I Democratici Insieme per Reggio Metrocity: Da Fi solo contumelie

I consiglieri metropolitani del gruppo Democratici Insieme per Reggio Città Metropolitana rispondono alla polemica sollevata dai consiglieri di Forza Italia Zampogna e Romeo contro il consigliere Giordano.

«Ovviamente, i consiglieri Zampogna e Romeo – hanno detto – non possono sapere cosa stia pianificando la Città Metropolitana perché detengono il record delle assenze ingiustificate alle sedute del consiglio. Tant’è. Ciò che emerge dalla volgare risposta fornita ai dubbi sollevati in merito all’ennesimo emendamento del deputato Francesco Cannizzaro, non è nient’altro che il solito spot vuoto ed utile solo a guadagnare qualche titolo sui giornali».

«Gli esponenti di Forza Italia, volutamente, evitano di entrare nel merito della questione e si lasciano andare – loro o chi per loro – a contumelie che offendono l’uomo ancor prima dell’istituzione. Lo stile, purtroppo, non si può insegnare, ma non si può certo far finta di nulla di fronte all’assoluta mancanza di rispetto dimostrata, ancora una volta, verso i cittadini e le comunità di Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Messina, ma anche dei Comuni limitrofi, letteralmente messe da parte davanti a provvedimenti che vorrebbero incidere fortemente sulla storia, la cultura e la bellezza di luoghi che hanno accompagnato la vita di intere generazioni».
«Il tentativo di mascherare l’inconcludenza di Forza Italia, in ogni sua rappresentanza, attraverso subdoli giochetti di palazzo e provando ad alzare polveroni mediatici, è ormai palese e ampiamente riconoscibile anche agli osservatori più distratti. Ormai, la maggioranza dei cittadini dei Comuni dell’area metropolitana ha imparato a riconoscere i sintomi dell’annuncite acuta che affligge i rappresentanti locali e nazionali di un partito che ha contribuito a distruggere il Paese negli ultimi vent’anni».
«Proclami, promesse, rivoluzioni vengono continuamente proclamati e, sistematicamente, smentiti dalla realtà. È successo con l’aeroporto “Tito Minniti”, con il porto di Reggio Calabria, più recentemente con il tentativo, miseramente fallito, di ergersi a salvatori della patria nelle dinamiche amministrative che hanno interessato la Reggina e, adesso, risuonano forte di fronte all’incredibile miraggio del Ponte sullo Stretto. Si occupassero, da Roma come a Scido, dell’alta velocità ad esempio, che taglia fuori il nostro territorio metropolitano, si interessassero a sconfessare il Governo ed il suo ministro leghista, Roberto Calderoli, nella crociata anti-meridionalista sancita dal disegno di legge sull’autonomia differenziata, provassero a portare quei risultati che Reggio e tutta l’area metropolitana, così come la più vasta area dello Stretto, attendono dagli anni inconcludenti passati a bivaccare sugli scranni più alti del nostro parlamento».
«La Città Metropolitana, dall’atto della sua nascita – hanno concluso – invoca il trasferimento delle funzioni che una legge dello Stato le conferisce, ma che la Regione Calabria, unica in Italia, stenta a riconoscerle. Provassero a fare qualcosa per i nostri concittadini che, dell’aria fritta, non sanno che farsene». (rrc)

REGGIO – La consegna delle borse di studio “Liberi di scegliere”

Stamattina alle 10 alla Scuola Allievi Carabinieri di Reggio la cerimonia di consegna delle borse di studio “Giustizia e Umanità – Liberi di scegliere”. Il progetto è stato promosso dall’Associazione Culturale Biesse presieduta da Bruna Siviglia. Le borse di studio sono intitolate a vittime innocenti della mafia. Partecipano alla cerimonia il dott. Marcello D’Amico Presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio, gli on. li Wanda Ferro (sottosegretario all’Interno) e Federico Cafiero de Raho, il presidente del Consiglio regionale della Calabria Filippo Mancuso, il direttore nazionale della DIA Direzione Investigativa Antimafia Maurizio Vallone, la prof. Maria Falcone presidente della Fondazione Falcone, Marisa Garofalo presidente della Fondazione Lea Garofalo, la giornalista Giulia Minoli, l’attore Domenico Cuomo. Interviene il giudice Roberto Di Bella presidente del Tribunale dei Minori di Catania. Saluti istituzionali del Comandante della Scuola Allievi Carabinieri col. Vittorio Carrara. Introduce e coordina Bruna Siviglia fondatrice e presidente dell’Associazione Biesse. (rrc)

BOVA (RC) – “Gente in Aspromonte” organizza una escursione sino ad Africo

L’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte” ha previsto l’escursione “Le grandi vie dell’Aspromonte” per domenica 14 maggio. La prima tappa è il Cammino della fede da Bova a San Leo ad Africo. Tempo di percorrenza: ore 5.30. Il raduno sarà al campo sportivo di Bova alle ore 09:30 con partenza per il Villagio Carrà.

Dopo circa 15 minuti di auto si raggiungono i campi di Bova (Monte Grosso); si scende poi, sempre in auto, lungo la strada di Pedimpiso e, percorsi Km. 2,4, si giunge al bivio per Roghudi. Si prosegue sulla sterrata in leggera salita per Km. 1,8 fino a raggiungere il Bivio Carrà, da dove si continua sulla pista sulla destra proseguendo sulla sterrata per circa Km. 2.0 fino a giungere il Villagio Carrà.

Le difficoltà storiche degli spostamenti nell’area Grecanica si “leggono” tutt’ora nel suo paesaggio, un altopiano solenne e aspro, ricco di torrenti e di calanchi. Un bosco incantevole formato da secolari piante di querce e di una rigogliosa macchia mediterranea. Raggiungere, percorrere, attraversare questi luoghi è fonte di continue emozioni per gli ambienti diversificati, i segni del passato che trasudano in ogni tratto, i favolosi panorami che danno l’idea di avere improvvisamente aperto sotto gli occhi un bellissimo, illustrato, libro di geografia.

San Leo d’Africo (Leone), denominato anche San Leo di Bova, nacque a Bova tra il X e l’XI secolo da una famiglia del luogo. Di temperamento umile, fin da piccolo si sentì attratto dalla vita monacale e a 12 anni entrò nell’ordine basiliano. Dedicò la sua vita alla contemplazione e alle opere di bene per i poveri. Morì ad Africo, nel monastero da lui stesso fondato. La ricorrenza di San Leo cade il 5 maggio a Bova e l’11 maggio ad Africo.
Storico: Il nome Africo deriva dal greco apricos o dal latino apricus, che significa arioso e soleggiato, proprio per la sua incantevole posizione, ma che paradossalmente però è stato abbandonato a causa di una terribile alluvione avvenuta nel mese di ottobre del 1951 (e poi un’altra nel 1953), che misero a dura prova sia Africo che la frazione vicina, Casalnuovo, avviando un’emigrazione verso il mare così come tanti altri piccoli paesi dell’entroterra calabrese che sono stati spazzati via dagli eventi naturali: gli abitanti dei due centri semidistrutti furono evacuati e dopo alloggi di fortuna e varie vicissitudini, molti furono trasferiti in un nuovo centro creato ad hoc, Africo nuovo, sul litorale jonico.

Una escursione che si è sviluppata in un’area dell’Aspromonte tra le più belle e ricche sul piano ambientale e paesaggistico, in uno scenario selvaggio di montagne, fitta vegetazione, dirupi e torrenti.
Dal Villaggio Carrà, piccolo raggruppamento di case popolari costruito dopo l’alluvione del 1951, con Emesso l’omonimo rifugio Forestale, inizia l’escursione seguendo per circa un chilometro una sterrata fino al bivio per Africo, si prosegue a sinistra su una vecchia mulattiera con qualche tratto scavato nella roccia che costeggiando il crinale del monte Puntone della Guardia porta al cimitero abbandonato di Africo e poi al Santuario di San Leo, piccola chiesetta situata su un crinale tra il Vallone Spasola, il Torrente Aposcipo e il Vallone Casalnuovo, in un suggestivo panorama distinto da diverse importanti cime, guardando da nord, come Puntone Galera, Monte Perre, Monte Iofri, Monte Scapparone, Portella di Ficara, Monte Grosso o Lestì, ecc.

Si riprende il cammino tornando indietro fino al Cimitero, dove al bivio si imbocca la sterrata a sinistra verso il borgo di Africo; scendendo lungo la sterrata si possono notare castagni secolari e un palmento scavato nella roccia. Giunti al borgo, dove gran parte dei ruderi sono ormai divorati dalla vegetazione, si sosterà nella piazzetta antistante la Chiesa di San Salvatore. Si riprenderà il ritorno tutto in salita passando davanti l’edificio del comune, la vecchia caserma, e le scuole elementari costruite durante l’epoca del fascismo, proseguendo verso le ultime case del borgo in località Campusa, da qui una breve salita ci porta al villaggio Carrà dove avrà termine l’escursione.

GIOIA TAURO (RC) – All’IC Paolo VI Campanella donato l’Albero di Falcone

È stata una giornata indimenticabile al Plesso Scolastico “San Giovanni Bosco” dell’Istituto Comprensivo” Paolo VI-Campanella”, il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, ha donato un albero molto speciale alla scuola: l’Albero di Falcone.

Questo evento, svoltosi mercoledì 10 maggio a conclusione del progetto Un albero per il futuro promosso dal Ministero della Transizione Ecologica, ha suscitato grande emozione e partecipazione da parte degli studenti, delle autorità locali e delle forze dell’ordine, tra cui i Carabinieri, la Polizia, la Capitaneria di Porto, la Guardia di Finanza, i Forestali e la Polizia Locale.

L’Albero di Falcone rappresenta un simbolo potente di impegno sociale e di lotta alle mafie. Le gemme del famoso Ficus, provenienti dall’ albero della casa del giudice Giovanni Falcone, sono state duplicate nel moderno Centro Nazionale Carabinieri per la biodiversità forestale, situato a Pieve Santo Stefano (AR). Grazie a questa iniziativa, è possibile distribuire queste piantine simboliche alle scuole che ne fanno richiesta. La cerimonia di consegna è stata caratterizzata da un clima di festa e di impegno.

Gli alunni si sono dimostrati cittadini attivi e consapevoli, rendendo questa giornata ancora più significativa. Attraverso domande intelligenti e stimolanti, hanno avvicinato le forze dell’ordine, aprendo un dialogo prezioso sulla legalità e sulla tutela dell’ambiente. Inoltre, hanno deliziato tutti con il loro talento artistico, cantando canzoni sulla mafia e sull’ambiente. Le loro voci forti e piene di passione hanno trasportato il pubblico in un viaggio emotivo, sottolineando l’importanza di combattere la criminalità organizzata e preservare l’ambiente per le generazioni future. L’Albero di Falcone donato alla scuola rappresenta un simbolo tangibile dell’impegno collettivo per la legalità e la tutela ambientale. I ragazzi potranno osservare la crescita di questo albero nel corso degli anni, riflettendo sul suo significato profondo e sulla responsabilità di proteggere il nostro patrimonio naturale.

Il progetto Un albero per il futuro è un’iniziativa ambiziosa che coinvolge centinaia di migliaia di piantine autoctone, donate alle scuole italiane. Grazie a questo progetto, gli studenti sono sensibilizzati sull’importanza degli alberi nel contrasto ai cambiamenti climatici e alla conservazione ambientale. L’Albero di Falcone si aggiunge a questa lodevole iniziativa, portando un ulteriore significato simbolico e una connessione diretta alla lotta contro la criminalità organizzata.

L’Albero di Falcone diventerà parte integrante del “Grande bosco diffuso”, formato dalle giovani piante messe a dimora da tutti gli studenti che partecipano al progetto. Questo bosco non solo rappresenterà una testimonianza visiva del loro impegno, ma contribuirà anche alla riduzione delle emissioni di CO2 e alla salvaguardia dell’ambiente. Durante la cerimonia, la presenza delle autorità locali, compreso il sindaco, le docenti, la dirigente scolastica e la vicaria, ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa e l’impegno delle istituzioni nel promuovere la legalità e la tutela ambientale.

La donazione dell’Albero di Falcone rappresenta un momento di grande importanza per la scuola e per la comunità locale. È un simbolo di speranza, di resilienza e di impegno verso un futuro migliore, in cui legalità e tutela ambientale sono valori fondamentali. Il progetto “Un albero per il futuro” e la presenza dell’Albero di Falcone nella scuola sono testimonianze tangibili di come la collaborazione tra le istituzioni, le forze dell’ordine e le comunità locali possa portare a risultati concreti e significativi.

È solo attraverso un impegno collettivo che possiamo contrastare la criminalità organizzata e preservare l’ambiente per le generazioni future. L’Albero di Falcone e il progetto “Un albero per il futuro” ci ricordano che ognuno di noi ha un ruolo da svolgere in questa importante missione. Gli alunni del Plesso Scolastico “San Giovanni Bosco” e tutti i giovani che partecipano a questo progetto sono un esempio di come la volontà e l’azione concreta possano portare a un cambiamento significativo. Sono loro la speranza per un futuro in cui legalità, giustizia e tutela dell’ambiente saranno le fondamenta su cui costruire una società migliore.

Il successo di questa giornata e del progetto “Un albero per il futuro” dimostra che l’educazione alla legalità e all’ambiente può fare la differenza nella formazione delle nuove generazioni. Grazie a iniziative come queste, i giovani acquisiscono una consapevolezza sempre maggiore sull’importanza di preservare il nostro patrimonio naturale e di combattere le ingiustizie sociali. Il coinvolgimento delle forze dell’ordine in questo progetto è un segnale di fiducia e di sostegno alle nuove generazioni. Le autorità locali e le istituzioni, insieme alle forze dell’ordine, si impegnano a creare un ambiente sicuro, giusto e sostenibile per tutti.

È meraviglioso vedere come gli alunni abbiano abbracciato appieno questo progetto, rendendolo vivo e vibrante con la loro partecipazione attiva. 

La giornata si è conclusa con un plauso caloroso agli alunni, che si sono distinti per la loro passione, la loro curiosità e la loro volontà di fare la differenza. Sono loro che porteranno avanti il testimone della legalità e della tutela dell’ambiente, contribuendo a costruire una società più giusta e sostenibile.

Intervento Tenente Colonnello Giuseppe Micalizzi, Comandante del Reparto Carabinieri Biodiversità di Reggio Calabria. Il progetto “Un albero per il futuro” e la donazione dell’Albero di Falcone alla scuola rappresentano un impegno concreto nel promuovere la cultura della legalità e della tutela dell’ambiente tra i giovani. È fondamentale che questo impegno continui e si diffonda in tutte le scuole italiane, coinvolgendo sempre più studenti e sensibilizzando la società nel suo insieme.

Ogni albero piantato, ogni domanda posta e ogni canto intonato rappresentano un passo avanti nella costruzione di un mondo migliore, in cui la giustizia e la sostenibilità sono valori condivisi da tutti. L’Albero di Falcone sarà un testimone silenzioso di questa giornata indimenticabile, un simbolo tangibile del coraggio e della determinazione di coloro che lottano per un futuro migliore. Che possa ispirare tutti coloro che passeranno accanto ad esso, ricordando loro l’importanza di un impegno costante per la legalità e per la salvaguardia del nostro ambiente. Grazie agli alunni del Plesso Scolastico “San Giovanni Bosco” e a tutti i partecipanti del progetto “Un albero per il futuro”. La vostra energia, il vostro impegno e la vostra passione sono la linfa vitale di un futuro promettente e luminoso. 

«È con grande soddisfazione che, in qualità di dirigente e siciliana di nascita – ha detto il dirigente scolastico – ho preso parte alla cerimonia di consegna dell’Albero di Falcone.Questo evento ha un significato profondo per me, essendo profondamente toccata dagli eventi tragici legati alla mafia che hanno segnato la storia della mia amata Sicilia.Il progetto ‘Un albero per il futuro’ ci ha offerto un’opportunità unica per promuovere la consapevolezza sulla legalità e sull’ambiente, temi che sono particolarmente sentiti nella mia regione. La presenza dell’Albero di Falcone, un simbolo di coraggio e di lotta contro la criminalità organizzata, ha suscitato in me un mix di emozioni intense, ma anche di speranza per un futuro migliore».

«Desidero esprimere la mia gratitudine al Raggruppamento Carabinieri Biodiversità – ha aggiunto – e a tutte le forze dell’ordine presenti per il loro sostegno e per aver reso possibile questa donazione così significativa. Ringrazio anche i genitori, i docenti e gli studenti che hanno dimostrato un impegno straordinario nell’organizzazione di questa giornata memorabile».

«Questo evento – ha concluso – segna l’inizio di un impegno costante da parte della nostra scuola nel promuovere la cultura della legalità e della tutela ambientale. Siamo determinati a far sì che il messaggio trasmesso oggi si diffonda tra i nostri studenti e che si radichi nel loro essere, affinché possano diventare cittadini consapevoli e attivi nella costruzione di una società migliore».

«È un’iniziativa di straordinaria importanza – ha detto il sindaco – che unisce la lotta alla criminalità organizzata con la tutela dell’ambiente, due temi di fondamentale rilevanza per il benessere della nostra comunità. Continuiamo a sostenere e promuovere iniziative simili, affinché la cultura della legalità e la salvaguardia dell’ambiente diventino valori fondamentali nella vita di ogni cittadino. Il vostro impegno è un faro di speranza e di ispirazione per tutti noi». (Francesca Fachea)

REGGIO – Aperte le iscrizioni al Conservatorio “F. Cilea”

Fino al 31 maggio ci si può iscrivere all’esame di ammissione al Conservatorio di Musica “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, per l’anno accademico 2023-2024.

La procedura è online. Due i principali percorsi formativi offerti: uno preparatorio e uno accademico di alta formazione, entrambi articolati in due livelli, ai quali si accede per esame e relativa graduatoria di ammissione. I posti sono limitati.

Il percorso preparatorio inizia con i Corsi di base (che hanno lo scopo di fornire le competenze utili all’accesso ai successivi corsi propedeutici), che durano 2 anni per il Canto e gli strumenti a fiato e 3 per gli altri strumenti, con 37 ore di lezione annue (2 materie), ai quali si accede, di norma, a partire dai 10 anni di età. Si può presentare la domanda di ammissione ai Corsi di base per Arpa, Basso tuba, Canto, Chitarra, Clarinetto, Contrabbasso, Corno, Fagotto, Fisarmonica, Flauto, Oboe, Organo, Pianoforte, Saxofono, Strumenti a Percussione, Tromba, Trombone, Viola, Violino, Violoncello.

I Corsi propedeutici sono finalizzati all’acquisizione delle competenze necessarie per poter accedere senza debiti formativi al successivo Triennio di 1° livello e durano da 1 a 3 anni, con circa 90 ore di lezione annue (da 3 a 8 materie), ai quali si può accedere, di norma, a partire dai 16 anni di età per Canto, Composizione, Contrabbasso, Jazz, Tecnico del suono e dai 14 anni di età per Arpa, Basso tuba, Chitarra,  Clarinetto,  Corno, Fagotto, Fisarmonica, Flauto, Oboe, Organo, Pianoforte, Saxofono, Strumenti a percussione, Tromba, Trombone, Viola, Violino, Violoncello. In caso di spiccate capacità e attitudini musicali, l’età minima può essere inferiore e sono previsti percorsi personalizzati per giovani talenti.

I Corsi di Alta Formazione, con una media di 300 ore di lezione annue, prevedono un Triennio, in cui si conseguono 180 crediti e il diploma accademico di 1° livello (laurea), e un Biennio con 120 crediti e conseguimento del diploma accademico di 2° livello (laurea magistrale).

Si può accedere al Triennio sia con il diploma di maturità che con la licenza media. In quest’ultimo caso, all’esame di ammissione occorre dimostrare spiccate capacità e attitudini musicali e la maturità dovrà essere conseguita entro la data dell’esame finale in conservatorio.

La domanda di ammissione al Triennio può essere presentata per i seguenti corsi: Arpa – Basso tuba – Batteria e percussioni jazz – Canto – Canto jazz – Chitarra – Chitarra jazz – Clarinetto – Composizione – Composizione a indirizzo musicologico – Contrabbasso – Contrabbasso jazz – Corno – Didattica della musica – Discipline storiche, critiche e analitiche della musica – Fagotto – Fisarmonica – Flauto – Maestro collaboratore – Oboe – Organo – Pianoforte – Pianoforte jazz – Saxofono – Strumenti a percussione – Tecnico del suono – Tromba – Trombone – Viola – Violino – Violoncello.

Al Biennio si accede con il diploma di conservatorio (di 1° livello, o di vecchio ordinamento con diploma di maturità) o con la laurea. A certe condizioni, gli studenti diplomati nel nostro Conservatorio possono iscriversi direttamente.

Si può presentare domanda di ammissione o iscrizione al Biennio per i seguenti corsi: Arpa – Basso tuba – Batteria e percussioni jazz – Canto – Canto jazz – Chitarra – Chitarra jazz – Clarinetto – Composizione – Contrabbasso – Corno – Didattica della musica e dello strumento – Discipline storiche, critiche e analitiche della musica – Fagotto – Fisarmonica – Flauto e Ottavino – Musica da camera – Oboe – Organo – Pianoforte – Pianoforte jazz – Saxofono – Strumenti a percussione – Tecnico del suono – Tromba – Trombone – Viola – Violino – Violoncello.

È possibile anche iscriversi a frequentare singole materie (fino a un massimo di tre per anno accademico) del biennio o del triennio con conseguimento dei relativi crediti formativi accademici.

È consentita la contemporanea frequenza del conservatorio e di altra scuola o università.

Per scegliere il tipo di livello di studio secondo la preparazione posseduta, si consiglia di consultare sul sito del Conservatorio i programmi degli esami di ammissione.

Frequentare il Conservatorio costa ogni anno, rateizzabili ed escluse le tasse erariali e di ammissione, 350 €  per gli iscritti ai corsi di base e propedeutici, e da zero fino a un massimo di 960,00 € (a seconda del valore ISEE ed esclusi i fuori corso) per gli iscritti al triennio o al biennio. (rrc)

REGGIO – Si presenta il libro “Il dio dello Stretto”

Domani sera, a Reggio, alle 19 nella sede del Circolo Culturale “Guglielmo Calarco”, si presenta il libro Il dio dello Stretto di Vins Gallico.

Conversano con l’autore  Natascia Sarra e Fabio Cuzzola, letture a cura di Cinzia Messina.

“Il dio dello Stretto”  è un romanzo noir  che, con una narrazione dal ritmo serrato, racconta l’indagine condotta da un giovane P.M., Mimmo Castelli,  sull’incidente di un ex pilota di Formula 2, Renato Panuccio, pregiudicato appena uscito di prigione dopo aver scontato una pena per contrabbando e associazione a delinquere.

Sullo sfondo di una  Reggio Calabria  dei primi anni ’90, quando la città sta ancora vivendo il tragico momento della seconda guerra di mafia., Castelli, nel tentativo di ricostruire gli ultimi attimi di vita di Panuccio, percorre a ritroso i motivi del suo arresto, finendo con il mettere in luce le parentele tra imprenditoria e malavita, attraverso alcune figure di spicco in città . Castelli si troverà a confrontarsi con desideri, imperativi e limiti, incapace di prevedere gli sviluppi non solo della sua indagine ma anche della sua coscienza. Quali sono i limiti della giustizia umana? Quando e come bisogna affidarsi a quella divina? Cosa può fare l’uomo di legge di fronte al male degli uomini?  (rrc)

REGGIO / Si parla di Scilla Cuore su “Made in Calabria” con Paolo Bolano

Nel programma di Paolo Bolano “Calabria ieri, oggi e domani” in onda stasera venerdi 12 alle ore 21, su GSCHANNEL canale 83 in Calabria e “ MADE IN CALABRIA “ canale 79- Roma capitale si parlerà di Scilla Cuore, il tradizionale congresso promosso e. organizzato dal cardiologo Enzo Montemurro.

Questa settimana Bolano si è fermato a filmare a Scilla. Una ridente cittadina sullo stretto di Messina ricca di storia. Il giornalista Bolano focalizza due grandi eventi , uno culturale e l’altro scientifica. Il primo è “La dolce vita scillese”, il secondo “SCILLA CUORE”. Nel primo i protagonisti sono un gruppo di pittori meridionali con un capo scuola: Renato Guttuso . Dopo la seconda guerra Guttuso ha segnato la storia dell’arte italiana. Gli altri ospiti di Scilla sono stati  Saro Mirabella , Mazzullo, Omiccioli , Giuseppe Marino, Tano Zancanaro ecc.

Renato Guttuso fu esponente di spicco del movimento culturale e artistico “Corrente”, rivista nata nel 1938 a Milano su idea del grande pittore Ernesto Treccani. L’obiettivo di questi artisti, che popolavano Scilla dopo la seconda guerra,  con a capo Guttuso , era quello di conciliare la vita politica a una idea di arte indipendente. Tutti erano contro l’esperienza del gruppo artistico “Novecento” organizzato da pittori vicini al regime fascista.

“Scilla Cuore” invece è un simposio scientifico che da 23 anni  vede riuniti i più illustri scienziati del cuore d’Europa. Il regista di questi eventi è il cardiologo Enzo Montemurro. Qui la politica è in ferie. Gli scienziati si confrontano per una intera settimana sulle più recenti ricerche mondiale legate al cuore.  La Calabria Greca che ha visto nascere la cultura, la filosofia, la musica, la scultura, il teatro e la medicina registra un eroe in questo borgo del sud, Scilla ridente località turistica, l’eroe è: Enzo Montemurro. Senza aiuto alcuno, con una politichetta assente fa parlare di questi eventi giornali e telegiornali nazionali. L’importante per il Prof. Montemurro è quello di dimostrare che   “Scilla Cuore” è un evento dove si dimostra che  la base essenziale di ogni progresso scientifico è rappresentato dalla continua verifica del certo. Continuate a seguire il programma di Paolo Bolano, c’è dell’altro.  (rrc)   

REGGIO – Festa al quartiere Modena con “Noi ragazzi di oggi”

Nel giorno della Festa della mamma, i ragazzi del centro targato Cooperativa Libero Nocera presenteranno l’opera di riqualificazione dell’arena e del monumento posti all’interno del Parco che si inserisce tra via Modena traversa A e via Ciccarello diramazione Caprai.

Durante la mattina di domenica 14 maggio, quindi, i giovani del centro “Noi ragazzi di oggi” illustreranno l’opera di restyling che ha interessato la piazzetta. Non solo attraverso la pulizia del monumento, ma anche con la realizzazione di un murales che ha visto la collaborazione attiva da parte dei giovani, dalle fasi della progettazione fino al lavoro compiuto.

Le attività proseguiranno, poi nel pomeriggio con una parata che si snoderà per le vie del quartiere. La giornata terminerà con il racconto delle esperienze maturate all’interno del centro di aggregazione giovanile, un bilancio delle attività da parte dei ragazzi che lo hanno frequentato e un concerto che vedrà protagonista la band dei “Dreams” (voce Musa – chitarra Vincenzo Luisi – basso Gianpaolo Musolino – batteria Paolo Crtisano), che suonerà dal vivo tutta la migliore musica dedicata interamente agli anni 70/80/90 italiana e dance.

Il programma prevede alle ore 11.00 inaugurazione “nuova arena”; presentazione alle istituzioni ed ai cittadini dei lavori di riqualificazione dell’area ex case minime e realizzazione murales; ore 15.00 parata con i Pagliacci clandestini per il quartiere di Modena e dalle 18.00 in poi via alla musica con i “Dreams”. (rrc)

REGGIO – Confindustria a convegno sulle aziende familiari

Il passaggio generazionale all’interno di un’azienda, è un tema più che mai di grande attualità. Per questo motivo, Confindustria Reggio Calabria ha deciso di intervenire sull’argomento con un convegno, in collaborazione con l’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, il Consiglio Notarile e gli ordini degli Avvocati e dei Commercialisti ed Esperti Contabili, di Reggio Calabria.

«È di fondamentale importanza, – ha rimarcato il Presidente di Confindustria Reggio Calabria, Domenico Vecchio – capire che il passaggio generazionale nelle nostre aziende, deve avvenire secondo i canoni di Legge. Il mondo è cambiato, la legge è cambiata, tant’è vero che le statistiche ci dicono che soltanto l’11% delle aziende, riescono ad arrivare alla terza generazione, e questo è un dato veramente preoccupante, su cui intervenire al più presto, per invertire il trend».

Dopo il presidente Vecchio, anche il Rettore dell’Università Mediterranea, Giuseppe Zimbalatti, ha ribadito che un terzo di aziende familiari vanno male a seguito delle successioni ereditarie, e che, quindi il problema, è tutt’altro che irrilevante e va affrontato subito con i giusti professionisti.

Il notaio Daniele Muritano, ha specificato che «bisogna verificare quali siano le esigenze concrete dell’imprenditore, e analizzarle sulla base di tutti gli strumenti che offre l’ordinamento. La mancata programmazione iniziale, spesso, comporta lo scioglimento delle imprese, quindi la dispersione di valori, che, invece, i professionisti dovrebbero far sì che si eviti, attraverso l’uso di questi strumenti giuridici adeguati».

Per l’avv. Francesca Mesiti, esperta di Diritto Ereditario, «è importante ed urgente informare, formare e consapevolizzare l’imprenditore, ad iniziare a studiare il passaggio generazionale in azienda per tempo. Il processo è lungo e complesso, in quanto implica la conoscenza di tanti elementi, ed è, nella maggior parte dei casi, ostacolato da sentimenti particolari, come l’invecchiamento, ed ancor di più, la paura di destabilizzare l’affectio familiaris, con l’intercettazione di un successore, in luogo di un altro. È un lavoro molto delicato e che occorre fare in team con dei professionisti».

Domenico Nicolò, Ordinario di Economia Aziendale all’Università di Reggio Calabria, ha ribadito l’esigenza di salvare il patrimonio delle imprese familiari esistenti, che solo nel nostro paese si aggira intorno all’85% delle imprese, programmando per tempo tutti i passaggi. «Oggi ci sono degli strumenti giuridici utilissimi, ma anche molto importante intervenire sul sistema operativo per il controllo di gestione, per preparare l’impresa ad accogliere il successore nel migliore dei modi».

Demetrio Serra, Dottore Commercialista, «gli imprenditori che hanno veramente la vision imprenditoriale, sono in grado di capire per tempo alcune cose che riguardano il passaggio generazionale. Intanto, a chi affidare la loro creatura, come farla transitare alle nuove generazioni, ma cosa ancora più importante, valutarne il carico fiscale. Infatti, a seconda di come noi pensiamo di poter fare questo passaggio generazionale, riusciamo a contemperare la possibilità di creare una struttura, che permetta all’azienda di vivere, ma anche di ottimizzare in maniera perfettamente lecita quello che è il carico fiscale dell’operazione».

Il convegno è stato presieduto dal professor Giovanni D’Amico, Ordinario di Diritto Privato dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, che ha anche concluso il consesso. «Il problema, che Confindustria ha avuto l’intuizione di mettere a fuoco, è un problema centrale, soprattutto in una realtà come quella nostra, che presenta numerose debolezze e fragilità. Si tratta di vincere un ritardo culturale, che non è soltanto proprio delle realtà meridionali, e che riguarda la difficoltà di programmare per tempo alcune vicende. In genere, ci si accorge dell’importanza del problema della successione al vertice dell’azienda, quando è troppo tardi, quando si è verificato qualche evento improvviso ed inaspettato, che non lascia i margini per una pianificazione seria del passaggio generazionale». (rrc)

PALMI (RC) – La Fidapa parla di Art noveau e Modernismo artistico

La Fidapa Sezione di Palmi ha organizzato un appuntamento culturale dedicato “All’Art Noveau e la nascita del Modernismo Artistico: la riforma della vita nell’arte”. L’evento si è tenuto presso l’auditorium “Prof. Pietro Ciappina S.s.p.a “G. Sergi” di Palmi ed è stato organizzato nell’ambito della programmazione della nota associazione.

La presidente dott.ssa Anna Pizzimenti in apertura dei lavori ha ribadito come la Federazione italiana donne arti professioni affari da sempre valorizza il ruolo della donna, le sue comptenze e cerca di scoprire attraverso i canali piu disparati, piu’ differenti, quanto l’evoluzione della stessa, nel tempo sia stata condizionata o li abbia condizionati, dunque non si poteva non dedicare un appuntamento attraverso il rapporto tra arte e vita, non dimenticando come traccia portante il ruolo, l’appartenenza e la trasformazione della donna sia nel sociale che nel mondo artistico. Proprio per questo il compito è stato affidato al prof. Giuseppe Livoti docente di discipline artistiche, giornalista pubblicista e direttore della Pinacoteca di Bova Marinae e presidente dell’associazione culturale Le Muse il quale, ha fatto memoria con l’ausilio di materiale visivo di un periodo importante come l’Art Noveau ed il suo collegamento con la nascita del concetto di Arte moderna.

Inedita la presentazione con un taglio qualificato, attraverso immagini di architetture, decorazioni e storie di donne per scoprire meglio il ruolo femminile nella società dell’epoca. Livoti è partito dal concetto che il Liberty o Stile Floreale è un forma d’arte italiana trasversale, che deriva dall’Art Dèco e che coinvolge, oltre la pittura, molte arti minori e l’artigianato, con lo scopo di opporsi alla pianificazione indotta dalla industrializzazione che ormai aveva invaso tutti gli aspetti della vita. Il termine Liberty dal nome dell’inglese Arthur Lasenby Liberty (1858-1919), commerciante londinese di oggetti d’arte e di alta qualità destinati al largo consumo. Allo Stile Liberty italiano corrispondono, nei diversi paesi europei, il Modernismo in Spagna, l’Art Nouveau in Francia ed in Belgio, lo Jugendstil in Germania, il Modern Style o Art Decore in Inghilterra e il Secession Stil in Austria. Si tratta fondamentalmente di uno stile decorativo, che trovò espressione in un’ampia gamma di forme artistiche, dall’architettura al design di interni, dalla produzione di mobili alla grafica, dall’arte della lavorazione dei metalli e del vetro alla ceramica, dai disegni delle stoffe alle illustrazioni di libri, giornali e manifesti.

Ha molto interressato il numeroso pubblico presente il concetto dell’arte come opera organica che timidamente anticipa l’architettura, l’architettura moderna che promuove un’armonia tra l’uomo e la natura, la creazione di un nuovo sistema in equilibrio tra ambiente costruito e ambiente naturale attraverso l’integrazione dei vari elementi artificiali propri dell’uomo (costruzioni, arredi, ecc.), e naturali dell’intorno ambientale del sito. Tutti divengono parte di un unico interconnesso organismo, spazio architettonico. Tante le storie di donne raccontate quella dell’iconografica Jane Avril nata nel 1868 ed è nota con il soprannome di “Mélinite”, il potente esplosivo che esprime la sua dirompente energia nella danza. Si esibisce al Moulin Rouge, dove è molto nota e con lei una delle maggiori vedette del locale. Jane Avril è una donna colta, che apprezza i dipinti di Toulouse Lautrec; egli la contraccambia con affetto sincero e ammirazione.

Le regala anche molti quadri, che lei a sua volta dona ai numerosi amanti. Ed ancora Sarah Bernhardt considerata dalla critica italiana la sola rivale di Eleonora Duse, che intraprese la carriera teatrale all’età di diciotto anni dopo un’infanzia disordinata – il padre era un ufficiale di marina trattenuto in Cina, la madre la affidò dapprima alla balia bretone e successivamente alla sorella maggiore che, non sapendosene occupare, la portò in un ospizio di suore. Fu il Duca di Morny, fratellastro di Napoleone III nonché amante della zia e in seguito della madre, a iscriverla a corsi di pittura e scultura all’Ecole des Beaux e a farla entrare nei migliori istituti d’arte drammatica di Parigi. La stessa fu la Musa ispiratrice del pittore ceco Alphonse Mucha che, attraverso le sue rappresentazioni cartellonistiche e dunque pubblicitarie, sublimò l’immagine di femme fatale della Bernhardt, diffondendola ovunque. Come riporta la biografia del pittore «Mucha riuscì a sfondare proprio grazie al suo manifesto-litografia disegnato per l’attrice Sarah Bernhardt. I primi giorni di gennaio dell’anno 1895 tutta Parigi vide il manifesto in questione sui muri della città e in occasione della rappresentazione della Gismonda di Victorien Sardou e fece sensazione. Il formato verticale, allungato, del tutto inedito, con l’immagine della celebre attrice tragica rappresentata quasi a grandezza naturale, produceva un effetto drammatico non comune ed impressionava per la ricchezza e la raffinatezza della gamma cromatica».

E continua ancora «La trasposizione figurativa delle sue locandine teatrali impressionò positivamente Sarah Bernhardt al punto che, senza esitazione, l’attrice sottoscrisse un contratto esclusivo di sei anni con l’artista moravo».

Suggestiva la lettura di un componimento poetico della prof.ssa Maria Grazia Rondanini – referente Task Force Cultura della Sezione Piana di Palmi, testo cromaticamente autentito nella tessitura lessicale, dedicato proprio all’immagine della 4 stagioni di Mucha in cui Bernhardt è protagonista. Ed infine la storia della tela di Donna Franca Florio opera che nel 1901 Ignazio Florio commissionò a Giovanni Boldini, acclamato pittore italiano trasferito a Parigi ed interprete del mondo femminile della Belle époque. Un dipinto che immortala senza tempo la radiosa bellezza della moglie, Franca Jacona di San Giuliano. Boldini, artista animato da un’effervescente vocazione alla mondanità, non se lo fece ripetere due volte, e nello stesso anno si trasferì da Parigi a Palermo, dove fu ospite dei Florio, realizzando così il ritratto. Il quadro fu esposto alla Biennale di Venezia nel 1903 su richiesta dello stesso Ignazio Florio. (rrc)