CONTRO FAKE NEWS SUL PONTE SI SVEGLIA
L’AD CIUCCI: BISOGNA FARE CHIAREZZA

di SANTO STRATI – Permetteteci di dirlo: era ora! Da tempo abbiamo stigmatizzato la scarsezza di informazioni e una strategia di comunicazione troppo blanda da parte della Società Stretto di Messina. Con il risultato di dare spazio ai quattro gatti di no-ponte favorire la crescita di bufale un tanto al chilo, a proposito del Ponte sullo Stretto, molto spesso per sole finalità partitiche.

La posizione di Calabria.Live sul progetto del Ponte è chiara sin dal primo giorno: siamo favorevoli all’opera e riteniamo che serva una corretta informazione (abbiamo dato e continuiamo a dare spazio al dissenso e a tutti coloro che sono contro – purché ci siano basi scientifiche) perché il Ponte – checché se ne pensi – è un’opera formidabile che darà un’ulteriore mano di smalto al genio italico e alla creatività e professionalità dei nostri progettisti, stimati e apprezzati in tutto il mondo. Non è un’opera per i calabresi e per i siciliani soltanto, ma è il giusto raggiungimento del sogno del corridoio Ten-T (Transport European Network) che vuole collegare Berlino con la Valletta (Malta).

Il problema è, purtroppo, di natura politica e la voglia di riacquistare spazio era una tentazione troppo forte per lasciarsela scappare: i no-tutto, assecondati – sempre per evidenti ragioni di partito – da Cinque Stelle e Sinistra estrema hanno saputo, grazie alla mancanza di reazione della SdM, conquistare un’attenzione insperata. Diamo massimo rispetto alle opinioni e alle prese di posizione – da qualunque parte vengano – ma abbiamo l’impressione che ci sono troppe parole al vento e valutazioni gratuite prive di qualsivoglia fondamento scientifico.

Qui non si tratta di progettare un passo carrabile (che qualsiasi geometra sarebbe in grado di schizzare in un baleno), qui stiamo parlando di un’opera colossale che alle spalle ha un rigoroso e certificato background di competenze scientifiche: lasciamo parlare i tecnici e smettiamola con le osservazioni che ogni giorno – campate sul nulla – ci vengono propinate: scenari apocalittici, l’acclarata impossibilità di realizzazione (ma chi l’ha detto?) la “sofferenza” di uccelli e pesci e altre amenità che, purtroppo, non fanno più nemmeno sorridere.

Quindi accogliamo con simpatia le dichiarazioni di Ciucci in risposta a una banalissima serie di osservazione del WWF che non hanno alcun riferimento scientifico e speriamo segni l’inizio di un nuovo modo di approcciare il territorio e la sua gente. Un’osservazione, vogliamo però farla: quando si è trattato degli espropri per il Ponte Morandi a Genova nessuna forza politica si è schierata accanto ai poveri esodati costretti a lasciare la propria casa; per il Ponte, invece, gli espropri (che, a quanto pare, sono abbastanza generosi) costituiscono motivo di lotta “politica” con toni quasi insurrezionali, a difesa di diritti che devono venir meno a fronte di esigenze di pubblica utilità.

E torniamo a ripetere: il Ponte è sicuramente una pubblica utilità e su una cosa concordiamo con la battagliera sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, non possiamo correre il rischio di vedere iniziare e lavori per perpetrare, poi, il dramma delle centinaia di opere incompiute a cui ci hanno abituato nel Meridione.

Le varie osservazioni richieste dal Comitato Tecnico guidato dal prof. Alberto Prestininzi (correttissime e dovute) sono diventate “Insuperabili impedimenti” e le quintalate di documenti prodotti dalle varie imprese coinvolte nel corso dei tanti tentativi falliti, non vengono prese in alcuna considerazione dai no-tutto ad ogni costo.

Se l’opera si può fare, lo deciderà il Cipess a ottobre: non è il Ponte di Salvini né di Salini o di chiunque altro: è il Ponte dell’Europa, teniamolo sempre a mente. (s)

CORIGLIANO ROSSANO È POCO ATTRATTIVA
SERVONO SOLUZIONI PER INVERTIRE TREND

La campagna elettorale è ormai terminata da oltre un mese. È tempo di consuntivi e analisi relative a quello che è stato il messaggio che le urne di Corigliano-Rossano hanno consegnato alla storia. È insindacabile che il popolo abbia bocciato quella parte elettorale che rappresenta il filo conduttore con i poteri centralisti. La sconfitta elettorale del centrodestra non è stata soltanto una debacle di una specifica parte, piuttosto la condanna di una fazione politica che la popolazione ha percepito come addentellata ad un sistema di potere e che ha, inequivocabilmente, bocciato.

Anche la sortita del Presidente della Regione all’apertura della campagna elettorale, che in altre realtà ha comunque avuto un appeal non indifferente, in riva allo Jonio non ha rilasciato le aspettative attese. Chiaramente, tale dato non va sottovalutato dal centrodestra. Parimenti, però, è necessario che la controparte, quella vincente, non sopravvaluti l’esito dell’urna. Sarebbe sciocco, infatti, pensare ad indicazioni sommarie e liquidare l’esito dell’urna come la bocciatura del “vecchio” e la promozione del “nuovo”. Perché se “il vecchio” non è garanzia d’affidabilità, non è detto che “il nuovo” sia certezza d’innovazione. L’esito elettorale, invero, potrebbe rovesciarsi se quei timidi gemiti d’autonomia politico-istituzionale professati dai palchi, non dovessero tramutarsi in atti ed azioni concrete. Riteniamo sia giunto il momento che la Classe Dirigente e la Società Civile si rimbocchino le maniche e lavorino per trasformare Corigliano-Rossano in una città vibrante.

L’Amministrazione Stasi, seppur frenata dalla pandemia nell’ultimo quinquennio, ha ora l’opportunità di concentrarsi su progetti ambiziosi e di lungo termine. È necessario affrontare questioni rimaste irrisolte e dare un nuovo impulso allo sviluppo economico e sociale della città.

Le prime settimane dopo l’esito elettorale non sono trascorse nel migliore degli auspici: le principali arterie delle aree urbane di Corigliano-Rossano, così come i Centri storici, rimangono deserte o parzialmente tali. La condizione commerciale della Città, spiccatante in area bizantina, è drammatica. Poco meno della metà degli esercizi commerciali posti sul corso principale risultano con le saracinesche abbassate. Non va meglio sul litorale dove lidi e attività ricreative si presentano svuotate e gli esercenti registrano perdite di cassa dell’80% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

È necessario rivitalizzare gli spazi per renderli attrattivi; sia per i residenti che per i turisti. Interventi mirati di riqualificazione urbana, eventi culturali e promozione del commercio locale potrebbero trasformare le aree in centri pulsanti di attività economica e sociale.

Ad oggi, la Città non attrae! È necessario studiare soluzioni per invertire questa tendenza e farlo immediatamente.

Focalizzare l’attenzione sulla questione Psa (Piano Strutturale Associato)

Tra le varie iniziative lasciate in sospeso, va riaperto il dibattito circa il Psa (Piano Strutturale Associato). Uno strumento, quest’ultimo, fondamentale che necessita di essere rivisitato e implementato per pianificare un futuro sostenibile e ordinato del territorio.

Avviare iniziative politiche volte all’elevazione della città a Capoluogo per riequilibrare il bilancio di gettito statale

Un altro progetto ambizioso che richiede attenzione è l’elevazione della città di Corigliano-Rossano a Capoluogo. Questo status potrebbe portare non solo un riconoscimento politico-istituzionale, ma anche risorse e opportunità economiche aggiuntive, rafforzando l’identità e l’influenza della Città nella Regione. Bisognerà, contestualmente, inserire nell’agenda di Governo civico azioni volte al ripristino e alla implementazione delle attività di pubblico impiego parametrate alle esigenze demografiche della Città e del territorio. Dovranno essere creati i presupposti, con progettualità che possano realmente elevare l’offerta di lavoro, affinché si ponga un freno al dilagante esodo demografico e fuga di cervelli dallo Jonio.

Per affrontare queste sfide, sarà essenziale implementare politiche che favoriscano lo sviluppo economico locale: attrazione di investimenti, incentivi alle imprese, programmi di formazione professionale, potrebbero essere strumenti chiave per creare posti di lavoro stabili e ridurre l’emigrazione.

Concretizzare i progetti Cis

L’amministrazione Stasi ha avviato il Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) che rappresenta una grande opportunità per accelerare la realizzazione di progetti strategici e valorizzare il territorio. I progetti presentati, se realizzati, potrebbero avere un impatto trasformativo sulla Città. Dalla riqualificazione di aree costiere e storiche alla creazione di infrastrutture per il turismo e la mobilità sostenibile, si potrebbero generare interventi catalizzatori di nuovo sviluppo.

Guardare al futuro con speranza per comprendere dove si vuole andare

La comunità jonica è oggi ad un bivio. Da un lato bisognerà capire se sia stato saggio rompere gli schemi della filiera istituzionale, per avviare processi di naturale elevazione del territorio atti a sganciarsi dal cappio centralista. Dall’altro, se pentisi di aver scelto una nuova strada e ritornare verso un sistema che, negli ultimi decenni, ha prodotto soltanto diseconomie e sperequazioni. (Comitato Magna Graecia)

LE AREE VERDI E BLU SE USATE BENE
SONO EFFICACI CONTRO GLI INCENDI E L’EROSIONE

DI MARIO PILEGGI – Il recente convegno Arpacal  su “il buon uso degli spazi Verdi e Blu per la promozione  della Salute e il benessere del Progetto VeBS, finanziato dal Ministero della Salute, pone l’attenzione sulle specificità del Territorio. E quindi sulla necessità di prevenire l’estendersi del degrado idrogeologico che mette a rischio popolazioni e risorse naturali.

Specificità che rendono la “Calabria una delle regioni con le più vaste aree verdi e blu d’ Europa. Ma sempre con la fragilità del noto “sfasciume pendulo sul mare” di Giustino Fortunato.

Tra le specificità da considerare: la notevole varietà di rocce e suoli, le ingenti disponibilità d’acqua e il diffuso e articolato reticolo idrografico superficiale. Queste, ed altre specificità idro-geomorfologiche, rendono l’insieme del Territorio calabrese un Mosaico di aree verdi e blu

Un prezioso mosaico ricco di geo-diversità e biodiversità, nel centro del Mediterraneo, con un clima molto favorevole e pieno di risorse naturali. Come, ad esempio, i vari giacimenti minerari con oro, argento, rame e tanti altri minerali, noti ed utilizzati fin dall’antichità. 

E come la grande disponibilità di acqua, di ottima qualità, per uso potabile ed anche per uso termale. Sono 20 mila le sorgenti censite nella Regione, con una portata complessiva di oltre 43 mila litri al secondo; disponibilità notevole, che corrisponde ad 1 miliardo e 300 milioni di metri cubi d’acqua.

Nel passato, dal buon uso di queste risorse blu e dal buon uso delle circostanti aree verdi e, quindi, dal mantenimento dell’equilibrio idro-geomorfologico tra i vari tasselli del mosaico, le popolazioni hanno tratto benessere e ricchezze. 

Invece, quando non c’è stato un buon uso delle stesse aree, e si è alterato l’equilibrio tra i tasselli del mosaico, si sono avuti disastri, morti e misera ovunque.

Un esempio della ricchezza e del benessere derivanti dal buon uso delle aree verdi e blu è quello che, a partire dagli ultimi decenni dell’VIII secolo a.C., ha portato allo straordinario sviluppo socio-economico, culturale e artistico nelle numerose città-stato della Magna Grecia sul Tirreno e sullo Jonio dell’attuale Calabria.

Basta ricordare la opulenza e la ricchezza di Sibari, le sue straordinarie produzioni ed esportazioni di prodotti agricoli come: vino, olio, frutta, legname per la costruzione di navi, ecc. 

Produzioni e ricchezze legate alla ingegnosa capacità di realizzare diffusi sistemi di irrigazione, di canali e di aree verdi e blu, in perfetto equilibrio con gli assetti naturali del territorio costiero, collinare e montano.  

Purtroppo i periodi e gli esempi anche recenti di cattivo utilizzo e distruzione delle aree verdi, e delle rovinose conseguenze, sono molti di più e ricorrenti

Mi limito soltanto a richiamare alla memoria la mappa della diffusione della malaria lungo tutte le coste della Regione. Malaria che, fino ai primi decenni del secolo scorso, era endemica su tutto il perimetro costiero.

Va ricordato che la salubrità e il benessere sulle stesse coste sono ritornate solo dopo le opere di bonifica. Dopo la raccolta e regimazione delle acque. In pratica, solo dopo la realizzazione e il buon uso di tante aree blu e verdi come i preziosi boschi litoranei.   

Una salubrità, riconosciuta anche dai 3 mila medici pediatri italiani e stranieri che, da anni, assegnano alla regione Calabria il primato del maggior numero di bandiere Verdi della Penisola. Un primato che è stato confermato anche per l’attuale stagione. E non solo per l’ampiezza e sicurezza delle spiagge, ma soprattutto per la qualità delle acque marine in gran parte classificate di qualità eccellente.

Qualità confermata dalla ricca biodiversità marina e dalle tantissime specie rare sottoposte a protezione dalle Direttive europee e Convenzione di Rio de Janero

Specie rare rilevate anche: nella Riserva Naturale Foce del Crati”; nell’“Area Marina Protetta Capo Rizzuto”; e nei 5 Parchi marini regionali: “Baia di Soverato”; “Riviera dei Cedri”; “Costa dei Gelsomini”, “Scogli di Isca” e “Fondali di Capocozzo S. Irene Vibo Marina Pizzo Capo Vaticano Tropea”. 

E confermata anche dalle analisi ufficiali effettuate sulle acque di balneazione. Analisi che hanno certificato l’idoneità su ben 650 Km di spiagge. Una disponibilità che supera l’insieme di sette regioni.    

In pratica, la lunghezza delle aree idonee per fare un bagno in sicurezza, in Calabria supera quella dell’insieme delle regioni: Veneto, Emilia-Romagna, Friuli, Abruzzo, Molise, Marche e Basilicata.

Ampie spiagge naturali, che si alternano a tratti di costa frastagliata, con baie e calette formate da rocce di tutte ere geologiche. Dove, ad esempio, è possibile toccare i fossili marini che documentano la presenza nei nostri mari di specie tipiche di mari freddi e caldi e, quindi, dei cambiamenti climatici del passato geologico.

Una grande varietà di spiagge in un contesto caratterizzato: – da estesi rilievi collinari e montuosi; – da suoli fertilissimi e abbondanti disponibilità di risorse idriche che ospitano e nutrono la straordinaria varietà di esseri viventi presenti: nei 3 Parchi Nazionali:  dell’Aspromonte, del Pollino e della Sila;  nei 2 Parchi Regionali: delle Serre e della Valle del Coriglianeto;  nelle Riserve Naturali Regionali: “Vergari”; “Valli Cupe”,  “Foce del Fiume Mesima ”; e in particolare nelle preziose aree blu sul fiume Crati, il più grande della Regione, le Riserve Naturali Regionali  “Lago di Tarsia” e  “Foce del Fiume Crati” dove  nei giorni scorsi è stata registrata anche la presenza di un Cigno Reale.

Contesto nel quale sono stati individuati e delimitati i 131 habitat marini e terrestri riportati nella “Carta Natura” della Calabria 

Sulla straordinaria varietà dei paesaggi costieri è da ribadire che alcuni di essi sono formati da rocce granitiche generate dallo stesso magma che ha generato le più note e ambite coste della Sardegna, e dalle quali sono state separate, a causa dei rilevanti movimenti della crosta terrestre, iniziati circa dieci milioni di anni fa con l’apertura del bacino del Mar Tirreno.

Questi tratti costieri con spiagge bianche simili a quelle della Maddalena, si osservano nel Sito d’Interesse Comunitario: “Zona Costiera fra Briatico e Nicotera” e nella Zona Speciale di Conservazione “Scogliera di Staletti” con le rinomate spiagge di Copanello, Caminia e Pietragrande.

Altri tratti di costa, formati da rocce di antichissima formazione e unici nel resto della Penisola, si trovano in corrispondenza di altre Zone Speciali di Conservazione come i “Fondali di Iscae i “Fondali di Scilla”.

Caratteri geomorfologici e colori differenti caratterizzano le spiagge di altre “Zone Speciali di Conservazione” come quella di “Capo Colonna” e del “Promontorio di Capo Rizzuto”. Spiagge ancora diverse sono presenti nelle Zone Speciali di Conservazione, come la gariga costiera su ciottoli di “Montegiordano Marina”, l’Oasi di Scolacium e le varie Dune come: le “Dune Marinella”, le “Dune di Guardavalle”, le “Dune dell’Angitola”

Di grande interesse naturalistico e storico-scientifico anche gli habitat di altre aree blu come la laguna retrodunale della Zona Speciale di Conservazione di “Saline Ioniche”; della “Palude di Imbutillo” e del “Lago la Vota”. 

Può favorire il buon uso delle aree verdi e blu considerare che, sulle rocce che le ospitano, si possono osservare i segni e la evoluzione del paesaggio circostante. Come i terrazzi marini, formati dalle antiche spiagge che, dal livello del mare, sono state sollevate e spinte fino a quote superiori ai mille metri, durante l’ultima era geologica.

Come si possono osservare gli effetti dei cambiamenti climatici più recenti e storicamente documentati. Effetti che hanno condizionato fortemente la qualità della vita delle popolazioni.

Di rilevante interesse Storico e Scientifico, e ben documentati sulle nostre coste, sono gli effetti dei cambiamenti climatici registrati negli ultimi 3 mila anni. Effetti importanti nei periodi con clima più caldo-arido come quello Medioevale che va dall’anno 1.000 al 1.300 e il precedente detto dell’Età romana.  

Effetti ancor più rilevanti nei tre periodi di clima più freddo-umido e piovoso. In particolare, durante quello più recente della “Piccola Età Glaciale, dal 1500 al 1850, con effetti disastrosi su coste e tutti i centri abitati della Regione proprio a causa del cattivo uso delle aree verdi e blu. 

Così come va ricordata la specificità della composizione mineralogica di varie spiagge e habitat dove sono state rilevate concentrazioni significative di minerali anche d’interesse dal punto di vista industriale come, ad esempio, Magnetite, Granati, Ilmenite, Rutilio; e anche di altri minerali di interesse nucleare come: ortite, zircone e Monazite.  

In alcune spiagge come, ad esempio, quelle di Capo Vaticano e del comune di Montauro è abbondante la presenza della Monazite che è un minerale ricco di elementi di terre rare e che altera i valori di radioattività senza alcuna rilevanza sanitaria.   In proposito è da ribadire che, al contrario di quanto percepito e sospettato a seguito di allarmanti e fuorvianti servizi televisivi, non esiste alcuna contaminazione radioattiva di tipo artificiale o antropica. Come evidenziato nel Rapporto dell’Arpacal del 2017.

E non esiste alcuna contaminazione nel resto della Regione. Come certificato, nel 1997 dall’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, nel rapporto “La Radioattività̀ Ambientale sulle coste delle Regione Calabria”. Redatto dopo approfondite indagini e controlli, eseguiti dalle massime autorità militari e scientifiche nazionali su tutte le spiagge, sul pescato e le acque marine della Calabria. 

Va ricordato che a decidere queste indagini fu Mario Signorino, primo Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, ora Ispra, e fondatore di “Amici della Terra Italia”.

Paradossalmente, chissà perché, c’è ancora qualcuno che sospetta la presenza di contaminazione, proprio nell’unica Regione d’Italia nella quale è stata dimostrata e certificata l’assenza di contaminazione nei mari, nelle spiagge e nel pesce pescato sull’intero perimetro costiero.

Un’ultima considerazione sul buon uso delle aree blu e la necessità della loro implementazione per contrastare la piaga degli incendi che distruggono aree verdi, foreste e boschi, cioè quella vegetazione necessaria per stabilizzare il suolo,  prevenire l’erosione e per favorire l’infiltrazione delle acque piovane per la ricarica delle falde acquifere.

In pratica, il buon uso degli spazi Verdi e Blu, utile ovunque per promuovere Salute e benessere, per il mosaico di verde e blu della Calabria è anche una necessità per mettere in sicurezza le popolazioni e promuovere l’uso sostenibile delle ingenti risorse naturali disponibili. (mp)

[Mario Pileggi è geologo del Consiglio nazionale Amici della Terra]

G7, LA CALABRIA È PRONTA A NUOVE SFIDE
L’AMMIRAZIONE DEL MONDO CHE PRODUCE

di SANTO STRATI – Il G7 Trade in Calabria, che ha riunito i ministri degliEsteri o del commercio dei sette Paesi più industrializzati del mondo, lascia una traccia importante per la nostra terra: la Regione è stata per due giorni al centro dell’attenzione mondiale, ma non si è trattato solo di dichiarazioni di intenti. L’obiettivo principale (anche se non potevano dichiararlo) di Tajani e Occhiuto) era quello di far conoscere il territorio dello Stretto e da lì far partire l’attenzione a tutta la regione, sia sul piano della cultura e delle bellezze paesaggistiche (che contano molto come attrattore turistico) sia su quello, non meno rilevante delle attività produttive. Infatti, il B7 (B sta per business) che, prima del G7 ha tenuto a Reggio un’affollata sessione è servito a presentare alle delegazioni ospiti del G7 la grande capacità di intrapresa dei nostri imprenditori. Là dove emergono competenza, capacità e la determinazione tipica dei calabresi che quando si impuntano riescono negli obiettivi prefissati. L’incontro, ricordiamo, non riguardava solo i sette “Grandi” ma anche altri Paesi invitati.

È bene ricordarli tutti : India, Australia, Brasile, Turchia, Kenia, Cile, Nuova Zelanda, Corea del Sud e Vietnam. Non c’era la Cina («è un nostro competitor» – ha voluto sottolineare il ministro Tajani), ma chiusa l’esperienza non positiva della Via della Seta si possono trovare per il futuro sicuramente importanti punti di confronto).

Per la Calabria, dunque, è una vittoria a tutto tondo: i delegati sono rimasti ammaliati e sbalorditi dal fantastico spettacolo che si gode dal Castello di Alta Fiumara sullo Stretto e non avevano ancora raggiunto con le navette il Museo dei Bronzi: un viaggio lungo la Statale 18 che ha lasciato senza fiato chiunque non conoscesse lo Stretto e il suo incanto visto dalle coste calabresi. Un’emozione in più, in attesa di restare rapiti dalla maestosità dei Bronzi al Museo, testimonianza “fisica” della civiltà millenaria della Magna Grecia e l’ammirazione è cresciuta propor zionalmente alla scoperta delle tantissime ricchezze che lo stesso Museo riserva al visitatore.

Non solo dichiarazioni programmatiche e impegni sottoscritti, il G7 del Commercio mondiale è servito ad alimentare nuove amicizie e relazioni, a cementare rapporti preesistenti, a creare un collegamento che non si interrompe con la chiusura del Meeting. E questo obiettivo è decisamente stato raggiunto.

I documenti firmati esprimono la soddisfazione dei partecipanti di aver fatto un buon lavoro, gettando le basi per rafforzare il sistema multilaterale del commercio, che poi è alla base di qualsiasi idea di sviluppo sia per i Paesi industrializzati che per quelli emergenti.

Il nodo cruciale di questi incontri è rappresentato dalla diffidenza con cui – abitualmente – i delegati affrontano l’obiettivo di un risultato comune, in nome di equilibri mondiali da mantenere o da ripristinare. Una diffidenza che a Santa Trada di Villa San Giovanni pare si sia dissolta in un attimo, complice anche l’atmosfera da sogno che la location è stata in grado di offrire. E non per niente, il ministro degli Esteri giapponese Yōko Kamikawa, affacciato dal terrazzo di Santa Trada che domina lo Stretto, ha lasciato trapelare – tramite la sua portavoce Mariko Kaneko, intervistata da StrettoWeb – che c’è una grande possibilità di collaborazione delle aziende giapponesi nel contesto del progetto del Ponte (ovviamente il Governo giapponese non può parlare a nome delle aziende), ma è un’indicazione importante delle partnership internazionali che il Ponte potrà trovare.

Quale migliore opportunità, quindi, per la Calabria, di costruire nuove importanti e prestigiose relazioni dirette, con Paesi in grado di sostenere e promuovere scambi non solo commerciali nell’import-export, ma anche valorizzare relazioni industriali e puntare a reciproche occasioni di interscambio.

Basti solo pensare al turismo: per due giorni gli occhi del mondo sono stati puntati sullo Stretto, sul G7 di Santa Trada, che non ha certamente suscitato le emozioni dello straordinario funambolo estone Jaan Roose che ha attraversato lo Stretto su un filo di resina di appena due centimetri, ma ha stimolato suggestioni di grande respiro per la straordinaria bellezza dell’area dello Stretto. Suggestioni che saranno riportate in patria, crediamo con grande enfasi. Tutti i delegati hanno espresso positive reazioni che i nostri governanti –regionali e nazionali – dovranno portare a profitto per la Calabria e il suo futuro sviluppo turistico e commerciale.

Da questa esperienza si capisce che è fondamentale creare le basi per la realizzazione di centri congressi (il cui turismo porta grande ricchezza al territorio) e allargare la ricettività che risulta molto debole se si gioca la carta dell’attrazione: c’è il turismo religioso (importantissimo e mal gestito, con numeri che potrebbero sbalordire), quello artistico-culturale (e non mancano certo tesori di grandissima attrattiva), quello dell’escursionismo e del cicloturismo (non dimentichiamo i tre parchi nazionali che la Calabria può vantare: Pollino, Sila e Aspromonte) oltre naturalmente a quello balneare o degli amanti della montagna.

Il problema numero uno, però, rimane la mobilità: manca un piano strutturale per le vie di comunicazione. Ci sono intere zone della Calabria impossibili da raggiungere con tempi “umani” e degli del terzo millennio. Le infrastrutture viarie sono alla base di qualsivoglia idea di turismo si intenda sviluppare. Il nuovo assessore Giovanni Calabrese avrà da lavorare parecchio e non solo sul piano della promozione dell’offerta turistica, ma dovrà batterei pugni in Regione perché si sviluppi una rete stradale in grado di sostenere la domanda di turismo. Diversamente, ci ritroveremo, come al solito, in una situazione che non smetto mai di rimarcare: la Calabria è un grande negozio ricco d’ogni ben di dio e per qualunque esigenza, solo che ha le saracinesche abbassate. In questo caso devo, per completezza, aggiungere che il “negozio Calabria” è anche troppo spesso irraggiungibile.

Servono sì guide competenti (e abbiamo fior di laureati che non chiedono altro di poter raccontare il territorio ai forestieri e ospiti) ma è necessario immaginare (e creare) una rete di collegamenti strutturali che consentano di visitare in lungo e in largo ogni angolo suggestivo della Calabria (cioè l’intero territorio).

Abbiamo un set cinematografico naturale che risulta incantevole non solo per le produzioni che – meritoriamente – la Calabria Film Commission attrae), ma per chiunque viene a scoprire questa terra.

Chi viene in Calabria se ne innamora, spesso perdutamente, e questo i governanti lo devono tenere a mente. Ma qualsiasi amore, se non ricambiato, si deteriora e finisce.

Aspettiamo i turisti, ma dobbiamo offrire loro tutte le commodities necessarie, aggiustiamo le strade, teniamo pulite le città, valorizziamo i borghi, offriamo accoglienza e ospitalità, come tutti i calabresi hanno nel dna. Ma non è impresa facile, nè veloce: serve visione.Quella che fino a qualche anno fa era assente e che il Presidente Roberto Occhiuto sta mostrando di avere. Offriamo un nostro suggerimento gratuito: dia molta attenzione alla reputazione. Il turista che riparte felice è un traino per nuovi ospiti. Le maldicenze e gli stereotipi sulla Calabria “brigante e mafiosa” sono in via di sparizione – grazie al cielo – ma serve giocare sugli affetti e le sensazioni.

C’è una conferma in tutto ciò: l’amministratore delegato di RyanAir si è innamorato della Calabria e sta investendo sui nostri aeroporti: è bastata una visita a Scilla ed è scoccata la scintilla della passione. La Calabria è in grado di ripetere all’infinito questa emozione, ma serve determinazione e professionalità tra chi governa e gli operatori turistici, affiancata da una grande campagna di comunicazione che non può essere fatta con gadget da pochi spicci da regalare alle fiere del turismo che si fanno nel mondo. (s)

INVESTIRE SUL TERZO SETTORE: UN VOLANO
DI SVILUPPO PER TUTTO IL MEZZOGIORNO

di PIETRO MASSIMO BUSETTARiuscire a mettersi insieme è un’operazione che dovrebbe potenziare le forze in campo di una realtà. E nell’immaginario collettivo meridionale la forza del gruppo ha avuto un grande ruolo. Tanto da essere accusati di una forma di familismo che spesso era ritenuto contiguo a forme criminali.

Ovviamente spesso si tratta di luoghi comuni che riguardano una società che trova nel gruppo una forza difensiva rispetto a realtà complicate. 

Ma vi è anche un modo di stare insieme che non protegge la famiglia, ma gruppi più ampi che riguardano la società. Nel Mezzogiorno dove molti diritti di cittadinanza spesso sono più assenti trovare che vi siano numerose forme associative che si occupano del bene comune, fornendo un aiuto ad un sistema pubblico spesso in affanno, può essere una buona notizia. A patto che non diventi un alibi per le Istituzioni per non fare tutta la loro parte. 

Bisogna aver chiaro che quello che fanno le realtà associative private deve costituire una forma aggiuntiva rispetto ai ruoli istituzionali. Se invece la loro attività diventa sostitutiva evidentemente esiste un grosso problema che va risolto. 

Forse le forme di associazionismo sono più indispensabili per superare le dimensioni di micro impresa esistenti nella realtà meridionale. Quelle forme di cooperative sociali molto presenti anche nel settore creditizio, ma estremamente necessarie in agricoltura, potrebbero essere una soluzione a tante micro produzioni, per esempio nel settore del vino, dell’olio o caseario, che non riescono a presentarsi nei mercati nazionali ed internazionali per una mancanza di quantità che porta a una incapacità di penetrazione. 

In tal caso svolgono un ruolo che non è sostitutivo di quello che dovrebbe fare il pubblico come nel caso dei servizi alle persone, agli anziani, ai bambini, supporto per il tempo di libero o per il  recupero di situazioni complicate e possono essere considerate un grande valore aggiunto per sostituire a un individualismo esasperato, tipico delle realtà povere, il valore del gruppo. 

Ma la richiesta che alcuni compiti debbano essere svolti dall’Istituzione pubblica soprattutto nel settore formativo non deve assolutamente venir meno. Il tempo pieno, la lotta alla dispersione scolastica, la possibilità della mensa scolastica sono le priorità che bisogna sempre aver presente perché da tale servizio pubblico dipende la possibilità di creare buoni cittadini, che possano fare le necessarie scelte consapevoli di una buona classe dirigente.

L’analisi dei dati della numerosità di tali associazioni deve essere fatta con molta attenzione, perché spesso esse nascondono la mancanza di opportunità lavorative vere, che vengono sostituite con attività che danno la sensazione di una  occupazione. 

Il dato che «Tra associazioni di volontariato, cooperative sociali, fondazioni e Onlus troviamo 15 mila enti in Sicilia, 13 mila in Campania, 10 mila in Puglia» ci deve far riflettere. L’ enorme quantità per esempio in Sicilia che supera anche la Campania dà la certezza che un’analisi approfondita potrebbe evidenziare elementi non sempre positivi. 

Bisogna considerare, anche in termini occupazionali, queste attività come assolutamente aggiuntive rispetto a quel manifatturiero importante che il motore di qualunque vera soluzione per realtà a sviluppo ritardato. Non dimenticare mai che le esigenze occupazionale che riguardano il Sud sono nelle dimensioni dei milioni di posti di lavoro, in realtà non meno di tre, per raggiungere quel rapporto occupato popolazione della realtà a sviluppo compiuto. Confrontarsi con tali numeri ci porta a capire le esigenze da un lato e le risposte necessarie dall’altro.  (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

GLI OCCHI DEL MONDO CHE PRODUCE
PER DUE GIORNI PUNTATI SULLA CALABRIA

di SANTO STRATI – Per due giorni gli occhi del mondo produttivo e del commercio saranno tutti puntati sulla Calabria, nell’incantevole Castello di Santa Trada, a Villa San Giovanni, dove si svolge il G7 Trade, ovvero quello dedicato al commercio mondiale.

Al di là degli specifici obiettivi della due giorni di incontri tra le delegazione dei 7 Grandi e i tanti altri Paesi invitati a partecipare, c’è da considerare la grande occasione che si profila per la nostra terra. Ovvero, sfruttare questa nuova vetrina di risonanza mondiale (la prima ce l’ha offerta la titanica impresa di Jaan Roose in equilibrio su un filo sullo Stretto: un miliardo di spettatori!) per creare opportunità di ricostruire la reputazione, macchiata da anni di gratuite insolenze e insinuazioni. Il mondo deve scoprire la Calabria attraverso queste iniziative, perché mentre si discute di affari, l’occhio può spaziare tra lo splendore dei paesaggi, la maestosità dei Bronzi e l’incanto dello Stretto. È un’occasione che non va persa, perché la due giorni di Santa Trada sia una sorta di prova generale di come si possa mostrare al mondo che la Calabria, oltre a essere una terra, fiera, può offrire offre mille attrazioni, non solo turistiche. Servono investimenti e la creazione di nuove opportunità di occupazione, ma non soltanto nell’ambito della cultura e del turismo che sono un attrattore straordinario e inimitabile, ma anche per il segmento produttivo, scientifico e tecnologico: ci sono tre Atenei che sfiorano l’eccellenza e sono in grado ospitare studenti di tutto il mondo.  E le nostre aziende cercano sbocchi di export anche oltre che nell’agroalimentare.

Benvenuto in Calabria, Mondo!  (s)

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Antonio Tajani: «La Calabria e il Sud saranno per due giorni la capitale economica mondiale»

«In questi due giorni porteremo a Villa San Giovanni e Reggio Calabria i Ministri del G7 e dei Paesi ospiti che insieme rappresentano il 54% del Pil mondiale: la Calabria e il Sud Italia saranno per due giorni la capitale economica mondiale». È quanto ha dichiarato Antonio Tajani, Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in occasione della riunione dei Ministri del Commercio del G7 che si apre questa mattina a Villa San Giovanni.

«Sono quattro – ha spiegato – i temi centrali che affronteremo, cruciali per il futuro delle nostre economie: rafforzare il sistema commerciale multilaterale attraverso la riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC); assicurare la parità di condizioni sui mercati globali; incoraggiare la sostenibilità ambientale nel commercio; migliorare la resilienza e la sicurezza economica. Sono i temi prioritari al centro dell’agenda della Presidenza italiana».

Oltre a tali temi, i lavori, che si svolgeranno a Villa San Giovanni, si concentreranno sulla situazione in Medio Oriente e nel Mar Rosso, arteria commerciale strategica in particolare per il nostro Paese, nonché sull’Indo-Pacifico, regione chiave per il commercio e le catene di approvvigionamento globali. Oltre ai Ministri dei Paesi G7, saranno coinvolti quelli di importanti Paesi partner come Brasile, Corea del Sud, India, Nuova Zelanda, Turchia e Vietnam, assieme alla Direttrice Generale dell’Omc e al Segretario Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse).

I lavori inizieranno con un incontro dei Ministri del Commercio del G7 con i rappresentanti dell’Industria del G7 (B7), nel quale gli imprenditori presenteranno ai rappresentanti dei Governi la propria visione e le proprie priorità in termini di promozione della competitività e commercio equo e basato sulle regole, rafforzamento delle economie, nonché delle catene globali di fornitura a fronte della crescente instabilità geopolitica e massimizzazione dei benefici dell’Intelligenza Artificiale.

Nel corso della Ministeriale, i Ministri del G7 si recheranno al Porto di Gioia Tauro, primo porto italiano per traffico merci, dove verrà presentata l’iniziativa umanitaria italiana “Food for Gaza”. Verrà in particolare presentato uno scanner come quello recentemente partito per Cipro per potenziare e rendere più celeri i controlli di sicurezza dei container con aiuti umanitari che, tramite il corridoio umanitario marittimo incentrato sull’isola, vengono destinati a Gaza.

Domani, mercoledì 17 luglio, al termine dei lavori, si terrà la conferenza stampa conclusiva del Ministro Tajani. (rrm)

PUNTARE SUL TURISMO DELL’ARCO JONICO
PER RILANCIARE IL “SISTEMA CALABRIA”

di DOMENICO MAZZA – Quando si pensa all’insieme di attività e servizi che si riferiscono al trasferimento temporaneo di persone dalle località di abituale residenza, così come ai centri maggiormente prediletti dalla partecipazione antropica, si immagina che l’appeal turistico ricada prevalentemente sulle piccole località.

Quanto detto, è particolarmente vero per il Mezzogiorno d’Italia. Nell’estremo sud peninsulare, infatti, le principali mete di destinazione turistica stagionale sono ridenti Comunità che ricadono nei contesti del Gargano, della Costiera Amalfitana e del Salento. In Calabria, invece, la mente viaggia immediatamente verso quelle mete che vedono in località come Tropea e Capo Vaticano le punte di diamante dell’offerta ricettiva regionale. Certamente, aver realizzato negli anni oculate campagne di marketing ed essere riusciti nell’intento di lanciare il brand Costa degli Dei come visione ampiamente territoriale e non già legata al singolo Comune, ha influito tantissimo nel plasmare una vera e propria destinazione. È vero, altresì, che le richiamate Località hanno caratterizzato tutta la loro economia sul turismo. A questo si aggiunga la vicinanza a nodi della mobilità intermodale (aeroporto e stazione di Lamezia) e il gioco è fatto.

Poi, però, bisogna fare i conti con quelli che sono i numeri e spesso la lora lettura ci restituisce dei dati che non riflettono quanto raffigurato dall’immaginazione. Basterebbe, infatti, controllare l’andamento dei flussi turistici in Calabria nell’ultimo decennio e si rileverebbero indici di particolare interesse e non del tutto tenuti in considerazione. Almeno, non in quella che avrebbe dovuto o meritato d’avere. Solo nell’ultimo biennio, al fianco di storiche località che godono di una eco turistica extraregionale (Pizzo, Praia, Tropea solo per citarne alcune) contesti come Corigliano-Rossano e Crotone, si piazzano fra le prime posizioni per numero di ospiti. Vieppiù, sommando alle due Città le presenze registrate nei dirimpettai comuni di Villapiana, Cassano-Sibari e Isola C.R., Cutro, ci troviamo innanzi al più imponente sistema turistico-ricettivo della Regione.

Nei richiamati comuni dell’Arco Jonico, invero, si sviluppano oltre 41mila posti letto complessivi. Quasi 7mila in più al confronto con la Costa degli Dei e circa il doppio rispetto la Riviera dei Cedri. Numeri che ci restituiscono un potenziale sistema turistico-ricettivo imponente, mastodontico, gigantesco. Tuttavia, sottovalutato. Finanche snobbato o, comunque, non adeguatamente valorizzato e messo in condizione di essere un reale motore economico. E che per caratteristiche di costa, assimilabili  quasi esclusivamente a riviera, potrebbe crescere ancora in maniera esponenziale.

Quanto descritto chiarisce due fondamenti.

Da un lato le notevoli presenze nei due principali centri urbani dell’Arco Jonico, configurano la Città pitagorica e quella sibarita come un unicum distinguendole dagli altri principali centri calabresi che neppure si avvicinano a numeri così importanti. Dall’altro che, iniziando ad investire concretamente in un sistema turistico integrato e identitario, tutta la linea di costa, compresa tra l’Area federiciana e Capo Rizzuto, potrebbe concorrere efficacemente a rilanciare l’intero sistema Calabria. Allargando, poi, il contesto a tutto il bacino del Golfo di Taranto, l’ambito assumerebbe le caratteristiche della principale piattaforma turistica rivierasca non già del Mezzogiorno, ma dell’intero Paese. E non esagero se azzardo a dire, finanche, d’Europa.

Bisognerebbe, quindi, puntare sul definitivo completamento ed efficientamento delle opere ferro-aero-stradali (aeroporti di Crotone e Taranto, ferrovia jonica con caratteristiche Avr, SS106). Così come al rilancio dell’attività diportistica interregionale fra i 24 approdi sparsi tra Le Castella e Santa Maria di Leuca.

Le nuove infrastrutture e la rigenerazione di quelle esistenti, dovrebbero essere i capisaldi da cui partire.

È il caso che la politica inizi ad interrogarsi seriamente su quanto sopra illustrato. Ed è ora che lo faccia favorendo progetti integrati anche fra realtà amministrativamente legate a concezioni stereotipate e superate dalla storia e dai fatti. Così da finalizzare una declinazione dell’ambito rinnovata e, straordinariamente, innovativa che possa riscrivere la storia del territorio. Un  concetto, quello delle affinità tra aree ad interesse comune, ancora troppo ancorato a sistemi di tipo centralista e con spiccate diseconomie sperequative tra una costa e l’altra.

Solo così l’Arco Jonico potrà candidarsi ad essere il reale fulcro degli equilibri mediterranei e il principale polo attrattivo per gli imponenti flussi turistici internazionali. Il brand Magna Graecia, può essere un richiamo di valenza mondiale; il più grande Mid (marcatore identitario) di tutto il Sud Italia. I territori coinvolti hanno il dovere di aprirsi ad una straordinaria visione che dall’estrema porzione di levante calabrese si allarghi al dirimpettaio ambito di ponente pugliese, passando per la lingua di costa lucana. La baia del golfo di Taranto, non è, semplicemente, il fulcro dello Jonio; è il baricentro del Mediterraneo.

Gli imprenditori l’hanno compreso da un pezzo. Ora, è tempo che lo capiscano le Classi Dirigenti. (dm)

ALTRO CHE AUTONOMIA: RISARCIRE IL SUD
È GIUSTA LA CROCIATA DEL MEZZOGIORNO

di MIMMO NUNNARI – Un po’ tardi ma meglio che mai. “La Calabria azzurra in rivolta contro lo spacca-Italia” titolava giorni fa un quotidiano nazionale per spiegare la posizione del presidente della Giunta regionale della Calabria Roberto Occhiuto che chiede al partito di cui è vicesegretario (Fi) di frenare ogni accordo Governo Regioni sull’Autonomia differenziata.

Un passo decisivo per bloccare la legge Calderoli in realtà andava fatto prima, ma Forza Italia e soprattutto il suo leader Tajani non hanno avuto il coraggio, o la volontà, o la convenienza a farlo e adesso trovare una soluzione dignitosa è difficile.

Un po’ ridicola francamente appare l’idea dell’Osservatorio regionale per vigilare proposta dallo stesso Tajani. Assomiglia al sale sulla coda degli uccelli per catturarli, come si diceva un tempo per prendere in giro i bambini. La verità è che il Governo Meloni – Tajani – Salvini passerà alla storia per aver abolito, con la sciagurata legge sull’Autonomia (“La scelta di rafforzare ancora il peso delle regioni è la seconda porcata di Calderoli dopo la legge elettorale” ha detto in un’intervista a Repubblica Claudio Martelli”) la “questione meridionale”, che da irrisolta diventa irrisolvibile, e perciò inesistente. Qualcosa del genere sia pure senza ricorrere a strumenti legislativi era accaduta al tempo di Mussolini, con un sonoro de profundis della “questione meridionale” che allora l’entourage del duce affidò all’Enciclopedia Treccani, pronta ad  allinearsi alle direttive del regime con un aggiornamento della voce “Questione del Mezzogiorno”: «Di una questione meridionale non si può più oggi legittimamente parlare; e perché tante differenze sono scomparse e perché sono ormai in piena attuazione i provvedimenti del governo fascista che mirano intenzionalmente a elevare il tono dell’Italia agricola, specialmente meridionale».

Il problema del Sud nell’anno 1934 per il governo Mussolini non esisteva più.

Sarà la storia adesso o quando sarà a definire in che modo la legge Calderoli avrà risolto l’anomalia italiana delle due Italie, cioè il nodo irrisolto dell’unificazione nazionale che ha pesato su tutta la storia italiana del diciannovesimo e ventesimo secolo. Questo Governo, come tutti i precedenti fin dal tempo dell’unificazione, è nemico del Sud: è padre padrone, è occhiuto ma non governante, come nelle monarchie regna ma non governa. Storicamente il rapporto Governo Sud lo ha spiegato bene in Cristo si è fermato a Eboli Carlo Levi, l’intellettuale torinese perseguitato dal fascismo inviato al soggiorno obbligato in Lucania: «Per tutti i Governi il destino del Meridione è stato sempre di mera occupazione, talvolta di rapina. Nessuno ha toccato questa terra, se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo».

Quale direzione prendessero le cose riguardo al Sud si capì sin dall’inizio della vicenda unitaria già nelle prime riunioni del primo Parlamento quando in una delle prime sedute si discuteva e si approvava il progetto di legge per rilanciare i porti di Livorno, Genova e Venezia, e contestualmente si respingeva un’analoga misura in favore dei porti di Napoli, Salerno e Palermo. È in quel periodo che nasce l’Italia “duale”, con la quale la nazione non ha mai fatto i conti; come non li hanno fatto i partiti, di destra, di centro e di sinistra, la cultura, i media, gli intellettuali. Nei rari tentativi di riunificazione del Paese l’unico esempio positivo viene dal dopoguerra quando dopo la parentesi infausta del fascismo è stato dato spazio al progetto degasperiano di ricostruzione, e l’Italia ha marciato unitamente per un lungo tratto di strada, con profondi cambiamenti sociali ed economici che hanno modificato la fisionomia ed il ruolo del Sud nell’ambito dello sviluppo del Paese. Poi basta; al posto della riconciliazione e integrazione dei territori si è fatta strada una contrapposizione odiosa, discriminatoria, razzista scatenata negli anni Novanta dalla Lega Nord che ha spinto sempre più indietro il Sud, rigettandolo in basso, fino a trasformare la questione meridionale in questione criminale.

Da allora il Sud è stato sempre più “crocifisso”: parola giusta e appropriata, usata in  un passato non molto lontano da un  prete del Nord, don Antonio Riboldi vescovo ad Acerra, in Campania, che mise in relazione di somiglianza il Sud con la crocefissione cristiana: «Cristo sulla croce rappresenta molto da vicino il dolore del Sud. Gesù inchiodato che non riesce a muovere braccia e piedi perché qualcuno lo ha messo in quei vincoli l’uomo del Sud lo sente come se stesso».

Che fare? Se fossimo in Francia la popolazione sarebbe  scesa in piazza già da tanto, avrebbe  fatto le barricate, la rivoluzione. Ma qui, al Sud, non è aria. C’è una secolare rassegnazione scambiata per pazienza: un’attesa infinita quanto inutile che qualcuno arrivi da fuori per risolvere i problemi. È questo il contesto. Contesto  sul quale piove di tanto in tanto come un dono o un’elemosina qualcosa che tra l’altro al Sud non serve: «Gocce d’acqua in una terra assetata», scriveva Gaetano Afeltra, giornalista, protagonista in una bella stagione del giornalismo italiano nel secolo scorso. Afeltra era milanese d’adozione, ma col cuore che abitava ad Amalfi, dov’era nato: “Ci si accorge del Sud – diceva – quando succede un cataclisma: il terremoto, il colera, l’alluvione. Solo allora il problema del Mezzogiorno viene riproposto alla coscienza nazionale e subito dopo, a parte qualche rituale giaculatoria, risparisce dall’orizzonte dei politici e dell’opinione pubblica nazionale e si torna al punto di partenza, come nel gioco dell’oca”.

Ecco, questo Sud spinto sempre indietro va risarcito e non ulteriormente punito con l’Autonomia differenziata che altro non è che una reale secessione del grasso Nord. Lo vuole la storia il risarcimento. E bisogna far presto, perché può accadere che alle popolazioni meridionali prima o dopo saltino i nervi e in questi casi le conseguenze possono essere imprevedibili e nocive per tutti, al Sud come al Nord.

Al  Sud serve lo Stato che da un secolo e mezzo c’è, ma è “differenziato”: pende verso Nord. Il risarcimento dev’essere morale ancor prima che economico. Molti anni fa sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia ha scritto che il Mezzogiorno è precipitato nell’irrilevanza nel momento in cui si è dissolto il complesso nodo storico al cui centro c’era lo “Stato nazionale”, e senza tanti giri di parole il più famoso politologo italiano ha affermato che innanzi tutto in Italia si è “dissolto lo Stato”. Ha spiegato che nell’ultimo quarto di secolo lo Stato è andato decomponendosi e la “questione meridionale” che fino ad un certo punto nel bene e nel male era stata una questione di Stato si è eclissata, è sparita: «La prima cosa da fare – diceva Galli della Loggia – è ricostruire la macchina amministrativa dello Stato, rafforzarla, ristabilire il significato politico dei suoi ambiti d’azione, la sua efficienza, la sua capacità d’intervento capillare».

Cioè tutto il contrario dell’Autonomia differenziata, che al tempo in cui Della Loggia scriveva era ancora un progetto lontano, poiché la Lega pensava alla secessione. Questi temi se si vuole essere credibili fino in fondo bisognerebbe inserirli nella “crociata” da combattere col referendum abrogativo  della legge Calderoli per liberare definitivamente l’Italia da un destino malcerto e conflittuale, che è l’esatto contrario della riconciliazione che servirebbe a un Paese mai unito sul serio. (mn)

DALLA CALABRIA L’APPELLO PITAGORICO
CONTRO LE GUERRE E LE ARMI NEL MONDO

di SANTO STRATI – Parte dalla Calabria, dalla Nuova Scuola Pitagorica, un appello ai popoli e ai governi della terra per la pace e la distruzione di tutte le armi. Alla presenza del Premio Nobel per la Medicina Thomas Südhof, l’appello, che ha come primi firmatari lo Scolarca della Nuova Scuola Pitagorica, il filosofo Salvatore Mongiardo, e l’ex Presidente della Regione Calabria Giuseppe Nisticò, è stato inviato al Papa, ai grandi della terra e prossimamente sarà portato a Bruxelles al nuovo Parlamento europeo. Il documento era stato approvato dal direttivo della Nuova Scuola Pitagorica di cui Presidente è Marco Tricoli e consigliera Rosa Brancatella.

È un accorato appello, un grido di allarme che parte dalla Nuova Calabria portatrice dei valori universali «che vogliamo far arrivare alle coscienze di tutti i popoli in un periodo sconvolto da guerre inaccettabili che potrebbero degenerare in un tragico conflitto mondiale», dice Salvatore Mongiardo..

È un’iniziativa che farà rumore, mettendo in primo piano la Calabria, all’anticamera della sessione del G7 che si svolgerà a Santa Trada di Villa San Giovanni la prossima settimana. La Calabria culla della civiltà classica e centro del Mediterraneo.

« Noi – si legge nell’appello – siamo i diretti eredi della civiltà italica e dell’etica pitagorica, basata sui principi universali di libertà, amicizia, comunità di vita e di beni, dignità della persona specialmente della donna, e rispetto della vita degli animali. Infatti, nel lontano passato, i nostri popoli festeggiavano la raccolta del grano, infornando un bue di pane per ringraziare l’animale che aveva tirato l’aratro, tradizione ancora praticata in alcuni paesi della Calabria.

«Oggi l’umanità vive nella paura per le guerre in Ucraina e Medio Oriente che potrebbero portare a un olocausto nucleare. Negli ultimi seimila anni infinite guerre hanno causato milioni e milioni di vittime, distruzioni, conquiste, schiavitù e sfruttamento dei vincitori sui vinti. Noi non vogliamo più portare questo peso inaccettabile e pensiamo che il modo più efficace per fermare le guerre sia la distruzione di tutte le armi.

«Molti dicono che questo è un sogno irrealizzabile, ma noi pensiamo che più un sogno sembra irrealizzabile, più è destinato a realizzarsi. L’uomo ha sempre desiderato volare, Icaro ci ha provato con ali di piume e morì in quel tentativo. Ma alla fine noi possiamo volare in ogni continente e fin sulla luna. Il vero problema è che i popoli hanno perso la speranza: ma, senza speranza si spegne il desiderio e non si opera per cambiare le cose.

«L’umanità desidera la pace, ma governi e potentati economici finanziano la costruzione di nuove armi con cifre enormi. Tuttavia, nessun governo al mondo potrà resistere al desiderio di pace che si può realizzare con la distruzione delle armi: bombe tradizionali e atomiche, aerei, missili, sottomarini, carri armati, cannoni, mitraglie. È giunto il momento di dire basta! Le cifre colossali spese per le armi devono essere date ai popoli che hanno diritto a una vita vissuta nel benessere e libera dalla paura delle guerre». 

È un appello destinato «a tutti perché con libera coscienza operino pacificamente a tutti i livelli, anche nei governi e nelle organizzazioni internazionali, per la pace e la distruzione delle armi», ed è un messaggio di pace che arriva dalla culla della civiltà occidentale, quella Magna Grecia i cui principi fioriti in Calabria costituiscono una testimonianza mai soffocata di come la pace sia l’elemento dominante per la crescita dei popoli e lo sviluppo della civiltà. Dalla patria di Pitagora e di Zaleuco parte, dunque, un  messaggio-appello di speranza che sarà consegnato a papa Francesco e ai rappresentanti del pianeta perché il raggiungimento della pace nel mondo dev’essere un impegno comune e un obiettivo di civiltà.

La presenza in Calabria del Premio Nobel Südhof ha fatto accelerare la scrittura di questo manifesto di pace con l’idea di coinvolgere altri Premi Nobel, oltre a personalità della cultura e della scienza, in un comune impegno etico che porti alla riappacificazione nei conflitti in corso, ma soprattutto sottolinei la necessità di gridare a una sola voce BASTA GUERRE E BASTA ARMI.

Il mondo – secondo l’etica pitagorica che il filosofo della Magna Grecia Salvatore Mongiardo professa e porta avanti da lungo tempo – vuole la pace, non cerca conflitti, né supremazie o sopraffazioni. E da quale luogo ideale se non Crotone, culla dell’etica pitagorica, poteva venire un messaggio di tale portata?

Secondo l’ex Presidente Giuseppe Nisticò, che è ambasciatore della Nuova Scuola Pitagorica  e la presenza di un testimonial di livello internazionale come il Premio Nobel Südhof è di buon auspicio per la firma di tanti altri scienziati e uomini di cultura italiani e stranieri. Mi auguro di poter raccogliere in brevissimo tempo l’adesione di numerose altre personalità di tutto il mondo che, guardando al manifesto partito dalla Calabria, possano risvegliare il sentimento della pace, ispirato ai valori della nostra cultura. La Calabria ha rappresentato nei secoli e rappresenta ancora oggi un modello e uno stimolo per trovare la via più veloce per la riappacificazione tra i popoli, contro ogni conflitto e sopraffazione».

Il manifesto pitagorico che parte da Crotone potrebbe far semplicemente sorridere, e invece può costituire una pietra d’angolo su cui costruire un’iniziativa di pace che coinvolga il nuovo Parlamento europeo sullo spirito dei messaggi sempre più sofferti di papa Francesco perché cessi ogni conflitto e gli uomini tornino a essere uomini. (s)

LA CALABRIA È IN RITARDO CON IL PNRR
DEI 10.919 PROGETTI, VALIDATI SOLO 4.454

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Quella del Pnrr è una sfida che la Calabria non può perdere. Ma come può farlo, se ci sono 10.919 progetti e, di questi, solo 4.454 risultano validati? Per la nostra regione, infatti, sono disponibili 9 miliardi e 900 milioni, distribuiti in questo modo: 1,8 mld per la Provincia di Cosenza, 701,2 mln nella Provincia di Crotone, 1,6 mld nella Provincia di Catanzaro, 823,7 milioni nella Provincia di Vibo e 1,7 mld per la Provincia di Reggio Calabria. Da sottolineare che, di questi 9 miliardi, 7 mld e 500 mln sono risorse del Pnrr, mentre 2 mld e 400 mln sono collocabili nella voce “altre risorse”.

Scendendo nel particolare dei progetti, quello che emerge è l’eccessiva parcellizzazione delle risorse indirizzate alla Calabria se confrontate con le altre regioni italiane, rispetto alle quali risulta di molto superiore. Sono, infatti, 10.175 i progetti che prevedono un importo uguale o inferiore a 1 milione di euro; 3300 quelli con importo uguale o inferiore a 20 mila euro; 4050 quelli che prevedono un importo uguale o inferiore a 30 mila euro (considerati anche quelli con importo riferito ai 20 mila euro); 5700 con importo uguale o inferiore a 50 mila euro (considerati anche quelli con importo riferito ai 30 mila euro) e 2050 quelli con importo uguale o inferiore a 10 mila euro. Controllando la piattaforma OpenPnrr, si evince che sono 4.454 i progetti non validati. Scendendo al dato provinciale possiamo evidenziare questi dati: Cosenza: 3977 progetti; Crotone: 950; progetti Catanzaro: 2054 progetti; Vibo Valentia: 1205 progetti e Reggio Calabria: 2729 progetti.

Sono questi i dati preoccupanti emersi nel report sullo Stato di attuazione del Pnrr in Calabria curato dalla Uil Calabria dalla Uil Fpl Calabria «che attesta – ha spiegato la segretaria generale della Uil Calabria, Mariaelena Senese – i notevoli ritardi nell’attuazione del Pnrr, delle incertezze nella pianificazione e mettiamo insieme appunto, questo binomio, quindi i ritardi che registriamo, che continuiamo a registrare, perché oggi siamo al 40,85 nell’attuazione del Pnrr rispetto ad un preventivo pari al 64%, è una Calabria che continua ad arretrare, dove la povertà continua a farla da padrone proprio in virtù dello spopolamento, di un’emigrazione continua e che non è più un’emigrazione solo di quantità, ma un’emigrazione di qualità».

«Mazzini diceva che l’Italia sarà quel che sarà il Mezzogiorno – ha aggiunto – noi diciamo che all’interno del Mezzogiorno esiste un Mezzogiorno qual è la Calabria, che è un mondo estremo dove si continua ad arrancare dove i diritti che dovrebbero essere costituzionalmente garantiti ai cittadini calabresi ma non lo sono».

Serve, dunque, verificare lo stato di attuazione del Pnrr in Calabria, cercando di mettere a fuoco tappe, strategie, messa a terra delle risorse finanziarie autorizzate. Quello che emerge è un quadro preoccupante per certi versi, che evidenzia criticità in termini di risposta da parte dei soggetti attuatori – non solo dell’amministrazione pubblica calabrese, con autorizzazioni lente e pagamenti in ritardo».

«La Calabria – dice il sindacato – ha spostato molti obiettivi nei prossimi anni: il rischio è che, dovendo realizzare troppi interventi entro il 2026, le attività si ingolfino e non riesca più a rispettare le scadenze stabilite da Bruxelles».

Il Pnrr, infatti, «rappresenta un’opportunità storica per la Calabria e per tutto il Mezzogiorno – si legge – finalizzata a superare le annose criticità strutturali e a promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Il Pnrr, con un investimento complessivo di 221,1 miliardi di euro a livello nazionale, è stato elaborato in risposta alla crisi generata dalla pandemia di Covid-19, con l’obiettivo di rilanciare l’economia italiana e promuovere una trasformazione verde e digitale del Paese».

Infatti, se «passiamo a fare un controllo del dato generale sul sito della Regione Calabria – si legge – che si basa come fonte sul Regis e risulta aggiornato a febbraio del 2024, quello che balza subito agli occhi è la differenza dei numeri sugli investimenti e dei progetti. Per il sito della Regione Calabria, infatti, sarebbero stati previsti investimenti per 11 miliardi e 309 milioni di euro e 12.142 progetti, di cui 777 risulterebbero chiusi».

Nello specifico, per la digitalizzazione sono stati stanziati 1 mld e 100 milioni di euro, per la scuola circa 954 milioni, imprese e lavoro circa 295 mln, cultura e turismo circa 117 milioni, per l’inclusione sociale circa 482 mln, per le infrastrutture 5 mld e 200 milioni, per la transizione ecologica 1 mld e 100 milioni, per la salute circa 598 mln. Per quest’ultima, in particolare, la Uil ha lanciato una provocazione: «se solo si pensasse di destinare una parte dei fondi indirizzati a Rfi e Tim, che ricevono altri fondi dall’Fsc e, quindi, evidenziano una sorta di ipercapitalizzazione, all’interno del Pnrr alla sanità si potrebbero risolvere diversi dei problemi presenti nel settore».

Il finanziamento in infrastrutture (53% circa del totale) è indirizzato a grandi player del settore delle costruzioni e si riferisce, quasi interamente, ai lavori di potenziamento e realizzazione dell’Alta velocità nel tratto campano-calabrese. Un terzo dei finanziamenti complessivi del Pnrr è destinato alla copertura di circa 10 progetti nel settore infrastrutturale che vengono destinati in gestione a holding internazionali. Questi finanziamenti servono a colmare il divario infrastrutturale (reti materiali ed immateriali) che segna il futuro della Calabria ma, per noi, rappresentano l’ennesima sconfitta di uno Stato che, in questi anni, non è riuscito a colmare le distanze che allontanano, sempre di più, il Sud dal resto del Paese che queste infrastrutture (viarie, ferroviarie e tecnologiche) le possiede già. Desolante il fatto che, proprio sulla missione 3, che riguarda le infrastrutture, si 14 progetti, nessuno è stato concluso. Stesso discorso per istruzione e ricerca: su 2.687 finanziati, nessuno di questi è stato chiuso.

Per quanto la digitalizzazione, ai dati di febbraio 2024, attualmente sono 3 i progetti chiusi su 3.114; per la transizione ecologica su 4934 progetti finanziati solo 756 vengono segnalati come chiusi; per la salute, su 498 progetti solo 14 sono stati chiusi.

I fondi Pnrr per la Calabria comprendono, anche, interventi mirati all’efficienza delle reti idriche di distribuzione per 21 comuni, con una popolazione complessiva di circa 164.000 abitanti. Questi interventi sono cruciali per migliorare la gestione delle risorse idriche in un territorio caratterizzato da frequenti criticità nel settore. Inoltre, il Pnrr prevede finanziamenti per la sanità calabrese, volti a modernizzare le strutture ospedaliere e a potenziare le strutture di prossimità, con l’obiettivo di garantire una migliore qualità dei servizi sanitari. La rigenerazione urbana è un altro ambito di intervento rilevante, con progetti che puntano a rivitalizzare i piccoli borghi storici e a promuovere iniziative culturali e sociali. Tuttavia, la Calabria deve affrontare sfide significative nell’implementazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

La Corte dei Conti ha segnalato lentezze nella spesa pubblica e difficoltà nel rispettare i tempi previsti per l’attuazione delle misure. La recente rimodulazione delle risorse ha comportato uno spostamento di fondi da progetti infrastrutturali verso sussidi alle imprese, evidenziando la necessità di un rafforzamento delle capacità amministrative a livello locale.

Una lentezza dovuta anche alla carenza di personale specializzato presente negli enti locali per seguire l’iter progettuale, di realizzazione delle opere e di rendicontazione degli investimenti finisce per rallentare ancora di più questo processo.

«Il rischio concreto è quello di dover restituire il prestito all’Europa, indebitando la regione per diversi anni, senza riuscire a realizzare i progetti previsti e, quindi, trasformare la Calabria», ha denunciato la Uil, ribadendo la necessità di provvedimenti concreti per accelerare la messa a terra dei progetti, attraverso un piano di efficientamento della Pubblica Amministrazione, con assunzioni di qualità e piani di riqualificazione per il personale già in servizio. servono assunzioni a tempo indeterminato nella Pubblica Amministrazione centrale e locale; occorre rivedere le deroghe sulle assunzioni.

«Vi è la necessità – continua il sindacato – di un cambio di paradigma per il coinvolgimento delle parti sociali solco del dialogo sociale rafforzato per l’attuazione, monitoraggio e valutazione del Pnrr; investire circa il 3% delle risorse previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza riferito alla Calabria. Stiamo parlando di 300 milioni circa e di 30 milioni su base annua, per dare corso ad un nuovo piano occupazionale potrebbe, in parte, attenuare questi ritardi».

«Si tratterebbe – si legge – di coprire, per 10 anni, il costo di circa 850/900 impiegati fra istruttori (geometri e ragionieri) e funzionari di elevata qualificazione (ingegneri, architetti, avvocati, economisti). Naturalmente questo prevede, a monte, la previsione di una norma legislativa di carattere nazionale che consenta la deroga al tetto di spesa per le assunzioni».

Lo stato di avanzamento dei singoli interventi del Pnrr e la spesa effettivamente sostenuta per migliaia di progetti approvati è ancora scarsamente accessibile – ha denunciato il sindacato –. Nonostante le rassicurazioni pubblicate dal governo ad oggi queste informazioni non sono ancora pubbliche e accessibili a tutti. I dati del Pnrr restano carenti se non del tutto assenti. È necessario da parte del governo uno slancio decisivo di trasparenza su un programma di investimenti così importante per il Paese».