La lettera / Angelo Sposato: Otto anni intensi, pieni e impegnativi come segretario della Cgil Calabria

di ANGELO SPOSATO – È giunto a termine il mio mandato da Segretario generale della Cgil Calabria. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare tutte e tutti coloro che in questi anni ci hanno dato la forza, gli stimoli, il coraggio per affrontare vertenze e sfide complicate, in una regione difficile e inquieta.

Sono stati otto anni intensi, pieni, impegnativi.

Ci siamo dovuti confrontare con un quadro socioeconomico e istituzionale molto compromesso, con situazioni e vertenze storiche aperte che ci hanno portato a mobilitazioni che in alcuni casi hanno paralizzato la nostra Regione, con migliaia di lavoratori precari da stabilizzare e numerose vertenze territoriali. In questi otto anni in Calabria si sono succeduti tre presidenti di regione, un facente funzioni, quattro commissari alla sanità, la pandemia, interi settori commissariati che hanno determinato rallentamenti e cambiamenti nelle relazioni e confronti istituzionali, nei tavoli di programmazione e nei risultati.

Abbiamo cercato, tutti insieme e con scelte coraggiose, di avviare un processo di riforma della nostra organizzazione in Calabria, alla luce dei cambiamenti della società e del mondo del lavoro, secondo le regole e i nostri dettati congressuali.
Ciò non sarebbe stato possibile senza la vicinanza delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati, dei tanti giovani che si sono avvicinati alla Cgil. A loro sarò sempre grato per avermi manifestato, quotidianamente, attraverso i diversi canali il loro sostegno e con la partecipazione alle tante iniziative e mobilitazione fatte in Calabria e a livello nazionale.
Un ringraziamento alla segreteria regionale, all’assemblea generale della Cgil Calabria, alle categorie e Camere del lavoro, alle associazioni con le quali abbiamo intrapreso iniziative e percorsi di legalità attraverso le costituzioni di parte civile in importanti processi contro la Ndrangheta e per aver condotto insieme la campagna per la raccolta firme per i referendum contro l’autonomia differenziata e la precarietà del lavoro. Un ringraziamento alla Cgil Nazionale, a tutte le strutture confederali e categoriali nazionali, regionali e territoriali per la vicinanza data in momenti tragici per la nostra regione, in particolare per la manifestazione di Steccato di Cutro.
Un grazie agli amici e compagni di Cisl e Uil Calabria (come non ricordare la manifestazione nazionale unitaria a Reggio Calabria nel luglio 2019 dopo 50 anni) a tutte le associazioni, alle forze politiche, alle rappresentanze parlamentari, regionali, alle istituzioni, ai Sindaci, a tutta la stampa e i media della Calabria per le attenzioni alle questioni sociali e per il lavoro fatto insieme.
Grazie a tutte le compagne ed i compagni, ai volontari, pensionate e pensionati di tutte le strutture della Cgil in Calabria che sono la nostra spina dorsale.
Lunedì 28 ottobre l’assemblea generale della Cgil Calabria eleggerà, su proposta della Cgil Nazionale, il nuovo Segretario generale.
Un grazie a tutte/i coloro che ho incrociato in questi anni e che mi hanno dato la loro amicizia e stima e donato la possibilità di conoscere, di sapere, di crescere, di confrontarci.
Un grazie particolare alla mia famiglia, a mia moglie e mia figlia per avermi sempre capito e sostenuto.
Un grazie di cuore alla Calabria che ha bisogno delle cure e del sostegno di tutti noi, da qualunque ruolo e funzione.
Noi dobbiamo continuare ad essere costruttori di futuro, di lavoro, di pace e di speranza. Grazie per avermi dato l’onore di servire una causa giusta. (as)
[Angelo Sposato è segretario generale uscente Cgil Calabria]

La giornalista Francesca Lagatta vince il premio Sanofi per la narrativa

di PINO NANOLa location è solenne, il salone delle feste dell’Ambasciata di Francia a Roma. Il Primo Premio Nazionale per la Narrativa, andato alla giornalista calabrese Francesca Lagatta (dall’agosto del 2018 corrispondente dal Tirreno cosentino per LaC News24) per “Vite di cristallo-La storia di forza e coraggio di Anna e di suo figlio Emanuele, affetto da adrenoleucodistrofia” (Rubettino Editore), non è solo un capolavoro del linguaggio giornalistico moderno, ma è soprattutto un vero e proprio inno alla vita.

Questo romanzo, davvero bellissimo, è la storia vera di Anna Cervati, che è una donna fragile nel corpo e forte nell’anima. Una donna che combatte per tutta la vita contro il destino avverso. Una donna che ha un’infanzia drammatica, segnata dal rapporto freddo e distaccato con la madre, e che vive un’adolescenza turbolenta a causa di un amore costellato di delusioni e tradimenti. Quando poi, finalmente, sposa l’uomo della sua vita, ancora giovanissima, rinunciando anche al sogno di diventare una modella, spera di poter vivere quella felicità inseguita da tempo e mai assaporata. Crede di averla raggiunta quando diventa madre di due bambini, voluti con tutte le sue forze.

Il suo tempo scorre sereno in un piccolo paesino della provincia cosentina, mentre il chiasso dei pargoli che giocano nel salotto di casa riempie le sue vene di gioia. Fino a quando, un giorno, il primogenito sembra andare in trance per qualche secondo. Anna non lo sa, ma quello è il punto preciso in cui andrà all’inferno con un biglietto di sola andata. Emanuele, questo è il suo nome, si scopre malato di adrenoleucodistrofia e i medici, quando ha solo 8 anni, dicono ai suoi genitori che vivrà ancora per poco, tra atroci sofferenze. Ma Anna si oppone alla diagnosi con tutta la rabbia che ha in corpo. Da quel momento in poi spenderà ogni secondo della sua esistenza per strappare il figlio dalle grinfie della morte. Il loro diventerà un legame unico, simbiotico, che anima le pagine di questo libro e trascina i lettori nel loro mondo, intriso di solitudine, dolore, ma anche di amore sconfinato, che disintegra i muri del tempo e dello spazio. 

Tradisce la commozione il Presidente della giuria, Gianni Letta, quando consegna a questa straordinaria donna e mamma calabrese il premio che le spetta. 

«La narrazione, dunque, come strumento terapeutico e di sensibilizzazione sociale, alla luce delle esperienze personali di pazienti e caregiver nella gestione della malattia». Era questo il tema del Premio Letterario Angelo Zanibelli Edizione 2024, “La Parola che cura”, e che ogni anno vuole dare voce a chi affronta sfide complesse, valorizzando la resilienza e il coraggio di coloro che trasformano le proprie esperienze in un potente racconto di vita, un messaggio da poter condividere. Per Marcello Cattani, Presidente e Ad di Sanofi Italia e Malta, il Premio è molto più di un semplice concorso letterario.

«È un esempio concreto e tangibile del nostro impegno costante e continuo al fianco dei pazienti, di chi li sostiene e di chi ne rappresenta le istanze». 

Quest’anno, la giuria presieduta da Gianni Letta ha premiato: “Vite di cristallo” di Francesca Lagatta (Narrativa); “Lezioni di amore per un figlio” di Stefano Rossi (Saggistica), “Il mostro che vive dentro la mamma” di Nicolò Muggianu (Illustrati), l’inedito “La memoria del cuore” di Marilù S.Manzini (che sarà pubblicato da Piemme).

Il Premio “La Parola che cura” è andato invece al progetto PortrAIts di Aism, serie di 12 immagini e ritratti in mostra, realizzate grazie a un programma di Intelligenza Artificiale che, insieme a professionisti della comunicazione, ha rielaborato il racconto e le parole di persone con sclerosi multipla. (pn)

A Reggio si consegnano i Premi Internazionali Rhegium Julii

Emanuele Trevi,  Umberto Galimberti, Renè CoronaLuca Addante, sono i vincitori della 56esima edizione dei Premi Internazionali Rhegium Julii, promossi dal Circolo Culturale Rhegium Julii, guidato da Pino Bova, che saranno consegnati domani sera, alle 21, al Teatro “Francesco Cilea”.

I due premi speciali sono stati assegnati a Sandro Gros-Pietro  per il romanzo L’abbaglio del comandante (Genesi), destinatario del Premio per il centenario della nascita di Saverio Strati, e a  Giuseppe Gangemi per la ricerca storica,  autore del libro Senza tocco di campana (Magenes,)  che vince il Premio intitolato a Pasquino Crupi.

Il Premio Internazionale “Città dello Stretto” sarà conferito, invece, al prof. Andrea Riccardi, già Ministro della integrazione del governo MontiPremio internazionale Carlo Magno per la pace, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Presidente della Società dante Alighieri.

Sono questi i nomi dei vincitori designati dalla giuria, presieduta da Corrado Calabròe composta daBenedetta BorrataGiuseppe Caridi, Gioacchino Criaco, Nadia Crucitti, Mimmo Gangemi, Dante Maffia, Annarosa Macrì, Domenico Nunnari e Giuseppe Smorto.

Nello specifico, Emanuele Trevi, premio Corrado Alvaro per la narrativa con il volume La casa del mago (Ponte alle grazie); Umberto Galimberti, premio Leonida Repaci per la saggistica con il volume L‘etica del viandante (Feltrinelli), Renè Corona, premio Lorenzo Calogero per la poesia con la raccolta I bucaneve dell’altrove (Book); Luca Addante, premio Gaetano Cingari per gli studi meridionalistici con il volume Le colonne della Democrazia. Giacobinismo e società segrete alle radici del Risorgimento (Laterza), sono i vincitori della cinquantaquattresima edizione dei Premi Rhegium Julii edizione 2022. Sono stati assegnati, inoltre,  due Premi speciali a: Sandro Gros-Pietro  per il romanzo L’abbaglio del comandante (Genesi), destinatario del Premio per il centenario della nascita di Saverio Strati, e a  Giuseppe Gangemi per la ricerca storica,  autore del libro Senza tocco di campana (Magenes,)  che vince il Premio intitolato a Pasquino Crupi.

Per quanto riguarda Andrea Riccardi, figura di primo piano del nostro paese, è «grande protagonista della vita culturale italiana, saggista di spessore internazionale, prestigioso accademico, profondo conoscitore delle radici cristiane, ha contribuito in modo decisivo al dialogo interconfessionale, sostenendo la causa degli emarginati e lavorando per la giusta causa della pace e della riconciliazione», si legge nella motivazione del Circolo.

«Andrea Riccardi è il fondatore e l’animatore della Comunità di Sant’Egidio. Nata nel 1968 per iniziativa di Riccardi in un liceo romano, la Comunità di Sant’Egidio ha avuto uno sviluppo che ha del prodigioso», scrive Corrado Calabrò. «L’attività della Comunità in favore degli emarginati, cominciata nella periferia romana, si è poi estesa a molte altre città italiane e si quindi diffusa all’estero, in 73 Paesi: sono 29 le comunità in Africa, 7 in Asia, 23 in Europa, 8 in Nordamerica, 5 in Sudamerica. Molteplici le iniziative di assistenza alle persone svantaggiate: scuole per immigrati e per bambini, compresi quelli non registrati all’anagrafe, cura e assistenza degli handicappati, degli anziani, dei malati cronici (compresi i malati di AIDS), dei malati psichici, di persone senza fissa dimora, di anziani non autosufficienti, di profughi a causa di guerre o di calamità naturali».

«Importante è l’attività svolta dalla Comunità di Sant’Egidio – continua la motivazione – in favore della pace e della cooperazione tra i popoli, con affermazione del valore della vita senza eccezioni, tanto che quella di Sant’Egidio è stata chiamata “diplomazia parallela” o, affettuosamente, “Onu di Trastevere. Un’azione che ha registrato significativi successi come quello degli Accordi di pace di Roma per la guerra in Mozambico, l’Accordo di pace per il Guatemala e quello di garanzia per l’Albania. In ogni caso, anche quando le trattative non hanno avuto successo, l’azione di Sant’Egidio è stata considerata un’importante mediazione e un punto di riferimento da vari Governi, tra cui, oltre il Governo italiano, quello francese che ha fatto perno su Sant’Egidio per un importante incontro multilaterale a Parigi nello scorso settembre».

«Profondamente e appassionatamente cattolica pur nella sua laicità – ha continuato – la Comunità organizza annualmente un incontro internazionale tra i leader delle diverse religioni per favorire con il dialogo religioso il  superamento dell’odio tra i popoli. Sono numerosi i riconoscimenti nazionali e internazionali attribuiti alla Comunità di Sant’Egidio. Tra questi ultimi il Premio Balzan, il Premio Chirac, il Premio Carlo Magno assegnato per essa a Andrea Riccardi, al quale sono pure state conferite 10 lauree honoris causa per i suoi saggi storici sulla pace, sull’accoglienza, sul rapporto Stato/Chiesa, sulla rigenerazione del futuro».

«La storia del Rhegium, del resto, non ha mai avuto connotazioni effimere e consumistiche – si legge in una nota – ma ha offerto sempre qualcosa di più: un cielo aperto sulla vita ricco di idee, di passione civile, di spinte all’edificazione culturale alimentata dai contributi di pensiero dei fondatori e l’entusiasmo dei nuovi talenti».

«Il Rhegium Julii in 56 anni di vita – continua la nota – grazie alla spinta ed alla generosità dei tanti volontari, ha saputo coinvolgere straordinarie  personalità calabresi  come Gilda Trisolini, Emilio Argiroffi, Pasquino Crupi, Ernesto Puzzanghera, Francesco Fiumara, esaltare prima le presenze importanti di Leonida Repaci, Fortunato Seminara, Saverio Strati, Mario La Cava, Antonio Piromalli, Antonio Altomonte, Lorenzo Calogero e oggi degli scrittori Mimmo Gangemi, Gioacchino Criaco, Mimmo Nunnari, Annarosa Macrì, Benedetta Borrata, Nadia Crucitti, lo storico Giuseppe Caridi, i poeti Corrado Calabrò e Dante Maffia che hanno trascinato tutti con la forza di un fiume in piena».

«Ed è dal desiderio di accrescere ulteriormente il confronto oltre ogni barriera culturale, ideologica e di pensiero – viene spiegato – che nacquero i Premi nazionali e internazionali Rhegium Julii che hanno registrato la presenza dei più grandi intellettuali del nostro Paese e del mondo».

«Oggi l’Associazione – si legge ancora – sembra non fermarsi in più. Ha rafforzato la fede nella cultura, nella creatività, nell’antico sogno che ha fatto nascere la Polis prima, un Paese democratico poi».

«C’è la coscienza di un servizio non ancora concluso – si legge ancora – di una missione da compiere. Sotto i nostri occhi il mondo è sofferente per guerre interminabili, diseguaglianze, disumanità e a tutti appare essenziale lottare con convinzione per la promozione e la salvaguardia della bellezza, della pace, che restano obiettivi fondamentali per la qualità della nostra vita».

«Il Rhegium Julii – ha concluso – è consapevole di essere solo uno strumento di crescita di questo territorio e del nostro Paese, e, come sempre, continuerà a rispondere presente all’appello dei giovani per un futuro migliore. Il Rhegium Julii ci sarà». (rrc)

 

Mammoliti (PD): I parlamentari calabresi sollecitino Anas per lavori urgenti di ripristino su Statale 208

Il consigliere regionale del Pd, Raffaele Mammoliti, ha chiesto che i parlamentari calabresi si attivino per sollecitarel’Anas per effettuare, con urgenza, i lavori di ripristino della Statale 280 e, alla Regione,  «di provvedere con urgenza a stanziare risorse adeguate e tempestive per i comuni colpiti e a farsi carico dei danneggiamenti al sistema produttivo che aveva già negli anni passati subito danni ingenti per le stesse ragioni e le stesse incurie di oggi». 

Per il dem, infatti, «è davvero inaccettabile il tempo che si impiega per ripristinare la voragine che si è aperta nella statale 280 a seguito del nubifragio che ha colpito la Calabria nella notte tra il 20 e il 21 ottobre».

«Dopo la seduta del Consiglio regionale – ha spiegato – durante la quale la maggioranza non ha inteso far discutere la mozione presentata dal gruppo Pd, nonostante le rimostranze espresse durante il mio intervento, né ha dedicato un cenno all’emergenza, si susseguono gli annunci di possibile ripristino della voragine che si è aperta lungo la statale 280 in 15 giorni, come se si trattasse di 15 ore». 

«Cosa ha fatto il centrodestra negli ultimi cinque anni di governo alla regione?», ha chiesto Mammoliti, sottolineando come «invece di parlare come se stessero governando altri, la giunta approvi un piano di interventi per la manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio che purtroppo non si può fare con i droni, ma attraverso l’impiego di necessarie risorse umane».

«La Calabria continua ad essere considerata marginale e periferica – ha concluso – nonostante le tante risorse disponibili che i governi di centrodestra ai vari livelli non stanno utilizzando proficuamente».

Muraca (PD): Occhiuto intervenga per trasferire funzioni a Metrocity RC

Il consigliere regionale del Pd, Giovanni Muraca, ha evidenziato come sia «imbarazzante che esponenti del centrodestra nazionale disconoscano l’assurda e irragionevole situazione che vede la Città Metropolitana di Reggio Calabria ancora priva delle funzioni che, per legge, la Regione le avrebbe dovuto trasferire ormai da lungo tempo».

«Solo così, infatti – ha spiegato – si può spiegare l’insensato attacco dei deputati della Lega che, alla Camera, hanno individuato nella Città Metropolitana la responsabilità per il mancato risarcimento agli agricoltori reggini dopo i danni causati dai cinghiali sui loro terreni. Palazzo Alvaro e la maggioranza del sindaco Giuseppe Falcomatà avrebbero riconosciuto volentieri gli indennizzi dovuti ai lavoratori, ma è la Regione, titolare, appunto, delle funzioni specifiche, a dover rispondere di ogni ritardo o omissione».

Il dem ha evidenziato «l’incredibile svarione di chi, pur ricoprendo incarichi pubblici di prestigio a livello nazionale, disconosce la singolarità, unica in Italia, di una Città Metropolita che, da anni, invoca ruoli, deleghe e risorse che la Regione trattiene, inspiegabilmente, per sé».

«Ed allora – ha continuato l’esponente del Pd – crediamo non si possa più rinviare una questione che ha davvero raggiunto il limite di ogni umana sopportazione. Sono trascorsi ormai molti mesi dall’annuncio dell’avvio del tavolo tecnico-politico per il trasferimento delle funzioni, ma la comunità reggina si domanda a che punto sia questa procedura e come mai stia passando così tanto tempo, dopo il lungo ritardo degli anni passati, per finalizzare questo percorso».

«Il Governatore Roberto Occhiuto intervenga, nel più breve tempo possibile – ha concluso – per sanare un’anomalia tutta calabrese che lede i diritti dei cittadini reggini, offende le istituzioni e, come abbiamo potuto costatare, espone a clamorose gaffe esponenti che, a Montecitorio, rappresentano la sua stessa maggioranza». (rrc)

La consigliera Straface: Da Giunta Occhiuto lavoro di razionalizzazione su Enti Strumentali

La consigliera regionale e presidente della Terza Commissione in Consiglio regionale, Pasqualina Straface, ha evidenziato come «se, sugli enti strumentali della Regione Calabria, vi è una novità avviata e portata avanti con determinazione in questi pochi primi anni dalla Giunta guidata dal Presidente Roberto Occhiuto è, tra le altre, il grande, progressivo lavoro di razionalizzazione che ha trovato un punto di sintesi e di caduta nel bilancio consolidato approvato nei giorni scorsi dal Consiglio Regionale».

Straface ha sottolineato come rispetto a quasi mezzo secolo di regionalismo rimasto di fatto in una condizione di stallo sulla dimensione del sottogoverno diffusamente usata come fonte di ammortizzatori sociali, proprio grazie all’azione riformatrice messa in campo in questi soli due anni, si sia iniziato finalmente e perimetrare un sistema contabile in grado di tracciare, all’interno di coordinate contabili e finanziarie univoche, tutta la rete degli enti sub-regionali che fino ad oggi, inutile nasconderselo, è stata sottratta ad ogni forma di controllo da parte della Regione.

«Oltre ogni tentativo di polemica strumentale letto nei giorni scorsi e che presuppone, sul punto in particolare – ha proseguito – un revisionismo storico che non è sostenibile, come si potrebbe negare che per la prima volta, proprio con la Giunta Occhiuto, sono stati approvati bilanci e rendiconti di più esercizi; sono stati accorciati i tempi di rientro dei piani di razionalizzazione già avviati; ed è stata ri-trasformata l’agenzia Calabria Lavoro nel nuovo soggetto Arpal?».

«E come negare che Calabria Verde – ha detto ancora – fonte in passato di criticità finanziarie notevoli, sta finalmente recuperando un ruolo importante, con una visione integrata del personale che viene utilizzato su più fronti: dalla Protezione Civile alla difesa del territorio? Per cinque anni non è stato approvato il bilancio di previsione e neppure i consuntivi; adesso sono stati approvati entrambi».

«O come tacere, ancora – ha aggiunto –, sulla riforma senza precedenti avviata per arrivare al Consorzio unico di Bonifica che, al pari di tutte le altre pensatissime situazioni ereditate, deve addirittura far fronte ancora a pignoramenti di 20 anni fa, lasciate dai singoli ex consorzi territoriali?».

«Avere finalmente, oggi, un unico interlocutore è circostanza largamente positiva, è un cambio di passo tangibile ed anche qui incontestabile», ha detto ancora la consigliera, aggiungendo: «Certo, anche in questo caso, l’azione riformatrice avviata non può produrre tutti i suoi effetti nel primo anno, eppure già la scorsa estate, il Consorzio unico è potuto intervenire ovunque, su tutto il territorio regionale, offrendo risposte a tutte le richieste di intervento, quasi in tempo reale; ha già riscosso, solo come bonario, il 55% ed è pronto ad emettere il ruolo ordinario; ha avviato un nucleo ispettivo su tutto il territorio per mappare tutte le anomalie ed irregolarità su cui intervenire e riscuotere; ha avviato una massiccia pulizia dei canali e per la prima volta, ha promosso un’azione di comunicazione istituzionale per informare nella massima trasparenza insieme all’informatizzazione del catasto».

«Con lo stesso criterio di razionalizzazione e di equilibrio – ha continuato – si è intervenuti, nell’ambito di una manovra di assestamento che certifica complessivamente un miglioramento della condizione finanziaria dalla Regione Calabria, per incrementare il monte orario anche di quei lavoratori precari, già assegnati ai dipartimenti regionali, attualmente collocati in Arpal, stabilizzati a 18 ore».

«E lo si è fatto, anche qui –  ha sottolineato Straface – al netto di campagne mistificatorie della realtà artatamente messe in campo in queste ore, utilizzando un residuo storicizzato di 4,5 milioni, derivante da economie dell’antico stanziamento per i lavoratori Lsu/Lpu, molti dei quali sono andati progressivamente in pensione negli anni oppure sono stati e sono usati nei e dai comuni che in questi anni li hanno in larga parte stabilizzati con risorse proprie e rispetto ai quali, in ogni caso, saranno individuate come sempre accaduto fino ad oggi, tutte le ulteriori soluzioni più adeguate ed utili, senza mai alcuna discriminazione tra lavoratori precari». (rrc)

Pioggia di ricorsi al Tar per la Città Unica

di FRANCO BARTUCCIIl disegno di legge della città unica non piace a molti che gravitano nell’area interessata. “Città unica, pioggia di ricorsi al Tar”, è il titolo dato da un noto quotidiano calabrese per quanto sta succedendo in questi giorni sulla questione della fusione dei Comuni di Rende, Castrolibero e Cosenza, il cui disegno di legge della Regione Calabria,  è stato approvato nello scorso mese di luglio,  prevedendo appunto una fantomatica fusione in “città unica”.

Tale provvedimento ha prodotto l’indizione di un referendum consultivo, da parte del presidente della giunta Regionale Roberto Occhiuto, tra le tre comunità dei territori comunali in questione per il prossimo 1° dicembre (coincidente con il 53° anniversario di approvazione del primo Statuto dell’Università della Calabria tramite un Decreto del Presidente della Repubblica, firmato dal Ministro della Pubblica Istruzione Riccardo Misasi, (DPR n° 1329).

Diciamo che il disegno di legge ha prodotto, come chiarisce il titolo del giornale sopra riportato, la costituzione di vari comitati pro e contro, ma soprattutto dei ricorsi al Tar avverso l’indizione del referendum, come dello stesso testo legislativo, da parte dei Sindaci di Cosenza, Castrolibero e Luzzi, nonché dell’Associazione rendese “Comitato spontaneo per il no”. Il Tar Calabria, alla luce della prima udienza svoltasi lo scorso 16 ottobre, ha fissato la prossima udienza per il 6 novembre 2024.

Insomma si è creata una situazione a dir poco campale per gli effetti di contrapposizione delle parti pro e contro con motivazioni poco illuminanti circa il futuro di questa nuova città nella media Valle del Crati, con analisi e linguaggi che ci fanno pensare agli effetti biblici della “Torre di Babele”, trattandosi di pensieri legati ad un passato e a concetti che guardano a forme di non condivisione, ma di difesa del proprio orticello.

Poi c’è il metodo d’imposizione costitutivo di un progetto basato su un “piano di fattibilità” debole e povero di contenuti e memorie storiche, economiche, sociali e culturali, nonché di scarsa conoscenza del territorio stesso, che portano i fautori del no ad azioni di rifiuto in quanto anticostituzionale e poco garante del diritto di democrazia che spetta ai cittadini dei territori comunali coinvolti.

In parole povere è un disegno di legge che crea la sua prima vittima nell’Università della Calabria togliendole il diritto di crescere e svilupparsi nelle dimensioni e nei contenuti previsti dalla sua legge istitutiva del 1968, che porta il nome di Aldo Moro, quale presidente del Consiglio; poi del suo Statuto approvato, come sopra riportato, con un Dpr del Presidente della Repubblica 1° dicembre 1971 n° 1329, a firma del Ministro della Pubblica Istruzione Riccardo Misasi; nonché degli elaborati progettuali del concorso internazionale appartenenti agli architetti: Vittorio Gregotti (nelle strutture dipartimentali e scientifiche – Cubi e asse ponte) e Tarquinio Martensson (nelle strutture residenziali – campus centro residenziale).

Un progetto futuristico, le cui strutture, su decisione e delibera del Comitato Tecnico Amministrativo, con presidente il Rettore Beniamino Andreatta, adottata precisamente il 31 luglio 1971, su studio e proposta di un’apposita commissione presieduta dal dott. ing. Roberto Guiducci, componente dello stesso organo amministrativo in rappresentanza del Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, erano da collocarsi a Nord di Cosenza sui territori dei Comuni di Rende e Montalto Uffugo,  su un asse di 3.400 metri lineari (ne sono stati appena realizzati 1,240 metri lineari) legato nell’area Sud alla Statale 107 (Crotone, Cosenza, Paola); mentre nell’area Nord, all’asse ferroviario Cosenza, Paola, Sibari con incrocio in località Settimo di Montalto Uffugo.

Il tutto avendo a valle l’autostrada Salerno Reggio Calabria, con lo svincolo di Cosenza Nord a due passi che incrocia la Statale 107. Mentre, sempre a Nord, è in progettazione ad opera dell’Anas un nuovo svincolo autostradale proprio in località Settimo di Montalto Uffugo, dove è pure prevista la nuova stazione ferroviaria, quale incrocio dell’asse direzionale dell’Università della Calabria, nella cui zona su 50 ettari di terreno appartenenti al Comune di Montalto Uffugo sono previste strutture importanti del progetto Gregotti, quali il parco tecnologico e il villaggio dello sport.

Il disegno di legge regionale sulla “città unica”, avendo a nord quale confine del comune di Rende il fiume Settimo (punto di riferimento visivo il ponte ferroviario dell’asse Sibari/Paola che scavalca la statale 19 incrociando subito dopo l’asse ferroviario Cosenza/Paola), scarica e abbandona in altra area urbana (Montalto Uffugo) opere importati del progetto dell’Università come sopra riportato. Un’area urbana occupata fino ad oggi da circa 5000 abitanti residenti e che denuda ed impoverisce il “piano di fattibilità” redatto da valenti professionisti, per come dichiarato dalle autorità regionali.

Eppure il Rettore Beniamino Andreatta ed il Comitato Tecnico Amministrativo dell’Università della Calabria, a seguito dell’estensione del progetto dell’Università (3.400 ml e ne sono stati realizzati appena 1.240 metri lineari), lanciarono la richiesta pubblica, per darne valore di riferimento e sviluppo nazionale ed internazionale, di creare un’area urbana più ampia ed unica che comprendesse i comuni di Rende, Montalto e Cosenza, auspicando la nascita della “Grande Cosenza” nella media valle del Crati.

Una nuova città a dimensione europea, punto di riferimento e richiamo nell’area del Mediterraneo, con valori ed impostazioni di servizi necessari a darle un aspetto metropolitano paragonabile alla mega città metropolitana di Londra. A questo disegno della “Grande Cosenza” si frappone oggi in modo molto più riduttivo il disegno della “Città unica”, proposta dalla Regione Calabria. Ma ne potremo parlare facendo un raffronto nel prossimo servizio. (fb)

Uil Calabria e Uil Scuola lancia l’allarme per i tagli alla scuola

Mariaelena Senese, segretaria generale di Uil Calabria e Andrea Codispoti, segretario generale Uil Scuola Calabria, hanno espresso preoccupazione per i tagli previsti dalla nuova Legge di Bilancio ai danni dei docenti e del personale Ata, che rappresentano una minaccia grave per il sistema scolastico calabrese e per il diritto allo studio degli studenti della regione.

«Sono tagli che colpiscono il cuore dell’educazione – hanno evidenziato –. Il piano del Governo di ridurre il numero di docenti e collaboratori scolastici appare come una vera e propria scure che si abbatte sulla scuola. Questi tagli non solo compromettono il normale funzionamento delle istituzioni educative, ma mettono a rischio l’intera struttura dell’offerta formativa, in particolare nelle aree interne della Calabria».

«Qui, le scuole non sono solo luoghi di istruzione – hanno proseguito – ma autentici presidi di legalità, centri di aggregazione sociale per le famiglie e un simbolo tangibile della presenza dello Stato in territori spesso afflitti da infiltrazioni mafiose».

«Si tratta di un rischio reale per le comunità locali – hanno ribadito –. Il taglio dei collaboratori scolastici rischia di portare alla chiusura di molti plessi scolastici nelle zone più remote della regione, costringendo gli studenti a lunghe trasferte per raggiungere scuole più distanti. Questo non solo priverà le comunità locali del loro punto di riferimento educativo, ma avrà anche ripercussioni sul sistema dei trasporti pubblici e sulle infrastrutture stradali regionali, già in difficoltà. Il danno sarà duplice: da un lato la desertificazione scolastica, dall’altro un sovraccarico del sistema viario e dei trasporti».

«La Uil Calabria e la Uil Scuola Calabria sottolineano, con forza – hanno detto ancora – che questi tagli vanno a compromettere il diritto fondamentale allo studio, negando agli studenti calabresi l’accesso a un’istruzione di qualità. La scuola deve rimanere un presidio sul territorio, capace di garantire non solo l’apprendimento, ma anche la sicurezza e la coesione sociale».

«In qualità di rappresentanti dei lavoratori del settore scolastico – hanno concluso – chiediamo al Governo di rivedere queste decisioni, evitando che a pagare siano, come sempre, le fasce più vulnerabili della popolazione, e di riconoscere il ruolo centrale della scuola nella costruzione di un futuro più equo e solidale». (rcz)

A Roccella Jonica l’anteprima del festival “Un argomento a piacere”

Prende il via domani, a Roccella Jonica, all’Ex Convento dei Minimi, l’edizione zero del Festival dell’Argomento a Piacere,  diretto dal giornalista Tommaso Labate.

Il Festival, che terminerà sabato 26, darà un assaggio di ciò che aspetta il pubblico a giugno 2025 con la prima edizione, che sarà organizzata su tre intere giornate.

La particolarità del festival è che sono gli ospiti a scegliere l’argomento di cui parlare, senza una cornice tematica definita, ma soprattutto al di là delle cariche, dei ruoli, delle professioni. Una due giorni per raccontare le passioni, hobby, e interessi di volti noti al grande pubblico.

Si parte alle 18 con Carlo Cottarelli e un dialogo su “La musica leggera”, dove interverrà anche un ospite musicale a sorpresa. L’economista spiega la scelta del suo “argomento a piacere: «A parte l’economia e l’Inter la musica cosiddetta “leggera” è una delle cose che mi interessano di più. Amo cantare accompagnandomi – male – con la chitarra e sono come un juke box: suono un po’ di tutto, in particolare i cantautori italiani».

Si prosegue sabato 26 ottobre, sempre alle 18, con Makkox “La fantascienza”. A dialogare col disegnatore e fumettista di questa sua passione ci sarà Amedeo Balbi, astrofisico e divulgatore scientifico.

«Ho scelto la fantascienza perché mi piace – ha spiegato Makkox – mi sembra una motivazione coerente per un festival dedicato a un “argomento a piacere”. Se l’evento fosse stato dedicato a “qualcosa che odi” avrei sicuramente scelto la politica».

«In un’epoca in cui si punta tutto sulla iper specializzazione cosa c’è di più bello che riscoprire il vecchio “tema a piacere”? È così che è nata l’idea di proporre a grandi esperti nei loro settori – Cottarelli nell’economia, Makkox nel disegno – di esprimersi non in quella che è la loro specialità, ma in un tema a piacere – spiegano gli organizzatori –. Oggi ciascuno ridisegna i propri orizzonti sulla base dell’interrogazione continua che abbiamo dalla vita e dai social: crediamo sia bello e anche un po’ liberatorio riscoprire la vecchia cara domanda a piacere che – come insegnavano i professori veramente bravi – era la più difficile delle domande, quella che dava la possibilità di esprimersi e di essere valutati al meglio».

«Ce ne siamo inventata un’altra! Ed è bellissima!», ha detto il sindaco di Roccella, Vittorio Zito, spiegando: «immaginate un festival dove sono gli ospiti a scegliere l’argomento di cui parlare, senza una cornice tematica definita, ma soprattutto al di là delle cariche, dei ruoli, delle professioni. Un festival che da spazio agli ospiti per raccontare le loro passioni».

«E allora, chi l’ha detto che un seguitissimo economista non può salire su un palco e parlare di musica leggera e un conosciutissimo fumettista tenere una lezione sulla fantascienza?», ha aggiunto il primo cittadino, ringraziando Labate «per aver creduto a questa piccola follia accettando il ruolo di Direttore Artistico del Festival». (rrc)

Sanità privata, sindacati incontrano la struttura commissariale ma è fumata nera

È fumata nera per l’incontro avvenuto per il mancato rinnovo contrattuale Aiop/Aris Sanità privata tra i segretari di categoria Baldari e Sciolino per Fp Cgil, Giordano e Rubino per Cisl Fp e Bloise per Uil Fpl per le Associazioni datoriali, i rappresentanti di Aiop e Aris, Anaste, Agidae, Uneba, Anisap, Andiar, Federlab e il sub-commissario Esposito.

I segretari di categoria hanno rappresentato unitariamente le ragioni della vertenza nazionale riguardo il mancato rinnovo contrattuale Aiop/Aris Sanità privata e per il contratto unico Aiop/Aris Rsa che interessa oltre 200mila unità su tutto il territorio nazionale, che forniscono importanti servizi ospedalieri, riabilitativi, territoriali, socioassistenziali.

In ragione dei lunghi blocchi contrattuali che sembrano reiterarsi, 14 anni per il Ccnl Sanità privata (rinnovato una sola volta nel 2020 sul triennio 2016/18) e la lunga attesa verso il contratto unico per Aiop/Aris Rsa da chiudersi entro giugno 2024 con salari fermi al 2012, le lavoratrici e i lavoratori di questo comparto hanno aderito in massa allo sciopero dello scorso 23 settembre indetto dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato in causa anche le Regioni, chiedendo la revoca degli accreditamenti per le strutture che non rinnovano i contratti o applicano contratti poco dignitosi.

Anche nell’incontro che si è tenuto ieri in Calabria, i rappresentanti sindacali hanno espresso la necessità di porre dei vincoli negli accreditamenti regionali, revisionando l’attuale regolamento e coinvolgendo le organizzazioni sindacali al fine di assicurare omogeneità di trattamento retributivo e di condizioni di lavoro garantiti da puntuali rinnovi contrattuali, nel rispetto del principio che a uno stesso lavoro debbano corrispondere lo stesso salario e gli stessi diritti.

Tutte le parti datoriali presenti al tavolo, anche quelle non direttamente interessate ai rinnovi contrattuali oggetto della convocazione, hanno comunicato che i rinnovi contrattuali per loro sono condizionati alla modifica delle tariffe che vanno incrementate ed ai finanziamenti che in questo senso saranno a loro destinati dal governo e dalla Regione a cui hanno chiesto conto anche del mancato rimborso delle spese sostenute durante la pandemia, aggiungendo infine che, data la lievitazione dei costi, potrebbero essere a rischio a breve i livelli occupazionali.

Il Commissario Esposito ha esposto i limiti finanziari a cui è sottoposta la Calabria, quale regione vincolata al piano di rientro, ed ha anche comunicato che il 70 per cento delle tariffe calabresi, benché datate, superano la media delle tariffe nazionali e quindi la Regione ha pochi margini finanziari su cui poter fare leva.

«Alla luce di quanto emerso dall’incontro – si legge in una nota – resta intatta la distanza tra le rivendicazioni avanzate dalle organizzazioni sindacali a livello nazionale e locale e le parti datoriali che legano indissolubilmente e unicamente il trattamento dei lavoratori ai finanziamenti istituzionali. (rcz)