di FRANZ CARUSO – Il Ministro Salvini sta prendendo in giro la Calabria ed i calabresi. Sono convinto infatti che si sta scippando alla nostra terra l’AV, che non sarà mai realizzata. Ci tarpano, così, le ali per ogni velleità di crescita e sviluppo. Il silenzio, poi, del Governatore Occhiuto su questi temi, sui quali delega ad altri scelte così rilevanti per la nostra regione, è molto preoccupante.
Due studenti calabresi alla finale dei Campionati di Lingue e Civiltà Classiche
Gli studenti Giuseppe Brunetti VC Classico e Andrea Senese IV A Classico del Polo Liceale Campanella-Fiorentino di Lamezia Terme, si sono classificati alla finale nazionale dei Campionati di Lingue e Civiltà Classiche, giunti alla 13esima edizione, nella Sezione di gara Civiltà greco-latina.
La Competizione è inserita nel Programma annuale Valorizzazione Eccellenze del Ministero dell’istruzione e del merito, con la finalità di promuovere il potenziamento di conoscenze e competenze in ambito linguistico-letterario, storico, filosofico, scientifico, antropologico, artistico-archeologico relative alle civiltà e culture del mondo antico nei percorsi di istruzione della scuola secondaria di secondo grado.
I Campionati di Lingue e civiltà classiche sono gare individuali rivolte alle studentesse e agli studenti del secondo biennio e dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, prevedono tre fasi: Gara di Istituto, Gara Regionale, Gara Nazionale, nelle prime due fasi i nostri studenti si sono distinti e hanno conquistato il prestigioso podio della fase regionale e ora sono pronti per affrontare la fase nazionale.
I due studenti del Liceo, guidato dalla dirigente scolastica Susanna Mustari, hanno partecipato – assieme a numerosi istituti calabresi – alle gare regionali, che prevedeva tre diverse sezioni di gara di Lingua Latina, Lingua Greca e Civiltà latina o greco-latina.
Grande soddisfazione per questo importante successo, ha espresso la dirigente, alla comunicazione della notizia da parte della docente referente prof.ssa Marzia Folino.
Questo straordinario risultato non solo celebra le loro eccezionali capacità linguistiche e culturali, ma rappresenta anche un importante riconoscimento per l’impegno e la dedizione che hanno dimostrato nel corso della preparazione. Giuseppe ed Andrea hanno affrontato con determinazione e passione le sfide proposte, dimostrando una preparazione impeccabile e una profonda comprensione delle tematiche trattate.
La loro vittoria è il risultato di un lavoro di squadra, che ha coinvolto non solo gli studenti, ma anche i loro insegnanti, che li hanno guidati e supportati in questo percorso. Questo successo è un esempio luminoso di come la passione per la cultura e l’impegno possano portare a risultati straordinari.
Congratulazioni agli studenti per questo meritatissimo riconoscimento! Siamo certi che continueranno a brillare anche nella fase finale della competizione e che porteranno avanti con orgoglio il nome della scuola e dell’intera regione. (rcz)
Il ponte di Calatrava a Cosenza, il secondo strallato più alto d’Europa
di BRUNELLA GIACOBBE – Prende il nome dall’architetto spagnolo originario di Valencia Santiago Calatrava Valls, ma dai cosentini è chiamato anche Ponte di San Francesco in onore a San Francesco di Paola (CS) che, leggenda narra, utilizzò il suo mantello a mo di imbarcazione e di vela per oltrepassare lo stretto di Messina. Inaugurato nel 2018, il ponte si erge nel quartiere Gergeri, vale a dire una delle principali porte di accesso al centro storico bruzio.
Da un approfondimento del canale divulgativo Geopop, apprendiamo che: «Il ponte strallato è una tipologia di ponte in cui l’impalcato è sostenuto da cavi (stralli) che collegano la struttura ai piloni. Questi cavi sono di solito in acciaio e possono raggiungere distanze tra i piloni superiori rispetto ai ponti tradizionali sospesi, grazie alla loro capacità di coprire luci maggiori».
«Esistono due principali configurazioni: stralli a ventaglio, che offrono maggiore rigidità, e stralli ad arpa, che migliorano la resistenza alle forze laterali. La differenza principale rispetto ai ponti sospesi sta nel fatto che i cavi di un ponte strallato sono disposti in modo da sostenere direttamente l’impalcato, consentendo luci più lunghe e una maggiore stabilità».
Quello di Cosenza è il secondo più alto d’Europa, con un’altezza di 104 metri.
Il primato spetta al ponte di Siviglia, terminato nel 1992 e sempre dell’architetto Calatrava.
Fu voluto dall’allora sindaco Giacomo Mancini, che nel 1999 presentò la programmazione della riqualificazione della zona sud-est della città, laddove il fiume Crati prosegue il suo corso dopo aver segnato il confine tra centro storico e la città nuova.
Con delibera del consiglio comunale, Mancini fece inserire il progetto del nuovo ponte nel programma Pru (Programma di Recupero Urbano), ma lo sviluppo dello stesso non fu immediato e furono necessarie diverse legislature prima che, ad opera del sindaco ed architetto di Cosenza Mario Occhiuto, il progetto fu finalmente sbloccato, i lavori avviati e l’apertura effettuata alla presenza dell’architetto Calatrava. (bg)
Ai calabresi Nisticò e Dattola la medaglia d’oro del Dubai Derma
Steven Nisticò, già direttore della cattedra di dermatologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro e la professoressa Annunziata Dattola, originaria di Melito porto Salvo, allieva della UMG ora neo associata alla Sapienza di Roma, sono due tre tre medici premiati con la medaglia d’oro al Dubai Derma, uno dei congressi più importanti di dermatologia al mondo che quest’anno contava oltre 8000 iscritti.
Presente, tra gli altri, l’emiro della provincia di Dubai Al Maktum e altre personalità del mondo scientifico internazionale. Si ricorda l’appuntamento del prossimo congresso mondiale a Roma con la presidenza del professor Giovanni Pellacani, premiato anche lui e protagonista delle campagne di prevenzione dermatologica nella Regione Calabria. (rrm)
Docenti calabresi in Francia per un’esperienza formativa internazionale
Erasmus+ è un programma dell’Unione europea che sostiene l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa, ed è il programma di mobilità più noto e longevo dell’Ue.
Un record confermato dai numeri, con oltre 13 milioni di persone coinvolte dal 1987 a oggi. Il nome Erasmus è l’acronimo di EuRopean community Action Scheme for the Mobility of University Students, ma, soprattutto, rende omaggio a Erasmo da Rotterdam, il grande umanista olandese che 500 anni fa viaggiò in tutta Europa per comprenderne le differenti culture.
Ma Erasmus+ è donna: secondo il Rapporto Erasmus+ 2023, il 63% delle persone che si muovono con l’Erasmus+ sono ragazze. Ma non solo: anche nei tirocini lavorativi fatti con Erasmus+ il 65% dei partecipanti sono donne.
Qualche numero? Dal 1987 a oggi sono circa 455 mila le donne che dall’Italia sono partite per vivere l’esperienza Erasmus+, mettendosi in gioco, superando le barriere linguistiche e coltivando nuove amicizie e connessioni. Per un’esperienza di vita, di cui ci si ricorda per sempre.
Ed erano davvero raggianti le docenti dell’Istituto Comprensivo San Francesco di Palmi al ritorno dalla Francia per una esperienza formativa internazionale straordinaria e forse irripetibile vissuta in questo inizio di primavera europea.
Le insegnanti Antonella Pace e Maria Rosa De Leonardis, rispettivamente della scuola primaria e dell’infanzia insieme ad altre sei colleghi e colleghe provenienti dgli altri centri calabresi: I.C.Scandale, I.C. Amarelli di Rossano e I.C. Alvaro di Chiaravalle, hanno vissuto bellissime giornate di formazione in Francia, nell’ambito del Progetto 2024-1-IT02-KA121-SCH-000222512, del Consorzio Erasmus dell’USR per la Calabria.
L’iniziativa, che rientrava nell’Accreditamento Erasmus+ 2021-2027 per il settore dell’istruzione scolastica, si è svolta nelle scuole del settore TER (Territoire É Rural) dove i docenti italiani sono stati accolti con professionalità e calore dall’Ispettrice Pedagogico Nazionale Francese, madame E. Guionnet, insieme agli insegnanti e ai referenti pedagogici locali.
Una settimana di mobilità che ha realizzato job shadowing, laboratori e momenti di formazione su metodologie didattiche innovative: in primo piano il CLIL (Content and Language Integrated Learning) l’insegnamento di una disciplina in lingua straniera, ma anche robotica, coding e laboratori di didattica attiva. L’ iniziativa formativa ha quindi consentito alle brave docenti palmesi e della Calabria di immergersi nella realtà scolastica e culturale francese.
Workshop, momenti di discussione e attività di co-progettazione hanno arricchito il programma, stimolando un’interazione costruttiva tra i docenti italiani e francesi.
I docenti italiani sono stati accolti calorosamente nelle diverse scuole di piccoli centri rurali quali Ussel, Margerides, Bort Les Orgues, Sarroux Saint Julien ed Egletons, nel distretto della Nuova Aquitania. Qui hanno condiviso progetti didattici, quali “Let’s discover the world” presente anche nella piattaforma educativa europea eTwinning. Varie sono state le attività proposte: lezioni di scienze ed educazione civica sui cambiamenti climatici e il rispetto dell’ambiente, laboratori didattici sugli stereotipi e la parità di genere, attività all’aperto di orienteering presso il castello di Sedières, promosse e organizzate dall’USEP, federazione sportiva scolastica legata al Ministero dello Sport Francese.
L’esperienza formativa ha previsto, anche, visite culturali e momenti di immersione nella vita locale, come la visita alla Diga EDF di Bort Les Orgues e la partecipazione a danze tradizionali locali.
Il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “San Francesco” di Palmi prof. Ferdinando Rotolo, ha espresso il proprio compiacimento per la partecipazione della Scuola all’iniziativa di formazione, che ha consentito alle docenti Antonella Pace e Maria Rosa De Leonardis, di interagire in modo intensivo con altri colleghi, attraverso momenti di discussione e co-progettazione didattica, che certamente avranno una ricaduta importante anche sull’attività che le docenti svolgeranno in classe, una volta ritornate nella propria scuola. A Palmi.
Tutto ciò contribuisce a dare una nuova dimensione internazionale alla didattica presso l’Istituto, che si attrezza anche con questi strumenti per rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione. (rrm)
Ecco cosa manca oggi: punti di riferimento al di là della famiglia
di GIULIA MELLISSARI – Uno dei discorsi più incisivi di don Italo Calabrò è stato l’incontro con gli allora studenti del Liceo Scientifico Vinci, incentrato sull’importanza di non delegare la propria vita agli altri. Di essere, in qualche modo, protagonisti delle scelte all’interno di una comunità
Nei vari tavoli tematici e convegni, si sente spesso parlare dei giovani senza i giovani. Già da qui si percepisce una distanza netta — e proprio qui si innesta il cuore di questo articolo. Don Italo parlava ai giovani, con i giovani. Dava loro fiducia anche attraverso parole “dure”, che scuotevano le coscienze, o che oggi definiremmo capaci di stimolare il pensiero critico.
Ecco cosa manca oggi: punti di riferimento al di là della famiglia.
La famiglia è al centro di ogni discorso sul supporto alla genitorialità, sul cambiamento che sta attraversando, su cosa intendiamo oggi per “famiglia”. Ma cresciamo convinti che basti la famiglia a tenerci al sicuro. E per un po’, è vero. Poi arriva un momento, spesso precoce, in cui i giovani iniziano a cercare altrove: non solo conforto, ma direzione. Cercano sguardi che li vedano, orecchie che li ascoltino, voci che dicano “ci sei”, prima ancora di “ce la farai”. Cercano adulti che non siano solo “grandi”, ma presenti.
Bisogna prendersi le proprie responsabilità: gli adulti hanno smesso, in molti casi, di essere punti di riferimento. Preferiscono restare nel proprio salotto o dietro uno schermo — proprio quello smartphone di cui spesso si critica l’uso improprio da parte dei giovani. Ma forse dovremmo domandarci perché lo usano così. Forse perché anche gli adulti sono, in fondo, altrettanto impreparati. Intanto si pontifica su cosa sia giusto o sbagliato, si parla di “comunità educante” senza capire davvero da dove bisogna partire.
Ecco, don Italo lo sapeva bene. E lo trasmetteva con tutto sé stesso. Lui era un pezzetto di quella comunità educante che oggi, faticosamente e in modo ancora troppo sporadico, stiamo cercando di costruire.
Proprio l’altro giorno riflettevo sulla parola “talento”. Avendo fatto sport, l’ho sentita spesso. Ultimamente, la sento sempre meno. Mancano figure ponte, adulti guida, presenze che sappiano riconoscere il talento e accompagnarlo. Così i giovani crescono nel rumore del mondo, ma con una grande assenza: quella di qualcuno che dica loro che valgono, che hanno un dono, che possono provarci, anche sbagliando.
La mancanza di figure di riferimento non è solo un vuoto emotivo: è un rischio educativo, sociale, persino politico. E lo stiamo vedendo chiaramente: questo vuoto alimenta rabbia sociale, estremismi, senso di disorientamento. È lì che si insinuano modelli distorti — influencer che esibiscono successo senza sforzo, narrazioni tossiche di potere, mascolinità deviate, femminilità stereotipate. Oppure, peggio ancora, realtà devianti che promettono appartenenza in cambio di obbedienza. Il bisogno di essere visti è universale: e se non trova spazi buoni, si adatta anche a quelli pericolosi.
Non servono supereroi. Servono adulti che ci siano. Chi ha un ruolo, occupi le piazze. Presìdi presenti non nei luoghi, ma nelle persone. Bisogna fare spazio. Creare spazio. Coltivare presenze.
Perché educare è un atto di comunità.
E forse è giunto il momento di non dire solo ai giovani di non delegare. È il momento di estendere quel messaggio di don Italo anche — e soprattutto — agli adulti.
Adulti che, troppo a lungo, hanno delegato. (gm)
[Giulia Melissari è del Centro Comunitario Agape]
Basta Vittime: Nessuna ufficialità su aggiudicazione della Crotone-Catanzaro
L’ODv Basta Vittime sulla Strada Statale 106 smentisce le notizie sulla presunta aggiudicazione dei 5 lotti della Crotone–Catanzaro, evidenziando come «sul sito ufficiale di Anas S.p.A. non risulta alcuna comunicazione ufficiale in merito».
«Oggi, grazie ad una nostra formale richiesta rivolta alla Direzione Generale di Anas e al Ministero delle Infrastrutture – ha spiegato l’Odv – è emersa la conferma definitiva “sono concluse le fasi tecniche di valutazione” e “le imprese partecipanti conoscono già la graduatoria” ma soprattutto “il seggio di gara non è ancora chiuso: mancano le verifiche formali e quindi l’aggiudicazione definitiva” e “solo dopo queste verifiche l’aggiudicazione diventa efficace e ufficiale, e solo allora verrà pubblicata sul sito di Anas S.p.A».
«Chi afferma il contrario, sbaglia. E confonde l’opinione pubblica», ha detto ancora Basta Vittime, aggiungendo come è, dunque, evidente che la nostra posizione era, ed è tuttora, corretta: non esiste al momento alcuna aggiudicazione ufficiale ed efficace. Non accettiamo che questo nostro impegno per una corretta informazione venga strumentalizzato come sterile polemica».
«Siamo fortemente irritati di fronte a un atteggiamento irresponsabile e superficiale – ha proseguito – soprattutto quando arriva da chi dovrebbe tutelare la verità e la trasparenza. In un contesto complesso e drammatico come quello della Statale 106 – dove i cittadini attendono da anni risposte, sicurezza e futuro – è inaccettabile giocare con le parole».
«Aggiudicare i lavori sulla stampa non equivale ad aggiudicarli nella realtà. Le leggi parlano chiaro: prima dell’aggiudicazione definitiva servono verifiche obbligatorie. Senza quelle – viene evidenziato nella nota – non esiste alcun contratto, alcun vincitore, alcuna certezza per i cittadini».
«Il Consiglio direttivo della nostra Organizzazione – conclude la nota – stigmatizza con forza chi ha diffuso notizie non verificate, contribuendo a creare confusione. Non servono proclami, servono atti concreti, ufficiali e trasparenti. Sulla Statale 106 non si gioca. Serve rigore, chiarezza e rispetto per chi da anni attende fatti, non parole. È il minimo che si deve alle vittime. È il minimo che si deve ai vivi».
Muraca (PD): Servono risposte per l’ospedale di Melito
«Servono risposte immediate sulla situazione di emergenza in cui versa l’ospedale Tiberio Evoli di Melito e interventi urgenti». È quanto ha chiesto il consigliere regionale del Partito Democratico, Giovanni Muraca, esprimendo preoccupazione per le carenze strutturali e organizzative che minano l’efficacia del nosocomio rilevate a seguito di un sopralluogo.
Durante la visita, sono emersi numerosi problemi, tra cui la grave carenza di personale, il sovraccarico del pronto soccorso, dei reparti di Chirurgia e Cardiologia Riabilitativa e la mancata disponibilità di posti letto per il reparto di Medicina Interna, che dovrebbe disporre di 28 letti ma ne garantisce solo 18.
Già i sindaci dell’Area Grecanica, durante gli scorsi giorni, avevano segnalato le difficoltà strutturali e organizzative dell’ospedale, chiedendo interventi urgenti per garantire un servizio sanitario adeguato ai cittadini. In particolare, appare evidente la difficoltà del reparto di Oncologia, anche alla luce delle gravi carenze di personale di radiologia e dell’insufficienza di locali in cui accogliere dignitosamente gli assistiti, costretti ad attendere lungo il corridoio e nelle scale il proprio turno di visita.
«Inoltre, tenuto conto degli eccezionali risultati e dei volumi delle prestazioni il reparto di Oncologia del Tiberio Evoli – ha spiegato Muraca -, dovrebbe essere elevata ad un’unità operativa dipartimentale per godere di una maggiore autonomia. Diventa quindi urgente un intervento regionale per riorganizzare i reparti e garantire i livelli essenziali di assistenza».
« Le condizioni in cui si opera al Tiberio Evoli – ha continuato – che mettono in difficoltà i medici e gli infermieri rischiando di non tutelare in maniera adeguata il diritto alla salute dei cittadini, non può più essere ignorata. È urgente un piano straordinario di intervento che garantisca il pieno funzionamento dell’ospedale e la sicurezza per i cittadini. La comunità dell’Area Grecanica merita risposte immediate e azioni concrete da parte delle autorità competenti che mettano la struttura ospedaliera, anche dal punto di vista organizzativo, nelle migliori condizioni per potere operare». (rrc)
La “calabrese” Biogenet conquista la Rassegna Internazionale del Made in Italy
di PINO NANO – Storie di eccellenze calabresi di cui andare fieri. Dieci anni fa nessuno se lo sarebbe mai potuto sognare, ma oggi tutto questo è realtà. A Via Veneto a Roma, nella Sede del Ministero delle Imprese in questi giorni si può ammirare una mostra dedicata proprio al Made in Italy (Made in Italy, Impresa al Femminile) che è davvero unica al mondo, un’esposizione che celebra 100 storie di imprenditrici italiane che hanno contribuito in maniera significativa alla crescita economica, sociale e culturale del Paese.
Bene, all’interno di questa Grande Rassegna Internazionale primeggia da protagonista una impresa al femminile tutta calabrese. Il nome di questo gruppo è Biogenet, una vera e propria perla innovativa del mondo della ricerca, specializzata nella diagnosi genetica e nella nello sviluppo in ambito genomico, un’idea di impresa visionaria nata nel 2000 nei laboratori di genetica dell’Università della Calabria, frutto allora del desiderio di tre giovani studiose di creare impresa nella propria terra. Ricercatrici calabresi ai vertici, dunque, dell’attenzione internazionale. Bellissimo da sapere e soprattutto bellissimo da raccontare.
Fa un certo effetto sentire il Ministro Adolfo Urso nel momento in cui inaugura la Grande Rassegna di Via Veneto: «Quella che oggi inauguriamo – dice il Ministro – è un tributo a 100 imprenditrici italiane che, con coraggio e determinazione, hanno contribuito in modo rilevante alla crescita economica, sociale e civile del Paese. Oggi sono già un milione e duecentomila le imprese italiane guidate da donne, su un totale di sei milioni: è il dato più significativo e rilevante in Europa. Ma si può e si deve fare di più, perché la vera forza delle donne è saper superare i limiti».
Giustificata, ampiamente giustificata, la soddisfazione della team leader del Gruppo calabrese presente a Roma.
«Essere parte di questa iniziativa è motivo per tutti noi di grande orgoglio – dice Alessia Bauleo –. Il Made in Italy non è solo un marchio di qualità, ma l’espressione di una cultura imprenditoriale femminile che affonda le sue radici nella passione, nella competenza e nella capacità di armonizzare con intelligenza e sensibilità le esigenze del lavoro con quelle della vita familiare: un equilibrio tutto femminile che si trasforma in un elemento di forza nella crescita dell’impresa».
«Ed è proprio da questa doppia prospettiva – professionale e personale – che nasce una visione d’impresa più umana, resiliente e sostenibile. Questi sono i valori che da sempre guidano il nostro lavoro nella Biogenet».
Alle spalle di Alessia Bauleo c’è una storia curriculare di primissimo livello. Dopo il diploma di maturità scientifica con voto 60/60 al Liceo Scientifico di Rossano, si laurea in Scienze Biologiche con indirizzo Fisiopatologico con voto 110/110 e lode all’Università della Calabria
su un tema che allora era assolutamente innovativo “Il ruolo del genoma mitocondriale nella patologia di Alzheimer: uno studio di associazione casi controlli”. (Relatore la prof. Giovanna De Benedictis). Dal 2017 ad oggi è Vice Presidente Nazionale di FederLab Italia, e ha già al suo attivo decine di lavori scientifici legati al successo della Biogenet che già nel 2000 come “Idea imprenditoriale innovativa a maggioranza femminile” ottiene il contributo a fondo perduto da parte del Ministero, posizionandosi al quinto posto della graduatoria su circa 5000 domande di finanziamento. C’è chi dice ancora che raccontare le Eccellenze di Calabria rischia di essere retorico. Per noi invece è valore aggiunto per la storia dell’intero Sud del Paese, e continueremo a farlo. (pn)
La denuncia del consigliere Ripepi: Falcomatà chiude 24 uffici comunali
Ventiquattro uffici comunali di Reggio Calabria, distribuiti su tutto il territorio cittadino, saranno chiusi con effetto immediato, a causa dell’assenza di interventi sull’agibilità dei locali. È quanto ha denunciato il consigliere comunale d’opposizione, Massimo Ripepi, sottolineando come ciò è per effetto «diretto dell’inadempienza politico-amministrativa del sindaco Giuseppe Falcomatà».
«La decisione, formalizzata in una comunicazione a firma del Dirigente del Comune, l’ing. Francesco Minutolo, rappresenta l’atto estremo e inevitabile di un datore di lavoro pubblico che ha il dovere giuridico di tutelare l’incolumità dei lavoratori e degli utenti. Il vero problema, però, non risiede nella firma del Dirigente, ma nell’inerzia prolungata e reiterata dell’amministrazione comunale e del suo vertice politico», ha spiegato Ripepi.
«Il dirigente-Datore di Lavoro, ing. Minutolo – ha proseguito – nella missiva indirizzata al sindaco, al segretario Generale, al Capo di Gabinetto e a tutti i Dirigenti ritiene che – considerato l’avvio di una intensa attività di verifica delle condizioni di manutenzione e di agibilità degli edifici comunali, viste le molteplici segnalazioni inerenti le generalizzate criticità riguardanti la sicurezza nei luoghi di lavoro negli uffici comunali, e al fine di tutelare l’integrità e il benessere dei lavoratori dell’Ente – si debbano disporre le misure temporanee, con decorrenza immediata, a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori negli uffici comunali, demandando ai Dirigenti competenti l’adozione delle stesse».
«Misure – ha aggiunto – che necessitano l’inibizione o – nella maggioranza dei casi – addirittura la sospensione delle attività inerenti agli uffici stessi. Infine, il Dirigente ing. Minutolo demanda alla Società Castore l’apposizione di segnaletica, cartellonistica, barriere e di quant’altro necessario al fine di garantire l’applicazione delle suddette misure temporanee, su coordinamento dei Dirigenti competenti e del Servizio “Tutela Salute, Sicurezza sui luoghi di lavoro”».
«Non si tratta di un evento improvviso, né di una calamità naturale – ha continuato –. È il frutto diretto di anni di mancata programmazione, assenza di manutenzione, ritardi cronici negli interventi minimi di messa in sicurezza, e colpevole disinteresse per le condizioni dei luoghi di lavoro e di servizio ai cittadini».
«La chiusura forzata di questi uffici – ha detto ancora – significa interruzione di servizi essenziali, disagio per migliaia di cittadini, ostacolo all’accesso agli atti, rallentamento delle pratiche edilizie, anagrafiche, sociali e tributarie. È un blocco amministrativo senza precedenti che colpisce famiglie, imprese, professionisti e lavoratori comunali».
«La responsabilità è profondamente politica – ha evidenziato –: chi ha guidato la città negli ultimi dieci anni, e continua a farlo, non può chiamarsi fuori. Il Sindaco Falcomatà non ha promosso interventi, non ha investito nella sicurezza, non ha pianificato la riqualificazione delle sedi comunali, lasciando che si deteriorassero fino a diventare inagibili».
«In un momento storico in cui i cittadini chiedono trasparenza, efficienza e dignità nelle istituzioni – ha detto ancora il conisgliere d’opposizione – questa vicenda rappresenta uno scempio amministrativo e politico che segna ulteriormente il declino dell’Ente comunale e dell’intera città. A pagare sono, ancora una volta, i cittadini e i dipendenti pubblici. A rispondere devono essere, senza ambiguità, i vertici politici. La città non può più tollerare silenzi, omissioni e scaricabarile».
«È ora che il sindaco Giuseppe Falcomatà – ha concluso – si assuma le proprie responsabilità di fronte alla città, pubblicamente e senza retorica. Chiedo un Consiglio Comunale urgente per trattare immediatamente e con tutta la popolazione la gravissima situazione che potrebbe totalmente paralizzare la nostra città».
Immediata la risposta dell’Amministrazione comunale, chiarendo «che non esiste alcuna Ordinanza di chiusura di uffici pubblici ed edifici di competenza comunale.
«Sono da tempo in corso – viene spiegato – le attività di verifica, monitoraggio e messa in sicurezza degli edifici comunali. In data odierna, a fronte della nota del “Dirigente Datore di lavoro”, riepilogativa delle criticità, è stato attivato presso la Segreteria Generale dell’Ente un tavolo tecnico, alla presenza di tutti i Dirigenti, del Capo di Gabinetto e del Responsabile per la sicurezza degli ambienti di lavoro (RSPP), per l’analisi puntuale delle criticità residuali che saranno prontamente affrontate».
Infine, viene spiegato nella nota che anche il Prefetto, Clara Vaccaro, è stata informata della situazione e che «sono al vaglio degli organi comunali competenti le necessarie verifiche sulla sussistenza di eventuali profili di responsabilità a tutti i livelli».
Per il sindaco Falcomatà, dunque, «la nota di ieri ha chiarito i toni allarmistici che invece sono stati portati avanti da altre comunicazioni che sono avvenute ieri e noi stiamo avviando intanto un procedimento disciplinare e una verifica di come queste notizie che dovevano essere riservate poi invece siano finite all’attenzione dei giornali».
«Peraltro – ha continuato Falcomatà – è curioso che siano state pubblicate delle notizie delle situazioni e degli immobili che non erano neanche all’interno della disposizione ma invece erano all’interno di una primissima documentazione che poi non ha avuto caratteri di ufficialità, quindi vorremmo approfondire anche questa situazione, dopodiché abbiamo chiesto all’avvocatura del nostro Comune di verificare anche la possibilità di una denuncia per procurato allarme, perché quando purtroppo la cittadinanza viene investita da queste comunicazioni destituite di fondamento, soprattutto se attengono a uffici pubblici e uffici che si relazionano con il pubblico, che sono il cuore pulsante della vita lavorativa della città, questo crea allarme, crea panico, crea dubbio anche su come organizzare la successiva giornata lavorativa».
«Noi siamo già al lavoro – ha concluso – per risolvere problematiche che non nascono né con questa amministrazione né con le precedenti, sono situazioni che riguardano anche immobili storici del nostro comune, rispetto ai quali ovviamente le normative nel corso degli anni sono cambiate e noi lavoriamo con la tranquillità del caso per risolverle, senza creare problematiche alla cittadinanza. Mi dispiace che ovviamente queste situazioni poi vengano trasferite alla cittadinanza nelle forme nei modi e con la gravità che invece non hanno». (rrc)






