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Calabria.Live quotidiano lunedì 16 febbraio 2026

Addio a Michele Albanese, il giornalista simbolo della lotta alla mafia in Calabria

Michele Albanese, il giornalista simbolo della lotta alla mafia in Calabria è morto ieri a Cosenza.

Le condoglianze e la vicinanza di Calabria.Live alla famiglia. Il giornalismo calabrese perde un grandissimo e valoroso rappresentante della professione.

Carlo Parisi segretario nazionale della Figec, (Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione) nuovo sindacato dei giornalisti di cui Albanese era consigliere nazionale, lo ricorda così.

di CARLO PARISI – Michele Albanese non ce l’ha fatta. Il suo cuore si è fermato oggi, al reparto di animazione dell’Ospedale Civile di Cosenza, dopo l’ennesima, disperata, lotta che, dal 12 giugno scorso, ha reso più dura la sua lunga odissea iniziata quasi dodici anni fa costringendolo a vivere sotto scorta.Ovvero da quando, il 17 luglio del 2014, il Prefetto di Reggio Calabria lo aveva convocato d’urgenza informandolo che alcuni mafiosi volevano farlo “saltare in aria” per non aver “gradito” i suoi servizi e le sue inchieste sulla ’ndrangheta della Piana di Gioia Tauro e i propri affari in tutto il mondo.

Michele non è stato solo uno stimatissimo collega, è stato un amico, un fratello, un uomo che con la sua passione e la sua saggezza ha sempre incarnato il vero giornalista che, in una terra di frontiera come la Calabria, piuttosto che piangersi addosso si è sempre rimboccato le maniche alla ricerca della verità e, soprattutto, nel tentativo, quasi sempre disperato, di dare una soluzione ad ogni problema.

Michele – va sottolineato a chiare lettere – non è mai stato un privilegiato. Ha pagato sulla sua pelle il duro e caro prezzo di pensare sempre al prossimo, agli altri. E gli altri, purtroppo, non sono stati quasi mai generosi con lui che, per tanto, troppo tempo, lo hanno costretto a vivere in na condizione tutt’altro che privilegiata. Dal punto di vista economico, ma soprattutto da quello umano.

Michele non si è mai tirato indietro quando c’è stato da combattere, mettendoci la faccia, in nome del diritto e della tutela dei cittadini e dei colleghi. Lo ha fatto da cronista, nelle sue mille battaglie per denunciare i soprusi e gli orrori della ’Ndrangheta; lo ha fatto da sindacalista, sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei colleghi. Nei comitati di redazione, nel sindacato: prima nella Fnsi e dal 28 luglio 2022 nella Figec di cui è stato tra i promotori e fondatori, ma soprattutto meglio di chiunque altro ha ricoperto l’incarico di consigliere nazionale con delega alla legalità.

È stata sua l’idea, suggerita all’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, di istituire al Viminale il “Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti”.

Nato a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria, il 27 dicembre 1960, Michele Albanese era giornalista iscritto all’Ordine della Calabria dal 8 maggio 1999 (elenco pubblicisti) e dal 14 dicembre 2010 (elenco professionisti). Da qualche anno era responsabile della comunicazione della Medcenter di Gioia Tauro, il più grande terminal per il traffico dei container presente in Italia. Una scelta professionale fatta con molta fatica, considerata la sua vocazione per il giornalismo da strada, ma dettata dalla necessità di garantire dignità al suo lavoro e certezza alla sua famiglia.

Per tanti anni ha lavorato al Quotidiano del Sud e all’Ansa e collaborato al settimanale L’Espresso. Consigliere nazionale del sindacato dei giornalisti Figec-Cisal con delega alla legalità, in passato ha ricoperto lo stesso incarico nella Fnsi ed è stato presidente del Gruppo Cronisti del Sindacato Giornalisti della Calabria e consigliere nazionale dell’Ucsi.

Dal 17 luglio 2014 è stato costretto a vivere sotto scorta dopo la scoperta, attraverso alcune intercettazioni telefoniche, di un attentato alla sua persona: «Perché la ‘ndrangheta vuole uccidermi? Sicuramente – ha spiegato – perché ho dato fastidio con la mia attività giornalistica. Davo e continuo a dare fastidio perché mi occupo di questi temi, perché denuncio come la criminalità organizzata costituisca il primo impedimento all’occupazione e allo sviluppo della Calabria».

«Nessuno dimentichi il sacrificio di chi ha perso la vita e di chi è costretto a vivere sotto scorta» e «Innamoratevi della verità, ricercatela dappertutto. Costi quel che costi»: i messaggi che ha sempre lanciato in occasione dei numerosissimi incontri a cui ha partecipato in tutta Italia «perché la libertà di stampa intesa come capacità di analisi, di riflessione, di spunti finalizzati alla ricerca della verità dei fatti è vitale per la democrazia e la libertà di un Paese».

«Le mafie – ha sempre ricordato Michele Albanese – sono sempre più sofisticate. Cambiano pelle e mutano strategie, diventando pezzi di politica, di classe dirigente, grazie alla straordinaria capacità di rigenerarsi. L’informazione libera va tutelata perché è attaccata non solo dai contesti criminali, ma anche da chi ritiene che si possa comunicare senza bisogno di mediazioni. Il giornalismo sano e resiliente deve riscoprire la consapevolezza del proprio ruolo. Abbiamo il dovere deontologico di contrastare tutto ciò che è negativo in una società civile. In primo luogo le mafie che ne contaminano economia e politica».

Nel giugno dello scorso anno un infarto prima e due ischemie agli arti inferiori poi, hanno segnato profondamente un fisico già compromesso da anni di fatica, delusione e dolore. Ricoveri e interventi in varie strutture ospedaliere e riabilitative hanno seminato un po’ di speranza, ma Michele, che nonostante tutto ha sempre tenuto alto il suo spirito battagliero e acceso il suo umorismo anche davanti al problema più grave, il suo futuro lo vedeva già seriamente compromesso. Per questo il suo dolce sorriso non ha mai smesso di accompagnare gli amorevoli gesti d’affetto che la famiglia gli ha sempre riservato non lasciandolo mai un istante solo.

Oggi è un giorno di lutto e non c’è spazio per la retorica. Se la vita dal punto di vista personale ha regalato a Michele una splendida famiglia, con la moglie Melania eternamente innamorata e due figlie d’oro, Maria Pia e Michela, sempre al suo fianco, da quello professionale il saldo della bilancia è fortemente negativo e altrettanto ingeneroso nei suoi confronti, considerato quanto ha dato al giornalismo fino alle estreme conseguenze. Una vita e  una storia che devono farci riflettere tutti. Seriamente e sempre.

A Melania, Maria Pia e Michela un abbraccio forte e un grazie immenso per quanto Michele ha fatto per una professione e una categoria che, purtroppo, spesso lascia soli i suoi uomini migliori. (cpa)

Segretario Nazionale Figec

(Courtesy Giornalistitalia)