Lo Papa (Fisascat) chiede a Occhiuto incontro per il Turismo Termale

«Concertare una strategia di ampliamento dell’offerta termale, evitando che alle terme si pensi solo in un’ottica sanitaria e di benessere, richiede una regia allargata». È per questo motivo che il segretario generale della Fisascat Cisl, Fortunato Lo Papa, ha chiesto un incontro al presidente della Regione, Roberto Occhiuto e all’assessore regionale al Turismo, Giovanni Calabrese, per un «ambito che può diventare strategico, specialmente in ottica turistica e che merita di essere inserito in una programmazione adeguata ed in un ragionamento che includa le parti sociali».

Lo Papa, infatti, ha espresso soddisfazione «per il rinnovo del contratto collettivo nazionale per i dipendenti delle aziende termali e dei centri benessere termali e si augura che a questo importante giro di boa segua una discussione ampia sul rilancio del settore in Calabria».

«Per potere permettere che il turismo in Calabria sia realmente destagionalizzato – ha proseguito il segretario – e che l’ampliamento della stagione sia concreto, e non uno slogan o retorica da salotto, è necessario operare affinché i lavoratori e le lavoratrici siano adeguatamente tutelati e le strutture stesse siano inserite all’interno di percorsi turistici».

«La pandemia ha fatto riscoprire il turismo di prossimità – ha concluso – i borghi meno rinomati e le tradizioni. Il turismo si è sganciato dalle mete note e ha creato nuovi itinerari. Itinerari nei quali è auspicabile l’inserimento anche delle mete termali». (rcz)

Di Matteo (Exit): Occhiuto chieda stato di calamità naturale per danni maltempo a Lamezia

Paolo Di Matteo, coordinatore regionale Exit – Sovranità per l’Italia, ha chiesto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, di chiedere lo stato di calamità naturale per i danni del maltempo a Lamezia Terme.

«È bastata una notte turbolenta – ha spiegato – dal punto di vista delle condizioni climatiche per mettere la nostra città di Lamezia Terme in ginocchio. Le forti piogge cadute con intensità hanno provocato molti danni e vari disagi e solo per miracolo non si sono avute conseguenze tragiche per i cittadini. Non è certo da quest’ultima intemperia che scopriamo la fragilità del nostro territorio. Sono infatti anni in cui alle prime burrasche autunnali si verificano allegamenti e cedimenti di strade con tanto di voragini, tombini che saltano e fiumi e torrenti ingrossati».

«Da anni si lancia l’allarme, per esempio – ha proseguito – sul torrente Cantagalli ma tutti gli enti preposti puntualmente fanno orecchie da mercante. Sono anche risibili le reazioni di quegli esponenti politici che da destra a sinistra in queste ore chiedono dirottamenti di fondi destinati ad altro uso per venire incontro a tali emergenze».

«Ora – ha aggiunto – se si vuol andare contro questa amministrazione comunale, nei confronti della quale anche noi di Exit siamo scontenti, va bene, che si faccia pure, ma almeno si colga il senso e la prospettiva risolutiva di quanto si afferma. Oggi si fa la conta dei danni e da quanto noi di Exit abbiamo potuto vedere, ingenti danni hanno colpito soprattutto l’agricoltura, un settore di cui nessuno si preoccupa».

«Occorre, dunque – ha aggiunto – correre ai ripari e questo significa rimborsare innanzitutto i  danni, cosi come viene fatto in altre parti d’Italia, dove è precipuamente l’ente Regione a recitare il ruolo di richiedente presso il governo regionale».

«Riguardo poi al nostro comune – ha concluso – chiediamo al sindaco Paolo Mascaro ed a tutta l’amministrazione di provvedere alla pulizia e manutenzione  di tombini, fiumi e torrenti, urge una rapida mappatura delle strade e delle zone interessate agli interventi. A troppa negligenza siamo costretti ad assistere in tempi ordinari, poi, quando giungono quelli straordinari,  segnati da disagi e danni causati dalle avverse condizioni meteo, altro non si può fare che fare la conta dei disastri, quando, con una adeguata attenzione , tutto ciò non si potrebbe evitare». (rcz)

Al via il nuovo anno sociale del Lions di Siderno e di Locri

di ARISTIDE BAVAIl Lions Club di Locri e il Lions Club di Siderno  hanno dato l’avvio alla loro nuova  annata sociale con una suggestiva cerimonia che si è tenuta, in forma congiunta, presso l’Hotel Parco dei Principi di Roccella alla presenza di numerosi esponenti di primo piano del Distretto Lions 108 ya.

Il loro programma guarda essenzialmente ai problemi del territorio. Erano presenti, tra gli altri, il primo vicegovernatore Pino Naim, l’immediato past governatore Pasquale Bruscino, il presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione distrettuale Franco Scarpino, il secondo vicegovernatore Bruno Canetti, il presidente di Circoscrizione Giovanni Barone e il presidente di zona, Francesco Ferraro, oltre a vari officer distrettuali dell’importante associazione internazionale.

I lavori coordinati dai cerimonieri dei due club, rispettivamente Maria Luisa Muscoli e Domenico Bombardieri, sono iniziati con la cerimonia di ammissione di due nuovi soci Lions in seno al club di Siderno, Stefano Amato e Meri Pizzata, entrambi avvocati.

Poi gli interventi dei Presidenti dei due club, Toni Zuccarini e Alfredo Pisapia che hanno illustrato il programma che farà da cornice, nell’anno sociale 2024/2025 all’attività dell’associazione: un programma – è stato annunciato – che si farà in gran parte in collaborazione diretta tra i due club e che sarà  fortemente incentrato sulle problematiche del territorio e su alcuni services di rilevanza nazionale che sono alla base dell’attività distrettuale e internazionale dell’Associazione Lions.

Quindi si sono susseguiti gli interventi, nell’ordine, di Francesco Ferraro, Giovanni Barone, Franco Scarpino. Quest’ultimo, peraltro, ha consegnato due importanti riconoscimenti lionistici a Vincenzo Mollica (Club di Siderno) e Giuseppe Ventra (Club di Locri) per i meriti acquisiti nelle precedenti attività nella loro qualità di responsabile del club di Siderno il primo e presidente di circoscrizione il secondo.

Poi sono intervenuti  Bruno Canetti, Pasquale Bruscino e Pino Naim, futuro governatore calabrese per l’anno sociale 2025/2026 a cui sono state riservate le conclusioni. Naim si è detto particolarmente soddisfatto dei programmi enunciati e di quanto  i responsabili della associazione stanno facendo evidenziando l’importanza che i club Lions stanno prestando alle necessità ei territori di competenza e salutando con grande soddisfazione il nuovo corso del lionismo che, da qualche, anno ha attivato una importante collaborazione paritaria con le Istituzioni locali e con le altre associazioni di volontariato di primo piano che ha portato a numerosi successi e che serve da stimolo per la soluzione di molti problemi di particolare importanza per le comunità.

Ha rilevato che i due club della fascia ionica reggina hanno saputo coniugare  perfettamente la forza della tradizione e la passione dell’impegno salutando con un forte apprezzamento  le iniziative messe in atto nella passata annata sociale e quelle programmate per l’immediato futuro. La cerimonia  lionistica  è stata animata dalla presenza di un qualificato gruppo di artisti quali Manuela Cricelli, Cosimo Ascioti e Barbara Franco che, con Francesco Lombardo, hanno allietato la serata. (ab)

Il presidente Occhiuto: Struttura dell’Ospedale della Sibaritide completa al 70%

La struttura dell’ospedale della Sibaritide è completa al 70%. Lo ha detto il presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, in un video.

Il governatore, infatti, ha fatto una visita a sorpresa nel cantiere dell’Ospedale, incontrando i 60 operai all’opera.

«L’spedale della Sibaritide era stato progettato 20 anni fa, si doveva realizzare già 15 anni fa, ma non è stato mai realizzato», ha detto il governatore, ricordando come «avevo promesso che l’avremmo realizzato nella mia legislatura».

Nel corso del video, Occhiuto fa vedere i lavori in corso, con i materiali già arrivati che stanno già arrivando e le strutture finite. Entro dicembre sarà chiuso tutto l’involucro.

Un 70 per centro che non è stato facile raggiungere: «i costi dei materiali sono molto lievitati negli ultimi 20 anni – ha detto ancora Occhiuto – però, con molta determinazione si possono risolvere probelmi giganteschi anche in Calabria» .

Inoltre, Occhiuto ha annunciato che gli operai lavoreranno anche di domenica per «dare ai calabresi il diritto alla cura in una parte importante della regione come la Sibaritide». (rcs)

A Reggio consegnato il premio giornalistico “La matita rossa e blu”

Successo, a Reggio, per la 14esima edizione del Premio giornalistico nazionale “La matita rossa e blu”, organizzato dalla Fondazione Italo Falcomatà.

La cerimonia, svoltasi a Palazzo Alvaro, ha fatto il pieno di pubblico e che conferma, ancora una volta, il premio giornalistico dedicato al sindaco della Primavera reggina come un punto di riferimento nel campo dei riconoscimenti dedicati al settore dell’informazione nazionale.

La giornalista del Corriere della Sera, Francesca Gambarini, tra la commozione dei tanti presenti ha ricordato la figura di Rosetta Neto Falcomatà, moglie del sindaco Italo Falcomatà e storica presidente della Fondazione, scomparsa recentemente, lasciando un vuoto non solo tra i suoi cari e tra chi l’ha conosciuta, ma nel panorama culturale cittadino e regionale.

A prendere la parola in apertura di serata è stata la neopresidente della Fondazione, Valeria Falcomatà, ora alla guida del Consiglio d’amministrazione.

«Il premio nazionale giornalistico giunge alla sua quattordicesima edizione – ha detto la presidente – ed è uno degli eventi più cari alla Fondazione perché il giornalismo è lo strumento attraverso il quale si realizza la democrazia partecipata. Italo Falcomatà, e di conseguenza la Fondazione a lui dedicata, credono fortemente nella democrazia partecipata. E la partecipazione non può esistere senza un’adeguata informazione».

«Ecco perché l’informazione, che sia della televisione, della carta stampata, del web o della radio – ha sottolineato – è lo strumento più efficace per la partecipazione della comunità, che è anche il vero senso autentico della democrazia».

«Noi crediamo molto in questo premio – ha concluso –. Quest’anno abbiamo avuto l’onore della medaglia del Presidente della Repubblica che ci inorgoglisce e ci spinge ad andare avanti in questa direzione».

A introdurre gli ospiti un video con le parole del sindaco Italo Falcomatà, quelle del suo discorso d’insediamento nel 1993 quando, eletto per la prima volta, si rivolgeva alla popolazione e soprattutto ai media sottolineando «vogliamo che la stampa ci giudichi in itinere».

Insieme alla giornalista Gambarini a moderare la serata e conversare con i premiati anche Gianfrancesco Turano, giornalista de L’Espresso. Al centro del dibattito i temi legati all’aggiornamento della professione giornalistica, il rapporto con la politica, il ruolo del giornalismo d’inchiesta, le caratteristiche di un mestiere sempre in continua evoluzione, alle prese con alcuni interrogativi deontologici di strettissima attualità ed in più con una serie di proposte di aggiornamenti normativi che dovrebbero puntare a migliorare quel meccanismo di rappresentanza tra la partecipazione della società civile ed il governo della cosa pubblica.

I premiati: Riccardo Bocca, scrittore e vicedirettore di Tpi, Carlo Tecce, giornalista de L’Espresso e Report, e Giovanna Vitale, penna de La Repubblica, ognuno con la sua storia, ognuno col suo bagaglio d’esperienza hanno delineato il ruolo dell’informazione in un mondo, quello del giornalismo che cambia, che chiede sempre nuove competenze, che non deve dimenticare di mettere al centro le persone e che continua ad affermare con forza la necessità di operatori e professionisti che continuino ad essere “testimoni di verità”.

L’edizione di quest’anno ha segnato infine una lieta novità: il primo memorial 3vs3 di street basket dedicato ad Italo Falcomatà e tenutosi al playground Kobe Bryant al Tempietto. Promosso dall’Associazione Mundialito, con il prezioso supporto della Federazione Italiana Pallacanestro, il torneo ha coinvolto decine di partecipanti, ai quali sono stati consegnati dvd e libri dedicati alla figura di Italo Falcomatà.

Una vera e propria festa dello sport che ha suggellato il rapporto speciale che è sempre esistito tra la Fondazione e le realtà sportive del territorio cittadino. (rrc)

Il 6 novembre a Rosarno apre Villa Jole Santelli

Il prossimo 6 novembre, a Rosarno, alle 15, sarà inaugurata Villa Jole Santelli, sede delle attività di Assistenza Medica Solidale.

La struttura, un bene confiscato alla criminalità organizzata e intitolata alla compianta presidente della Regione lo scorso 23 maggio, in occasione della Giornata nazionale per la Legalità e il Contrasto dalla criminalità organizzata, si rivolge principalmente alle persone in difficoltà, offrendo servizi sanitari gratuiti e supporto medico a chi non ha accesso alle cure necessarie. Questo progetto ha una duplice valenza: da un lato, rappresenta un’azione concreta per garantire il diritto alla salute e all’assistenza, dall’altro, simboleggia una vittoria della legalità e della giustizia sociale in un territorio che ha spesso sofferto per l’influenza della criminalità organizzata.

La grande sinergia – voluta esaltare dal prof. Paolo Ferrara, Presidente di UniReggio – creatasi con l’intera Amministrazione guidata dal Sindaco Pasquale Cutrì e con il Responsabile del Settore Area Tecnica 2 e Beni Confiscati, arch. Alessandro Messina, ha giocato un ruolo fondamentale per superare molti degli ostacoli che si sono presentati lungo il cammino e che ci hanno consentito oggi di pianificare l’avvio delle attività di Assistenza Medica Solidale.

«La loro disponibilità e il loro sostegno sono stati essenziali per dare una nuova vita a un luogo simbolico, trasformandolo in un punto di riferimento per la comunità», ha detto Paolo Ferrara.

L’avvio delle attività rappresenta un momento di grande orgoglio per UniReggio e sono rese possibili grazie alla disponibilità volontaria di medici e operatori socio-sanitari. Il Presidente Ferrara ha sottolineato l’importanza di questo contributo:

«Sono i dirigenti medici Domenico Antonio Greco e Marina Macrì affiancati dall’operatore socio sanitario Francesco Loiacono i volontari che a partire dal 6 novembre – ha spiegato – ogni mercoledì dalle ore 15:00 alle 18:00, renderanno possibile la realizzazione di questo straordinario progetto. Senza il loro prezioso supporto, l’idea di un’assistenza sanitaria gratuita in questo luogo non sarebbe diventata realtà. Il loro gesto rappresenta la vera essenza della solidarietà e del servizio alla comunità».

Grazie a questo impegno collettivo, la villa non è solo un simbolo di rinascita, ma anche un luogo dove l’aiuto concreto si traduce in cure e attenzioni per chi vive situazioni di fragilità. 

Questo progetto non solo conferma l’impegno di UniReggio nella promozione della legalità e della giustizia sociale, ma valorizza anche il suo ruolo come punto di riferimento per le iniziative a sostegno delle comunità più vulnerabili”.

«L’attivazione di servizi sanitari gratuiti tutti i mercoledì a partire dal prossimo 6 novembre all’interno di Villa Jole Santelli – ha detto – non è solo un traguardo, ma una dimostrazione concreta di come la società civile possa trasformare un luogo di dolore in uno spazio di speranza e di solidarietà. Sarà possibile prenotarsi anche attraverso il numero preposto 338 5214503».

«L’avvio di questo progetto di Assistenza Medica Solidale – ha concluso – non solo conferma l’impegno di UniReggio nella promozione della legalità e della giustizia sociale, ma valorizza anche il suo ruolo come punto di riferimento per le iniziative a sostegno delle comunità più vulnerabili contribuendo alla crescita sociale e al benessere delle persone, soprattutto di quelle che vivono in condizioni di maggiore fragilità». (rrc)

L’OPINIONE / Giusy Iemma: No ai tagli ragionieristici sulle guardie mediche

di GIUSY IEMMA – I sindaci del territorio catanzarese, in occasione dell’assemblea dei giorni scorsi, hanno trovato un importante momento di sintesi per incidere, attraverso gli organismi previsti dalla legge regionale, sulle scelte in atto in ambito sanitario che toccano da vicino le nostre comunità. L’argomento più attuale e urgente su cui i sindaci saranno chiamati a confrontarsi e a determinarsi è sicuramente la nuova programmazione della rete sanitaria territoriale, disposta dalla Regione Calabria, che così come è prospettato rischia di tradursi in un concreto smantellamento del servizio di continuità assistenziale.

L’esigenza di recepire le disposizioni dell’Accordo Collettivo Nazionale non può avere come conseguenza una serie di tagli ragionieristici alle guardie mediche, togliendo riferimenti certi e stabili ai territori. L’ambito di Catanzaro, e la Calabria in genere, soffrono di carenze storiche e di peculiarità non indifferenti e ogni processo di riorganizzazione non può non tenere conto dell’esigenza di salvaguardare la piena accessibilità all’assistenza sull’intero territorio.

I presidi di prossimità sono insostituibili per tante persone, soprattutto anziane, considerando le criticità delle aree interne, esposte al rischio isolamento, e la fondamentale e necessaria vicinanza che i servizi devono avere rispetto ai cittadini. Tagliare queste postazioni avrà come effetto quello di far ricadere tutto il carico di lavoro sui Pronto soccorso che, già in crisi con la fuga dei medici verso altri lidi, saranno ancora più sotto pressione.

La questione si intreccia, dunque, con la non più rinviabile esigenza di riorganizzare fattivamente la medicina territoriale nella direzione di una maggiore vicinanza e prossimità, garantendo alle persone percorsi di semplificazione, riconoscibilità, accoglienza. C’è da parte nostra la volontà e l’impegno di sostenere, in maniera collegiale, l’azione dei sindaci i quali non si tireranno indietro rispetto al diritto alla salute dei cittadini che va difeso e rappresentato nella fondamentale interlocuzione con l’Asp e con la Regione Calabria. (gi)

L’OPINIONE / Mariaelena Senese e Walter Bloise: Paventato taglio guardie mediche un attacco alle aree interne

di MARIAELENA SENESE E WALTER BLOISE – Il paventato taglio delle guardie mediche rappresenta, se realmente concretizzato, un provvedimento che rischia di compromettere ulteriormente il già fragile sistema sanitario delle aree interne e di colpire duramente le fasce più deboli della nostra popolazione.

Non possiamo accettare che decisioni di tale portata vengano prese senza un confronto con le parti sociali e senza considerare l’impatto devastante che avranno sui cittadini. I territori più isolati, che già soffrono di carenze infrastrutturali e di servizi essenziali, verrebbero privati di un presidio fondamentale per la tutela della salute pubblica.

Gli anziani, le famiglie con bambini e coloro che vivono lontani dai centri urbani non possono essere abbandonati, né privati di assistenza medica nelle ore notturne o durante i fine settimana.

Il tutto in una regione che è costretta a fare i conti con una medicina del territorio destruttura, dove sono stati chiusi 18 ospedali, sono stati effettuati tagli lineari, è stato bloccato il turnover del personale medico e sanitario, non sono stati stabilizzati tutti i precari.

Una regione in cui, a fronte di una media nazionale di 2.140 euro, la spesa corrente più bassa in sanità si registra in Calabria con 1.748 euro.

Ma non solo. La nostra regione è in perenne sofferenza per quanto riguarda la dotazione organica del sanitari, mancano i medici di famiglia e il dato è allarmante: in Calabria nel 2026 saranno 135 in meno. Nei fatti il deficit di medici di medicina generale si attesta ad oltre 3100 professionisti.

Nel nostro territorio i medici mancanti – considerando tutte le specializzazioni – sono 2.500, mentre sono 450 le richieste di trasferimento all’estero.

Chiediamo con forza alla Regione Calabria di attivarsi immediatamente per un confronto aperto e costruttivo, al fine di trovare soluzioni alternative che non penalizzino i cittadini. La tutela della salute è un diritto costituzionale che non può essere sacrificato sull’altare dei tagli e delle razionalizzazioni a tutti i costi.

La Uil Calabria e la Uil Fpl non possono che essere al fianco delle comunità più colpite da questo provvedimento e non esiterà a intraprendere tutte le azioni necessarie, sia a livello istituzionale che sindacale, per tutelare i diritti dei cittadini e per garantire che il sistema sanitario calabrese non crolli ulteriormente sotto il peso di scelte scellerate e miopi.

La salute non è un lusso, è un diritto per tutti! (ms e wb)

[Mariaelena Senese e Walter Bloise sono rispettivamente segretaria generale Uil Calabria e segretario generale Uil Fp Calabria]

Ricostruita una statua in terracotta medmea di una “Athena Promachos”

di CATERINA RESTUCCIASarà arrivato il momento di riscrivere la storia di Medma e della sua sola e diretta erede Rosarno?

Dopo l’eccezionale ritrovamento di una statuina fittile risalente al lontanissimo preistorico grazie alle ricerche dell’esploratore e studioso Lino Licari, raffigurante la Dea Madre di una civiltà di migliaia di anni antecedente alla nota fondazione della polis magnogreca di Medma, ecco una straordinaria altra novità: la ricostruzione di una statua in terracotta medmea di una “Athena Promachos”.

La ricostruzione della dea Athena dall’attributo “Promachos” è opera di un lavoro minuzioso quanto paziente e certosino di un gruppo di lavoro di provenienza ungherese, che, da qualche anno, sta operando presso i depositi e i musei della città di Rosarno e di Vibo Valentia, al fine di riordinare, restaurare e riportare alla luce migliaia di frammenti e cocci ritrovati da scavi che hanno persino datazione al secolo scorso.

Proprio da uno di questi scavi, ossia dalla proficua campagna di scavo archeologico del grande roveretano Paolo Orsi 1912 – 1913, emerge un qualcosa di indefinibile per lo stesso entusiasmo che esprimono gli studiosi e le studiose.

L’esclamazione più energica e vivace giunge dalla Responsabile dell’attività di riordino e ricostruzione dei reperti depositati dal remoto secondo decennio del secolo scorso, dalla Dott.ssa Ágnes Bencze, che per mesi e mesi si è dedicata insieme al suo gruppo operativo alla ricomposizione della statua.

L’eccezionalità è dovuta al fatto che la statua, comunque ancora frammentaria e non del tutto restituita nella sua interezza per ovvie ragioni di lacunosità dei pezzi, nella sua dimensione è davvero importante, poiché per la stima fatta e con tutte le parti mancanti, ma ipoteticamente ricostruite, potrebbe raggiungere l’altezza di ben 166 cm.

Certamente gli studiosi e le studiose sanno, ma anche chi ha passione della materia, che non è cosa nuova il rinvenimento e la ricostruzione di statue di questa tradizione, ossia di un modello come quello di Athena Promachos abbastanza diffuso in Atene e in siti magnogreci. Ma la ricomposizione di una statua di Atena dalle dimensioni così notevoli da uno dei siti più noti degli scavi dell’Orsi, presso la località detta Calderazzo, e da decenni definita come Tempio dedicato alla Dea Persefone, produce dubbi e curiosità, fa vacillare certe convinzioni nel proseguire a intendere quel Tempio come luogo di culto e venerazione dedicato a Persefone.

Come può spiegarsi la presenza di una testimonianza così imponente di un’altra divinità che non sia Persefone, bensì Athena Promachos, proprio in un sito che era stato identificato come tempio della dea della fecondità della terra e della primavera?

Bisognerà dare altre direzioni alla storia di Medma, dei suoi culti e della sua eredità?

I frammenti della dea ricostruita arrivano, esattamente come è riportato dal Bulletin Archeologique des Écoles françaises à l’éntranger, da una cernita di un insieme di materiali archeologici che si arriva a stimare in maniera approssimativa intorno ai 4000 pezzi, che per la grande difficoltà di riordino giacevano nei depositi da vari decenni.

Oggi grazie al gruppo di lavoro, guidato dalla dott.ssa Ágnes Bencze di Budapest con al seguito gli esperti studiosi e le esperte studiose Franco Prampolini, Péter Véninger, Júlia Trostovszky e Xénia Bezeczki, si possono rimodulare nuove ipotesi e si possono aprire nuovi scenari storici.

Già la stipe votiva, individuata e scavata dal grande archeologo Orsi, presso località Calderazzo a Rosarno, aveva riportato alla luce diverse statuette, che riproducevano esattamente il modello tradizionale e classico della cosiddetta Athena Promachos. Forse anche il congruo numero delle stesse avrebbe potuto indicare a teorici e teoriche della materia di indagine che quell’area potesse essere destinata al culto della dea protettrice di Atene più che a Persefone, molto probabilmente identificata per il culto del luogo in quanto associata a quello delle aree della madrepatria locrese della polis di Medma.

L’immagine bella, affascinante e dal forte impatto dinamico della dea Athena Promachos, in atto di scagliare con il braccio destro la sua lancia, e, forse, di imbracciare dal lato opposto il suo scudo, è giunta in un momento storico a risvegliare anche gli animi di una collettività erede della Magna Grecia, che è tutta protesa a risorgere. (cr)

L’OPINIONE / Pensiamo anche al decollo del distretto ittico di Schiavonea

di SALVATORE MARTILOTTI – La rinuncia di Baker Hughes a investire nel porto è l’argomento del giorno a Corigliano Rossano, in Calabria e anche oltre. Non vi è dubbio che, forse, è sfumata l’ennesima opportunità di sviluppo di un porto che ha avviato l’iter della costruzione cinquantasette anni fa. Nell’attesa di un ripensamento della Baker Hughes, vorremmo ricordare che al porto del “vuoto e del silenzio”, in tutti questi decenni hanno dato dignità i pescatori di Schiavonea che sono stati protagonisti, con le  loro micro-imprese di pesca a conduzione famigliare, per la quasi totalità, della trasformazione (pur in presenza di “uno sviluppo spontaneo”) di gran parte della flotta artigianale in una moderna flotta peschereccia capace di incidere notevolmente sull’economia locale con la creazione di nuovi posti di lavoro e un reddito per gli equipaggi paragonabile ai lavoratori dell’industria.

Tra le altre cose bisogna dare atto al settore della pesca locale di aver messo dei paletti chiari e precisi, ovvero i pescatori non volevano e non vogliono essere da intralcio all’eventuale sviluppo portuale tant’è che nel lontano 2005 fu aperto un secondo varco per l’ingresso nella seconda darsena. Lì dove è all’ormeggio la flotta peschereccia con accanto il mercato ittico e l’organizzazione di servizi pesca che avrebbe dovuto caratterizzare la seconda darsena come porto peschereccio di stampo comunitario con la realizzazione del “Distretto Ittico di Schiavonea” come approvato a metà degli anni novanta dalla Giunta e dal Consiglio Comunale dell’ex Comune di Corigliano Calabro.

Tuttavia, non si direbbe, ma siamo riusciti nell’impresa, tutta negativa, di creare le condizioni per un futuro alquanto incerto. Le responsabilità sono diverse e diffuse. Oggi vogliamo ricordare che la realizzazione del ”Distretto Ittico” dovrebbe essere considerato patrimonio del nuovo Comune di Corigliano Rossano. E, pertanto, in questa fase di forte attenzione verso il porto di Schiavonea, di investimenti che forse non verranno ma che si dovrebbe fare di più per attrarli, si potrebbe incominciare a valorizzare l’economia ittica locale. Certamente, in questa direzione, il Comune dovrebbe incominciare ad attivarsi per far decollare “Il distretto ittico di Schiavonea”.

Al momento abbiamo la sensazione che tutto sia fermo anche perché non ci pare che ci sia nessun intervento di rilievo per cercare di risolvere le profonde contraddizioni e i nodi strutturali. Per ripartire, forse, sarebbe opportuno, da parte del Sindaco, pensare di costituire un “tavolo di partecipazione” con esperti del settore, imprese e operatori economici per “un confronto” sulla progettualità più adeguata per programmare lo sviluppo futuro del settore a partire dalla riorganizzazione dei servizi pesca esistenti.

E, in particolare, la piena funzionalità dello scalo di alaggio, diventato una vera e propria telenovela della nostra storia recente, ma fondamentale, secondo la normativa vigente, per garantire sicurezza in ambito portuale. Ma per far decollare la riorganizzazione complessiva dei servizi, è necessario lavorare in forte sinergia con l’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio di Gioia Tauro. Lavorare insieme per dare avvio a questa ambiziosa azione di rilancio puntando, senza esitazioni, al decollo del “Distretto ittico di Schiavonea” e magari al ripensamento dell’investimento da parte della Baker Hughes. (sm)