate alla luce le loro voci e la loro arte, le città morte e la loro grandezza, i tesori occulti e i frutti dolci della saggezza delle anime elette che hanno aperto nuovi varchi e nuove strade, non già per farne sfoggio, ma per seguirne l’esempio e per rendersi degni della loro grandezza. (vs)

La terra delle meraviglie

Tu ridi quando ti dico che vedo 

i colori del vento sullo sfondo del cielo;

e non mi credi quando ti dico che sento

il canto del tramonto sul mare del mito;

e pensi che io ti prenda in giro

quando affermo che la luce 

ha una voce stupenda e le nuvole erranti

nel cielo d’aprile hanno un sapore speciale.

Tu ridi e non mi credi quando ti dico

che il mio cuore può toccare il canto dell’usignolo

come le tue mani toccano il pane.

Tu non credi che vi sia un luogo divino

che rimescola i sensi e li inebria.

E allora vieni, vieni in Calabria

vieni nella terra delle mie radici

vieni nei luoghi della Magna Grecia

e vedrai balenare i colori del vento

fra le fronde degli ulivi;

e toccherai col cuore il canto delle fiumare 

e i trilli degli usignoli fra i fiori variopinti;

e sentirai la musica del tramonto

risuonare fra le onde di schiuma bianca

e la voce del sole splendente

riecheggiare nel verde lussureggiante 

della Sila e dell’Aspromonte.

E delle nuvole erranti degusterai il sapore

all’ombra degli agrumi.

E il bergamotto ti prenderà per mano

e abbaglierà col suo profumo

le tue incredule pupille.

Vieni, vieni nella terra delle meraviglie

vieni nella terra che fu la culla del pensiero

vieni nella terra ospitale 

per storia, cultura e tradizioni millenarie.

Vieni ad inebriare il tuo cuore

nell’acqua dei ruscelli 

che scendono a valle cantando le lodi 

del loro cielo, della loro terra, del loro mare.

Vieni nei luoghi amari e aiutami ad estirpare

le malerbe velenose affinché il futuro

sia glorioso e degno dell’antico passato.

L’OPINIONE / Emilio Errigo: I giovani in Calabria una forza civile attiva e propositiva

di EMILIO ERRIGO – I giovani della Calabria devono essere e apparire, una grande forza civile attiva e propositiva.
Quando nel 2019, unitamente al noto sociologo dei giovani della Calabria, Francesco Rao, grati al dirigente pro tempore, la vice preside Grazia Maria Condello e alla a me molto cara professoressa Marianna Errigo, abbiamo avuto il grande piacere di incontrare e parlare con i giovani studenti del prestigioso Istituto Tecnico Economico Raffaele Piria a Reggio Calabria, non potevamo certo immaginare quanto in futuro si potesse rivelare importante per tutti noi, quello storico e indimenticabile incontro-confronto di idee e buoni propositi costruttivi con i Giovani di Reggio Calabria.

Dicemmo allora perché convinti, di ciò che dicevamo, che i giovani sono e rimarranno, una vera e concreta forza civile propositiva esistente, presente e attiva culturalmente nella Regione Calabria. Dissi loro che mi consideravo un testimone di verità, tentai di spiegare il vero significato di ciò che intendevo dire, al fine di far passare solo l’esperienza di un vissuto strettamente legato alla mia gioventù trascorsa intensamente in Calabria fino al raggiungimento della maggiore età.

Aggiunsi che i giovani calabresi, sono la forza più pura e incontaminata della Calabria, come il profumo degli agrumi e l’essenza unica del Bergamotto di Reggio Calabria. I migliori frutti della nostra terra del Sud Italia, siete voi dissi, sollecitando un grido di giovinezza esagerato, tanto che per portare la calma nell’aula magna per tanto entusiasmo generale, si rese necessario l’intervento benevolo e competente, del Corpo Docenti dell’Istituto Tecnico Economico Raffaele Piria di Reggio Calabria, presenti in gran numero per l’occasione direi proprio bella e costruttiva.

Testimoniai in fede ai Giovani studenti dell’Ite, che da giovane non avevo proprio nessuna voglia di studiare e che la mia naturale inesauribile energia psicofisica di allora, la impegnavo (disperdevo) giornalmente, come l’aria pura che respiravo e l’acqua dissetante che bevevo in buona quantità, dedicandomi prevalentemente alla musica, canto e balli tradizionali della mia Calabria.
Raccontai agli attenti e gioiosi studenti del Piria, che con il raggiungimento della maggiore età arrivó pure il giorno della chiamata ad adempiere al previsto servizio di leva allora obbligatorio (1975).

I 24 mesi di servizio militare in Marina Militare Italiana, anche se al solo pensiero provavo una forte attrazione e curiosità di conoscenza operativa, per me sarebbero stati troppo lunghi da trascorrere e non potevo certo permettermeli economicamente. Grazie ai buoni consigli dei miei due fratelli maggiori, Ettore e Antonino, già Sottufficiali Comandanti specializzati della Guardia di Finanza, presentai domanda di partecipazione al primo concorso per l’arruolamento nel Corpo delle Fiamme Gialle, come si dice non c’è due senza tre Finanzieri nella numerosa famiglia Errigo.

Arruolararsi in un Corpo di Polizia o nelle Forze Armate, negli anni sessanta e settanta, costituiva un posto sicuro al riparo delle intemperie economiche e criticità sociali.
Iniziai a studiare tanto, veramente tanto, tanto al punto tale, che mi innamorai per sempre dello studio e dei libri, che non riesco più a farne a meno.

E qui una grande risata spontanea da parte degli studenti, simpaticissimi ragazzi e ragazze del Piria, fece comprendere ai presenti, che eravamo in buona e allegra compagnia. Ho voluto ricordare quell’incontro molto significativo e importante con i cari Giovani Studenti della Calabria, perché da quel giorno in poi, assieme al sociologo calabrese Francesco Ra0, abbiamo incontrato più volte nelle Scuole Superiori e Istituti Tecnici Superiori, post diploma (Its), i giovani studenti e docenti, da Reggio Calabria a Venezia, tanto che ancora oggi continuiamo da trasferire ai Giovani, nelle Università e Istituti Superiori, con ogni mezzo reso disponibile dalle nuove tecnologie, ma molto di più in presenza de visu, le nostre idee di buone e cooperanti relazioni sociali cooperanti per una migliore vita civile propositiva e costruttiva di bene sociale generalizzato.

Parliamo e scriviamo ai giovani calabresi e non solo a loro, quando e come possiamo, in ogni dove da nord al sud, anche al centro Italia. Parliamo e scriviamo ai Giovani, dicendo della nostra Calabria, della sua bella, cara e coraggiosa Gente che ancora vi abita, dei luoghi, del poco o tanto benessere ancora esistente, diffuso e sconosciuto, dell’arte, del consistente patrimonio storico, artistico, architettonico, archeologico, paesaggistico e culturale presenti in Calabria, di mari e monti, di boschi e marine, di spiagge ancora incontaminate e sentieri montani immersi nel verde della Sila, del Pollino, dell’Aspromonte e delle Serre.

Siamo grati e lo saremo per sempre, per questa nostra possibile continua opera di volontariato civile a favore della Calabria, a Calabria.Live, fondato e diretto dal nostro Santo Strati, il più diffuso e autorevole quotidiano web digitale dei Calabresi nel Mondo, in assenza del quale giornale, non avremmo mai potuto scrivere e dire delle cose belle della nostra amata Calabria.

Siamo tutti consapevoli e convinti, che altri giornali e quotidiani, settimanali, mensili, trimestrali, mirati dossier e inchieste mono tematiche e libri di settore specializzati, continueranno ad occuparsi di altri collaterali aspetti caratteriali, comportamentali e sociologici, sicuramente biasimevoli e per nulla gradevoli a dirsi, scriversi, ascoltare e leggersi.
Occorre parlare, scrivere e far vedere al mondo intero, molte più cose belle della nostra Calabria, la verità bella e brutta che sia, ma solo tutta la verità!

Il male socialmente curabile chiamato crimine e chi è portatore e diffusore del contagio malefico criminale, non è nato in Calabria e men che meno desiderato e voluto dai calabresi. I Giovani Studenti Calabresi, sono coscienti e sanno molto bene, quanta sia stata dannosa e ancora lo è per Calabria, la mala vita, l’illegalità e la criminalità, singola, organizzata e associata. Conoscono bene che cosa significhi la criminalità dai colletti bianchi, quella dei concussi, collusi e corrotti.

Quella che ancora oggi 2023, toglie il respiro economico e libertà d’impresa, agli Imprenditori che operano in Calabria e alle Società private nazionali ed estere che intendono investire al Sud Italia.
Ai giovani Studenti della Calabria , non occorre insegnare loro, che il non breve cammino dei Giovani Calabresi verso la Legalità e Moralità è già iniziato, grazie a loro e alla diffusione estesa dell’Istruzione Scolastica, Tecnica, Economica, Giuridica e Universitaria in Calabria.
Quanto mi piacerebbe poter aver modo di leggere, temi e relazioni sulla Calabria e i Calabresi, scritte da Giovani Studenti Calabresi.
L’Istruzione, lo Sport e il Lavoro onesto e adeguatamente ricompensato in Calabria , sono un trinomio sicuramente vincenti, per queste e le future generazioni.
Queste amare verità e realtà regionali, ledono profondamente il vivere civile e democratico in Calabria e dei Calabresi. Siamo fermamente convinti, che solo i giovani studenti possano e devono essere la forza civile attiva e propositiva, per una Regione Calabria migliore in tutti i sensi e aspetti considerabili .
In Italia e all’estero, sono presenti tantissimi calabresi, che credono molto nei Giovani della Calabria e vorrebbero pure aiutarli ad affermare la legalità e nella diffusione del bene sociale.
Loro si che se lo vorranno e lo devono volere, possono far risorgere e crescere una Calabria più equa e più giusta, dove il rispetto verso le regole del vivere civile, devono essere osservate e fatte osservare, da tanti giovani arbitri calabresi, per far praticare pacificamente , su tutti i campi di gioco e palestre, gli sport desiderati, allenandosi e giocando, le partite e gli incontri sportivi, più difficili e importanti, per vincere tutte le resistenze e avversari al e del cambiamento, verso una vita civile attiva e propositiva , che sarà sicuramente vinta dai Giovani Studenti della Calabria. (ee)
[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, Docente universitario di Diritto Internazionale e del Mare e di Management delle Attività Portuali. Generale in riserva della Guardia di Finanza e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate]

Università, L’OPINIONE / Daniela Palaia: Catanzaro non può soccombere

di DANIELA PALAIA – La duplice questione della istituenda Facoltà di Medicina e Chirurgia a Cosenza e dell’integrazione tra le aziende sanitarie a Catanzaro è un argomento che travalica qualsiasi colore politico. Anzi, dovrebbe unire sotto l’unico vessillo della città capoluogo di regione chiunque abbia mai professato di amare Catanzaro e negli anni abbia tratto vantaggio politico proprio da queste affermazioni. È questo il momento di dimostrare che il bene della città è un valore supremo ed è superiore rispetto a qualsiasi interesse del singolo, a qualsiasi rendita di posizione acquisita, a qualsiasi questione politica “più ampia”.

Sulla Facoltà di Medicina si sarebbero dovute erigere barricate politiche e invece in tanti hanno arretrato o si sono girati colpevolmente dall’altra parte. Chi ha provato a lanciare l’allarme (Cambiavento, all’epoca dai banchi dell’opposizione) fu addirittura deriso e inascoltato. Lo stesso Rettore De Sarro ha rinunciato, incomprensibilmente, a qualsiasi battaglia a difesa della sua università. E ciò è davvero inaccettabile.

Sull’integrazione tra aziende ospedaliere il discorso è più complesso: le più trasversali sponde politiche hanno lavorato perché gli interessi di pochi venissero prima delle esigenze della città (e della regione) di avere un polo sanitario capace di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Ma l’amministrazione comunale guidata da Nicola Fiorita non arretrerà di un millimetro su questa battaglia per cui, però, è necessario il contributo concreto e scevro da ogni condizionamento di tutta la classe politica catanzarese: Catanzaro non si rassegnerà al declino a cui qualcuno intende relegarla.

Il mio appello alla cooperazione, allora, è rivolto a chi ha già dimostrato attenzione e sensibilità al tema, come la sottosegretaria Wanda Ferro. È rivolto a tutti i rappresentanti politici del catanzarese, sia a livello nazionale che regionale. È rivolto, soprattutto, a chi non si è ancora espresso, come il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, e il consigliere regionale Antonio Montuoro: dalla posizione che ricoprono nelle forze di maggioranza alla Regione, mi aspetto che possano far pesare il proprio ruolo e non tradire la fiducia che è stata loro accordata dagli elettori affinché ci aiutino a difendere Catanzaro e i catanzaresi.

In particolare, dal presidente Mancuso mi aspetto che si esprima chiaramente sulla istituenda Facoltà di Medicina all’Unical e che dia seguito all’importante contributo offerto un anno fa con la legge regionale sull’integrazione tra le aziende sanitarie ed esprima ufficialmente la sua voce su una questione dirimente per il futuro della città e della regione; dal presidente Occhiuto, da subito, mi aspetto che, in virtù della normativa che chiarisce ampiamente come non sia in alcun modo necessario un atto del Presidente del Consiglio dei Ministri affinché si dia forma e sostanza all’azienda ospedaliera unica tra “Pugliese-Ciaccio” e “Mater Domini” e anche alla luce delle determinazioni emerse in seno alla commissione paritetica, riveda immediatamente la propria errata posizione e si determini con un atto che è esclusivamente di sua competenza, dando finalmente a tutta l’area centrale della Calabria la risposta che attende da anni.

A metà gennaio, il Consiglio comunale del capoluogo si riunirà per discutere proprio del futuro della sanità catanzarese sia con riguardo alla Facoltà di Medicina ma anche alla integrazione delle aziende sanitarie che, alla luce dei recenti accadimenti e della sfumata formalizzazione dell’avvio dell’azienda unica ‘Dulbecco’, sarà tema ampiamente trattato nel civico consesso.

Per tutti gli amministratori è il tempo della sfida più delicata e più cruciale in cui si misureranno le capacità e la libertà di ognuno.

La Città non può soccombere. (dp)

[Daniela Palaia è consigliera comunale di Catanzaro]