L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Il Ponte porterà all’Italia lavoro, investimenti e sostenibilità

di GIACOMO SACCOMANNO – Ormai il Ponte sta per diventare una realtà! Il percorso voluto dal Ministro Salvini si sta concretizzando e, quindi, l’operazione si potrà concludere nei termini prefissati, con apertura dei cantieri nell’estate 2024. Una grande opera che attrarrà sia operatori tecnici che tanti turisti.

Un intervento strategico che porterà all’Italia lavoro, investimenti e sostenibilità. Per milioni di cittadini calabresi e siciliani, come per tutti gli italiani, il Ponte significherà lavoro, sicurezza, velocità, impieghi, salute, adeguatezza ambientale. Insomma, un futuro migliore. Dopo cinquant’anni di chiacchiere e tante promesse non mantenute, grazie alla Lega e al Governo attuale, si passerà dalle parole vuote ai fatti concreti, che comprendono anche 30 miliardi di investimenti su strada, autostrade e ferrovie sia in Calabria che in Sicilia.

Chi non vuole il Ponte o è cieco oppure spinge per mantenere il Sud nell’attuale degrado e con un divario che con i no non si potrà mai eliminare. Solo con grandi opere si potrà dare al Sud quelle infrastrutture che altrimenti non ci saranno mai. Tutto ciò grazie alla Lega ed al suo capitano Matteo Salvini. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

PONTE, SENZA INTOPPI È PRONTO NEL 2032
SARÀ L’ANNO DELLA RINASCITA PER IL SUD

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – “Come tutte le opere pubbliche è finanziato per l’intero ammontare, che sono 12 miliardi nella proiezione pluriennale“.Così  il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti dopo l’ok del Consiglio dei Ministri alla legge di bilancio. Parla del Ponte sullo Stretto di Messina.

Dopo lo scippo perpetrato da Mario Monti nel gennaio 2012, i giochini di Paola   De Micheli e le elucubrazioni colte del Ministro Enrico Giovannini, e conseguentemente  le polemiche seguite all’impegno del Ministro Salvini, si sta andando avanti con l’unica ipotesi seria sul tappeto. La ripresa del progetto chiamato “Messina Bridge “, che è stato utilizzato successivamente dai progettisti di molti ponti sospesi.

Chi pensava a due anime della Lega, una quella di Matteo Salvini, ritenuta fanfarona e poco credibile, l’altra quella di Giancarlo Giorgetti, posata e responsabile, e quindi secondo alcuni contraria all’idea di collegare La Sicilia e la Calabria, in realtà Hong  Kong con Berlino, viene clamorosamente smentito dai fatti.

Renato Schifani poi, Presidente Regione Siciliana, ha appena dichiarato che la Giunta ha approvato, all’unanimità, la disponibilità della Sicilia a mettere sul piatto 1,2 miliardi, così finanzierà il 10% del progetto.

Se poi l’Europa contribuisce, ed è facile che lo farà  considerato che si tratta di un corridoio europeo, probabilmente la spesa complessiva sarà inferiore per il nostro Paese.

E come abbiamo sostenuto in tanti anche il resto della infrastrutturazione seguirà la grande opera epocale.

In questo caso le dichiarazioni sono sempre estremamente enfatiche e quindi vanno prese con le pinze, ma Alessandro Aricò, assessore della Regione Siciliana alle Infrastrutture e mobilità dichiara immediatamente: “Prepareremo le migliori condizioni strutturali che consentano di sfruttare al massimo le potenzialità offerte dalla costruzione del Ponte sullo Stretto. Noi siamo pronti”.

In realtà gli investimenti sulla rete ferroviaria siciliana, come in quella calabrese, stanno  andando avanti velocemente. Anche se l’alta velocità tra Palermo e Catania è un’alta velocità rallentata, perché si parla di due ore di percorrenza per poco più di 200 km, mentre il raddoppio della Palermo Messina è ancora nella mente di Dio e il sistema aeroportuale dell’Isola, che serve  quasi 5 milioni di abitanti, ma solo 4 milioni di turisti e dovrebbe essere pronto per numeri ben diversi, non é all’altezza perché non collegato con una rete autostradale e ferroviaria sufficiente.

ìIl 2032, anno della consegna dell’opera avveniristica, potrebbe essere l’anno di cesura per il Sud con il passato, con una scadenza, che potrebbe diventare l’anno della rinascita di tutto il Sud.

Magari già pensando adesso a candidare l’area dello Stretto per le Olimpiadi del 2036, dopo quelle in Australia a Brisbane nel 2032, e a lavorare su Augusta, sia per il porto che per il trasporto delle merci

La manovra è articolata e pare vi siano  anche risorse stanziate per la Zes  unica, che si avvierà all’inizio del 2024.

Tale strumento deve servire ad attrarre investimenti dall’esterno dell’area. Perché i privati possano decidere di insediare i propri stabilimenti nell’area del Sud  bisognerà garantire che le aree prescelte siano facilmente raggiungibili, quindi con una buona infrastrutturazione, nonché con una criminalità organizzata messa all’angolo, perché gli imprenditori vogliono rischiare i loro capitali certo non la loro vita.

E poi bisogna garantire che il cuneo fiscale sia  particolarmente favorevole, perché gli investitori internazionali, ma anche quelli nazionali, sono molto sensibili al costo del lavoro e i nostri numerosi competitori europei  spesso riescono ad avere un costo molto più basso.

E poi la possibilità di avere una tassazione degli utili,  eventualmente conseguiti, contenuta diventa anch’essa un elemento di competizione tra aree.

Bene tutto ciò prevede che vi siano risorse disponibili e pare che in questa manovra siano previste.

Vedremo meglio quando l’articolato sarà disponibile. Quello che è certo è che il tema è nell’agenda, con tutte le difficoltà dovute ad una manovra che deve fare i conti con risorse limitate e con una crescita che si delinea sempre più contenuta, mentre i venti di guerra che soffiano da Nord Est e  da Sud Est, contemporaneamente, delineano un futuro  complesso per gli approvvigionamenti e per i costi dell’energia. Mentre l’inflazione è facile che, malgrado i diversi interventi delle Banche Centrali, possa continuare se non ad alzare la testa certamente a non abbassarla, contribuendo ad alimentare un aumento del carrello della spesa con conseguente difficoltà per molte famiglie di arrivare a fine mese.

Qualcuno pensa che non è questo il momento di finanziare  grandi opere, ma forse dimentica che ogni anno il costo della insularità per la Regione Siciliana è stato quantificato in 6 miliardi e mezzo. E che quindi il ponte sullo stretto, se i dati forniti da Prometeia e dall’Assessorato al Bilancio della Regione Siciliana sono corretti, si finanzierebbe in soli due anni, cosa assolutamente incredibile per un’opera di tal genere.

D’altra parte ci sarà un motivo per cui Paesi anche piccoli come la Croazia cercano di collegare i propri territori, investendo nelle infrastrutture risorse importanti, come non è casuale che realtà come Polonia, Ungheria, e ancor prima Germania e Irlanda, abbiano considerato gli investimenti nelle Zes prioritari per far crescere la propria industria manifatturiera e la propria competitività rispetto al resto degli altri Paesi.

Ovviamente staremo a guardare il proseguo degli interventi, perché ormai siamo estremamente diffidenti considerati i precedenti vissuti, in particolare per il ponte.

Ma intanto una cosa è certa che passo dopo passo un progetto,che sembrava arenato in un binario morto e secondo alcuni dovesse ripartire da zero, con esigenze di tempi solo per la progettazione, per esempio delle tre campate, di parecchi anni, stia su una dirittura di partenza che prevede la metà del 2024 come data di inizio ufficiale dei lavori. Esserci riusciti non è cosa da poco. (pmb)

 

 

NON SI PARLI SOLTANTO DI PONTE: AL SUD
SONO TROPPO POCHE LE INFRASTRUTTURE

di PIETRO MASSIMO BUSETTA Basta parlare di ponte. Riportiamo l’argomento alla sua giusta dimensione. Un modo di attraversare tre chilometri di mare e cancellare la vergogna di utilizzare mezzi da preistoria come i ferry boat.

Ma basta poter attraversare velocemente tre chilometri di mare, con un collegamento stabile,  per risolvere i problemi degli altri 800 che servono per collegarsi all’ultima città in rete dell’Italia unita? Cioè quella Napoli/ Salerno che è diventata la nuova Eboli? Se così fosse sarebbe una nuova presa in giro.

Il Mezzogiorno non è collegato, forse per una volontà se non strutturata certo per comportamenti convergenti. Si potrebbe rappresentare come una realtà con collegamenti point to point, per quanto attiene alle vie aeree, cioè tra le varie città meridionali e al massimo le principali città del Nord, mentre soffre dei collegamenti multipoint, quelli che dovrebbero attraversare, come innervamento o come una rete di capillari, tutto quello che rappresenta il 40% del territorio nazionale. 

Tale approccio si é avuto in parte anche con le strade/ autostrade, mentre per le ferrovie anche il collegamento con il Nord é ancora un pio desiderio. Bene il passaggio di ieri diventa una cesura tra prima e poi. L’interesse nazionale va nel senso di mettere a regime e collegare in modo serio le aree del Sud per farle decollare, perché questo è l’unico modo per recuperare quella dimensione economica che ci spetta all’interno dell’Europa.  Ed è noto che la base per lo sviluppo economico sia una buona infrastrutturazione. 

Anche la Zes unica non attrarrà alcun investimento dall’esterno dell’area se le realtà locali non saranno collegate adeguatamente. Come si può pensare che la nomina di Agrigento capitale della cultura possa diventare da un mero riconoscimento, dovuto ad una città con 2000 anni di storia, manifestazione che possa incrementare, non solo temporaneamente, il flusso turistico, se per raggiungerla oggi da qualunque aeroporto servono tre ore di auto in strade dissestate o tre di treno, con perlomeno due cambi? 

E chi mai organizzerà un convegno internazionale in una città nella quale per presentare un “paper” non ti serve la giornata canonica ma tre giorni di viaggio? 

E pensate che una grande multinazionale localizzerà i suoi impianti all’interno di quella che è una foresta amazzonica, bellissima ma irraggiungibile, quale ancora oggi, senza alta velocità ferroviaria e con autostrada completata solo per finta, rimane la Calabria?  

E a che servirà costruire un ponte avveniristico, il Messina bridge, se non cominciamo a lavorare in maniera seria su quel grande porto naturale che è Augusta, che dovrebbe diventare insieme a Gioia Tauro l’hub portuale più importante del Paese e dovrebbe competere con i grandi porti del Nord a cominciare da Rotterdam? 

Ma quanti sanno che tale porto impiega tra addetti diretti ed indiretti oltre 700.000 persone, un numero sufficiente per risolvere definitivamente tutti i problemi di occupazione della Sicilia? Ma bisogna cominciare a considerare questa zona non come la colonia da sfruttare, ma il nostro West, come quello che fece ricco gli Stati Uniti d’America. 

Anche qui vi è l’oro. Perché cosa sarebbero le spiagge salentine, la costa Messina Trapani, il Cilento, tutta la costa ionica e tirrenica della Calabria se non l’oro da estrarre e sfruttare adeguatamente. E non è oro la posizione geografica di piattaforma logistica del Mediterraneo di fronte a Suez, dove l’energia è facilmente recuperabile dal sole e dal vento, che ha 140 km di distanza dalla Tunisia? 

Non è oro tutto quello che i greci ci hanno lasciato tanto da essere chiamata l’area Magna Grecia, cioè  più grande e più importante della stessa realtà da cui provenivano i migranti dell’Egeo? Così come è oro oggi avere un capitale umano formato, che tutti gli europei ci invidiano e corteggiano e spesso strapagano, e che non riusciamo ad utilizzare nel posto nel quale vorrebbe rimanere, vivere e contribuire al suo sviluppo.

Per questo l’impegno ora va nel senso di puntare ad un programma pluriennale, in parte già partito, ma che non può essere di serie B, come l’alta velocità farlocca della Palermo Catania, che si propone di fare appena 200 km in due ore, né può tollerare che la Messina Palermo in treno  si percorra  ancora in tre ore, e non sia previsto il suo raddoppio. 

Così come è assurdo che per arrivare al tacco dello stivale di Santa Maria di Leuca bisogna programmare giornate di viaggio. Certo nessuno si illuda che basti infrastrutturare per risolvere tutti i problemi. La strada dello sviluppo é come quella del Paradiso lastricata di buone intenzioni e mille  difficoltà, e certo la lotta alla criminalità organizzata deve camminare di pari passo agli investimenti infrastrutturali. 

Così come non basta che un posto sia facilmente raggiungibile perché diventi un sistema turistico interessante quale può essere quello  della costa adriatica di Rimini o il miracolo egiziano di Sharm el-Sheikh, ma è necessario un piano che si ponga il problema di attrarre i grandi players internazionali non solo  del lusso ma anche dei grandi villaggi turistici. 

La parola magica è intervento sistemico. Così come la miscela esplosiva scoppia solo se tutti gli elementi sono nella misura corretta, così le esigenze della crescita hanno bisogno delle infrastrutture, così come del controllo della criminalità organizzata, di un piano che guardi al turismo come un’attività industriale e di una logistica di appoggio, di vantaggi fiscali per l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area, di un cuneo contenuto che renda il corso del lavoro più basso, di grandi eventi sportivi, politici e commerciali, che lancino le aree nel mercato internazionale, di una attenzione della rete pubblica televisiva adeguata.

E di risorse importanti che ritorneranno magari moltiplicate come ha ben capito la Germania riunita.

Con i fichi secchi e senza un progetto complessivo sarà difficile valorizzare l’area che può diventare la nuova frontiera dell’oro, ma può essere anche una palla al piede di un Paese che non comprende. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

Comitato Ponte subito: «Adesso ci sono anche i soldi, è un grande sogno che si realizza davvero»

«Prima dicevano che non c’era il progetto; poi dicevano che non c’erano i soldi; adesso cosa diranno, che mancano i mattoni? I “No-Ponte”, e anche gli scettici, sono per l’ennesima volta zittiti dai fatti. Il Ponte sullo Stretto è stato interamente finanziato nella Manovra di Bilancio approvata oggi dal governo, con un miliardo di euro già impegnati per il 2024 con l’avvio dei cantieri e poi quote crescenti negli anni successivi ad avanzamento lavori per un totale di 12 miliardi. I soldi, quindi, ci sono e ci sono tutti per realizzare la grande opera che rilancerà il Sud Italia».

Lo afferma, in una nota, il Comitato Ponte Subito che da oltre 15 anni si batte per la realizzazione della grande opera dello Stretto.

«E’ una notizia bellissima che accogliamo con grande giubilo. Il Ponte sullo Stretto si farà: dopo la legge approvata in parlamento e pubblicata in gazzetta ufficiale la scorsa primavera, adesso c’è anche l’intero finanziamento dell’opera che zittisce i soliti bugiardi che per mesi hanno alimentato bufale e fake news facendo disinformazione sulla grande opera dello Stretto».

«La splendida notizia di oggi – prosegue il Comitato – conferma che il Ponte si farà: ci sembra di vivere un sogno, a maggior ragione se pensiamo che ancora soltanto un anno fa l’Italia era quella di superbonus e reddito di cittadinanza, misure assistenziali volte esclusivamente a sperperare denaro pubblico senza alcun risultato in termini di crescita e sviluppo. Al contrario, il nuovo governo è stato particolarmente brillante nel riuscire, in un solo anno, a bruciare le tappe e recuperare gli 11 anni perduti dai governi di centrosinistra che tra Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi hanno bloccato il Ponte e quindi ogni prospettiva di sviluppo del Meridione. Da parte nostra va un enorme plauso al ministro Salvini, che si è battuto in prima fila per questo risultato; al ministro Giorgetti e al premier Meloni che hanno sostenuto l’iniziativa, e alle Regioni Calabria e Sicilia che con Occhiuto e Schifani sono sempre state in prima linea nel progetto del Ponte, tanto che oggi la Sicilia si è impegnata a cofinanziare l’opera con un altro miliardo. I soldi, quindi, ci sono. La volontà pure. Il progetto, anche con tanto di comitato tecnico-scientifico già al lavoro per aggiornarlo alla fase esecutiva».

«Siamo certi – conclude il Comitato – che l’impegno preso da Salvini sull’inizio lavori nel 2024 sarà realtà: inizia a concretizzarsi il grande sogno del Sud, che finalmente grazie al Ponte potrà emanciparsi da arretratezza, povertà, sottosviluppo e marginalità”. (rrc)

I VERDI: SI FACCIA IL PARCO DELLO STRETTO
BELLA IDEA, MA NON SI ESCLUDA IL PONTE

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Tutelare un’area di grande valore storico, culturale e ambientale, con significative ripercussioni economiche per il territorio. È questo l’ambizioso obiettivo del disegno di legge per l’istituzione del Parco Nazionale dello Stretto e della Costa Viola, presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati dalla Federazione Metropolitana Europa Verde di Reggio Calabria.

«L’istituzione del parco nazionale dello stretto e della costa viola, così come il parco nazionale delle 5 terre in Liguria, è un’occasione unica», ha detto la rappresentanze nazionale Giusy Elisa Romano, sottolineando come «fino ad ora nessuna forza politica ha mai attuato né inteso attuare nell’area dello stretto una proposta di sviluppo economico eco sostenibile di tale portata».

E, in effetti, è vero. Attualmente, l’unico “disegno” per attuare un vero e proprio sviluppo dello Stretto di Messina – e che vedrebbe coinvolte le città di Reggio e Villa San Giovanni in primis – è il Ponte sullo Stretto, opera la cui prima “pietra” dovrebbe essere posata per il 2024.

Europa Verde, invece, propone un’alternativa green – «e non un capriccio ecologista» ha evidenziato Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Avs, «ma un atto di responsabilità nei confronti dei cittadini calabresi e siciliani».

Per Bonelli «il progetto del ponte è folle, fallimentare e dispendioso che compromette il patrimonio naturalistiche del territorio che andrebbe valorizzato per un rilancio economico come nei contenuti della nostra proposta. Il nostro gruppo parlamentare chiederà anche alle altre forze politiche di opposizione di valutare la possibilità di sottoscrivere questa PdL: non è una questione di conservazione, ma di priorità e responsabilità. Non concederemo nemmeno un millimetro a Salvini. Dobbiamo difendere il nostro paese, amato e rispettato, e non permettere che interessi personali e politici prevengano sul benessere collettivo».

Il parco Nazionale dello Stretto e della Costa Viola, infatti, avrebbe il compito di tutelare un’area di grande valore storico, culturale e ambientale, con significative ripercussioni economiche per il territorio. Ma, soprattutto, «nasce dall’esigenza di fornire alle popolazioni di quest’area un’alternativa a quella che sembra ormai una proposta-destino che incombe sullo Stretto di Messina. La nostra proposta si basa sulla Legge quadro delle aree protette a cui l’area che abbiamo individuato risponde in pieno. Si tratta di un’area che comprende due regioni, – la Calabria e la Sicilia, – ricchissima in biodiversità e in cui sono presenti beni archeologici di grande valore, nonché strutture storiche, come fortificazioni», come ha sottolineato Gerardo Pontecorvo, co-portavoce della Città Metropolitana di Reggio Calabria nonché promotore e primo imbastitore dei contenuti della proposta.

«Il Parco costituisce, pertanto, un modello di sviluppo rapido e sostenibile che si basa sulla conservazione e la valorizzazione delle risorse, anziché sulla costruzione di un’opera quale il Ponte sullo Stretto» ha detto Pontecorvo, che denuncia le gravi conseguenze, a livello ambientale, che comporterebbe la costruzione dell’infrastruttura.

La superficie prevista nel Parco è di circa 30 mila ettari, ripartiti per il 50% circa tra terrestre e marina. Per l’area protetta si prevede un’articolata zonizzazione (zone a diverso livello di protezione) perché il territorio che si sottopone a tutela presenta centri abitati, villaggi turistici e aree agricole (zone C e D, rispettivamente zona di protezione ambientale e zona di promozione economica e sociale), e aree marine e terrestri di diverso valore naturalistico (zone A e B rispettivamente zona di protezione integrale e zona di protezione generale orientata). Le zone a riserva integrale si dovranno circoscrivere solo ad alcune aree come la ZSC fondali di Scilla. Si prevede anche la particolarità di una Zona Speciale aperta al traffico marittimo nazionale e internazionale non soggetta a restrizioni particolari e comunque sottoposta a monitoraggio ambientale.

Il Parco per caratteristiche ambientali, paesaggistiche, storiche (e mitologiche) sarà uno dei più importanti al Mondo. L’Ente Parco, con i suoi organi di governo e di rappresentanza politica può garantire e armonizzare le esigenze di tutela e le aspirazioni sociali ed economiche delle comunità locali. L’istituzione dell’area protetta permetterà, pure, l’integrazione economica e sociale delle due sponde che come abbiamo visto ha indiscutibili radici comuni, ma che invece è stata sempre ostacolata da sistemi amministrativi distanti e da un sistema di trasporto molto lento, dispendioso oltre che inquinante.

«La prima missione del Parco  – ha spiegato Pontecorvo – sarà quella di apportare un profondo cambiamento nel trasporto marittimo, e consentire così un migliore, più veloce e sostenibile attraversamento dello Stretto, in particolare a vantaggio della mobilità locale che avrebbe solo svantaggi da un attraversamento stabile. Si dovrà puntare a un congruo numero di traghetti a basso impatto ambientale di nuova generazione a propulsione Elettrica o a metano verde (gas naturale rinnovabile ottenuto dalla decomposizione anaerobica di materiali organici come rifiuti solidi, letame animale e biomasse vegetali)».

«Grazie alle risorse del Parco tutta l’area dei porti dovrà esse dotata di impianti solari ed eolici per rendere green la mobilità dei passeggeri, e le infrastrutture in prossimità degli approdi. Il tutto rivolto all’efficientamento energetico e alla riduzione di gas serra», ha detto ancora Pontecorvo, ricordando che il Parco Nazionale dello Stretto e della Costa Viola ha «solide basi scientifiche come dimostrano le zone di protezione speciali istituite dal Ministero dell’Ambiente, gli innumerevoli siti di interesse storico e archeologico tutelati dal Ministero dei Beni Culturali (tra cui la rete di fortificazioni unica al mondo), e gli strumenti di pianificazione paesaggistica regionali quali il Quadro territoriale Regionale paesaggistico della Calabria (QTRP), il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) di Reggio Calabria e il Piano paesaggistico Siciliano».

D’altronde, come ribadito più volte dai relatori, «lo Stretto di Messina e la Costa Viola sono il cuore del Mediterraneo in cui nel corso di millenni si sono stratificati ambienti naturali e antropizzati, leggende, eventi storici che lo caratterizzano come un unicum straordinario nel panorama mondiale».

Ma l’Area presenta anche massimi valori per ricchezza e varietà paesaggistica, culturale, archeologica, mitologica. Il paesaggio, come dimostrano gli strumenti paesaggistici e di pianificazione vigenti in Calabria e in Sicilia, è composto da una moltitudine di ambiti strettamente interconnessi in cui le acque interne e marine (lo Stretto, le fiumare, i laghi di Ganzirri) si uniscono ai paesaggi terrestri (gli spazi naturali collinari, le coltivazioni tipiche, gli insediamenti urbani). L’Area che comprende lo Stretto di Messina e la Costa Viola può pertanto essere considerata un’unità paesaggistica, parte di un più grande contesto che ha nel massiccio dell’Aspromonte e dei monti Peloritani le colonne portanti, e che comprende anche l’Etna e le Isole Eolie.

L’area riveste un’importanza strategica per l’avifauna che si sposta nel bacino del Mediterraneo, e lo Stretto di Messina, insieme allo Stretto di Gibilterra ed al Bosforo, è uno dei tre corridoi in cui nel Mediterraneo si concentrano i flussi migratori. Ma lo Stretto è attraversato anche da numerose specie marine e tra queste, certamente le più rilevanti, da un punto di vista economico ed ambientale, sono i grandi pelagici, cioè il Tonno, l’Alalunga, la Palamita, l’Aguglia imperiale ed il Pescespada. E’ anche un punto di passaggio obbligato per le migrazioni e gli spostamenti dei Cetacei, infatti è definito dai cetologi una Whale Gate (Porta delle Balene), ovvero un passaggio obbligato per tutte le specie di delfini, le Balenottere e particolarmente i Capodogli che lo attraversano per andare a riprodursi nell’area delle Isole Eolie. Lo Stretto, inoltre, è un prezioso custode di rare specie abissali.

La Costa Viola, è costituita da un paesaggio collinare costiero formato da una costa alta e rocciosa e tratti di spiaggia, rocce scoscese che digradano rapidamente sul mare. Le piccole spiagge isolate e le grotte marine, incluse tra le falesie, sono spesso raggiungibili solo con imbarcazioni. Lungo i tratti scoscesi sono presenti aree interamente ricoperte da vegetazione ricca di endemismi e aree interessate dalle colture della vite che con i suoi terrazzamenti definisce un paesaggio tipico e caratterizzante.

Un patrimonio unico nel suo genere, quello dello Stretto e della Costa Viola, che deve essere a tutti i costi protetto e valorizzato. E, magari, anche farlo diventare un volano di sviluppo per tutta l’area dello Jonio e delle aree interne.

E da qui una idea: e se venissero realizzate entrambe le cose? L’istituzione del Parco Nazionale, da una parte, proteggerebbe la biodiversità e tutto il patrimonio boschivo, naturale e marino dello Stretto, e il Ponte, dall’altro, creerebbe un canale tra la Calabria e la Sicilia. Ma non solo: potrebbe, anche, contribuire a ridurre l’emissione di c02 prodotto dai traghetti che attraversano lo Stretto.

Uno studio condotto dai due ingegneri Giovanni Mollica e Antonino Musca e riportato da Pagella Politica in un articolo a firma di Carlo Canepa riporta come sia stato rilevato «le emissioni annuali di CO2 attribuibili ai traghetti nello Stretto di Messina si aggirano intorno alle 150 mila tonnellate. Le emissioni annue di CO2 delle auto che attraverseranno il ponte, una volta costruito, saranno invece pari a circa 10 mila tonnellate».

Tuttavia, Canepa nell’articolo ha rilevato come anche la costruzione stessa del Ponte emetterà co2 e che «per quantificare l’impatto complessivo del ponte sullo Stretto in termini di emissioni servirebbe una “valutazione dell’impatto del ciclo di vita” (in inglese life cycle assessment, Lca) dell’infrastruttura, che tenga conto sia delle emissioni prodotte dal ponte per la sua costruzione sia di quelle eliminate, per esempio a causa di un eventuale modifica dei mezzi di trasporto usati per attraversare lo Stretto. A oggi uno studio completo di questo tipo non c’è».

Intanto, però, utilizzare il ponte ridurrebbe le emissioni di co2 e scoraggerebbe i cittadini a utilizzare i traghetti, preferendo i treni che attraverseranno l’opera. Certamente ci sarà un lavoro e degli accordi da fare per incentivare l’uso del treno piuttosto che della macchina e, in quel caso, come già ribadito da Angelo Bonelli, sarebbe opportuno investire sul trasporto locale in Sicilia, così come quello in Calabria.

Al netto delle cose, quindi, perché non realizzare entrambe le opere? Basta seguire l’esempio, bellissimo, del Parco del Golden Gate a San Francisco: tutela dell’ambiente e veduta straordinaria del ponte rosso che sovrasta il parco tra due sponde. (ams)

L’OPINIONE / Giovanni Macrì: Ponte sullo Stretto sarà strumento di marketing territoriale

di GIOVANNI MACRÌ – Per quanto riguarda il Ponte sullo Stretto, va benissimo e condivido in toto quanti, come hanno fatto nei loro interventi anche i ministri Tajani e Salvini, sottolineano e rilanciano spesso, nel ventaglio degli aspetti positivi derivanti dalla realizzazione di questa infrastruttura strategica, l’accelerazione dello scambio di merci, uomini e culture nel Mediterraneo, il lavoro, l’indotto, gli investimenti ed in generale il rafforzamento della competitività logistica del Paese.

A queste sicure conseguenze virtuose mi preme tuttavia aggiungere un altro aspetto stimolante ed utile, non sempre tenuto nella adeguata considerazione, meno presente nel dibattito politico nazionale seppur rilevante e misurabile su scala internazionale. Mi riferisco al duplice effetto moltiplicatore che, come numerosi casi analoghi confermano, opere di questa portata generano sia in termini di marketing territoriale e comunicazione e attrazione turistica, sia in termini di ri-adattamento della stessa agenda degli investimenti infrastrutturali pubblici e privati rispetto all’area in questione.

Anche il Ponte sullo Stretto, al pari di tutte le mega-strutture realizzate e sparse in ogni angolo del Pianeta e divenute, prima, durante e soprattutto dopo la loro realizzazione, delle indiscutibili, ambitissime destinazioni turistiche esse stesse, rappresenterà senza alcuna ombra di dubbio, anche attraverso l’evocazione dei mostri mitologici più noti al mondo (Scilla e Cariddi) e per questo tra i Marcatori Identitari Distintivi della nostra terra, uno degli strumenti più efficaci e spontanei di promozione internazionale della Calabria, della Sicilia, del Sud e dell’Italia intera.

Sarà una vera a propria calamita non solo per la sintesi di innovazione e di avanguardia che opere e soprattutto ponti di collegamento tra due terre e di questa natura fisiologicamente esprimono, ma anche quindi per il carico simbolico, ideale, storico e di prospettiva che quella super infrastruttura traduce e tradurrà per il Bel Paese e per tutto il Mediterraneo.

Allo stesso tempo, una vera a propria calamita non solo per la sintesi di innovazione e di avanguardia che opere e soprattutto ponti di collegamento tra due terre e di questa natura fisiologicamente esprimono, ma anche quindi per il carico simbolico, ideale, storico e di prospettiva che quella super infrastruttura traduce e tradurrà per il Bel Paese e per tutto il Mediterraneo. (gm)

[Giovanni Macrì è sindaco di Tropea]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Tutti contro il Ponte, contro la crescita del Mezzogiorno

di GIACOMO SACCOMANNO – Tutti contro il Ponte, tutti contro Salvini, tutti contro il Sud! Così si potrebbe rappresentare la giornata di ieri e le notizie lette sui maggiori quotidiani e televisioni. Un attacco inverosimile sulla presunta mancanza delle risorse necessarie per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Ma così non è! E ci dispiace per i tanti gufi che vorrebbero che l’eccezionale opera non si realizzasse. A parte le tante disponibilità straniere, la costruzione del ponte ha un cronoprogramma operativo ed anche finanziario.

Per l’anno 2023 ci saranno risorse di molto superiori all’effettivo fabbisogno, nel mentre per il 2024 ci saranno, naturalmente quelle necessarie per fare partire i cantieri prima dell’estate. Comprendiamo che la materia finanziaria non è di tutti, ma con un minimo di logica, si sarebbe dovuto comprendere che le risorse servono al momento del loro impegno e non, sicuramente, molti anni prima. Se il ponte costerà 6, 8, 10 o 12 miliardi, lo di vedrà nel momento del deposito del progetto esecutivo, queste risorse non devono essere pronte oggi, ma, certamente, nel momento in cui si sottoscriveranno i contratti e per i costi necessari e sempre seguendo il cronoprogramma. Affermare oggi che non ci sono i finanziamenti vuol dire stravolgere la realtà. Ecco la necessità della creazione di Comitati spontanei, come avverrà oggi a Tropea, per difendere il ponte, la sua realizzazione e la verità. I tentativi di creare difficoltà per posizioni partitiche e per soggetti che hanno distrutto l’Italia e il sistema imprese, non passeranno. Ci saranno barriere insormontabili formate da tanti cittadini che credono e lotteranno per avere un’opera memorabile ed eccezionale e che impediranno le menzogne, difendendo il Ministro Salvini e, naturalmente, la crescita del Sud, della Calabria e della Sicilia. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

A Tropea è nato il Comitato “Ponte e Libertà”

A Tropea è nato il Comitato Ponte e Libertà Calabria, con la presenza dello stesso, del sindaco, Nino Macrì, del Segretario Sezione Vibo Valentia Lega, Mino De Pinto, dell’on. Domenico Furgiuele, e del Commissario Regionale Lega, Giacomo Francesco Saccomanno.

Il Comitato sarà presentato domani pomeriggio, a Tropea, alle 16, a Piazza Ercole.

«L’obiettivo è quello di smontare trent’anni di menzogne – ha dichiarato Saccomanno – su quest’opera fondamentale per lo sviluppo della Calabria, della Sicilia e del Mezzogiorno e dare voce a cittadini e imprese che rifiutano l’assistenzialismo come fonte di sussistenza».

«La pace fa ponti e garantisce prosperità – ha commentato il senatore Nino Germanà –. La guerra e la povertà e l’odio e l’ignoranza fanno saltare i ponti, le gallerie e tutto ciò che favorisce l’unione dei popoli. Ponte e libertà è uno slogan apartitico che unisce due concetti fondanti dell’articolo 1 e 16 della Costituzione della Repubblica Italiana, fondata sulla democrazia, il lavoro, la libertà di movimento uguale per tutti i cittadini italiani».

«Vi è la necessità – continua la nota – di dare un punto di riferimento della verità tecnica e scientifica, anche ovvia, sul fatto che un ponte sia meglio di una nave e sui vantaggi della realizzazione di tutte le infrastrutture che danno libertà, migliorano la vita dei cittadini e ne favoriscono l’integrazione culturale e la crescita economica e sociale. Sotto lo slogan “Ponte e libertà” il Comitato intende accogliere tutta quella parte del territorio che, al di là dell’appartenenza politica, vuole l’infrastruttura, dando voce alle classi meno abbienti che per spostarsi da e per la Sicilia viaggiano di notte in pullman perché non si possono permettere altro».

«Insomma, il ponte sullo Stretto – viene evidenziato – come grande attrattore e acceleratore per tutto quanto sia necessario allo sviluppo della Mezzogiorno (strade, autostrade, ferrovie e alta velocità) e sì alla libertà di fare impresa in modo competitivo e di vivere del proprio lavoro, invece di puntare sull’assistenzialismo. “Ponte e libertà” è un Comitato aperto a tutti gli italiani, a Comuni, enti, sindacati e associazioni, che potranno aderire, anche, attraverso i social».

«Un Ponte ideale che unisci la cultura, il sociale, l’economia, i popoli – conclude la nota – l’innovazione, il turismo. In sostanza, un’opera che,certamente, farà crescere il Mezzogiorno e l’Italia intera e consentirà uno sviluppo sia economico che occupazionale». (rcz)

PONTE: NON ESISTE UN “CASO PRESTININZI”
MA SOLO DISINFORMAZIONE O MALAFEDE

di SANTO STRATI – Ormai, la lotta politica ha raggiunto una virulenza senza limiti: ogni pretesto è buono con attaccare e contrastare l’avversario, con ogni mezzo, mettendo in piedi, quando possibile, una poderosa macchina del fango appoggiata da aggressive campagne mediatiche. Campagne che è facile sospettare pilotate, da una parte o dall’altra, con risultati che sfiorano l’indecenza, tra disinformazione, malafede e falsità.

L’ultima campagna di disinformazione e di offese gratuite riguarda il Ponte, su cui – risulta chiaro – si sta per giocare una partita estremamente importante per i futuri scenari del Paese.  La nuova “vittima” della campagna diffamatoria orchestrata da Cinque Stelle e diversi esponenti della sinistra è uno stimatissimo ex docente della Sapienza, geologo e scienziato della Terra, appena scelto nel Comitato Tecnico Scientifico che dovrà vagliare tutti gli aspetti della progettazione e realizzazione della colossale opera. Nominato nel CTS è stato indicato dal ministro Salvini coordinatore dello stesso CTS, e subito sono partiti gli strali contro uno scienziato il cui curriculum parla da solo: il prof. Alberto Prestininzi, originario di Caulonia, a Roma da una vita, con alle spalle decine di pubblicazioni (tra cui quelli dedicati alla Calabria nella collana L’Italia e le sue regioni edita da Treccani) e pubblici (nonché meritati) attestati di stima da tutto il mondo, oltre a prestigiosi riconoscimenti come il premio Roma dedicato ad Aurelio Peccei.

Se solo si avesse la pazienza o la voglia di leggere la sua introduzione al documentatissimo volume Dialoghi sul clima edito da Rubbettino curato dal prof. Prestininzi, si capirebbe subito che è ingeneroso e mistificatorio parlare di “negazionismo” del mutamento climatico. Prestininzi (che comunque è stato chiamato da geologo a valutare la qualità della progettazione e non per occuparsi di clima per il Ponte) scrive nell’introduzione al volume: “Il solenne impegno costituzionale che abbiamo assunto con il Paese, come Professori Universitari, di favorire sempre la diffusione e i contenuti della conoscenza, rappresenta l’elemento che ci spinge a rendere possibile la nascita di questo volume. Il dovere costituzioonale di parlare chiaro, facendo della Parresia (un termine che va ben oltre il diritto di parola e di critica) ma che entrando nel vivo della coscienza rappresenta l’espressione non priva di sofferenza di dover proporre in termini chiari e comprensibili quali sono i modelli scientifici rappresentativi delle diverse realtà fenomeniche. Dire la ‘verità scientifica’, ovvero esporre i fatti,cosa assai diversa ‘dal dire sempre di sì’ e, certamente, comporta il rischio di uno scontro tra poteri, grandi o piccoli che siano. Assumere questo impegno appartiene dunque al ruolo che è stato assegnato al Professore universitario, soprattutto quando svolge la sua attività in un Paese che ha bisogno di nutrire la democrazia attraverso dialoghi e confronti ‘veri’ su tutti i temi e, nella fattispecie, su quelli che hanno una matrice scientifica e sono detsinati a produrre garndi impattui sul piano sociale ed economico. Questo esercizio è fondamentale perché svolge, tra l’altro, la funzione di educare i giovani alpensiero critico attraverso il confronto, libero e plurale”.

Questa posizione chiara del massimo rispetto alla scienza e del rifiuto totale di narrazioni catastrofiste che nascondono (spesso) interessi molto opachi (di multinazionali e società energetiche), ha procurato al prof. Prestininzi insulti gratuiti, frutto di ignoranza e malafede. Anche al bella manifestazione di Florindo Rubbettino (Sciabacà) in corso a Soveria Mannelli a cura dell’omonima Casa editrice, non sono mancate le critiche al professore di Caulonia (che da una vita vive a Roma). Non uno scontro nel senso proprio del termine con Giuseppe Caporale (autore, sempre per Rubbettino, di Ecoshock) ma un confronto un po’ rude viste le posizioni antitetiche: il prof. Prestininzi ha ribadito, dati alla mano, che il riscaldamento globale non sia da ascrivere agli effetti dell’inquinamento bensì a una naturale evoluzione del nostro pianeta; Caporale invece, che nel suo libro riporta il parere di numerosi scienziati, ha sostenuto che sebbene non si possa negare che certi cambiamenti ci siano sempre stati, quelli in atto rivestono una forma di eccezionalità e, soprattutto, si deve constatare come dietro a questi ci sia senz’altro l’azione profonda dell’uomo.

Ma che c’entra il clima con il Ponte sullo Stretto? Il pretesto di usare il presunto negazionismo di Prestininzi (che non esiste, sia chiaro) era troppo ghiotto perché i no-ponte e parte di Verdi, Cinque Stelle e sinistra non lo sfruttassero per attaccare il governo e nello specifico Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, il principale sostenitore della necessità di realizzare il Ponte.

Salvini si sta giocando la faccia e il futuro politico con il Ponte e, pur mantenendo i meridionali qualche perplessità nei suoi confronti, il lavoro che sta facendo gli dà ragione. Per un semplice motivo: al di là degli interessi politico-partitici che la realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia sottintende,  c’è un’evidenza che nessuno può contestare. Il Ponte è il volano per una profonda revisione dell’impegno infrastrutturale del Paese nel Mezzogiorno: non avrebb e senso costruire il Ponte se insieme non si realizza l’Alta Velocità ferroviaria (ad Alta Capacità, in grado davvero di ridurre le distanze), non si realizza il completamento della SS 106 (che dovrà diventare un’altra autostrada se si vuole lo sviluppo del territorio ionico) e non si riatttiva in maniera seria la totale funzionalità dell’Aeroporto dello Stretto.

L’area dello Stretto, che include necessariamente, anche il Porto di Gioia Tauro, è strategica per le opportunità che all’Italia offre il Mediterraneo. Il Ponte è un’opera di valore mondiale, dove le competenze e le capacità dei progettisti italiani hanno modo di mostrare la loro eccellenza a tutto il Pianeta.

Le voci dissonanti contro l’Opera che trasformerà gli scenari del Mezzogiorno (ma anche dell’intero Paese) continuano a disegnare apocalittiche visioni mettendo insieme ambiente e territorio “violati”, irrealizzabilità del Ponte sospeso, disturbo a uccelli e pesci, e mille altre corbellerie che una persona con un poco di sale in testa dovrebbe facilmente respingere se non altro per una ottima ragione: parlano tutti senza avere alcuna competenza. Si viaggia a ruota libera se si deve “demolire” l’idea del Ponte e qualsiasi occasione si presta a mantenere e sostenere l macchina del fango, il cui meccanismo – misterioso – rimane sempre inarrestabile, grazie anche a una stampa compiacente e sfacciatamente di parte.

La macchina del fango questa volta è andare a colpire un’altra persona per bene (l’elenco cresce continuamente) e il prof. Prestininzi (che, peraltro, aveva già fatto parte del precedente Comitato Tecnico Scientifico poi disciolto nel 2011 dal Governo Monti insieme con la cancellazione del Progetto e della società Stretto di Messina) s’è trovato suo malgrado una patente (immeritata) di “negazionista del clima”.

La cosa che più colpisce è l’accaimento che un giornale nazionale importante e serio come La Stampa di Torino, non perde occasione per attaccare tutto ciò che ha a che fare con il Ponte. Lo aveva fatto molti mesi addietro pubblicando un servizio contestato da scienziati, ingegneri e costruttori di ponti.  Protesta inutile, visto che non sono state ospitate le opinioni che smontavano le tesi farlocche del giornalista (pubblicate però da Calabria.Live). E lo stesso ha fatto con il presunto “caso Prestininzi” dicendo che il prof è “sostenitore di tesi antiscientifiche” e affibbiandogli l’etichetta di “noto negazionista del cambiamento climatico”. Stupisce che un attacco del genere arrivi da un quotidiano solitamente rigoroso e attento, ma tant’è. Se bisogna attaccare il Ponte e tutti quelli che ci hanno a che fare, ogni mezzo è lecito. Tutto è permesso, anche se si offende l’intelligenza del lettore e si condiziona in maniera evidente l’opinione pubblica sciorinando dati privi di qualunque contenuto scientifico.

Il problema del Ponte è anche questo: la disinformazione che accompagna qualsiasi iniziativa. I nomi del Comitato tecnico Scientifico rappresentano il meglio delle competenze italiane nell’ambito delle grandi infrastrutture. Qualcuno su Facebook sta facendo circolare un’immagine della prima Autostrada del Sole: non la voleva nessuno, oggi chi può farne a meno?

Allora, sarebbe opportuno che si rispondesse con elementi scientifici e numeri certi alle bufale sul Ponte. Che si contrastassero, con garbo ma irrinunciabile fermezza, tutte le sciocchezze che ogni giorno media (giornali, tv, testate online, web) pubblicano come se fossero unici detentori della “verità”.

Non importa se ci sono migliaia di documenti scientifici realizzati prima che l’insensato atto di Mario Monti cancellasse con un semplice tratto di penna un progetto eccezionale (a quest’ora viaggeremmo sul Ponte già da qualche anno), non importa se le aziende che dovranno realizzarlo hanno firmato e realizzano opere infrastrutturali ammirate e apprezzate in tutto il mondo, non importa se l’Italia ha i migliori progettisti a livello internazionale: valgono le miracolistiche (e funeree)  previsioni di nuove Cassandre in cerca soltanto di quel piccolo quarto d’ora di notorietà (copyright Andy Warhol) che non si nega (ahimè) a nessuno.

Se ci sono le condizioni (e sembra che ci siano tutte) il Ponte andrà fatto. Ma smettendo di insultare pretestuosamente professionisti di alto livello. Prestininzi è il primo, vorremmo non dover riferire di nuovi attacchi gratuiti a progettisti e scienziati chiamati a realizzare l’opera più incredibile e straordinari che il mondo aspetta di vedere.  (s)

Università di Reggio Calabria, il prof. Paolo Fuschi nominato componente del Comitato tecnico scientifico del Ponte sullo Stretto

Il prof. ing. Paolo Fuschi, ordinario di Meccanica delle Strutture dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, è stato nominato componente del Comitato Tecnico Scientifico del Ponte sullo Stretto di Messina.

Il Rettore prof. Giuseppe Zimbalatti e l’intera comunità accademica della Mediterranea, si congratulano per l’importante e prestigioso incarico. Augurano al prof. Fuschi il raggiungimento dei migliori risultati nella certezza che il suo operato offrirà un significativo contributo alla crescita del nostro territorio.

Si tratta dell’ennesimo prestigioso riconoscimento dell’alto ruolo scientifico e formativo che compete all’Università in quanto “motore culturale e forte punto di riferimento per i tanti giovani che, ogni anno, decidono con fiducia di “formarsi” presso l’Ateneo Reggino. (rrc)