CASTROLIBERO (CS) – Domenica uno spettacolo teatrale per celebrare Franco Basaglia

Domenica 24 marzo, alle ore 17.30 presso Palazzo Isabella Quintieri di Castrolibero, si terrà l’atto unico “Speranzella – I matti siete voi, Franco Basaglia docet” liberamente tratto da una storia-verità di Gisella Florio per la regia di Aurelia Carbone.

L’evento ha il patrocinio gratuito del Comune di Castrolibero e organizzato da Gisella Florio, della Commissione Cultrura di Castrolibero, scrittrice e autrice della commedia, in collaborazione con Aps Agorà Ets e la compagnia teatrale amatoriale InCastrolibero.

L’evento celebra i cento anni della nascita di Franco Basaglia, psichiatra veneziano, e dare risalto alla legge 180 del 13 maggio 1978 che da lui prese il nome e ne ispirò le linee guida.

La legge Basaglia chiuse i manicomi. Erano questi luoghi di detenzione in cui isolare dal resto del
corpo sociale le persone affette da disagio psichico. Promosse in alternativa un trattamento medico che partiva dal presupposto morale e scientifico che i malati mentali sono persone dotate di una propria identità e di diritti e come tali vanno trattati.

Più in particolare, la legge Basaglia prevedeva: divieto assoluto di costruire nuovi manicomi e graduale chiusura di quelli esistenti;il trattamento sanitario doveva essere volontario. Solo in alcuni casi particolari doveva essere obbligatorio; il malato doveva restare in ospedale solo per un breve periodo di tempo e solo a causa di situazioni di emergenza, difficilmente gestibili dalla persona stessa e dalla famiglia. Prima della legge 180 era vigente la legge 36 del 1904, per la quale erano internate nei manicomi le persone “affette per qualunque causa da alienazione mentale”.

Dopo un periodo di osservazione, i pazienti potevano essere ricoverati definitivamente, perdevano i diritti civili ed erano inseriti nel casellario penale.Nei manicomi si ritrovava chi era ai margini della società: dai malati di mente ai piccoli delinquenti, alle prostitute e anche gli omosessuali. In questi luoghi erano praticati elettroshock, contenzioni e punizioni corporali.

Basaglia partendo e utilizzando la sua formazione, medica-filosofica, voleva liberare i malati mentali dalle “celle di contenzione” nelle quali erano intrappolati, senza né personalità né dignità. In questo modo, riuscì a convincere i poteri forti che delegittimare le persone con disturbi psichici non è la strada giusta da percorrere. La prima cosa da fare, secondo Basaglia, è sospendere ogni forma di giudizio e considerare l’individuo nella sua interezza, partendo dalla storia di vita, dal ruolo sociale svolto, dalle emozioni e dal malessere, per poi procedere con la diagnosi e la terapia, evitando stigmatizzazioni inutili.

Franco Basaglia restituisce dignità alla malattia mentale, non considerando il paziente come un oggetto da aggiustare, ma una persona da accogliere, ascoltare, comprendere, da aiutare, e non da recludere o da nascondere. Speranzella è un atto unico tratto da una storia vera nata dalla penna eccelsa di Gisella Florio, autrice e scrittrice.

La regia è di Aurelia Carbone. Prima dello spettacolo interverranno Antonio Tiberi, Annamaria Di Rosa, Barbara Mantuano, Rossellina Pietramala. Saranno presenti, Nicoletta Perrotti assessore alla Cultura e Pasquale Villella presidente della Commissione Cultura del Comune di Castrolibero. A seguire un rinfresco per gli ospiti presenti.

Alessandro Giordano, Erica Fuoco, Federica Filice, Giovanni Conte saranno gli attori interpreti della commedia. (rcs)

REGGIO CALABRIA – Venerdì a Palazzo San Giorgio arriva “La primavera di Persefone”

Venerdì 22 marzo, alle ore 17,30, la sala del consiglio comunale di Reggio Calabria, a Palazzo San Giorgio, ospiterà un incontro – che si avvale del patrocinio del Comune di Reggio Calabria – dal titolo “La primavera di Persefone”, che unirà la riflessione e la performance teatrale.

Si tratta di un nuovo appuntamento nell’ambito del progetto “Solo tu”, la campagna di sensibilizzazione sulla cultura e il contrasto alla violenza di genere, promossa dalla Casa Rifugio “Angela Morabito” – Piccola Opera Papa Giovanni e curata dall’impresa teatrale “Scena Nuda”.

Il mito greco, sintesi del tema della violenza contro la donna, ma anche della speranza, che genera nuovi frutti proprio come la primavera (e, non a caso, l’evento si svolgerà proprio il 22 marzo, con l’arrivo della nuova stagione), sarà dunque il filo conduttore di questa tappa del progetto “Solo tu”.

Ad aprire l’incontro sarà un dibattito sul tema, appunto, della violenza di genere: dopo i saluti del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, dell’assessora comunale al Welfare e politiche della famiglia, Minoranze linguistiche e identità territoriale, Lucia Anita Nucera, dell’assessora comunale all’Istruzione, Università e Pari opportunità, Anna Briante, e del presidente della Piccola Opera Papa Giovanni, Pietro Siclari, seguiranno gli interventi di Lucia Lipari, avvocata della Piccola Opera Papa Giovanni, Francesca Mallamaci, coordinatrice del Centro Antiviolenza e della Casa Rifugio “Angela Morabito” – Piccola Opera Papa Giovanni, Flavia Modica, sostituta procuratrice presso la Procura di Reggio Calabria, Maria Carmela Iannini, commissario straordinario dell’Aterp, e Marisa Cagliostro, presidente dell’associazione Ulysses.

Il dibattito, moderato dalla giornalista Paola Abenavoli, si intreccerà con il reading “Persefone”, una produzione di “Scena Nuda”, che vedrà protagonista Teresa Timpano: attraverso l’interpretazione dell’attrice e direttrice artistica della Compagnia reggina si attraverserà il mito di Persefone, la violenza che subisce e il suo ritorno sulla terra, che, in onore di questo evento, rifiorisce ogni anno in primavera, come metafora di rinascita.

Nuovo appuntamento, dunque, per il progetto “Solo tu”, iniziato lo scorso agosto, con un prologo teatrale a Gambarie, e proseguito con una serie di iniziative, che si concluderanno il prossimo 15 aprile. (rrc)

PALMI (RC) – Lunedì arriva al teatro Manfroce “Un sogno ad Istanbul”

Lunedì 25 marzo, alle 21.15 nell’ambito della rassegna Synergia 48, organizzata dell’associazione culturale Nicola Antonio Manfroce, presieduta da Antonio Gargano, andrà in scena al teatro Manfroce di Palmi lo spettacolo “Un sogno ad Istanbul” con Maddalena Crippa, Maximilian Nisi, Mario Incudine e Adriano Giraldi.

“Un sogno a Istanbul” racconta di Max, ingegnere austriaco inviato a Sarajevo per un sopralluogo nell’inverno del 1997, e di Maša conosciuta lì. Una donna splendida e inaccessibile, vedova e divorziata, due figlie che vivono lontane da lei. Un’attrazione potente che però rimane tale, almeno in quel frangente. Max torna, infatti, in patria e riuscirà a ritrovarla solo dopo tre anni. Maša sarà malata ma il loro tempo finalmente sarà arrivato e il loro viaggio inizierà.

Ispirato dal best seller di Paolo Rumiz “La cotogna di Istanbul” – La gialla cotogna di Istanbul è, infatti, la canzone d’amore che Maša cantava. Alberto Bassetti trae un testo teatrale ardente di grande forza e suggestione. La regia è di Alessio Pizzech.

La tematica dell’amore emerge come fulcro centrale, superando le barriere dell’impossibilità e scontrandosi con le dure realtà della guerra, della malattia e della morte.

«La narrazione – si legge nella sinossi dello spettacolo – si articola su diverse tappe, dall’incontro alla separazione fino al ricongiungimento, evidenziando il costante rinnovarsi e riaffermarsi del legame amoroso. La messa in scena di Alessio Pizzech, arricchita dalla presenza di quattro attori e di un cantastorie, regala al pubblico un’esperienza coinvolgente e emozionante. La musica di Mario Incudine accompagna la narrazione con note dolci e struggenti, conferendo ulteriore profondità alle dinamiche emotive dei personaggi. Maša e Max, rappresentanti di mondi culturali e geografici differenti, incarnano un amore che trascende le divisioni e le avversità, sostenuto dalla forza dei loro sentimenti reciproci».

«L’ambientazione nei Balcani, in un’Europa segnata dai conflitti e dalla complessità storica – continua – conferisce alla storia un forte impatto simbolico e universale. Maddalena Crippa e Maximilian Nisi, nei ruoli principali, offrono interpretazioni vibranti e coinvolgenti, dando vita a un duo artistico di grande intensità e profondità emotiva. Lo spettacolo, acclamato dal pubblico e dalla critica, si distingue per la sua capacità di trasmettere un messaggio universale sull’amore e sulla resilienza umana, invitando gli spettatori a riflettere sulle sfide e sulle gioie dell’esistenza umana». (rrc)

REGGIO CALABRIA – Venerdì al Cilea in scena lo spettacolo “Ma non avevamo detto per sempre?”

Venerdì 22 marzo, al Teatro Cilea di Reggio Calabria, andrà in scena lo spettacolo “Ma non avevamo detto per sempre?” che vede protagonisti Tiziana Foschi e Antonio Catania, per la regia di Antonio Pisu. Lo spettacolo è organizzato dall’Officina dell’arte di Peppe Piromalli.

Una coppia mal assortita: lei razionale e affidabile, lui artista incompreso con la testa tra le nuvole, dopo 30 anni di matrimonio provano a dirsi addio, tra gag comiche e riflessioni sull’amore perduto. Ci riusciranno?

Il testo, ispirato ad una commedia francese che ha riscosso un notevole successo in patria, arriva sulle nostre scene con la raffinata interpretazione di due attori capaci di stupirci nel rendere profondamente umani i personaggi, mentre affrontano i loro drammi con un disincanto a tratti sconfinante nel cinismo, senza mai strizzare l’occhio alla gag o all’effetto comico.

«Sarà un incredibile viaggio nelle nostre vite tra sorrisi e momenti di riflessione – spiega il direttore Peppe Piromalli – Antonio e Tiziana oltre ad essere amici dell’Officina dell’arte, sono due attori di alto livello artistico ed umano, abili ad interpretare qualsiasi personaggio esplorandone l’animo e consentendo al pubblico di farlo suo. Questa commedia è un’altra perla che si incastona in un gioiello che si fa sempre più grande e porta il nome dell’Officina dell’arte». (rrc)

PALMI (RC) – Applausi a scena aperta per Remo Girone al Teatro Manfroce

Standing ovation per Remo Girone che sul palcoscenico del teatro Manfroce di Palmi ha vestito i panni di Simon Wiesenthal. Scomparso nel 2005, sopravvissuto ai lager, Simon Wiesenthal aveva dedicato il resto della sua esistenza a dare la caccia ai responsabili dei crimini del regime nazista, consegnandone alla giustizia oltre mille.

“Il Cacciatore di Nazisti” è appunto il titolo dell’opera teatrale scritta e diretta da Giorgio Gallione e ispirata alla sua storia. L’intenso monologo interpretato da Remo Girone, noto per il ruolo di Tano Cariddi nella celebre serie televisiva La piovra, è stato proposto nell’ambito della rassegna Synergia 48, organizzata dell’associazione culturale Nicola Antonio Manfroce, presieduta da Antonio Gargano, e finanziata con l’avviso pubblico Promozione eventi culturali 2022 della Regione Calabria.

Rivive con Simon Wiesenthal, la storia dei tanti civili sterminati nei lager nazisti. Tra questi 6 milioni di ebrei. La sua attività di ricerca ha rappresentato un antidoto al negazionismo e all’oblio e anche un contributo essenziale all’affermazione della giustizia. «Se vuoi curare la malaria devi vivere in mezzo alla zanzare, dunque sarei stato molto più utile in Europa dove ho scelto di restare», diceva. Così “il nuovo Don Chisciotte” o “il James Bond ebreo”, come fu definito, iniziò la sua caccia che fu anche una raccolta di testimonianza perché ricordare era ed è doveroso e necessario.

Nello spettacolo di Giorgio Gallione, interpretato dal magistrale Remo Girone, il racconto avviene a ritroso, pur restando costantemente ancorato alla realtà di una storia che non è completamente finita. La scena è il suo ufficio, che non è solo la stanza e un archivio del Centro di documentazione ebraica da lui fondato ma è anche lo scrigno del dolore e dell’ingiustizia. Lì Simon Wiesenthal/Remo Girone muove i suoi passi nella storia, avvalendosi di libri che legge e di storie che rievoca. Attraverso il celebre e universale diario di Anna Frank, attraverso il diario di Masha Rolnikaite spinta dal dovere urgente di raccontare, attraverso le lettere trovate e custodite e le testimonianze raccolte e documentate, incede il passo nella storia di Simon Wiesenthal/Remo Girone.

Un passo che si imbatte in Karl Silberbauer il sottoufficiale della Gestapo responsabile dell’arresto di Anna Frank, in Franz Stangl comandante dei campi di Treblinka e Sobibor estradato dal Brasile, e in Adolf Eichmann l’uomo che pianificò “la soluzione finale”. Estradato dall’Argentina fu imputato in uno dei processi più importanti del secolo conclusosi con la sua condanna a morte per “crimini contro l’umanità”.

«Quali tempi sono questi, quando discorrere d’alberi è quasi un delitto/perché su troppe stragi comporta silenzio!», questi sono solo alcuni versi della poesia “A coloro che verranno”. Il drammaturgo tedesco, fondatore del teatro epico, Bertolt Brecht la scrisse nel 1939 per lasciare alle generazioni future il testimone del monito degli orrori del nazismo. Un’azione necessaria anche per Simon Wiesenthal/Remo Girone che, attraverso questi versi durante lo spettacolo, propone un viaggio intenso ed emozionante chiamando il pubblico alla responsabilità della memoria. «Non si può affidare tutto ai libri, è necessario diventare testimonianza vivente. È il racconto orale a tenere viva la memoria», dice. Dunque lo spettacolo diventa un vero e proprio atto di affidamento al pubblico affinché non dimentichi e non consenta ad altri di dimenticare.

«La memoria è fondamentale. Ricordo – racconta Remo Girone – che a scuola la storia si fermava agli inizi della Seconda Guerra mondiale, non arrivava alla Shoah. Invece i giovani devono recarsi ad Auschwitz e devono conoscere l’orrore che è stato perpetrato. Dalla storia si deve imparare anche se non tutti imparano. Ogni spettacolo per me è un tributo a questo dovere di memoria ma è anche un tunnel oscuro e buio dentro il quale devo necessariamente avventurarmi. La figura di Simone Wiesenthal è stata per me una scoperta. Non solo il rigore e l’austerità della ricerca ma anche l’ironia e lo spirito di una persona che conosceva l’Italia e che amava il prosciutto e il vino. A Stradella mi capitò di conoscere il figlio di un deportato che era stato in baracca con lui e con il quale era rimasto in contatto. Un incontro che mi permise di conoscere anche questi aspetti di Simon Wiesenthal e che mi ha dato l’onore di essere iscritto all’Associazione nazionale dei deportati Italiani nei campi», racconta ancora Remo Girone che poi si sofferma sul suo rapporto con la Calabria.

«A questa terra ospitale e accoglienza mi lega la profonda amicizia avuta con Pino Sposato, che oggi non c’è più, e con i suoi fratelli di Crotone. Inoltre io sono nato in Africa, in Eritrea. Nel luogo in cui sono cresciuto c’è un solo negozio alimentare che era gestito da un calabrese che si chiamava Romeo. Io ero davvero molto amico del figlio Augusto che ricordo con tanto affetto», così conclude Remo Girone. (rrc)

CAULONIA (RC) – Domani all’Auditorium lo spettacolo “Storia di una capinera”

Domani, sabato 16 marzo all’Auditorium Casa della Pace “Angelo Frammartino” di Caulonia, alle ore 21, andrà in scena “Storia di una capinera”, che vedrà protagonisti Nadia De Luca ed Enrico Guarnieri. L’amministrazione comunale di Caulonia, guidata dal sindaco Francesco Cagliuso, e l’assessore alla cultura, Antonella Ierace, invitano al nuovo appuntamento della stagione teatrale di Caulonia targata Ama Calabria, associazione diretta da Francescantonio Pollice.

È la storia coinvolgente e commovente, che riporta alla purezza del Verismo, con Giovanni Verga che è riuscito a regalare al pubblico una delle narrazioni più belle della letteratura italiana, “Storia di una capinera”.

L’abilità di riuscire a trasporre il romanzo epistolare verghiano in uno spettacolo, grazie all’adattamento teatrale di Micaela Miano, sta anche nel suo regista Guglielmo Ferro, che riesce ad esprimere sul palcoscenico le stesse atmosfere veriste descritte con tanta minuzia da Verga. Le lettere attraverso cui prende vita il romanzo, sono quelle che scrive Maria, la protagonista, ad una sua compagna di convento, Marianna. Le parole scritte su carta prendono vita nell’opera teatrale, seguendo Maria lungo il suo percorso di crescita e di tormento.

Nella suggestiva Sicilia dell’Ottocento, si snodano le vite dei personaggi che la protagonista descrive nelle sue lettere. È Nadia De Luca a vestire i panni di Maria, prima innamorata della libertà e della natura, e poi preda di quell’amore impossibile per Nino, destinato a sposare un’altra donna. Enrico Guarnieri, sublime attore di teatro, sarà il padre di Maria, colui che contribuirà a costruire la sua prigione, animato dalla volontà di proteggere la propria famiglia.

Una storia che parla ai sentimenti più profondi degli spettatori, mostrando le più differenti sfaccettature che fanno parte dell’essere umano quando è innamorato. L’intimità di una vita che passa inosservata, viene messa alla lente d’ingrandimento, trasformando un’esistenza silenziosa in un racconto degno di essere guardato ed ascoltato.
Giovanni Verga usa Maria come metafora di una capinera che vide imprigionata in una gabbia. L’animale aveva gli occhi tristi, rinchiuso in quella prigione, ma non osava ribellarsi. Il perfetto quadro sociale e umano che nasce dalla penna dello scrittore verista, diviene tridimensionale grazie alla messa in scena teatrale. Questa sarà un’occasione per incontrare personaggi conosciuti solo tra le pagine di un libro.

“Storia di una capinera”, riesce a dare una rappresentazione fedele dell’opera di Verga, grazie ad un cast che, oltre ai protagonisti Nadia De Luca ed Enrico Guarnieri, è composto da Rosario Marco Amato, Verdiana Barbagallo, Federica Breci, Alessandra Falci, Elisa Franco, Loredana Marino, Liborio Natali, e che vede la partecipazione straordinaria di Emanuela Muni.

I biglietti per “Storia di una capinera” potranno essere acquistati presso la biglietteria dell’Auditorium Casa della Pace “Angelo Frammartino” di Caulonia, oppure s’invita a consultare il sito www.amaeventi.org, per l’acquisto on line. Per ulteriori informazioni ci si potrà rivolgere alla segreteria al numero telefonico 0968.24580 e 334.2293957 o contattando la mail info@amacalabria.org

L’evento è finanziato con risorse Psc Piano di Sviluppo e Coesione 6.02.02 erogate ad esito dell’Avviso “per il finanziamento di Programmi di Distribuzione Teatrale” dalla Regione Calabria – Dipartimento Istruzione Formazione e Pari Opportunità – Settore Cultura. (rrc)

LAMEZIA TERME (CZ) – Il 22 marzo in scena al Grandinetti “L’anatra all’arancia”

Venerdì 22 marzo sul palco del Teatro Grandinetti di Lamezia Terme la compagnia teatrale I Vacantusi alza il sipario su “L’Anatra all’Arancia”, famosa pièce degli anni 70 dell’inglese W.D. Home, adattata dal francese Sauvajon, già conosciuta al grande pubblico per l’omonimo film di Luciano Salce interpretato da Ugo Tognazzi e Monica Vitti, che oggi ritrova vita nella versione messa in scena da Claudio Gregori, il Greg di Lillo & Greg, nell’ inconsueto ruolo di regista.

A Lamezia si esibirà un grande interprete del rinnovamento della commedia teatrale come Emilio Solfrizzi accompagnato da Carlotta Natoli, con la produzione Compagnia Moliere in coproduzione con Teatro Stabile di Verona.

“L’Anatra all’Arancia” è un classico feuilleton dove i personaggi si muovono algidi ed eleganti su una scacchiera irta di trabocchetti. Ogni mossa dei protagonisti, però, ne rivela le emozioni, le mette a nudo a poco a poco e il cinismo lascia il passo ai timori, all’acredine, alla rivalità, alla gelosia: in una parola all’Amore, poiché è di questo che si parla.

Una coppia sposata da diversi anni finisce in crisi per colpa della personalità del marito, inaffidabile, incline al tradimento, alle bugie, all’infantilismo. Esasperata la moglie si innamora di un altro, l’opposto del marito, di animo nobile, gentile e attendibile.

La trasformazione dei personaggi avviene morbida, grazie a una regia che la modella con cromatismi e movimenti talvolta sinuosi, talvolta repentini, ma sempre nel rispetto di un racconto sofisticato in cui le meschinità dell’animo umano ci servano a sorridere, ma anche a suggerirci il modo di sbarazzarsene.

“L’Anatra all’Arancia” è una commedia che ti afferra immediatamente e ti trascina nel suo vortice di battute sagaci, solo apparentemente casuali, perché tutto è architettato come una partita a scacchi.

Biglietti e prevendite per lo spettacolo sono disponibili al link seguente: https://bit.ly/3FuNpis o presso la Segreteria Organizzativa di Corso Giovanni Nicotera, 237. (rcz)

SAN FILI (CS) – Domenica al Teatro Gambaro lo spettacolo “Venuti dal mare”

Domenica 17 marzo, alle ore 18 al Teatro Gambaro di San Fili, si terrà la pièce “Venuti dal mare”, scritta e interpretata da Gaetano Tramontana e prodotta da SpazioTeatro.

Un appuntamento della rassegna “Tutti a teatro – Viaggio nei generi teatrali”, alla sua seconda annualità, nata dalla collaborazione fra il Comune di San Fili, guidato da Linda Cribari, e la compagnia Teatro Rossosimona, fondata e diretta da Lindo Nudo, che ne cura anche la direzione artistica.

Estate 1981, Reggio Calabria si appresta a vivere un’estate “storica”: i Bronzi tornano a casa per restarci per sempre, il Museo è rivoluzionato, la piazza antistante si riempie di luci, la città è pronta a rialzare la testa guidata dai suoi millenari guerrieri.

Un ragazzo di 15 anni torna da un fantastico viaggio all’estero, il primo, con un gruppo di amici: non vedono l’ora di tuffarsi nell’estate reggina illuminata dai Bronzi che richiamano turisti come mai prima d’ora. La vita è meravigliosa e le facce barbute dei due uomini di bronzo riempiono i cuori di fiducia per il futuro. E’ pieno di luce quell’agosto del 1981… o forse no.

Tra ironia e malinconia, ricordi e cronaca, Gaetano Tramontana, in scena con Alessio Laganà (dj set live), intreccia racconto privato e pubblico in una narrazione che attraverso oggetti, musiche e immagini parla di una generazione e di una comunità immerse nei primi anni Ottanta.

La direzione tecnica dello spettacolo è affidata a Jacopo Andrea Caruso, affiancato da Raffaele Iantorno (tecnico di palcoscenico), Yonereidy Bejerano Jane (assistente di palcoscenico) e Anabel Sanchez Lang (logistica teatro).

Gli eventi riportati sono finanziati con risorse Psc Piano di sviluppo e coesione 6.02.02 erogate ad esito dell’Avviso “Programmi di Produzione Teatrale – Annualità 2023” dalla Regione Calabria – Dipartimento Istruzione Formazione e Pari Opportunità – Settore Cultura. (rcs)

RENDE (CS) – Domani Toni Servillo in scena all’Unical. Oggi presenta il film “Caracas”

Doppio appuntamento con Toni Servillo all’Università della Calabria. Oggi l’attore sarà, alle 18.30 presso il Tau Cinema Campus Unical, per presentare, con Marco D’Amore, il film “Caracas”, tratto dall’opera letteraria “Napoli Ferrovia” di Ermanno Rea. L’ingresso dell’incontro, moderato da Bruno Roberti, è gratuito ma è necessario prenotarsi alla mail prenotazioni_cams@unical.it.

Domani, venerdì 15 marzo alle 20.30 al Teatro auditorium Unical, nell’ambito del cartellone “Meridiano Sud”, ci sarà lo spettacolo “Il fuoco sapiente” di Giuseppe Montesano con Toni Servillo.

“Il fuoco sapiente” è quello che animava i greci e che noi abbiamo perduto. «Ma come abbiamo fatto?». Citando “Il sonno dei prigionieri” di Platone, «oggi le catene non servono più, perché le catene siamo noi stessi. Oggi la caverna buia è ovunque, una velenosa rete invisibile. Sacrifichiamo l’anima e il pensiero al totem elettronico che ci deruba della nostra vita. Vivono per noi le nostre memorie esterne, gli avatar digitali, vivono della nostra morte». Immaginazione attiva, verità, teatro. Il senso stesso di andare a teatro, svuotato, smarrito. (rcs)

CATANZARO – Al Teatro Comunale l’omaggio a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino ed Emanuela Loi

E’ andato in scena al Teatro Comunale di Catanzaro lo spettacolo “Giovanni e Paolo – gli antieroi”, scritto e diretto da Francesco Passafaro, direttore artistico del teatro.

Lo spettacolo è frutto della collaborazione del sindacato Fsp polizia di Stato, con la partecipazione del segretario nazionale Giuseppe Brugnano, e il generoso sostegno della Bcc Montepaone. L’iniziativa, domenica sera, è stata anche un modo per commemorare Emanuela Loi, poliziotta di scorta a Borsellino, morta nell’attentato di via D’Amelio al culmine degli eventi che hanno caratterizzato la settimana in cui ricade la Giornata internazionale delle donne.

Lo spettacolo è la storia dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uomini fedeli ai propri ideali di legalità e giustizia, che hanno servito lo Stato fino in fondo anche a costo di morire, e che per questo non volevano certo essere considerati eroi.

In scena Francesco Passafaro nei panni di Paolo Borsellino e Stefano Perricelli in quelli di Giovanni Falcone. Sullo sfondo una scenografia scarna, due scrivanie e una fotocopiatrice. Due scrivanie sulle quali riporre le loro importantissime carte e una fotocopiatrice, che funziona a tratti, per la quale hanno dovuto lavorare parecchio, e dalle quali dipenderà il loro destino e quello di tutto il nostro Paese.

Ma durante la loro conversazione giunge a colloquio una donna molto misteriosa, Marta, interpretata da Francesca Guerra, una donna che dice di sapere tutto quello che gli sta accadendo e che gli accadrà e che è venuta per capire se i due magistrati vogliono conoscere il loro futuro.

Giovanni e Paolo, dapprima scettici, capiscono che la donna è realmente informata di fatti segretissimi, di fatti che dovrebbero conoscere soltanto loro e decidono di darle ascolto; quello che accadrà di lì in avanti ha dell’incredibile e andrà a sconvolgere le menti e i cuori dei due protagonisti e del pubblico che sta ad ascoltare.

«Questo è uno spettacolo rivolto a chi vuole ricordare l’opera di due uomini coraggiosi, di due persone con un fortissimo senso del dovere che sono state lasciate sole nel momento più importante, proprio quando avevano più bisogno di sostegno e che vuole aiutare la società moderna a non dimenticare», rimarca Passafaro salutando e ringraziando anche Michele Grillone, Roberto Malta ed Elisa Condello che si alternano in scena nello spettacolo che è stato apprezzato nei mesi scorsi da platee di studenti.

«Ero uno dei giovani che si trovava lungo il percorso dei funerali di Stato di falcone – ricorda Brugnano – Un momento drammatico. Oggi ricordiamo coloro che hanno sacrificato la vita al servizio dello Stato, e in questa settimana dedicata alle donne, voglio ricordare la prima donna che morì per servire lo Stato, la collega Emanuela Loi. Vorrei anche ricordare le numerose donne che, negli ultimi 33 anni, hanno servito lo Stato in modo esemplare».

Brugnano ha voluto salutare in particolare due colleghe presenti in sala: l’attuale assessore alla Sicurezza, Marinella Giordano, che ha svolto un ruolo importante nella polizia di Stato per lungo tempo, e Maria Marasco, vittima del dovere, visto che è rimasta gravemente ferita in seguito allo scoppio di fuochi pirotecnici che erano stati sequestrati, proprio pochi mesi prima del 23 maggio 1992, il 14 novembre 1991.

«Noi facciamo questo lavoro con abnegazione – ha detto ancora Brugnano – Chiunque decida di servire lo Stato, che sia nella magistratura, nelle forze dell’ordine, o nella società civile che rispetta le regole, lo fa con estrema convinzione. Quello che è accaduto a quei colleghi, tra i quali c’era Emanuela Loi, è una casualità che il destino riserva. Al posto di Emanuela, o dei nostri colleghi caduti nelle stragi di maggio e luglio, ci poteva essere chiunque: non siamo eroi, siamo persone normali che scelgono di indossare una divisa e servire lo Stato. Dobbiamo lavorare per correggere questa società che talvolta sembra essere indisciplinata. Anche con gesti semplici, come questa serata, cerchiamo di contribuire a migliorare il nostro Stato e la nostra società», ha concluso Brugnano.

C’è da ricordare, infine, che il 10% dell’incasso della serata sarà devoluto al Centro calabrese di solidarietà Ets, destinato integralmente alle attività del Centro antiviolenza “Mondo rosa”. (rcz)