Questo pomeriggio, alle 18.30, alla Libreria Ubik di Catanzaro, Filippo Veltri presenta il suo libro Sequestri. La trattativa Stato-‘Ndrangheta.
Dialoga con l’autore Bruno Gemelli.
Il libro è edito da Città del Sole Edizioni.
«Venti anni dopo la pubblicazione del mio Sequestri’ agli editori di Città del Sole – si legge nell’introduzione a cura dell’autore – è venuta la brillante idea di ripubblicare quel mio saggio, che resta l’opera più completa sul fenomeno, e di far capire ai lettori di oggi cosa è stato questo nostro Paese e cosa siano stati soprattutto pezzi di questa Italia in anni bui, tragici, che hanno finito con il segnare in maniera più o meno definitiva l’immagine stessa della regione, al di fuori dei propri confini e al di là stesso dell’Italia…».
«Questa rilettura – prosegue l’introduzione – a mente fredda e lontana dagli echi della cronaca di quei giorni, settimane, mesi così serrati serve anche per cercare di capire quanto di poco chiaro vi sia stato e ancora oggi vi sia nella gestione di tanti sequestri, soprattutto in Calabria. Una sorta di trattativa Stato-’ndrangheta che precedette quella più famosa tra Stato e Cosa Nostra, più o meno nello stesso periodo? Il dibattito è aperto, come vedremo». (rcz)
Nella giornata di oggi, a Sellia Marina, si è ricordata la figura di Giuditta Levato, simbolo delle lotte agrarie e per il diritto al lavoro in Calabria. Un evento organizzato dalla Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, e che è cominciato con la deposizione di una corona di fiori nel luogo in cui ha vissuto, alla presenza del nipote AntonioScumaci, dei dirigenti della Cgil, tra cui il segretario nazionale della categoria Flai, Davide Fiatti, oltre che al segretario generale dell’Area Vasta, Raffaele Mammoliti, e il sindaco di Sellia Marina, Francesco Mauro.
Alla commemorazione ha partecipato anche Raffaele Falbo, sindaco di Melissa (Crotone), il comune teatro, 70 anni, fa dell’eccidio di tre giovani contadini: «C’è un filo rosso che ci unisce con Sellia Marina e che ci deve spronare a fare rete, dalle istituzioni come il governo e la Regione agli amministratori e sindacati e tutti parti sociali, per garantire un futuro migliore alla Calabria».
Al termine della commemorazione, il dibattito nella sala consiliare del Municipio di Sellia Maria – sul tema L’Agricoltura oggi per una nuova stagione dei diritti e contro il caporalato. Ai lavori, presieduti da Elsa Bonazza, segretaria CGIL Area Vasta, ha partecipato anche Battista Platì, segretario generale Flai Area Vasta.
«La storia di Giuditta Levato – ha dichiarato il segretario Raffaele Mammoliti – che ricordiamo oggi nel giorno del 73esimo anniversario della sua tragica fine, non può essere relegata solo alla memoria e alla tradizione orale, ma deve essere scolpita nella conoscenza, perché è una storia ancora attuale».
«Informandomi sulla storia di questa lavoratrice – ha dichiarato il segretario nazionale della categoria Flai, Davide Fiatti – ho scoperto una cosa simbolica che è anche un segnale concreto: a Ciampino, grande Comune vicino Roma, la strada intitolata a Giuditta Levato è parallela quella intitolata a Placido Rizzotto. Questo significa che la Levato è un patrimonio non solo calabrese, che quello che è successo qui è esemplificativo di quello che è successo altrove e che i problemi della Calabria sono i problemi di tutt’Italia. Dovete e dobbiamo essere fieri di una figura e di una storia come quella di Giuditta Levato».
Secondo Raffaele Mammoliti, «la lotta per la coltivazione della terra e la rivendicazione del sacrosanto diritto al lavoro rappresentano il filo rosso che da sempre lega l’eccidio di Melissa e l’eccidio di Fragalà, dove rimasero uccisi tre giovani e che abbiamo ricordato in occasione del 73esimo anniversario dalla scomparsa».
Il lavoro resta una emergenza del Mezzogiorno e della Calabria: «C’è bisogno di un risveglio civico e democratico – dice il segretario generale dell’Area Vasta – anche perché mai come in questo momento abbiamo avuto strumenti e risorse per mettere in campo azioni concrete volte al superamento delle criticità che frenano lo sviluppo e superare i problemi del lavoro».
«La storia di Giuditta Levato – ha proseguito Mammoliti – non può essere relegata solo alla memoria e alla tradizione orale, ma deve essere scolpita nella conoscenza, perché è una storia ancora attuale».
«Il sacrificio della Levato – ha dichiarato il sindaco Mauro – deve sollecitare tutti a mettere al centro la dignità delle persone attraverso il lavoro. È nostro dovere di istituzioni creare le condizioni affinché i nostri giovani restino qui a lavorare. Giuditta, alla quale è stata dedicata la sala conferenze del Museo Musmi e una sala del Consiglio regionale, rappresenta un esempio di coraggio e di determinazione nella difesa di questo diritto».
«La legge contro il caporalato di cui si è dotato il nostro Paese – ha aggiunto Battista Platì – è una norma importante e fondamentale dal momento della entrata in vigore sta dando risultati importantissimi e a maggior ragione deve essere fatta funzionare completamente. Va spezzato il legame malato e illegale tra caporali e imprese e tra caporali e lavoratori perché per troppo tempo si è considerato questo ambito come il settore della intermediazione del lavoro, ma a farne le spese sono stati i lavoratori». (rcz)
Oggi, a Lamezia Terme, alle 17.30, al Museo Archeologico Lametino, l’iniziativa L’oro d’oliva. Percorso alla scoperta della millenaria storia dell’olio e dell’ulivo.
L’evento, coordinato dalla dott.ssa Rosanna Calabrese, prevede l’inizio del percorso guidato con breve messa in scena sull’uso delle mense nella pesatura delle olive e spiegazione tecnica delle unità di misura adottate fino all’introduzione del Sistema Internazionale, per poi passare alla sala conferenze, dove sono stati allestiti dei pannelli informativi sulla storia dell’olio e dell’ulivo nei secoli e con l’esposizione di attrezzi tradizionali legati all’olivicoltura.
Infine, la visita si sposterà nelle sale espositive del Museo, con una visita tematica ricca di curiosità sull’argomento: l’origine della pianta dell’ulivo e accenni botanici nella Sezione Preistorica; il valore sacro dell’albero d’ulivo e il mito di Atena, l’uso cosmetico dell’olio del mondo antico, la produzione olivicola romana e il sistema delle villae rustiche nella Sezione Classica; l’uso rituale dell’olio da parte degli ordini monastici nella Sezione Medievale.
L’ulivo, considerato l’albero sacro del Mediterraneo, è una pianta di antichissime origini. Pare che il suo habitat originario sia da rintracciare in Asia Minore. Dalla Siria, dove sarebbe avvenuta la sua trasformazione da pianta selvatica a specie domestica, si sarebbe diffuso prima nelle isole dell’Egeo e poi in Grecia, dove è noto fin da epoca micenea. Mercanti fenici o greci l’avrebbero in seguito esportato in Occidente. In Magna Grecia i territori più noti per questa coltivazione erano quelli delle colonie di Taranto e Sibari.
Nel mondo ellenico l’ulivo era la pianta sacra ad Atena. Secondo il mito la dea vinse la contesa con Poseidone per il possesso dell’Attica per aver fatto agli uomini il dono più bello e utile, ovvero il primo albero d’ulivo, il cui frutto avrebbe permesso di illuminare la notte, medicare le ferite, produrre nutrimento e quindi assicurare prosperità e pace a tutti coloro che lo avrebbero coltivato. I Romani, che mutuarono dai Greci tutti gli aspetti simbolici dell’ulivo, facendone un attributo di Minerva e Giove, fecero dell’olio un vastissimo e diversificato utilizzo, rendendo l’olivicoltura uno dei settori più importanti del loro sistema economico. Dopo un calo della produzione tra tardo-antico e alto-medioevo, nuovo impulso alle attività olivicole si ebbe a partire dal XII secolo, grazie soprattutto agli ordini monastici e all’uso rituale dell’olio nel mondo cristiano, in cui il ramo d’ulivo continuò ad essere immagine di pace terrena. (rcz)
Domani pomeriggio, a Lamezia Terme, alle 18.30, alla Libreria Tavella, la presentazione del libro Vani d’ombra del giornalista e scrittore Simone Innocenti.
L’incontro, organizzato in collaborazione con Sistema Bibliotecario Lametino e Gioacchino Tavella, rientra tra le attività del Laboratorio di editoria. Teoria e pratica del mondo dei libri organizzato dallo scorso ottobre nei locali del Sistema Bibliotecario Lametino.
Dialogano con l’autore la giornalista Daniela Lucia e il redattore Antonio Pagliuso.
L’autore del romanzo sarà anche ospite della giornata conclusiva del Laboratorio di editoria, in programma sabato 30 novembre.
Il libro è edito da Voland Editore.
Un piccolo paese di campagna, ci si conosce tutti. Impossibile non annoiarsi. In particolare se hai tredici anni, la scuola è finita, fa caldo e i vestiti ti si appiccicano addosso. Capita che a voler passare il tempo poi si diventa curiosi e con un binocolo in mano si possono vedere tante cose.
Nascosto tra le fronde di un albero, Michele scopre che la colf del notaio, tutti i pomeriggi, incontra uomini. Ogni giorno uno diverso. È come stare al cinema senza pagare il biglietto. Il conto arriva quando viene scoperto dalla donna, trascinato per un orecchio e rinchiuso a chiave dentro il suo armadio. Imprigionato e al buio, Michele è costretto a una rivelazione che segnerà per sempre la sua vita. Con una scrittura cruda, a volte persino violenta, il romanzo trascina il lettore nelle zone più intime della mente di un uomo tormentato. (rcz)
Adesso si chiama Storico Concerto bandistico Città di Borgia quella che, un tempo, era la storica banda musicale di Borgia. Dopo aver ritrovato la sua unità, la nuova formazione musicale ha fatto il suo debutto proprio nel giorno dedicato a Santa Cecilia, patrona della musica, con un concerto e la presentazione ufficiale ai cittadini.
Scopo di questa nuova realtà, è quella di rilanciare la grande tradizione bandistica della cittadina di Borgia, la cui costituzione risale all’epoca dell’Unità d’Italia. La Banda, infatti, ha rappresentato, in 150 di storia, un punto di riferimento per intere generazioni che, nella musica, hanno trovato stimoli e opportunità.
Il nuovo Consiglio direttivo della Banda, è composto dal presidente Maurizio Melito, Gaetano Bongarzone, SalvatoreGullì, Mario Pantera, Pietro Danieli, Giuseppe Tavano e Francesco Paravati. (rcz)
Da visitare, alla Galleria Pramantha Arte di Conflenti, la mostra personale Rabbia e protesta. Cambiamento di Auksė Petrulienė a cura di Antonio Umberto Colosimo e Maria Rosaria Gallo.
L’evento rientra nell’ambito di Catàgeios. L’antro dell’artista – Le opere e i giorni.
«Auksė Pertrulienė – hanno spiegato gli artisti – porta in Pramantha un’ installazione di disegni legata ad una contestazione politica a difesa dell’ambiente, iniziata lo scorso 2017, quando l’artista, insieme al fotografo Darius Petrulis, scesero in strada iniziando un’azione di protesta a cui aderirono molti cittadini della città di Kaunas per fermare quella che fu definita La guerra degli alberi nella speranza di interrompere l’abbattimento ingiustificato di Ippocastani in nome di una barbara “riqualificazione” urbana, votata alla cementificazione a scapito della vivibilità, come spesso accade nell’impiego scellerato dei fondi pubblici in questi casi. Nel dicembre del 2018, le fotografie di quella protesta vennero installate lungo quelle stesse strade a memoria della battaglia svolta che – seppur non risolutiva – ottenne qualche risultato».
«I disegni – ha spiegato l’artista – nacquero un anno dopo la drammatica “guerra degli alberi” di Kaunas, quando il comune iniziò a tagliare massicciamente gli alberi delle città, sfidando le proteste dei cittadini. Nell’Agosto del 2017 abbiamo trascorso due settimane a proteggere un vicolo di 217 ippocastani. I disegni sono la testimonianza delle esperienze che abbiamo affrontato lì. Sono la testimonianza della verità. Testimonianza del male accaduto, del crimine commesso. Abbiamo visto il grottesco da molto vicino; non si è trattato solo della caduta di grandi vecchi alberi, ma anche della caduta dei diritti umani e delle autorità municipali, che hanno mostrato il loro potere e le loro disgustose bocche di menzogna».
La mostra si potrà visitare fino al 1° dicembre. (rcz)
Platania è pronta ad accogliere la Statua della Madonna Immacolata, restaurata dopo più di sei mesi di studio e di lavoro, compiuto dalle mani esperte di un affiatato team di restauratori e grazie al progetto Salviamo l’anima di Platania della Pro Loco di Platania, con il contributo dei platanesi e dei volontari.
«Recuperare la storia – si legge in una nota della Pro Loco – proteggere il passato per dare più sostanza al futuro del nostro paese è un obiettivo importante per il quale la Pro loco Platania ha scelto di impegnarsi concretamente».
Due le giornate dedicate a questo evento importante: la prima è in programma per giovedì 28 novembre, alle 17.30 al Parco Letterario “Felice Mastroianni”, dove verrà accolta la Statua e accompagnata, con un momento di preghiera, fino alla Chiesa di San Michele Arcangelo dove verrà custodita.
Seguiranno gli interventi di don Giuseppe D’Apa, amministratore Parrocchia S. Michele Arcangelo, di Michele Rizzo, sindaco di Platania e Paolo Nicolazzo, presidente Pro Loco.
La seconda giornata, invece, è in programma per mercoledì 4 dicembre, con un incontro culturale dal titolo Il restauro della statua dell’Immacolata e l’importanza della custodia della nostra memoria.
Dopo i saluti di don Giuseppe D’Apa, amministratore Parrocchia S. Michele Arcangelo e di Paolo Nicolazzo, presidente Pro Loco, intervengono Santino Pascuzzi, direttore del progetto di restauro e Antonio Cavallaro, studioso di storia e antropologia religiosa. (rcz)
Questo pomeriggio, a Catanzaro, alle 17.00, la cerimonia inaugurale del progetto Orange the world, la campagna internazionale promossa dal Women’s Leadership Institute dal 1991, e che prevede l’illuminazione, di colore arancione, di Palazzo De Nobili, della Camera di Commercio, della Banca d’Italia e della Fontana del Teatro Politeama.
Fino al 10 dicembre, i titolari di attività commerciali, aderenti all’iniziativa, esporranno la locandina e ad apporranno il bollino di adesione ad #ORANGETHEWORLDECIDOIO sugli articoli venduti. In particolare, le attività di ristorazione (ristoranti, pizzerie, bar e paninoteche) proporranno uno stuzzicante “piatto arancione” – a base di zucca, carote, arance, curcuma – o un menù contrassegnato dal bollino arancione. Una parte dei proventi dervianti da queste attività verrà devoluta per costituire una borsa di formazione professionale per una donna vittima di violenza o in situazione di fragilità, oltre che per altre attività di educazione al rispetto di genere.
Saranno presenti tutti i presidenti o delegati delle Associazioni e Club service del territorio che hanno promosso il progetto: Soroptimist Catanzaro, Lions Catanzaro Host, Lions Catanzaro Temesa, LionsRupe Ventosa, Lions Catanzaro Mediterraneo, Rotary Club Catanzaro, Rotary Catanzaro Tre Colli, Ammi Catanzaro, Confcommercio, Giovani Imprenditori di Confcommercio, Confesercenti, Cicas, Giovanni Dottori Commercialisti, Cisal, Commercianti Catanzaro 3V.(rcz)
Si chiama Passeggiate e Sapori d’Autunno l’iniziativa dell’Associazione Riviera e Borghi degli Angeli, in programma domani, sabato 23 e domenica 24 novembre a Santa Caterina dello Ionio.
Si tratta di un esperimenti di cooperazione tra i soggetti che operano nel territorio e nel settore turistico-culturale-enogastronomico, con l’obiettivo di offrire ai visitatori la possibilità di scoprire, nel periodo autunnale, gli autentici borghi del territorio con relative tradizioni culturali ed enogastronomiche.
Il programma prevede, per sabato 23 novembre, l’accoglienza, alle 16.00, nel piazzale della stazione, per poi visitare il laboratorio artistico-artigianale di Antonio Tropiano. Poi, la cena in uno dei tradizionali catoja del centro storico.
Domenica 14 novembre, prevista una passeggiata nel borgo di Santa Caterina. (rcz)
Questo pomeriggio, al Piccolo del Teatro Politeama di Catanzaro, alle 17.00, la presentazione del libro Camus, figlio del Mediterraneo di Yvonne Fracassetti Brondino.
L’evento è stato organizzato da Alliance Française Catanzaro, e prevede l’accompagnamento musicale di Roberto Tavano al pianoforte.
A più di un secolo dalla nascita di Camus, la scrittrice ripercorre lo stesso cammino che il celebre autore indica nel suo romanzo postumo “Il primo uomo”, partendo dalle radici, da Mondovi (Algeria).
Un ritorno alle origini che permette di capire e non giudicare l’avventura spirituale di Camus, non del filosofo esistenzialista com’è troppo spesso ricordato ma di un animo aperto, di uno spirito libero, di un poeta. (rcz)
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