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Calabria.Live quotidiano e supplemento domenica 26 gennaio 2026

La scommessa dell’energia eolica, ma molti sindaci sono scettici e contrari

 di VALENTINO DE PIETRO – Non si ferma la corsa all’oro del vento in Calabria. Mentre la politica discute ancora di “aree idonee” e piani regolatori che latitano, le procedure autorizzative avanzano silenziose ma inesorabili, bussando questa volta alle porte di uno dei santuari naturalistici della regione. La Cittadella ha infatti avviato ufficialmente il procedimento di Valutazione di impatto ambientale per un nuovo parco eolico che dovrebbe sorgere nel cuore delle Preserre catanzaresi, toccando i territori di Argusto, Cardinale e Gagliato.

Il progetto, presentato dalla società Sovale Energia, non passa certo inosservato per dimensioni e impatto: prevede l’installazione di quattro aerogeneratori giganteschi, con un’altezza massima di 200 metri e una potenza complessiva di 24 MW. Due torri dovrebbero svettare sul territorio di Cardinale, le altre due spartirsi i crinali di Argusto e Gagliato. Il tutto a un solo chilometro di distanza dai confini del Parco regionale delle Serre. Un dettaglio non da poco, che ha fatto scattare l’immediata mobilitazione dei sindaci e delle associazioni, pronti alle barricate per difendere un territorio che da anni cerca di ricostruire la propria identità sul turismo lento e sulla tutela del paesaggio.

​Il fronte del “No”: sindaci e Soprintendenza

L’apertura del procedimento ha segnato una svolta cruciale per le amministrazioni locali, che avevano già messo nero su bianco la loro ferma contrarietà inviando osservazioni critiche sia alla Regione che al Ministero della Cultura. La tesi è unanime: piazzare mostri d’acciaio di quelle dimensioni a ridosso dei centri abitati e di aree protette inserite nella Rete Natura 2000 significa «violare irrimediabilmente e definitivamente il paesaggio», compromettendo quella vocazione al turismo ambientale e all’immagine “green” su cui i borghi stanno scommettendo per sopravvivere allo spopolamento.

A dar man forte ai comuni c’è il parere tecnico negativo dell’Ente Parco delle Serre, che denuncia rischi concreti e non mitigabili. Secondo l’Ente, l’intervento comporterebbe una «alterazione significativa della percezione visiva dei crinali», ma soprattutto costituirebbe un pericolo mortale per l’avifauna protetta. Le pale alte duecento metri rappresentano un rischio di collisione altissimo per le specie nidificanti e migratorie, alterando rotte millenarie.

Anche la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone ha alzato il cartellino rosso, rilevando pesanti carenze documentali: mancano le certificazioni di destinazione urbanistica, la documentazione sui vincoli legati agli usi civici e una relazione storica scientifica adeguata del territorio interessato.

Al coro dei “no” istituzionali si è unita una nutrita schiera di associazioni: Italia Nostra (sezione Soverato-Guardavalle), il coordinamento Controvento Calabria, il movimento Terra e Libertà, la Lipu e l’associazione culturale I Sognatori.

​Il fronte dei sindaci: «No al parco Piano del Campo»

Non c’è solo il caso delle Serre. Un altro fronte caldo si apre nell’entroterra vibonese, dove i sindaci di Filadelfia, Maierato, Monterosso e Polìa hanno alzato le barricate contro il progetto eolico “Piano del Campo”. Una società altoatesina ha infatti chiesto il via libera per l’installazione di 7 torri alte oltre 200 metri, previste tra i territori di Polia e Filadelfia, proprio a ridosso dell’area protetta del Lago Angitola.

«Purtroppo ci risiamo», scrivono i primi cittadini Anna Bartucca, Giuseppe Rizzello, Antonio Lampasi e Luca Alessandro in un duro documento congiunto. I sindaci denunciano un piano industriale privo di ricadute positive per le comunità ma devastante per il paesaggio, che rischierebbe di vanificare gli sforzi di sviluppo turistico-naturalistico dell’area. «Manifestiamo la nostra ferma contrarietà a un impianto dagli effetti ecosistemici irreversibili», concludono gli amministratori, richiamando la vittoria ottenuta tre anni fa quando la mobilitazione riuscì a bloccare le pale sulla faggeta del Monte Coppari.

​Diecimila firme contro l’invasione

Il caso delle Serre è solo la punta dell’iceberg di un malessere che attraversa tutta la regione. Proprio in questi giorni, il coordinamento “Controvento” ha annunciato di aver raccolto oltre diecimila firme per chiedere al governatore Roberto Occhiuto di riscrivere totalmente l’impostazione del Piano regionale integrato energia e clima (Priec).

L’appello è durissimo e dipinge la Calabria come una futura «zona di sacrificio» energetico per il Paese. «Siamo favorevoli alla riconversione – scrivono gli attivisti nel documento che sarà consegnato alla Cittadella – ma l’uso indiscriminato del territorio si è trasformato in abuso. Il depotenziamento delle norme di tutela ha consentito la proliferazione di impianti eolici e fotovoltaici “stragisti”, che stanno ricoprendo suoli fertili e paesaggi di commovente bellezza con cimiteri di croci roteanti e tombe fotovoltaiche».

La richiesta dei comitati è radicale: opporsi alla logica delle “aree idonee” se questa dovesse tradursi in una semplice spartizione del territorio. La proposta alternativa è quella di limitare rigorosamente il fotovoltaico e l’eolico alle sole superfici già cementificate e compromesse, risparmiando suolo agricolo, foreste e crinali intatti. «Noi abitanti pagheremo solo i costi ambientali – avvertono i comitati – ritrovandoci circondati da lande desolate, sottostazioni e linee ad alta tensione, senza poter più immaginare di vivere dei frutti della nostra terra».

I numeri dell’assalto: richieste per 13 GW

A dare la misura dell’emergenza sono i dati ufficiali di Terna, che raccontano una pressione senza precedenti. Sebbene la Calabria sia “solo” sesta al Sud per numero di istanze (dietro a giganti come Puglia, Sicilia e Sardegna), il trend è in crescita costante. A fine novembre 2024 risultavano ben 197 pratiche in itinere per la connessione di nuovi impianti alla rete nazionale.

Il dato più allarmante riguarda il surplus produttivo. Per rispettare gli obiettivi europei del pacchetto “Fit for 55”, alla Calabria basterebbe produrre 1,74 GW di nuova energia rinnovabile. Le richieste presentate dalle multinazionali del vento e del sole ammontano invece a 13,55 GW. Otto volte il necessario. Una sproporzione macroscopica che alimenta il sospetto di una gigantesca bolla speculativa, pronta a esplodere sulla testa dei territori senza portare reali benefici in termini di bolletta energetica per i calabresi.

In questa classifica dell’assalto, la provincia di Catanzaro detiene il triste primato regionale con 67 pratiche attive per una potenza di 4,73 GW, seguita a ruota da Crotone (59 pratiche per 4,26 GW) e Cosenza (49 pratiche per 3,71 GW). Più staccate Reggio Calabria e Vibo Valentia, rispettivamente con 12 e 10 pratiche. Numeri che trasformano ogni nuovo progetto – come quello di Argusto e Cardinale – non in un caso isolato, ma in un tassello di una trasformazione radicale, e forse irreversibile, del volto della Calabria.

Unica nota di speranza per i comitati arriva dal precedente del progetto “Enotria” nel Golfo di Squillace: lì, la sollevazione compatta di sindaci, associazioni e cittadini è riuscita a spingere la Regione verso un parere negativo, tutelando un’area ad elevata valenza naturalistica.

Una vittoria che i sindaci delle Preserre sperano ora di replicare. (vdp)